Visualizzazione post con etichetta Paul Bettany. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paul Bettany. Mostra tutti i post

venerdì 31 agosto 2018

Solo - A Star Wars story (Ron Howard, USA, 2018, 135')





- Dovessi considerare di scegliere il charachter dell'universo di Star Wars che preferisco e più simile a questo vecchio cowboy non ci sarebbero dubbi: Han Solo sarebbe "the man".

- Ho sempre amato il Cinema d'avventura old school, quello con l'antieroe positivo, gli inseguimenti, le lotte, le battute e via discorrendo: in questo senso Ron Howard, che ha esperienza da vendere e tra gli artigiani di Hollywood è uno dei più capaci, è riuscito a portare a casa un lavoro onesto e solido, molto pop ma anche perfetto per i nostalgici.

- Sarà ormai sempre un pò uguale a se stesso, ma Woody Harrelson, per quanto mi riguarda, è uno di quei fattori che contano se si deve innalzare la qualità media di una produzione: il suo Beckett è uno spasso dalla prima all'ultima scena.

- Per un vecchio appassionato del brand di Star Wars è stato senza dubbio godurioso scoprire l'origine dell'amicizia tra Solo e Chewbecca, suo storico compagno, nonchè tornare su un episodio mitico come quello del passaggio di consegne del Falcon tra Lando e Han.

- Sicuramente gli appassionati più radical troveranno questo film assolutamente disneyano nell'approccio e nello svolgimento, lontano dall'oscurità di filmoni come L'impero colpisce ancora, eppure ritengo non ci fosse bisogno di sovraccaricare la storia, perchè charachters come questi, nati come i primi di un genere, sono ormai a loro volta divenuti classici, e dunque cosa potrebbe esserci meglio di una bella avventura per l'appunto classica per definirli?

- Curioso come un lavoro forse non originalissimo ma ben confezionato e pensato come questo riesca a non far pesare minimamente una durata comunque importante rispetto ad altri titoli, e non parlo solo di roba pretenziosa o d'autore, che con una quarantina di minuti in meno riescono ad apparire mattonazzi di quattro ore e mezza.

- Qualcuno storcerà sempre e comunque il naso, ma non sono il tipo che si preoccupa troppo per queste cose: per me Solo è un film riuscito e divertente, pop come è giusto che questo tipo di proposte siano, con la dose di amarcord che conviene, un ritmo sostenuto ed il mix di emozioni in grado di toccare chiunque. Anche chi farà finta di no.



MrFord



lunedì 16 maggio 2016

Captain America - Civil War

Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Origine: USA, Germania
Anno:
2016
Durata:
147'








La trama (con parole mie): a seguito degli incidenti in Sokovia e di uno scontro in Nigeria che provoca la morte accidentale di alcuni volontari del Wakanda innescando un incidente diplomatico proprio con i regnanti del piccolo Stato fornitore del prezioso vibranio, il Segretario americano Ross intima a Tony Stark e Steve Rogers di firmare un patto con le Nazioni Unite che prevede un controllo molto stretto delle attività superumane, che il primo abbraccia in modo da poter tutelare il numero più alto possibile di innocenti ed evitare le morti collaterali ed il secondo rifiuta per evitare di rinunciare al valore che ha difeso per tutta la vita, prima e dopo il suo ritorno, la libertà.
La frattura all'interno degli Avengers vede dunque nascere due schieramenti definiti, il primo a favore del nuovo status quo, guidato da Iron Man e comprendente War Machine, Visione, il principe di Wakanda Pantera Nera, la Vedova Nera ed il giovanissimo Spider Man, ed il secondo che, al contrario, non intende rinunciare al proprio libero arbitrio, legato a Captain America e composto da Falcon, Hawkeye, Scarlet, Ant Man ed il Soldato d'inverno, pietra angolare della disputa.
Cosa accadrà quando i più grandi eroi del pianeta finiranno a combattere gli uni contro gli altri?
E quale si rivelerà essere la verità dietro questo stesso scontro?











Ai tempi della versione cartacea di Civil War avevo già abbandonato la lettura dei fumetti Marvel, eppure, per quello che venni a sapere, l'idea mi parve davvero interessante: proporre i principali eroi divisi in due fazioni, una a favore di un maggiore controllo dei superumani ed una contraria, guidate rispettivamente da Iron Man e Captain America, aveva diversi assi nella manica.
Primo fra tutti, il fatto che un bad guy come Tony Stark diventasse il paladino dell'Ordine mentre, dall'altra parte, il boy scout per eccellenza, Steve Rogers, si ergesse come baluardo per la rivolta: una cosa intrigante, anche perchè fan di uno o dell'altro avrebbero finito per "tifare contro" il proprio beniamino, in caso di disaccordo ideologico.
Personalmente, non ho mai amato Iron Man o il vecchio Cap - i miei favoriti sono e resteranno sempre gli eroi urbani come Daredevil e Spider Man -, e agli Avengers ho sempre preferito gli X-Men, considerate le mie simpatie per gli outsiders, ma tra i due leader degli Eroi più potenti della Terra senza dubbio è Stark a somigliare più al sottoscritto: imperfetto, casinista, pronto a sfruttare i propri difetti e a trasformarli in punti di forza.
Eppure, in Civil War come al Cinema - considerati i tre film dedicati ad ognuno -, mi sono trovato nettamente dalla parte del buon Capitano: a prescindere, comunque, dalle riflessioni che mi porterebbero, nella situazione dei protagonisti, a schierarmi senza alcun dubbio dalla parte del vecchio Steve, posso solo essere felice del fatto che Anthony e Joe Russo, dopo l'ottimo lavoro svolto sul precedente Winter Soldier, abbiano confezionato uno dei migliori prodotti del Cinematic Universe targato Marvel insieme al primo Avengers, al secondo Thor e a Guardiani della Galassia, una pellicola ritmata, divertente, ironica ed esaltante di quelle perfette per ogni amante del Fumetto così come del pubblico occasionale, che in un prodotto di questo genere può ritrovare l'intrattenimento fracassone ma intelligente che tanto ha fatto per noi ragazzi cresciuti negli anni ottanta.
A prescindere, infatti, dalla costruzione forse a tratti un pò macchinosa e ad un villain probabilmente non all'altezza - un riadattato Arnim Zola -, Civil War è tutto quello che avrebbe dovuto essere Age of Ultron e che, a questo punto, considerata la regia affidata proprio ai Russo, spero sarà la doppia uscita Infinity War, che dovrebbe rappresentare il culmine delle proposte Marvel in sala degli ultimi anni: introduzione di nuovi ed interessanti charachters - Pantera Nera è reso davvero molto bene, nonostante i pochi minuti on screen, ed il rinnovato Spider Man aumenta già l'hype per la pellicola a lui dedicata -, giusto spazio costruito per i personaggi secondari - Ant Man, già protagonista di una pellicola più che discreta, regala uno dei passaggi di maggior esaltazione dello scontro tra i due Team rivali, Falcon acquista uno spessore che non ha mai avuto neppure sulla pagina, Visione, se trattato nel modo giusto, potrebbe finire per risultare una delle scommesse vincenti dei Vendicatori on screen -, un crescendo che unisce ironia, parti epiche - il duello tra Cap e Iron Man - e sequenze di puro godimento come lo scontro con tanto di esibizione dei poteri di ogni partecipante allo stesso dei due schieramenti.
L'unica, forse, a patire nonostante il ruolo per certi versi determinante nella lotta è la Scarlet di Elizabeth Olsen, che soffre della stessa sindrome che pesò sul personaggio anche negli albi per anni: la figlia di Magneto, infatti, in termini di poteri, è uno dei charachters più temibili e potenti dell'Universo Marvel, eppure pochi autori hanno saputo renderla al meglio.
Diciamo che al Cinema manca ancora questo salto, ma non è detto che in futuro non possa avvenire.
Nel frattempo, che si scelga di stare dalla parte di Stark o da quella di Rogers, Civil War rappresenta un intrattenimento come raramente se ne vedono, che personalmente mi sono goduto dal primo all'ultimo minuto fino ai due brevi filmati nel corso dei titoli di coda che mettono ulteriore carne al fuoco rispetto al Cinematic Universe, uno dei progetti più ambiziosi e goduriosi - se si è abbastanza pane e salame - che il Cinema abbia regalato al pubblico negli ultimi vent'anni.






MrFord





"Guerra civile famigliare
guerra civile intima
guerra civile famigliare
guerra civile famigliare
guerra civile intima
guerra civile famigliare
guerra civile intima."
Tre Allegri Ragazzi Morti - "Guerra civile" - 






lunedì 18 maggio 2015

Master and commander - Sfida ai confini del mare

Regia: Peter Weir
Origine: USA
Anno:
2003
Durata: 138'





La trama (con parole mie): nel pieno delle Guerre Napoleoniche, il Capitano Jack Aubrey, comandante della Surprise, solca i mari del Sud con la missione di intercettare il vascello francese Acheron, responsabile di numerosi attacchi alla marina anglosassone.
Sorpreso ed inizialmente messo alle corde dal rivale alla guida della stessa Acheron, Aubrey, contravvenendo agli ordini che prevedevano il pattugliamento da parte della sua nave delle sole coste del Brasile, si lancia all'inseguimento del nemico circumnavigando il continente sudamericano, finendo per mescolare gli ordini dall'alto al desiderio di vendetta, spesso e volentieri usando come contrappeso al suo carattere il medico di bordo, amico fraterno e naturalista Stephen Maturin.
L'inseguimento e la lotta tra la Acheron e la Surprise diventeranno dunque la cornice della componente umana e della geografia sociale della nave di Jack "Il fortunato".








Ho sempre pensato che uno dei modi migliori per scoprire se il rapporto con una persona è destinato a durare - e parlo di amicizia, così come di storie sentimentali - sia quello di condividere con la stessa un'avventura, un momento destinato a diventare solo di chi lo vive, un viaggio.
Difficilmente, infatti, se le cose non funzioneranno nel corso dello stesso, ci saranno possibilità che si vada oltre la superficiale frequentazione occasionale: Peter Weir questo deve saperlo bene, non solo perchè nell'affrontare le sue pellicole ho la piacevole sensazione di trovarmi a casa in qualunque parte del mondo - e della Storia - il regista australiano mi conduca, ma soprattutto a causa della capacità dello stesso di mostrare quello che è il cuore del concetto stesso di viaggio, l'esperienza.
Buona o cattiva che sia, favorevole oppure no, un'esperienza resterà sempre impressa nei ricordi, nel cuore e sulla pelle.
In questo periodo in cui il gusto per l'epopea "marina" è tornato a farsi prepotentemente sentire nel sottoscritto, grazie a Black Sails, L'isola del tesoro e La vera storia di Long John Silver, non potevo non approfittare per tornare a rispolverare una pellicola che era riuscita a sorprendermi - ed alla grande - ai tempi della sua uscita, finendo per ribaltare il pronostico della vigilia della visione che attendeva al varco il classico polpettone hollywoodiano presentando un'opera dalle spalle larghe, girata alla grande e con partecipazione, pronta a solleticare l'epica del Cinema d'avventura ma anche mostrare la contrapposizione tra passione e ragione, forza ed acume, il roboante romanticismo di Aubrey e l'approccio tanto assertivo quanto curioso di Maturin, le due anime non solo della Surprise, ma della pellicola stessa.
Traendo ispirazione da un romanzo, Weir porta in scena la vita e la geografia sociale di un grande veliero, città galleggiante all'interno della quale, a prescindere dai ruoli e dai gradi, esistono in  egual misura paria e predestinati al successo, uomini in grado di vivere ogni istante come fosse l'ultimo ed altri per nulla in grado di accettare che prima o poi lo spettacolo giungerà alla fine: celandosi, dunque, apparentemente dietro il confronto a distanza tra la Achelon e la Surprise ed il loro inseguimento, il regista de L'attimo fuggente analizza le dinamiche di ciurma dai momenti più rilassati e divertenti - i siparietti musicali e di confronto tra i già citati Aubrey e Maturin, le cene degli ufficiali - a quelli più drammatici - la perdita dei compagni per mare o in battaglia, la sensazione di essere ad un tempo esploratori pronti ad aggredire la Natura così come vittime della sua irresistibile ed indomabile forza, il drammatico destino del Jona, vessato dalle dicerie dell'equipaggio, o dei giovani allievi ufficiali poco più che bambini pronti a dare tutto, da parti di loro stessi alla vita, in nome di uno spirito che, forse, ormai non viene più neppure riconosciuto - prendendosi il tempo per poter delineare anche attraverso pochi dettagli ogni singolo marinaio, soldato o cuoco di bordo.
Un titolo dal sapore di grande Classico, che esalta lo spirito dei viaggiatori e degli esploratori - splendide le sequenze alle Galapagos legate alla scoperta di specie e latitudini ai tempi pressochè sconosciute - ma non dimentica l'importanza della passione e della disciplina - verso se stessi e chi sta sotto e sopra di noi -, elogia la follia dell'istintività ed allo stesso tempo le spalle larghe e la presenza della ragione, si lancia nel cuore di tempeste dai marosi che paiono muri d'acqua pronti ad inghiottire ed affronta a viso aperto la maledizione di una bonaccia forzata.
Uno spirito indomito, dunque, per un film che è una pacchia per i viaggiatori mai sazi per Natura come il sottoscritto: e se "per esigenze della Marina" la rotta dovrà essere cambiata, e cambiata ancora, poco importa.
A quelli come noi basteranno la passione, un pò di follia, compagni fidati ed alcool per brindare alle imprese compiute, o a chi ci siamo lasciati indietro, guardando sempre avanti.




MrFord




"La nave che sbatte è il cicchetto che fuma 
quando vanesio s'incipria di schiuma
per lui è soltanto un balocco
la burrasca che gonfia nel fiocco."
Vinicio Capossela - "L'oceano Oilalà" -






martedì 31 marzo 2015

Mortdecai

Regia: David Koepp
Origine: USA
Anno:
2015
Durata:
107'






La trama (con parole mie): Mortdecai è un non troppo pulito mercante d'arte di base in Inghilterra, pronto ad occuparsi dei suoi baffi come dell'amata moglie Johanna e delle opere che i suoi bisogni economici o le circostanze lo inducono a recuperare, comprare o vendere.
Quando il vecchio rivale in amore ed agente dell'MI6 Martland lo coinvolge nella ricerca di un Goya misteriosamente trafugato a seguito della morte della restauratrice che se ne stava occupando, i nodi sentimentali, economici ed artistici vengono al pettine: Mortdecai dovrà dunque venire a patti con se stesso, i baffi che di recente l'hanno contraddistinto, il suo fido guardaspalle Jock e tutto il mondo dell'arte - più o meno sotterraneo - per poter risolvere il caso, tirarsi fuori dai guai e rimediare al recente precipitare della sua reputazione.
Riuscirà l'impacciato ed assolutamente inaffidabile ed improvvisato uomo d'azione a portare a termine la più importante delle missioni che mai si è trovato ad affrontare?








In tutta onestà, pensavo che quest'anno non ci sarebbe stata gara, rispetto alla prima posizione nella classifica dedicata al peggio, considerato il livello garantito da Cinquanta sfumature di grigio.
Purtroppo per me, ero in errore: Mortdecai, infatti, ha rappresentato senza ombra di dubbio una delle esperienze da spettatore più agghiaccianti degli ultimi mesi, una fiera del ridicolo di un'ora e quaranta capitanata da un inguardabile Johnny Depp, ormai degno erede di Robert De Niro rispetto allo sputtanamento di se stessi e di una carriera un tempo da brividi, pessimo prodotto di finta avventura patinata assolutamente ridicola.
Trovare altro da scrivere a proposito dello scempio firmato da David Koepp - che sarà pure un mestierante, ma in passato è riuscito anche a portare in sala cose discrete - è davvero difficile, e a nulla servono ambientazioni europee finto alternative - almeno per gli abitanti degli States - o un cast sulla carta stellare - il già citato e spompatissimo Depp, Paul Bettany, Gwyneth Paltrow, Ewan McGregor -, così come un impegno prossimo allo zero dei neuroni per trovare almeno una parziale giustificazione all'esistenza di una roba inutile sotto tutti i punti di vista come questa.
Neppure l'azione e l'utilizzo almeno sulla carta ironico del tuttofare Jock riescono a salvare il salvabile, specie quando ad ogni piè sospinto il protagonista pare non attendere altro se non l'occasione per gigioneggiare risultando, più che un improvvisato James Bond shakerato con Clouseau, una pallida e patetica imitazione di Mr.Bean, uno dei fenomeni di grande e piccolo schermo che più ho detestato nel corso della mia vita.
Non ricordo quando fu l'ultima volta in cui dovetti lottare con il desiderio di mandare avanti veloce una pellicola - il già citato Cinquanta sfumature di grigio escluso -, ma è giusto che sappiate che resistere, in questo caso, è stato di una difficoltà da record: se possibile, dunque, a meno che non cerchiate un titolo destinato a finire per certo in cima alle classifiche del peggio dell'anno, fate in modo di non incrociare neppure per sbaglio il cammino di Mortdecai e dei suoi ridicoli baffi, resi protagonisti di un tormentone di coppia noioso quanto il film stesso.
Vorrei poter trovare lo spunto per rendere più interessante il post, corposo ed in grado di compensare l'eventuale visione di questo Merdecai, ma è davvero, davvero troppo perfino pensando di mettersi alla tastiera - o davanti allo schermo - con in corpo una robusta dose di White Russian.
Senza contare che, effettivamente, questa roba davvero non merita niente più di due righe che la possano liquidare il più in fretta possibile.




MrFord




"State, state, state, state of the art
(state of the art)
(hold the phone, it's so)
state, state, state, state of the art
(listen to the difference!)
state, state, state, state of the art
(by use of a computer)
(oh my God, it's so)
state, state, state, state of the art."
Gotye - "State of the art" - 




lunedì 1 luglio 2013

Blood

Regia: Nick Murphy
Origine: UK
Anno: 2012
Durata:
92'




La trama (con parole mie): siamo nella provincia inglese, sulla costa, dove una piccola comunità è sconvolta dall'omicidio brutale di una giovanissima ragazzina, Angela. Due fratelli, i Fairburn, entrambi poliziotti, sono incaricati delle indagini: su di loro pesa l'ombra del padre, leggenda del distretto ormai in pensione a seguito dell'Alzheimer, e l'idea dello stesso di forzare la mano alla Giustizia quando le prove non possano supportarla.
Quando Jason Buleigh, un balordo della zona, viene arrestato perchè sospettato dell'omicidio, il più aggressivo dei fratelli, Joe, si convince che sia il colpevole, e con la complicità del succube Chrissie finisce per ucciderlo: purtroppo per loro, però, la verità risulta essere un'altra, ed i veri colpevoli vengono arrestati.
Parte dunque un'indagine indirizzata a scoprire la verità sul destino di Buleigh, destinata a sconvolgere il mondo di questa famiglia costruita attorno al distintivo.





A volte è davvero curioso quanto i distributori finiscano per tirarsi da soli la zappa sui piedi: hai un materiale discreto per le mani, un cast ottimo - e peraltro in gran forma -, una vicenda torbida legata alla famiglia, alla fratellanza, al senso di colpa, alla Giustizia, tutte le carte in regola per guadagnarti un posto tra le proposte di genere buone per passare senza troppi patemi d'animo la stagione estiva, ed ecco giungere la rovina sotto forma di uno spot promozionale.
"Il nuovo Mystic river", recita la locandina del lavoro - il primo di una certa rilevanza - di Nick Murphy, quasi come se fosse possibile poter insidiare il trono di uno dei vertici del Cinema di Clint Eastwood, non proprio l'ultimo degli stronzi: prima che qualcuno di voi possa farsi quest'illusione in coda per entrare in sala, lasciate che dissipi ogni dubbio in merito.
Blood non è il nuovo Mystic river. Neanche per sbaglio.
Certo, i temi sono molto simili, dalla violenza sui minori ai rapporti di amicizia e parentela pronti a divenire un fardello, l'ambiente anche - nonostante il setting sia quello della costa britannica, la pellicola trasuda irishness -, eppure il carattere e soprattutto uno script decisamente troppo rapido ed esile rendono il confronto assolutamente impietoso: probabilmente non dovrei stare qui a sindacare a proposito di cavilli di questo genere, e valutare il film nella sua unicità, non basandomi su inutili paragoni, dunque lascio da parte il vecchio Clint e tengo le mani libere per l'opera di Murphy.
Dal punto di vista attoriale ammetto di non avere troppo da recriminare: Paul Bettany, partito fortissimo sul finire degli anni novanta ed afflosciatosi miseramente, pare essere tornato ai tempi d'oro, Stephen Graham, caratterista UK d'eccezione, funziona alla grande, Mark Strong - seppure in ombra - porta a casa la pagnotta, e soprattutto giganteggia Brian Cox, una vera e propria icona troppo spesso sottovalutata rispetto ad altri suoi colleghi ben meno dotati di lui.
Lo stesso discorso è applicabile all'ambientazione, decisamente azzeccata nei suoi toni autunnali e resa ancora più affascinante dalla costa, in bilico tra le maree ed un litorale pronto a celare i più terribili ed oscuri segreti di famiglia.
Il problema vero è che tutto finisce qui.
Perchè dietro la macchina da presa il buon Nick non pare possedere il tocco necessario al guizzo vincente, e lo script risulta frettoloso, quasi l'intera vicenda fosse un pilota per una serie - del resto, è proprio da un prodotto televisivo che è stato ispirato il film - all'interno del quale gli autori si preoccupano di inserire tutti gli elementi possibili per conquistare l'attenzione degli addetti ai lavori in modo da strappare una conferma: peccato che il metodo non si applichi al meglio, ed il risultato sia un thriller che pare viaggiare a velocità doppia per evitare di annoiare il pubblico e giungere subito alla conclusione finendo per provocare l'effetto contrario, ossia rompere l'incantesimo del grande schermo ed insinuare nell'audience il dubbio di essere di fronte a qualcosa di talmente preparato a tavolino da risultare posticcio.
Probabilmente, in mano ad un regista più esperto - non necessariamente il già citato Eastwood, ma anche Mann o Scorsese -  o talentuoso - per rimanere in ambito britannico, il giovane e molto promettente Paddy Considine o il suo compare Shane Meadows - Blood avrebbe avuto tutte le carte in regola per diventare un piccolo cult di questi mesi estivi: così com'è, resta soltanto in bocca il sapore amaro di una storia finita troppo presto, come quelle che nascono in riva al mare e promettono chissà quale futuro, anche quando ai protagonisti cova già nel cuore il dubbio che non potrà durare un solo giorno una volta conclusa la vacanza.


MrFord


"Me and you used to be like brothers
on the nights we got drunk to each other
you know me, I used to have some wit
it ended up in a shit-filled sandpit
we come from across the border
we drink the six mile water
this mongrel needs a new home
this mongrel needs a new home."
Therapy? - "Six mile water" - 


giovedì 27 giugno 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): è iniziata l'estate - anche se si potrebbe dire scoppiata -, e con lei quelli che dovrebbero essere i mesi meno interessanti dal punto di vista delle uscite in sala, normalmente concentrate sui blockbusteroni da spiaggia che non su proposte davvero interessanti.
Il problema è che veniamo da una primavera pessima, e con una bella stagione ancor meno ispirata di fronte ho come l'impressione che arriveremo a settembre e ai giorni di Venezia con l'acqua alla gola: l'unica cosa buona è data dal fatto che, quando le aspettative sono molto basse, si potrebbe anche finire per essere sorpresi in positivo.
Quello che è certo, invece, è che io continuerò a dovermi sciroppare tutta la negativa influenza del mio rivale nonchè spalla nella conduzione di questa rubrica: Cannibal Kid.

Gli accaniti fan di Stoker assetati del sangue di Ford e Cannibal.
 
World War Z di Marc Forster


Il consiglio di Cannibal: meglio una bella Blog World War Z, fidatevi
World War Z è il filmone di richiamo della settimana. Già un buon successo negli USA, si prepara a risollevare il botteghino italiano dopo che da noi Supermerd non ha sfondato più di tanto.
Personalmente, un po’ come per L’uomo d’acciaio, punto sul fatto che possa rivelarsi un’altra delle blockbuster porcate dell’anno. Il regista Marc Forster è un mestierante che non mi ha mai convinto più di tanto, Brad Pitt a parte qualche ruolo qua e là (vedi Bastardi senza gloria) è dai tempi di Fight Club e L’esercito delle 12 scimmie che non mi entusiasma e già dal trailer questo film mi sembra una baracconata assurda che punta tutto sugli effetti speciali e sull’effetto “WOW!” del pubblico più sprovveduto e facilmente impressionabile. Come Ford.
Più che Brad Pitt contro gli zombie, sarebbe allora più divertente vedere Cannibal Kid contro uno zombie, il walking dad Ford, in una nuova Blog World War Z.
Il consiglio di Ford: la vera World War è la Blog War!
E' arrivata l'estate, e con lei i super blockbusteroni pronti ad attrarre stormi - o almeno così sperano i distributori - di studenti in piene vacanze estive e lavoratori in ferie.
Sinceramente, mi aspettavo decisamente di più da questo titolo, superpubblicizzato da mesi: il trailer non mi ha detto nulla, Marc Forster non mi ha mai detto quasi nulla, gli zombies ormai hanno stancato quasi più dei supermen e dei vampiri.
Insomma, le premesse non sono per nulla positive, dunque possiamo solo sperare che almeno lasci in disaccordo il sottoscritto e Peppa Kid, in modo da poter sopperire alla World War con una bella Blog War!

"Scappa, presto! Meglio che tu non veda il brutto muso di Peppa Kid!"
Doppio gioco - La verità si nasconde nell’ombra di James Marsh


Il consiglio di Cannibal: Ford dovrebbe nascondersi e basta
Clive Owen è uno di quegli attori che una decina d’anni fa, grazie a ottime interpretazioni in film come Closer, Sin City, Inside Man e I figli degli uomini, sembrava dovesse spaccare il mondo. Poi ha solo spaccato i maroni, manco si trattasse di Ford, con una serie di filmetti che manco Ford (forse) ha mai avuto la forza di guardare.
Adesso con questa storia di terrorismo irlandese potrebbe tornare sui livelli di un tempo?
Ne dubito, ma se non altro questo Doppio gioco potrebbe rivelarsi un thrillerino estivo decente. Sperando non sia un mattonazzo politicoso di quelli in cui sguazza il mio blogger rivale.
Il consiglio di Ford: la verità non si nasconde affatto, Peppa Kid è un pusillanime. lo sanno tutti.
Secondo film che potrebbe rivelarsi una visione d'intrattenimento puramente estiva e secondo film il cui trailer non mi ha ispirato per nulla.
Clive Owen, alle spalle i fasti di film in grado di mettere d'accordo perfino i due antagonisti per eccellenza della blogosfera come Inside man e I figli degli uomini, si è perso per strada, e questo nuovo tentativo non pare essere in grado di risollevare le sue sorti.
Per il momento lascio in stand by, chissà che un'eventuale recensione negativa di Cannibal non mi faccia cambiare idea!

"Merda, mi sa che siamo finiti dentro al solito pippone di Malick!"

Blood di Nick Murphy


Il consiglio di Cannibal: We want blood. Ford’s Blood.
Certo che quelli che si occupano di distribuire i film in Italia sono dei gran furboni. Ford, e dillo che tu sei uno di loro!
Lanciare due thriller britannici la stessa settimana non mi sembra una mossa brillantissima, considerando che non è che da noi arrivino tutti ‘sti thriller britannici. In più, con Doppio gioco questo film ha in comune il fatto di avere come protagonista un attore, in questo caso Paul Bettany, fino a qualche anno fa molto promettente e poi persosi per strada a girare pagliacciate come Legion e Priest.
Al di là di ciò, Blood promette abbastanza bene. Le cose in arrivo dal Regno Unito sono sempre ben accette dalle mia parti e quindi, in attesa di veder scorrere il blood di Ford in una futura Blog War, ecco che mi posso accontentare di vedere Blood il film.
Il consiglio di Ford: Sly chiede vendetta per il suo mancato festeggiamento. E Katniss Kid pagherà con il sangue.
Thriller che è stato spacciato come il nuovo Mystic river - che è spararla grossa almeno quanto affermare, nello stile del mio rivale, che la saga di Hunger games è interessante - e che, sostanzialmente, è un film di attori: oltre a Paul Bettany, altro perduto per strada come Clive Owen, infatti, troviamo un Brian Cox in forma strabiliante, la vicenda è interessante e le location d'impatto.
Eppure tutto è un pò troppo semplice, ed il risultato finale ha il sapore del compitino senza guizzi.
Una cosa che passa e va, insomma. Un po’ come le opinioni del Cannibale.
Recensione fordiana a brevissimo.

"Ma non avevi seppellito qui il Cucciolo Eroico?" "Ne ero sicuro: forse è riemerso come zombie ed ora sta dando la caccia a Ford."

La quinta stagione di Peter Brosens, Jessica Woodworth


Il consiglio di Cannibal: non so cosa sia la quinta stagione, ma se è una stagione senza Ford, ben venga
Film incognita della settimana. Potrebbe essere una delle sorprese più positive di una stagione estiva che non promette cose enormi, così come potrebbe anche essere una pellicola pretenziosa di quelle che Ford non vede l’ora di bollare come “radical-chic”.
Io però sono fiducioso e voglio scommettere su questo piccolo film in arrivo dal belgio, una pellicola catastrofista che, se non altro, si rivelerà molto più originale rispetto a World War Z. Anche se incasserà un miliardesimo del film con Brad Pitt.
Il consiglio di Ford: mi sa tanto che Peppa Kid non arriverà neppure alla seconda, di stagione!
Film belga che, nonostante riesca a stuzzicare la curiosità, non mi attira quasi per nulla, complice il rischio di una potenziale cannibalata di quelle che sarei costretto a bottigliare fino a disarticolarmi la spalla.
Dato che tengo al mio regime di allenamento quotidiano, dunque, per il momento desisterò, considerato che ho ancora qualche importante recupero da effettuare alle spalle.

Ford: "Chissà cosa ne pensano gli Slipknot!?" Cannibal: "Chissà cosa ne pensa Malick!?"

Madoka Magica - Il film di Yukihiro Miyamoto, Akiyuki Shinbo


Il consiglio di Cannibal: madoska che roba
Madoka Magica è un anime di grande successo, soprattutto in Giappone ma non solo, che ora approda anche su grande schermo. Io del cartone avevo visto solo il primo episodio e mi era sembrata una storia di streghette originale e con lampi improvvisi di genialità tipicamente nipponica. Non avevo poi avuto la voglia e la costanza di continuare a seguirlo, ma con un film vero e proprio potrei fare un tentativo.
Per Ford potrebbe essere una cosa troppo teen e innovativa, quindi è meglio che lasci perdere e torni ai suoi cartoni per bimbetti, come quello che mi vede protagonista: Peppa Kid.
Il consiglio di Ford: Cannibal Magika
Ed ecco il film dell'estate per quella groupie scatenata che ho per avversario: una pellicola ispirata ad una serie animata che in Giappone ha raccolto consensi soprattutto tra i teen che pare una di quelle cose talmente lontane dagli standard fordiani da indurmi a vederla solo per il gusto di divertirmi un po’ alle spalle di chi è pronto ad osannarne la presunta genialità, un po’ come Peppa Kid.
Potrebbe per questo diventare, in una settimana così poco appetibile, il titolo con l'hype maggiore.

Katniss Kid  - la prima a destra - insieme alle sue compagnucce di merende.

Amore carne di Pippo Delbono


Il consiglio di Cannibal: a morte carne
Ma come si fa a intitolare un film così?
Peggio che chiamare un blog WhiteRussian…
Al di là del titolo che non invoglia certo alla visione, il trailer è l’apoteosi del radical-chicchismo più estremo. Roba che persino io potrei strapparmi la carne dalla pelle vedendo il film completo. Posso quindi solo immaginare la reazione che potrebbe provocare al mio pessimo conduttore di rubrica.
La cosa originale del film comunque è che girato per lo più con uno smartphone…
E vabbè, allora a questo punto una pellicola potrebbe girarla persino Ford con il suo cellulare e provocare così la morte definitiva del cinema.
Il consiglio di Ford: se questa è la carne, preferisco il Blood!
Ho un moto di rabbia solo al pensiero del trailer di questo film.
Così forte da superare perfino quelli provocati dal mio fastidioso galoppino ed aiutante in questa rubrica.
Non consiglierei questa roba neppure a lui, figuratevi.

"Chissà se avrò mai la possibilità di riprendere il Cannibale!? Quello vive chiuso nella sua cameretta!"

Tra cinque minuti in scena di Laura Chiossone


Il consiglio di Cannibal: tra cinque minuti mi sono rotto di Ford, mi sa anche meno di cinque minuti
Filmetto italiano sulla realizzazione di un’opera teatrale.
Probabilmente, avrebbero dovuto impegnarsi di più a realilzzare un’opera cinematografica.
Il trailer però è funzionale. Mi ha fatto capire che io questo film non lo guarderò mai.
Anche WhiteRussian è funzionale. Ogni giorno mi fa capire come non voglio che il mio blog diventi, uahahah!
Il consiglio di Ford: tra cinque minuti, forse meno, il Cannibale sarà KO.
Non bastava un titolo radical chic italiano, questa settimana, hanno dovuto bissare per provocarmi, i nostri amici distributori. Si direbbe quasi che siano d'accordo con il Cucciolo Eroico, o con Kevin Spacey!
Se non altro, questo Tra cinque minuti pare essere un po’ più sopportabile di Amore carne, ma non basta perchè si possa anche solo pensare di concedergli anche cinque minuti di visione.

Una spettatrice al termine della visione dell'ultimo Malick.

Multiplex di Stefano Calvagna


Il consiglio di Cannibal: un film che spero di non trovare al multiplex
Altro film italiano della settimana (e non è ancora finita), altra schifezza sicura sicura.
Una pellicola che fin dal trailer trasuda amatorialità e pessima recitazione da tutti i pori.
Non so quali multiplex avranno il coraggio di proiettare una roba del genere, spero giusto quelli di Lodi, ma se proprio dovessero darlo dalle vostre parti, il consiglio è di cercare rifugio in un’altra sala.
Il consiglio di Ford: già di norma non frequento i multiplex, figuriamoci per vedere immondizia di questo tipo!
Caro Cannibal, è ufficiale.
Dovremo indire una War senza Blog contro i distributori italiani che portano in sala certa merda.

"Questo è più bruto di quel bruto di Ford!"

Salvo di Fabio Grassadonia, Antonio Piazza


Il consiglio di Cannibal: no, Ford non lo salvo e nemmeno questo film
Ed ecco il film italiano che ha vinto due premi alla Settimana della Critica all’ultimo Festival di Cannes. Un’opera prima che sembra promettente e diversa dalle solite italianate. Bene, bene.
Ci troviamo finalmente di fronte a una proposta italiana fresca e degna di nota?
Pare di sì.
Fino a che non ho sentito la canzone dei Modà con Emma Marrone come colonna sonora del trailer, manco fosse il nuovo film di Moccia, e lì qualche dubbio mi è venuto. Non è che a Cannes hanno preso un abbaglio come quelli che quotidianamente si prende l’autore del blog WhiteRussian?
Il consiglio di Ford: non siamo per niente salvi.
Ho visto qualche tempo fa - e non ricordo neppure perchè - il trailer di questo film, che già mi puzzava di marcio prima che arrivasse quella canzone.
Poi è arrivata, e non ho avuto dubbi.
D'ora in poi non concederò più tregua alle proposte italiane. Almeno fino a quando non comincerà ad arrivare in sala roba almeno vagamente decente.
Altrimenti preferisco farmi del male leggendo tutti i giorni Pensieri Cannibali.

"Cannibal, ti porto sempre nel cuore!"

lunedì 9 gennaio 2012

Margin call

Regia: J. C. Chandor
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 107'


La trama (con parole mie): siamo nel ventre di una grande banca dedita agli investimenti in un tempo che è l'oggi, ma potrebbe anche essere ieri o domani.
Un veterano della compagnia è cordialmente invitato a farsi da parte, ma prima di fare in modo che tutto il suo lavoro scompaia, lascia in eredità a un giovane genio della finanza il lavoro sul quale da tempo stava spremendo le sue meningi: questo semplice gesto apparentemente di rivolta contro la grande azienda scopre in realtà il nervo di una crisi annunciata che i protagonisti della storia - nonchè i vertici della banca stessa - dovranno fingere di non arginare, arginandoli, prima che tutto il sistema crolli.
Una cosa già sentita? 
Certo, succede ogni giorno. E' un furto legale. E noi non ci accorgiamo quasi mai di nulla.
Tranne per il fatto di restare con le pezze al culo.




Margin call è un film ostico, e molto, molto tosto.
Sarei un vero ipocrita se non ammettessi di essermi perso più di una volta dietro ai complessi discorsi legati al mondo dell'alta finanza e alle crisi che, periodicamente, scuotono i mercati globali finendo per giocare sui destini di chi, come noi, vive ben lontano dai paradisi fiscali e dalle partite di uno sport pericolosissimo che ha sostituito, di fatto, molti dei traffici illeciti del vecchio secolo.
Eppure il senso c'è, ed è tutto lì.
E cosa ancor più importante, tende ad assumere una dimensione più seria e potente mano a mano che il tempo dalla visione passa, finendo per lasciare una cicatrice neanche fosse il più spinto ed inattaccabile dei documentari verità: Margin call è il ritratto di quello che gli yuppies anni ottanta vivevano come un modo per fare i soldi senza i rischi dell'essere gangsters e trafficanti di droga o l'esposizione di sportivi ed attori e cantanti ed ora è divenuto una sorta di oceano da camera all'interno del quale si muovono squali in grado di gestire come e più che mai i destini del mondo, conosciuto e non.
Un film a suo modo piccolo, eppure devastante ed enorme nelle implicazioni, di quelli che necessitano più visioni per essere compresi a fondo, e ad ognuna di esse rispondono con nuove riflessioni indotte nel pubblico: grazie ad un cast a dir poco perfetto ed in stato di grazia - anche rispetto ad attori ritenuti ormai universalmente sul viale del tramonto come "Polpetta" Bettany o attrici mai davvero considerate tali come Demi Moore -, una sceneggiatura ottima giocata sul tempo, il ritmo e la parola ed una regia che lascia al resto lo spazio che necessita per farsi strada sotto la pelle dello spettatore, Margin call diventa inesorabilmente il corrispettivo, più che di Wall street e decisamente in misura maggiore rispetto a Wall street - Il denaro non dorme mai di Americani per gli anni zero.
Se la pellicola di James Foley rappresentava tutti i lati oscuri del lascito degli eighties nella cultura della vendita anni novanta, Margin call ne eredita il pessimismo di fondo affidandosi ad una sorta di sinfonia da camera che ne ripropone i temi a tutti i livelli - da chi è licenziato a chi, al contrario, prospera sotto ombrelli di miliardi di dollari ai vertici della compagnia - lasciando ben poco spazio all'umanità, relegata ad un cane moribondo e alla speranza di un futuro - di coppia o riferito ai giovani che crescono nell'isolamento o nell'illusione di status symbol - che tanto roseo non è.
Anzi, tutt'altro.
Certo, le praterie della finanza e gli squali della borsa sono quanto di più lontano possa esistere dal saloon e da questo vecchio cowboy, eppure resta indiscutibile il valore di una produzione non così piccola da apparire autoriale quanto basta per essere apprezzata dai radical chic frequentatori di Festival e non abbastanza grande da fare breccia nel cuore del grande pubblico, ma clamorosamente intelligente e sorprendentemente coinvolgente sia a livello cinematografico - pare più un thriller da morti ammazzati che non una sorta di trattato semplificato sulle manovre aziendali nei mercati azionari ad alto livello - che emotivo - ogni personaggio, o quasi, ha qualcosa in grado di stuzzicare la curiosità e la partecipazione dell'audience -.
Non sarà facile approcciarlo - soprattutto nell'ambito specifico della materia trattata - eppure, con i dovuti sforzi richiesti da ogni cosa per cui vale la pena farsi un pò di culo, risulterà una visione in grado di sedimentare e tornare in superficie quando meno ve lo aspetterete, tra le più interessanti che il genere - e non solo - abbiano al momento da offrire.
E questo, in barba alla borsa e agli spot, non ha prezzo.

MrFord

"If I was a wizard of finance
speculating every day on Wall Street
my dividends would be so tremendous, baby
even Dow Jones would find it hard to believe."
Parliament - "Wizard of finance" -

sabato 30 luglio 2011

Priest

Regia: Scott Charles Stuart
Produzione: Usa
Anno: 2011
Durata: 87'

La trama (con parole mie): da sempre umani e vampiri convivono ben poco pacificamente passando il tempo a squartarsi amabilmente attraverso le diverse epoche, ma soltanto con l'intervento provvidenziale della Santa Madre Chiesa le cose hanno assunto una dimensione tutta nuova grazie all'impiego dei misteriosi Sacerdoti, casta di guerrieri dalle incredibili abilità e poteri - dono del Signore!? - capaci di debellare la minaccia dei vampiri torchiandoli come si deve per poi confinarli in sorvegliatissime riserve.
Ma ogni guerra ha le sue vittime, così Karl Urban, che è il belloccio della situazione, da Sacerdote finisce per diventare il capo supremo dei vampiri senza mostrare minimo segno di mutazione fisica, mentre i suoi ex alleati se la passano male, finendo accantonati dalle sempre generose ed aperte organizzazioni ecclesiastiche dovendo accontentarsi di lavori di bassa manovalanza.
Questo fino a quando viene rapita la figlia di Paul "Polpetta" Bettany, che decide così di tornare all'azione dispensando un sacco di legnate ai responsabili di quanto accaduto, arrivando perfino a ribellarsi alla Chiesa stessa.

Raramente mi capita di scrivere post che contengano, nella trama, quasi più di quanto si potrebbe dire dell'intera pellicola, e quando capita mi aspetto sempre di sfoderare sonorissime, spietate bottigliate che mi permettano di compensare le poche righe con un ottima dose di colpi ben assestati.
Invece, con Priest non mi sento neppure di farlo.
Perchè, per quanto pessimo questo film possa essere - e lo è, senza dubbio - non sono proprio riuscito ad incazzarmi abbastanza, forse perchè lo stesso pare perfettamente conscio dei suoi quasi illimitati limiti: dunque, al termine della visione, più che la voglia di rintracciare Stuart e dargli quel che si meritava sono stato più semplicemente sfiorato dal pensiero che una pellicola come questa è l'equivalente del tormentone musicale estivo che tutti detestano eppure, chi prima e chi poi, allo stesso modo finiscono a ballare, nella doccia così come al centro della pista nella discoteca del villaggio.
Detto questo, è quasi più divertente pensare ad una rilettura dello script che non ad una critica vera e propria - che occuperebbe giusto lo spazio necessario per qualificare Priest come uno dei più seri candidati a film peggiore dell'anno, o almeno membro certo della top ten del caso -: in un pieno calderone di generi poco abilmente mescolati - cyberpunk, western, azione, fantascienza, horror - si muove il protagonista, il nostro amico Polpetta, nato come ottima promessa - ricordo che rimasi stupito dalla sua performance in Gangster N°1 -, approdato al successo grazie ad ottimi lavori - Dogville e A beautiful mind - e poi precipitato in una sequela di pellicole tutte di ambientazione fantastico/religiosa e rigorosamente una peggio dell'altra.
A fare da nemesi, il come di consueto inespressivo Urban, che non contento di aver partecipato ad operazioni terrificanti come Doom, si presenta come una sorta di nuovo messia vampirico pronto alla guerra contro gli umani, governati con il pugno di ferro dalla sempre poco piacevole Chiesa - e nella critica alla stessa credo sia da ricercare la mia istintiva quasi simpatia per questa trashata galattica -, ragion per cui il nostro Polpetta avrebbe dovuto lasciare all'ex amico carta bianca fin da subito.
Se non fosse che, prima di avviare l'intera operazione, il buon Urban commette il madornale errore di rapire la figlia del suddetto Polpetta per stuzzicare il vecchio compagno d'armi - ma per quale motivo, poi!? -, allevata dal fratello - curiosamente, il Bill Compton di True blood - ed innamorata di uno sceriffo di frontiera - anche qui un altro vampiro, questa volta proveniente dal fantastico mondo di Twilight -: da questo momento in poi per il protagonista diventerà una questione d'onore fare il culo più grosso possibile a questi cattivissimi, deformissimi vampiri - tranne Urban, ovviamente, fico, ben vestito e dalla lingua sciolta, come già sottolineato - grazie anche all'aiuto di un'altra ex commilitona palesemente innamorata di lui - terrificante il siparietto "io sono stata presa dalla Chiesa vergine, Polpetta no, quindi per lui il passaggio è stato ancora più duro" -.
Passata qualche difficoltà iniziale, a suon di battute che ricordano il peggio delle pellicole action anni ottanta che tanto amo - finchè si resta nell'ambito - esplosioni e squartamenti vari, si giunge all'inevitabile conclusione positiva che apre gli scenari ad un ipotetico sequel.
A quel punto, un sorriso di quasi compatimento si dipinge sul mio volto: ma è tutta scena.
Maschera il brivido che possa accadere davvero.
Chissà, magari l'estate prossima, pronto a colpirci quando meno ce lo aspettiamo.
Sì, anche nell'intimità del bagno.

MrFord


"Las manos arriba cintura sola
da media vuelta danza kuduro
no te canses ahora que esto solo empieza
mueve la cabeza danza kuduro."
Don Omar feat. Lucenzo - "Danza kuduro" -

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...