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martedì 21 maggio 2019

White Russian's Bulletin



Considerata la puntualità che nelle ultime settimane sono quasi inspiegabilmente riuscito a dare alla rubrica dedicata alle uscite in sala, ho pensato che non sarebbe stato così male tentare il ritardo con il Bulletin, slittato per questa settimana di un giorno.
Senza dubbio in termini di visioni è stata una settimana più ricca delle ultime, che affronta anche uno dei prodotti più chiacchierati del periodo, Game of thrones, giunto alla fine della sua cavalcata dopo nove anni o otto stagioni: Jon Snow e soci a parte, comunque, c'è stato spazio per proposte di ogni tipo, più o meno in grado di emozionare e conquistare il Saloon come mi sarebbe piaciuto, o mi aspettavo sarebbe stato.



MrFord



THIS IS US - STAGIONE 3 (NBC, USA, 2018)

This Is Us Poster

I Pearson, per il Saloon, sono un pò la versione da Mulino Bianco - in senso buono - dei Gallagher: una famiglia come ci si immagina e si vorrebbe sempre che fosse la famiglia, il posto dove tornare, la forza che ci permette di rialzarci quando finiamo con il culo a terra, la bomba di sentimenti per eccellenza. E in mezzo a tutto questo, un charachter fordianissimo che fin dal primo episodio ha rappresentato un ideale che, caotico e casinista come sono, non raggiungerò mai, ma che mi piacerebbe fosse una sorta di ispirazione.
Tante cose belle, tanto voler bene ai protagonisti, nonostante la creatura di Dan Fogelman tocchi il punto più basso della sua corsa fino ad oggi, impossibilitato a liberarsi dell'ingombrante - pur se magnifica - figura del già citato Jack Pearson e a portare il pubblico verso il futuro - in tutti i sensi -: e se da un lato ci troviamo di fronte ad una delle scene più belle della serie - lo stadio ricostruito per Kate da parte di Toby -, dall'altra un finale totalmente anticlimatico toglie hype rispetto a cosa ci aspetterà il prossimo anno.
Personalmente, spero qualcosa di meglio.




ANDRE THE GIANT (Jason Hehir, USA, 2018, 85')

Andre the Giant Poster


Pochi, anche tra i non appassionati di wrestling come il sottoscritto, non conoscono almeno per sentito dire la figura ormai mitica di Andre the Giant, uno dei lottatori più importanti e mitici che nel corso degli anni ottanta cambiò per sempre la percezione e la portata mediatica dello sport entertainment, finendo ad aprire la strada per chi, anni e anni dopo, avrebbe usato il wrestling stesso come trampolino per conquistare Hollywood - leggi The Rock -: la storia di Andrè Roussimoff, affetto da acromegalia e nato in un piccolo centro alle pendici delle montagne, pare scritta apposta per un film. Deciso a fare fortuna fin da ragazzo, amante della vita vissuta, uomo di compagnia ed incomparabile bevitore - i racconti di bevute che superano le cento birre o le sei o sette bottiglie al giorno divise tra vino e superalcolici sono leggendarie -, tra i più amati dai suoi colleghi, Andre segnò per sempre la sua disciplina prima che l'aggravarsi delle sue problematiche fisiche non lo condusse ad un ritiro anticipato dal ring e ad una carriera davanti alla macchina da presa chiusa ben presto dall'improvvisa quanto prevedibile morte, a soli quarantasei anni.
Un ritratto sentito e commosso di un personaggio incredibile, carismatico e dall'aura quasi romanzesca, che sarebbe bene ricordassero anche le generazioni che non l'hanno potuto vivere come la mia.




LA STORIA FANTASTICA (Rob Reiner, USA, 1988, 98')

La storia fantastica Poster

In occasione della ricorrenza del compleanno di Andre the Giant e della visione del documentario a lui dedicato ho rispolverato, in compagnia della Fordina, uno dei grandi classici della mia infanzia nonchè tra le fiabe - nel senso vero e classico del termine - più belle portate sul grande schermo: La storia fantastica.
In una cornice che non si nega una buona dose di ironia ed umorismo, ricca di momenti ormai epici e frasi cult - chiunque sia sopra i trenta e non conosca a memoria il monito di Inigo Montoya dovrebbe finire tra le grinfie dell'ultima moda giustizialista di Daenerys -, la vicenda di Bottondoro e Westley è una meraviglia ad ogni età, e se ai tempi mi esaltavo per i duelli e le lotte, e restavo sbigottito di fronte ai ribaltamenti di fronte inaspettati che accadevano, ora finisco quasi per commuovermi con l'incedere di Inigo finalmente giunto di fronte all'uomo responsabile di aver ucciso suo padre, o a Westley che "potrebbe anche trovare la forza".
Un classico senza se e senza ma, che riesce a far assaporare quella meraviglia che il Cinema può ed è giusto che regali.




NOI (Jordan Peele, USA/Giappone/Cina, 2019, 116')

Noi Poster


Jordan Peele è uno che, senza dubbio, sa il fatto suo. Già con Get out, qualche tempo fa, era riuscito nella non facile impresa di trasformare un thriller sociale mascherato da horror in un piccolo fenomeno giunto addirittura agli Oscar: con Noi era chiamato a confermare un talento che, almeno nella prima parte, pare ben più che evidente, graziato da una tensione costante ed un montaggio che - e questo per tutto il film - ha del clamoroso.
Poi, come molto spesso accade a chi ha gran talento, il buon Jordan finisce per mettere troppa carne al fuoco e cercare di dare fin troppo spessore politico ad una vicenda che, pur se interessante, finisce per risultare quasi forzata: in fondo, nella sua ben comprensibile lotta a sostegno della ribellione dei dimenticati, degli emarginati e degli oppressi, pare quasi non rendersi conto di essere a tutti gli effetti e a conti fatti uno dei privilegiati, che si parli di status artistico, sociale o anche, per l'appunto, di talento.
In questo senso Noi è una macchina perfetta che si inceppa quando cerca di affermarsi come tale, il figo o la figa della scuola che cercano in ogni modo di atteggiarsi tali senza sapere che lo apparirebbero anche comportandosi naturalmente, ricordando quasi a tutti noi comuni mortali che uno su mille ce la fa, e gli altri restano ombre.
Peccato che, nonostante predichi il contrario, o qualcosa di simile, il buon Peele non si sia accorto di fare parte dell'elite che sta dall'altra parte.




GAME OF THRONES - STAGIONE 8 (HBO, USA, 2019)

Il trono di spade Poster

Nelle ultime settimane, che si tratti della blogosfera, di internet, social o dei pub di tutto il mondo, penso che non si sia parlato di più di un prodotto per piccolo o grande schermo - forse se la gioca con Avengers Endgame - che di Game of thrones.
La serie ispirata dai romanzi di Martin e creata da Benioff e Weiss, alle spalle stagioni clamorose ed altre decisamente meno entusiasmanti, è divenuta negli anni un vero e proprio fenomeno mediatico, il primo di portata planetaria dai tempi di Lost: e come Lost, e come tutti i prodotti al centro di un quasi culto, ha finito per pagare dazio con quest'ultima stagione, sancita come tale forse troppo in fretta dagli autori che si sono ritrovati con troppa carne al fuoco e sole sei puntate per chiudere il cerchio di vicende che avevano impiegato anni a sviluppare anche solo in parte. 
E così, se da un lato è normale e lecito giustificare un fan service a questo punto quasi naturale, dall'altro pare di assistere ad una versione con il fast forward delle precedenti stagioni, con passaggi temporali in time warp e cambiamenti di personaggi che, ai tempi d'oro, avremmo vissuto nell'arco di almeno tre stagioni.
Ma tant'è. Game of thrones ci ha accompagnati per quasi dieci anni, e per quanto quest'ultima stagione suoni come un'occasione sprecata, è stato giusto viversela così, salutare i protagonisti sopravvissuti e ricordare quelli - parecchi - che ci hanno lasciato in modi più o meno sconvolgenti, e che abbiamo amato o odiato. 
Avrebbe potuto essere migliore? Senza dubbio.
Ma la vita è così. A volte sei tu che mangi l'orso, e a volte è l'orso che mangia te.
Forse Westeros era un orso troppo grosso anche per chi per anni l'ha progettato e studiato.
O un drago.
E i draghi, si sa, possono essere una variabile impazzita.


venerdì 31 agosto 2018

Solo - A Star Wars story (Ron Howard, USA, 2018, 135')





- Dovessi considerare di scegliere il charachter dell'universo di Star Wars che preferisco e più simile a questo vecchio cowboy non ci sarebbero dubbi: Han Solo sarebbe "the man".

- Ho sempre amato il Cinema d'avventura old school, quello con l'antieroe positivo, gli inseguimenti, le lotte, le battute e via discorrendo: in questo senso Ron Howard, che ha esperienza da vendere e tra gli artigiani di Hollywood è uno dei più capaci, è riuscito a portare a casa un lavoro onesto e solido, molto pop ma anche perfetto per i nostalgici.

- Sarà ormai sempre un pò uguale a se stesso, ma Woody Harrelson, per quanto mi riguarda, è uno di quei fattori che contano se si deve innalzare la qualità media di una produzione: il suo Beckett è uno spasso dalla prima all'ultima scena.

- Per un vecchio appassionato del brand di Star Wars è stato senza dubbio godurioso scoprire l'origine dell'amicizia tra Solo e Chewbecca, suo storico compagno, nonchè tornare su un episodio mitico come quello del passaggio di consegne del Falcon tra Lando e Han.

- Sicuramente gli appassionati più radical troveranno questo film assolutamente disneyano nell'approccio e nello svolgimento, lontano dall'oscurità di filmoni come L'impero colpisce ancora, eppure ritengo non ci fosse bisogno di sovraccaricare la storia, perchè charachters come questi, nati come i primi di un genere, sono ormai a loro volta divenuti classici, e dunque cosa potrebbe esserci meglio di una bella avventura per l'appunto classica per definirli?

- Curioso come un lavoro forse non originalissimo ma ben confezionato e pensato come questo riesca a non far pesare minimamente una durata comunque importante rispetto ad altri titoli, e non parlo solo di roba pretenziosa o d'autore, che con una quarantina di minuti in meno riescono ad apparire mattonazzi di quattro ore e mezza.

- Qualcuno storcerà sempre e comunque il naso, ma non sono il tipo che si preoccupa troppo per queste cose: per me Solo è un film riuscito e divertente, pop come è giusto che questo tipo di proposte siano, con la dose di amarcord che conviene, un ritmo sostenuto ed il mix di emozioni in grado di toccare chiunque. Anche chi farà finta di no.



MrFord



lunedì 11 settembre 2017

Game of thrones - Stagione 7 (USA/UK, HBO, 2017)



Dai tempi dell'esplosione del fenomeno delle serie televisive all'inizio degli Anni Zero, pochi titoli sono divenuti, per motivi e meriti differenti, dei veri e propri punti di riferimento per il pubblico, dei fenomeni in grado di entrare a pieno titolo nella pop culture e finire nel mirino anche di chi dei suddetti titoli ha finito per sbattersene - apparentemente - sempre e comunque, come fu ai tempi per il primo Twin Peaks: Lost è uno degli esempi più clamorosi, in questo senso, tanto da essere quasi associabile ad un culto religioso, che lo si odi o lo si ami.
Fin dalla sua conclusione, per tutti gli addetti marketing delle grandi produzioni c'è stata una vera e propria corsa alla scoperta del prodotto che ne sarebbe stato l'erede: ci hanno provato in molti, ed altrettanti hanno fallito.
Almeno fino all'arrivo di Game of thrones.
Il serial partito dall'ispirazione data dai romanzi di George Martin, infatti, per mosaico di personaggi, isterie di massa, maniacalità esplosa in tutto il mondo è diventato a tutti gli effetti il Lost di questa generazione di spettatori, che da Cersei a Jon Snow, passando per Daenerys e tutte le morti illustri che ci hanno riservato le sette stagioni - e chissà quante altre l'ottava - ha creato fazioni tra il pubblico che ricordano i tifosi calcistici, o gli appartenenti alle casate che si danno battaglia per la conquista di Westeros.
Ora, di questa settima stagione ho già letto di tutto e di più: asservita al fanservice - assolutamente vero -, troppo frettolosa - assolutamente vero -, giocata sull'esaltazione - assolutamente vero -, completamente slegata ormai dalla linea di narrazione e dal mondo ideato da Martin - assolutamente vero -. Eppure, come fu per Lost, l'impressione che continuo ad avere è quella della serie di culto che una volta giunta al successo planetario finisce nel mirino delle critiche degli stessi che, in principio, l'avevano esaltata per poi tirarsi indietro nel momento in cui scoprono che il loro giocattolino è diventato il giocattolino di tutti: certo, questa settima non sarà stata, oggettivamente parlando, la miglior stagione della produzione, ma neppure la peggiore - la quinta fu decisamente poco avvincente e nel complesso quasi noiosa, ad esempio -, e proprio grazie al tanto criticato fan service ha finito per regalare momenti di godimento assoluto qui al Saloon, dal survival della squadra oltre la Barriera agli incontri che mi hanno ricordato i livelli di miticità - come direbbe Po - di Star Wars, fino agli sconvolgimenti dell'ultimo episodio che alimenta l'hype per la prossima - ed ultima - stagione a livelli davvero incredibili.
Ora starà agli autori cercare di cavalcare l'onda come un drago e cercare di mantenere un equilibrio giusto tra la fama raggiunta e l'essere ormai mainstream a tutti gli effetti e la qualità e la crudeltà che hanno da sempre contraddistinto questo titolo, probabilmente uno dei più importanti per la storia del piccolo schermo che noi figli di quest'epoca avremo modo di gustarci.
Ben vengano, dunque, tutte le discussioni, il fan service, i draghi, le morti, il sesso oltre i confini delle parentele e la tensione legata alla possibilità che ogni personaggio, soprattutto il tuo preferito, possa morire da un momento all'altro: se, alla fine di questa corsa, l'esaltazione sarà questa, qualsiasi imperfezione sarà giustificata.
Almeno qui.
Dove crediamo che proprio nelle imperfezioni stia il segreto di qualsiasi fascino.



MrFord



 

lunedì 12 settembre 2016

Io prima di te (Thea Sharrock, UK/USA, 2016, 110')


Alla prima visione del trailer di Io prima di te, ho quasi esultato.
L'idea che una specie di Colpa delle stelle adulto potesse esaltare - come poi ha fatto - il mio antagonista Pusillanime Kid per poi essere massacrato dalle bottigliate qui al Saloon mi pareva perfetta per il rientro in pianta stabile nella blogosfera dopo i mesi di "pausa" estivi.
Del resto, anno dopo anno mi sono sempre più allontanato non solo da un certo Cinema d'autore pretenzioso e radical, ma anche dai sentimentalismi inutili, quelli per nulla pane e salame e costruiti a tavolino per la lacrima facile del pubblico facile o finto tale - esempio perfetto il già citato Colpa delle stelle -.
Purtroppo per me, almeno in una certa misura, nessuna previsione in tempi recenti si è rivelata tanto sbagliata: non solo, infatti, ho trovato Io prima di te un buon film, ben costruito e congegnato nonostante qualche colpo di mano emotivo di troppo, quasi una versione romcom di Quasi amici - ormai vero e proprio riferimento "del genere" -, ma sono giunto ai titoli di coda pienamente soddisfatto, colpito al cuore più che dalla storia d'amore da un dialogo tra la protagonista interpretata dalla Khaleesi Emilia Clarke e suo padre, nel corso del quale ho finito per viaggiare nel tempo al momento in cui, tra una ventina d'anni, avrò di fronte Rebecca adulta e pronta ad affrontare il mondo e le prime esperienze lavorative ed amorose, e finirò per ricordarle quanto il suo vecchio sarà sempre e comunque dalla sua parte ed orgoglioso di lei - oltre che pronto a prendere a pugni in faccia qualsiasi fidanzato, ex fidanzato o presunto tale -.
Dunque, lo ammetto senza alcuna vergogna, posso definire Io prima di te assolutamente sorprendente in senso positivo, fresco e divertente e mai troppo bieco nello sfruttare l'ovvio elemento della lacrima facile - ne sa qualcosa Julez, che ha lottato praticamente dalla prima scena per cercare di trattenersi -, interpretato bene da protagonisti e comprimari - curioso che si fronteggino per la prima volta Tywin Lannister e Khaleesi, che in Game of thrones hanno "interagito" sempre e solo a distanza - e pronto a regalare un paio d'ore scarse di Cinema popolare ma non per questo scontato o troppo facile, per quanto potranno dirne critici più o meno autorevoli in rete e non.
Come se non bastasse, la presa di posizione del Will di Sam Claflin porta a riflessioni non banali a proposito della libertà di scelta e di come affrontare la morte, finendo per risultare a suo modo sensata anche ad un sostenitore a tutti i costi della vita come il sottoscritto, che anche se paralizzato fino al buco del culo - per usare un francesismo - lotterebbe comunque con le unghie e con i denti per restare qui il più a lungo possibile, a quel punto ridotto a visioni continue di film, alcool a fiumi e magari una qualche Emilia Clarke - che pur non è tra le mie preferite - a farmi da badante, signora Ford permettendo.



MrFord



giovedì 1 settembre 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): oggi è il primo settembre, data significativa da sempre per il rientro dalle vacanze ed il ritorno alla normalità. Dopo un'estate passata a spassarmela e a prendermi un periodo di relax anche e soprattutto dal blog, e soprattutto dopo il clamoroso buco sulla puntata della settimana scorsa di questa rubrica, torno alla ribalta rigenerato e pronto, come sempre, a dare battaglia anche nei commenti alle uscite in sala al mio rivale di sempre Cannibal Kid.

"Sarà meglio fermare Ford prima che si metta alla guida di un qualsiasi veicolo."
Io prima di te

"Quel bruto di Ford ti ha ridotto proprio male, Peppa. Ci penso io a guarirti."
Cannibal dice: Io prima di Ford avevo un bel blog immacolato. Dopo che Ford ha cominciato a infestarlo, occupando (in maniera non richiesta) questa rubrica dedicata alle uscite settimanali, Pensieri Cannibali ha invece subito un crollo qualitativo notevole. Se non altro il giovedì.
Quanto al film l'ho già visto e presto arriverà la recensione cannibale. Credevate forse che potessi perdermi una pellicolona sentimentale strappalacrime con Emilia Clarke?
Ford dice: io prima di Cannibal non pensavo che potessero esistere critici cinematografici in grado di spararle così grosse, e ora che è diventato praticamente la mia mascotte, non posso più liberarmene.
Questa roba sentimentale strappalacrime mi attira quanto una maratona di film teen cannibali, ma considerato che Julez non vede l'ora di vederlo, mi sa che mi toccherà.



Jason Bourne

"Ford, te l'ho già detto: piuttosto che lasciarti guidare, mi faccio massacrare in un incontro di wrestling."
Cannibal dice: Vidi il primo The Bourne Identity tanto tempo fa e l'unica cosa che ricordo è che il protagonista è uno smemorato, proprio come me. Sto però pensando di farmi una maratona per recuperare tutte le sue pellicole, unicamente per poter arrivare preparato a vedere Alicia Vikander nel nuovo capitolo. E ora passo la parola a James Ford...
James Ford???
E chi diavolo è?
Proprio non lo ricordo.
Ford dice: la saga di Bourne, per quanto non all'altezza di quella di Mission: Impossible, non mi è mai dispiaciuta, e fatta eccezione per l'ultimo ed un po' spompo episodio ha sempre garantito un'azione solida e tosta come piace a me e non piace al Cannibale.
Spero, dunque, che il trend sia confermato anche a questo giro.



La famiglia Fang

"Ford e Cannibal sono proprio una famiglia strana: non posso resistere dal riprenderli."

Cannibal dice: La famiglia F...
Fiuuuuuuu...
Per un attimo avevo letto La famiglia Ford e mi stavo già preparando per l'horror più agghiacciante dell'anno. E invece è La famiglia Fang, la classica famiglia indie americana stramba in cui mi sarebbe tanto piaciuto crescere.
Ford dice: titolo apparentemente alternativo che potrebbe essere anche interessante, se non sembrasse una copia scialba del mitico Little Miss Sunshine, o un Cannibal qualsiasi rispetto al qui presente nonchè solo ed unico - per fortuna vostra - Ford.



Lolo – Giù le mani da mia madre

"Se non sei in grado di bere quanto Ford, vecchio, scordati mia madre!"
Cannibal dice: Nuovo film da regista per Julie Delpy, la radical-chicchissima attrice francese della trilogia di Prima dell'alba. La sua pare una commedia romantica transalpina dal sapore estivo che farà accapponare la pelle a Ford e quindi la devo troppo vedere!
Ford dice: commedia francese radical chic!? Puzza di cannibalata? Non mi azzarderei ad avvicinarmici neppure sbronzo marcio.



Un padre, una figlia

"Katniss Kid, io non sono una bestia come Ford, e non ti toccherei neanche con un fiore."
Cannibal dice: Nuovo film di Cristian Mungiu, regista sardo... anzi no, rumeno acclamato per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, una di quelle pellicole che devo sempre recuperare, ma che poi non guardo perché mi sanno tanto di roba fordiana pseudo autoriale e molto noiosa.
Ford dice: Mungiu è un regista con le palle quadrate da queste parti molto, molto stimato. Questo suo nuovo lavoro, dunque, prima o poi troverà spazio qui al Saloon, magari anche trainando il recupero del precedente Oltre le colline, che devo ancora vedere.



Effetto acquatico – Un colpo di fulmine a prima svista

"Tu meno in forma di Cannibal? Non farmi ridere: Peppa lo strapazza anche un poppante!"
Cannibal dice: Dal titolo italiano che pare rubato a un post di Pensieri Cannibali potrebbe sembrare una vaccata clamorosa. Considerando però che è una commedia sentimentale franco-islandese, potrebbe anche rivelarsi una bella sorpresa.
Ford dice: altra commedia, e di nuovo la Francia pronta a mettere lo zampino neanche fosse Cannibal per rovinare anche le più contenute delle aspettative. Dovessi recuperarlo, lo farò con tutte le cautele del caso.



Black – L'amore ai tempi dell'odio

"Prova ancora a leggere questa rubrica prima su Pensieri Cannibali che su White Russian, e ti faccio un  buco in fronte."
Cannibal dice: Film belga che sembra una specie di Romeo + Giulietta ambientato nella Bruxelles multietnica di oggi e che pare avere le carte in regola per rivelarsi una visione meritevole. Anche Ford è davvero meritevole... ma solo di un calcio nel culo.
Ford dice: film belga incentrato sulle differenze razziali che pare molto interessante ed attuale, e spero vivamente non si riveli una delle solite radicalchiccate da Pensieri Cannibali, sempre pronte a distruggere tutte le illusioni del vecchio, sano, buon Cinema fordiano.



Il vincente

"Per quale festeggiamento userà questo vestito, signore?" "Per celebrare la sconfitta di Cannibal Kid, ovviamente!"
Cannibal dice: Non so molto riguardo al film Il vincente. L'unica cosa che so è che SICURAMENTE non parla di Mr. Ford, ahahah!
Ford dice: a parte il fatto che si tratta di una pellicola italiana di nicchia - che, dunque, da queste parti parte con l'handicap -, l'unica cosa che so di questo film che è SICURAMENTE non parla di Cannibal Kid. Ahahahahaha!


lunedì 13 luglio 2015

Terminator: Genisys

Regia: Alan Taylor
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 126'





La trama (con parole mie): al termine dell'ennesimo scontro con Skynet nel futuro dominato dalle macchine, John Connor spedisce nel passato, e precisamente nell'ottantaquattro, Kyle Reese, con il compito di proteggere sua madre Sarah dall'assalto del T-800 inviato dal nemico per ucciderla.
Poco prima che la macchina per il "salto" sia messa in funzione, però, Kyle vede John attaccato da un Terminator, piombando nell'anno della sua missione senza sapere cosa ne è stato del suo mentore: peccato che, oltre a questo dubbio, il soldato del futuro dovrà fare fronte alle differenze con la Storia per come la conosce.
Sarah Connor, infatti, non è l'indifesa cameriera che è stato mandato a proteggere, bensì una combattente già formata dopo essere stata cresciuta da un T-800 che chiama papà e che l'ha cresciuta prendendosene cura, e che il Terminator che avrebbe dovuto fermare è stato appena distrutto proprio dall'insolita squadra "genitore/figlia".
Quello che Reese scoprirà, inoltre, grazie alle visioni avute nel corso del salto temporale, è che esiste un modo per fermare Skynet definitivamente saltando di nuovo avanti fino al duemiladiciassette.
Unico problema: a tentare di impedire la riuscita del piano potrebbe essere addirittura John Connor.








Nonostante il tempo continui inesorabilmente a passare, o forse proprio per questo, ogni giorno che passa finisco per ringraziare di essere cresciuto, come appassionato di Cinema, negli anni ottanta: il tanto discusso decennio in questione, infatti, come e più di ogni altro, ha alimentato la meraviglia e l'ingeuità del lato naif della settima arte, creando miti e sottogeneri spesso e volentieri bistrattati dalla critica alta in grado, paradossalmente, di rappresentare un certo spirito del grande schermo anche meglio dei loro colleghi più blasonati.
Nel corso delle ultime stagioni, poi, accanto ai tentativi spesso maldestri degli autori di oggi di creare nuovi miti e cult, o riciclare attraverso inutili remake e reboot, gli eroi della mia infanzia - i vari Stallone, Van Damme e per l'appunto Schwarzenegger - hanno avuto la sfrontatezza, l'ironia ed il coraggio di riportare in qualche modo in auge quegli anni filtrandoli attraverso l'idea che anche loro, che parevano invincibili ed inossidabili, stanno invecchiando, quasi volessero prepararci con il sorriso al giorno in cui saranno solo ricordi gettati come sassi nel grande fiume del Tempo.
E senza la possibilità di viaggiarci attraverso se non con il Cinema.
"Vecchio, non obsoleto", è infatti il mantra che il mitico Arnold sfodera per tutta la durata di questo giocattolone che, con Julez, ci siamo goduti come, nelle scorse settimane e mesi, era già capitato con Jurassic World o Fast 7, o come è accaduto con Kung Fury - del quale parlerò a breve -: come se gli anni ottanta fossero tornati, e ad un tempo, con il sorriso e l'ironia ci dicano che, in realtà, sono finiti, e purtroppo non torneranno più.
Terminator: Genisys, con tutti i suoi limiti e le critiche che gli pioveranno addosso da parte dei radical di tutto il globo, è stata una goduriosa festa fatta di effettoni, viaggi nel tempo, sparatorie, battute spassose ed omaggi a quelli che, di fatto, restano gli unici, grandi capitoli - parlo dell'originale e di Judgment Day, ovviamente - di un franchise che quest'ultimo Genisys non pretende di portare avanti stancamente - come fu per il terzo - o riavviare con pretese autoriali - Salvation -, ma semplicemente omaggiare intrattenendo il pubblico nel miglior modo possibile, con un ritmo sostenuto, personaggi che funzionano - Emilia Clarke, che non avrei mai e poi mai visto nel ruolo di Sarah Connor, riesce a rendere molto bene una versione più "young" ma non per questo meno combattiva della stessa, Jason Clarke è un inquietante John Connor, Schwarzy spacca e gigioneggia alla grandissima, e forse l'unico non completamente convincente è il Kyle Reese di Jai Courtney, che non ho mai apprezzato particolarmente neppure ai tempi di Spartacus -, citazioni non invasive ed un'atmosfera che pare, più che perdere tempo in giri di parole, gridare in faccia all'audience di non cercare troppi peli nell'uovo, ma di prendere lo stesso e spararselo crudo neanche fosse il concentrato beverone di Rocky prima dell'allenamento all'alba.
Senza dubbio, in quel caso, cavalcherete attraverso il Tempo, i suoi paradossi e gli affari di Uomini e Robots al vostro meglio, tornando bambini e nel cuore di quei magici eighties come se malvagi cyborg venuti dallo spazio potessero davvero arrivare con le peggiori intenzioni, ed un eroe solitario - in questo caso, addirittura due - tornassero indietro pronti a dare tutto, ma proprio tutto, per farvi portare a casa la pelle.
E ancora meglio, sarà come se fosse la prima volta, il futuro non fosse già scritto e neppure lo scorrere dei minuti che conduce al finale - del film, della saga, della vita - potesse farci nulla: perchè certe cose, per quanto vecchie, non saranno mai e poi mai obsolete.
Come Terminator, Arnold Schwarzenegger, gli anni ottanta, i popcorn movies che appena terminati si ha subito voglia di ricominciare a vedere.
Come il Cinema.
E la sua meraviglia.




MrFord




"Good times, bad times, you know I had my share;
when my woman left home for a brown eyed man,
well, I still don't seem to care."
Led Zeppelin - "Good times bad times" -





giovedì 9 luglio 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): non ricordo quando è stata l'ultima volta in cui ho scritto di essere contento per le uscite di un particolare weekend. Di quasi tutte le uscite di un weekend. E della giornata dedicata alla rubrica legata alle stesse.
Perchè tutta questa felicità? Purtroppo non perchè Cannibal Kid, mio sgradito co-conduttore, abbia deciso di ritirarsi, quanto perchè su quattro titoli in arrivo nelle nostre sale, quattro potrebbero addirittura essere passabili, o quantomeno divertire sguaiatamente.
Una cosa che non accadeva davvero da troppo tempo. E direi che me la faccio più che bastare.

"Sayonara, Cannibal."
Terminator Genisys

"Peppa, allacciati le cinture: pare che al volante sia anche peggio di Ford."
Cannibal dice: Il nuovo capitolo di Terminator a quanto pare è atteso giusto da Ford, più qualche altro vecchio nostalgico come lui, e infatti negli Usa si sta rivelando un discreto flop. Nonostante un bombardamento pubblicitario più fastidioso di una canzone di Alvaro Soler, questa spudorata operazione commerciale non sta funzionando più di tanto. Spero che il boccalone pubblico italiano faccio lo stesso e non abbocchi a questa trappola. Io potrei dargli un'occhiata soltanto per vedere come se la cava la splendida Emilia Clarke nei panni di Sarah Connor al posto di quel cessone di Linda Hamilton. L'idea di rivedere Schwarzy a distanza di poco dal comatoso Contagious mi fa però terminare subito ogni idea di guardarlo.
Ford dice: per me Terminator finisce in gloria con lo splendido Terminator 2 - Il giorno del giudizio - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2015/05/terminator-2-il-giorno-del-giudizio.html -, senza appello.
Tuttavia, la presenza di Khaleesi e dell'inossidabile Arnoldone potrebbero fungere da catalizzatore per una delle visioni più fracassone e rilassanti dell'estate, lontana anni luce dalle proposte teen o radical del mio rivale.
Tradotto: casa Ford correrà in sala il primo giorno disponibile.



Giovani si diventa

"Ammazza che figata, questo tormentone estivo fordiano!"
Cannibal dice: Altroché Merdinator. Questo è il film della settimana. Dopo il cult Frances Ha, Noah Baumbach è pronto a regalarci una nuova perla di cinema indie con questo lavoro intitolato While We're Young e in Italia diventato, forse pensando a me, Giovani si diventa. Anche se nel mio caso sarebbe stato più azzeccato il titolo: Bimbiminkia si diventa.
Ford dice: Noah Baumbach, nonostante un'aura radical chic grande come una casa, è da sempre un idolo anche qui al Saloon.
Dopo l'ottimo Frances Ha, la visione di Giovani si diventa - da giovani, e non da vecchi, vero Cannibal? - diventa quasi obbligata.
Nonostante sia estate e il cervello non abbia voglia di stimoli eccessivi.



'71

"Torna subito qui, Peppa! I bambini non possono maneggiare armi da fuoco!"
Cannibal dice: A sorpresa, questa pellicola bellica britannica molto apprezzata dalla critica mondiale con protagonista l'idolo di Skins Jack O'Connell arriva anche dalle nostre parti. Non appare proprio come una visione tipicamente estiva, ma cercherò di dargli una possibilità a breve.
Ford dice: questa settimana, incredibilmente, molte proposte valide. Questo '71 ha avuto recensioni positive un po' ovunque, ma ancora mi manca.


A questo punto, dovrò recuperarlo quasi assolutamente.
Prima che il prode Peppa Kid possa influenzarvi negativamente.



Il nemico invisibile

"Caro Cannibal, questa non è proprio la tua settimana."
Cannibal dice: Visto che Schwarzenegger non bastava, ecco che il mondo della pessima recitazione cala un altro pezzo da novanta: Nicolas Cage. Il mio nemico invisibile Ford questa settimana ha davvero di che esultare!
Ford dice: ho visto il trailer di questo film, e nonostante la simpatia che continuo a provare per Cage - nonostante tutto - non riesco a trovare un motivo per vederlo.
Ad ogni modo, una settimana priva di schifezze e di film italiani o horror di bassa lega, è sempre ben accetta.
Alla faccia del mio rivale.


venerdì 19 giugno 2015

Game of thrones - Stagione 5

Produzione: HBO
Origine: USA, UK
Anno: 2015
Episodi: 10




La trama (con parole mie): nei sette regni ed attorno al Trono di spade continua a scorrere il sangue, complici gli intrighi e le guerre in corso in ogni angolo del mondo conosciuto. Mentre, oltre il mare, Daenerys cerca a fatica di contenere le rivolte intestine a Mereen ed i suoi draghi, Thyrion è in viaggio proprio verso la sua corte; ad Approdo del re, invece, Cersei intima a Jamie di recuperare Myrcella, la loro figlia tenuta alla corte del defunto Oberyn, e pianifica una vendetta religiosa contro i Tyrell che potrebbe creare non pochi problemi anche a lei stessa; nel profondo Nord, invece, Jon Snow si trova ad affrontare la minaccia dei White Walkers ed il peso del suo nuovo ruolo, in bilico tra i Guardiani ed i Bruti; Stannis Baratheon, Melisandre e l'esercito raccolto dal pretendente al trono, invece, progettano di invadere Grande Inverno schiacciando i Bolton, nel frattempo venuti in possesso di Sansa Stark; Arya, sua sorella minore, invece, si trova a Bravoos per affinare le sue doti di assassina e cominciare a vendicarsi di tutti coloro ai quali ha giurato la morte.







Presenti possibili spoiler involontari e indiretti.



Senza ombra di dubbio, una delle serie tv più importanti degli ultimi anni, nonchè una delle più amate di sempre, Game of thrones, è divenuta, nel corso delle stagioni, praticamente un fenomeno di costume, oltre ad un prodotto di altissima qualità: io stesso, da quel giorno cinque anni fa in cui con Julez approcciammo il pilota terminato con il volo dalla torre di Brann, ho visto crescere, vivere e morire decine di personaggi memorabili, applaudito a sequenze mozzafiato, osservato ammirato la tecnica e lo script di quello che, di fatto, per numero di protagonisti ed amore quasi maniacale di schiere di fan, potrebbe essere considerato l'erede ufficiale di Lost.
Questa stessa quinta stagione, di fatto, è stata l'ulteriore conferma dello standard tecnico assolutamente elevato della proposta di Weiss e Benioff, ed è stata in grado di regalare ottimi momenti all'audience culminati con un season finale da urlo, in bilico tra una walk of shame da brividi ed una chiusura quasi shakespeariana, con tanto di "idi di marzo", e con l'addio - vero o presunto che sia - di due dei cardini delle vicende dei Sette Regni.
Dunque, perchè anche uno dei riferimenti da piccolo schermo del Saloon è finito sotto le bottigliate?
Senza dubbio non per demeriti artistici, o per scivoloni effettivi, quanto, di fatto, per l'approccio: onestamente parlando, nonostante alcuni passaggi ben riusciti, questa quinta stagione è stata senza dubbio "di passaggio", e rispetto alla quarta, strabordante di momenti WTF, ha finito per segnare il passo ed apparire perfino noiosa a tratti, quasi si trattasse di un'annata spesa a disporre pezzi sulla grande scacchiera di Westeros in attesa di tempi migliori.
Come se non bastasse, comincio a nutrire qualche riserva su quello che è il marchio di fabbrica del buon George Martin, ovvero la sistematica eliminazione dei suoi protagonisti: il rischio, infatti, di puntare tutto sulla bocca spalancata del pubblico - come è stato per il finale di questa quinta season - potrebbe alla lunga innescare un effetto contrario, nello stesso, e privarlo dei suoi favoriti, oltre a risultare irrispettoso di fronte alle "creature" responsabili del successo del loro autore: inoltre, il progressivo sfoltimento del gruppo di main charachters lascia ora scoperti i Sette Regni non solo per quanto riguarda la lotta per la conquista dell'Iron Throne - al momento in mano al più inutile e privo di spessore dei regnanti - ma anche il cuore dei fan.
I due pezzi da novanta del cast, Thyrion e Daenerys, infatti, paiono essersi adagiati sui fasti passati cominciando a vivere di rendita, ed al momento solo Jamie Lannister, la coppia Cersei/Alto Passero ed il redivivo The Mountain paiono poter offrire qualcosa di interessante, almeno sulla carta e sempre che gli autori non decidano di fare un'altra epurazione.
Questo passo falso, però, è più concettuale che non artistico, e resto dunque fiducioso per il futuro di un titolo dal potenziale immenso, che ha regalato alcuni dei passaggi migliori che la televisione abbia offerto negli ultimi dieci anni: la minaccia dei White Walkers, il percorso di Arya, il futuro di Sansa, il ruolo sempre più inquietante degli emissari religiosi di Westeros - dal già citato Alto Passero a Melisandre -, la situazione del Trono di spade, quella del Nord ed il destino della "scomparsa" Khaleesi, tornata ad incrociare il cammino dei Dothraki.
L'hype è altissimo, e già da ora restiamo in trepidante attesa per il sesto giro di giostra, sangue e morte che già sappiamo Game of thrones ci offrirà: nel frattempo, però, con tutto il rispetto, Martin dovrà assaggiare, sotto forma di bottigliate, un pò della stessa moneta con la quale ripaga i suoi "figli" cartacei.



MrFord



"I stand surrounded by the walls that once confined me
knowing I'll be underneath them
when they crumble when they fall
with clarity my scars remind me
ash still simmers just under my skin."
Creed - "A thousand faces" -





mercoledì 24 dicembre 2014

Ford Awards 2014: le serie tv

La trama (con parole mie): è il momento di assegnare uno dei Ford Awards più importanti, quello dedicato alle serie tv. Così come per i libri, anche i serial hanno subito, complici gli impegni genitoriali e quelli lavorativi, una brusca frenata nel corso degli ultimi dodici mesi, lasciando ancora fuori dai radar di Casa Ford titoli importanti come Gomorra, Utopia, Black Sails, Vikings e sicuramente altri che non mi vengono in mente, ma che sono da tempo in lista.
Non che siano mancate la conferme o le new entries, fatto sta che compilare la top ten dei migliori dieci serial passati dalle parti del Saloon nel corso dell'anno che volge alla conclusione è stato tutto tranne che facile.
Fatta eccezione, forse, per il numero uno.



N°10: FRINGE


La sorprendente creatura di J. J. Abrams giunge alla conclusione con una quinta stagione poggiata sulle spalle di uno dei personaggi più complessi e sfaccettati che il piccolo schermo abbia regalato al suo pubblico negli ultimi anni: Walter Bishop.
Lo sci-fi classico incontra la passione e la voglia di raccontare il presente ed il rapporto tra padri e figli attraverso il Tempo ed il Futuro, passando dall'azione serrata alla commozione sentita.
Un addio che lascia il segno, per una serie alla quale, nonostante le diffidenze iniziali, da queste parti abbiamo davvero voluto un gran bene.





Gli avventori del Saloon ben sanno quanto il sottoscritto sia decisamente sensibile ai prodotti legati ai concetti di Famiglia e Fratellanza, con tutti i pro ed i contro del caso.
Ray Donovan, iniziato in sordina e decollato grazie ad un granitico Liev Schrieber e ad un magnetico Jon Voight è diventato, episodio dopo episodio, una certezza: ed ho come l'impressione che lo ritroveremo in questa classifica anche l'anno prossimo, saldo come una roccia.




Ho sempre nutrito una passione viscerale, per le storie ad ambientazione carceraria, da Edward Bunker a Oz: convinto da Julez a seguire questo titolo quasi esclusivamente tinto di rosa, ho finito per ammirare, episodio dopo episodio, la freschezza nella scrittura e lo straordinario lavoro di tutto il cast, ennesima dimostrazione della forza che l'altra metà del cielo è in grado di esplodere - in positivo o in negativo - nel mondo.
Dietro le sbarre, oppure no.


N°7: BANSHEE



Se esistesse un prototipo del prodotto fordiano fatto e finito, Banshee sarebbe tra i candidati migliori a ricoprirne il ruolo: botte da orbi, sesso a volontà, sparatorie, anime nere prestate ai "buoni" ed una serie di situazioni così lontane dalla realtà da finire per apparire più vere della stessa.
La fase di scrittura non sarà tra quelle destinate a rimanere negli annali, ma non importa: guardare Banshee è come concedersi una grigliata con tutte le carni che si preferiscono accompagnata da litri e litri di alcool e con una scopata assicurata alla fine.
Cosa si potrebbe chiedere di più?

N°6: JUSTIFIED



Se Banshee è la versione più fantasiosa della fordianità, Justified ne è il lato, al contrario, molto più vicino alla realtà: ispirata ad un racconto del grande Elmore Leonard, interpretata da uno degli idoli trash del sottoscritto, Walton Goggins, e resa imperdibile da un protagonista da grande romanzo southern - il cowboy moderno Raylan Givens -, è giunta quasi per caso da queste parti diventando in brevissimo tempo un vero e proprio cult.






Con ogni probabilità, la rivelazione di questo duemilaquattordici: produzione inglese, cast poco noto, un intrigo ed un omicidio pronti a sconvolgere una piccola cittadina della costa britannica neanche ci trovassimo nel cuore di un poco onirico e decisamente vero Twin Peaks all'europea e due detectives così diversi tra loro da riuscire a trovare un'alchimia quasi perfetta.
Un pò come il crescendo finale di questa piccola perla.



 

I SamCro sono ormai una realtà consolidata, da queste parti, ed una presenza costante delle classifiche di fine anno: curioso come, agli esordi del blog, fui tra i primi a sponsorizzare un titolo ormai giunto alla conclusione e divenuto un cult anche per alcuni insospettabili - vero, Cannibal? -, mentre ora, con due stagioni ancora da vedere, mi ritrovo ad essere clamorosamente in ritardo sulla tabella di marcia.
Ma poco importa, in fondo. Quello che conta è che la creatura di Kurt Sutter resta uno dei cardini del piccolo schermo fordiano. Sempre e comunque.

N°3: SHAMELESS


Non c'è nessuno come i Gallagher, sul piccolo schermo.
E neppure sul grande, mi sa tanto.
E non c'è nessuno che come i Gallagher, che caduta dopo caduta e risalita dopo risalita, faccia sentire parte di una famiglia.
Noi Ford siamo profondamente, completamente, assolutamente dalla loro: imperfetti e scombinati, dipendenti e passionali, travolgenti e caotici.
Gli outsiders passano tutti da qui.
E noi siamo fieri che sia così.




Potrà essere imperfetta, non sempre lineare, dispersiva, eppure Game of thrones è stata una delle realtà più straordinarie che il piccolo schermo abbia regalato negli ultimi anni: e la season four, con i suoi colpi di scena e sequenze memorabili - su tutte, la morte di Joffrey ed il duello tra The Mountain e Red Viper - ha finito per rinverdire i fasti dell'annata d'esordio.
E con charachters come il Tyrion Lannister di Peter Dinklage e la Khaleesi di Emilia Clarke pronti a dare ancora il loro meglio il futuro non potrà che essere roseo. O al massimo tinto di sangue.





La vincitrice annunciata di questa classifica non ha avuto rivali fin dall'inizio dell'anno, quando ha sconvolto la blogosfera e non solo con le sue otto puntate da cardiopalma, un cocktail perfetto de Il silenzio degli innocenti, Se7en e qualsiasi cosa sia stata scritta - e alla grande - a proposito dei serial killers.
Due protagonisti e due attori straordinari per quello che, indubbiamente, è il titolo della stagione.
E forse non solo.




I PREMI

Preferito fordiano: Raylan Givens, Justified
Miglior personaggio: Rust Cohle, True detective
Miglior sigla: Justified
Uomo dell'anno: Matthew McConaughey, True detective
Donna dell'anno: Taylor Schilling, Orange is the new black
Scena cult: il duello tra The Mountain e il Red Viper, Game of thrones
Migliore episodio: Form and void, True detective
Premio ammazzacristiani: The Mountain, Game of thrones e Raylan Givens, Justified
Miglior coppia: Olivia Colman e David Tennant, Broadchurch

Cazzone dell'anno: Lucas Hood, Banshee
Cattivo dell'anno: Boyd Crowder, Justified



MrFord
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