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giovedì 14 aprile 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): pare che, Notte degli Oscar alle spalle, la distribuzione cinematografica - e la settima arte - abbiano deciso di regalarsi una vacanza anticipata, intasando le sale settimana dopo settimana di titoli inutili o di ripiego, lasciandomi in questo deserto solo accanto alla mia nemesi di sempre Cannibal Kid.
Anche questa settimana, in un modo o nell'altro, tocca sopravvivere: e non parlo della convivenza con il mio rivale, purtroppo! 


Ford e Cannibal nel corso di una delle loro passeggiate di meditazione.

Nonno scatenato

"Nipote, vestito come un fighetto in quel modo sembri Cannibal." "Nonno, vestito in modo improponibile, sembri proprio Ford."
Cannibal dice: Nonno scatenato è la storia del vecchio e tamarro Nonno Ford che va in giro con il giovane e posato Cannibal Kid, interpretati per l'occasione da Robert De Niro e Zac Efron. Per quanto minkiatona possa essere questo film, una visione ignorante perfetta per la nuova collezione primavera estate 2016 per me ci sta tutta. E non date ascolto a quegli snob come il mio blogger nemico che proveranno a convincervi del contrario.
Ford dice: che De Niro ormai sia bollito è cosa risaputa. Questa commediola con il suddetto e Zach Efron potrebbe dunque rivelarsi l'ennesima stronzata con protagonista il vecchio Bob oppure una cosa divertente come Cattivi vicini.
Spero nella seconda, anche perchè non ho voglia di sparare sulla croce rossa più di quanto già non faccia ogni settimana con il Cannibale.


Il libro della giungla

"Hey Ford, ma quando arriviamo al centro commerciale!?" "Cucciolo eroico, la giungla non è uno dei tuoi film teen."
Cannibal dice: La storia dell'infanzia di James Ford, sballottolato dalla giungla a Lodi. Un libro che io chiudo subito volentieri.
Ford dice: la storia del Cucciolo Eroico accompagnato nel suo viaggio nella giungla dall'orso Ford, pronto a salvargli il culo ad ogni piè sospinto.
Potrebbe essere molto divertente.


Mistress America

"Ora ti porto a casa di una mia grande amica: Katniss Kid. E' la regina delle radical chic."
Cannibal dice: Pellicola vista un po' di tempo fa, ma di cui ancora non ho avuto tempo, modo e ispirazione di scrivere un post. Ce la farò adesso?
La risposta, forse, nei prossimi pezzi di me... di Pensieri Cannibali.
Ford dice: pellicola già vista, recensita e pubblicata giunta con il consueto ritardo nelle sale italiane. Non il meglio di Baumbach, ma comunque una visione interessante.


Hardcore!

"Cannibal, vedi di smetterla con le tue pose, o ti faccio saltare la testa."
Cannibal dice: Hardcore! è un film-videogame che rischia in maniera hard di essere una delle più grandi stronzatone dell'anno. C'è anche una possibilità, piuttosto piccola quasi quanto quella che Ford in realtà sia un genio incompreso, che possa trattarsi di una delle figatone dell'anno. Staremo a vedere...

Ford dice: film che promette di essere una delle stronzate più grosse mai portate in sala, già pubblicizzato a manetta online e non solo. Probabilmente, peggio si potrà trovare soltanto andando a vedere i film con i voti più alti su Pensieri Cannibali.


Criminal

"Kevin, deve venire con noi: è accusato di Fordismo di primo grado."
Cannibal dice: Il fordiano e ormai in età da pensione Kevin Costner qui su Pensieri Cannibali non è mai stato troppo ben voluto. Anzi, proprio per niente. Questo Criminal dal trailer mi è sembrato però uno di quei thrillerini innocui che, per quanto già visti e stravisti, per una serata disimpegnata potrebbero rivelarsi una visione nemmeno troppo criminale.
Ford dice: il buon Kevinone Costner è un fordiano ad honorem, ma in un periodo sciapo come questo non ho certo bisogno dell'ennesimo film dal sapore di già visto. Piuttosto, posso sempre sfoderare un recupero di una delle sue pellicole migliori, come Un mondo perfetto, tanto per citarne una. Staremo a vedere.


Nemiche per la pelle

"Ma quando arriva Ford!? Aveva promesso che sarebbe passato per rivelare se ci sono altri suoi figli in giro per il mondo!"
Cannibal dice: La versione al femminile della storia di Cannibal Kid e James Ford, nemici per la pelle che ora potrebbero unire le forze per fare causa agli sceneggiatori di questa pellicola per essersi ispirati a loro senza il loro permesso.
Ford dice: come si sono permessi gli autori di questa pellicola di plagiare le vicende che hanno visto, negli ultimi anni, il sottoscritto e Cannibal darsele in continuazione di santa ragione!?
Solo per questo meriterebbero il boicottaggio ed un risarcimento milionario ai due bloggers cui si sono ispirati.


Un'estate in Provenza

"Quello laggiù è Cannibal Kid. Una volta aveva sembianze umane, poi Ford ha deciso di portarlo su un ring."
Cannibal dice: Sembra la versione più famigliare, e quindi più fordiana, del recente molto chic Un momento di follia. Per quanto Jean Reno e Anna Galiena non mi ispirino molta fiducia, io a un film francese bello estivo come questo difficilmente riesco a dire di no.
Ford dice: già fatico con i film francesi in generale - tranne selezionate eccezioni -, se poi parliamo di qualcosa di leggerino e poco consistente, con un altro re dei bolliti come Jean Reno, impiego poco a dire di no. Preferisco farmi una bella estate in Australia. Più wild e più pane e salame.


Les souvenirs

"Sono proprio contento: ho trovato un lavoro da badante con una molto più giovane di Ford."
Cannibal dice: Film sul rapporto tra un ragazzo e la nonna che sembra quasi la versione francese, quindi meno cazzara, di Nonno scatenato. Anche in questo caso difficilmente riuscirò a dire di no, cosa che invece faccio con disinvoltura ogni volta che Ford scrive.
Ford dice: settimana che pare segnata dall'invasione francese. Dunque altra settimana pessima per il sottoscritto.


The Idol

"Ora suoneremo il nostro nuovo pezzo: il Cucciolo Eroico Rock."
Cannibal dice: The Idol? Oh, vedo che finalmente hanno girato un film su di me. Bene così!
Ford dice: film palestinese che ricorda The Millionaire di qualche anno fa, ma che, sarà l'effetto deja-vù, non mi attira per nulla. L'unica speranza è che possa essere smentito, ed avere almeno una soddisfazione da queste ultime settimane di magra.


Senza lasciare traccia

"Non ci posso credere: ho visto un film consigliato da Pensieri cannibali, e sono sopravvissuto!"

Cannibal dice: Senza lasciare traccia? Oh no, vedo che alla fine hanno girato un film su James Ford. Male così!

Ford dice: questo film è l'emblema del Cinema italiano attuale. Che di norma passa senza lasciare traccia.


Il bambino di vetro

"Secondo te che me ne faccio di due bottiglie d'acqua!? Portami un White Russian!"
Cannibal dice: Ford ha sfornato un altro bambino?
E questa volta pure di vetro?
Ford dice: film ispirato all'infanzia di Peppa Kid, ripetutamente bulleggiato dai suoi compagni di scuola pronti a romperlo come una bella statuina di vetro nel nome di Ford.


L'universale

"Prima di vedere un film consigliato da Cannibal, dobbiamo sballarci come si deve!"

Cannibal dice: Va bene che durante i Cinemadays i biglietti del cinema costano meno, ma questo manco se mi pagano lo vedo.
Ford dice: io non capisco per quale motivo occorre fare uscire undicimila titoli la settimana, se i titoli sono questi.


Fiore del deserto

"Uscire con Cannibal Kid!? Mai e poi mai!"
Cannibal dice: Pellicola del 2009 che esce nei cinema adesso, quando ormai sarebbe considerato un film vecchio persino per Rai Movie.
Quando sarebbe considerato vecchio persino per Mr. James Ford!
Ford dice: come sopra. Ma dopo la Notte degli Oscar la distribuzione è forse entrata in sciopero!?

venerdì 12 febbraio 2016

Mistress America

Regia: Noah Baumbach
Origine: USA, Brasile
Anno:
2015
Durata:
84'
 






La trama (con parole mie): Tracy è un'aspirante scrittrice fresca d'iscrizione all'Università, sola a New York e per la prima volta lontana dalla madre, in procinto di risposarsi con un uomo conosciuto online. La figlia di quest'ultimo, più grande di Tracy di almeno una decina d'anni, vive proprio nella Grande Mela, e quando è contattata dalla studentessa finisce per offrirle non solo amicizia e presenza, o una guida alla vita nella nuova città, ma anche un modello ed un esempio che Tracy traduce in un racconto che potrebbe portarla ad entrare nel club letterario più esclusivo del campus.
Quando il legame tra le giovani donne si fa più stretto e Tracy decide di spalleggiare Brooke, sua futura sorella, in modo che quest'ultima riesca a realizzare un sogno commerciale e non solo che rischia di naufragare, le prospettive cambiano: i ruoli, dunque, si ribalteranno ed i primi sei mesi a New York di Tracy finiranno per essere diversi e più intensi di quanto non avrebbe potuto immaginare.







Noah Baumbach ha tutte le carte in regola per essere il classico tipo cui le bottigliate calzano a pennello.
Radical chic, alternativo, figlio di un Cinema hipster made in USA buono giusto per tipi come il Cannibale, autore di alcune delle pellicole più Sundance - e questa volta, non in accezione positiva - degli ultimi anni, figlio del Woody Allen più supponente e di un approccio che pare lontano anni luce dalla mia galassia fatta di pane e salame.
Con Mistress America, ultima fatica del regista, la situazione è stata più o meno questa per due terzi del pur limitato minutaggio della pellicola: desiderio di colpire ripetutamente la premiata ditta Baumbach&Gerwig senza alcun ritegno sul grugno.
Ma evidentemente, nonostante le diversità che ci segnano, il sottoscritto ed il supponente Noah abbiamo qualcosa che ci lega, che nel caso di Mistress America si è tradotto non solo nella passione per la scrittura, ma anche nell'approccio da stronzi che, in qualche modo, nasconde sempre lezioni che neppure noi che stronzi siamo fino al midollo ci aspettiamo possano esserci riservate.
Il rapporto tra Brooke e Tracy, i loro scambi di ruolo da idolo ed esempio a gregaria, e viceversa, sono stati una delle sorprese più interessanti di questo inizio anno, in grado di rivaleggiare, pur in contesti assolutamente diversi, con le sfumature sentimentali e sessuali di Cate Blanchett e Rooney Mara in Carol: molti di noi, infatti, hanno finito per avere, nel corso della vita, "cotte" - se così si possono definire - per persone immaginate come qualcosa di molto più che umano, oltre le possibilità ed i fallimenti, e che, al contrario, proprio nella loro umanità hanno finito, prima o poi, per impartirci lezioni decisamente importanti.
Una sorta di fallimento - o di fallibilità - dei nostri eroi pronto a divenire il motore di un successo, o forse, a ben guardare, una nuova interpretazione del gioco delle parti che vede il supposto maestro necessitare dell'allievo più di quanto lo stesso non abbia davvero di lui: in questo senso, l'atmosfera da commedia brillante da salotto finisce per mascherare la voracità e la predatorietà di un personaggio come quello di Tracy, che non esiterei quasi a definire femme fatale a prescindere dall'immaturità e dal percorso del suo charachter, destinato ad un ulteriore, sentito e sentimentale ribaltamento proprio con l'ottimo finale.
Un botta e risposta pronto a sorprendermi ancora una volta da parte di un regista che forse non sarà mai tra i miei preferiti ma che, nonostante le diversità, finisce per riuscire sempre a superare le difese del Saloon: Mistess America, ad ogni modo, non è il miglior lavoro dell'ex "nuovo Wes Anderson" - che, a mio parere, continua ad essere Il calamaro e la balena -, eppure fotografa bene atteggiamenti e situazioni che, potenzialmente, New York, ambiente radical e chissà cos'altro a prescindere, potremmo aver vissuto tutti.
Del resto, ognuno di noi, in posizione di vantaggio o di svantaggio - parlando di rapporti sentimentali, che riguardano anche l'amicizia ed i legami "di costruzione", e non solo l'amore - ha potuto provare sulla pelle l'ebbrezza che da la sensazione di essere la guida e l'esempio di qualcuno, e quella di avere qualcuno come guida o esempio.
Così come quando le parti finiscono per mescolarsi con la presa di coscienza dello stesso ribaltamento, pronto ad andare a braccetto con l'ego che manifestiamo quando ancora pensiamo di essere geni ed avere il mondo in pugno, o quando, in modo diverso, capiamo di non esserlo eppure sappiamo bene che non potremo mai mollare.





MrFord





"I can wait another day until I call you
you've only got my heart on a string
and everything a'flutter
but another lonely night might take forever
we've only got each other to blame
it's all the same to me love
'cause I know what I feel to be right
no more lonely nights
no more lonely nights
you my guiding light."

Paul McCartney - "No more lonely nights" - 






martedì 14 luglio 2015

Giovani si diventa

Regia: Noah Baumbach
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 97'





La trama (con parole mie): Josh e Cornelia, coppia tra i quaranta e i cinquanta intellettuale ed all'apparenza realizzata, isolata dalla mancanza di figli rispetto agli amici più stretti, incontra per caso quella formata da Jamie e Darby, altrettanto intellettuali e poseur di vent'anni più giovani di loro, che da subito paiono essere ben disposti ad accoglierli nella loro vita influenzando, di fatto, i nuovi amici ed inducendoli ad un progressivo processo di "ringiovanimento".
Dunque, mentre Josh si ritrova ad emozionarsi all'idea di fare da mentore a Jamie nell'ambito del documentario, Cornelia viene travolta dalle sperimentazioni che si ritrovano ad affrontare accanto ai due ragazzi: ma sarà tutto davvero genuino e casuale, o dietro il legame si nasconderà un'altra esigenza, soprattutto dello stesso Jamie?
E riusciranno Josh e Cornelia ad accettare il fatto di non avere più vent'anni?








Evidentemente, uno dei leit motiv di questa torrida estate è il Tempo, che si parli di viaggi e paradossi, o, più semplicemente ed umanamente, di giorni ed anni che passano, ed inesorabilmente ci pongono di fronte ad una verità che, prima o poi, dovremo di fatto accettare.
Noah Baumbach, uno degli autori più radical chic del panorama americano capace, con l'equilibrio delle sue sceneggiature e la delicatezza della sua regia, di convincere perfino il sottoscritto, aggiunge la sua voce a questo coro grazie a Giovani si diventa, commedia dolceamara dal retrogusto alleniano che conferma il suo talento pur non attestandosi ai livelli di ottimi titoli come Frances Ha o Il calamaro e la balena: il confronto tra le due coppie protagoniste - gli pseudorealizzati di mezza età Josh e Cornelia e gli arrivisti Jamie e Darby, pronti ad aggredire una vita ancora al principio - e le riflessioni che ne scaturiscono riescono a colpire da entrambi i lati della barricata, raccontano bene la spaccatura che si crea tra le coppie con figli e quelle che, per scelta o destino, non ne hanno avuti, e descrivono con sensibilità sia la fragilità di chi si vede traghettare ad un'altra epoca della propria esistenza e chi, al contrario, è convinto di essere il centro del mondo, e di avere tutto tra le mani, incondizionatamente - l'irritante Jamie con la sua fastidiosa mimica e la sua idea di essere immortale è una fotografia chiara di questo stato d'animo -.
Si naviga, dunque, tra il dolce e l'amaro, di fatto ricordando dei tempi in cui si pensava di non avere punti deboli e che fosse tutto in un certo qual modo dovuto - sempre Jamie che finisce per farsi offrire ogni pranzo o cena che lo vede tra i commensali - e prendendo coscienza di quelli in cui si comincia non solo a pensare a quello che ci accade intorno, ma il bisogno di fare da guida a qualcuno diventa più importante che trovare una direzione per conto proprio: senza dubbio si tratta del film forse più sentimentale e mainstream di Baumbach, che mantiene il suo approccio indie ma strizza l'occhio - protagonista compreso - a titoli come I sogni segreti di Walter Mitty, di fatto creando una versione d'essai dello stesso, giocato su emozioni, ideali e confronto tra quello che speriamo possa essere e quello che, di fatto, è.
In questo senso una delle cose più interessanti della pellicola è il confronto tra il cuore di Josh ed il talento di Jamie, a prescindere dalle conseguenze che entrambi possano provocare in chi sta loro accanto ed intorno: lo stesso padre di Cornelia, trovatosi al centro della disputa tra i due cineasti comunque in erba a prescindere dall'età culminata con il confronto alla premiazione alla carriera del più vecchio e maturo tra i tre documentaristi rappresenta una stagione della vita ancora differente, in grado di cercare di osservare nel modo più obiettivo possibile tutto quello che è avvenuto prima.
Ma a prescindere dall'interessante visione, l'ottima coesione tra gli interpreti - se Adam Driver non è così insopportabile di persona, un plauso va a lui ed alla sua capacità di rendersi un tale bersaglio umano per tempeste e tempeste di bottigliate e pugni in piena faccia - e l'indubbia capacità del regista, la cosa che ha finito per colpirmi di più è stata l'affermazione in chiusura di Julez, che "per la prima volta si è ritrovata ad immedesimarsi nei vecchi".
Il Tempo pare essere il fulcro di questa torrida estate, scrivevo poco sopra.
Del resto, questa è la stagione che più rende l'idea, in questo senso: si passa dai mesi eterni lontani dalla scuola alle due settimane rosicate di ferie della crescita, dalle cotte al mare che ci paiono poter durare per sempre ai figli che corrono sulla spiaggia mentre cerchiamo di tenere il loro passo.
L'importante, in tutto questo, è trovare il proprio posto.
Quando questo passo sarà compiuto, parrà di essere più veloci perfino del Tempo.
E sarà sempre un'illusione estremamente confortante.




MrFord




"All the young dudes (hey, dudes!)
carry the news (where are you?)
boogaloo dudes (stand up, come on!)
carry the news."
Mott the Hoople - "All the young dudes" - 





giovedì 9 luglio 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): non ricordo quando è stata l'ultima volta in cui ho scritto di essere contento per le uscite di un particolare weekend. Di quasi tutte le uscite di un weekend. E della giornata dedicata alla rubrica legata alle stesse.
Perchè tutta questa felicità? Purtroppo non perchè Cannibal Kid, mio sgradito co-conduttore, abbia deciso di ritirarsi, quanto perchè su quattro titoli in arrivo nelle nostre sale, quattro potrebbero addirittura essere passabili, o quantomeno divertire sguaiatamente.
Una cosa che non accadeva davvero da troppo tempo. E direi che me la faccio più che bastare.

"Sayonara, Cannibal."
Terminator Genisys

"Peppa, allacciati le cinture: pare che al volante sia anche peggio di Ford."
Cannibal dice: Il nuovo capitolo di Terminator a quanto pare è atteso giusto da Ford, più qualche altro vecchio nostalgico come lui, e infatti negli Usa si sta rivelando un discreto flop. Nonostante un bombardamento pubblicitario più fastidioso di una canzone di Alvaro Soler, questa spudorata operazione commerciale non sta funzionando più di tanto. Spero che il boccalone pubblico italiano faccio lo stesso e non abbocchi a questa trappola. Io potrei dargli un'occhiata soltanto per vedere come se la cava la splendida Emilia Clarke nei panni di Sarah Connor al posto di quel cessone di Linda Hamilton. L'idea di rivedere Schwarzy a distanza di poco dal comatoso Contagious mi fa però terminare subito ogni idea di guardarlo.
Ford dice: per me Terminator finisce in gloria con lo splendido Terminator 2 - Il giorno del giudizio - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2015/05/terminator-2-il-giorno-del-giudizio.html -, senza appello.
Tuttavia, la presenza di Khaleesi e dell'inossidabile Arnoldone potrebbero fungere da catalizzatore per una delle visioni più fracassone e rilassanti dell'estate, lontana anni luce dalle proposte teen o radical del mio rivale.
Tradotto: casa Ford correrà in sala il primo giorno disponibile.



Giovani si diventa

"Ammazza che figata, questo tormentone estivo fordiano!"
Cannibal dice: Altroché Merdinator. Questo è il film della settimana. Dopo il cult Frances Ha, Noah Baumbach è pronto a regalarci una nuova perla di cinema indie con questo lavoro intitolato While We're Young e in Italia diventato, forse pensando a me, Giovani si diventa. Anche se nel mio caso sarebbe stato più azzeccato il titolo: Bimbiminkia si diventa.
Ford dice: Noah Baumbach, nonostante un'aura radical chic grande come una casa, è da sempre un idolo anche qui al Saloon.
Dopo l'ottimo Frances Ha, la visione di Giovani si diventa - da giovani, e non da vecchi, vero Cannibal? - diventa quasi obbligata.
Nonostante sia estate e il cervello non abbia voglia di stimoli eccessivi.



'71

"Torna subito qui, Peppa! I bambini non possono maneggiare armi da fuoco!"
Cannibal dice: A sorpresa, questa pellicola bellica britannica molto apprezzata dalla critica mondiale con protagonista l'idolo di Skins Jack O'Connell arriva anche dalle nostre parti. Non appare proprio come una visione tipicamente estiva, ma cercherò di dargli una possibilità a breve.
Ford dice: questa settimana, incredibilmente, molte proposte valide. Questo '71 ha avuto recensioni positive un po' ovunque, ma ancora mi manca.


A questo punto, dovrò recuperarlo quasi assolutamente.
Prima che il prode Peppa Kid possa influenzarvi negativamente.



Il nemico invisibile

"Caro Cannibal, questa non è proprio la tua settimana."
Cannibal dice: Visto che Schwarzenegger non bastava, ecco che il mondo della pessima recitazione cala un altro pezzo da novanta: Nicolas Cage. Il mio nemico invisibile Ford questa settimana ha davvero di che esultare!
Ford dice: ho visto il trailer di questo film, e nonostante la simpatia che continuo a provare per Cage - nonostante tutto - non riesco a trovare un motivo per vederlo.
Ad ogni modo, una settimana priva di schifezze e di film italiani o horror di bassa lega, è sempre ben accetta.
Alla faccia del mio rivale.


lunedì 29 dicembre 2014

Ford Awards 2014: i film (N°15-11)

La trama (con parole mie): continua la carrellata dedicata al meglio del duemilaquattordici, con una seconda cinquina che passa direttamente dal mondo colorato e divertente - almeno nella maggior parte dei casi - della precedente a quello più autoriale ed alternativo, per quanto si tratti sempre di titoli non propriamente di nicchia. Quattro nomi decisamente importanti troveranno dunque spazio assieme ad una delle sorprese più gradite degli ultimi dodici mesi per questa seconda parte del momento più importante dei Ford Awards.



N°15: GRAND BUDAPEST HOTEL di WES ANDERSON


Il più radical chic tra i registi texani - e forse statunitensi - sfodera l'ennesima chicca confezionando in colori pastello un film dal gusto europeo e romantico, un divertissement d'alta scuola che non fa rimpiangere i suoi lavori migliori: forse i meno avvezzi non ne coglieranno tutte le sfumature, eppure si tratta di una delle cose più originali ed interessanti che riguardi l'interpretazione cinematografica dell'amore attuale.

N°14: JERSEY BOYS di CLINT EASTWOOD


Erroneamente giudicato un Eastwood minore da molti, dietro la maschera da musical incentrato sulla carriera di Frankie Valli e dei Four Seasons, Jersey Boys è un ritratto dolceamaro del sogno americano e della geografia delle periferie delle grandi città, dominata da regole ben precise che rispecchiavano, negli anni cinquanta e sessanta, i valori dell'amicizia e della Famiglia nel pieno stile dei film di gangsters. Classe pura e grande emozione.

N°13: 12 ANNI SCHIAVO di STEVE MCQUEEN 



E tanto Wes Anderson è riuscito a mostrare il lato europeo degli USA, tanto Steve McQueen ha compiuto l'impresa nel portare sullo schermo un'opera profondamente americana firmata da un figlio del vecchio continente.
La struggente vicenda - ispirata a fatti realmente accaduti - di Solomon Northup, interpretata con intensità spaventosa dai suoi protagonisti ed in grado di narrare senza eccedere in retorica il dramma dello schiavismo è uno dei capitoli più importanti del Cinema mainstream impegnato, nonchè una delle esperienze più forti dell'anno.

N°12: FRANCES HA di NOAH BAUMBACH



Come tutti gli avventori più "datati" del Saloon sapranno, Little Miss Sunshine è uno dei film del cuore di casa Ford e dei suoi occupanti, per tutta una serie di motivi che richiederebbero ben più di un post per essere raccontati.
Una delle caratteristiche principali di quella perla era la sua capacità di rappresentare la primavera: il lavoro del sempre ottimo Noah Baumbach e sorpresa numero uno dell'anno Frances Ha è riuscito principalmente in questo. Tradurre in immagini e in una protagonista a suo modo indimenticabile quella che, con ogni probabilità, è la mia stagione preferita.

N°11: A PROPOSITO DI DAVIS di JOEL ed ETHAN COEN



I Fratelli Coen, fordiani onorari, tornano sul grande schermo con uno dei loro lavori più atipici, una parabola decisamente amara sugli outsiders con un protagonista spesso e volentieri detestabile, eppure legato strettamente a tutti noi poveri stronzi che ci battiamo con tutte le forze per un posto al sole, poco importa in quale campo, basta sia quello che stimola maggiormente la nostra passione: e mai più di questa volta ha trovato un senso il verso "uno su mille ce la fa".



TO BE CONTINUED...
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