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giovedì 5 luglio 2018

Thursday's child







Nuova settimana delle uscite che capita giusta giusta con il break tra ottavi e quarti di finale del Mondiale, e che più che dei film farà discutere a proposito delle interessanti visioni di questo vecchio cowboy e di Cannibal Kid che pare avere l'ospite della settimana, Antonella.
Preparatevi alle sorprese!



"Con Ford e Cannibal alle calcagna, non mi resta che fuggire!"

Stronger

"Ed ecco un bel momento romantico per quel cuccioloso di Cannibal."

Antonella: Stronger sarà uno di quei film che commuoverà solo gli animi più sentimentali, come quello di Cannibal Kid, o anche gli animi più cinici, come quello di Mr. Ford? Quel che è certo è che il film merita di essere visto per la presenza di Jake Gyllenhal, uno degli attori più bravi e meno considerati di Hollywood, tant'è che per questo ruolo (un ragazzo rimasto paralizzato durante l'attentato di Boston) non si è beccato nemmeno una candidatura agli ultimi Academy Awards…
Cannibal Kid: Cos'è questa storia che io sarei un animo sentimentale? E Ford, il paparino più tenero della blogosfera, sarebbe cinico?
Mi sa che Antonella ha invertito i nostri ruoli. Fatto sta che sono così sentimentale che questa drammatica storiona vera non è riuscita a commuovermi, o anche solo a emozionarmi un pochino. Stronger, né brutto né bello, mi ha lasciato talmente indifferente che non c'ho nemmeno avuto voglia di scrivere una recensione, né tantomeno incazzarmi per la mancata candidatura agli Oscar del sottovalutato Jake Gyllenhaal che, per quanto qui se la cavi ancora una volta più che bene, non meritava una nomination per quello che è uno dei film più ruffiani e meno memorabili della sua per il resto grandiosa carriera.
Ford: a dire il vero io sono chiaramente un finto cattivo sentimentale mentre Cannibal un finto bimbominkia innocuo in realtà spietato, quindi forse potrei apprezzare più io questo film, che comunque mi ispira pochino, devo ammetterlo. Quello che è certo è che Gyllenhaal, uno dei pochissimi attori a mettere d'accordo me e Peppa, potrebbe valere da solo la visione.

Unsane

"Hey Ford, qui c'è una che dice che sei radical chic: dev'essere proprio unsane!"

Antonella: Steven Soderbergh ha avuto una carriera molto variegata e secondo me ha diretto anche pellicole discutibili, noiose e un po' pretenziose. Il trailer di questo film sembra, però, molto promettente ed essenzialmente per tre motivi: la suspense, Claire “Elizabeth II” Foy, e il tema dello stalking. Sicuramente è il film più interessante della settimana.
Cannibal Kid: Steven Soderbergh è un regista distontinuo, ma di lui ho sempre apprezzato la voglia di sperimentare, cambiare stile e provare cose nuove. In pratica, l'esatto opposto del conservatore Mr. Ford. Con questo Unsane ha avuto l'insana idea di girare un film tutto con l'iPhone, che poi a ben vedere non è così insana ma è anzi la cosa più interessante della pellicola, insieme all'ottima interpretazione della bravissima Claire Foy, oggi una delle migliori attrici del mondo. Peccato solo che la sceneggiatura sia alquanto banalotta e la pellicola nel complesso non si riveli granché memorabile. Infatti manco ho scritto una rece, almeno per ora.
Ford: preso dalla kermesse dei Mondiali, sono rimasto clamorosamente indietro rispetto alle visioni di questo periodo, e sarà ormai una ventina di giorni che nessun film mette piede in casa Ford. Certo, nonostante Soderbergh sia da sempre un regista potenzialmente interessante, non mi pare di essermi perso molto. Un pò come quando, tornando sulla blogosfera, vado a leggere il blog del mio rivale.

La prima notte del giudizio

"Per guardare un film consigliato da Cannibal, devi quantomeno farti con tutta questa roba!"

Antonella: Con l'aria che tira ultimamente in Italia, questo film potrebbe mettere strane idee in testa a qualcuno… comunque rispetto ai film precedenti della saga, questo capitolo sembra essere stato ispirato da Get Out e sembrerebbe avere un risvolto problematico e politico più interessante. La verità, però, è che se vedo un film horror non dormo per una settimana, per cui è estremamente improbabile che lo veda…
Cannibal Kid: Ford, abbiamo trovato qualcuno più fifone di te!
La notte del giudizio come saga mi piace più nelle intenzioni di fare un tipo di thriller-horror bello cattivo e molto politico, che non nei risultati, visto che il primo film era abbastanza buono mentre gli altri due erano delle robette così così, però credo continuerò a seguirla.
Ford: la saga de La notte del giudizio è una di quelle cose wannabe cult che comunque non disturba troppo, e che si spera sempre di vedere in modo che intrattenga e porti, magari, in dono qualche riflessione un pò più profonda della pura e semplice violenza a nastro. Un tentativo lo si farà, cercando di non essere troppo spietati nel giudizio.

Prendimi

"Ford Hamm, ti tengo lontano da me con questo getto di radicalchicchismo!"

Antonella: Non è molto chiaro in cosa consista il gioco su cui si fonda la trama del film e questo mi sembra un punto a suo sfavore, il cast però è di tutto rispetto e Cannibal Kid non potrà non vederlo visto che uno dei protagonisti è il suo rimpianto “Mad Man” Jon Hamm.
Cannibal Kid: Il gioco è molto semplice da spiegare: si tratta dell'evergreen “ce l'hai”, cui credo abbiano giocato i bambini (e non solo) di qualunque generazione. Sia i più giovani come me, che i più vecchi come Ford. E credo anche Antonella. Jon Hamm mostra qui il suo lato più comedy e sia per lui, che per l'assurdità della trama, anche questo film non me lo voglio perdere. Però, mica male questa settimana! T'è andata bene, Antonella. Hai per caso stretto un patto con i distributori? O con Satana?
Ford: io mi prendo, nel dubbio che questo film sia l'ennesima porcata Cannibal style, almeno due o tre cocktails per affrontare la visione. Poi si vedrà.

Estate 1993

"Ford è al volante. Ho dovuto assumere le stesse sostanze di chi ha guardato il film consigliato da Cannibal."

Antonella: Un film spagnolo che probabilmente vedranno soltanto i cinefili più radical chic, come Mr. Ford. Il titolo e la locandina apparentemente fanno pensare ad una pellicola spensierata ed invece non ci si potrebbe sbagliare di più... forse è persino più straziante di Oliver Twist. Insomma, da non vedere in vacanza se non volete rovinarvela.
Cannibal Kid: Antonella che dà del radical-chic a Mr. Ford è la mia nuova eroina. Muchas gracias.
Quanto al film, nonostante il titolo 90s cannibalesco, dal trailer sembra una soporifera bambinata buona appunto soltanto per i cinefili più radical chic, come Mr. Ford ahahah!
Ford: Antonella, dopo avermi dato del radical chic ti sei guadagnata una mossa di wrestling degna di quelle che usualmente subisce il Cucciolo Eroico.

Doraemon - La grande avventura in Antartide


Antonella: Al cinema resterà solo per qualche giorno, per cui se siete fan del gatto spaziale dovete affrettarvi ad andare al cinema! Per tutti gli altri, credo che non si tratti di un film che passerà alla storia...
Cannibal Kid: Al cinema resterà solo per qualche giorno, per cui lasciate passare qualche giorno e poi pregate che le sale propongano un titolo più interessante di quest'ennesima bambina fordiana.
Ford: Doraemon mi è sempre stato simpatico. Ma non abbastanza da correre in sala per vedere questa minestra riscaldata. Cannibal, invece, mi è sempre stato antipatico. E dopo le sue dichiarazioni di poco sopra, Antonella rischia di insidiargli il titolo.

mercoledì 3 gennaio 2018

Madre! (Darren Aronofsky, USA, 2017, 121')




Aronofsky è uno dei grandi misteri del Cinema, per quanto mi riguarda.
Da sempre esaltato da un nutrito zoccolo duro di sostenitori, qui al Saloon ha avuto una vita difficilissima fin dagli esordi, fatta di delusioni e bottigliate, visioni sconvolgenti - non in senso positivo - ed aspettative sempre più basse.
E d'un tratto, grazie ad un cambio di rotta ed alla scelta di portare sullo schermo una delle mie più grandi passioni - il wrestling -, divenuto un idolo neanche fosse Clint Eastwood: con The Wrestler, infatti, probabilmente uno dei miei film favoriti degli ultimi dieci anni e forse di sempre, il buon Darren riportò piuttosto in alto l'asticella, confermando il suo valore con il successivo ed ipnotico Black Swan, che quasi mi fece pensare che, per un Malick che progressivamente perdevo, andavo forse a guadagnare un nuovo visionario ai miei favoriti.
Niente di più sbagliato: neppure il tempo di consolidare la sua posizione nelle graduatorie fordiane, quand'ecco giungere come una sventagliata di mitra Noah, obbrorio hollywoodiano della peggior specie pronto a scalare le classifiche dei peggiori e a farmi ricredere una volta ancora a proposito di questo autore che definire discontinuo mi pare assolutamente riduttivo.
Con l'arrivo in sala di Madre! le previsioni più ottimistiche prevedevano, da queste parti, una tempesta di bottigliate di quelle delle grandi occasioni, condite da una recensione che avrebbe potuto essere dominata dall'incazzatura o dalla facile ironia rispetto al soggetto: e invece, ecco una nuova sorpresa firmata da Aronofsky.
Madre! mi è parso un film interessante, assolutamente lontano dallo scempio che avevo previsto, con molte idee potenzialmente ottime se ben sviluppate: peccato che, nello specifico, l'autore non sia riuscito neppure per sbaglio proprio in quest'impresa, lanciandosi in una serie di tentativi che vorrebbero apparire estremi e pronti a sconvolgere lo spettatore risultando semplicemente uno di quegli artisti che pensano che basti provocare per essere considerati geniali.
Ad ogni modo, oltre alla canotta senza reggiseno di Jennifer Lawrence, ho trovato questo film a suo modo coraggioso ed intelligente, nonostante la volontà di chi l'ha firmato di esplicitare fin troppo l'abbia minato alle fondamenta, costringendo lo spettatore ad un'agonia che può essere paragonabile a quella della protagonista - e questo potrebbe essere considerato un pregio, da alcuni - e ad una sorta di lezione forzata che rende l'intera operazione spocchiosa ed antipatica, nonostante tematiche come quella del rapporto tra l'artista e la sua arte, il ruolo della donna e la definizione del concetto di sacrificio, che avrebbero senza dubbio potuto trasformare questo titolo nell'ennesimo stupefacente comeback di Aronofsky, che neppure fosse Rocky prende cartoni e critiche all'angolo per poi piazzare il colpo vincente.
A questo giro è mancato, e su questo non ho alcun dubbio, eppure una flebile speranza - al contrario del già citato Malick - esiste ancora, e forse, sotto tutto il suo desiderio di imporsi come autore mistico e complesso, si nasconde un ragazzo che ancora non è cresciuto nonostante si avvicinino i cinquanta che deve ancora trovare la sua strada: personalmente, spero che questa strada possa essere chiara al prossimo film, e che il mancato massacro di Madre! sia un segno che, da qualche parte, lo straordinario narratore di The Wrestler esista ancora.
O quantomeno, che esista la sua Ispirazione.



MrFord



 

giovedì 29 giugno 2017

Thursday's child






Temperature e temporali a parte, l'estate è arrivata come di consueto portando in sala ricicli, vecchie pellicole, cose di poco conto e via discorrendo, come se l'ultima, terribile primavera cinematografica non fosse stata abbastanza.
Quantomeno, a tenere un pò alto il morale della moscissima blogosfera, i due rivali ex rivali ultimamente più rivali, il qui presente Ford ed il purtroppo anch'egli qui presente Cannibal Kid.


"Vorresti far guidare il furgone a Ford!? Hai intenzione di lasciarci la pelle!?"



Codice criminale

"Sono dovuto venire qui in mezzo al nulla dove vive Ford, per avere un White Russian decente!"

Cannibal dice: Michael Fassbender in un film musicato dai Chemical Brothers?
Potrebbe essere una figata! Il condizionale è comunque d'obbligo, visto che alcuni degli ultimi film con Fassbender non è che mi abbiano fatto “fangirlare” come quel criminale di Ford quando vede una pellicola con Stallone tutto nudo e tutto unto.
Ford dice: Fassbender e i Chemical Brothers potrebbero promettere bene, ma si sa che spesso non è tutto oro quello che luccica. Guardate Pensieri Cannibali: a prima vista potrebbe sembrare un blog curato, aggiornato e documentato, ma poi si comincia a leggere, e ci pensa il suo autore a trasformarlo in una roba terrificante. Speriamo che in questo caso ci vada meglio.

Il tuo ultimo sguardo

"Ho riempito il frigo di birre. Dici che Ford sarà contento?"

Cannibal dice: Una storia d'amore tra i sex symbol Charlize Theron e Javier Bardem nei panni di una direttrice di una ONG e di un medico sullo sfondo della guerra civile in Liberia?
Potrebbe essere la pellicola buonista più banale dell'anno. Peccato che a dirigerla ci sia Sean Penn, il cui ultimo film era il bellissimo Into the Wild e che poi, per amore (già finito) della bella Charlize si dev'essere bevuto il cervello. Come Ford dopo troppi White Russian.
Ford dice: Sean Penn, come attore e come regista, mi ha regalato cose davvero notevoli ed altre clamorosamente sopravvalutate. Ho come l'impressione che questo apparentemente finto impegnato e buonista Il tuo ultimo sguardo faccia parte della seconda categoria. Su Cannibal, invece, non ho dubbi: è quasi più sopravvalutato di Malick.

2:22 – Il destino è già scritto

"Cannibal Kid? Ancora!? Me l'avevano detto che quello era un vero stalker!"

Cannibal dice: Un altro film in cui lo stesso giorno si ripete di continuo? Sembra di stare dentro una versione thriller di Ricomincio da capo. O dentro White Russian quando parla per la millesima volta di serie infinite come Grey's Anatomy e Criminal Minds.
Ford dice: ennesima roba inutile tra viaggi nel tempo e pseudo thriller. Potrebbe venire buona per una visione estiva senza impegno, ma non ci faccio troppo affidamento, almeno quanto sulle opinioni del mio ex quasi rivale tornato - forse - agli antichi fasti.

Le Ardenne – Oltre i confini dell'amore

"Tra cinque minuti inizia la proiezione del film consigliato da Cannibal." "Bene: ho già il cuscino pronto."

Cannibal dice: Il manifesto di questo film thriller-drammatico belga recita: “Tanto potente quanto Fargo, Trainspotting e i primi film di Quentin Tarantino”. Io non sono il primo pollo che passa e ci casca, come Ford, e lo so che sono le solite sparate di marketing esagerate per vendere una pellicola, però in questo caso con me l'hanno venduta bene e l'ho già messa in elenco tra le prossime visioni.
Ford dice: film belga del duemilaquindici arrivato non si sa come o perchè qui in Italia in ritardo clamoroso e spinto da una serie di critiche non proprio esaltanti. Personalmente, fino a settembre cercherò di tenermi lontano dalle scommesse pseudo radical e pseudo Cannibal.

Bedevil – Non installarla

"Sento la presenza di Marco Goi, qui in giro. Ho tanta paura."

Cannibal dice: Solita pellicola horror che cerca di demonizzare le nuove tecnologie. Ma mi sa che fa molta più paura vedere il poco smart Ford che tenta di installare una app su uno smart phone.
Detto questo, io un horrorino teen scemo come questo per una rinfrescante visione estiva non credo me lo farò mancare.
Ford dice: tipico horrorino buono per i pusillanimi che in estate è praticamente un appuntamento fisso. Dovessi avere un buco nella classifica del peggio di fine anno, lo recupererò.

L'infanzia di un capo

"Questi sono i libri usati per studiare da Ford quando aveva la tua età, il secolo scorso."

Cannibal dice: Film che un capo del cinema d'autore e radical-chic come me ovviamente ha già visto e pure recensito qui: http://www.pensiericannibali.com/2017/01/the-childhood-of-leader-crescere.html. Mica come Ford che si vede solo action e B-movies per decere... ehm, per persone poco intelligenti.
Ford dice: altra pellicola radical che non mi pare sospinta da critiche così esaltanti che prima dell'autunno non mi sognerò di certo di recuperare. E' estate, fuori i mojiti, i despaciti e tutto quello che non richiede impegno.

The Latin Dream

"E ora suoniamo Despacito tutta la notte!"

Cannibal dice: Un film sulle danze latinoamericane?
Ma questo è l'horror dell'anno insieme a Io, James Ford.
Ford dice: già faccio cagare a ballare, non mi sogno neppure di avvicinarmi ad una roba come questa. Anche se, da buon tamarro, con Despacito e Subeme la radio sto alimentando l'estate a volume alto.

Ninna nanna

"E' nato il primo figlio di Cannibal e Ford." "Ammazza, è proprio mostruoso!"

Cannibal dice: Pellicola italiana che speriamo faccia almeno onore al suo titolo e consenta una bella ronfata come si deve.
Ford dice: mi basta il titolo, senza neppure bisogno del film. E ho un bel coma di qualche ora pronto per rifocillarmi.

 

mercoledì 26 aprile 2017

Le cose che verranno - L'avenir (Mia Hansen-Love, Francia/Germania, 2016, 102')




Considerata la vita difficile che i titoli eccessivamente radical, specie se provenienti da un bacino sempre molto radical come quello del Cinema francese, finiscono per avere al Saloon, pensavo che affrontare L'avenir sarebbe stato una vera e propria passeggiata.
Tradotto in termini molto poco tecnici: non vedevo l'ora di massacrare l'ennesimo pippone pseudo intellettuale da salotto borghese a suon di bottigliate tonanti.
E ci ho provato, credetemi.
Ci ho provato non solo per partito preso, ma con desiderio e volontà.
Eppure, al termine della visione, l'unica sensazione che ho avuto è stata quella di aver visto un gran bel film.
Certo, il modo in cui è presentato, scritto, girato, parlato trasuda supponenza e quell'aura da intellettuali pronti a credersi un gradino sopra il resto del mondo che da queste parti sta sul cazzo come forse solo l'ignoranza sfrenata, eppure, spogliato dell'apparenza, L'avenir porta sullo schermo una storia semplice, che potrebbe avere protagonista chiunque di noi, con i suoi sogni, i desideri, le passioni espresse e quelle che invece espresse non lo saranno mai se non attraverso la speranza per il futuro che rappresentano le nuove generazioni, tutto quello che viene dopo di noi e, in qualche modo, fosse anche solo per Natura, farà un passo oltre.
Una storia che, vista da un'angolazione differente, avrebbe potuto raccontare anche Ken Loach, o Clint Eastwood, o un qualsiasi regista tra i più fordiani che possiate immaginare.
Certo, la protagonista è un'insegnante parigina di filosofia che con un tamarro della mia specie c'entra poco e nulla - benchè ai tempi delle superiori adorassi la materia, come probabilmente l'adorerei ora tra un film action, un allenamento ed un cocktail -, eppure in quel suo fare sostenuto, nel non liberare il desiderio di voler assolutamente scopare con il suo giovane ex allievo prima e dopo la fine del suo matrimonio, il rapporto nevrotico con la madre accentratrice, si rivedono molte umanità che non hanno nulla di radical, ma nelle quali si trovano le debolezze e gli inciampi di una vita semplice e pane e salame, malgrado la cornice ed il background.
In fondo, per tutte le persone abituate a vivere secondo una routine e delle regole per una vita, trovarsi a confronto con il proprio tempo e la propria libertà totale sia una sensazione unica quanto straniante, clamorosamente affascinante quanto potenzialmente pericolosa.
Più o meno quello che questo film ha rappresentato rispetto ai miei pregiudizi.
Ed è curioso quanto abbia provato con tutte le forze ad odiarlo, e quanto semplicemente, senza trucchi o inganni, passando per la via sicuramente più lunga ed impervia, lo stesso si sia fatto strada nel mio cuore di spettatore e di appassionato di vita e vite vissute: senza dubbio, dall'inizio dell'anno ad oggi sono approdati in sala titoli nettamente superiori a questo, così come può essere che il voto che abbia deciso di assegnare al lavoro della Hansen-Love sia perfino troppo alto, ma un riconoscimento ci stava tutto, dalla naturalezza della Huppert alla liberazione dell'istintività di una gatta considerata troppo grassa, troppo vecchia e domestica, pronta ad una notte folle e ad un ritorno con un topo come preda.
Mai sottovalutare la Natura.
Anche quando pare lontanissima da noi.
In fondo, in Lei c'è il passato.
Ma anche, e soprattutto, il futuro.
L'avenir.




MrFord




lunedì 14 novembre 2016

Knight of cups (Terrence Malick, USA, 2015, 118')



Voce off.
Cartolina.
Pippone.
Ripetere. 

Voce off.
Cartolina.
Pippone.
Ripetere.


Voce off.
Cartolina.
Pippone.
Ripetere. 


 
Voce off.
Cartolina.
Pippone.
Ripetere. 


 
Voce off.
Cartolina.
Pippone.
Ripetere. 






MrFord







 
 
 

martedì 19 aprile 2016

Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza

Regia: Roy Andersson
Origine: Svezia, Germania, Norvegia, Francia, Danimarca
Anno:
2014
Durata:
101'








La trama (con parole mie): Sam e Jonathan, venditori di scherzi e maschere non propriamente abili e non propriamente fortunati, si muovono attraverso veri e propri quadri ed epoche destinati a mostrare, attraverso il grottesco, l'ironia e l'assurdo, la grande commedia umana, soprattutto la sua parte legata a doppio filo al concetto di morte ed al suo rapporto con la stessa.
Un viaggio sconnesso e scombinato volto all'esplorazione, alla critica ed alla ricerca, tutto posato sulle spalle di personaggi nati per essere inesorabilmente outsiders: dove, dunque, condurrà il percorso dei ben poco eroici protagonisti?
Riusciranno a piazzare il nuovo articolo che cercano di spingere e riscuotere soldi dovuti o dovranno soccombere ad un Sistema più grande cantando canzonette per festeggiare la loro sconfitta?












Era da tempo, ormai, che non mi capitava per le mani una bella scarica di bottigliate d'autore.
Ultimamente, infatti, che sia per la stanchezza legata alla quotidianità lavorativa o quella - decisamente più importante in tutti i sensi - legata agli impegni con i piccoli Ford, preferisco di gran lunga destinare le mie serate cinefile a proposte più leggere e legate all'intrattenimento, riservando ai titoli d'essai uno spazio limitato per le giornate più libere da impegni: Peppa Kid sarà pronto a dichiarare quanto, la contrario, mi sia rammollito, considerato che le ultime tempeste di bottigliate sono state, di fatto, figlie di stroncature "easy", ma come al solito quando è lui ad aprire bocca, poco importa, specie considerato che questa settimana è stata inaugurata proprio dal massacro del suo tanto caro Mr. Robot, e nonostante quello di Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza potrebbe essere senza troppi problemi annoverato nel gruppo dei suddetti bocciati "con garbo".
Il lavoro di Roy Andersson, da molti radical considerato un Maestro e premiato con il Leone d'oro a Venezia, è indubbiamente notevole per tutto quello che riguarda l'aspetto tecnico, dalla messa in scena alla regia, dall'uso del primo e del secondo piano al piano sequenza, dalla fotografia alla prospettiva, che colloca questo film lungo una sorta di ideale confine tra Majewski e Sokurov, roba da "mica bruscolini".
Peccato che, a conti fatti, per poter considerare davvero una pellicola grande debbano essere tenute presenti anche altre cosine come la sceneggiatura, la capacità di parlare ad un pubblico il più vasto possibile e raccontare allo stesso una storia così come dare un senso alla stessa: poco importa, infatti, che le idee ricordino il primo Kaurismaki - di tutt'altro livello rispetto a questo film, sia chiaro -, o che il grottesco riesca in alcuni passaggi a colpire nel segno, se a fare da contrappeso a tutte le qualità di questo Piccione si trovano novanta minuti e spiccioli di nonsense assoluto che pare una presa per il culo del pubblico giocata attorno a quelle che paiono improvvisazioni senza alcun senso.
Certo, io potrei essere ormai troppo pane e salame, ma sinceramente assistere a sequenze che vedono frasi fuori contesto ripetute quasi come un mantra come se dovessero, più che convincere o divertire, ipnotizzare l'audience, risulta essere una perdita di tempo non da poco per tutti quelli che devono lottare per guadagnarsi quello stesso tempo: ed è ormai lontana, almeno per il sottoscritto, l'epoca in cui bastava l'autorialità più o meno estrema di una pellicola per guadagnarsi da queste parti lo status di cult, così come, d'altro canto, si è abbassata la soglia di tolleranza per i film che paiono costruiti ad uso e consumo di un'elite che, probabilmente, neppure c'è, o di quelle giurie pronte ad andare in brodo di giuggiole per lavori apparentemente incomprensibili come questo.
Non sarò certo io a remare contro i prodotti da Festival, o di nicchia, ma trovo che sia davvero troppo facile - e questa volta mi risparmio il supponente, perchè quantomeno Andersson non trasmette questa sensazione - pensare di presentare un lavoro esteticamente ineccepibile ma, passatemi la definizione, eticamente scorretto come questo: il signor Andersson ed il suo Piccione, infatti, meriterebbero gli ormai noti - e quelli davvero cult - novantadue minuti di applausi del fantozziano "E' una cagata pazzesca!", in barba ai premi, ai leoni e a tutte le giurie pronte ancora a credere in un Cinema elitario e forzatamente colto.
Il giorno successivo alla visione, ho ripensato al re del grottesco, della satira e del "nonsense" della settima arte, Luis Bunuel, che, da bravo genio assoluto qual'era, riusciva e riesce tramite le sue pellicole a parlare a chiunque senza bisogno che qualche presunto critico o santone intellettuale debba farsi trovare pronto ad educare le masse per estrapolare significati che, chissà, forse neppure ci sono.
Del resto, ci sarà pure un motivo se il piccione è uno degli animali più inutili e ributtanti che possano esistere.
E non penso riguardi da vicino riflessioni sulla morte o sull'esistenza.




MrFord




"For just a Skyline Pigeon
dreaming of the open
waiting for the day
he can spread his wings
and fly away again
fly away skyline pigeon fly
towards the dreams
you've left so very far behind."
Elton John - "Skyine pigeon" - 





venerdì 12 febbraio 2016

Mistress America

Regia: Noah Baumbach
Origine: USA, Brasile
Anno:
2015
Durata:
84'
 






La trama (con parole mie): Tracy è un'aspirante scrittrice fresca d'iscrizione all'Università, sola a New York e per la prima volta lontana dalla madre, in procinto di risposarsi con un uomo conosciuto online. La figlia di quest'ultimo, più grande di Tracy di almeno una decina d'anni, vive proprio nella Grande Mela, e quando è contattata dalla studentessa finisce per offrirle non solo amicizia e presenza, o una guida alla vita nella nuova città, ma anche un modello ed un esempio che Tracy traduce in un racconto che potrebbe portarla ad entrare nel club letterario più esclusivo del campus.
Quando il legame tra le giovani donne si fa più stretto e Tracy decide di spalleggiare Brooke, sua futura sorella, in modo che quest'ultima riesca a realizzare un sogno commerciale e non solo che rischia di naufragare, le prospettive cambiano: i ruoli, dunque, si ribalteranno ed i primi sei mesi a New York di Tracy finiranno per essere diversi e più intensi di quanto non avrebbe potuto immaginare.







Noah Baumbach ha tutte le carte in regola per essere il classico tipo cui le bottigliate calzano a pennello.
Radical chic, alternativo, figlio di un Cinema hipster made in USA buono giusto per tipi come il Cannibale, autore di alcune delle pellicole più Sundance - e questa volta, non in accezione positiva - degli ultimi anni, figlio del Woody Allen più supponente e di un approccio che pare lontano anni luce dalla mia galassia fatta di pane e salame.
Con Mistress America, ultima fatica del regista, la situazione è stata più o meno questa per due terzi del pur limitato minutaggio della pellicola: desiderio di colpire ripetutamente la premiata ditta Baumbach&Gerwig senza alcun ritegno sul grugno.
Ma evidentemente, nonostante le diversità che ci segnano, il sottoscritto ed il supponente Noah abbiamo qualcosa che ci lega, che nel caso di Mistress America si è tradotto non solo nella passione per la scrittura, ma anche nell'approccio da stronzi che, in qualche modo, nasconde sempre lezioni che neppure noi che stronzi siamo fino al midollo ci aspettiamo possano esserci riservate.
Il rapporto tra Brooke e Tracy, i loro scambi di ruolo da idolo ed esempio a gregaria, e viceversa, sono stati una delle sorprese più interessanti di questo inizio anno, in grado di rivaleggiare, pur in contesti assolutamente diversi, con le sfumature sentimentali e sessuali di Cate Blanchett e Rooney Mara in Carol: molti di noi, infatti, hanno finito per avere, nel corso della vita, "cotte" - se così si possono definire - per persone immaginate come qualcosa di molto più che umano, oltre le possibilità ed i fallimenti, e che, al contrario, proprio nella loro umanità hanno finito, prima o poi, per impartirci lezioni decisamente importanti.
Una sorta di fallimento - o di fallibilità - dei nostri eroi pronto a divenire il motore di un successo, o forse, a ben guardare, una nuova interpretazione del gioco delle parti che vede il supposto maestro necessitare dell'allievo più di quanto lo stesso non abbia davvero di lui: in questo senso, l'atmosfera da commedia brillante da salotto finisce per mascherare la voracità e la predatorietà di un personaggio come quello di Tracy, che non esiterei quasi a definire femme fatale a prescindere dall'immaturità e dal percorso del suo charachter, destinato ad un ulteriore, sentito e sentimentale ribaltamento proprio con l'ottimo finale.
Un botta e risposta pronto a sorprendermi ancora una volta da parte di un regista che forse non sarà mai tra i miei preferiti ma che, nonostante le diversità, finisce per riuscire sempre a superare le difese del Saloon: Mistess America, ad ogni modo, non è il miglior lavoro dell'ex "nuovo Wes Anderson" - che, a mio parere, continua ad essere Il calamaro e la balena -, eppure fotografa bene atteggiamenti e situazioni che, potenzialmente, New York, ambiente radical e chissà cos'altro a prescindere, potremmo aver vissuto tutti.
Del resto, ognuno di noi, in posizione di vantaggio o di svantaggio - parlando di rapporti sentimentali, che riguardano anche l'amicizia ed i legami "di costruzione", e non solo l'amore - ha potuto provare sulla pelle l'ebbrezza che da la sensazione di essere la guida e l'esempio di qualcuno, e quella di avere qualcuno come guida o esempio.
Così come quando le parti finiscono per mescolarsi con la presa di coscienza dello stesso ribaltamento, pronto ad andare a braccetto con l'ego che manifestiamo quando ancora pensiamo di essere geni ed avere il mondo in pugno, o quando, in modo diverso, capiamo di non esserlo eppure sappiamo bene che non potremo mai mollare.





MrFord





"I can wait another day until I call you
you've only got my heart on a string
and everything a'flutter
but another lonely night might take forever
we've only got each other to blame
it's all the same to me love
'cause I know what I feel to be right
no more lonely nights
no more lonely nights
you my guiding light."

Paul McCartney - "No more lonely nights" - 






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