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martedì 29 dicembre 2015

Ford Awards 2015: i film (N°30-21)

La trama (con parole mie): prosegue la carrellata della Top 40 fordiana legata al duemilaquindici in sala, salendo di decina e categoria per incontrare alcune delle pellicole più premiate ed incensate dell'anno, indubbiamente valide ma da queste parti non meritevoli neppure della Top 20.
Accanto a loro sorprese, conferme e l'impressione che, con gli ultimi dodici mesi, tutti noi si sia assistito ad un ritorno al passato - ed al futuro, in un certo senso - davvero spassoso e ricco di piacevoli visioni.


N°30: FURY di DAVID AYER


Il genere bellico, così come il Western, è un retaggio che mi porto dentro fin dai tempi dei film con John Wayne visti sul divano con mio nonno, legati a situazioni e valori che, fortunatamente per molti versi, la nostra generazione ha potuto solo vedere al Cinema, o scoprire sui libri.
Il lavoro di David Ayer offre l'ennesimo, ottimo spaccato del dramma assurdo della Guerra, e nonostante molte imperfezioni, regala anche momenti di grande emozione.

N°29: STILL ALICE di RICHARD GLATZER E WASH WESTMORELAND



Raccontare drammi legati a malattie non è mai facile, considerati i rischi di retorica sempre dietro l'angolo. Still Alice riesce nell'impresa - pur non eccellendo - riuscendo addirittura a far apparire Kristen Stewart come un'ottima interprete.
E raccontando la Famiglia prima della malattia stessa.

N°28: WHIPLASH di DAMIEN CHAZELLE



Titolo più che incensato ai tempi dell'ultima edizione degli Oscar, considerato una sorta di nuovo Attimo fuggente, a me è parso un discreto prodotto teso e molto di pancia, pur se decisamente da sminuire almeno rispetto alle suddette critiche.
Gran lavoro degli interpreti, ottimi gli spunti di riflessione, tanto clamore.
Un posto in questa classifica, ad ogni modo, lo meritava.

N°27: BIRDMAN di ALEJANDRO GONZALES INARRITU


Ed eccoci giunti ad uno dei titoli più premiati e discussi dell'anno: tecnica ineccepibile, grande confezione ed interpretazioni, pioggia di premi, gran parte di pubblico e critica convinti.
Eppure. Eppure per me resta solo un enorme esercizio di stile che per due terzi si sarebbe potuto trovare nella Top 10 e che con l'ultima mezzora precipita di almeno una ventina di posizioni.

N°26: STRAIGHT OUTTA COMPTON di F. GARY GRAY


Biopic con due palle d'acciaio legato ad uno dei gruppi fondamentali del panorama hip hop mondiale di tutti i tempi, gli NWA che furono la palestra di Ice Cube e Dr. Dre.
Colonna sonora imperdibile, grande cuore, qualche pecca ma tanta voglia di raccontare una storia che tutti gli appassionati di musica e chiunque voglia aprire le proprie frontiere sociali dovrebbero ascoltare e vedere narrata almeno una volta.

N°25: SELMA di AVA DUVERNAY


Legato a doppio filo ad uno degli eventi più importanti della Storia dei Diritti Civili negli States, il lavoro della DuVernay, che pensavo si sarebbe rivelato come profondamente retorico, ha contraddetto le aspettative fornendo un ritratto di Martin Luther King equilibrato e profondo, riuscendo a toccare il cuore e la pancia, l'indignazione e l'orgoglio di chiunque abbia a cuore non solo i diritti degli altri, ma anche e soprattutto i propri.
N°24: WILD di JEAN MARC VALLEE


Altro biopic, ed altro titolo che, rispetto alle aspettative della vigilia, si è rivelato un ottimo e sorprendente prodotto figlio dell'esperienza, della pancia e delle emozioni.
Un road movie costruito passo dopo passo, un percorso verso la rinascita di una protagonista indimenticabile, interpretata alla grande ed esempio per tutti quelli che, come il sottoscritto, sono inclini a perdere la strada maestra.

N°23: TERMINATOR - GENISYS di ALAN TAYLOR 


Da fan hardcore dei primi due capitoli della saga di Terminator firmati da James Cameron, ero molto scettico rispetto al ripescaggio del personaggio, soprattutto dopo due prodotti decisamente scarsi come il pessimo numero tre e lo pseudo autoriale Salvation, ma Taylor e l'autoironia di Schwarzy hanno dissipato ogni dubbio.
Negli ultimi anni, solo Expendables 2 mi aveva fatto divertire tanto, in sala.

N°22: UN DISASTRO DI RAGAZZA di JUDD APATOW


Apatow torna in sala sfruttando il talento di Amy Schumer - che mi sta anche cordialmente sul cazzo - di fatto realizzando il primo buddy movie della sua carriera dal punto di vista femminile: una rom com insolita e divertente, scorretta e commovente nella migliore tradizione del film pane e salame tanto amato dal sottoscritto.

N°21: SOUTHPAW di ANTOINE FUQUA


Tamarro, scontato, retorico, tagliato con l'accetta. 
Dite pure quello che volete, fatta eccezione per l'ineccepibile performance di Gyllenhaal, e non potrò che darvi ragione.
Eppure, da padre e da outsider, ho adorato incondizionatamente Southpaw, perfetta parabola sul riscatto e sull'amore per i propri figli.
Fatica, botte, peccatori e l'innocenza di occhi che ci guardano come se fossimo unici. Non potevo resistere.


To be continued... 

lunedì 13 luglio 2015

Terminator: Genisys

Regia: Alan Taylor
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 126'





La trama (con parole mie): al termine dell'ennesimo scontro con Skynet nel futuro dominato dalle macchine, John Connor spedisce nel passato, e precisamente nell'ottantaquattro, Kyle Reese, con il compito di proteggere sua madre Sarah dall'assalto del T-800 inviato dal nemico per ucciderla.
Poco prima che la macchina per il "salto" sia messa in funzione, però, Kyle vede John attaccato da un Terminator, piombando nell'anno della sua missione senza sapere cosa ne è stato del suo mentore: peccato che, oltre a questo dubbio, il soldato del futuro dovrà fare fronte alle differenze con la Storia per come la conosce.
Sarah Connor, infatti, non è l'indifesa cameriera che è stato mandato a proteggere, bensì una combattente già formata dopo essere stata cresciuta da un T-800 che chiama papà e che l'ha cresciuta prendendosene cura, e che il Terminator che avrebbe dovuto fermare è stato appena distrutto proprio dall'insolita squadra "genitore/figlia".
Quello che Reese scoprirà, inoltre, grazie alle visioni avute nel corso del salto temporale, è che esiste un modo per fermare Skynet definitivamente saltando di nuovo avanti fino al duemiladiciassette.
Unico problema: a tentare di impedire la riuscita del piano potrebbe essere addirittura John Connor.








Nonostante il tempo continui inesorabilmente a passare, o forse proprio per questo, ogni giorno che passa finisco per ringraziare di essere cresciuto, come appassionato di Cinema, negli anni ottanta: il tanto discusso decennio in questione, infatti, come e più di ogni altro, ha alimentato la meraviglia e l'ingeuità del lato naif della settima arte, creando miti e sottogeneri spesso e volentieri bistrattati dalla critica alta in grado, paradossalmente, di rappresentare un certo spirito del grande schermo anche meglio dei loro colleghi più blasonati.
Nel corso delle ultime stagioni, poi, accanto ai tentativi spesso maldestri degli autori di oggi di creare nuovi miti e cult, o riciclare attraverso inutili remake e reboot, gli eroi della mia infanzia - i vari Stallone, Van Damme e per l'appunto Schwarzenegger - hanno avuto la sfrontatezza, l'ironia ed il coraggio di riportare in qualche modo in auge quegli anni filtrandoli attraverso l'idea che anche loro, che parevano invincibili ed inossidabili, stanno invecchiando, quasi volessero prepararci con il sorriso al giorno in cui saranno solo ricordi gettati come sassi nel grande fiume del Tempo.
E senza la possibilità di viaggiarci attraverso se non con il Cinema.
"Vecchio, non obsoleto", è infatti il mantra che il mitico Arnold sfodera per tutta la durata di questo giocattolone che, con Julez, ci siamo goduti come, nelle scorse settimane e mesi, era già capitato con Jurassic World o Fast 7, o come è accaduto con Kung Fury - del quale parlerò a breve -: come se gli anni ottanta fossero tornati, e ad un tempo, con il sorriso e l'ironia ci dicano che, in realtà, sono finiti, e purtroppo non torneranno più.
Terminator: Genisys, con tutti i suoi limiti e le critiche che gli pioveranno addosso da parte dei radical di tutto il globo, è stata una goduriosa festa fatta di effettoni, viaggi nel tempo, sparatorie, battute spassose ed omaggi a quelli che, di fatto, restano gli unici, grandi capitoli - parlo dell'originale e di Judgment Day, ovviamente - di un franchise che quest'ultimo Genisys non pretende di portare avanti stancamente - come fu per il terzo - o riavviare con pretese autoriali - Salvation -, ma semplicemente omaggiare intrattenendo il pubblico nel miglior modo possibile, con un ritmo sostenuto, personaggi che funzionano - Emilia Clarke, che non avrei mai e poi mai visto nel ruolo di Sarah Connor, riesce a rendere molto bene una versione più "young" ma non per questo meno combattiva della stessa, Jason Clarke è un inquietante John Connor, Schwarzy spacca e gigioneggia alla grandissima, e forse l'unico non completamente convincente è il Kyle Reese di Jai Courtney, che non ho mai apprezzato particolarmente neppure ai tempi di Spartacus -, citazioni non invasive ed un'atmosfera che pare, più che perdere tempo in giri di parole, gridare in faccia all'audience di non cercare troppi peli nell'uovo, ma di prendere lo stesso e spararselo crudo neanche fosse il concentrato beverone di Rocky prima dell'allenamento all'alba.
Senza dubbio, in quel caso, cavalcherete attraverso il Tempo, i suoi paradossi e gli affari di Uomini e Robots al vostro meglio, tornando bambini e nel cuore di quei magici eighties come se malvagi cyborg venuti dallo spazio potessero davvero arrivare con le peggiori intenzioni, ed un eroe solitario - in questo caso, addirittura due - tornassero indietro pronti a dare tutto, ma proprio tutto, per farvi portare a casa la pelle.
E ancora meglio, sarà come se fosse la prima volta, il futuro non fosse già scritto e neppure lo scorrere dei minuti che conduce al finale - del film, della saga, della vita - potesse farci nulla: perchè certe cose, per quanto vecchie, non saranno mai e poi mai obsolete.
Come Terminator, Arnold Schwarzenegger, gli anni ottanta, i popcorn movies che appena terminati si ha subito voglia di ricominciare a vedere.
Come il Cinema.
E la sua meraviglia.




MrFord




"Good times, bad times, you know I had my share;
when my woman left home for a brown eyed man,
well, I still don't seem to care."
Led Zeppelin - "Good times bad times" -





lunedì 25 novembre 2013

Thor - The dark world

Regia: Alan Taylor, James Gunn
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 112'




La trama (con parole mie): archiviati i fatti legati all'invasione aliena di New York, Thor si sta occupando di ripristinare l'ordine e la pace nei nove regni che Odino, dal trono di Asgard, si impegna ad amministrare come sovrano. Nel frattempo, dall'ombra, sorge la minaccia degli elfi oscuri guidati da Malekith, che da millenni attendono di rimettere le mani su un potentissimo artefatto che potrebbe mettere a rischio la vita dell'intero universo conosciuto.
Nel frattempo Loki, imprigionato nelle segrete di Asgard, si troverà ad allearsi con l'odiato fratello per fare fronte alla comune minaccia ed avere la possibilità di vendicarsi non soltanto dei nemici di Asgard, ma anche di Asgard stessa, proprio mentre Thor sarà troppo impegnato a ricostruire il rapporto con Jane Foster.






Occorre ammettere, senza dubbio alcuno, quanto ormai Mamma Marvel comprenda la portata dei suoi poteri e delle sue responsabilità - per sfruttare il motto di uno dei suoi eroi più famosi ed amati - quando si tratta di portare sul grande schermo le gesta dei personaggi che hanno fatto la sua fortuna: negli ultimi anni, grazie anche al complesso mosaico del progetto che ruota attorno agli Avengers, la qualità delle proposte dell'editore di fumetti più importante del mondo si è notevolmente alzata, gestendo alla grande l'unione delle tre componenti più importanti di questo tipo di prodotto: spettacolarità, azione ed ironia.
E' proprio quest'ultima, malgrado nel corso della visione si incappi in almeno due momenti drammatici, l'ingrediente più importante di Thor - The dark world, secondo capitolo delle avventure del Dio del tuono che diverte ed intrattiene il pubblico a prescindere dall'età dello stesso e riesce a migliorare il risultato portato a casa dal già discreto prodotto firmato Kenneth Branagh: mescolando scenari che paiono pescare a piene mani da Star Wars e Il signore degli anelli, Taylor e Gunn portano il Dio del tuono ad una dimensione più simile a quella dei film d'avventura anni ottanta fatta di battute pronte a stemperare anche i momenti più bui delle vicende narrate, sviluppando parallelamente a sequenze a dir poco esilaranti - l'arrivo di Thor sulla Terra e l'incontro con Eric Selvig, astrofisico che aveva incrociato il cammino dell'eroe già nel primo capitolo e comparso anche nel già citato The Avengers - tematiche decisamente profonde come quella del rapporto tra fratelli, sfruttato alla grande per approfondire le figure di Thor stesso e di Loki, gettare le fondamenta per un eventuale terzo capitolo - davvero niente male la prima delle due "code" al finale - e presentare i due nella veste di insoliti alleati, sfruttando la loro fuga da Asgard per regalare all'audience il pezzo migliore - tecnicamente parlando - della pellicola, un ottimo crescendo costruito sul montaggio alternato e le narrazioni su piani temporali separati che pare uscita da un classico heist movie più che da una pellicola di supereroi.
Un risultato, dunque, sorprendentemente positivo che fa ben sperare sia nella realizzazione de I Guardiani della galassia - in uscita la prossima estate ed anticipato dalla seconda "coda" della conclusione, con un Benicio Del Toro più che gigioneggiante nel ruolo del Collezionista - che sarà a sua volta il traino per The Avengers 2, senza contare Capitan America: soldato d'inverno, pronto ad accogliere tutti i fan delle creature di Stan Lee tra qualche mese - un Cap con valori annessi e connessi sbeffeggiato clamorosamente da Loki proprio in uno dei primi passaggi della succitata fuga da Asgard -.
Certo, tutto appare fin troppo lineare, e Malekith con il suo sgherro Kurse avrebbero potuto essere resi decisamente più carismatici, ma siamo pur sempre dalle parti dei giocattoloni ad uso e consumo dei bambini grandi e piccoli pronti ad esaltarsi in sala assaporando tutta la magia del grande schermo: in fondo, per i più esigenti, si può sempre contare su un più che convincente Tom Hiddleston, ormai sempre più calato nel ruolo di Loki, uno dei villains più sfaccettati ed interessanti dell'Universo Marvel, non a caso ormai co-protagonista quasi fisso dell'universo degli Avengers cinematografici.
E se i risultati continueranno ad essere questi, allora ben venga un futuro (?) regno del Dio dell'inganno.
Qui al Saloon saremo tutti dalla sua parte.


MrFord


"Angel girl
in a cold dark world
I'm gonna be your man
angel girl
in a cold dark world
I'll make you understand."

Weezer - "Cold dark world" -




giovedì 21 novembre 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): nuova settimana di uscite, e nuovo confronto con il mio antagonista Cannibale, fortunatamente tornato ai consueti livelli di assurdità dopo settimane di fin troppo accordo tra le nostre opinioni. Quello che manca all'appello è, almeno in parte, il grande Cinema di un paio di settimane fa, nonostante un paio di titoli meritino indiscutibilmente una visione.
Chi, invece, non merita neppure una lettura veloce è quel pusillanime del Cucciolo Eroico, come sempre alfiere di strambi commenti da radical chic anti tamarri abituati a brandire un martello.
Probabilmente perchè ben sa che lo stesso è indirizzato su quella sua enorme testa di Coniglione.

Quel pusillanime di Canny e quel tamarro del Fhord.

Thor – The Dark World di Alan Taylor
 


Il consiglio di Cannibal: Thor, non thornare mai più, per favore
Il primo film dedicato a Thor era una notevole schifezzona (http://pensiericannibali.blogspot.it/2011/09/every-rose-has-its-thor.html), con le parti ambientate sul pianeta del supereroe martellante in particolare che risultavano ridicole quanto le opinioni cinematografiche di Ford. Nemmeno la presenza di Natalie Portman riusciva a salvare la pellicola dal disastro, e credo di aver detto tutto.
Ah no, non ho ancora detto tutto. Aggiungo solo che questo secondo capitolo potrebbe essere anche peggio del primo e che i commenti di Ford questa settimana potrebbero rivelarsi persino peggiori di entrambi i film.
Il consiglio di Ford: più che di bottiglie, il Cannibale ha bisogno di martellate in testa!
Il primo film del Vendicatore asgardiano, nonostante fosse firmato dal tanto detestato Kenneth Branagh, risultò discretamente divertente - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2011/05/thor.html -, e prese parte ai tempi alla costruzione dell'affresco che portò all'ormai mitico The Avengers. Ora, a un anno e mezzo dal secondo capitolo delle avventure del supergruppo, con Thor - The dark world comincia il viaggio che ci condurrà attraverso il nuovo Capitan America e I Guardiani della galassia.
Ovviamente, per un appassionato di fumetti come il sottoscritto, l'hype è alto, e la voglia di divertirsi sempre presente.
A Peppa Kid lascio, invece, il triste buio della sua cameretta radical chic, mentre io mi godo le imprese pane e salame del buon martellone nordico.

"Cucciolo, preparati: sto per esercitarmi nello swing!"

Il passato di Asghar Farhadi


Il consiglio di Cannibal: Il passato a sorpresa non è un film dedicato a Ford
Il nuovo film del regista iraniano di Una separazione Asghar Farhadi l’ho appena visto, nel passato recente, e ho anche già scritto la recensione. Sono particolarmente contento del risultato perché, nonostante il film sia molto serio, il post è venuto fuori piuttosto divertente. O almeno, io mi sono divertito a scriverlo.
In attesa di postarlo su Pensieri Cannibali, voi intanto fate che guardarvi il film che, oltre a essere l’unica uscita degna di questo nome della settimana, è anche una delle migliori visioni degli ultimi tempi. Una pellicola che, a dispetto del titolo, è molto attuale e non vive nel passato, come fa il vecchio cowboy Ford.
Il consiglio di Ford: prima o poi il Cannibale sarà solo un ricordo.
Nonostante la sua clamorosa e chiarissima incompetenza cinematografica, perfino il mio rivale è riuscito ad apprezzare lo splendido Una separazione, ammirato un paio d'anni or sono ed in grado di riportare il Cinema iraniano a vette che non venivano toccate dai tempi di Panahi e Kiarostami. L'hype per questo Il passato, suo nuovo lavoro, è altissimo, e senza dubbio ci troviamo di fronte al titolo che più attendo questa settimana, senza contare che potrebbe rivelarsi una delle visioni di fine anno che, con una zampata di classe, riescono a piazzarsi in cima alla classifica dei Ford Awards.

"Il Cannibale si ritira da blogger? Evvai!"
 In solitario di Christophe Offenstein


Il consiglio di Cannibal: meglio solo che Ford accompagnato
La storia di un tizio che ha intenzione di fare un giro del mondo in solitaria su una barca a vela mi fa venire in mente quei film stile Vita di Pi o Cast Away o cose brutte del genere. Il fatto che sia una produzione francese, negli ultimi tempi sempre più garanzia di qualità, e abbia un cast che comprende alcuni dei volti migliori del cinema transalpino di oggi come François Cluzet, Virginie Efira, Guillaume Canet e Karine Vanasse mi fa però quasi quasi venire voglia di concedergli una chance. Sperando poi che Ford segua l’esempio del protagonista di questo film e se ne parta per una lunga avventura in barca a vela, senza connessione internet per poter aggiornare il suo blog, ovviamente.
Il consiglio di Ford: no, non si tratta di un videodiario delle nottate di Peppa Kid nella sua cameretta!
Le storie di imprese particolarmente ostiche grazie alle quali un uomo mette in gioco se stesso contro la Natura e le avversità mi hanno sempre affascinato, eppure non ho particolari buone vibrazioni in arrivo da questa pellicola transalpina, che potrebbe rivelarsi come una versione radical chic di cose davvero pregevoli come Kon-Tiki e dunque finire per risultare più materia per il mio antagonista che non per me.
Considerato il buon numero di recuperi che mi aspetta ed il nuovo lavoro di Farhadi, non sarà certo il primo della mia lista.

"Speriamo di non incontrare Ford alla guida di qualche mezzo, almeno in mare aperto!"

Alla ricerca di Jane di Jerusha Hess


Il consiglio di Cannibal: meglio cercare Jane Austen che Jane Ford
Film dedicato agli appassionati e soprattutto alle appassionate (Mrs. Jane Ford ce l’ho con te) di Jane Austen, l’autrice di Orgoglio e pregiudizio e Ragione e sentimento. Io personalmente non sono un suo fan, così come reggo poco le storie in costume in generale, a meno che non si tratti di costumi da bagno Baywatch-style, però questa romcom ambientata nel presente, complice l’atmosfera britannica e l’ottima Keri Russell della serie The Americans come protagonista, potrebbe anche rivelarsi una visioncina leggera e disimpegnata dignitosa. Al contrario dei filmetti action disimpegnati che propone Ford e che di dignitoso non hanno niente.
Il consiglio di Ford: alla ricerca del Cannibale? Ma neanche per scherzo!
Filmetto romantico di ispirazione austeniana che non riesce ad ispirarmi neanche per sbaglio, e che risulterà buono giusto per quel pusillanime del mio rivale che probabilmente si lancerà in una visione da salotto con le sue amichette di merenda.
Io lascio correre, ignorando ogni consiglio e preferenza di Katniss Kid su attori, attrici, vestiti da damigella e quant'altro, e torno a rivedermi il grandioso spot Volvo con Jean Claude Van Damme.

Una riproduzione dei costumi dei tempi dell'infanzia di Ford.

Fuga di cervelli di Paolo Ruffini


Il consiglio di Cannibal: cervello di Ford, dove sei fuggito?
Di solito mi stanno simpatici i personaggi venuti fuori da Mtv. Da Andrea Pezzi a Giorgia Suina, ehm Surina, da Massimo Coppola a Camila Raznovich e, sì, pure il Nongio Francesco Mandelli. Paolo Ruffini invece no. Non m’è mai piaciuto e da quando fa Colorado lo reggo ancora meno. Già attore discutibile, il ruffiano Ruffini esordisce adesso alla regia con questo Fuga di cervelli, remake italiano di un grande successo spagnolo recente, Fuga de cerebros. Considerando che il genere goliardico-ggiovanilistico non mi spiace, sono quasi tentato di recuperarmi l’originale spagnolo, ignorando bellamente il film del Ruffini e continuando a ignorare come al solito quello che dirà Ford.
Il consiglio di Ford: pronto? Parlo con il cervello di Cannibal? Ma come, non c'è nessuno in casa!?
La sopravvalutata Mtv ha sfornato, nel corso degli anni, una serie certamente poco invidiabile di cosiddetti talenti pronti a strabiliarci con trovate sempre più "geniali", dai terrificanti siparietti de I soliti idioti alle solite idiozie buone solo per far ridere gli adolescenti in crisi ormonali come Cannibal.
Questo Fuga di cervelli - ma quali!? - firmato da Paolo Ruffini - uno che non mi ha mai detto nulla - non sarà da meno.
Dunque che se lo prenda il mio detestato socio teen, io, da buon vegliardo, ne faccio volentieri a meno.

"Dì un pò, ma quella maglietta te l'ha data Ford!?"
 Il terzo tempo di Enrico Maria Artale


Il consiglio di Cannibal: io non vedrei manco il primo tempo
Visto che una sola pellicola adolescenziale italiana questo weekend non bastava, eccone anche una seconda. Il terzo tempo sembra però essere più promettente e meglio girato rispetto alla farsa di Ruffini, e non è che ci vada molto, e il trailer per una volta non è malaccio, cosa che per il cinema italiano è già un piccolo traguardo. Ancora troppo poco per convincermi a dargli fiducia, però non mi sento di sparargli contro a priori come sono solito fare nei confronti dei filmetti italiani e del blogghetto fordiano.
Il consiglio di Ford: terzo tempo e schiacciata in faccia a Peppa Kid.
Si prosegue con la carrellata dei consueti, inutili film italiani che ogni settimana - o quasi - infestano le sale togliendo spazio a proposte davvero degne di visione. Per quanto non agghiacciante ai livelli del prodotto figlio di Mtv di cui sopra, il trailer di questo Il terzo tempo mi attira almeno quanto una pellicola consigliata apertamente dal Cannibale, dunque giro al largo concentrandomi su visioni senza dubbio degne di maggior nota.

"La vedete questa palla? Voglio che la spariate dritta in faccia a Peppa Kid!"

L’arte della felicità di Alessandro Rak


Il consiglio di Cannibal: l’arte della felicità, basta stare lontani dal cinema italiano
Pellicola d’animazione italiana di stampo artistico, di stampo molto radical-chic oserei dire, che sembra un po’ il nostro tentativo di fare qualcosa sul genere di filmoni come Valzer con Bashir e Waking Life. Non credo però i risultati saranno gli stessi.
Per trovare la felicità, per sicurezza meglio evitare sia questo film che WhiteRussian. Prendetela come una raccomandazione del vostro dottore di fiducia: una settimana lontani dal blog di MrFord e sarete felicissimi, anzi beati.
Il consiglio di Ford: l'arte della felicità, ovvero dispensare bottigliate.
Mi verrebbe quasi voglia di recuperare questo tentativo estremamente radical chic made in Italy di sdoganare la parte autoriale del Cinema d'animazione: in fondo, uno dei divertimenti maggiori da queste parti è quello di dispensare tempeste di bottigliate su proposte pronte a spacciarsi per chissà cosa anche a fronte del loro essere nulla: se non fosse che questo tipo di attività è praticamente il mio pane quotidiano da quando nella vita del sottoscritto è entrato il Cannibale, finirei quasi per essere lieto di quest'uscita. Peccato che il mio antagonista si prenda tutto lo spazio - e le bottigliate - che per il momento sono in grado di dispensare.

"Questa roba pare proprio del genere che fa incazzare Ford: sono contento."

Il tocco del peccato di Jia Zhangke
 
Il consiglio di Cannibal: Ford, brutto maniaco, non toccarmi!
Chiudiamo questa rassegna internazionale con una capatina in Oriente, con un film dal forte sapore di cinema d’essai e/o da Festival cinematografico radical-chic. Un film di quelli girati da un regista che Ford potrebbe essere capace di esaltare come: “il più grande fenomeno d’Oriente” o qualcosa del genere. A ragione o a torto non lo so, visto che di questo Jia Zhangke non ho mai visto niente. Chissà, potrei cominciare da questo suo ultimo Il tocco del peccato, che non sembra male, ma per una volta vorrei conoscere prima l’opinione di Ford. Nel senso che se per lui è un registucolo di poco conto, allora significa che ci troviamo di fronte a un genio registico puro, o viceversa.
Il consiglio di Ford: il tocco di genio. Che non è quello del Cannibale.
Chiudiamo in bellezza con la seconda proposta più interessante della settimana dopo Il passato, ovvero il ritorno sul grande schermo del regista cinese Jia Zhangke, che qualche anno fa vinse un meritatissimo Leone d'oro grazie al meraviglioso Still life, una delle pellicole più belle passate a Venezia nelle ultime dieci edizioni.
Passato quel trionfo, ammetto di avere perso di vista il buon Jia, ma sono più che lieto di ritrovarlo sul grande schermo con un film che promette davvero bene, per quanto possa dirne il mio rivale, che sicuramente è già pronto a bollarlo come una di quelle soporifere mattonate d'autore di stampo fordiano.
Ma tranquilli, appena l'avrò toccato con una bottigliata, le cose cambieranno.

"Hey Kid, mi manda Ford: dice che per te è l'ultima puntata della rubrica."

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