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giovedì 29 dicembre 2016

Ford Awards 2016: i film (dal 30 al 21)


Seconda giornata dedicata alla classifica dei migliori film usciti in sala nel corso di questo duemilasedici ormai agli sgoccioli, modificata in corso d'opera a seguito di alcune visioni "dell'ultimo minuto": quali sorprese riserverà, dunque, questa decina?
E sarà premiato l'intrattenimento, o l'autorialità?


N°30: DOCTOR STRANGE di SCOTT DERRICKSON


Uno dei personaggi che meno ho amato in casa Marvel da lettore di Fumetti diventa il fulcro di una delle pellicole di supereroi più riuscite degli ultimi anni: bravo Derrickson a pescare a piene mani da Inception, Matrix e Iron Man e bravo Cumberbatch a dare corpo e carattere ad un personaggio per nulla semplice.
Intrattenimento intelligente al cento per cento. Attendo già il sequel.

N°29: ZOOTROPOLIS di BYRON HOWARD, RICH MOORE, JARED BUSH

 

La Disney, tacciata da sempre dai radical di buonismo e film "solo per bambini", confeziona una piccola chicca pronta a dimostrare che la grande D è nettamente proiettata nel Nuovo millennio per modernità e tematiche, oltre che per intrattenimento, alla facciazza di molte sue rivali al botteghino.
Testimonianza del grande momento della creatura del mitico Walt, il fatto che Zootropolis non sarà l'unico suo titolo in classifica.

N°28: IO PRIMA DI TE di THEA SHARROCK

 

Una delle sorprese dell'anno.
Giunto su questi schermi praticamente con un bersaglio grosso come una casa appeso al collo, si è rivelato la versione sentimentale di Quasi amici per spontaneità, freschezza ed intensità.
Un plauso ad autori e protagonisti per non averlo trasformato in un polpettone da buoni sentimenti.

N°27: VELOCE COME IL VENTO di MATTEO ROVERE

 

Molti degli avventori abituali del Saloon sanno bene della mia diffidenza rispetto al Cinema italiano, soprattutto da amante dei Classici e del periodo in cui avevamo in scuderia i migliori registi del mondo.
Nel corso degli ultimi dodici mesi, però, sono state molte le cose buone prodotte nella Terra dei cachi: una di esse è senza dubbio Veloce come il vento, imperfetto e coinvolgente film "in famiglia" con un ottimo Stefano Accorsi ed una rivelazione come Matilda De Angelis.
Diretto, di pancia, pane e salame. Come piace a me.

N°26: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT di GABRIELE MAINETTI



Il film italiano forse più osannato della stagione è un esperimento in stile Batman Begins che, pur molto nostrano, avvicina il Cinema made in Italy ad un certo standard internazionale: i margini di miglioramento sono molti, e senza dubbio è stato sopravvalutato, ma il lavoro di Gabriele Mainetti è notevole e merita senza dubbio una vetrina.

N°25: ROGUE ONE di GARETH EDWARDS


Frenato - e non poco - da scelte di casting poco felici e da una prima parte poco coinvolgente a dispetto della tecnica, lo spin off della Saga per eccellenza del Cinema si riprende - e vola fino al venticinquesimo posto in classifica - con una seconda ed un finale da urlo, coinvolgenti, tiratissimi e molto emozionanti, degni dei momenti migliori che Star Wars ci ha riservato negli ultimi quarant'anni.
N°24: DEMOLITION: AMARE E VIVERE di JEAN-MARC VALLEE


Un film sul quale non avrei scommesso nulla, o quasi, giunto al Saloon solo per dovere di cronaca, bistrattato spesso e volentieri e non esente da difetti, ma diretto come pochi altri nel corso di questi ultimi dodici mesi: ancora una volta si toccano il tema del superamento del dolore e della famiglia, che da queste parti sfondano una porta più che aperta.


N°23: CAROL di TODD HAYNES

 

Todd Haynes, da queste parti amatissimo in passato per Velvet Goldmine e Lontano dal paradiso, torna sul grande schermo raccontando una storia d'amore nella sua evoluzione, fine e superamento vista dal doppio punto di vista dell'esperienza e della giovinezza.
Apparentemente algido, sotto il vestito è uno dei titoli più passionali della stagione.


N°22: PERFETTI SCONOSCIUTI di PAOLO GENOVESE

 

Un impianto teatrale, un esperimento tra amici molto pericoloso, l'eterno dilemma verità a tutti i costi o bugie a fin di bene (o male): un gruppo ben nutrito ed affiatato di attori al servizio di una sceneggiatura ottimamente scritta per quello che, senza dubbio, è stato il titolo italiano più convincente dell'anno per il sottoscritto.
In un periodo di "guerra fredda" tra il Saloon e la Terra dei cachi, direi che è un risultato invidiabile.


N°21: ANOMALISA di DUKE JOHNSON, CHARLIE KAUFMAN

 

Torna sul grande schermo il genio Charlie Kaufman con uno dei film d'animazione più maturi ed adulti del passato recente, forse fin troppo criptico in molte parti ma ugualmente affascinante e magico grazie principalmente alla sua protagonista femminile e ad un finale da riflessioni profonde ed assolutamente "a portata di tutti".


TO BE CONTINUED...

martedì 4 ottobre 2016

Demolition: amare e vivere (Jean-Marc Vallée, USA, 2015, 101')




Uno dei grandi misteri dell'universo per come lo conosciamo, con ogni probabilità, è l'amore.
Ognuno di noi, infatti, finisce per provare questo sentimento nel corso della vita in modi e condizioni quasi agli antipodi, prima da figlio e nipote e dunque, nel caso, da genitore o da nonno: nel mezzo, tutti i legami sentimentali della nostra vita - siano essi d'amicizia o rispetto a chi ci accompagna in questo viaggio per un breve o lungo tratto di percorso -, vissuti bene o male, da chi soffre o fa soffrire, dagli inizi roventi in cui tutto pare meraviglioso ai finali tra lacrime e difetti come se piovesse.
Eppure, nonostante tutte queste esperienze, di fronte all'amore siamo sempre clamorosamente disarmati, quasi come se non fosse possibile prevederne gli effetti collaterali, gli sbalzi e le tempeste, o la portata: spesso mi è capitato di pensare di aver compreso la dimensione di un amore dopo che lo stesso era finito, di non capire quanto una perdita mi avesse segnato, di pensare che, forse, certi amori potevano concludersi prima ed altri, invece, molto dopo - in questo senso, vorrei aver avuto qualche anno in più per confrontarmi con mio nonno Gianni, o non aver dovuto affrontare la morte del mio amico Emiliano -.
Demolition, firmato dall'autore di Dallas Buyers Club, Jean Marc Vallée, potrebbe essere un buon modo per cercare di (ri)vivere senza troppe spiegazioni le emozioni, le sensazioni e le cicatrici che lascia un amore, specie quando finisce in modo drammatico, lasciando liberi il cuore e l'istinto, proprio come se aveste la possibilità - e non penso esista qualcuno che non l'abbia sognato almeno una volta nella vita -, armati di martello, di sfondare da cima a fondo un appartamento, liberando energie che potranno essere positive o negative ma che, una volta terminato "il lavoro", vi faranno sentire più vivi e liberi di quanto non possiate credere di essere stati.
Gyllenhaal, come sempre bravissimo - forse è il migliore attore della sua generazione, parlando di Cinema USA -, conduce lo spettatore per mano attraverso momenti estremamente drammatici - lo scivolare nella dissociazione, il confronto con i suoceri ed il responsabile dell'incidente che ha portato alla morte di sua moglie -, altri piacevolmente maliconici - il rapporto con il figlio della nuova amica Karen, forse la cosa migliore del film - ed altri clamorosamente liberatori - l'epilogo -: e nonostante alcuni momenti possano risultare eccessivamente ricattatori o melensi - la camminata "musicale" in mezzo alla folla di New York o la giostra poco prima del finale, forse il punto più basso della pellicola -, ho trovato questo Demolition, difetti compresi, genuino e di pancia, uno di quei film che, pur non essendo destinati a cambiare la vita dello spettatore, finiscono per essere un piacere da rivedere, terapeutici come una bella sessione di sacco, una suonata o una scopata senza pensare al domani.
Perchè l'amore è anche questo.
Soprattutto questo.
Costruire. Ma anche imparare a demolire.
E farlo con tutto il trasporto di cui si è capaci.




MrFord





giovedì 15 settembre 2016

Thursday's child


Nuova settimana - l'ultima dell'estate, per essere precisi - di uscite, e nuova occasione per il sottoscritto ed il suo antagonista Cannibal Kid per darsi addosso a partire dai titoli offerti con più o meno puntualità dai distributori italiani: tra Pixar e recuperi d'autore, comunque, le proposte non mancheranno.
Se poi saranno valide oppure no, è tutto da scoprire.

"Cannibal ne sa di Cinema!?" "Questa sì che è bella!"
Alla ricerca di Dory

"Se fossimo in un action fordiano, sarei uno squalo assetato di sangue, ma purtroppo siamo nel fatato mondo cannibale."
Cannibal dice: Alla ricerca di Nemo mi era piaciuto. Un film caruccio, ma non il capolavoro che alcuni fan maniacali della Pixar e delle disneyate come Ford hanno cercato di spacciare. Questo sequel già super successo negli Usa non mi attira molto, ma considerando il fatto che la protagonista è una tipa smemorata mi sa che mi ci potrei ritrovare parecchio...
Di cosa stavo parlando?
Ford dice: Alla ricerca di Nemo, visto in sala ai tempi e adorato dal Fordino, è un buon prodotto, ma senz'altro lontano dai migliori realizzati dalla Pixar. Certo, rispetto ai "titoloni" che propone Cannibal, si tratta di un Capolavoro, ma questo è un altro discorso.
Da queste parti, si attende questo sequel anche perchè si tratterà di una nuova avventura sempre in sala del Fordino, che, chissà, potrebbe giustificare uno di quei post paterni tanto osteggiati dal mio rivale.



L'estate addosso

"Ragazzi, vi rendete conto che se avesse guidato Ford a quest'ora saremmo tutti morti?"
Cannibal dice: Con un tempismo degno del Ford dei tempi peggiori, anche perché un Ford dei tempi migliori non ricordo sia mai esistito, Muccino senior tira fuori il suo film estivo proprio quando l'estate sta finendo e un anno se ne va e James Ford e Muccino invece quando se ne vanno? Eh, quand'è che se ne vanno?
Ford dice: Muccino senior è bollito praticamente da appena dopo i suoi esordi, e questo L'estate addosso, nonostante abbia adorato la canzone omonima di Jovanotti, che firma la colonna sonora, mi sa di cannibalata da gettare senza ritegno.
Potrei comunque pensare di darci un'occhiata giusto per avere un altro candidato al film peggiore dell'anno.



Demolition

"So che è brutto essere un favorito del Cannibale, ma sorridi un pò alla vita!"
Cannibal dice: Il nuovo film di Jean-Marc Vallée, il regista di C.R.A.Z.Y., Dallas Buyers Club e Wild, con protagonisti Jake Gyllenhaal e Naomi Watts. Se non diventa un cult cannibale questo, Ford potrebbe diventare uno che se ne intende di bel cinema!
Ford dice: Vallèe, che con Dallas Buyers Club ha fatto un gran lavoro in particolare sugli interpreti, non mi dispiace affatto, e considerato il cast spero di incontrare la sorpresa della settimana e del mese, a dimostrare ancora una volta che qui al Saloon non ci sono gli stessi pregiudizi che su Pensieri Cannibali.



Trafficanti

"Per il nostro volo ho prenotato un pilota d'eccezione: Ford."
Cannibal dice: Nuova commedia action di Todd Phillips, il regista di Road Trip e della saga di Una notte da leoni, con protagonista una coppia comica da verificare ma comunque promettente formata da Miles Teller e Jonah Hill. Un film cazzaro che a sorpresa potrebbe mettere d'accordo quei due trafficanti di brutti film di Cannibal e Ford.
Ford dice: film cazzarissimo che promette di essere perfetto per chiudere l'estate, e perfino di riuscire a mettere d'accordo Cannibal e Ford.
Sarà così, o tutto finirà con Ford pronto a trafficare gli organi di Peppa?



Questi giorni

"Potevamo andare a Lodi, invece siamo dirette a Casale: che tristezza!"
Cannibal dice: Uno dei film italiani presentati in concorso all'ultimo Festival di Venezia. Nonostante il mio ammore per il cinema nostrano scoppiato nell'ultimo periodo, Questi giorni mi attirano quanto un post di Ford che parla delle fantastiche gioie della maternità.
Ford dice: considerato il mio rapporto con il Cinema italiano degli ultimi anni, questo Questi giorni sarà saltato a piè pari come se fosse un titolo radical consigliato da Cannibal.



Fuck you, Prof 2!

"Quello è Cannibal!? E che ci fa ancora alle superiori!?"
Cannibal dice: Sequel della commedia tedesca Fuck you, Ford... scusate Fuck You, Prof, che aveva avuto un grande successo, almeno in quel di Cruccolandia. Il primo l'avevo trovato molto simpatico e divertente, questo secondo episodio magari me lo vedo adesso che la scuola è ricominciata e, nel mio caso, è ripartito pure l'asilo.
Ford dice: così come avevo evitato il primo film di questo "franchise" tedesco, penso salterò il numero due, anche perché io, a differenza di Cannibal, la scuola l'ho finita da un pezzo e non la rimpiango per nulla.



Figli dell'uragano

"L'avevamo detto, a Ford, che non si poteva parcheggiare la nave lì, ma ha proprio insistito."
Cannibal dice: Mentre il suo ultimo film The Woman Who Left ha appena vinto l'ultimo Festival di Venezia – e che sia una vittoria meritata è ancora tutto da verificare – ecco che nei cinema italiani approda un lavoro precedente del filippino Lav Diaz. Un documentario del 2014 che sembra proprio un mattonazzo, quindi la visione ideale per Ford.
Ford dice: non conosco il lavoro di Lav Diaz, così come il film The woman who left fresco trionfatore del Festival di Venezia, ma questo documentario, amando molto il genere, mi ispira non poco, e so già che irriterà tantissimo il mio antagonista, quindi sono pronto ad accoglierlo a braccia aperte.



The Beatles – Eight Days a Week

"Dedichiamo il prossimo brano ai due bloggers più bromantici della rete, Ford e Cannibal: I wanna hold your hand."
Cannibal dice: Altro documentario, questa volta firmato da Ron Howard, su un gruppo di giovani emergenti di cui persino uno fuori dal mondo come James Ford avrà già sentito parlare una volta o due: i Beatles.

Ford dice: Ron Howard, documentario, Beatles. Direi che siamo di fronte al film che più, questa settimana, può mettere d'accordo il Saloon e l'asilo cannibale.


martedì 29 dicembre 2015

Ford Awards 2015: i film (N°30-21)

La trama (con parole mie): prosegue la carrellata della Top 40 fordiana legata al duemilaquindici in sala, salendo di decina e categoria per incontrare alcune delle pellicole più premiate ed incensate dell'anno, indubbiamente valide ma da queste parti non meritevoli neppure della Top 20.
Accanto a loro sorprese, conferme e l'impressione che, con gli ultimi dodici mesi, tutti noi si sia assistito ad un ritorno al passato - ed al futuro, in un certo senso - davvero spassoso e ricco di piacevoli visioni.


N°30: FURY di DAVID AYER


Il genere bellico, così come il Western, è un retaggio che mi porto dentro fin dai tempi dei film con John Wayne visti sul divano con mio nonno, legati a situazioni e valori che, fortunatamente per molti versi, la nostra generazione ha potuto solo vedere al Cinema, o scoprire sui libri.
Il lavoro di David Ayer offre l'ennesimo, ottimo spaccato del dramma assurdo della Guerra, e nonostante molte imperfezioni, regala anche momenti di grande emozione.

N°29: STILL ALICE di RICHARD GLATZER E WASH WESTMORELAND



Raccontare drammi legati a malattie non è mai facile, considerati i rischi di retorica sempre dietro l'angolo. Still Alice riesce nell'impresa - pur non eccellendo - riuscendo addirittura a far apparire Kristen Stewart come un'ottima interprete.
E raccontando la Famiglia prima della malattia stessa.

N°28: WHIPLASH di DAMIEN CHAZELLE



Titolo più che incensato ai tempi dell'ultima edizione degli Oscar, considerato una sorta di nuovo Attimo fuggente, a me è parso un discreto prodotto teso e molto di pancia, pur se decisamente da sminuire almeno rispetto alle suddette critiche.
Gran lavoro degli interpreti, ottimi gli spunti di riflessione, tanto clamore.
Un posto in questa classifica, ad ogni modo, lo meritava.

N°27: BIRDMAN di ALEJANDRO GONZALES INARRITU


Ed eccoci giunti ad uno dei titoli più premiati e discussi dell'anno: tecnica ineccepibile, grande confezione ed interpretazioni, pioggia di premi, gran parte di pubblico e critica convinti.
Eppure. Eppure per me resta solo un enorme esercizio di stile che per due terzi si sarebbe potuto trovare nella Top 10 e che con l'ultima mezzora precipita di almeno una ventina di posizioni.

N°26: STRAIGHT OUTTA COMPTON di F. GARY GRAY


Biopic con due palle d'acciaio legato ad uno dei gruppi fondamentali del panorama hip hop mondiale di tutti i tempi, gli NWA che furono la palestra di Ice Cube e Dr. Dre.
Colonna sonora imperdibile, grande cuore, qualche pecca ma tanta voglia di raccontare una storia che tutti gli appassionati di musica e chiunque voglia aprire le proprie frontiere sociali dovrebbero ascoltare e vedere narrata almeno una volta.

N°25: SELMA di AVA DUVERNAY


Legato a doppio filo ad uno degli eventi più importanti della Storia dei Diritti Civili negli States, il lavoro della DuVernay, che pensavo si sarebbe rivelato come profondamente retorico, ha contraddetto le aspettative fornendo un ritratto di Martin Luther King equilibrato e profondo, riuscendo a toccare il cuore e la pancia, l'indignazione e l'orgoglio di chiunque abbia a cuore non solo i diritti degli altri, ma anche e soprattutto i propri.
N°24: WILD di JEAN MARC VALLEE


Altro biopic, ed altro titolo che, rispetto alle aspettative della vigilia, si è rivelato un ottimo e sorprendente prodotto figlio dell'esperienza, della pancia e delle emozioni.
Un road movie costruito passo dopo passo, un percorso verso la rinascita di una protagonista indimenticabile, interpretata alla grande ed esempio per tutti quelli che, come il sottoscritto, sono inclini a perdere la strada maestra.

N°23: TERMINATOR - GENISYS di ALAN TAYLOR 


Da fan hardcore dei primi due capitoli della saga di Terminator firmati da James Cameron, ero molto scettico rispetto al ripescaggio del personaggio, soprattutto dopo due prodotti decisamente scarsi come il pessimo numero tre e lo pseudo autoriale Salvation, ma Taylor e l'autoironia di Schwarzy hanno dissipato ogni dubbio.
Negli ultimi anni, solo Expendables 2 mi aveva fatto divertire tanto, in sala.

N°22: UN DISASTRO DI RAGAZZA di JUDD APATOW


Apatow torna in sala sfruttando il talento di Amy Schumer - che mi sta anche cordialmente sul cazzo - di fatto realizzando il primo buddy movie della sua carriera dal punto di vista femminile: una rom com insolita e divertente, scorretta e commovente nella migliore tradizione del film pane e salame tanto amato dal sottoscritto.

N°21: SOUTHPAW di ANTOINE FUQUA


Tamarro, scontato, retorico, tagliato con l'accetta. 
Dite pure quello che volete, fatta eccezione per l'ineccepibile performance di Gyllenhaal, e non potrò che darvi ragione.
Eppure, da padre e da outsider, ho adorato incondizionatamente Southpaw, perfetta parabola sul riscatto e sull'amore per i propri figli.
Fatica, botte, peccatori e l'innocenza di occhi che ci guardano come se fossimo unici. Non potevo resistere.


To be continued... 

martedì 14 aprile 2015

Wild

Regia: Jean-Marc Vallee
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 115'




La trama (con parole mie): Cheryl Strayed, alle spalle la morte prematura dell'adorata madre e la distruzione del matrimonio e di se stessa, perduta tra droga e storie di sesso occasionale, decide di ricominciare a vivere a partire dall'avventura offerta dalla Pacific Crest Trail, lunghissima tratta da percorrere a piedi in solitaria.
Comincia così un viaggio che porterà la donna a confrontarsi con il passato, il presente ed il futuro che durerà mesi e le permetterà di entrare in contatto con le realtà del viaggio, la Natura, gli altri trekkers in cammino lungo lo stesso percorso e la sensazione che, una volta giunta a destinazione, dovrà pianificare il rientro nella società ed il resto della sua vita.
Riuscirà Cheryl a non mollare e portare a termine il percorso?
E sarà il passato a prendere il sopravvento, o il futuro?






Da grande sostenitore della vita vissuta e dell'esperienza, ho sempre avuto un debole per i road movies di formazione.
Eppure, in parte per pregiudizio ed in parte per la recensione positiva del mio rivale di sempre Cannibal Kid, nutrivo ben più di un dubbio, rispetto a Wild.
Fortunatamente, più che una cosa finta alternativa in stile Into the wild - paragone più utilizzato rispetto a quest'ultimo lavoro di Vallee - ho rivisto in queste quasi due ore di visione la passione e l'energia de I diari della motocicletta, il desiderio di raccontare una storia onesta, di pancia, che costasse una fatica emotiva più che fisica o di resistenza cinematografica - personalmente, non ho patito per nulla il ritmo apparentemente lento del film, che ho trovato al contrario molto dinamico - e riuscisse a narrare il percorso di un essere umano pronto a ricominciare, ripartire, viaggiare, nel senso più profondo ed importante del termine.
Dopo Dallas Buyers Club, pur rimanendo su binari che non lo portano oltre il buon prodotto, Vallee mostra una propensione notevole per la realizzazione di film coinvolgenti, emozionanti e decisamente efficaci tecnicamente - davvero ottimo l'utilizzo del montaggio e dei flashback "schizofrenici" -, in questo caso descrivendo nel modo migliore possibile la sofferenza e l'importanza della stessa all'interno di un percorso - che sia geografico o personale, poco importa -, la varia umanità con la quale si finisce per confrontarsi all'interno dello stesso e l'evoluzione cui conduce.
Cheryl, che nel corso della sua crescita ha subito ed amato come poche volte si ha la possibilità di subire ed amare nella vita, trova nel confronto con se stessa l'unico modo per affrontare il mondo, anche quando lo stesso modo è assolutamente distruttivo: in questo senso la capisco bene, considerato che nei miei anni più wild l'approccio alla vita che tenevo era sostanzialmente lo stesso - pur non avendo mai avuto, di fatto, un vero contatto con le droghe, ho sempre ritenuto il sesso e l'alcool rifugi occasionali come quelli mostrati dalla protagonista di questo film -, e che proprio con il viaggio ho iniziato a porre le basi per quello che sarei stato dopo - anche se non ho certo compiuto un'impresa fisica e mentale come quella di questa giovane donna -.
Eppure, dai tempi di Barcellona in solitaria all'Irlanda, ricordo bene sulla pelle la sensazione e la volontà di ritrovare se stessi, scrivere, conoscere, condividere quasi fosse un mezzo per acquisire maggiore consapevolezza o coraggio per improvvisare rispetto al futuro: perchè il vero viaggio non finisce mai, se non con la morte, e fino a quando non si è davvero pronti, non ha senso pensare a quell'eventualità.
In questo senso, la conclusione dell'impresa di Cheryl è assolutamente perfetta, ed ha rischiato, parlando in termini molto più materialistici e "critici", di portare Wild ad un livello superiore di valutazione: quella riflessione nata sul ponte, in bilico tra passato, presente e futuro, è la testimonianza di quanto perennemente in movimento viviamo, di quanto elastici di fronte al Tempo e all'esperienza stessa siamo, così come quanto, nel bene o nel male, sempre e comunque, risieda la bellezza di intraprendere un percorso.
Lo spirito di Wild, da questo punto di vista, è assolutamente centrato: fermarsi, nel corso della vita, finisce per essere dannoso e controproducente per noi e per chi ci sta intorno, e a volte scegliere di partire è senza dubbio più utile che rimanere fermi ed attendere che qualcuno o qualcosa ci scuota.
Allo stesso modo, eventi che ci hanno definito come persone finiscono per legarsi ad altri che ancora devono venire, e che viviamo a breve distanza, anche quando si tratta di anni - ed epoche - differenti.
Wild fotografa bene momenti come questi.
Momenti che sono il sale di una vita.
E malgrado l'apparenza e la valutazione critica pura e semplice, Vallee dovrebbe esserne fiero.
Perchè Wild è un grande film.
Un grande viaggio.
Un ritratto di vita vissuta che fa respirare a pieni polmoni.



MrFord



"I've looked at clouds from both sides now,
from up and down, and still somehow
it's cloud illusions I recall.
I really don't know clouds at all."
Joni Mitchell - "Both sides now" - 




lunedì 3 febbraio 2014

Dallas buyers club

Regia: Jean Marc Valleè
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 117'




La trama (con parole mie): Ron Woodroof, elettricista e giocatore d'azzardo dedito ad alcool, eccessi e donne, si ritrova, nel pieno degli anni ottanta, positivo all'HIV. Superato il trauma della presa di coscienza della propria condizione ed abbandonati gli amici di un tempo, l'uomo si dedica ad una personale ricerca di potenziali cure per la malattia, ingaggiando una vera e propria crociata a favore dei malati contro le multinazionali farmaceutiche intente a promuovere l'AZT.
I suoi trenta giorni di vita previsti alla prima visita divengono così anni di battaglie legali e non contro lo status quo che poneva i malati di AIDS ai margini della società, nonchè vere e proprie cavie per i colossi dell'industria farmaceutica.






La fama di alcune pellicole gioca molte delle sue carte sul passaparola: Dallas buyers club, salito alla ribalta della cronaca grazie ai Globes vinti da Matthew McConaughey e Jared Leto - entrambi meritatissimi -, divenuto il caso cinematografico made in USA di questo inizio anno, deve molta della sua fortuna proprio a questo fenomeno.
Mossi dalle incredibili performances attoriali dei protagonisti, pubblico e critica hanno finito per spingere il lavoro di Jean Marc Valleè oltre ogni più rosea aspettativa, portando Dallas buyers club a diventare, di fatto, un blockbuster d'autore pronto a battersi con i più grandi favoriti nella notte degli Oscar: visione alle spalle, posso dire che senza ombra di dubbio siamo di fronte ad un gran bel prodotto, confezionato alla perfezione e costruito per colpire ed emozionare pur sfruttando un main charachter certamente non empatico o "positivo" come il Ron Woodroof di McConaughey, seppur lontano dal Capolavoro che vorrebbe essere venduto.
Onestamente, penso ci si trovi più dalle parti dei solidi Milk o Erin Brockovich - titoli che riguardo sempre volentieri, impegnati e non banali - che non da quelle degli imprescindibili, nonostante la pellicola avvinca e renda il pubblico più giovane edotto rispetto ad una delle grandi battaglie degli emarginati nel corso degli anni ottanta e quello più stagionato sensibile ad un periodo decisamente particolare della Storia recente: tratto da una vicenda realmente accaduta - la battaglia legale e non del già citato Ron Woodroof, elettricista devoto all'alcool, agli eccessi, al gioco ed al sesso lontano dal mondo omosessuale che ai tempi si credeva unico a dover fare i conti con l'HIV - e profondamente legato alle lotte che resero possibile una maggiore attenzione da parte dell'opinione pubblica a proposito dello sfruttamento dei malati da parte delle multinazionali farmaceutiche, Dallas buyers club rappresenta il tipico e coinvolgente film di grande impegno sociale, con alcuni spunti splendidi - la scena finale, il rapporto sessuale tra Woodroof e la ragazza malata, liberatorio come solo il sesso libero e non protetto può essere, sicuri di non infettare altri - ed alcuni passaggi appena sotto il livello di pericolo di retorica.
Una pellicola solida e di cuore ma comunque ben distante dalle vere e proprie pietre miliari, che mi sono goduto una volta presa coscienza dei suoi limiti principalmente grazie allo stimolo regalato dal protagonista, un redneck fatto e finito che, di fronte alla prospettiva della morte, finisce per attaccarsi alla vita con una determinazione incrollabile che io stesso ben comprendo, considerato che è mia ferma intenzione quella di attaccarmi a questo mondo con le unghie e con i denti almeno fino ai centotre anni.
E dico almeno.
L'esempio dato da personaggi in grado di affrontare l'avvicinarsi dell'ultimo viaggio con la stessa contagiosa voglia di sperimentare e lottare di chi, al contario, ha la possibilità di godersi ogni giorno senza avere l'impressione di stare affrontando un conto alla rovescia è senza dubbio stimolante, anche quando si tratta di dover convivere con qualcosa che, presto o tardi, finirà per vincere la guerra anche a fronte di qualche sconfitta di poco conto.
In un certo senso, è la stessa cosa anche per noi, con la differenza che, di norma, non prestiamo troppa attenzione alla sabbia che scivola nella clessidra togliendo ogni giorno qualcosa dal tavolo della nostra mensa.
A scanso di equivoci, io ho intenzione di mangiare e gustarmi quanto più possibile ogni momento. Come in un rodeo che potrebbe finire da un istante all'altro.



MrFord



"Are you my main man
are you now are you now
are you my Main Man
are you now are you now
are you now."
T-Rex - "Main man" - 



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