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lunedì 24 febbraio 2020

White Russian's Bulletin


Nuova edizione del Bulletin in diretta dall'epicentro della psicosi indotta dai media rispetto al Coronavirus, ennesima dimostrazione di quanto il Nostro Paese sia purtroppo piuttosto indietro rispetto a svariate parti del mondo, culturalmente parlando: ma onde evitare polemiche, torno sul caro, vecchio Cinema raccontando quello che è passato su questi schermi negli ultimi giorni, a partire dal recupero di una delle pellicole più recensite a cavallo della Notte degli Oscar che mi aveva visto protagonista, di recente, di un tracollo da divano clamoroso. Ce l'avrò fatta, questa volta, ad affrontare Jojo Rabbit?


MrFord



JOJO RABBIT (Taika Waititi, Nuova Zelanda/Repubblica Ceca/USA, 2019, 108')

Jojo Rabbit Poster


Ford incontra Jojo Rabbit, capitolo due.
Alle spalle il clamoroso tracollo della settimana della Notte degli Oscar, ho affrontato nuovamente il lavoro di Waititi preparandomi il terreno: in una sera in solitaria, di ritorno dalla palestra, ho ritenuto opportuno affrontare la visione mangiando il mio tradizionale kebabbazzo del mercoledì sera in modo da limitare il rischio di un coma da divano, riuscendo ad occupare una buona metà della visione accompagnato dal cibo.
Vicende del sottoscritto a parte, comunque, com'è andata?
Ho trovato Jojo Rabbit interessante, un abile mix di Wes Anderson e di Amelie, con una colonna sonora pazzesca, un ottimo Sam Rockwell - che, del resto, per me ormai è una garanzia - ed un paio di sequenze da ricordare - stupenda quella della scoperta del destino della madre da parte del piccolo protagonista -: le idee ci sono, l'ironia e la profondità anche, forse l'unica pecca è che risulti tutto un filo troppo fiabesco, ma può andare bene anche così. 
In fondo, emozionarsi per una fiaba non ha mai fatto male a nessuno.




POLIZIOTTO IN PROVA (Tim Story, USA, 2014, 99')

Poliziotto in prova Poster

Sempre per arginare i crolli da divano, e forte dello scorso weekend rinforzato dai riposini pomeridiani, ho recuperato questa mezza tamarrata di qualche anno fa sulla piattaforma di Prime, giusto per passare una serata senza troppi pensieri prima dell'inizio di una settimana lavorativa che avrebbe portato, ma ancora non lo sapevo, alla situazione di psicosi da apocalisse che si sta vivendo ora qui nel Lodigiano.
Il film di Tim Story non è niente di che, ma come action buddy movie regala i suoi momenti da risata sguaiata e rutto libero, complice il botta e risposta continuo tra Kevin Hart - che è perfetto per questi ruoli - e Ice Cube, che come tipo tosto fa sempre la sua figura.
Nulla di trascendentale, ma per farsi due risate senza impegno ci può stare.




AMERICAN GODS - STAGIONE 1 (Starz, USA, 2017)

American Gods Poster

Qualche anno fa avevo molto apprezzato il romanzo firmato da Neil Gaiman, e pur se colpevolmente con un certo ritardo, ho finalmente deciso di recuperare la serie dallo stesso ispirata, giunta ormai alle porte della terza stagione e presentata ai tempi dell'uscita come un titolo pronto a diventare un riferimento del genere.
Non ricordo nel dettaglio l'evoluzione della storia di Moon nel romanzo, ma senza dubbio American Gods risulta interessante, fuori di testa e fordiano abbastanza per prendersi il suo spazio al Saloon fino a quando la corsa dell'ex galeotto protagonista e del suo mentore/capo/qualunquecosasia Wednesday proseguirà: divinità vecchie e nuove, vizi capitali, morti che risorgono e morti che restano morti e basta, ironia nera, molto alcool ed un pizzico di dramma rendono questa proposta una delle più interessanti del passato recente del Saloon, reduce da mesi di un piccolo schermo sottotono almeno quanto il grande. 
Si è ancora raccontata una minima parte della vicenda, speriamo che, con la seconda e la terza stagione, oltre ad approfondire la storia si ingrani una marcia ancora più decisa.


lunedì 9 ottobre 2017

Come ti ammazzo il bodyguard (Patrick Hughes, USA/Cina/Bulgaria/Olanda, 2017, 118')




Da tamarro appassionato di action anni ottanta, potrei dire di nutrire una sorta di debolezza congenita rispetto ai buddy movies: mi bastano due compari bene o male assortiti pronti a prendere a suon di battute o cazzotti - o entrambi - loro stessi e gli avversari di turno, e il gioco è fatto: da Bud Spencer e Terence Hill ad Arma letale, da Kevin Smith a Danko, il genere è senza dubbio territorio fordiano al cento per cento.
Eppure, alla vigilia, nutrivo ben più di una perplessità, rispetto a quest'ultimo lavoro di Patrick Hughes con protagonisti Samuel Jackson e Ryan Reynolds: per prima cosa rispetto alle scelte di casting, considerata la scarsa sostanza che di norma il buon Sam mostra una volta messo alla prova al di fuori di contesti tarantiniani e la scarsa sostanza che di norma mostra il decisamente meno buono Ryan Reynolds, che se non fosse figlio d'arte a mio parere potrebbe al massimo aspirare a fare il portaborse ad un qualsiasi attore professionista; come se tutto questo non fosse bastato, a meno di sceneggiature dalla battuta pronta dal primo all'ultimo minuto o di colpi di genio, l'idea che il genere risulti essere senza dubbio fin troppo sfruttato e compromesso, almeno da un punto di vista più "tecnico", con tutti i rischi che un'affermazione del genere può comportare rispetto al sembrare radical, non aiuta certo le cose che già dal trailer paiono essere i classici tentativi di registrare incassi decenti nei multisala nel weekend e poco altro.
Premesse, dunque, tutt'altro che buone.
E purtroppo, come non avrei voluto fosse così prevedibile, la visione di Come ti ammazzo il bodyguard, iniziata come un riempitivo da serata in relax, si è rivelata una delle più noiose dell'ultimo periodo, di quelle in grado di mettere in difficoltà perfino il me stesso pronto a cavacare il momento migliore del blog e della blogosfera di qualche anno fa rispetto a quanto si potrebbe scrivere in una recensione, figurarsi ora, a fronte di una situazione decisamente ben diversa e della voglia decisamente sotto le scarpe di tirare fuori post interessanti per film che non lo sono affatto.
Ringrazio, da questo punto di vista, il fatto che con la signora Ford dopo dieci anni ancora si mantenga la tradizione del "quando lo spirito ed il corpo chiamano, fanculo il film", grazie alla quale la visione si è interrotta ad un certo punto di stanca permettendoci di indirizzare la serata ad obiettivi decisamente più soddisfacenti, perchè altrimenti non sarei certo stato capace di essere in qualche modo tenero e comprensivo rispetto ad una pellicola di qualità davvero molto bassa, commerciale nel peggior senso del termine, inutile e poco divertente.
Considerato tutto, dunque, posso affermare che Come ti ammazzo il bodyguard risulta essere un film che non aggiunge nulla al panorama - già scarso - di questa stagione, così come al genere, ma che quantomeno ha davvero poco perfino per risultare nocivo o in grado di ispirare recensioni cattive e creative come in questi casi si spera sempre di portare sulla pagina scritta.
Sempre che il fatto in questione sia da considerara un bene.
Archiviato tutto questo, resta un action dal sapore retrò poco incisivo e divertente solo a piccolissimi sprazzi, evidente più per i meriti economici della produzione che non per quelli effettivi ed artistici, o quantomeno soltanto d'intrattenimento, dalla durata eccessiva e dal ritmo, nonostante la vicenda portata sullo schermo, assolutamente blando.
Considerato il risultato, e la strada scelta per tentare di raggiungerlo, direi che l'idea migliore sarebbe stata quella di tagliare la maggior parte delle situazioni create per "approfondire", o viceversa: in questo caso, non mi pare sia stata raggiunta nessuna delle due.
Quantomeno consciamente.




MrFord




 

giovedì 5 ottobre 2017

Thursday's child



Nuovo appuntamento con il nuovo corso di questa rubrica divenuta "a tre", e nuovo ospite pronto ad entrare nell'arena allestita per l'occasione dal sottoscritto e dal suo rivale Cannibal Kid: a questo giro è il turno di Cassidy, un blogger tosto e notoriamente più fordiano che cannibalesco.
La sua presenza influenzerà anche i commenti alle uscite in sala che ci aspettano questo weekend?
Proseguite nella lettura, e lo saprete!


"Accidenti, ma la Bara non era volante!?"



Blade Runner 2049

"Maledizione! Sta arrivando Cannibal! Devo avvisare immediatamente l'altro Ford!"


Cassidy: Il sequel di cui non si sentiva l’esigenza. Ma nel cinema di oggi un secondo (o terzo, o quarto…) capitolo non si nega a nessuno. Dopo tanti anni passati a chiederci, ma Rick Deckard sarà un Replicante? Non sarà un Replicante? Arriva questo film, che toglie un po’ tutta la poesia, sfiga.
La mia preoccupazione vera però è Ridley Scott(o) come produttore esecutivo, dopo “Alien Covenant” sono seriamente preoccupato. Oh! Io ve lo dico, se per caso dovessimo scoprire che Ryan Gosling è un replicante giuro che prendo il cinema e lo ribalto su se stesso!
Per lo meno il regista è uno dei migliori in circolazione al momento, tenete le dita incrociate, tutte quelle che avete, anche quelle dei piedi, solo Denis Villeneuve può mostrarci le porte di Tannhäuser.
Cannibal Kid: Il sequel di cui io invece, caro Cassidy, sentivo l'esigenza. Blade Runner è un film bello, bellissimo, soprattutto nel creare un'atmosfera, un mondo. La sceneggiatura lascia però ampi margini di sviluppo e credo che Denis Villeneuve possa fare meglio di un Ridley Scott che con il primo Blade ha realizzato sì il suo lavoro nettamente migliore, ma resta comunque uno dei registi più sopravvalutati e scotti della storia del cinema, insieme al suo amico Alien(o) James Cameron. Se a ciò aggiungiamo un cast che sembra uscito dai miei sogni (Ryan Gosling, Jared Leto, Mackenzie Davis e la stupendissima Ana de Armas), le possibilità di avere un sequel superiore all'originale sono parecchio concrete. Peccato giusto per la presenza di attori che sembrano invece usciti dai sogni di Ford (il suo vero papà Harrison e il wrestler e attore da strapazzo Dave Bautista).

Ford: mi ritrovo un po' nel mezzo di questa discussione, una posizione piuttosto strana considerato che dovrei sempre e comunque dare contro a Cannibal. Sinceramente, l'originale Blade Runner per tempistica, originalità e quant'altro penso sia assolutamente inarrivabile, ma non è detto, d'altra parte, che Villeneuve - uno dei migliori in circolazione, quantomeno in Nord America - possa tirare fuori dal cilindro una vera sorpresa.
Forse alla fine si scoprirà che Cannibal è un replicante e dovrò terminarlo neanche fossi Schwarzy in un film di James Cameron. Magari con l'aiuto di Cassidy-1000.

Ammore e malavita

"Vediamo come te la cavi con i proiettili di frassino, Cassidy!"

Cassidy: Tutti quelli che amano il cinema di genere come me, non possono che provare simpatia per i Manetti Bros, inoltre dopo aver scoperto il filone partenopeo della loro filmografia con “Song'e Napule” (2013) ora i due ci riprovano con la storia (in musica) del camorrista stanco della vita criminale. Non ho idea di come si dica “Baby Driver” in napoletano e pur avendo qualche dubbio sulla protagonista femminile, questo è un titolo che mi guarderei molto volentieri.
Cannibal Kid: Non ho mai visto film dei Manetti Bros. e non so nemmeno io bene il perché. Così come non so perché ho convocato un blogger parecchio fordiano come Cassidy per questa puntata della rubrica. Forse perché masochisticamente volevo avere un altro rivale a dare una mano al malavitoso sempre più in crisi Ford?
In ogni caso, con questo Ammore e malavita, che sembra la versione partenopea a metà strada tra due cult cannibali dell'anno come Baby Driver e La La Land, un'occasione ai due registi romani la darò sicuramente. Daje! A Cassidy e Ford insieme invece mai più! :)
Ford: i Manetti mi sono sempre stati molto simpatici, e questo Ammore e malavita potrebbe rivelarsi come la versione duemiladiciassette del bellissimo - e sottovalutato da Cannibal, ovviamente - Tano da morire, che ho l'impressione che un tipo giusto come Cassidy invece apprezzi.
Staremo a vedere.

Come ti ammazzo il bodyguard

"Ascolta, io me ne vado: come bodyguard ti mando Ford."

Cassidy: Patrick Hughes ci prova con la commedia d’azione, nel cast oltre a Ryan Reynolds e Samuel L. Jackson altre facce che normalmente mi fa sempre piacere vedere in un film, tipo Gary Oldman e Salma Hayek. Il mio senso di Cassidy mi dice che molto probabilmente sarà una porcheria, ma che ci volete fare, ai Buddy Movie, specialmente quelli dove si sparano non so dire di no. Poi le coppie male assortite funzionano, Riggs e Murtaugh, Ford e Cannibal Kid, avete presente no?
Cannibal Kid: Ecco il film cassidy-fordiano della settimana. Anche se con il suo mix di umorismo irriverente alla Deadpool potrebbe a sorpresa mettere d'accordo anche me e Ford. E comunque noi due non siamo una coppia. Né bene né male assortita, ma non siamo certo una coppia... Oddio, o forse sì?
Ford: commedia action che, non fosse per i suoi protagonisti, potrebbe anche ispirarmi parecchio. Considerato che Samuel Jackson esiste poco al di fuori dell'universo di Tarantino e che ho sempre detestato Ryan Reynolds, le probabilità giocano contro a questo film, ma non si può mai dire.
In fondo, parlando di coppie improbabili, io e Cannibal siamo ancora qui a "lavorare" insieme dopo più di cinque anni.

120 battiti al minuto

"Cassidy ospite fisso! Diritti fordiani per tutti!"
Cassidy: 120 battiti al minuto, beh mi sembrano un po’ troppi no? Cioè bisognerebbe vedere la pressione sanguigna, magari tener sotto controllo il colesterolo. In realtà i 120 battiti al minuto sono quelli che ho io in questo momento, perché essendo da anni in cura per disintossicarmi dai trailer (che spesso sono più belli dei film finiti) sono la persona meno adatta al mondo a scrivere di film in uscita. Però questo titolo, in lizza per miglior film straniero ai prossimi Oscar, ha fatto parlare di sé, la storia degli attivisti francesi di Act-Up impegnati a richiamare l’attenzione sui malati di AIDS nei primi anni ’90 è sicuramente un tema da Academy. Ecco, non so se è anche un tema da Cassidy ma non poniamoci limiti, al massimo provate a chiedere a Ford e al Cannibale, loro hanno 60 battiti al minuto come Fausto Coppi ai tempi d’oro.
Cannibal Kid: In una settimana piena di fordianate e di cassidyanate clamorose, ecco anche un bel film radical-chic francese cannibalesco come si deve. Era ora, parbleu!
Una pellicola già vincitrice del Gran Prix all'ultimo Festival di Cannes con cui spero che il regista di Robin Campiello, autore del noioso film del 2004 Quelli che ritornano che avrebbe poi ispirato la serie Les revenants, possa finalmente convincermi. Cosa che Ford non riuscirà mai a fare. Cassidy magari sì, almeno se in futuro abbandonerà la sua esaltazione per action e B-movies anni '80. ;)
Ford: cannibalata francese che sa di palla al cazzo lontano un chilometro, dalla quale correrò ben lontano portando i miei battiti anche a più di centoventi al minuto. In fondo, ora che ho scoperto il crossfit, la tenuta è buona abbastanza per fuggire con più veemenza dalle proposte del miglior Cannibal dei tempi radical d'oro. E poi, alla fine della corsa, un bel paio di birre con Cassidy ci stanno alla grande.

Renegades – Commando d'assalto

"E' inutile che ti nascondi, soldato: Cannibal ti scoverà e ti costringerà ad una maratona di film teen radical chic!"
Cassidy: Oh la Bessonata! I temerari Navy Seals alle prese con l’oro dei Nazisti diretti da Steven Quale (Quale? Quello!) storico collaboratore di James Cameron bravissimo a dirigere robe in cui la trama è secondaria tipo “Into the storm” (2014). Questa volta il mio ciccio francese preferito, Luc Besson ha convinto a venir giù anche J.K. Simmons per fare la parte che gli viene meglio, ovvero quella dove è cattivissimo e urla forte contro gli altri, oh! Ha vinto un Oscar con una parte così eh!
Ecco sapete cosa sarebbe bello? Un film con J.K. Simmons che urla cose a Luc Besson, roba tipo: «Smettila di produrre quei cazzo di Minimei! Rimettiti a fare film come Lèon!!» Ecco quello sarebbe figo, incassi garantiti!
Cannibal Kid: Evvai che in questo caso a sorpresa ci possiamo coalizzare io e Cassidy contro il Ford, e per giunta con un action! Ford infatti tradizionalmente odia Besson, non si sa bene il motivo. Forse perché gli action devono farli solo gli yankee? Fatto sta che questa pellicola, per quanto non mi ispiri molto, mi sembra potenzialmente più divertente e appassionante delle solite porcate patriottiche a stelle e strisce tanto esaltate da James “tu vuò fa' l'americano-mmericano, ma sì nato in Lodi” Ford.

Ford: Besson, da queste parti - che potrebbero benissimo essere quelle di Lodi, California - è decisamente visto come il Ryan Reynolds della regia, ovvero un pippone mica da ridere che ogni tanto azzecca un film decente. Tipo Leon, quello sì che era discretamente cazzuto.

Il fatto è che sono passati parecchi anni - e Cannibal ne sa qualcosa -, e le produzioni che si sono susseguite non hanno certo aiutato il regista francese ad entrare nelle mie grazie. Vedremo che è riuscito a fare con la produzione di questo Renegades, sperando che possa essere un action figo francese come Special Forces oppure il mio favorito Nido di vespe.
Due film che, potrei scommetterci una bottiglia, avranno disturbato Cannibal e saranno piaciuti decisamente di più a Cassidy.

lunedì 15 agosto 2016

Saloon's Bullettin #5


L'estate è entrata nel vivo - quantomeno nel momento in cui scrivo queste righe - e tra vacanze, una partita e l'altra degli Europei di calcio - anche se, probabilmente, in questo momento saranno già nel pieno del loro svolgimento le Olimpiadi - e viaggi in treno sono comunque riuscito a gustarmi film e libri quantomeno discreti, lontani dagli standard solitamente bassi ed ignoranti del periodo più rilassato ed easy dell'anno.
The Nice Guys, diretto dallo specialista in buddy movies Shane Black, è un film super fordiano, frescolinissimo, veloce e divertente, un buon mix tra le atmosfere di Chandler e gli scombinamenti del Drugo e Doc Sportello, con un Russell Crowe in gran forma da picchiatore ed un Ryan Gosling perfetta spalla: una di quelle proposte che è sempre un piacere vedere e rivedere, che non inventerà nulla di nuovo ma si lascia guardare alla grande, mescolando humour, crime ed un'atmosfera anni settanta che da queste parti è sempre ben accetta.
E tra un cazzotto, una bottiglia e villains misteriosi - sempre affascinante Kim Basinger, che fa ancora mangiare la polvere ad un sacco di giovincelle - si arriva ai titoli di coda ben consci di essersi divertiti ma di non aver mandato in ferie il cervello. Ed è una cosa da non sottovalutare (due bicchieri e mezzo).
Allo stesso modo non è da sottovalutare The good kill, ultimo lavoro di Andrew Niccol - al quale sarò sempre affezionato per l'ottimo Lord of war - con Ethan Hawke e Zoe Kravitz, forse non completamente risolto e privo di una vera e propria direzione - è una denuncia rispetto al disumano utilizzo dei droni da combattimento o un grido d'aiuto lanciato nell'ottica di chi "preme il grilletto" e si porta dentro le conseguenze di ordini impartiti dall'alto? - ma in grado di far riflettere su uno degli aspetti più terrificanti della "guerra moderna": pensare che un drone che vola a tremila metri di altitudine guidato da una squadra che sta dall'altra parte del pianeta possa scaricarci su per il culo un missile in grado di fare a pezzi tutto quello che si trova nel raggio di un isolato è onestamente agghiacciante, e, per quanto preferirei non pensare ad un'esistenza imperitura della guerra, che forse le battaglie dei tempi antichi, a loro modo, erano più umane e sincere di questa lotta al terrore combattuta attraverso il terrore.
Echi di The hurt locker ed American Sniper, pur non arrivando all'altezza di nessuno dei due, per una pellicola comunque da recuperare, fosse anche per una sola visione (due bicchieri).
Ben più di una, invece, ne raccoglierà al Saloon The Conjuring - Il caso Enfield, tratto da cronache di eventi realmente accaduti ed incentrato come il precedente sull'esperienza di esorcisti dei coniugi Warren nel corso degli anni settanta, forse tra i più solidi horror ad ampio raggio degli ultimi mesi, nonchè sequel all'altezza dell'originale, che allo stesso modo da queste parti aveva convinto: le due pellicole sono molto diverse tra loro, e dall'horror classico del primo film le atmosfere di questo Il caso Enfield finiscono per avvicinarsi più a quelle del thriller psicologico, quasi si trattasse di un cocktail tra L'esorcista ed un Polanski in salsa Poltergeist.
Forse meno spaventoso del precedente, ma decisamente più inquietante, in grado di far riflettere a proposito del concetto di Fede - più rispetto alle persone che non in Dio o in una vita dopo la morte -, tecnicamente realizzato alla grande da James Wan e pronto a mostrare la tenacia di una famiglia presa di mira da un'entità demoniaca, l'approccio in bilico tra scienza e fede, per l'appunto, dei Warren ed un punto di vista - quello del contatto tra i protagonisti ed i loro "assistiti" - che si riassume alla grande in una risposta data a Lorraine Warren che suona più o meno così: "Non crederei a queste cose, ma ho perso mia figlia in un incidente anni fa, e se questo esiste, significa che c'è una vita dopo la morte, dunque so che un giorno avrò la possibilità di vederla ancora". Da ateo miscredente, non me la sento proprio di non essere d'accordo con un punto di vista simile (due bicchieri e mezzo).
Chiude la settimana l'agghiacciante visione di Warcraft, terribile fantasy tutto effetti e niente sostanza che pare la versione dei poverissimi de Il signore degli anelli purtroppo firmata dall'ex bambino prodigio Duncan Jones, che a ben guardare dopo Moon non è più stato in grado di produrre qualcosa di decente.
Due ore di effetti ad uso e consumo del 3D ed una sceneggiatura sforbiciata per restare in linea con le esigenze della distribuzione, attori sprecati - e mi dispiace per il buon Travis Fimmel, il Ragnar di Vikings, e Ben Foster -, sapore di già visto e sentito, tentativi di fare apparire come figo e coinvolgente un prodotto che è pura spazzatura nerd.
Il pensiero che possa essere il primo capitolo di una saga solletica il terrore, anche se fa ben sperare il pesantissimo flop al botteghino: per una volta, confido nelle buone scelte del grande pubblico (un bicchiere).
In termini di lettura, invece, Don Winslow è tornato a fare capolino da queste parti con il suo primo romanzo, London Underground, incentrato sul giovane investigatore Neil Carey, spedito dai suoi misteriosi capi da New York a Londra per ritrovare la figlia di un senatore che nasconde segreti piuttosto scomodi.
Non parliamo certo del Winslow dei Capolavori Il potere del cane e Il cartello, quanto più che altro di un ottimo scrittore ancora attento a "prendere le misure" e a porre le fondamenta di quelle che saranno le certezze della sua carriera, di fatto rendendo London Underground una sorta di fratello minore del più recente - e molto bello - Missing: New York. Ai tempi, il vecchio Don dedicò a Neil Carey - interessante main charachter fallibile e tormentato da buon giovane di belle speranze - una saga di cinque episodi che pare ora verrà completamente ristampata: sono già curioso di scoprire se con il secondo volume, China girl, la prosa di quello che è considerato uno dei maestri del noir contemporaneo si sarà già evoluta (due bicchieri e mezzo).



MrFord




mercoledì 1 giugno 2016

Wednesday's child

La trama (con parole mie): alle spalle i parziali risvegli delle ultime settimane, per la prima volta dall'inizio della primavera mi pare di avere di fronte un weekend in sala che promette discretamente bene, tra pellicole in grado di mettere potenzialmente d'accordo i due nemici più acerrimi della blogosfera, prodotti d'autore ed outsiders eventuali sorprese.
Certo, la stronzata made in Italy è sempre dietro l'angolo, così come le possibili delusioni, ma per una volta voglio essere ottimista, tranne per quanto riguarda Cannibal Kid: lui, se si parla di Cinema, non si è mai svegliato.



"Sono Ford il bruto. Vengo per schiacciare Peppa Kid."


The Nice Guys

"Hey, Russell Ford, dovevi proprio spezzarmi un braccio quando non ho ordinato un White Russian?" "Puoi scommeterci il culo, Ryan Kid!"
Cannibal dice: The Nice Guys è uno di quei rari casi di film che potrebbero piacere sia a me che a Ford, i due guys meno nice della blogosfera cinematografica. Soprattutto lui non è nice per niente. Un buddy movie che si preannuncia noir e comedy allo stesso tempo e in grado quindi di accontentare entrambi. Purtroppo.
Ford dice: in quest'ultimo periodo, complice la promozione molto pane e salame di Russell Crowe, The nice guys sta finendo per diventare non solo il film più atteso del periodo, ma anche uno dei pochi in grado di mettere d'accordo l'action fordiana ed il taglio finto fighetto del Cannibale.
Cosa che, per una volta, potrebbe perfino non darmi fastidio.



Warcraft – L'inizio

"Mi sa che siamo venuti in troppi: per sistemare Cannibal sarebbe bastato un cuccioletto."
Cannibal dice: Nerdata fantasy che mi spaventa parecchio. Dal trailer mi sembra la versione porcata de Il signore degli anelli. Ford ne andrà pazzo. Io probabilmente molto meno, anche se il fatto che la regia sia affidata all'ottimo Duncan Jones, il figlio di David Bowie che ha realizzato Moon e Source Code, mi fa sperare che finisca per essere meno peggio di quello che può sembrare a un primo sguardo.
Ford dice: nonostante quello che si può aspettare il mio antagonista, da questa nerdata totale affidata ad un Duncan Jones che mi pare in caduta libera mi aspetto solo male, anche perchè non sono mai stato un grande fan di Warcraft e cose simili.
L'unica cosa che posso sperare, è di essere smentito. E non da Peppa Kid.



Marguerite e Julien – La leggenda degli amanti impossibili

"Non provavo niente di così romantico dai tempi della mia storia con Katniss Kid!"

Cannibal dice: Finalmente la mitica Valérie Donzelli, nuova fenomena del cinema francese, ritorna nei cinema italiani, alla faccia di tutti gli anti-radical-chic (per finta?) come Mr. James Ford. Dopo lo splendido La guerra è finita, la regista aveva firmato altri due lavori (Main dans la main e Que d'amour!), che però dalle nostre parti non sono mai arrivati, non mi pare nemmeno in rete sottotitolati. Ora è di nuovo l'ora di rituffarsi nel suo favoloso mondo. Allez!
Ford dice: La guerra è finita, ai tempi esaltato da Cannibal come una specie di piccolo Capolavoro, al Saloon è passato come uno dei titoli d'autore più sopravvalutati degli ultimi anni, una roba finto radical in realtà buonista come poche. Dunque la mia fiducia nella Donzelli e in questo suo nuovo lavoro è perfino minore di quella che continuo a nutrire per il mio antagonista.


Eddie the Eagle – Il coraggio della follia

"Ford Jackman che non sei altro, dovrei gettarmi da quella rupe!? Devi aver bevuto quattro o cinque cocktails di troppo!"

Cannibal dice: Per bilanciare il ritorno della regina della nouvelle-nouvelle vague francese, ecco che il karma mi punisce con l'arrivo di una fordianata inverosimile. Un film sportiveggiante probabilmente recitato da cani con Hugh Jackman. Per cimentarmi nel mio sport preferito, quello della stroncatura, potrei però decidere di guardarlo.
Ford dice: pellicola sportiva da outsiders che potrebbe rivelarsi la sorpresa di una settimana certo non esaltante, almeno sulla carta. Speriamo non si riveli un vero e proprio salto nel vuoto in pieno stile Cannibal.



Miami Beach

"Ford e Cannibal non hanno accettato l'invito a venire in vacanza con noi? Sono proprio due snob!"

Cannibal dice: I Vanzina alle prese con il cinevacanzone estivo. Se ne sentiva il bisogno?
No, almeno quanto l'opinione di James Ford sul cinema di Lars von Trier e di Terrence Malick.
Ford dice: Vanzina? Cinepanettone estivo? Quasi peggio delle sparate di Cannibal!



Tra la terra e il cielo

"I resti di Pensieri Cannibali puzzano anche ridotti in cenere: terribile."
Cannibal dice: Pellicola indiana che non sembra troppo malvagia, però da dire ciò al vederla ne passa. Come tra la terra e il cielo e come tra me e Ford.
Ford dice: pellicola di nicchia che non mi dispiacerebbe recuperare, se dovessi averne la possibilità. Sperando che sia uno di quei presunti mattonazzi tanto odiati dal mio rivale.


3 giorni dopo

"Ecco: questa la sparo dritta in fronte a Cannibal!"
Cannibal dice: Film giovanile ambientato a Roma che potrebbe rivelarsi decente. Peccato che il forte sapore di amatorialità che si sente fin dal trailer faccia calare le sue quotazioni, manco fosse una recensione positiva su WhiteRussian.
Ford dice: di recente mi pare di aver parlato fin troppo bene del Cinema italiano, dunque penso mi prenderò una pausa, per evitare che diventi un'abitudine spiacevole quanto leggere le opinioni del mio antagonista.


martedì 11 agosto 2015

Ted 2

Regia: Seth MacFarlane
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 115'






La trama (con parole mie): Ted ed il suo inseparabile amico d'infanzia John si trovano di nuovo insieme a fronteggiare una crisi che li coinvolge entrambi da angolazioni differenti. Mentre, infatti, il secondo, divorziato e da troppo tempo chiuso in se stesso rispetto al gentil sesso pare non trovare stimoli ad andare avanti nella sua vita, il primo si ritrova a dover fronteggiare una questione legale che potrebbe negarne, di fatto, l'esitenza.
Quando, infatti, il Governo annulla il suo matrimonio definendolo un oggetto, Ted si vede privato dello status di persona, del lavoro e della dignità, in barba al desiderio di avere un bambino con la sua novella sposa Tami-Lynn.
Trovato un aiuto nella giovane avvocatessa Samantha, i due amici per la pelle dovranno, a modo loro, trovare la via che conduca entrambi alla felicità, come nelle migliori - più o meno - favole.









Prima che qualsiasi mia dichiarazione possa essere travisata da radical teen dall'ego smisurato come il mio rivale Cannibal Kid, voglio precisare una cosa: Ted 2 è una cagatina tendente al volgare buona giusto per la stagione estiva senza impegno, inferiore al suo predecessore dal cast - una assolutamente monocorde Amanda Seyfried al posto della ben più interessante Mila Kunis - alla sceneggiatura, passando per quasi tutte le battute.
Eppure, mi pare quasi strano dirlo dopo lo scempio che è stato Un milione di modi per morire nel West, non mi è parso così male come mi sarei aspettato alla vigilia: certo, averlo visto al mare, sul balcone, con un paio di gin tonic in corpo ed il vento a rinfrescare una serata di relax sicuramente avrà aiutato, eppure considerate le premesse la visione di un vero e proprio massacro che di fatto non è avvenuto pareva quasi più certa dell'efficacia dell'apparizione fulminante di Liam Neeson.
Questo perchè Seth MacFarlane - che continuo a ritenere un pessimo comico, o umorista, o quel che volete -, tendente alla volgarità gratuita e per nulla divertente neanche fosse il principe della scuderia dei Vanzina, riesce in qualche modo ad evitare le bottigliate delle grandi occasioni grazie ad una cosa che conosco bene, e rispetto perfino quando si manifesta in un losco figuro come lui: la passione per il Cinema.
Quanto e forse più del primo, infatti, questo secondo lungometraggio dedicato alle avventure dell'irriverente orsetto Ted è zeppo di riferimenti e citazioni che soltanto i cinefili "accumulatori" - come sono tanti bloggers o, per citare un esempio molto noto, un certo Quentin Tarantino, dediti al confronto con qualsiasi genere e sfumatura della settima arte - potranno dilettarsi a scovare tra una battuta dimenticabile e l'altra, facendo per certi versi finta che l'avventura dei due inseparabili amici Ted e John possa essere effettivamente sagace, arguta e divertente, e non una bieca operazione commerciale - peraltro non riuscita così strepitosamente, stando agli incassi - ottima come riempitivo e nulla più.
Certo, sarei scorretto a non ammettere di essermi fatto due risate in più di un passaggio - quello della guida di Ted mi ha ricordato il rapporto conflittuale del sottoscritto con la patente - e di aver tutto sommato retto la durata - eccessiva come quella del primo capitolo per un prodotto di questo genere - senza colpo ferire, ma devo ammettere che, da Flash Gordon a Star Wars, passando per Rocky - geniale l'idea della volontà di Ted di scegliere come cognome Clubber Lang, rivale dello Stallone Italiano nello storico terzo capitolo del brand dedicato al pugile più famoso del grande schermo - e, almeno a quanto mi è parso, perfino La morte corre sul fiume, lo spasso più grande è stato quello di scoprire, tra le sfumature di questo film, qualcosa in cui Seth MacFarlane non debba necessariamente forzare la mano per tentare di eccellere, e sbracare spudoratamente: l'amore per il Cinema.
Un amore in parte distorto dalla qualità certamente non alta del prodotto finito, ma comunque sentito e ben evidente, nonchè in grado di mostrare l'umanità di un autore apparso sempre troppo posticcio e forzato, quasi come se la parabola del suo peloso protagonista fosse, di fatto, la sua.
Considerati i precedenti e la stima - molto bassa, se non si fosse capito - della quale godeva il buon Seth qui al Saloon, potrei quasi sbilanciarmi e scrivere che Ted 2 è stato un ottimo mancato fallimento: resta un titolo dimenticabile come una sbornia un pò troppo sopra le righe, ma quantomeno di quelle che si ricorderanno - a tratti - per aver combinato qualcosa di veramente sorprendente o per essersi riusciti chissà come a portare a letto la più figa della festa.
Per un pupazzone senza troppe speranze di mostrare un certo spessore, mi pare già un successo.
E non sto parlando di Ted.
O di Marc Wahlberg.




MrFord




"So much for the golden future, I can't even start
I've had every promise broken, there's anger in my heart
you don't know what it's like, you don't have a clue
if you did you'd find yourselves doing the same thing too."
Judas Priest - "Breaking the law" - 




 

domenica 10 maggio 2015

The interview

Regia: Evan Goldberg, Seth Rogen
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 112'




La trama (con parole mie): Dave Skylark è un conduttore di successo, anchorman di uno show dedicato ai pettegolezzi ed alle rivelazioni segrete delle celebrità, spesso e volentieri tacciato di occuparsi solo dei numeri e di non impegnarsi nell'approfondimento. Il suo producer e migliore amico Aaron Rapoport, curioso di esplorare campi giudicati più "impegnati", si ritrova tra le mani l'occasione per un'intervista al dittatore della Corea del Nord, uno degli uomini più pericolosi, temuti ed osteggiati dalla comunità internazionale, che pare essere un grandissimo fan dello show di Dave.
Combinato l'evento ed organizzata la spedizione dei due amici a Pyongyang, Dave e Aaron vengono contattati dalla CIA in modo da compiere un'impresa giudicata impossibile fino a quel momento: uccidere il quasi "divino" capo di stato.
Riusciranno gli improvvisati killer a portare a termine l'incarico?








Dai tempi in cui superai - fortunatamente e spero per sempre - il mio periodo da radical del Cinema - posso testimoniare almeno quattro o cinque anni buoni di sole visioni d'autore - il buddy movie come concetto è sempre stato non solo uno dei clienti migliori del Saloon, ma anche un compagno di sbronze praticamente perfetto: dalla mitica Trilogia del Cornetto ai vari SuXbad, Strafumati e via discorrendo, prodotti di questo tipo hanno sfondato una porta aperta da queste parti, finendo per attestarsi a veri e propri scacciapensieri secondi soltanto ai tanto cari film action, superando anche l'horror, una delle passioni storiche del sottoscritto.
The interview, ultima creatura della ciurma che un paio d'anni or sono regalò a noi tutti quella chicca di Facciamola finita, giunto sugli schermi americani e rimbalzato da una parte all'altra della blogosfera a seguito delle polemiche relative al cosiddetto incidente diplomatico che ha causato tra Stati Uniti e Corea del Nord, si inserisce alla perfezione nel suddetto filone: trattato fin troppo male dalla critica e snobbato dal pubblico in sala - almeno negli States, e principalmente a causa dello stesso fenomeno che colpì qualche mese fa Expendables 3 -, il lavoro di Goldberg e Rogen è uno spasso dall'inizio alla fine, infarcito di scorrettezze politiche e sessuali - come di consueto in questi casi - ed assolutamente consigliato nella sua versione originale - impagabili assonanze come quella che passa tra "ain't us" e "anus", o Stalin e Stallone - e frutto del divertimento sfrenato dei protagonisti.
Del resto, avendo le possibilità economiche e gli agganci di Rogen e Franco, probabilmente con Dembo o il mio fido compare Steve detto Tango, probabilmente, finiremmo per girare cose sguaiate e divertenti come questa, pronte non solo a non prendersi sul serio, ma anche a non prendere sul serio alcune dinamiche assolutamente importanti ed attuali come quella della presenza, sul pianeta, di dittatori dall'approccio "divino" pronti a decidere la vita e la morte di intere popolazioni pur essendo, di fatto, soltanto bambini con grossi problemi di ego cresciuti all'interno di una realtà assolutamente distorta - e non sto parlando del Cannibale -.
Le sequenze già cult in casa Ford sono parecchie, il film scorre alla grande sia quando si tratta di passaggi giocati tutti sui dialoghi che di momenti profondamente action - si veda la parte conclusiva -: spassosi i molteplici riferimenti alla trilogia de Il signore degli anelli, Rogen e Franco in gran forma - per quanto legati a charachters cuciti loro addosso, e nonostante il secondo si giochi il premio di attore più gigione di questa prima parte dell'anno con il Christoph Waltz di Big Eyes -, una regia vivace ed effetti ottimi - il costo dell'operazione, del resto, è stato piuttosto alto, soprattutto rispetto agli incassi -, senza contare una carrellata di ospiti illustri - grandissimo Rob Lowe - rendono The interview il non plus ultra dei film ignoranti della prima metà del duemilaquindici, e forse la prima scommessa che sento di sostenere anche a fronte di evidenti scopi esclusivamente ludici della pellicola insieme a John Wick.
Probabilmente questo eccessivo credito al lavoro di Rogen e Goldberg farà storcere il naso a molti, ma sinceramente non me ne potrebbe importare di meno: "They hate us cause they ain't us", del resto.
O avrò detto "anus"!?
Ai posteri l'ardua sentenza.




MrFord




"Do you ever feel like a plastic bag
drifting through the wind, wanting to start again?
Do you ever feel, feel so paper thin
like a house of cards, one blow from caving in?"

Katy Perry - "Firework" - 





venerdì 29 agosto 2014

22 Jump Street

Regia: Phil Lord, Christopher Miller
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 112'





La trama (con parole mie): i due partners d'azione Jenko e Schmidt, archiviato un fallimento in campo aperto, sono richiamati sotto copertura in modo da essere spediti al college e scoprire un traffico legato ad una nuova droga pronta ad invadere il mercato.
Il ritorno tra i banchi di scuola, però, riserverà più di una sorpresa ai due inseparabili amici: le loro diversità, una ragazza e soprattutto l'ingresso di Jenko nella squadra di football della facoltà mineranno il loro rapporto e la complicità che ne è sempre stata, di fatto, il fulcro.
Riusciranno i due a superare gli ostacoli, lo spring break e la "crisi" in modo da risolvere il caso?






Con un'estate drammatica in termini di qualità delle uscite - anche quando si parla di prodotti di puro e semplice intrattenimento da neuroni in vacanza - come quella che stiamo attraversando, recuperi e celebrazioni a parte, l'unica soluzione per i vecchi viaggiatori amanti del Cinema resta quella di rifugiarsi nelle poche certezze - ammesso che possano definirsi tali - che la settima arte può ancora regalarci: i buddy movies fracassoni e scombinati, tendenzialmente volgari e divertenti, da sbronza con gli amici o da divano come se non ci fosse un domani sono una di queste.
La premiata ditta Lord e Miller, che già quest'anno era stata in grado di confezionare il pregevole The Lego movie, torna riprendendo personaggi e situazioni del piacevole 21 Jump Street di un paio di stagioni or sono, portando i suoi due protagonisti dal liceo all'università - ed ironizzando parecchio anche sul tempo che passa in merito - ponendo al centro dell'attenzione più che il caso con il quale Jenko e Schmidt devono confrontarsi il loro rapporto come se, di fatto, si trattasse di una coppia effettiva, e non soltanto di partners di lavoro.
Un'idea azzeccata che ripaga non solo il pubblico - le sequenze più divertenti sono proprio quelle in cui sotto i riflettori vi è il legame in crisi dei protagonisti -, ma anche gli autori, che probabilmente consci di non avere per le mani chissà quale materiale confezionano un giocattolo d'intrattenimento di grana grossa perfetto per questo periodo dell'anno, che rimanda a supercult recenti - Spring breakers, tra i titoli più discussi del duemilatredici - e finisce per accontentare sia gli appassionati di questo tipo di proposte che il pubblico occasionale, che se pronto a digerire qualche battutaccia di troppo potrebbe finire per farsi coinvolgere almeno quanto i fan hardcore - che, invece, andranno in brodo di giuggiole per l'incredibile sequela di ipotetici sequel che arricchisce i titoli di coda e le continue sparate da filmaccio teen indirizzato ad un pubblico principalmente maschile -.
Il resto è tutto già scritto, dalle iniziali difficoltà degli eroi al loro grande trionfo, che non solo rinsalderà il legame che pareva definitivamente compromesso ma si attesterà su livelli di esplosioni e roboanti sequenze mozzafiato che non hanno nulla da invidiare ai film action: certo, l'originalità non abita neppure vicino al ventidue di Jump Street, ma a conti fatti a titoli di questo calibro non serve più di tanto.
Si giustifica, in questo senso, anche un calo complessivo di qualità rispetto al primo film, dovuto di fatto ad un'assenza di originalità che, a ben vedere, ci sta tutta per questo tipo di prodotti di cassetta: l'importante, di fatto, è che si diverta chi li produce e soprattutto chi si ritrova in sala a guardarli, perchè come di recente è stato provato da cose abominevoli come Transformers 4 o meno abominevoli ma comunque decisamente brutte come Hercules ormai non è più così scontato che le blockbusterate da neurone spento siano davvero soddisfacenti nella loro natura di "scappatella" dal Cinema impegnato.
Dunque, prima di affrontare 22 Jump Street è lasciare in un cassetto i pensieri sensati e prepararsi per una dose robusta di risate con la coscienza piena di essere un riempitivo buono per vincere la noia o le brutture della quotidianità lavorativa, magari in compagnia di un paio di compari accuratamente scelti, schifezze da ingurgitare e parecchio alcool: Jenko e Schmidt, in questo caso, approverebbero.
E approvo anch'io, che sono già pronto a spostarmi dall'altro lato della strada per il numero ventitre.



MrFord



"Can you take me Higher?
To a place where blind men see.
Can you take me Higher?
To a place with golden streets."
Creed - "Higher" -




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