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domenica 28 dicembre 2014

Ford Awards 2014: i film (N°20 - 16)

La trama (con parole mie): ed eccoci giunti all'inizio della carrellata più importante dei Ford Awards, quella dedicata al meglio uscito in sala nel corso di questo duemilaquattordici ormai agli sgoccioli. Una classifica strana, che rispetto alle scorse edizioni ha trovato una scoraggiante desolazione nelle proposte, tanto da indurmi a ridurre i titoli da quaranta a venti, in modo da selezionare davvero solo il meglio della stagione.
Mi dispiace molto di aver messo le mani su cose enormi come Vita di Adele o Still life in ritardo, perchè avrebbero potuto dire la loro sia nella classifica dello scorso anno che in questa, così come di non aver ancora avuto modo di gustarmi il tanto chiacchierato Il sale della terra, Mommy o Winter Sleep.
Ma poco importa, ora: fuoco alle polveri, e che vinca il film migliore.




N°20: DRAGON TRAINER 2 di DEAN DEBLOIS



Ad inaugurare la classifica dei venti migliori film uno dei meglio riusciti sequel degli ultimi anni, che si parli di animazione e non solo. Tematiche profonde, azione serrata, spettacolo assicurato per grandi e piccini. Una piccola rivincita per i cari, vecchi "cartoni animati", che quest'anno si sono giocati poche ma ottime carte.


N°19: THE LEGO MOVIE di PHIL LORD, CHRISTOPHER MILLER



La vera, grande rivelazione animata di questo duemilaquattordici.
Fresco, divertentissimo, ricco di ironia e citazioni ma anche a suo modo commovente, ed impreziosito da un tormentone musicale che ha conquistato praticamente ogni spettatore che l'abbia approcciato, appassionato di Lego oppure no.


N°18: LONE SURVIVOR di PETER BERG



Senza se e senza ma, l'action dell'anno.
Peter Berg, già creatore del supercult Friday night lights, torna sul grande schermo scegliendo di raccontare una storia decisamente a stelle e strisce che, partita dal rischio di un eccessivamente alto tasso di retorica finisce per fotografare l'assurdità della guerra e la sua inaudita violenza.
Stunt e sequenze d'azione spaventosamente ben realizzati.

N°17: GUARDIANI DELLA GALASSIA di JAMES GUNN


Giocattolone perfetto ed ennesimo tassello del grande affresco dipinto sullo schermo dalla Marvel negli ultimi anni, Guardiani della galassia, con ironia, una colonna sonora da urlo ed un paio di passaggi davvero irresistibili ha finito per vincere la concorrenza di altri pur ottimamente realizzati film ad argomento supereroi usciti in sala negli ultimi dodici mesi.
E con quella chicca dopo i titoli di coda, il suo valore è cresciuto anche più di quanto si potesse immaginare.

N°16: DUE GIORNI, UNA NOTTE di JEAN PIERRE E LUC DARDENNE



E a chiudere questa prima cinquina decisamente "ludica", l'ultima fatica dei Fratelli Dardenne, fotografia dell'incertezza lavorativa ed umana di quest'epoca.
Un film forse a tratti troppo schematico, eppure un ritratto di pancia e morale dallo spessore notevole, reso ancora più grande da una scelta quasi "ottimistica" nel finale di quelli che sono da sempre gli alfieri del pessimismo su grande schermo.
Avercene, di spunti come questo.


TO BE CONTINUED...

venerdì 29 agosto 2014

22 Jump Street

Regia: Phil Lord, Christopher Miller
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 112'





La trama (con parole mie): i due partners d'azione Jenko e Schmidt, archiviato un fallimento in campo aperto, sono richiamati sotto copertura in modo da essere spediti al college e scoprire un traffico legato ad una nuova droga pronta ad invadere il mercato.
Il ritorno tra i banchi di scuola, però, riserverà più di una sorpresa ai due inseparabili amici: le loro diversità, una ragazza e soprattutto l'ingresso di Jenko nella squadra di football della facoltà mineranno il loro rapporto e la complicità che ne è sempre stata, di fatto, il fulcro.
Riusciranno i due a superare gli ostacoli, lo spring break e la "crisi" in modo da risolvere il caso?






Con un'estate drammatica in termini di qualità delle uscite - anche quando si parla di prodotti di puro e semplice intrattenimento da neuroni in vacanza - come quella che stiamo attraversando, recuperi e celebrazioni a parte, l'unica soluzione per i vecchi viaggiatori amanti del Cinema resta quella di rifugiarsi nelle poche certezze - ammesso che possano definirsi tali - che la settima arte può ancora regalarci: i buddy movies fracassoni e scombinati, tendenzialmente volgari e divertenti, da sbronza con gli amici o da divano come se non ci fosse un domani sono una di queste.
La premiata ditta Lord e Miller, che già quest'anno era stata in grado di confezionare il pregevole The Lego movie, torna riprendendo personaggi e situazioni del piacevole 21 Jump Street di un paio di stagioni or sono, portando i suoi due protagonisti dal liceo all'università - ed ironizzando parecchio anche sul tempo che passa in merito - ponendo al centro dell'attenzione più che il caso con il quale Jenko e Schmidt devono confrontarsi il loro rapporto come se, di fatto, si trattasse di una coppia effettiva, e non soltanto di partners di lavoro.
Un'idea azzeccata che ripaga non solo il pubblico - le sequenze più divertenti sono proprio quelle in cui sotto i riflettori vi è il legame in crisi dei protagonisti -, ma anche gli autori, che probabilmente consci di non avere per le mani chissà quale materiale confezionano un giocattolo d'intrattenimento di grana grossa perfetto per questo periodo dell'anno, che rimanda a supercult recenti - Spring breakers, tra i titoli più discussi del duemilatredici - e finisce per accontentare sia gli appassionati di questo tipo di proposte che il pubblico occasionale, che se pronto a digerire qualche battutaccia di troppo potrebbe finire per farsi coinvolgere almeno quanto i fan hardcore - che, invece, andranno in brodo di giuggiole per l'incredibile sequela di ipotetici sequel che arricchisce i titoli di coda e le continue sparate da filmaccio teen indirizzato ad un pubblico principalmente maschile -.
Il resto è tutto già scritto, dalle iniziali difficoltà degli eroi al loro grande trionfo, che non solo rinsalderà il legame che pareva definitivamente compromesso ma si attesterà su livelli di esplosioni e roboanti sequenze mozzafiato che non hanno nulla da invidiare ai film action: certo, l'originalità non abita neppure vicino al ventidue di Jump Street, ma a conti fatti a titoli di questo calibro non serve più di tanto.
Si giustifica, in questo senso, anche un calo complessivo di qualità rispetto al primo film, dovuto di fatto ad un'assenza di originalità che, a ben vedere, ci sta tutta per questo tipo di prodotti di cassetta: l'importante, di fatto, è che si diverta chi li produce e soprattutto chi si ritrova in sala a guardarli, perchè come di recente è stato provato da cose abominevoli come Transformers 4 o meno abominevoli ma comunque decisamente brutte come Hercules ormai non è più così scontato che le blockbusterate da neurone spento siano davvero soddisfacenti nella loro natura di "scappatella" dal Cinema impegnato.
Dunque, prima di affrontare 22 Jump Street è lasciare in un cassetto i pensieri sensati e prepararsi per una dose robusta di risate con la coscienza piena di essere un riempitivo buono per vincere la noia o le brutture della quotidianità lavorativa, magari in compagnia di un paio di compari accuratamente scelti, schifezze da ingurgitare e parecchio alcool: Jenko e Schmidt, in questo caso, approverebbero.
E approvo anch'io, che sono già pronto a spostarmi dall'altro lato della strada per il numero ventitre.



MrFord



"Can you take me Higher?
To a place where blind men see.
Can you take me Higher?
To a place with golden streets."
Creed - "Higher" -




martedì 4 marzo 2014

The Lego movie

Regia: Phil Lord, Christopher Miller
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 100'




La trama (con parole mie): Emmet, un ordinario e comunissimo operaio Lego in una delle città del multiforme universo dei mattoncini, al termine di un turno di lavoro scandito dall'unica e preferita canzone di tutti i cittadini modello, viene a contatto con un pezzo speciale che potrebbe mettere fine al regno di terrore del Presidente Business, che tempo prima era riuscito a venire in possesso di un potente artificio in grado di bloccare la caotica creatività dei mastri costruttori per lasciare spazio solo all'ordine.
Emmet, apparentemente privo di inventiva e del carisma necessario per assumere il ruolo di prescelto, spalleggiato dal saggio Vitruvius e dalla creatrice Wyldstyle, dovrà trovare la forza per ispirare i suoi nuovi compagni e cambiare definitivamente il mondo che ha sempre conosciuto.






Immagino sia capitato a tutti voi - o quasi - almeno una volta di montare un Lego.
Sia che fosse un castello medievale, un autodromo di macchine di formula uno, una stazione dei pompieri o un'astronave.
E a tutti quelli che ci hanno giocato, sarà capitato almeno una volta di calpestare qualche mattoncino dimenticato sul pavimento a piedi nudi, provando uno dei dolori più pungenti che un giocattolo potesse regalare ad un bambino.
Ai tempi in cui fu annunciato il film dedicato a questi meravigliosi e stimolanti giocattoli in grado di conquistare dagli otto ai cento anni, rimasi abbastanza indifferente all'idea, nonostante l'effetto amarcord che gli stessi continuano a produrre nel sottoscritto, tanto da arrivare a sperare che possano suscitare lo stesso fascino anche sul Fordino in modo da poter rispolverare le antiche soddisfazioni legate al momento in cui la costruzione è giunta a compimento.
L'indifferenza, comunque, persistette nonostante le avvisaglie che cominciavano ad arrivare dagli States, dove The Lego movie è stato - ed è tuttora - uno dei successi al botteghino più clamorosi degli ultimi anni, ed ha finito per raccogliere i favori non solo del pubblico, ma anche della critica, forte di un comparto tecnico notevole e di una storia ironica e divertente, una sorta di ibrido tra l'approccio scanzonato degli eighties ed i cartoni animati classici.
Visione alle spalle, posso dunque senza troppa fatica passare dalla parte di chi ha indiscutibilmente promosso il progetto di Phil Lord e Christopher Miller, già autori del divertentissimo 21 Jump Street, un gioiellino in grado di appassionare grandi e piccoli e di unire al divertimento senza freni - strepitosi i personaggi di Batman e quelli di Superman e Green Lantern con i loro siparietti al limite dell'assurdo - un messaggio da bravo Classico dell'animazione, senza dimenticare una spruzzata di quasi metacinema legata all'idea alla base dell'Uomo dall'altra parte che funge da divinità creatrice - o presunta tale - per gli abitanti dell'universo dei mattoncini più famosi del mondo.
Spaziando dunque dal selvaggio West al futuro delle astronavi - impagabile l'astronauta Billy, residuato degli anni ottanta con tanto di primo modello di tuta e casco che soltanto i più vecchi tra noi ricorderanno - i registi danno origine ad un'avventura tutta inseguimenti e ribaltamenti di fronte che è anche una riuscita riflessione sull'identità e la non omologazione, il rapporto tra padri e figli e la crescita personale attraverso la valorizzazione delle proprie qualità, siano esse attese o no da chi ci sta intorno.
Emmet, eroe "proletario" e uomo qualunque nella grande città governata dal Presidente Business, diviene così protagonista di una favola di riscatto in grado di conquistare a diversi livelli il pubblico, a prescindere dall'età espressa da quest'ultimo, proprio come avveniva - ed avviene - con queste miracolose, colorate e multiuso costruzioni.
Senza dubbio lo svolgimento e la risoluzione della trama non mostreranno nulla di nuovo o innovativo, eppure di rado, soprattutto in questi ultimi mesi decisamente avari di soddisfazioni per l'animazione, ho finito per divertirmi così tanto, provando al contempo il desiderio di guardare questo film accanto al Fordino, quasi si trattasse di un intrattenimento - e di un insegnamento - per entrambi: la piccola parte destinata a Will Ferrell e la rivelazione a proposito dell'Uomo dall'altra parte finiscono per diventare una piccola chicca pronta ad unire genitori e figli sotto un'unica bandiera.
Quella del divertimento e del colore, del caos - almeno in parte organizzato, giusto per dare un pò di soddisfazione ai più vecchi - e dell'unicità delle persone.
Piccole o grandi che siano.



MrFord



"Everything is awesome
everything is cool when you're part of a team
everything is awesome, 

when we're living our dream."
Tegan and Sara - "Everything is awesome" - 





martedì 3 luglio 2012

21 Jump Street

Regia: Phil Lord, Chris Miller
Origine: Usa
Anno: 2012
Durata: 109'




La trama (con parole mie): Schmidt e Jenko sono due ex compagni di liceo ritrovatisi all'Accademia di polizia. Ai tempi della scuola, il primo era il classico sfigato, mentre il secondo dominava i corridoi in lungo e in largo con i modi da bullo e la bella presenza.
Una volta realizzato di avere necessità l'uno dell'altro e diplomatisi i due ragazzi, divenuti amici inseparabili, riescono a combinare un casino tale con il loro primo arresto da essere riciclati e spediti nel distretto speciale di 21 Jump Street, che si occupa di infiltrare poliziotti sotto copertura tra gli studenti in modo da individuare spacciatori e fornitori di droga.
A seguito di un errore nell'interpretazione delle loro nuove identità, si ritroveranno a ruoli invertiti - Jenko il secchione, Schmidt l'atleta - in un liceo che non riconoscono più per geografia sociale degli studenti: confidando uno nell'altro, i due saranno costretti a maturare come poliziotti - si fa per dire - in modo da portare a termine la loro missione.



A volte si incontrano film senza alcuna pretesa, totalmente estemporanei ed assolutamente dimenticabili che, contrariamente ad ogni previsione, finiscono per essere i titoli giusti, nel posto giusto, al momento giusto.
Così è stato per 21 Jump Street, buddy movie al limite del demenziale ispirato alla serie che vide protagonista un giovanissimo Johnny Depp una ventina e poco più d'anni fa: giunto sugli schermi di casa Ford la sera successiva la cocente delusione di Detachment, il lavoro di Lord e Miller - già autori di Piovono polpette, che non avevo amato particolarmente - è riuscito a guadagnarsi la fiducia necessaria già dalle prime battute grazie ad una dose consistente di (auto)ironia, uno spirito easy perfetto per l'estate ed il relax che, a volte, richiedono le serate infrasettimanali funestate dal loro destino di sandwich tra una giornata e l'altra di lavoro.
Nei giorni precedenti alla visione avevo letto peste e corna delle avventure del duo Hill/Tatum nelle recensioni della critica "di cartellone", quasi unanime nel considerare questo film un insieme di volgarità gratuite buone solo a divertire autori e cast, e più che positive opinioni, al contrario, in giro per la blogosfera - Bradipo escluso -, un pò come era accaduto con un supercult scoperto troppo tardi dal sottoscritto come Strafumati.
Con i titoli di coda alle spalle - anche se, a dire il vero, è stata l'opinione che già dopo il primo quarto d'ora andava per la maggiore sul divano del salotto -, mi sento libero e felice di dichiarare che 21 Jump Street è un vero spasso, una goliardata che mescola abilmente alcuni spunti quasi metacinematografici - il monologo del mitico Ice Cube a proposito delle idee riciclate, chiaro riferimento allo stesso film, la sorpresa sulla sparatoria nel finale - ai classici e più volgari elementi tipici dei lavori del clan di Apatow o di Kevin Smith.
Il ritorno al liceo dei due protagonisti - l'ormai fin troppo smagrito Jonah Hill e lo statuario Channing Tatum - risulta divertito e divertente a partire dal disagio del secondo, ex bullo fuori luogo di fronte ad una generazione tutta cibi macrobiotici, rispetto reciproco ed alternativismo sfrenato - niente male anche il perentorio "tutta colpa di Glee" - che lo confina - complice l'errore sulle identità di copertura - tra i nerd della scuola e trova il suo completamento nella nuova fama da supercool di Schmidt, il primo a rimpiangere di essere nato negli anni sbagliati.
Come se non bastasse, risulta chiaro fin dal principio che le volgarità e la comicità sboccata - clamorosamente esilarante, sia chiaro - della pellicola nascondono, in realtà, un'ossatura da buddy movie tutto incentrato sull'amicizia che, oltre al già citato strafumati, mi ha ricordato Role models ed il più recente Una spia non basta: certamente non è nulla che rimarrà negli annali della settima arte, o sarà un riferimento del suo genere, eppure la visione scorre liscia come l'olio, il divertimento è assicurato, le risate anche, e l'approccio perfetto per una visione all'insegna della distensione rende questa pellicola un piccolo minicult da zero neuroni in pieno stile summer hit.
Ed è uno spasso vedere la coppia di protagonisti inanellare una scena trash dietro l'altra a partire dal primo confronto con la gang di bikers e l'arresto che costa loro il trasferimento a Jump Street fino al delirante inseguimento in macchina nel pieno della recita scolastica, da una mancata esplosione da film action all'altra: autori e cast si saranno sicuramente divertiti come matti nel corso della lavorazione, ma anche per gli spettatori non si prospetta nulla di meno.
Basta approcciare il tutto con il giusto spirito da spanzata selvaggia e rutto libero, lontani dalle pretese e dalle pretenziosità.
E chissà che, presi nel vortice e sull'onda dell'entusiasmo, non vi ritroviate come il sottoscritto a sperare che il riferimento finale ad un'operazione sotto copertura al college si trasformi in un sequel ancora più sguaiato e volgare.
Magari bello pronto per l'estate prossima.


MrFord


"May I have your attention please?
May I have your attention please?
Will the real Slim Shady please stand up?
I repeat, will the real Slim Shady please stand up?
We're gonna have a problem here.."
Eminem - "The real Slim Shady" -


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