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giovedì 27 dicembre 2018

Ford . Awards 2018: del peggio del nostro peggio



Come ogni anno, inizia nel pieno delle Feste la carrellata dei Ford Awards, che dai tempi dell'apertura del Saloon ha perso per strada un paio di categorie - videogiochi e libri, che per questioni di tempo purtroppo ora hanno molto meno spazio a causa degli impegni che si moltiplicano - e a questo giro di giostra si presenta in una versione sicuramente più ridotta, complice il fatto che, soprattutto negli ultimi sei mesi, tra famiglia, lavoro e palestra - ed uscite non proprio esaltanti - il Cinema ha subito una forte ridimensionata nelle gerarchie di casa Ford.
Non potevo comunque mancare un appuntamento cui tengo particolarmente, e sperando di essere più presente nel duemiladiciannove inizio come di consueto dalla categoria del peggio, quest'anno dedicata - per carenza di candidati particolarmente brutti - più alle delusioni che non a titoli effettivamente ed oggettivamente brutti. 
Con ogni probabilità, date le scelte, questa potrebbe essere la classifica potenzialmente più chiacchierata.


MrFord


N°10: HELL FEST

Hell Fest Poster

Apre la carrellata Hell Fest, visto in una serata relativamente di recente ed emblema di quelli che possono essere considerati film brutti ed inutili incapaci di lasciare il segno anche in termini di incazzatura. Di norma questa decina sarebbe infarcita di cosette come questa, ma quest'anno, complice anche il ristretto numero di visioni, sono mancate anche loro. E poco male.


N°9: JUSTICE LEAGUE

Justice League Poster

Ennesima dimostrazione che i tentativi cinematografici di casa DC non sono neppure lontanamente all'altezza di quelli Marvel e del suo Cinematic Universe giunge la risposta della scuderia di Superman agli Avengers, pessima praticamente sotto ogni punto di vista se non per la presenza della Wonder Woman di Gal Gadot, unica a salvarsi dal tracollo. 


N°8: THE GREATEST SHOWMAN

The Greatest Showman Poster

Presentato neanche fosse una sorta di novello Moulin Rouge!, la storia di Barnum e della nascita del suo circo è un "abile" mix di tutto il peggio che ci si possa aspettare da una produzione su larga scala: retorica, forzature, luoghi comuni e chi più ne ha, più ne metta. 
E meno male che, sulla carta, si dovrebbero esaltare la diversità ed il suo fascino.


N°7: JURASSIC WORLD - IL REGNO DISTRUTTO

Jurassic World - Il regno distrutto Poster

Tanto mi aveva sorpreso e divertito il rilancio del brand di Jurassic Park qualche anno fa, tanto è suonato inutile e deludente questo sequel: serioso e troppo poco fracassone, ambientato sulla terraferma e non sulla classica isola tropicale che ospita il parco dal quale inesorabilmente fuoriescono dinosauri come se piovesse, mi ha colpito in negativo soprattutto per la firma di Bayona, che usciva dal bellissimo Sette minuti dopo la mezzanotte dello scorso anno. Uno spreco.


N°6: END OF JUSTICE - NESSUNO E' INNOCENTE

End of Justice - Nessuno è innocente Poster

Altro titolo, altro regista promettente clamorosamente scivolato: Gilroy, autore dell'ottimo The Jackal, affronta un legal drama supportato dal mitico Denzellone risultando più che altro tronfio e freddo, presentando uno script che ha moltissime lacune ed un prodotto patinato ma assolutamente incapace di emozionare, far riflettere o, molto più banalmente, mostrarsi come un bel film.


N°5: IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE

Il giustiziere della notte Poster

Inutile, potenzialmente dannoso, prevedibile ed implausibile.
Il remake del classico con Charles Bronson firmato da Eli Roth ed interpretato da Bruce Willis - pure due fordiani ad honorem - delude sotto tutti i punti di vista, e rappresenta una delle visioni più dimenticabili dell'anno, oltre che pericolosa rispetto ad un certo tipo di pubblico influenzabile e sensibile - per così dire - a determinati temi "giustizialisti".


N°4: A BEAUTIFUL DAY 

A Beautiful Day - You Were Never Really Here Poster

"Ora cominciano gli incontri seri", si recitava in Senza esclusione di colpi.
A beautiful day, osannato dalla critica ed accolto come una sorta di manna dal cielo da molti appassionati, è stato per me uno dei film più sbagliati dell'anno: a partire dal titolo italiano - in inglese ed assolutamente inutile - fino ad un ritmo che definire soporifero è un eufemismo, si salva solo per la consueta ottima interpretazione di Joaquin Phoenix. 
Per il resto, un'accozzaglia di belle immagini che lo qualifica in tutto e per tutto come il Drive dei wannabe cult.


N°3: HEREDITARY - LE RADICI DEL MALE

Hereditary: Le radici del male Poster

Avrei potuto fare copia/incolla delle righe scritte per A beautiful day cambiando il nome di Joaquin Phoenix con quello di Toni Collette e non sarebbe cambiato praticamente nulla.
Ottimo prodotto, buone idee, un paio di sequenze notevoli, sulla carta un potenziale cult e poi tutto che scompare come una bolla di sapone minuto dopo minuto, vanificando speranze e aspettative: questo, probabilmente, passerà alla storia del Saloon come l'anno in cui mi sono trovato più contro all'opinione della critica dai tempi del mio massacro a The tree of life.


N°2: A STAR IS BORN

A Star Is Born Poster

Ecco un altro titolo che, potenzialmente, sulla carta avrebbe potuto dimostrarsi come uno dei più fordiani dell'anno: musica a partire dal country, alcool, storia d'amore tormentata, il testimone passato da Eastwood a Bradley Cooper. Insomma, un mix da cocktail indimenticabile.
E invece la versione di A star is born firmata dal Cooperone all'esordio in regia è un vero e proprio concentrato di drammi sparati ad alto volume neanche fossimo dentro a Studio Aperto, in un crescendo che rende il tutto fastidioso ed eccessivo.
Neppure Lady Gaga, tanto esaltata, mi è parsa così incredibile. E lo dico da fan del suo lavoro come cantante.


N°1: LA FORMA DELL'ACQUA

La forma dell'acqua Poster

Non poteva esserci altro titolo in cima alla classifica del mio personale peggio del duemiladiciotto: il film di Del Toro non è certo brutto, è ottimamente realizzato e portato in scena, e cattura l'attenzione dall'inizio alla fine. Peccato che sia smielato, derivativo, retorico, fastidioso: una sorta di versione fantasy di Amelie fuori tempo massimo.
Incredibile quanto, considerati tutti questi difetti, sia riuscito nell'impresa di raggirare un sacco di quei cinefili "duri e puri" che, di norma, con le storie d'amore strappalacrime sono sempre pronti a prodigarsi in fiumi di insulti: ogni volta che ripenso a quella visione, mi sento come Michael Shannon nel film, unico, peraltro, a rivelarsi interessante.


I PREMI

Peggior regista: J. A. Bayona per Jurassic World - Il regno distrutto
Peggior attore: uno qualsiasi dei protagonisti maschili, Hell Fest
Peggior attrice: Amy Forsyth per Hell Fest
Premio "parrucchino di Nicholas Cage" per il personaggio trash: il cyborg di Justice League
Effetti "discount": Hell Fest
Premio "dolcetto o scherzetto" per il costume più agghiacciante: il cyborg di Justice League
Stile de paura: Lynne Ramsey per A beautiful day
Premio "veline": Lady Gaga per A star is born
Peggior scena d'amore: una qualsiasi tra quelle de La forma dell'acqua
Premio "pizza, spaghetti e mandolino": la masturbazione nella vasca da bagno, La forma dell'acqua

lunedì 23 luglio 2018

Jurassic World - Il regno distrutto (J. A. Bayona, USA, 2018, 127')






Non sono mai stato un fan sfegatato del franchise di Jurassic Park, e fin dai tempi del pur cultissimo primo capitolo non ho mai capito tutto il clamore che suscitò e le schiere di fan che riuscì a raggruppare: tant'è che, se non in molto posteriori recuperi parziali in televisione, non mi preoccupai affatto dei vari sequel fino a Jurassic World, firmato qualche anno fa da Colin Trevorrow che riportò in auge il brand e si presentò come il classico, cazzaro e divertente giocattolone che fa felici i bambini troppo cresciuti come questo vecchio cowboy.
Capirete, dunque, che le aspettative rispetto a questo nuovo capitolo - non che ce ne fosse bisogno, sia chiaro - erano decisamente più alte rispetto a quelli sfornati nel corso degli anni novanta, complici il ben assortito duo composto da Chris Pratt e Bryce Dallas Howard e la speranza che potesse ripetersi l'esperienza ludica e senza pretese del film precedente: e invece, al termine della visione di The fallen kingdom, il bilancio è stato decisamente peggiorativo rispetto al titolo che l'aveva preceduto.
La scelta, infatti, di evitare l'ormai classica location esotica dell'isola che funge da parco per i bestioni preistorici con una villa di campagna dagli oscuri segreti neanche ci trovassimo in un thriller gotico inglese anni quaranta/cinquanta - del resto l'autore è Bayona, che ha costruito la sua carriera su questo tipo di atmosfere - non risulta particolarmente azzeccata, così come la questione etica che poteva senza dubbio essere sviluppata in modo più profondo piuttosto che spettacolare rispetto al legame con la "nuova estinzione" dei dinosauri; come se non bastasse, il passaggio da popcorn movie d'avventura neanche L'isola di fuoco - straordinario gioco da tavolo risalente ai tempi della mia infanzia - fosse stato portato sullo schermo ad action thriller che rimanda ad una versione di Cluedo - altro mitico intrattenimento degli stessi tempi - risulta poco consono a T-Rex, Velociraptor ed affini, ricco di caratteristi ma privo, purtroppo, di carattere - anche goliardico -.
Inoltre, cosa da non sottovalutare nonostante la stanchezza di questo vecchio cowboy dell'ultimo periodo da pennica serale sul divano, per essere un prodotto quale si prefigge di essere, questo Jurassic World - Il regno distrutto ha messo a dura prova la resistenza delle mie palpebre in ben più di un'occasione, un segno certo non incoraggiante per un titolo d'intrattenimento estivo con queste caratteristiche, che dovrebbe sulla carta scuotere anche i più morti dei morti e garantire una visione rapida, indolore e senza pensieri dall'inizio alla fine.
Non ho idea se il tutto sia dovuto al tentativo neppure troppo velato di dare uno spessore eccessivo all'intero lavoro - sfruttando un meccanismo simile a quello della trilogia di Planet of the Apes - in vista di un numero tre che, a questo punto, non attenderò con la stessa impazienza, o se il cambio in regia abbia in qualche modo intorpidito l'atmosfera rendendola cupa come la nuova location, o se l'estate non mi permette di essere collaborativo rispetto a proposte anche vagamente più pesanti della più leggera delle commediacce o del più tamarro degli action movies, ma tant'è.
Sarò troppo old school, ma se devo pensare ai dinosauri immediatamente immagino giungle selvagge, inseguimenti mozzafiato, battute a raffica ed effettoni più che filosofeggiamenti, esperimenti biologici ed aste da crime: per quelli ci sono un sacco di thrillers e spy stories più adatti a ricoprire il ruolo di tentativo dal sapore gotico di mascherare una semplice trama di inseguimenti, mostri, sparatorie e buoni contro cattivi nella migliore tradizione del "film di cassetta".
E anche in quel caso, riuscire nell'impresa non è mai così semplice.




MrFord




 

domenica 31 dicembre 2017

Ford Awards 2017: i film (N°10-1)






Ed eccoci arrivati al momento più importante dell'anno: quello in cui il Saloon decreta il suo miglior film tra quelli visti ed usciti in sala nel corso della stagione.
Questo duemiladiciassette in uscita non si è rivelato certo uno dei migliori in termini di qualità media delle pellicole, ma devo ammettere che questa decina conclusiva funziona dal primo all'ultimo titolo, offre emozioni e visioni anche profondamente differenti tra loro e porta in dono pellicole in grado di restare negli anni a venire nella Storia della Settima Arte.
Andiamo dunque a scoprire chi trionferà nei Ford Awards duemiladiciassette.


N°10: MANCHESTER BY THE SEA di KENNETH LONERGAN


Raramente, quantomeno negli ultimi anni, la Notte degli Oscar è riuscita a fornire una selezione di qualità come quella di quest'anno. Manchester by the sea, produzione di nicchia finita alla ribalta proprio in vista dell'assegnazione delle statuette, finisce per essere al contempo profondamente triste e devastante quanto emblema di una vita che, malgrado le sconfitte e le ferite, regala sempre la possibilità di rialzarsi dopo una sconfitta, se si è disposti a farlo.

N°9: BLADE RUNNER 2049 di DENIS VILLENEUVE

 
 
Soltanto un regista incredibile poteva prendere tra le mani una patata bollente come il sequel di una delle pellicole più amate della Storia del Cinema e non rischiare di far deflagrare il tutto in un abominio: Denis Villeneuve, senza dubbio, risponde ai requisiti.
Senza strizzare l'occhio o preoccuparsi troppo di tempi dilatati e filosofeggiamenti, il cineasta canadese offre una riflessione nuova legata ad una storia e a vicende ormai considerate "vecchie".
Molti faranno fatica ad accettarne la grandezza, ma Blade Runner 2049 è un grande film.

N°8: GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL. 2 di JAMES GUNN

 

Uno dei film del cuore di questi ultimi dodici mesi.
Risate, tamarraggine, colonna sonora pazzesca, padri e figli, il baby Groot, combattimenti ed altri mondi pronti a rappresentare tutti quelli che ci portiamo dentro.
Ed una bellissima rappresentazione di tutti gli stronzi come me.

N°7: SILENCE di MARTIN SCORSESE

 

Martin Scorsese torna sul grande schermo scommettendo forte grazie ad una pellicola ostica e profonda, lontana dalle logiche del grande pubblico o della conquista facile, ma incredibilmente coraggiosa e piena. Da ateo miscredente, affrontare una vicenda come quella raccontata dal vecchio Marty è stato come ascoltare un disco di De Andrè. 

N°6: SETTE MINUTI DOPO LA MEZZANOTTE di J. A. BAYONA

 

Il dolore della perdita ha toccato tutti, almeno una volta nella vita.
E' qualcosa con cui occorre fare i conti, ed andare avanti.
Qualcosa che non si può sconfiggere, perchè farà parte di noi fino alla morte.
Bayona deve saperlo bene, perchè confeziona un film che entra nel cuore di prepotenza, libera un mostro e le lacrime, e non ne esce più.

N°5: LA LA LAND di DAMIEN CHAZELLE


Se Sette minuti dopo la mezzanotte ha significato la perdita, La la land è la rappresentazione dei sogni, realizzati oppure no, di questo duemiladiciassette. 
Una pellicola tecnicamente incredibile, sotto tutti i punti di vista, che incanta, conquista, racconta, mostra quello che è il conflitto probabilmente eterno tra la realtà e le aspirazioni.
Ed il bello di finire per essere riconoscenti ad entrambi.

N°4: ARRIVAL di DENIS VILLENEUVE


Per la prima volta, se la memoria non m'inganna, nella storia del Ford Awards, un regista piazza due titoli nei primi dieci: Denis Villeneuve, prima di portare in sala Blade Runner 2049, consegna al pubblico una delle gemme dell'ultima notte degli Oscar, Arrival.
Tempo, nascita, comunicazione, morte condensati in uno sci-fi come non se n'erano mai visti - o molto raramente -, che costruisce e distrae come il miglior illusionista prima di regalare un finale da lacrime.

N°3: JACKIE di PABLO LARRAIN


Il mio rapporto con Pablo Larrain non è stato certo semplice: l'ho detestato agli esordi, prima di esserne conquistato film dopo film.
Jackie non è il suo lavoro migliore, eppure la potenza che sprigionano le immagini ed il messaggio portati rendono nel miglior modo possibile il talento di questo straordinario Autore, destinato ad un posto d'onore nella Storia del Cinema.

N°2: MOONLIGHT di BARRY JENKINS


Il film che mi ha toccato di più degli ultimi dodici mesi, e forse oltre.
La metamorfosi di un ragazzino spaurito e ferito che diviene predatore pur di non rischiare di sentirsi ancora come nei suoi anni peggiori, ammesso che davvero lo fossero.
L'outsider della Notte degli Oscar che, alla fine, pur al cospetto dei grandi Arrival e La la land, ha finito per trionfare.
L'outsider che non ti aspetti. Quello che piace a me.

N°1: VICTORIA di SEBASTIAN SCHIPPER

 
 
Ed eccolo qui, il vincitore del Ford Award duemiladiciassette.
Certo, è un film del duemilaquindici, arrivato in Italia in pauroso ritardo, ma poco importa.
Victoria è tecnica prodigiosa, spontaneità, wilderness.
E' tutto quello che si rimpiange della giovinezza quando si è vecchi e tutto quello che si sogna quando da giovani si cercano i brividi.
Una meraviglia per la testa, gli occhi, il cuore.



I PREMI

Miglior regia: Sebastian Schipper per Victoria

Miglior attore: Mahershala Ali per Moonlight

Miglior attrice: Natalie Portman per Jackie

Scena cult: Baby Groot e la bomba da disinnescare, Guardiani della Galassia Vol. 2
 
Miglior colonna sonora: Guardiani della Galassia Vol. 2

Premio "leggenda fordiana": Chiron, Moonlight

Oggetto di culto: non è un oggetto, ma rompe ogni schema. Baby Groot, Guardiani della Galassia Vol. 2

Premio metamorfosi: Dave Bautista, Blade Runner 2049
 
Premio "start the party": l'inizio del piano sequenza, Victoria

Premio "be there": la Berlino by night di Victoria








lunedì 29 maggio 2017

Sette minuti dopo la mezzanotte - A monster calls (J. A. Bayona, UK/Spagna/USA, 2016, 108')





Prima o poi, è inevitabile, viene sempre il momento di fare i conti con una delle realtà più dure della vita: quella di perdere per sempre qualcuno che amiamo.
Nel mio caso quel momento è coinciso con la perdita della nonna materna, la stessa che aveva cresciuto fino a quel momento me e mio fratello e che non ci faceva mancare nulla nonostante i genitori impegnati nel lavoro dal lunedì al venerdì.
Ricordo il giorno della sua morte come se fosse oggi, con mio padre venuto a prendermi a scuola - non accadeva mai, se non il sabato - e le parole che disse per darmi la notizia.
Curioso, poi, che abbia visto questo film ieri, ventotto maggio, il terzo anniversario di uno dei giorni che considero tra i peggiori della mia vita, quando con Julez scoprimmo di aver perso quella che sarebbe stata la nostra piccola Agnese.
Anche in quel caso, ricordo per filo e per segno l'accaduto, come penso sarà fino alla fine del mio viaggio.
Certo, il Tempo cambia la percezione delle cose, la situazione in cui siamo nel momento in cui le cose accadono permette di avere più o meno forza - continuo a pensare che, tre anni fa, sia stato il Fordino a salvarci, soltanto sorridendo quando andammo a prenderlo dalla nonna dopo aver ricevuto la notizia -, la coscienza del fatto che inevitabilmente perderemo ad uno ad uno chi amiamo fino a quando toccherà a noi rende più resistenti, eppure il momento della perdita è senza dubbio uno dei più particolari e delicati che si possano vivere.
Il mio nonno paterno, invece, l'unico ad essere ancora in vita - novantaquattro anni quest'anno, ancora totalmente autonomo, in grado di guidare e godersi i suoi boschi sull'Appennino emiliano, gli stessi che percorse una vita fa come partigiano -, uno degli uomini più tosti che abbia mai conosciuto e quello che, da bambino, mi terrorizzava di più per la sua presenza e severità, che si era sposato come ci si sposava negli anni quaranta del secolo scorso, e che ho visto litigare con mia nonna ad ogni nostra visita per anni, e che da mia nonna era diverso per spirito ed indole, è stato visto dai suoi figli piangere per la prima - e credo unica - volta al funerale della stessa, una decina d'anni fa.
Una donna che con lui non c'entrava nulla, e dalla quale aveva vissuto separato negli ultimi dieci anni della sua vita - e penso che, anche stando insieme, le cose non fossero tanto diverse -, ma con la quale aveva condiviso sessant'anni, quattro figli e cinque nipoti.
E' una brutta bestia, la perdita.
E' dura da affrontare e da mandare giù.
Io l'ho scoperto ai tempi, e ancora oggi, oltre a ricordare il giorno in cui mio padre mi venne a prendere a scuola, se penso al mio nonno materno - quello dei Western e del Cinema - non c'è giorno in cui non rimpianga il fatto che non possa avermi visto crescere e diventare uomo, ed aver conosciuto i suoi bisnipoti, al mio amico Emiliano con il quale avrei ancora voluto ridere e scherzare e parlare di film e di dischi, alla mia piccola Agnese, che avrei voluto crescere accanto ai Fordini, sento il mio cuore spezzarsi, anche se so di essere il tipo di persona in grado di sopravvivere sempre, anche se so di avere tutti i motivi per gioire di essere qui e godermi la vita che ho costruito.
E' una brutta bestia, la perdita.
Così brutta che per affrontarla, a volte, occorre chiedere aiuto al mostro che è in noi.
Quello pronto a fare la guerra al mondo e a noi stessi, e ricordarci che non è detto che una strega sia necessariamente colpevole, ed un principe colpevole non sia il miglior re che si possa immaginare.
Quello pronto a ricevere i nostri colpi, e a portarci in un palmo di mano quando ci facciamo piccoli piccoli, come bambini.
Quel giorno, tornando da scuola con mio padre, rimasi in silenzio, senza versare una sola lacrima.
Mi bastò guardare mia madre quando aprì la porta di casa, per scoppiare a piangere.
Davanti alla perdita possiamo essere delle rocce, e come rocce sgretolarci.
E non è detto che tutti i mostri vengano per nuocere.
Anche quando fanno male.
Anche quando fanno paura.
Bayona deve conoscere bene quei mostri. O averne colto in pieno lo spirito.
E soprattutto il cuore.
Lo stesso che, sempre di più, cerco nei film che guardo.
Voglio sentire ogni battito.
Voglio sentire la vita.
Perchè è solo con la vita che si supera una perdita.
La vita è il nostro mostro.
E non c'è giorno in cui non lo si debba ringraziare.




MrFord




 

giovedì 18 maggio 2017

Thursday's child







Nuova settimana di uscite in sala purtroppo - almeno sulla carta - molto meno entusiasmante di quella appena trascorsa, nonostante in giro si parli maluccio di Covenant - che non ho ancora visto - e King Arthur si sia rivelato una mezza delusione: molti film italiani, un film che ha sbancato a sorpresa negli States, tante scommesse.
Accanto a me - purtroppo per tutti noi -, come di consueto, il blogger più fastidioso della rete, Cannibal Kid.


"Mi raccomando: non rivolgere mai la parola a Cannibal Kid. Potresti trasformarti in un radical chic!"



Scappa – Get Out

"Stai qui tranquillo, Cucciolo Eroico. Tieniti lontano da Ford!"

Cannibal dice: L'horror-comedy low-budget che a sorpresa ha conquistato il pubblico americano si confermerà la rivelazione dell'anno anche dalle nostre parti? Oppure sarà una roba da cui scappare, manco si trattasse di Mr. James Ford in persona?
La risposta nei prossimi giorni solo su Pensieri Cannibali®.
Ford dice: thriller che ha letteralmente spopolato negli States e che potrebbe rivelarsi una delle sorprese di questa spenta primavera. Ne varrà la pena, o sarà una pena?
A brevissimo la risposta, ovviamente su White Russian.

 

I peggiori

"E così non pasteggi a White Russian? Sei davvero una mammoletta come Cannibal!"

Cannibal dice: Dopo l'ottimo Lo chiamavano Jeeg Robot, film di cui tutti hanno giustamente parlato benissimo tranne il solito scettico bastian-bastard contrario Ford, un nuovo cinecomic italiano, anzi romanesco che promette bene. Riuscirà a convincere i due peggiori blogger dell'Internet?
Ford dice: l'entusiasmo eccessivo per i film italiani discreti usciti in questi ultimi anni da parte di critici radical come Cannibal ha ulteriormente alzato le mie difese rispetto ai prodotti nostrani. Riuscirà questo I peggiori a rivelarsi, al contrario, uno dei migliori del genere, almeno qui da noi? Sinceramente, spero proprio di sì. E spero che la risposta divida me e Peppa Kid come ai bei tempi.

 

Fortunata

"Che palle! Ma quando finiscono di insultarsi a vicenda, quei due bloggers?"

Cannibal dice: Altro film italiano promettente della settimana. Il nuovo di Sergio Castellitto, regista che nonostante la mia diffidenza iniziale mi ha convinto con diverse pellicole, con un cast che vanta Jasmine Trinca, Stefano Accorsi e Alessandro Borghi. Sarà in pratica l'unico rappresentante del nostro cinema al Festival di Cannes appena partito, sebbene non nel Concorso principale bensì nella sezione Un Certain Regard, e sono convinto saprà farsi valere. E forse potrebbe piacere pure a Ford che ormai, oltre che mio ex nemico, sta diventando anche ex nemico del cinema nazionale.
Ford dice: Castellitto mi è sempre piaciuto, e ho letto discretamente bene di quella che potrebbe essere la fortunata pellicola italiana da consigliare della settimana, dunque, dovendo scegliere qualcosa di proveniente dalla Terra dei cachi, vado con questo.
Sperando di essere fortunato e non trovarmi di fronte alla solita cannibalata.

 

7 minuti dopo la mezzanotte

Cannibal  Ford in un momento - rarissimo - di tenerezza.

Cannibal dice: Nuovo film di Juan Antonio Bayona, di ritorno ad atmosfere fanciullesche/fantasy/inquietanti alla The Orphanage dopo il deludente (almeno per me) The Impossible. Mi sembra un possibile incrocio tra Tim Burton, Steven Spielberg e Guillermo del Toro, ma riuscirà a trovare la sua identità, così come Ford lontano dalla mia ingombrante ombra?
Ford dice: altro film del quale in giro ho letto molto, e spesso bene. Devo ammettere che non vado pazzo per Bayona - sopravvalutato The Orphanage, bruttino The impossible -, eppure la curiosità è riuscita comunque a salire.
Salirà di nuovo anche l'odio tra il sottoscritto ed il Cucciolo Eroico?

 

The Dinner

"Anche qui niente White Russian a tavola: darò un voto negativo su Trip Advisor!"

Cannibal dice: Richard Gere continua a girare film che non si fila nessuno e per lui i tempi d'oro sembrano parecchio lontani. Anche questa sua nuova pellicola, un dramma da camera a tematica politica, non sembra avere un forte appeal, però il regista è il valido Oren Moverman che con Oltre le regole – The Messenger aveva incredibilmente entusiasmato sia me che Ford, quindi potrebbe meritare una possibilità.
Ford dice: guardando il trailer di questo film mi sono detto "Cazzo, ma ormai Gere gira film tutti uguali?", ed ero pronto a bollarlo neanche fosse l'ultimo di Malick come una robetta dimenticabile, quando ho scoperto che il regista è Oren Moverman, che con Oltre le regole era riuscito nella un tempo ardua impresa di mettere d'accordo i due quasi ex nemici giurati della blogosfera.
Speriamo che questo The dinner compia l'ardua impresa - in questi tempi - di riportarli in disaccordo.


Orecchie

"Una foto di Cannibal e Ford? Bruciala, quei due sono il demonio!"

Cannibal dice: Questa settimana escono già due film italiani promettenti, quindi questo lo lascio volentieri alle orecchie da Amplifon e agli occhi accecati di Ford.
Ford dice: non voglio essere troppo buono con il Cinema italiano, e neppure con le orecchie di Cannibal, che potrebbero essere afferrate per fargli subire una qualche nuova manovra di wrestling.

 

Sicilian Ghost Story

"Spero di non incontrare nel bosco il Cannibal cattivo."

Cannibal dice: Una misteriosa fiaba siciliana che passo anch'essa a quel ghost vivente di Ford.
Ford dice: è quasi estate, di ghost stories non voglio neppure sentir parlare.

 

My Italy

"Cosa vorrà dire questa scena? Non lo so neppure io!"

Cannibal dice: Pellicola sperimentale e artistica italiana che sa di radical-chiccata troppo clamorosa. Persino per me.
Ford dice: radicalchiccata mostruosa che spero di non trovarmi mai di fronte, neanche si trattasse di Cannibal durante una delle sue corsette di allenamento.

 

Alcolista

"Pensavo di riuscire a bere quanto Ford, ma evidentemente mi sbagliavo!"

Cannibal dice: Altro film italiano della settimana (il sesto!). Questo pare perfetto per quel blogger alcolista che scrive i suoi deliri alcolici su White Russian.
Ford dice: nonostante il titolo possa invogliarmi a scoprire di cosa si tratta, direi che, al sesto film, il Cinema italiano ha rotto le palle anche questa settimana. Più di Cannibal.

 

La notte che mia madre ammazzò mio padre

"Tieni giù le mani: il bicchiere è mio!"

Cannibal dice: In mezzo a tante pellicole italiane, eccone anche una in arrivo dalla Spagna. Sembra la solita commedia grottesca brutta copia di Almodovar che potrebbe piacere a Ford e non a me, ma potrei sbagliarmi (anche se questa è una cosa che non capita quasi mai).
Ford dice: di Almodovar ce n'è uno, tutti gli altri son nessuno. Un po' come Ford. Ahahahahah!

 
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