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lunedì 29 luglio 2019

White Russian's Bulletin



Settimana di ripresa per le visioni, qui al Saloon, complice l'avvicinarsi delle ferie estive, delle serate da ventilatore puntato e cocktail ghiacciato e della voglia di staccare tipica del periodo: grande o piccolo schermo, a questo giro ce n'è per tutti, anche se, come stagione impone, la leggerezza viene orgogliosamente prima di profondità e autorialità.


MrFord


BALLERS - STAGIONE 4 (HBO, USA, 2019)

Ballers Poster

Se qualcuno, ai tempi in cui approcciai Ballers la prima volta, mi avesse detto che il serial legato a doppio filo al mondo del football professionistico con Dwayne Johnson - The Rock per gli amici e appassionati di wrestling - come protagonista nel ruolo di una sorta di versione un pò più stronza di Jerry Maguire sarebbe arrivato alla quarta stagione, avrei riso forte.
E invece eccoci qui, di fronte ad un prodotto che, pur non toccando vertici altissimi, continua a consegnare al pubblico una base solida e ottimi spunti, dalle luci ed ombre del suo main charachter al ruolo ormai consolidato di nuovo Charlie Runkle della sua "spalla" Joe, dai capricci degli atleti alle riflessioni sempre attuali sulle differenze razziali e sulla lotta di classe.
Una quarta stagione partita in sordina che decolla con due episodi conclusivi degni dei momenti migliori di un titolo che, per quanto di nicchia, continua a testa alta e spalle larghe in barba agli ambienti più o meno altolocati in cui si trova a doversi districare: in pieno stile Spencer Strasmore.




LA CASA DI CARTA - STAGIONE 3 (Netflix, Spagna, 2019)

La casa di carta Poster

Alle spalle due stagioni che hanno segnato l'immaginario collettivo, tornano il Professore e i rapinatori de La casa di carta, come di consueto eccessivi, ribelli, contro il Sistema o, forse, al servizio di loro stessi: le regole non sono cambiate, si recupera Berlino per alimentare il fuoco sacro dei fan, si inseriscono nuovi charachters potenzialmente molto interessanti - si è scritto tanto di Palermo, ma Bogotà è il mio personale nuovo favorito -, si costruisce su basi apparentemente instabili per generare desiderio del prossimo episodio - o della prossima stagione - e finire per coinvolgere anche i più scettici, quasi tutto fosse un "bum bum ciao" che si trasforma nella cotta della vita grazie a due cliffhanger che in modo decisamente bastardo incollano già allo schermo per il quarto giro di giostra.
La perfezione sta da tutt'altra parte, ma senza dubbio il cuore e l'istinto, con un pò di furberia, ci sono tutti, e per uno come me è una partita già vinta: gli si potrebbe fare le pulci, ma non sarebbe il caso, e certo non è il luogo. Anche perchè non c'è dubbio che è sempre più facile, in questo gioco di ribaltamento, scegliere da che parte stare.




X-MEN: DARK PHOENIX (Simon Kinberg, USA, 2019, 113')

X-Men: Dark Phoenix Poster

Alle spalle la buona partenza de L'inizio e l'ottimo Giorni di un futuro passato, ma anche la mezza delusione di Apocalypse, i nuovi X-Men che in realtà dovrebbero precedere in linea temporale i vecchi giungono ad un probabile ultimo capitolo dedicato ad uno dei loro personaggi cardine, Jean Grey: le premesse potrebbero anche essere interessanti, peccato che vengano commessi errori a catena in grado di limitare la portata di quello che avrebbe potuto essere una buona alternativa ai più mainstream figli dell'MCU. Dal discostarsi netto e poco sensato dalla linea temporale che pareva portare ai suddetti titoli "vecchi" dedicati agli Uomini X all'esclusione troppo rapida dei due charachters più importanti e di spessore, la Raven di Jennifer Lawrence e il Quicksilver di Evan Peters, un gruppo di villains senza arte né parte, i soliti litigi da vecchia coppia di Xavier e Magneto, una confusione di fondo che pone interrogativi a proposito del perchè sia stato realizzato questo capitolo, budget a parte - missione fallita, considerati gli incassi -, questo Dark Phoenix funziona ed avvince davvero pochino, e rappresenta senza dubbio un'occasione sprecata.
Certo, si può guardare. Ma difficilmente se ne ricorderà qualcosa.




L'ANGELO DEL MALE - BRIGHTBURN (David Yarovesky, USA, 2019, 90')

L'angelo del male - Brightburn Poster

Scelto quasi a caso in una serata da relax estivo e neuroni zero, per quanto logicamente criticabile sotto molti punti di vista - ma abbiamo già visto con La casa di carta che non è questo il momento della logica - Brightburn è stato una sorpresa: prodotto dal James Gunn che sta facendo un gran bene all'MCU, questo horror supereroistico ha finito per ricordarmi i primi lavori di Shyamalan prima che si bevesse il cervello, con un piccolo Paul Dano alieno nel ruolo di Superman psicopatico che prima regala la felicità ai suoi genitori terrestri e dunque diviene il loro - ma non solo - incubo peggiore.
Gestione del tempo e della consequenzialità a parte - alcune situazioni sono veramente al limite -, ho trovato diverse buone idee all'interno del lavoro di Yarovesky, la giusta dose di violenza ed una sorta di rappresentazione estremizzata della spaccatura che, tra pubertà e adolescenza, si crea tra genitori e figli, condita da un finale inaspettato e davvero interessante, specie in prospettiva di un ipotetico aggancio per sequel o spin off.
Non saremo di fronte ad una pietra miliare - tutt'altro -, ma se le idee sono la benzina del Cinema e dell'Arte in generale, in Brightburn c'è materiale per fare ancora un pò di strada.


mercoledì 30 maggio 2018

Deadpool 2 (David Leitch, USA, 2018, 119')










In un certo senso, Deadpool - forse il mio personaggio Marvel favorito dell'età adulta - sta al me stesso attuale quanto Spider Man - forse il mio personaggio Marvel favorito dell'infanzia e prima adolescenza - sta al me stesso dei tempi delle medie e delle superiori: fuori dagli schemi, sboccato, sempre pronto a fare casino o rompere qualche regola, a vivere alla giornata o fare la parte del cattivo pur manifestando un aperto desiderio di calore, passione, famiglia e tutte queste cose sdolcinate da film per famiglie.
Nonostante l'annuncio della presenza di Cable - assolutamente fantastica la battuta a proposito di Thanos pronunciata da 'Pool - e l'impatto della Domino di Zazie Beetz, alla vigilia della visione avevo l'enorme timore che il secondo capitolo delle avventure del mutante chiacchierone potessero risentire del desiderio della produzione di andare sul sicuro, o di edulcorare in qualche modo una proposta che - e gli incassi confermano - è ormai nota in tutto il mondo.
Fortunatamente, non è stato così.
Certo, manca l'effetto sorpresa del primo capitolo e la sensazione che tutto nasca come pretesto per il già annunciato ed attesissimo da questo vecchio cowboy X-Force diretto da Drew Goddard pare più che un sospetto, eppure Deadpool 2 funziona dall'inizio alla fine, diverte da matti, rompe la quarta parete, suona scorretto e gode e si diverte come il suo protagonista, uno di quei charachters che non solo definisce la fortuna di chi l'ha creato, ma che rende la dimensione dell'idea geniale dello stesso.
Tutto questo senza contare la consueta scorrettezza, una colonna sonora ancora una volta da urlo, la proposta fantastica di una X-Force dal destino fantozziano, e due personaggi assolutamente bistrattati nella saga cinematografica dedicata agli X-Men come Colosso e Fenomeno finalmente resi degnamente, nonchè rispettosi di quelle che sono le loro controparti sulla pagina disegnata.
In un certo senso, si potrebbe pensare a Deadpool come al South Park dei film di supereroi, al punto di rottura di un genere ormai tanto amato quanto odiato, ad un circo che conosce il suo jolly, il matto, l'appeso, colui che viene per rompere tutti gli schemi, farsi beffe dei sentimenti, estremizzare tutto il possibile per mostrare quanto le cose semplici che di norma paiono scontate e sentimentali siano importanti: oppure al fatto che Wade Wilson è perfetto così com'è, con le sue intemperanze, le cicatrici, le battute ed il desiderio, gli eccessi di protagonismo e quelli di autocompatimento.
E' perfetto perchè non c'è niente di perfetto, in Deadpool, che ad un costume fighissimo affianca un aspetto orribile, che ad un attore che ho sempre considerato un cane maledetto regala l'intepretazione ed il charachter della carriera - altra scena cult l'autografo come Ryan Reynolds -, che a quello che parrebbe la versione sboccata e senza controllo della pellicola di supereroi butta in faccia come vomito tossico il bello dell'essere tamarri e non vergognarsene.
E come se non bastasse, l'equilibrio che si crea tra Deadpool e Cable, neanche fossero Terence Hill e Bud Spencer, è assolutamente perfetto, in linea con i loro interpreti ed i personaggi, frecciate metacinematografiche e momenti assolutamente cinematografici da multisala e slow motion.
Del resto, uno come lui riesce ad unire, più che dividere: ispira gli sfigati che vorrebbero la sua scioltezza, gli stronzi che si ritrovano nel suo atteggiamento, i duri che sognano di essere più malleabili, il Potere che più di ogni altra cosa desidera mettere a tacere chiunque parli troppo.
In poche parole, X-Force.
Il gruppo mutante - e di supereroi - definitivo.
Quello giusto per tutti quelli che frequentano i margini e i confini.
Da una parte e dall'altra.
E con la voglia di superarli.




MrFord




martedì 31 maggio 2016

X-Men: Apocalisse

Regia: Bryan Singer
Origine: USA
Anno: 2016
Durata:
144'







La trama (con parole mie): sono passati dieci anni dalle vicende che videro Charles Xavier ed i suoi X-Men affrontare la minaccia della crisi cubana, e molte cose sono cambiate, per gli umani quanto per i mutanti. Xavier, dedicatosi a tempo pieno alla sua scuola, ignora qualsiasi avvisaglia di minaccia per il mondo, Magneto si è ritirato in Polonia tentando di rifondare una famiglia e ricominciare senza sfruttare i suoi poteri una vita normale, Bestia si è dedicato a studi che possano tenere pronte eventuali contromisure in caso di conflitto e Mystica ha mantenuto un basso profilo aiutando mutanti in difficoltà in tutto il mondo.
Quando En Sabah Nuhr, primo mutante testimoniato della Storia, individuo dai poteri quasi divini, torna alla vita dopo millenni di sonno, le cose cambiano: ribattezzato Apocalisse, infatti, il riemerso superumano ha intenzione di epurare la Terra non solo dai non mutanti, ma da tutto quello che non rientra nel suo ordine costituito.
Riusciranno Xavier ed i suoi ragazzi, affiancati da Mystica, a fermare la minaccia di Apocalisse e dei suoi quattro cavalieri?










Se non altro, Bryan Singer è dotato di una certa ironia.
Quando i giovani Jean Grey, Ciclope, Nigtcrawler e Jubilee escono dalla sala dove è stato appena proiettato Il ritorno dello Jedi affermando che "il terzo è sempre il peggiore", non solo ammette le proprie colpe rispetto all'abbandono temporaneo della barca mutante ed all'osceno X-Men - Conflitto finale che chiudeva la prima trilogia, ma considera che il tanto atteso X-Men - Apocalisse possa rappresentare l'anello debole della nuova e decisamente migliore seconda tripletta di film dedicata ai mutanti di casa Marvel, che, considerato il passaggio post-titoli di coda, potrebbe diventare un poker.
Senza dubbio, ed oggettivamente, è così: X-Men - Apocalisse perde nettamente il confronto con L'inizio e Giorni di un futuro passato principalmente per quanto riguarda l'approccio e la sceneggiatura, debole in più punti e tanto più se considerata in relazione con i capitoli precedenti, dando una priorità perfino eccessiva alle parti più action e spettacolari del prodotto.
Allo stesso modo, però, tolti i sassolini dalle scarpe rispetto alle incongruenze - che riguardano specialmente Nightcrawler e Angelo -, occorre ammettere che il lavoro di Singer è molto meno peggio di quanto dipinto dalle numerose recensioni ostili pubblicate nei primi giorni seguiti all'uscita in sala, dimostrazione che, pur non raggiungendo livelli eccelsi, l'intrattenimento supereroistico intelligente ha ancora qualcosa da dire e comunicare, dai passaggi unicamente volti all'esaltazione - il confronto finale con Apocalisse, con tanto di furia wolverinesca, esibizione epica di Magneto, ritorno della Fenice di Jean - alla riflessione, che in questo caso aggiunge ai punti di vista di Xavier e Magneto quello di Apocalisse, sorta di messia mutante tra i più tosti avversari degli Uomini X anche sulla pagina stampata.
Un bel calderone di idee che, seppur non perfettamente amalgamato, porta a casa la pagnotta ed avvince quanto basta per superare in qualità molti presunti blockbuster usciti nel passato recente, facendo leva su charachters perfettamente riusciti come Pietro Maximoff - alias Quicksilver, graziato da un'altra sequenza pazzesca sulle note di Sweet Dreams - ed una giovane Tempesta, all'apparizione di Wolverine con tanto di riferimento al futuro legame con Jean Grey ed alla speranza che, con l'introduzione di Nathaniel Essex, noto ai fan come Sinistro, il quarto capitolo possa cambiare marcia: Bryan Singer resta comunque lontano dai suoi tempi migliori e da I soliti sospetti, ma alza l'asticella rispetto al pessimo Superman Returns limitando il difficile confronto con il precedente e già citato Giorni di un futuro passato, ad oggi la miglior pellicola dedicata a Xavier e soci.
Personalmente, dunque, non mi sento tradito da questo nuovo terzo capitolo dedicato alle gesta degli Uomini X, o da Apocalisse - forse un pò troppo ingessato, ma in linea con un charachter da sempre un gradino sopra gli altri da tutti i punti di vista -, o particolarmente deluso: non mi aspettavo un Capolavoro, ed un Capolavoro non è arrivato.
D'altro canto, però, è stato davvero impossibile non divertirsi godendosi le gesta degli outsiders numero uno della Marvel, che per natura ed approccio continuerò a preferire ai più vincenti e splendidi splendenti Avengers: tutto nella speranza che anche per il mondo mutante possa essere messo in piedi un progetto ottimamente strutturato come quello del Cinematic Universe.




 
MrFord





"Sweet dreams are made of this
who am I to disagree
I travel the world and the seven seas
everybody's looking for something."
Eurythmics - "Sweet dreams (are made of this)" -






martedì 23 febbraio 2016

Deadpool

Regia: Tim Miller
Origine: USA, Canada
Anno:
2016
Durata:
108'








La trama (con parole mie): Wade Wilson, ex membro delle Forze Speciali, mercenario dal cuore tenero, dopo aver trovato l'amore trova anche, sotto l'albero di natale, un cancro terminale. Avvicinato da misteriosi individui che dicono di volerlo guarire per renderlo, di fatto, un supereroe, ed accettata la loro offerta nella speranza di poter tornare accanto alla donna della sua vita, Vanessa, Wade si trova con il volto ed il corpo completamente sfigurati dalla mutazione, poteri incredibili di rigenerazione ed una grande incazzatura celata abilmente dall'ironia che l'ha sempre contraddistinto.
Inventato, grazie all'amico Weasel, l'alter ego Deadpool, Wade inizia a pianificare la tanto agognata vendetta contro i responsabili di tutte le sue disgrazie: peccato che sistemarli a dovere sarà più difficile del previsto e dovrà avvenire forzando un'alleanza certo non desiderata con alcuni degli X-Men di Charles Xavier.










Con ogni probabilità, se il mio io quattordicenne avesse visto Deadpool al Cinema, la mia storia sarebbe stata molto diversa, o se non molto, almeno in parte: ai tempi delle medie e dei primi anni delle superiori, infatti, patii tantissimo una timidezza che superai davvero soltanto con la fine dell'adolescenza lottando con le unghie e con i denti, e da appassionato di Fumetti adoravo il modo in cui un supereroe come l'Uomo Ragno dribblava il problema con battute a raffica ed un umorismo da maschera pronto a scacciare ogni paura.
Ma, già allora, c'era chi era riuscito a fare molto meglio del vecchio Testa di tela: sto parlando del Mercenario Chiacchierone, l'antieroe numero uno tra i miei favoriti dalla metà degli anni novanta ad oggi, Mr. Wade Wilson, alias Deadpool.
Leggere le sue avventure era come assistere ad una versione dopata e pirotecnica di quelle di Spidey, quasi come se si passasse da Wall Street a The Wolf of Wall Street, o da Lock&Stock a Pulp Fiction: da allora, ed anche dopo aver appeso gli albi a fumetti al chiodo - o quasi - come lettore, il charachter aveva mantenuto un posto d'onore nella mia memoria, custodito gelosamente nonostante una piccola parte non esaltante nel per nulla esaltante Wolverine: Origins e nell'interprete scelto in quell'occasione e dunque per questo tanto atteso esordio in solitaria su grande schermo, Ryan Reynolds, uno degli attori più cani dell'universo conosciuto.
Ma torniamo al mio io quattordicenne, che probabilmente sarebbe uscito dalla sala esaltato oltre ogni misura e convinto di poter superare qualsiasi timidezza a suon di battutacce e scorrettezze verbali alla maniera del vecchio Wade, e ringrazierebbe in eterno l'esordiente Tim Miller per aver confezionato non solo il film di supereroi - anche se la definizione non piacerebbe a Pool - più grandioso dell'anno, ma anche delle ultime stagioni, vincendo a mani basse la concorrenza pur agguerrita e portando sullo schermo una versione pulp e soprattutto ironica come non mai dei vari Kick Ass, Scott Pilgrim, Super e via discorrendo: perchè Deadpool è questo, un cocktail esplosivo di quelli pronti a stendere il bevitore esperto senza che se ne accorga o distruggere quello alle prime armi già dalle prime sorsate.
Narrazione scomposta, quarta parete letteralmente sbriciolata da uno strabordante protagonista - da impazzire i riferimenti alla saga cinematografica degli X-Men, tra Patrick Stewart e James McAvoy, quelli a proposito delle scene più violente e della colonna sonora o il riferimento alla scarsa capacità attoriale dello stesso Reynolds, impagabile -, scene d'azione esilaranti e perfette per ogni patito dei film di botte e degli effettoni, un crescendo con tanto di battaglia finale che ad un tempo omaggiano e sbeffeggiano tutti gli stilemi di un genere, scorrettezze come se piovessero e perfino lo spazio per una storia d'amore che, a suon di volgarità e colpi bassi, finisce per diventare più romantica di tante altre raccontate con epica ed enfasi certamente maggiori e seriose: e poi legnate, sangue, teste mozzate, proiettili, risate, vecchie cieche appassionate di Ikea e la costruzione della base per un protagonista che, se continuerà ad essere scritto e diretto con questo piglio, rischierà di soppiantare nel cuore dei fan del genere qualunque altro.
Il mio io quattordicenne, scrivevo poco sopra, sarebbe uscito esaltato e pronto a lottare con sorriso e lingua lunga contro la timidezza ed il mondo: non so se sarebbe andata diversamente da come effettivamente è stato, ma quello che è certo è che mi piacerebbe potergli mostrare cosa il futuro è stato in grado di fare con uno dei nostri favoriti di sempre del Fumetto mainstream.
Ma in fin dei conti, chi se ne frega. Del mio io quattordicenne e di tutte le elucubrazioni.
Io, oggi, nel duemilasedici, sono uscito dalla visione di Deadpool esaltato ed a pieno regime.
Quasi come se mi fossi fatto un acido e schiaffato i titoli di testa di Enter the void per un paio d'ore, poi Spongebob per un altro paio ed infine avessi sognato un coltello piantato in testa per vedere uscire animaletti animati da dietro le spalle di Julez.
E l'effetto, a distanza di un giorno o due, non è ancora finito. Anzi.
Dunque fanculo i quattordici anni, la critica, il questo ed il quello.
Deadpool è una ficata come ne esce - se va bene - una all'anno.
E per me si è già guadagnato il posto che fu di Fury Road la scorsa stagione.
Perchè finalmente, ed è sotto gli occhi di tutti, realizzare una tamarrata d'Autore è più che possibile.
E' fottutamente reale.
Ed ora un paio di esplosioni, gli Wham! che attaccano Careless whisper ed una bella scopata di chiusura.
E non aspettatevi teaser del sequel.
Parola di Pool.
Forse.





MrFord





"I'm never gonna dance again
guilty feet have got no rhythm
though it's easy to pretend
I know you're not a fool
I should have known better than to cheat a friend
and waste a chance that I've been given
so I'm never gonna dance again
the way I danced with you."
Wham! - "Careless whisper" - 





martedì 3 giugno 2014

X-Men - Giorni di un futuro passato

Regia: Bryan Singer
Origine: USA, UK
Anno:
2014
Durata: 131'





La trama (con parole mie): in un futuro non troppo lontano le terrificanti Sentinelle, robot adattabili e programmati per lo sterminio dei mutanti, mietono vittime a profusione, lasciando dietro di loro soltanto cadaveri ed un mondo oscuro e terribile. I sopravvissuti, guidati dai vecchi rivali Xavier e Magneto, decidono di inviare nel passato la coscienza di Wolverine in modo che possa convincere le loro controparti di cinquant'anni prima ad intervenire impedendo l'omicidio dello scenziato Bolivar Trask, inventore delle Sentinelle caduto per mano di Mystica, divenuta a sua volta una cavia per quello che sarebbe stato l'esperimento in grado di rendere gli stessi robot armi così devastanti.
Riuscirà Logan a convincere i giovani Professor X e Magneto a lavorare fianco a fianco per garantire un futuro alla razza mutante? E i pochi sopravvissuti del futuro resisteranno abbastanza affinchè l'artigliato canadese abbia la possibilità ed il tempo di agire?








Fatto tesoro della lezione degli Avengers e del loro universo cinematografico, pare proprio che Mamma Marvel stia affinando sempre più la sua abilità nel confezionare prodotti di altissima qualità ed intrattenimento del pubblico garantiti, sfruttando cast di prim'ordine e pietre miliari degli albi a fumetti dai quali trarre ispirazione.
X-Men - Giorni di un futuro passato è l'esempio perfetto di questa nuova rotta, sequel del già più che discreto First class di qualche anno fa e pellicola di raccordo di tutto il mondo mutante passato in sala fino ad ora, dagli esordi firmati dallo stesso Bryan Singer alle meno convincenti avventure in solitaria del quasi protagonista assoluto Wolverine, da sempre uno dei personaggi di maggior successo del brand: sfruttando la spettacolare saga firmata, all'inizio degli anni ottanta, da Claremont e Byrne, il già citato Singer e soci riescono nell'intento di creare un giocattolone emozionante - in più di un'occasione i brividi del caso passano volentieri lungo la schiena -, ottimamente girato - il montaggio alternato del climax finale in bilico tra la battaglia nel passato e quella nel futuro è un pezzo di bravura notevole - e, perchè no, molto divertente - su tutti, il personaggio di Quicksilver, vera e propria sorpresa della pellicola -, riuscendo a far passare oltre rispetto a qualsiasi scivolone nell'organizzazione dello script legata a viaggi nel tempo e tentativi di assestamento dell'intero universo dei "film mutanti".
Come fu per il già citato X-Men - L'inizio, poi, il tema del doppio approccio di Xavier e Magneto riesce a smuovere e far riflettere, sfruttando la sempre splendida Jennifer Lawrence e la sua Raven/Mystica, vero e proprio ago della bilancia tra i due rivali: accanto a questo, interessanti le licenze poetiche storiche - dall'assassinio di Kennedy al Vietnam - così come la metafora costituita dalle Sentinelle, di fatto armi "preventive" destinate a divenire lo strumento perfetto per un genocidio di massa.
Ma non si parla solo ed esclusivamente di dramma o massimi sistemi, rispetto a questo Giorni di un futuro passato: raramente, infatti, di recente - e parlo anche di proposte action e blockbusteroni -, centotrenta minuti sono corsi via a questa velocità, sfruttati al meglio sia quando si è trattato di affrontare momenti di grande impatto - Magneto che mobilita un intero stadio muovendo l'assedio alla Casa Bianca -, sequenze quasi comedy - l'evasione dal Pentagono grazie all'apporto del già citato, irresistibile Quicksilver - o drammi che, sulla carta degli albi così come ora in pellicola, non divengono altro che metafore di situazioni che l'Uomo ha tristemente conosciuto perchè provate sulla pelle per mano di altri uomini.
Il confronto tra i due "sopravvissuti" Logan e Magneto, in questo senso, diviene fondamentale per comprendere il lato selvaggio del primo e le scelte sempre estreme del secondo, così come il ruolo di mediatore di Xavier, probabilmente uno dei mutanti più potenti del pianeta ed al contempo una sorta di Gandhi per quanto riguarda approccio ed assertività: impossibile, in questo senso, non sentirsi toccati nel profondo da quel "il dolore si supera per prepararsi a qualcosa di migliore, e questo viene dal potere più grande ed umano di tutti, la speranza", che potrà suonare smielato o retorico, ma che, di fatto, caratterizza nel profondo non solo quelli che sono i più Goonies tra i supereroi - gli X-Men, per l'appunto - ma anche noi "semplici" umani, con tutto il nostro bagaglio di esperienze, dolori e ferite che continuano, inesorabilmente a farci andare avanti grazie ad ogni singola, piccola gioia.
Considerato che, probabilmente, se fossi un mutante mi troverei con maggior probabilità dalla parte di Magneto - almeno quando è l'istinto a prendere il sopravvento -, il punto di vista del Professor X è affascinante e decisamente più coraggioso ed arduo da portare avanti ed affrontare: chissà che, dunque, io stesso non stia ancora attraversando quella parte di vita in cui si è più allievi che maestri, e chissà se si finisca mai davvero di imparare, anche quando, di colpo, veniamo catapultati dall'altra parte, a dare una qualche lezione di Storia che noi stessi dobbiamo ancora finire di imparare e di scrivere.
Ma il bello, in fondo, è proprio questo.
Non smettere mai di apprendere. Ed emozionarsi nel farlo.
Un pò come il brivido che mette, al termine dei titoli di coda, vedere all'orizzonte il sopraggiungere di Apocalisse, probabilmente la nemesi per eccellenza degli Uomini X.
Qui al Saloon non vediamo già l'ora.



MrFord



"They've been spending most their lives
living in a pastime paradise
they've been spending most their lives
living in a pastime paradise
they've been wasting most their lives
glorifying days long gone behind."
Stevie Wonder - "Pastime paradise" - 



venerdì 24 gennaio 2014

Wolverine - L'immortale

 Regia: James Mangold
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 126'




La trama (con parole mie): Logan, a seguito delle vicende che l'hanno portato a togliere la vita all'amata Jean Grey, impazzita a causa dei poteri della Fenice nera, ha finito per isolarsi dal mondo perdendosi in se stesso tra le montagne. Questo fino a quando il mutante canadese viene rintracciato dalla giovane Yukio, che ha il compito di condurlo a Tokio affinchè lo stesso Logan possa porgere l'estremo saluto al capoclan degli Yashida, che lui stesso salvò a Nagasaki il giorno dello scoppio della bomba atomica.
In realtà il vecchio ha ordito un complicato piano che prevede il furto dei poteri di rigenerazione di Wolverine ed il suo ritorno ad una condizione che possa riportarlo alla tanto sospirata giovinezza: privato dunque del fattore rigenerante e pronto a tutto per proteggere la nipote di Yashida, Logan sarà costretto, suo malgrado, a vestire di nuovo i panni dell'eroe.




Penso mi possiate perdonare il fatto che, rispetto a Wolverine - L'immortale, ennesimo spin off dedicato al più noto degli X-Men giunto dopo il terribile Wolverine - Origini di qualche anno fa, abbia finito per ritrovarmi sorpreso in positivo rispetto a quelle che erano le aspettative della vigilia: personalmente, credo che l'esperimento migliore in ambito supereroistico di Mamma Marvel è e resti il mondo degli Avengers, che con i loro incastri hanno finito per creare un affresco decisamente più riuscito rispetto al reboot di Spider Man o ai continui rimaneggiamenti delle figure dei già citati X-Men, e non credo si sentisse davvero la necessità di un nuovo film dedicato all'artigliato antieroe interpretato da Hugh Jackman, eppure va ammesso che la presenza dietro la macchina da presa del discreto artigiano James Mangold - più noto per pellicole decisamente meglio riuscite come Cop Land, Identità o Walk the line - è riuscita a farsi sentire nonostante il titolo, di fatto, non aggiunga assolutamente nulla di nuovo al panorama action o a quello di genere.
Certo, l'idea di ambientare l'intera vicenda in Giappone ed in una cornice che, nei suoi sogni più proibiti, vorrebbe ricalcare i fasti di Classici noir come Yakuza di Pollack - se non l'avete mai visto, recuperatelo: è un gioiello - calcando la mano sul lato più spaccaculi che non prettamente superomistico del protagonista funziona, tutto sommato - nonostante una durata decisamente eccessiva - il ritmo regge, eppure nel complesso manca il guizzo in grado di fare davvero la differenza tra un'opera fracassona qualsiasi buona per rilassare i neuroni ed un titolo in grado di rimanere davvero impresso nella memoria, fosse anche di un tamarro figlio degli eighties come il sottoscritto.
Certo, considerato il livello di alcune proposte recenti nell'ambito "fumetti al Cinema" si finisce quasi per essere felici di assistere a quello che, di fatto, è un thriller action d'avventura di grana molto grossa realizzato con mestiere come questo, nonostante le vicende narrate prendano soltanto spunto molto alla lontana dalle vicissitudini degli albi dedicati al mutante artigliato così come le hanno amate i suoi lettori - e sono convinto che la cosa avrà fatto storcere il naso a molti sostenitori hardcore della fedeltà ai charachters originali -: il tentativo di Mangold, inoltre, è quello di trasformare Logan in una sorta di spaccaculi in pieno Statham-style, ritagliando comunque spazio anche per il tormento del personaggio - i sogni ricorrenti con Jean protagonista - prima di dedicarsi ad uno scontro finale che rimanda ai faccia a faccia dei tempi di Terminator, con il recupero di Silver Samurai, una delle nemesi di Wolverine meno conosciute al grande pubblico.
Gli appassionati ritroveranno anche Viper, storica rivale di Capitan America completamente ridisegnata - e male, oserei dire - per l'occasione, anche se la parte della leonessa tocca senza dubbio alla giovane Yukio interpretata da Rila Fukushima, che è riuscita a riportarmi all'epoca in cui il vecchio Logan ebbe come spalla la scalmanata Jubilee, emblema di quell'inizio anni novanta che tanto bene fece agli X-Men e che fu trampolino di lancio per l'allora giovane star del tavolo da disegno Jim Lee.
Tempi andati davvero, ma che questo film, con tutti i suoi limiti, ha avuto almeno il merito di riportare a galla nella memoria di un vecchio appassionato come il sottoscritto.


MrFord


"You're big in Japan, 
you're big in Japan, 
you're big in Japan, inside. 
You're big in Japan, and 
then i'll sleep by your side and through the night, 
Big in Japan, it's easy."

Guano Apes - "Big in Japan" - 



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