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mercoledì 24 maggio 2017

La bella e la bestia (Bill Condon, USA/UK, 2017, 139')




Se esistesse una classifica dedicata ai film più inutili mai realizzati, o dei quali non si sentiva certo il bisogno, con ogni probabilità questa versione live action di La bella e la bestia - splendido film d'animazione Disney che segnò il cambio di marcia del colosso fondato dal vecchio Walt negli anni novanta - si batterebbe con le unghie e con i denti - da vera bestia, per l'appunto - in modo da conquistare una posizione di rilievo: del resto, quando dietro la macchina da presa c'è Bill Condon - che molti ricorderanno per il suo "esemplare" operato nel corso della saga di Twilight - una certa garanzia pare evidente, e se a questo aggiungiamo una Emma Watson più cagna maledetta del solito, un Dan Stevens che fa rimpiangere a tutti i suoi fan dei tempi di The guest ed un Ian McKellen pagato per cinque minuti di faccette neanche fosse Depp in Alice in Wonderland, il gioco è fatto.
Certo, quasi nulla è stato modificato rispetto all'originale, ma questo non fa che rendere il paragone ancora più impietoso: questa noiosissima versione, infatti, pare essere stata totalmente privata della magia che il buon, vecchio cartone animato riesce a regalare ancora oggi, esempio lampante di quanto importante sia il cuore in qualsiasi produzione, a prescindere dagli scopi commerciali per i quali è stata biecamente e banalmente creata a tavolino - come questa -.
Un fallimento su tutta la linea che mi è costato un paio delle ore più noiose di visione degli ultimi mesi, nel corso delle quali con Julez abbiamo sfiorato più volte l'idea di premere stop e porre fine alle nostre sofferenze e di cercare di restare svegli stando dietro ai Fordini sempre più scatenati ed alla giostra delle faccende di casa nel momento più caotico della giornata, quello della preparazione della cena.
Una produzione inutile, finta e posticcia, trionfo di effetti creati ad uso e consumo del 3D e della retorica senza alcuna scintilla che rende un film ancora peggiore di quanto in realtà non possa essere.
Ed affidandomi al nuovo corso del Saloon più spiccio e senza troppi giri di parole, mi pare di avere già scritto fin troppo.




MrFord




giovedì 19 novembre 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): sarebbe bello se, con le ultime settimane in sala dell'anno, arrivassero titoli in grado di sconvolgere le già quasi ben delineate classifiche del meglio di questo duemilaquindici. Invece, se proprio andrà bene, saranno scosse quelle dedicate al peggio.
Sarebbe molto più bello, poi, se potessi condurre questa rubrica con Jennifer Lawrence, invece che con Cannibal Kid.
Purtroppo, la realtà è ben più amara di quanto ci si potrebbe aspettare.




"Questo Cannibal scrive proprio delle gran buffonate!"

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2

"Forza, scappiamo: quegli stalker di Cannibal e Ford mi stanno alle costole!"

Cannibal dice: Arriva l'episodio finale della saga young adult più bella di tutti i tempi, per la gioia di Mr. Ford, che ora potrà tornare a pensare ai suoi amati vampirelli vegani di Twilight e ai maghetti secchioni di Harry Potter. Per quanto mi riguarda ci sarà un velo di tristezza nel salutare la mitica Katniss Kid interpretata dalla splendida Jennifer Lawrence, però dopo quattro episodi mi sembra arrivato il momento giusto, adesso che la serie non ha ancora stufato.
Riuscirà Katniss a portare a termine la rivoluzione e a sconfiggere il governo di Panem?
E riuscirò io finalmente a distruggere WhiteRussian una volta per tutte?
Ford dice: trovo che Hunger Games sia una delle saghe teen più inutili di tutti i tempi, nonostante la presenza di una delle poche donne che riescono a mettere d'accordo perfino me e Peppa Kid, Jennifer Lawrence.
Ammetto, comunque, che il valore degli episodi sia andato in crescendo dal pessimo inizio, e dunque qualche speranza che la chiusura possa essere quantomeno guardabile c'è.
Speriamo bene. E speriamo che non piaccia troppo al mio rivale. Quello non è mai un buon segno.



Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto

Ford e Cannibal in consulto per la stesura della rubrica dedicata alle uscite in sala.

Cannibal dice: Nei confronti di quel Mr. So Tutto Io di Sherlock Holmes non ho mai provato una gran simpatia. Figuriamoci nei confronti di uno Sherlock in versione terza età...
Più che Mr. Holmes, questo qua mi sa che farebbe meglio a farsi chiamare Mr. Ford.
Ford dice: Sherlock Holmes, con i suoi numerosi lati oscuri celati da una poco sopportabile saccenza, mi ha sempre affascinato sin dai tempi di Piramide di paura, anche se, sinceramente, questa nuova incarnazione non mi ispira più di tanto.
Lo terrò buono per un eventuale recupero, e considerato il fatto che nelle ultime settimane le proposte interessanti paiono davvero pochine.

 


Miss Julie

"Katniss Kid, prima di mettere la parola fine alla tua saga, ti concederai finalmente a me?"

Cannibal dice: Credo di sentirmi male e, per una volta, Ford non c'entra niente. C'è un film con Jessica Chastain, e in più pure Colin Farrell, eppure non mi ispira per niente. Proprio zero.
Mi starà venendo la febbre, o è solo che io e i drammoni ottocenteschi siamo meno in sintonia di Pensieri Cannibali e WhiteRussian?
Ford dice: se, ai tempi dell'adolescenza, un dramma ottocentesco qualsiasi mi avrebbe attratto come un'ape sul miele, ora spesso e volentieri mi ritrovo a tergiversare, a fronte di un certo tipo di proposte. Vedrò di recuperare prima Via dalla pazza folla, e dunque deciderò se mi sento pronto anche per questo.



Dobbiamo parlare

"Pronto, Cannibal? Ford è qui che ti aspetta per un faccia a faccia pacifico!"

Cannibal dice: Dobbiamo parlare. C'è bisogno di parlare di bei film. Quindi mi sa che di questo non ce ne sarà alcun bisogno...
Io e Ford invece non dobbiamo parlare per niente. Altrimenti sono botte. E mi sa che a farsi più male sarò io, visto che lui è un guerriero wrestler addestrato guerrafondaio Chris Kyle psicopatico!
Ford dice: dobbiamo parlare del fatto che Cannibal Kid è uno psicopatico, ed io dovrei essere pagato per essermi sobbarcato l'onere di farlo sfogare grazie alle nostre schermaglie.



Loro chi?

Il remake italiano dedicato ai confronti tra Cannibal e Ford finalmente in sala.

Cannibal dice: Pellicola italiana con Edoardo Leo che potrebbe ricordare l'esaltante Smetto quando voglio e alla quale quasi quasi darei un'opportunità.
Quanto a Ford...
Ford chi???
Ford dice: in uno degli anni peggiori del Cinema italiano non me la sento proprio di sponsorizzare un film con Edoardo Leo, uno dei nuovi volti più sopravvalutati del Cinema italiano.
Quanto a Cannibal...
Cannibal chi???



In fondo al bosco

"Non voglio un caffè, te l'ho detto. Voglio un White Russian."

Cannibal dice: Noir nostrano che non sembra nemmeno troppo malvagio. Questa settimana però voglio già dare fiducia a Loro chi?, quindi promuovere 2 film italiani mi sembra troppo. Come fare un doppio complimento a Ford. Già a fatica ricordo di avergliene mai fatto uno.
Ford dice: il discorso sul Cinema italiano vale comunque, ma giusto per andare contro al mio rivale, dovessi fare una scelta nostrana, penso punterei su questo.
Anche se non vuole affatto dire che, alla fine, deciderò di vederlo.



Né Giulietta né Romeo

"Non avere paura, a scuola: quei due bulli, Cannibal e Ford, sono stati espulsi."

Cannibal dice: Veronica Pivetti esordisce alla regia. Era necessario?
No, così come non necessaria una rubrica cannibal-fordiana sui film in uscita nelle sale, ma certe cose ahivoi dovete sorbirvele comunque.
Ford dice: nè Giulietta, nè Romeo. Per voi, ormai, restano solo Cannibal e Ford. E non credo sia un bene.



Un momento di follia

"Katniss Kid, smettila di seguirmi: vuoi che faccia emettere un'ordinanza restrittiva!?"

Cannibal dice: In un momento di follia ho pensato di fare un complimento a Ford?
Meglio tornare subito al mio radical-chicchismo più sfrenato, e per farlo cosa c'è di meglio di un bel filmazzo francese con Vincent Cassel e François Cluzet?
Ford dice: per quanto possa suonare radical, questa proposta è firmata dal regista del doppio film - ottimo, tra l'altro - dedicato alla figura di Mesrine, mitico criminale francese interpretato da Vincent Cassel, che torna ad affiancare il regista.
Potrei perfino, e per questo motivo, recuperarlo.



A testa alta

"Cannibal Kid? Una pulce."
Cannibal dice: Oltre a Hunger Games, due film super radical-chic francesi?
Questa rischia di essere la settimana più cannibale dell'anno, persino più di quando era arrivato The Green Inferno di Eli Roth. Dai che 'sto weekend Ford ce lo sbraniamo!
Ford dice: secondo film francese apparentemente radical, e secondo film francese apparentemente radical che, al contrario, mi ispira non poco. Il mio rivale, probabilmente, sbrodolerà subito sul fatto che mi sto cannibalizzando, e invece non sa di essere lui, ad essere diventato fordiano.

 


Iqbal - Bambini senza paura

"Ti conviene accettare il passaggio, prima che ti carichi Ford."

Cannibal dice: Io non sono un bambino senza paura. E questa bambinata d'impegno sociale me ne fa parecchia. La lascio allora all'impavido Ford, che lui teme solo la saga di Hunger Games.
Ford dice: tematiche interessanti ma un sacco di dubbi, a proposito di questa proposta d'animazione italo/francese. Non posso neppure sperare la veda Peppa, dunque, in caso, mi toccherà rischiare in prima persona.



Fantasticherie di un passeggiatore solitario

"Ammazza quanto sono brutti e spaventosi, questi due bloggers!"

Cannibal dice: Seconda pellicola d'animazione della settimana. Non sembra troppo una bambinata, ma comunque non mi ispira per niente. Decisamente meglio dedicarsi a J. Law!
Ford dice: questa, al contrario, mi pare una bambinata finto dark che lascio volentieri alla visione dell'intrepida Katniss Kid, giunta ormai al canto del cigno - o della fenice - della sua saga.



Storie di cavalli e di uomini

"Pensavo fosse una leggenda, che Ford si spostava ancora a cavallo, e invece è tutto vero!"

Cannibal dice: E con questo pornazzo consigliato ai Ford in ascolto, per questa settimana è tutto.
Ford dice: e con questo titolo inquietante chiudiamo la settimana del sesso interspecie. E se volete saperne di più sull'argomento, suggerisco ancora una volta il fantastico Clerks 2.


mercoledì 7 gennaio 2015

Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate

Regia: Peter Jackson
Origine: Nuova Zelanda, USA
Anno: 2014
Durata: 144'





La trama (con parole mie): alle pendici di Erebor si prepara uno scontro di proporzioni epiche. Smaug, il drago liberato dai nani guidati da Thorin Scudodiquercia, è finalmente libero e pronto ad assaltare gli uomini che diedero asilo proprio alla compagnia alla quale si è aggregato Bilbo Baggins, mentre gli orchi preparano un'offensiva da due fronti attratti dai tesori della montagna.
Gli elfi, dal canto loro, paiono pronti a tutto per avere una parte del bottino, mentre nell'ombra Sauron, l'Oscuro Signore, prepara il suo ritorno trovandosi opposto alle forze congiunte di Saruman, Gandalf e Galadriel.
La battaglia ai piedi della montagna sacra dei nani si concluderà con un massacro o Thorin rinsavirà in tempo dalla sua sete di ricchezze per salvare il proprio mondo, e forse la Terra di mezzo?
E quale sarà, in tutto questo, il ruolo di Bilbo?







Erano i primi anni novanta e facevo le medie quando conobbi Peter Jackson ed il suo Cinema oltre ogni misura grazie a quella chicca che è ancora oggi Splatters - Gli schizzacervelli.
Venne poi il tempo di Creature del cielo - forse, ad oggi, il suo film effettivamente più completo - dei primi ingaggi americani e de Il signore degli anelli, che in un primo momento osteggiai e dunque finii per considerare l'equivalente moderno di Star Wars: e quell'ex paffuto regista neozelandese divenne, di fatto, una stella.
L'operazione legata ad una seconda trilogia ispirata a Lo hobbit, fin dal principio giudicata come una sorta di maxi marchetta, invece, finì per istillare il dubbio - ancor prima che nel sottoscritto - nei fan più hardcore del buon Peter, contraddetti da un primo capitolo assolutamente all'altezza ed un secondo meno efficace ma comunque valido se non altro grazie al contributo fondamentale del charachter di Smaug, reso magistralmente.
Con La battaglia delle cinque armate Jackson era dunque chiamato a dimostrare che questo suo secondo e certo non fortunato esperimento - la regia era stata destinata, di fatto, a Guillermo Del Toro, che abbandonò il progetto in corso d'opera - non fosse una semplice operazione commerciale, ma un'opera magica e coinvolgente quanto quella che l'ha preceduta: da questo punto di vista, e purtroppo, il risultato è stato senza dubbio fallimentare, figlio di una prima parte troppo raffazzonata e confusionaria, con Smaug relegato ad una decina di minuti di soli effetti speciali ed una coesione non pervenuta, quasi come se la vicenda di Thorin e della compagnia, quella degli umani, di Galadriel e soci intenti a contenere Sauron, degli orchi e degli elfi fossero entità distinte, ed il loro rispondere all'appello del regista fosse solo un mero compitino da portare a casa per conquistare una pagnotta decisamente ricca e saporita.
Con l'evoluzione della vicenda e della battaglia le cose finiscono per migliorare, dando vita ad una parte finale intensa e coinvolgente come avrebbe dovuto essere l'intero film, senza pensare a dover forzare necessariamente un legame con la precedente trilogia - inutile, in questo senso, ad esempio, il riferimento ad Aragorn - e valorizzando sia i personaggi legati all'opera letteraria - Thorin su tutti -, sia quelli inventati a favore del pubblico - l'elfa Tauriel -: la parte dei leoni spetta, paradossalmente, agli orchi di Manu Bennet e soci e ad un Legolas in piena forma action anni ottanta, così come ad un finale in bilico tra malinconia e ricordo dell'ineguagliabile precedente trilogia.
Ma non basta una mezzora di fuoco a ribaltare le sorti di quello che è senza dubbio il capitolo meno soddisfacente dell'intero affresco tolkeniano di Jackson, un'opera che resta valida ed ottima per l'intrattenimento ma che, di fatto, continuerà a rappresentare il rimpianto di qualcosa rimasto di traverso al pubblico come ai suoi autori, un'entità scomoda, più che un veicolo pronto a trasportare audience e non solo in direzione della magia che solo il Cinema può regalare.
Un plauso va, invece, alla chiusura decisamente decisa e tagliata con l'accetta, pronta a creare un legame con il principio de La compagnia dell'anello, lontana dai "duecento finali" che resero noto il pur riuscitissimo Il ritorno del re: onestamente, superata una prima parte in grado di mettere a dura prova dopo una giornata di lavoro, ammetto di essermi comunque molto divertito, e di aver goduto quantomeno delle parti migliori di quello che resta un giocattolone ed uno sfizio - forse inutile, va ammesso - per gli amanti di Tolkien e del fantasy, ma anche della settima arte nella sua accezione più legata all'intrattenimento ed all'utilizzo delle nuove tecnologie.
L'importante è che l'avidità, come insegna Thorin, non entri in gioco.
Perchè in quel caso, si continuerà a perdere tutti, inesorabilmente.



MrFord



"I'll give you all I got to give if you say you'll love me too
I may not have a lot to give but what I got I'll give to you
I don't care too much for money, money can't buy me love."
The Beatles - "Can't buy me love" -



martedì 3 giugno 2014

X-Men - Giorni di un futuro passato

Regia: Bryan Singer
Origine: USA, UK
Anno:
2014
Durata: 131'





La trama (con parole mie): in un futuro non troppo lontano le terrificanti Sentinelle, robot adattabili e programmati per lo sterminio dei mutanti, mietono vittime a profusione, lasciando dietro di loro soltanto cadaveri ed un mondo oscuro e terribile. I sopravvissuti, guidati dai vecchi rivali Xavier e Magneto, decidono di inviare nel passato la coscienza di Wolverine in modo che possa convincere le loro controparti di cinquant'anni prima ad intervenire impedendo l'omicidio dello scenziato Bolivar Trask, inventore delle Sentinelle caduto per mano di Mystica, divenuta a sua volta una cavia per quello che sarebbe stato l'esperimento in grado di rendere gli stessi robot armi così devastanti.
Riuscirà Logan a convincere i giovani Professor X e Magneto a lavorare fianco a fianco per garantire un futuro alla razza mutante? E i pochi sopravvissuti del futuro resisteranno abbastanza affinchè l'artigliato canadese abbia la possibilità ed il tempo di agire?








Fatto tesoro della lezione degli Avengers e del loro universo cinematografico, pare proprio che Mamma Marvel stia affinando sempre più la sua abilità nel confezionare prodotti di altissima qualità ed intrattenimento del pubblico garantiti, sfruttando cast di prim'ordine e pietre miliari degli albi a fumetti dai quali trarre ispirazione.
X-Men - Giorni di un futuro passato è l'esempio perfetto di questa nuova rotta, sequel del già più che discreto First class di qualche anno fa e pellicola di raccordo di tutto il mondo mutante passato in sala fino ad ora, dagli esordi firmati dallo stesso Bryan Singer alle meno convincenti avventure in solitaria del quasi protagonista assoluto Wolverine, da sempre uno dei personaggi di maggior successo del brand: sfruttando la spettacolare saga firmata, all'inizio degli anni ottanta, da Claremont e Byrne, il già citato Singer e soci riescono nell'intento di creare un giocattolone emozionante - in più di un'occasione i brividi del caso passano volentieri lungo la schiena -, ottimamente girato - il montaggio alternato del climax finale in bilico tra la battaglia nel passato e quella nel futuro è un pezzo di bravura notevole - e, perchè no, molto divertente - su tutti, il personaggio di Quicksilver, vera e propria sorpresa della pellicola -, riuscendo a far passare oltre rispetto a qualsiasi scivolone nell'organizzazione dello script legata a viaggi nel tempo e tentativi di assestamento dell'intero universo dei "film mutanti".
Come fu per il già citato X-Men - L'inizio, poi, il tema del doppio approccio di Xavier e Magneto riesce a smuovere e far riflettere, sfruttando la sempre splendida Jennifer Lawrence e la sua Raven/Mystica, vero e proprio ago della bilancia tra i due rivali: accanto a questo, interessanti le licenze poetiche storiche - dall'assassinio di Kennedy al Vietnam - così come la metafora costituita dalle Sentinelle, di fatto armi "preventive" destinate a divenire lo strumento perfetto per un genocidio di massa.
Ma non si parla solo ed esclusivamente di dramma o massimi sistemi, rispetto a questo Giorni di un futuro passato: raramente, infatti, di recente - e parlo anche di proposte action e blockbusteroni -, centotrenta minuti sono corsi via a questa velocità, sfruttati al meglio sia quando si è trattato di affrontare momenti di grande impatto - Magneto che mobilita un intero stadio muovendo l'assedio alla Casa Bianca -, sequenze quasi comedy - l'evasione dal Pentagono grazie all'apporto del già citato, irresistibile Quicksilver - o drammi che, sulla carta degli albi così come ora in pellicola, non divengono altro che metafore di situazioni che l'Uomo ha tristemente conosciuto perchè provate sulla pelle per mano di altri uomini.
Il confronto tra i due "sopravvissuti" Logan e Magneto, in questo senso, diviene fondamentale per comprendere il lato selvaggio del primo e le scelte sempre estreme del secondo, così come il ruolo di mediatore di Xavier, probabilmente uno dei mutanti più potenti del pianeta ed al contempo una sorta di Gandhi per quanto riguarda approccio ed assertività: impossibile, in questo senso, non sentirsi toccati nel profondo da quel "il dolore si supera per prepararsi a qualcosa di migliore, e questo viene dal potere più grande ed umano di tutti, la speranza", che potrà suonare smielato o retorico, ma che, di fatto, caratterizza nel profondo non solo quelli che sono i più Goonies tra i supereroi - gli X-Men, per l'appunto - ma anche noi "semplici" umani, con tutto il nostro bagaglio di esperienze, dolori e ferite che continuano, inesorabilmente a farci andare avanti grazie ad ogni singola, piccola gioia.
Considerato che, probabilmente, se fossi un mutante mi troverei con maggior probabilità dalla parte di Magneto - almeno quando è l'istinto a prendere il sopravvento -, il punto di vista del Professor X è affascinante e decisamente più coraggioso ed arduo da portare avanti ed affrontare: chissà che, dunque, io stesso non stia ancora attraversando quella parte di vita in cui si è più allievi che maestri, e chissà se si finisca mai davvero di imparare, anche quando, di colpo, veniamo catapultati dall'altra parte, a dare una qualche lezione di Storia che noi stessi dobbiamo ancora finire di imparare e di scrivere.
Ma il bello, in fondo, è proprio questo.
Non smettere mai di apprendere. Ed emozionarsi nel farlo.
Un pò come il brivido che mette, al termine dei titoli di coda, vedere all'orizzonte il sopraggiungere di Apocalisse, probabilmente la nemesi per eccellenza degli Uomini X.
Qui al Saloon non vediamo già l'ora.



MrFord



"They've been spending most their lives
living in a pastime paradise
they've been spending most their lives
living in a pastime paradise
they've been wasting most their lives
glorifying days long gone behind."
Stevie Wonder - "Pastime paradise" - 



sabato 21 dicembre 2013

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

Regia: Peter Jackson
Origine: USA, Nuova Zelanda
Anno: 2013
Durata: 161'




La trama (con parole mie): le peripezie di Bilbo Baggins e la compagnia guidata da Thorin Scudo di quercia proseguono attraverso le terre selvagge mentre nell'ombra il potere di Sauron monta spingendo sempre più per un ritorno del Signore Oscuro ed una nuova guerra.
Tallonati dagli orchi guidati da Azog, gli improvvisati avventurieri guidati da Gandalf il grigio giungono ai confini dei territori degli elfi delle foreste, più refrattari al contatto e governati da Thranduil, padre di Legolas: quando lo stregone si separerà da loro per indagare sul ritorno delle forze del male, i piccoli uomini dovranno dare fondo a tutte le loro forze per poter raggiungere Erebor superando insidie e lavorando duramente per mantenere alleanze decisamente instabili, affinchè la missione che si sono prefissati trovi la sua naturale conclusione nell'incontro tra Bilbo ed il drago Smaug, responsabile della rovina dei loro destini.
Riuscirà Bilbo a resistere agli impulsi dell'anello e sopravvivere al confronto con un essere leggendario, crudele e letale?





Passano gli anni, e la mia stima per il lavoro straordinario svolto da Peter Jackson rispetto al mondo tolkeniano de Il signore degli anelli - del quale non sono mai stato un fan letterario, lo ammetto - continua inesorabilmente ad aumentare, parallelamente al divertimento che l'autore neozelandese riesce a garantire con ogni suo lavoro, centrando il bersaglio dell'intrattenimento d'autore con una facilità estrema, a prescindere dai fotogrammi al secondo e dagli effetti speciali - sempre incredibili -, riportando di fatto in sala l'emozione che solo negli anni ottanta si aveva la possibilità di vivere attraverso un'incredibile avventura fatta di pellicola.
Già lo scorso anno, con Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato, Jackson era riuscito a lasciare a bocca aperta il sottoscritto confezionando una piccola perla di nostalgia, emozione e meraviglia, e nonostante - come fu, del resto, anche per Il signore degli anelli - con questo secondo capitolo si paghi, di fatto, la sensazione di trovarsi di fronte ad un unica, grande, sequenza di raccordo - pur se ottimamente realizzata - il risultato è una vera goduria per gli occhi, la testa ed il cuore, un viaggio senza respiro, piacevolmente imperfetto e divertente in grado di far passare in un lampo quasi tre ore, costruito prendendosi tutto il tempo necessario per chiudere lasciando di fatto deflagrare - in tutti i sensi - un climax da season finale di serie tv, nel pieno rispetto del meccanismo del "fiato sospeso" che i fan delle trilogie di vecchia data ricorderanno dai tempi de L'impero colpisce ancora.
E proprio a Star Wars si lega sempre più l'ex sovrappeso Jackson, che con il binomio Il signore degli anelli/Lo hobbit ha di fatto definito una volta per tutte il suo ruolo di George Lucas della settima arte contemporanea, in termini di impatto, qualità e trilogie, per l'appunto.
La cosa curiosa, di questo La desolazione di Smaug, è che si potrebbe parlare del confronto - con ovvie e sacrosante variazioni, in termini di esigenze di spettacolo - e delle variazioni rispetto all'opera letteraria originale, del comparto tecnico come sempre pazzesco, di Orlando Bloom ed Evangeline Lilly clamorosamente invecchiati - pur se truccati in modo da apparire come gli eternamente giovani elfi -, del già citato crescendo che chiude la pellicola lasciando a bocca aperta e completamente sconcertata l'audience, eppure la chiave è tutta ed assolutamente proprio nel drago che battezza l'opera: la creatura appena accennata nel primo capitolo diviene qui una presenza potente e carismatica, resa alla grande da un'animazione che la rende praticamente viva e perfetta interprete del Male rappresentato dall'anello, progressivamente sempre più importante - da qualsiasi punto di vista lo si guardi - per Bilbo, veicolo attraverso il quale si materializzano paure e sconforto di nani ed umani - dunque l'elemento drammatico della storia -, il sopraggiungere di Sauron e, non ultimo in termini d'importanza, lo straordinario lavoro al limite del comico realizzato da Martin Freeman con la sua interpretazione perfettamente hobbit, già cult per quanto riguarda i minuti iniziali del confronto con l'immenso essere sputafuoco.
Il coraggio dei mezzuomini tanto decantato nel corso dei tre film de Il signore degli anelli e ripreso in questa nuova trilogia assume, grazie a Bilbo, una dimensione più sfaccettata e complessa, che trova nell'interesse manifestato da Smaug la conferma di quanto possa provare lo stesso pubblico: senza dubbio la materia originale prevede un approccio meno epico e decisamente più fiabesco, eppure non mancano sentimenti, ombre, charachters per nulla positivi divenuti tali quasi più per dovere, che per indole.
E poi, l'anello.
I suoi semi ed il suo potere sono tutti qui, e più che nel primo confronto tra Gandalf e gli eserciti di Sauron si trovano nell'accettazione della sua presenza da parte degli elfi "neutrali" e pronti a difendere solo loro stessi così come nello stesso Smaug, così potente eppure così solo, distruttore eppure esiliato in un eremo d'oro che lui stesso ha creato.
Non svegliare il can che dorme, recita un vecchio detto.
Ma non è detto che il drago - ed il Male - abbiano bisogno di essere destati.
In fondo albergano già ampiamente dentro di noi.
Piccoli o grandi uomini.



MrFord



"If this is to end in fire
then we should burn together
watch the flames climb high into the night
calling out for the rope, stand by and we will
watch the flames burn over and oh
the mountains sigh."
Ed Sheeran - "I see fire" - 



venerdì 21 dicembre 2012

Lo hobbit - Un viaggio inaspettato

Regia: Peter Jackson
Origine: Nuova Zelanda
Anno: 2012
Durata: 169'




La trama (con parole mie): Bilbo Baggins, nel giorno della celebrazione del suo centoundicesimo compleanno, data che segnerà la sua partenza dalla Contea e il distacco dal nipote Frodo, ricorda le imprese che lo portarono, sessant'anni prima, a mettere le mani sull'anello che segnerà le sorti del mondo.
Una compagnia di nani guidata dal principe decaduto Thorin - erede al trono di Erebor, perduto regno distrutto dalla furia del feroce drago Smaug - sotto la guida di Gandalf il grigio giunge proprio a casa Baggins, saccheggiandone la dispensa e progettando un viaggio che pare tutto tranne che sicuro: seguendo i segnali mandati dalla Natura, infatti, gli abitanti del Paese perduto pensano sia giunto il momento di tornare per trovare la strada che conduce ad un ingresso segreto alla loro antica capitale e vendicarsi della bestia che segnò la fine della pace.
La chiave del successo del loro apparentemente folle piano pare essere proprio il timoroso hobbit, che una volta partito accanto ai suoi improvvisati compagni si troverà a doversi confrontare con troll, orchi, goblin, vita e morte, il feroce Azog ed una creatura che risponde al nome di Gollum.




"Saruman crede che soltanto un grande potere è in grado di tenere a bada l'oscurità. Io invece ho fiducia nelle piccole cose, nei gesti che rendono importante il quotidiano."
Questo, più o meno, afferma Gandalf nel corso del suo confronto con Galadriel - uno dei raccordi con la trilogia de Il signore degli anelli inserito da Peter Jackson in modo da garantirsi in parte il minutaggio necessario a confezionare un secondo terzetto di film, in parte l'affetto del pubblico cinematografico a digiuno dell'opera letteraria di Tolkien -, un passaggio fondamentale per la riuscita di questo Lo hobbit - Un viaggio inaspettato.
Perchè se è pur vero che la realizzazione tecnica risulta pazzesca, gli effetti prodigiosi, l'idea di presentare un Cinema che è quanto di più simile a quello della Meraviglia degli esordi della settima arte e degli anni ottanta dominati dallo Spielberg migliore, la forza dell'ultima fatica di Peter Jackson è proprio nelle piccole cose in grado di offuscare, in qualche modo, l'impatto dell'epica di grande respiro e dei paesaggi mozzafiato.
Dal malinconico, quasi struggente incipit che vede il ritorno nella Contea con tanto di apparizione speciale del Bilbo invecchiato e di Frodo nel momento appena precedente all'incontro con Gandalf al principio de La compagnia dell'anello alla divertentissima e riuscita sequenza dell'arrivo dei nani con tanto di cena travolgente ed invasione della dimora del disorientato hobbit fino alle perle di saggezza di Gandalf e alla scelta di Bilbo stesso di avere il coraggio di risparmiare una vita, "maggiore di quello necessario a toglierla", questo film pare distrarre lo spettatore con sequenze che sono puro godimento degli occhi - lo scontro tra i giganti di pietra, gli scorci mozzafiato made in New Zealand, il regno di Erebor ed il sopraggiungere di Smaug, un vero e proprio pezzo di bravura dietro la macchina da presa - prima di colpirlo con sequenze apparentemente fuori dal grande coro dei mezzi tecnici come la stupefacente tenzone a suon di indovinelli tra Bilbo e Gollum, di gran lunga il passaggio migliore della pellicola, graziato da un personaggio indimenticabile - sempre Gollum - e da un Andy Serkis in forma che pare addirittura superiore a quella che lo vide sfiorare l'Academy Award con la passata trilogia - un Serkis, tra l'altro, anche responsabile della seconda unità di regia -.
Ad impreziosire il tutto, inoltre, richiami perfetti alla precedente saga - che mi hanno fatto tornare alla mente le emozioni provate a ritrovare i protagonisti dei primi tre film di Star Wars nella seconda, pur se meno incisiva, tornata di visioni -, un nemico realizzato e portato in scena alla grande - il terrificante Azog, spietato orco albino interpretato dal Manu Bennett di Spartacus, che sono felicissimo di ritrovare, pur se quasi irriconoscibile, in una produzione di grande respiro internazionale - ed un ritmo che incalza tanto da non fare quasi percepire il "viaggio" di tre ore sfiorate: certo, i detrattori potranno accusare Peter Jackson di aver creato, di fatto, una sorta di omaggio in versione deja-vù de La compagnia dell'anello, nonchè un film che si ha la netta percezione sia stato diluito nella sostanza in modo da raggiungere lo scopo di portare a casa una doppietta simile a quella di Lucas con la sua creatura più famosa - di nuovo Star Wars, se non si fosse inteso -, eppure il godimento provato dal sottoscritto nell'assaporare la sensazione d'autunno - o da fine delle vacanze - impressa dal regista a questa sua serie di pellicole è lo stesso del bambino che, ormai più di vent'anni fa, cercava in Willow o La storia infinita quello che avrebbe potuto trovare qui, e che ora che è cresciuto e quasi padre invidia la generazione attuale che potrà costruire tutti i suoi sogni infantili su uno spettacolo come questo.
Perchè se, come spesso tendo a ripetere, il Cinema "è il mezzo del futuro" - per dirla come Scorsese -, è assolutamente vero che alla sua base troviamo la storia - e l'elogio - delle piccole cose, degli hobbit che, usciti dalle loro case accoglienti e calde, sfoderano uno spirito battagliero e passionale degno dei più grandi tra i condottieri, e a dispetto della loro statura o dimensione, finiscono per divenire l'ago della bilancia nelle sorti della Terra di mezzo.
Un pò come uno sguardo, un boccone particolarmente buono, un brindisi, la sensazione che tutto possa passare dalle meraviglie invisibili del quotidiano.
Gandalf non sbaglia, così come il vecchio stregone di Grosso guaio a Chinatown.
"E' proprio così che tutto comincia: dal molto piccolo".
Furbo, abile, geniale Jackson ad averlo intuito.


MrFord


"Cause we've always known that we belong
and we're better together
if we got our backs against the wall
somehow we survive through it all
knowing I'll be there if you should fall
oh, we're better together, all right, yeah yeah."
Journey - "Better together" -


 
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