- Nonostante gli anni passino e perfino su un eterno Peter Pan come lui comincino a vedersi i segni dell'età, nonostante la follia e l'ego smisurato, continuo ad adorare senza ritegno Tom Cruise, che non ricordo avermi mai deluso neppure nelle produzioni peggiori cui ha preso parte.
- Il brand di Mission Impossible, dai tempi dell'esordio nel novantasei con De Palma in regia, rappresenta forse il più curato e meglio realizzato che l'action d'avventura classica abbia proposto negli ultimi vent'anni, in barba ai più pubblicizzati 007.
- Christopher McQuarrie, già regista del buonissimo Rogue Nation, si supera portando sullo schermo un film serrato, tecnicamente ottimo, ricco di twists e colpi di scena, che si regge sulle spalle di Cruise ma non alimenta il suo divismo sfrenato come in altre occasioni - Ghost Protocol o Mission Impossible 2, ad esempio - e porta il pubblico ad appassionarsi e restare inchiodato allo schermo dal primo all'ultimo minuto.
- La produzione è sicuramente ricca di livello, così come lo sono tutti i passaggi legati agli effetti speciali, ma un plauso particolare va, a mio parere, alle coreografie dei combattimenti e delle parti più fisiche, adrenaliniche e tiratissime neanche fossimo catapultati all'interno di un titolo made in Hong Kong o qualcosa come The Raid. Nello specifico, la sequenza della lotta nella toilette degli uomini a Parigi di Cruise, Cavill e del loro bersaglio è da antologia.
- La squadra dell'IMS, malgrado la perdita di un elemento e, come scritto poco sopra, dell'età che avanza, continua a convincere, grazie anche alle spalle Ving Rhames e Simon Pegg, perfetti nel ruolo di comprimari.
- Sempre a proposito di personaggi, la Vedova Bianca di Vanessa Kirby rappresenta forse uno dei migliori charachters femminili dai tempi della migliore tradizione, anche in questo caso, della serie con protagonista un certo James Bond. Speriamo che venga di nuovo considerata.
- L'entusiasmo che ha accolto la critica anche illustre soprattutto oltreoceano è forse eccessivo, ma se non è questo l'action dell'anno, non vedo proprio quale altro potrebbe essere. Senza contare che parliamo di uno dei titoli più solidi dell'intera saga di Ethan Hunt.
- Gli incassi parlano chiaramente, e indicherebbero la strada per un ulteriore capitolo: non so se il buon Tom riuscirà fisicamente ad essere sempre ai livelli cui ci ha abituati, ma senza dubbio se deciderà di vestire ancora una volta i panni dell'agente Hunt, i Ford saranno pronti a gettarsi a capofitto in una qualsiasi missione impossibile. E senza aspettare che il messaggio che la preannuncia si autodistrugga.
Non è mai facile, per un film, partire dalla base data da un romanzo. Soprattutto quando il romanzo è scritto incredibilmente bene e alla lettura risulta incredibilmente esaltante.
Ho letto Ready Player One di Ernest Cline qualche anno fa, rimanendo incollato alle pagine dall'inizio alla fine. E da mesi, all'idea che Spielberg, nonostante gli ultimi, decisamente discutibili, lavori, potesse metterci mano, alimentava un hype davvero pazzesco.
E senza dubbio, Ready Player One è un gran bel vedere, frutto di una produzione e di mezzi tecnici ineccepibili.
Eppure, soprattutto pensando a quegli anni ottanta che tanto omaggia, e a Spielberg stesso, e alla meraviglia di un Cinema - anche quando nasce dalla Letteratura - che si gioca tutto sulle bocche spalancate del pubblico, questo film scorre senza lasciare il segno in modo piuttosto disarmante: non voglio fare il purista che si schiera a favore della pagina scritta contro l'adattamento cinematografico a tutti i costi, ma anche Julez, che non ha letto il romanzo, ha finito per dover resistere al sonno senza emozionarsi neppure per sbaglio di fronte ad una storia che, letta sulla pagina ed immaginata, aveva qualcosa di davvero magico, quasi come se avessero shakerato un cocktail con tutte le pellicole più significative per il Cinema d'avventura degli anni ottanta, i Fumetti, i giochi di ruolo e tutto quello che, ai tempi, era pane per qualunque ragazzino volesse sognare forte.
Dovendo ammetterlo, a tratti questo giocattolone studiato in tutto e per tutto - e votato al fan service, considerate le innumerevoli citazioni presenti nella pellicola legate alla cultura pop - mi ha addirittura annoiato, edulcorando parti decisamente forti del romanzo e finendo per risultare qualcosa di più simile ad un tentativo da Nuovo Millennio di ripercorrere le orme di un momento magico per il Cinema e non solo che poche opere recenti sono riuscite davvero a replicare.
Curioso, infatti, che uno dei romanzi che più ho amato negli ultimi anni mi abbia portato a questo momento, quando a fatica cerco di abbozzare un post che renda l'idea di qualcosa di divertente e piacevole da guardare ma assolutamente vuoto, o comunque lontano da quello che noi figli degli anni ottanta ci saremmo aspettati da quello che è, in tutto e per tutto, un omaggio a quell'epoca scritto da un autore che fa parte della nostra stessa generazione.
Ed è un dispiacere, anche perchè Spielberg ha significato una fetta importante della mia infanzia, ed affrontare una visione come questa - riuscita a tratti, ma emotivamente equivalente ad un ghiacciolo - potrebbe essere paragonabile al tentativo di giocare alla versione riadattata per Playstation 4 di un titolo amato quando ero bambino, da Double Dragon a Shinobi, passando per Cadillacs&Dinosaurs, e scoprire che la sua versione Nuovo Millennio è in realtà saporita e tosta quanto un cocktail annacquato.
Mi rendo anche conto che questo post sta diventando una sorta di versione da bottigliate di una recensione, quando a conti fatti il film non merita troppa severità, nonostante senza ombra di dubbio si sia decisamente lontani dal cult che in molti si aspettavano di trovare di fronte ai propri occhi quando al romanzo di Cline è stato associato per la prima volta il nome del padre di cose incredibili come E. T. o Incontri ravvicinati del terzo tipo: Ready Player One è semplicemente un prodotto ottimamente realizzato figlio di quest'epoca nonostante i rimandi a Gundam, alla DeLorean e compagnia danzante, e proprio per questo uguale, a conti fatti, a tanti altri che, in un certo senso, risultano più attuali ed emozionanti per chi tutti i dettagli raccontati da questa storia non li ha vissuti sulla pelle rispetto a coloro i quali, al contrario, ne hanno fatta quasi una questione di esperienza e di Fede.
E di fronte a qualcosa in cui è difficile riconoscersi, è meno stimolante cercare nuovi sentieri che partano dai vecchi.
O sperare di trovarsi, a sorpresa, in cima alla classifica.
La trama (con parole mie): con il giro di uscite di questa settimana, riprende di fatto alla routine post vacanze. Potenziali titoli interessanti, wannabe blockbuster, film italiani inguardabili.
Perfino quello squilibrato del mio antagonista Cannibal Kid. Insomma, bentornati a scuola.
Purtroppo per voi. E soprattutto per me.
"Sta arrivando Cannibal: stai pronto a fare fuoco."
Operazione U.N.C.L.E.
(dal 2 settembre)
"Ammazza, questi cocktails preparati da Ford sono troppo pesanti per noi damerini!"
Cannibal dice:Notevole incognita, questo Operazione U.N.C.L.E., film retrò spionistico dal sapore troppo da F.O.R.D.. Guy Ritchie è un regista che non mi ha mai convinto molto, l'ho sempre considerato una copia sfigata di Quentin Tarantino, e i due protagonisti Henry “Superman” Cavill e Armie “The Lone Ranger” Hammer insieme mi fanno paura. La splendida Alicia Vikander riesce però a farmi apprezzare qualunque roba, dai drammoni in costume ai lavori sci-fi, quindi chissà che non le riesce l'impresa pure in questa nuova e rischiosa operazione.
Ford dice: Guy Ritchie, tolti i primi lavori molto Tarantino-style ma comunque convincenti, non mi ha mai convinto particolarmente, ma se non altro nell'ambito dell'intrattenimento dovrebbe essere meglio di tante schifezze come quelle che spesso e volentieri promuove il mio rivale.
Dunque, pur con tutte le riserve del caso, un'occhiata a questo film si può dare senza problemi.
Southpaw - L'ultima sfida
(dal 2 settembre)
"Ammazza quanto pesta questo Ford!"
Cannibal dice: Quando arriverà l'ultima sfida tra me e Ford?
Non ne ho idea. Nell'attesa, potete godervi intanto l'ultima sfida recitativa di Jake Gyllenhaal, qui alle prese con una pellicola pugilistica. Il genere non mi attira granché, visto che pare roba più adatta a uno pene... pardon, pane e salame come Ford, però la presenza di Gyllenhaal più quella della mia amata Rachel McAdams, più una colonna sonora curata da Eminem fa schizzare questo film tra quelli che attendo maggiormente nella nuova stagione cinematografica.
Ford dice: uscita fordiana della settimana a mani basse. Gyllenhaal è uno dei pochi attori in grado di mettere d'accordo perfino il sottoscritto ed il suo sparring partner Peppa Kid, l'ambito è quello della boxe, il tema quello del riscatto. Si direbbe che sia stato distribuito solo ed esclusivamente per farmi contento. E spero, ovviamente, scontenti alla grande il Cannibale.
Città di carta
(dal 3 settembre)
"Non ti pare di essere troppo cuccioloso, Cannibal!?"
Cannibal dice: Un film adolescenziale tratto da un romanzo di John Green, l'autore di Colpa delle stelle, con protagonista la promettentissima ex modella Cara Delevingne?
Goduria totale e doppia. Oltre al fatto che io personalmente non vedo l'ora di vederlo, gioisco al solo pensiero che Ford possa guardarlo e patire dal primo fino all'ultimo istante le pene dell'inferno cannibalesco!
Ford dice: un film adolescenziale tratto da un romanzo di John Green, l'autore di Colpa delle stelle? Dovessi aver bisogno di un lassativo, ho il rimedio già pronto.
Sinister 2
(dal 3 settembre)
"Cannibal, basta dire cazzate."
Cannibal dice: Il primo Sinister era un horrorino ridicolo, banale e dal finale penoso, che aveva fatto paura giusto alle peggio mammolette come Ford. Questo sequel comunque racconterà un'altra storia con altri personaggi e altri attori e quindi sono fiducioso del fatto che difficilmente potrà fare peggio del precedente. Anche se, con gli orrori che ci sono in giro oggi e che puntualmente vengono esaltati dal mio blogger rivale, mai dire mai.
Ford dice: il primo Sinister, con tutte le sue imperfezioni, è stato uno degli esperimenti più interessanti dell'horror recente, eppure sinceramente dubito che questo sequel possa aggiungere davvero qualcosa ad una visione che parte male già in partenza.
Certo, rispetto alle proposte inutili del mio antagonista, tutto grasso che cola, ma a conti fatti, assolutamente evitabile.
Un'occasione da Dio
(dal 3 settembre)
"Cucciolo eroico, tu sì che mi capisci fino in fondo!"
Cannibal dice: Il titolo italiano rimanda a Una settimana da Dio e al suo spin-off Un'impresa da Dio, pellicole agghiaccianti che se Dio esistesse non avrebbe mai fatto esistere. Nonostante questo, Un'occasione da Dio è una pellicola britannica con Simon Pegg e Kate Beckinsale che con i quasi omonimi “colleghi” americani ha in comune giusto lo spunto di partenza e il titolo. Almeno spero.
Ford dice: io con Dio ho sempre meno a che fare ad ogni anno che passa.
Così come rispetto ai titolisti italiani e ad un film che, malgrado Simon Pegg, non lascia presagire nulla, ma proprio nulla, di buono.
The Visit - Un incontro ravvicinato
(dal 3 settembre)
"E così questa è la cameretta di Peppa Kid. Inquietante!"
Cannibal dice: Da non confondere con The Visit, l'imminente nuovo film diretto da M. Night Shyamalan. A questo punto ci si potrebbe chiedere perché i film si copiano i titoli l'uno con l'altro, ma rischierebbe di essere una domanda senza risposta, un po' come quella: “Perché a Ford i bei film non piacciono?”.
Questo documentario è inoltre firmato da Michael Madsen, ma non si tratta di “quel” Michael Madsen, quello di Le iene e Kill Bill, bensì di un omonimo danese.
Voglia di vedere questo film, saltami addosso!
Ford dice: documentario danese a metà tra l'inquietante ed il nerd legato a doppio filo agli alieni.
A meno che questi ultimi non si siano decisi a rapire Cannibal per sperimentare torture atroci su di lui, direi che non è la visione giusta per me.
Bolgia totale
(dal 3 settembre)
"Questa moto l'ha guidata Ford!? Allora è pronta per lo sfasciacarrozze!"
Cannibal dice: Pellicola italiana che vorrebbe essere un omaggio ai poliziotteschi degli anni '70 e che rischia di essere come un film a caso consigliato da Ford: una schifezza totale.
Ford dice: senza ombra di dubbio, questo film si prospetta come un qualsiasi film osannato come un Capolavoro da Cannibal: un abominio totale.
Storie sospese
(dal 3 settembre)
"Chiedo ufficialmente scusa per aver preso parte a questo progetto."
Cannibal dice: Altro film italiano, altra visione sospesa. A tempo indeterminato.
Ford dice: il Cinema italiano, purtroppo, andrebbe sospeso. Almeno al novanta per cento. Cannibal Kid, invece, tranquillamente al cento.
La trama (con parole mie): la squadra di Ethan Hunt di specialisti in "missioni impossibili" affronta quella che potrebbe essere la sua sfida più difficile, gettandosi a capofitto nel faccia a faccia con il misterioso Sindacato, un'organizzazione criminale infiltrata a più livelli nello spionaggio internazionale che pare essere l'unica con i mezzi, le risorse e le capacità per mettere in ginocchio Hunt e soci.
Messi alle strette da un'inchiesta interna della CIA guidata dal determinato Hunley e costretti a viaggiare in segreto in tutto il mondo per contrastare i piani del leader del Sindacato Solomon Lane, i membri del team saranno costretti a portare ben oltre il limite i loro talenti, nel tentativo di scoprire i veri piani del Sindacato, le sue origini ed il ruolo della misteriosa Ilsa Faust, pronta a legarsi a doppio filo ad Ethan Hunt.
Per quanto il sottoscritto sia e resti, di fatto, un inguaribile tamarro legato profondamente alle proposte action sguaiate e sopra le righe figlie degli anni ottanta, ho sempre nutrito una particolare stima per i blockbuster intelligenti, capaci di porgere al pubblico cocktails dall'equilibrio ottimo di sequenze altamente spettacolari e trame quantomeno più elaborate e meno banali o improbabili del classico film tutto botte ed esplosioni.
Due degli esempi migliori in questo senso usciti in sala negli ultimi anni sono stati gli 007 con protagonista Daniel Craig - su tutti l'ottimo Casinò Royale - ed il franchise di Mission Impossibile, che fatta eccezione per la parziale delusione del terzo capitolo ha sempre mantenuto standard molto alti sia in termini di spettacolarità che di valore effettivo e "critico".
Quest'ultimo Rogue Nation non è da meno alla "tradizione", e si presenta, di fatto, come una sorta di versione più dark del precedente Protocollo Fantasma, sempre poggiandosi sulle spalle di un Tom Cruise come al solito scatenato ed impegnato oltremisura anche fisicamente - che continua a girare tutte le sequenze senza controfigura, allenandosi alla disperazione per poter garantire la migliore resa possibile -, che pare più che mai determinato a combattere il Tempo che, inevitabilmente, comincia a trascorrere anche per lui, affiancato da una squadra di comprimari vincente - Jeremy Renner, Simon Pegg e Ving Rhames -, un'ottima Mission Impossibile lady - Rebecca Ferguson, cui viene consegnato un charachter affascinante come pochi - ed un bad guy tosto ed inquietante quanto basta - il Solomon Lane di Sean Harris -.
Ad una trama, dunque, come di consueto abbastanza classica ed in linea con il genere scritta dallo stesso regista - il fedelissimo di Cruise Christopher McQuarrie, che lo diresse anche in Jack Reacher - e passaggi incentrati sui dialoghi in modo da poter dare un background efficace a personaggi e script stessi, è associata una serie davvero notevole di momenti action memorabili, dal recupero dell'ordigno in apertura con tanto di volo dell'agente Hunt aggrappato al portellone del cargo fino alla splendida scena subacquea volta a rendere possibile il recupero di dati del Benji di Simon Pegg - spassoso come di consueto -, passando attraverso un vertiginoso inseguimento in auto e moto ed una chiusura decisamente più fisica ed action, con tanto di epilogo smargiasso e guascone che rimbalza tra quel "Solomon Lane, ti presento l'IMF" ed il "Benvenuto nell'IMF, signore" che già alimenta l'hype per un eventuale sesto episodio della saga.
A conti fatti, dunque, il brand di Mission Impossible si conferma come il più equilibrato ed in grado di parlare a diverse latitudini di gusti cinematografici del pubblico al momento sul mercato, godendosi la botte piena e la moglie ubriaca neanche Fast and furious avesse incontrato James Bond, permettendo di fatto agli appassionati di action di avere la loro insana dose di adrenalina grazie ad un protagonista carismatico, sopra le righe e tosto ed ai meno avvezzi a pirotecniche esibizioni di acrobazie improbabili e muscoli tesi una storia credibile e coinvolgente.
Una cosa non da poco, direi, specie dopo cinque film che continuano a confermare il valore del prodotto e della squadra che lo porta in scena.
MrFord
"Enough, enough bowing down to disillusion! Hats off and applause to Rogues and Evolution! The ripple effect is too good not to mention if you're not affected then you're not paying attention! It's too good, too good, not to have an effect! Enough,Enough,Enough,Enough,Enough! Enough, enough bowing down to disillusion! Hats off and applause to Rogues and Revolution!" Incubus - "Rogues" -
La trama (con parole mie): Gary King detto il Re ed i suoi inseparabili amici Oliver, Andy, Steven e Peter, all'inizio dell'estate del novanta festeggiarono la fine dei loro anni di liceo con un tentativo leggendario, percorrere il famigerato miglio dorato attraversando i dodici pub del loro paese d'origine puntando al tripudio dell'ultimo locale, il The world's end.
La missione fallisce, e dopo diverse vicissitudini, i nostri si fermano a tre pinte dalla sua realizzazione. Vent'anni dopo, Gary, rimasto imprigionato con la mente ai tempi in cui poteva essere considerato un figo ribelle, decide di riunire il quintetto e ripetere l'impresa con il serissimo intento di portarla questa volta a termine.
Convinti gli ormai ex amici, tutti inseriti ed "adulti", Gary si troverà a fronteggiare una minaccia ben peggiore del Tempo che passa per le strade del suo tanto inseguito miglio dorato.
Il Tempo è davvero una brutta bestia. Non perdona nessuno, anche quando tutti sappiamo bene che è decisamente merito suo se il bagaglio delle nostre esperienze si accresce e ci rende quello che siamo.
In un certo senso, si può pensare che le lancette che scorrono siano, di fatto, una sorta di personificazione metafisica della sbronza: quando ci siamo dentro, passiamo da una prima fase di smarrimento ad una grazie alla quale ci sentiamo invincibili, prima di passare all'inevitabile parabola discenente che ci porta al sonno profondo e all'hangover del giorno dopo, quello che ci fa sempre chiedere come cazzo dev'essere stato possibile essere arrivati fino a quel punto, e che forse sarebbe stato più saggio fermarsi giusto un passo prima - o due o tre drink -.
Edgar Wright, che di talento ne ha parecchio, e Simon Pegg, che con l'inseparabile compagno nonchè regista si è reso responsabile - con l'amico Nick Frost - della splendida Trilogia del Cornetto, lo sanno bene: dai tempi del meraviglioso - ed ineguagliabile - Shaun of the dead sono passati quasi dieci anni, e da piccoli emergenti del panorama anglosassone i "tre moschettieri" sono diventati solide realtà del Cinema mondiale, passando per Scott Pilgrim, i due Star Trek, Paul e Attack the block.
Senza contare la memorabile apparizione in La terra dei morti viventi firmata dal Maestro Romero.
Ed è proprio il Tempo, a rendere grande ed allo stesso tempo a porre dei limiti a La fine del mondo, capitolo conclusivo della suddetta cornettiana trilogia - magnifico il passaggio del noto gelato in questo capitolo, un vero colpo di genio -: perchè mentre le avventure di Shaun potevano contare sul dirompente potere della sorpresa e quelle di Nicholas Angel del consolidarsi della tecnica e della voglia di divertire e divertirsi, le gesta di Gary King detto il Re e dei suoi compagni di bevute sono intrise dal primo all'ultimo minuto dell'inesorabile malinconia di qualcosa che finisce, tanto da compromettere inevitabilmente la freschezza di una visione che fin dai primi minuti sa già, purtroppo, di un addio.
Che poi sia stiloso, ricco di meravigliose citazioni - da Il villaggio dei dannati a Ultimatum alla Terra, per non parlare della chiusura, semplicemente perfetta -, girato e coreografato alla grande, non ci sono dubbi: ma La fine del mondo è un film inesorabilmente legato a doppio filo ad una sensazione simile a quella della fine delle vacanze, al momento di lucidità che permette di rendersi conto che il meglio sia ormai alle spalle, e che la notte più grande della nostra vita sia unica, e purtroppo irripetibile.
In questo senso, il rapporto tra Gary King ed i suoi ex inseparabili amici - tutti volti più che noti al pubblico non solo del Cinema made in UK, da Paddy Considine a Martin Freeman - pone gli accenti della pellicola, nonostante le numerosissime gag e battute, su quei toni di grigio tipici dell'autunno - e non mi pare un caso il fatto che il loro nuovo tentativo di percorrere il miglio dorato avvenga in ottobre, rispetto al giugno di vent'anni prima - che metteranno di fronte quelli di noi ai tempi dell'adolescenza vincenti e rimasti ancorati ai successi di allora così come gli allora sfigati cresciuti come uomini di successo eppure prigionieri delle convenzioni all'amara verità del Tempo, ovvero che non esistono una vittoria o una sconfitta senza che un prezzo debba essere pagato per esse.
Ma il bello è anche questo: il bello è la memoria selettiva, il fatto di poter essere ubriachi, e sboccati, ed assolutamente lontani dalla perfezione.
Il bello sta nell'essere umani.
Nell'avere le palle per essere umani.
Bene o male che sia.
Guasti come un bagno per disabili o pronti a sporcarsi le mani per recuperare un pegno.
La fine del mondo è così.
Neanche lontanamente perfetto.
Eppure, a suo modo, grande.
E quel finale.
Cazzo, che finale.
Chi sono io?
Io sono il Re.
Nessun anello doma il Cornetto.
E meno male.
MrFord
"Tempo, tempo comunque vadano le cose lui passa
e se ne frega se qualcuno
è in ritardo puoi chiamarlo bastardo
ma tanto è già andato e fino
adesso niente lo ha mai fermato
La trama (con parole mie): settimane e settimane di logoranti weekend poveri di grossi colpi - anche se attendo ancora trepidante Rush - e di compagnia del mio "socio" Cannibal Kid avevano portato il sottoscritto a dubitare seriamente che l'autunno sarebbe stata una stagione davvero interessante. Fortunatamente, a questo giro di giostra qualcosina in più pare essersi mosso, nonostante continui inesorabile la verticale caduta del livello del Cinema italiano, ormai simile a quella della qualità della blogosfera da quando ad infestarla è giunto Pensieri Cannibali.
"Cannibal, hai finito di criticare i film action!"
Bling Ring di Sofia Coppola
Il consiglio di Cannibal: tutti sul (bling) ring della Coppola, non sul ring del wrestler Ford
A questo film dedicherò un post molto abbondante, quindi per il momento non dico niente.
Nell’attesa della recensione cannibale, andate a vedervi il film che poi ne riparliamo.
L’opinione di Ford?
Francamente me ne infischio.
Il consiglio di Ford: dovrò sfoderare le bottigliate più toste mai viste su un ring? O gli occhi faranno "bling bling"?
Il film della Coppola è una delle scommesse più incerte della stagione: conoscendo la storia della regista, potrebbe rivelarsi una sòla da competizione o una sorpresa clamorosa.
The bling ring mi avrà sorpreso allo stesso modo? Restate sintonizzati e presto lo saprete!
Marco Goi in giro per Casale con le sue compagne di shopping.
La fine del mondo di Edgar Wright
Il consiglio di Cannibal: il mondo finirà solo dopo un sanguinoso scontro tra Ford e Cannibal
Terzo capitolo della cosiddetta trilogia del cornetto firmata da Edgar Wright e interpretata da Simon Pegg e Nick Frost, dopo L’alba dei morti dementi e Hot Fuzz. Per quanto mi ispiri simpatia, per quanto si rivelerà certamente divertente, in giro non mi sembra di aver sentito un grosso entusiasmo nei confronti di questo apocalittico terzo episodio, anche da parte dei fans hardcore del trio britannico. Allora è proprio il caso di dire, con una di quelle frasi fatte che tanto piacciono alle persone anziane e quindi anche a Ford: mi sa che questo film non sarà la fine del mondo. Comunque una visione ci sta tutta!
Il consiglio di Ford: la fine di Cannibal, ovvero la prossima Blog War.
La premiata ditta Wright/Pegg/Frost gode da tempo dello status di leggenda del Saloon grazie a quelle due meraviglie di Shaun of the dead e Hot fuzz, vere e proprie pietre miliari del genere che ad ogni visione riescono a farmi rotolare a terra dalle risate come la prima volta.
Inutile dire che il terzo ed ultimo capitolo della trilogia del cornetto è atteso da queste parti come pochi altri titoli in questo periodo, e la speranza è che mantenga gli standard - altissimi - dei primi due: se così fosse, potrei perfino dimenticare tutte le castronerie che escono dalla penna del Cannibale ogni settimana.
Ford impegnato a scortare un gruppetto di sfigati - tra i quali spicca Peppa Kid - durante un tour dei pub.
Redemption – Identità nascoste di Steven Knight
Il consiglio di Cannibal: per Ford non ci può essere nessuna redemption
Questa potrebbe non essere la classica porcheria action cui Jason Statham, dopo i fasti degli spettacolari Crank, ci ha ormai abituati negli ultimi anni. A firmare la regia c’è infatti Steven Knight, che quest’anno ha girato anche Locke con Tom Hardy, uno dei film più apprezzati all’ultimo Festival di Venezia, dov’è stato presentato, se non sbaglio come di solito fa Ford, fuori concorso.
Questo Redemption promette di essere di un action più intimista dei soliti, vagamente in stile Refn e potrebbe essere una discreta sorpresa. Anche se il fatto che possa piacere pure a Ford rientra tra i suoi punti deboli.
Il consiglio di Ford: una redemption è impossibile, per un caso disperato come Peppa Kid.
Personalmente, ho trovato questo film una vera - e piacevole - sorpresa.
Il nostro Jason Statham - in assoluto l'unico, vero, action hero di questi anni - presta legnate, fisicità e carisma ad una tamarrata più riflessiva del solito, ottimamente realizzata e clamorosamente sopra le righe almeno in un paio di occasioni, che hanno reso l'attore inglese ancora più expendable agli occhi del sottoscritto.
Non sarà il film dell'anno, ma nel suo genere rappresenta senza dubbio una delle cose migliori viste di recente.
Recensione fordiana a brevissimo.
Ebbene sì, Statham in questo film riesce perfino a chiavarsi una suora.
Sotto assedio – White House Down di Roland Emmerich
Il consiglio di Cannibal: White Ford Down
Per un action thriller che potrebbe sorprendere in positivo come Redemption, eccone un altro che potrebbe rivelarsi o una porcata di medio livello, o una porcata epocale. Spero più la seconda, visto che di porcheruole solo medie ultimamente in giro ce ne sono già troppe, come il recente R.I.P.D.. Qui ci troviamo di fronte a un potenziale nuovo Attacco al potere – Olympus Has Fallen, con in più la regia di squalità di Roland Emmerich, esperto di schifezze fracassone numero 2, subito dietro all’idolo fordiano Michele Baia. Non è nemmeno malvagio il cast, capitanato dal più espressivo degli attori inespressivi ovvero Channing Tatum, ma la puzza di americanata sovrasta persino l’odore di Ford dopo che è stato sommerso dai pannolini sporchi del Fordino.
Il consiglio di Ford: Cannibal Kid down.
Lo spettro dell'agghiacciante Attacco al potere - Olympus has fallen aleggia pesantemente su questo lavoro del catastrofico - in tutti i sensi - Emmerich, che promette di essere una delle cose più americane - nel senso brutto del termine - della stagione.
L'unica speranza è che il tutto sia stato preso con una discreta dose di ironia, e che dunque si finisca per vedere l'ennesimo giocattolone a stelle e strisce parzialmente innocuo.
Staremo a vedere.
Nel frattempo, non considero tanto innocuo il fatto di temere questo titolo almeno quanto lo starà temendo Radical Kid.
"Forse era meglio non dire a Ford che leggo Pensieri cannibali!"
Universitari – Molto più che amici di Federico Moccia
Il consiglio di Cannibal: Io e Moccia – Molto più che nemici
Negli ultimi tempi Ford si sta rammollendo e addolcendo sempre di più, e così io sono alla costante ricerca di altri nemici da combattere. E sconfiggere. Con Vasco ormai messo peggio persino di Ford, con Michael Bay che si mette in testa di fare il Cinema d’Autore, con Berlusconi che ormai è più noioso di un film di Wong Kar-wai, è ora di rispolverare il mio antico odio antimocciano. Federico Moccia, er pejo der pejo. A suo modo comunque una garanzia: quando vorrò massacrare un film, mi piazzerò su Universitari – Molto più che amici, e così io e Moccia torneremo ad essere più nemici di me e Ford.
Il consiglio di Ford: Io e Cannibal - Amici per Moccia
Moccia, uno dei peggiori insulti al Cinema mai esistito, è uno dei pochi registi in grado di spingere il sottoscritto e Peppa Kid dallo stesso lato della barricata per combattere le oscenità che porta in sala.
Questo Universitari, ovviamente, non sarà da meno: io ed il mio antagonista usuale, dunque, potremmo per l'occasione organizzare una bella Blog War anti-Moccia.
"Sto pensando ad un film con protagonisti Ford e Cannibal: accetteranno la mia proposta?"
Sarebbe stato facile di Graziano Salvadori
Il consiglio di Cannibal: sarebbe stato facile prendersela con il cinema italiano, anzi lo è davvero
Basta guardare il trailer. Ma ‘sta roba può essere considerato un film?
Sembra un video amatoriale, di quelli brutti, caricato da un ragazzino che usa per la prima volta la macchina da presa e poi, tutto eccitato, pensando di aver realizzato un capolavoro, lo carica su YouTube. Amici e parenti possono guardarlo e fargli pure i complimenti, l’intero pubblico nazionale però se lo può anche risparmiare. Se a demolire Moccia o qualche opinione dell’altro mondo di Ford ci provo gusto, con una roba del genere sarebbe troppo facile e non mi darebbe nemmeno una particolare soddisfazione. Quindi, caro “regista” Salvadori, mi sa che per ora sei salvo.
Il consiglio di Ford: vedere questo film è un'impresa tutt'altro che facile.
Fortunatamente questa settimana le uscite estere danno un po’ di respiro a noi poveri italioti, perchè dopo Moccia arriva una cosa che arrivare a definire film riesce davvero difficile.
E scrivere un parere in merito quasi impossibile.
Passo oltre, e faccio finta di non essere mai venuto a conoscenza dell'uscita di questo "titolo".
"Sto leggendo l'ultimo post di Ford: non parla affatto bene del nostro film."
Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie
Il consiglio di Cannibal: Ford, lo sconosciuto di Lodi
Un thriller francese a tematica gay? Azz, sembra una cosa piuttosto originale.
Un film originale che esce nelle nostre sale?
C’è quasi da aver il sospetto che ci sia qualcosa sotto, come quando Ford tira fuori una opinione più o meno condivisibile. Le possibilità di avere una visione se non altro curiosa e diversa dalle solite in ogni caso ci sono, poi se il film sarà effettivamente “un capolavoro” come definito da Libéracion (non ho mica detto WhiteRussian) è tutta un’altra storia…
Il consiglio di Ford: Marco Goi, lo sconosciuto di Casale.
Come spesso accade quando si tratta di Cinema francese, ci troviamo di fronte ad un titolo potenzialmente interessante in grado di farci rimpiangere di essere nati da questa parte delle Alpi.
Non sarà in cima alla mia lista di visioni per questa settimana, ma senza dubbio il Saloon aprirà le sue porte al lavoro di Guiraudie appena possibile.
Aprirebbe le porte per una bevuta anche a Peppa Kid, ma quello se ne sta sempre rinchiuso in cameretta con il suo migliore amico, il Coniglione Donnie.
Ford e Cannibal in una pausa romantica dell'ultima Blog War.
Vado a scuola di Pascal Plisson
Il consiglio di Cannibal: oggi non vado a scuola, oggi chiodo!
Dal titolo, sembra un film horror.
Invece no, è un documentario francese che racconta le drammatiche storie di un gruppo di bambini di varie parti del mondo, tra cui il povero Fordino da Lodi, costretto a crescere con i miti di Hulk Hogan, Schwarzy e Europe manco fossimo ancora negli anni Ottanta. Preparate i fazzoletti, vi aspetta una visione davvero commovente.
Il consiglio di Ford: tornare a scuola? Volentieri, ma solo potendo sfogare un po’ di bullismo su Cannibal!
La classe, firmato da Cantet qualche anno fa, era stato una sorpresa magnifica, ed onestamente porto ancora i segni di quella visione: considerata la qualità cui i nostri cugini transalpini ci hanno riservato negli ultimi anni, potrei quasi pensare di aggiungere questo nome alla lista, quasi sicuro di non rimanere deluso.
Staremo a vedere.
Intanto mi consolo con il fatto che a deludermi sempre resteranno le opinioni del mio sgradito compare Kid.
"Come si chiamano i nuovi professori?" "Ford e Cannibal." "Qualcosa mi dice che siamo rovinati!"
La trama (con parole mie): il Capitano Kirk, come sempre allergico alle regole ed ai protocolli, è messo nei guai dal suo primo ufficiale, Spock, quando per salvare la vita dello stesso vìola una delle direttive di non interferenza della Flotta Stellare, finendo per essere degradato e privato del comando della sua nave.
Quando, però, un ribelle ed ex agente della Flotta stessa attacca gli alti ufficiali uccidendo, tra gli altri, Pike, mentore dello stesso Kirk, il giovane capitano viene reintegrato in modo da dare la caccia al criminale ed ucciderlo: dietro le direttive della missione, però, si nascondono scheletri nell'armadio della Flotta e del suo comandante, Marcus, la cui figlia finisce per imbarcarsi sull'Enterprise per mettere a nudo i piani del padre.
Kirk ed i suoi uomini si troveranno dunque presi tra due - e più - fuochi, e dovranno mettere le loro vite in gioco per salvare la Terra da una guerra e da chi - da una parte e dall'altra della barricata - le vuole decisamente male.
E' curioso, il ricordo di Star Trek che conservo: benchè mio nonno, infatti, fosse uno strenuo sostenitore dei film western e di guerra, una delle serie che seguiva - con me accanto - con più passione era proprio l'originale dedicata all'equipaggio dell'Enterprise, storica nave spaziale che con la sua curiosa forma finì per diventare uno dei miti della mia infanzia insieme ai suoi occupanti, dall'apparentemente freddo Spock al mitico Kirk, già allora idolo del sottoscritto, senza dimenticare Chekov, Scotty, Sulu, Uhura ed l'indimenticato McCoy - ribattezzato Bones in questa nuova versione -.
Allo stesso modo, non sono mai diventato un trekker, e ricordo di aver avuto una sorta di fidanzata, ai tempi dell'ultimo anno delle superiori, che invece per le occasioni speciali finiva per indossare tanto di tuta della Next Generation, che a ripensarci avrei dovuto prendere molto più per il culo.
E dalla fine del liceo, il nulla.
Quattro anni fa, quando J. J. Abrams, genio del piccolo schermo consolidatosi e cresciuto grazie a serie di culto come Alias e Lost, mise le mani su questo titolo per farne una sorta di prequel/reboot, la mia curiosità per Kirk e soci tornò ad aumentare, e le attese non furono affatto tradite: il risultato, infatti, fu un ottimo film di fantascienza nel senso più classico del termine, in grado di mescolare gli elementi d'avventura e d'azione - senza contare l'ironia - della prima trilogia di Star Wars e gli effetti e la regia dinamica che il nuovo millennio impone.
Con questo secondo capitolo, ovviamente, speravo quantomeno in una riconferma del regista che, nel frattempo, era riuscito a rievocare gli anni ottanta grazie all'ottimo Super 8, in qualche modo rendendo anche più alte le aspettative della vigilia: e che posso dire!?
Quel gran figlio di buona donna di Abrams ha centrato il bersaglio un'altra volta, se possibile migliorando il suo standard e consegnando al pubblico non solo uno dei migliori film di fantascienza degli ultimi anni - attenzione, questo Into darkness si mangia roba come Prometheus a colazione e molti degli anni settanta a pranzo, rivaleggiando, tra l'aperitivo e la cena, con il meglio dei già citati eighties -, ma andando oltre effettoni e messa in scena preoccupandosi di rendere tridimensionali i suoi personaggi e, di fatto, trasformando un omaggio in qualcosa in grado di rendere ancora più grande l'eredità di una serie - televisiva e di lungometraggi - cult per ben più di una generazione di spettatori.
Esempio perfetto dell'altissimo livello di questa produzione è l'utilizzo di un personaggio già noto ai fan della saga di Star Trek come Khan, protagonista del secondo film dedicato agli uomini e alle donne dell'Enterprise risalente all'ottantadue nonchè uno dei migliori mai prodotti della serie - insieme al supercult Rotta verso la Terra -: l'interpretazione di Benedict Cumberbatch, protagonista di Sherlock, e l'approfondita scrittura del personaggio, rendono l'incastro con quello che sarà il "futuro" di Kirk e i suoi ancora più interessante, senza contare che, nel corso dell'intera vicenda, l'amicizia ed i botta e risposta che coinvolgono il Capitano ed il suo primo ufficale impreziosiscono la pellicola con divertentissimi scambi sulla scia delle migliori proposte della settima arte in materia di amicizia virile - ultimamente, e pare quasi uno scherzo del destino, soltanto gli Holmes e Watson di Guy Ritchie sono riusciti a divertire con il loro bromanticismo in questo modo - ed i differenti caratteri degli ufficiali dell'Enterprise riescono a rendere alla grandissima l'idea dell'equipaggio inteso come Famiglia che passa anche e soprattutto attraverso la caratterizzazione e l'approfondimento della loro vera nemesi, un nemico ben più inquietante e pericoloso di politicanti guerrafondai come Marcus - una critica rispetto alle passate amministrazioni USA? -.
Come se tutto questo non bastasse, due cose alzano ulteriormente l'asticella della qualità rispetto al lavoro di Abrams: la capacità di mantenere altissima la tensione - sfido a trovare uno solo tra il pubblico a non sapere che il buon James Tiberius Kirk sopravviverà a queste imprese - nonostante si tratti, a conti fatti, di prequel, e quella di riuscire ad interpretare al meglio la sensazione che ai tempi di E. T. - ma questo si poteva evincere con il già citato Super 8 - rendeva ogni esperienza in sala e legata ad un genere come la fantascienza un viaggio verso l'ignoto in grado di farci spalancare occhi e bocca neanche fossimo gli indigeni di un pianeta sperduto che finiscono per trovarsi di fronte ad un'astronave migliaia di anni più avanti nel futuro.
Meraviglia, signori miei.
Questa è la specialità di J. J. Abrams.
E del Cinema.
Non dovremmo scordarcelo mai.
E per fortuna c'è gente come lui pronta a rinfrescarci la memoria ad ogni nuova pellicola.
MrFord
"Parlami dell' esistenza di mondi lontanissimi
di civiltà sepolte di continenti alla deriva.
Parlami dell'amore che si fà in mezzo agli uomini
di viaggiatori anomali in territori mistici...di più.
Seguimmo per istinto le scie delle Comete
come Avanguardie di un altro sistema solare."