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martedì 18 novembre 2014

Interstellar

Regia: Christopher Nolan
Origine: USA, UK
Anno: 2014
Durata: 169'





La trama (con parole mie): siamo in un futuro prossimo in cui la Terra, in ginocchio a seguito di cambiamenti climatici, vive una profonda crisi legata alle risorse alimentari. Cooper, un ex pilota vedovo diventato agricoltore che vive con i figli Tom e Murph, è convinto dal professor Brand, uno studioso alla ricerca di una soluzione che possa permettere all'umanità di scoprire un'alternativa di vita su un altro pianeta, a prendere parte ad una missione potenzialmente senza un termine che porterà l'equipaggio della nave dallo stesso Cooper condotta attraverso un wormhole vicino a Saturno dall'altra parte dell'universo, sulle tracce di un gruppo di scienziati partiti anni prima alla ricerca di risorse naturali su dodici corpi celesti diversi.
Separatosi a malincuore dalla famiglia, Cooper accetta nella speranza non solo di salvare l'umanità, ma anche di poter tornare a riabbracciare i suoi figli: riuscirà, insieme al suo equipaggio - compresa la figlia dello stesso Brand - ad attraversare Spazio e Tempo riuscendo nell'impresa?






 
Fin da bambino, per quanto negli anni delle superiori non sia certo stato una cima in fisica, l'astronomia ha rappresentato una delle mie più grandi passioni: ricordo ancora - e conservo gelosamente - "Il libro dell'astronomia", tomo di notevoli dimensioni regalatomi per Natale da mia zia quando avevo sette anni all'interno del quale si parlava ancora dell'esplorazione del Sistema Solare grazie alle sonde Voyager, forse le prime ad aver compiuto servizi completi sui pianeti esterni - per intenderci, tutto quello che si può trovare oltre Marte e la fascia degli asteroidi -, quando ancora Plutone non era stato "degradato" a semplice corpo celeste e probabilmente non si aveva idea di cosa fosse un quasar.
Ad alimentare questa passione "spaziale" del sottoscritto fu senza dubbio lo spirito al centro di una discussione tra Cooper ed uno degli scienziati al suo fianco nel corso della missione di salvataggio del mondo, ovvero quello che supera il concetto di studioso e libera l'ispirazione dell'esploratore: fondamentalmente, la scoperta dello spazio profondo e dei suoi silenzi infiniti non è altro che una versione clamorosamente più grande di quello che rappresentò la conquista degli oceani, e l'epoca dei grandi viaggi e dei loro protagonisti, da Magellano a Colombo. 
Seguendo questa linea di pensiero, il lavoro di Christopher Nolan con Interstellar è uno dei più emozionanti, sentiti e visivamente impressionanti che la sci-fi ricordi negli ultimi decenni, un viaggio prima di tutto emozionale e sentimentale che, di fatto, paragona le montagne russe del cuore all'idea di qualcosa di così grande da non poter essere neppure immaginato, l'Universo: un luogo all'interno del quale esistono fenomeni in grado di piegare addirittura il Tempo giungendo ben oltre quella che è la nostra comprensione attuale, e che a volte regalano brividi unici - i già citati quasar, ammassi di stelle pulsanti ai confini del cosmo, riescono a produrre una luce così intensa da essere visibili anche ai nostri telescopi, posti a miliardi di anni luce da loro, permettendo alle singole particelle di viaggiare e giungere a noi dopo un intervallo di tempo che ha avuto inizio quando ancora il Sistema Solare doveva ancora in qualche modo essere immaginato - che neppure la più sfrenata immaginazione visiva e cinematografica potrà mai rendere.
Ma Interstellar non è soltanto questo: è anche un comparto tecnico spaventoso, momenti di impatto enorme - dalle onde gigantesche al Gargantua, passando per Saturno -, mai come prima l'espressione della volontà di quello che, ad oggi, è forse l'erede principale insieme a J. J. Abrams dello Spielberg dei bei tempi, di trovare un punto d'incontro tra autorialità e Cinema popolare, nella speranza di concedere qualcosa ad entrambi e di conseguenza a se stesso.
Ed è un'opera a tratti troppo prolissa e derivativa - inevitabili i riferimenti a Contact, Signs, Inception, Europa Report, Solaris, Stargate e soprattutto l'inarrivabile 2001 -, in grado di regalare momenti di grande impatto emotivo e subito dopo incappare in scivoloni al limite del buonismo hollywoodiano più sfrenato - il confronto finale tra Murph e suo padre -, non sempre limpida a livello di script - ma, con un argomento di questo calibro a livello scientifico, è da mettere in conto - e solo parzialmente convincente a livello di casting - sprecati la Chastain e Affleck, compitino da sei politico per Caine e Lightow, fuori ruolo Damon ed il solo, ormai onnipresente McConaughey a tenere sulle spalle la baracca -.
Come prendere, dunque, Interstellar, attesissimo e celebratissimo ritorno di Christopher Nolan sul grande schermo?
Non come il Capolavoro che, personalmente, ancora attendo dal cineasta inglese, ma neppure come qualcosa di fallimentare o sbagliato.
Ci troviamo di fronte ad un grande prodotto realizzato da un professionista unico e di talento che, da buon illusionista, questa volta non è semplicemente stato in grado di lasciare a bocca aperta con un "prestigio" mozzafiato, quanto, più che altro, con un inganno costruito alla grande.
Eppure, lo spirito che anima questa pellicola ha qualcosa di grande, capace di lasciare non tanto a bocca aperta, quanto a cuore spalancato: è il sapore delle epopee e dei viaggi, lo spirito degli esploratori e dei naviganti, quel "non andarsene docili", "l'amore che muove il sole e le altre stelle", e che soprattutto muove noi, piccoli ed insignificanti esseri al cospetto di un Universo che sarà sempre così enorme anche solo da immaginare da risultare irresistibile e magico.
Perchè il brivido della conquista cresce esponenzialmente tanto più la conquista stessa appare fuori dalla nostra portata.
E l'Universo è ancora fuori dalla portata di Christopher Nolan.
Ma vi assicuro che vederlo tentare è stato come riprendere tra le mani il mio libro dell'astronomia e tornare ai tempi in cui, a sei o sette anni, sognavo un giorno di viaggiare tra quei mondi lontanissimi.
Il Tempo che si piega.
Ci riporta ad essere bambini per tornare al futuro.
E in quasi tre ore di spettacolo sentire il miracolo ed assaggiare la caduta.
La relatività del Tempo - sempre lui - e l'assolutezza della Gravità.
E non c'è Gravità con attrazione più forte dell'amore.
 
 
 
MrFord
 
 
 
"Parlami dell' esistenza di mondi lontanissimi
di civiltà sepolte di continenti alla deriva.
Parlami dell'amore che si fà in mezzo agli uomini
di viaggiatori anomali in territori mistici...di più.
Seguimmo per istinto le scie delle Comete
come Avanguardie di un altro sistema solare."
Franco Battiato - "No time no space" -
 
 
 
 

domenica 24 febbraio 2013

Road to the Oscars: the Saloon way


La trama( con parole mie): nonostante i più radical chic e gli intenditori continuino ad affermare il contrario, l'appuntamento della notte degli Oscar è e resta l'avvenimento più atteso, discusso, celebrato e seguito dell'intero panorama della settima arte.
Proprio per questo, alla vigilia della cerimonia, anche il Saloon si ferma per indicare quelli che saranno i probabili vincitori senza risparmiarsi, in parallelo, di dichiarare quali saranno i preferiti del vecchio Ford, pronto come di consueto a raccogliere con i suoi beniamini soltanto le briciole dal sempre mitico tappeto rosso dove passeggerà tutto lo stardom hollywoodiano - e non solo -.


Miglior film

Nominations:

Il lato positivo
Zero Dark Thirty 

La statuetta dell'Academy: Argo, perchè voglio sperare che non vengano premiate marchette come Les Misérables o polpettoni come Lincoln.

Il white russian di Ford: Re della terra selvaggia, perchè è potenza, passione e bellezza. Ed una poesia su pellicola.

"Alan, il White russian take away di Ford è troppo forte, mi sta facendo andare fuori!"
Miglior attore 
Nominations:

Bradley Cooper per Il lato positivo 

Daniel Day-Lewis per Lincoln 

Hugh Jackman per Les Misérables 

Joaquin Phoenix per The Master  

Denzel Washington per Flight

La statuetta dell'Academy: Daniel Day Lewis, anche se il suo Lincoln è accademico e stopposo. E troppo statico.


Il white russian di Ford: Joaquin Phoenix, mostruoso nell'altrettanto potente The master. Potrà non stare simpatico a molti, ma resta uno degli attori più dotati della sua generazione.


"Ford non mi ha premiato, lo so. Non voglio rilasciare dichiarazioni."

Migliore attrice

Nominations:

Jessica Chastain per Zero Dark Thirty
Jennifer Lawrence per Il lato positivo 
Emmanuelle Riva per Amour
Quvenzhané Wallis per Re della terra selvaggia 
Naomi Watts per The Impossible 



La statuetta dell'Academy: Jessica Chastain, perchè è il simbolo di una rivincita femminile come lo fu qualche anno fa Kathryn Bigelow.


Il white russian di Ford: Quvenzhané Wallis, perchè è poesia pura come la sua Hushpuppy. Ma anche Jennifer Lawrence non mi starebbe male.


"Parlo con Ford? Ma non avevi detto di avere uno smartphone!?"

Miglior attore non protagonista

Nominations:

Alan Arkin per Argo 
Robert De Niro per Il lato positivo 
Philip Seymour Hoffman per The Master 
Tommy Lee Jones per Lincoln 
Christoph Waltz per Django Unchained 



La statuetta dell'Academy: Philip Seymour Hoffman, perchè è indubbiamente fenomenale.


Il white russian di Ford: Christoph Waltz, perchè è anche più di fenomenale. Quasi divino. Anzi, unchained.


Migliore attrice non protagonista

Nominations:

Amy Adams per The Master 
Sally Field per Lincoln
Anne Hathaway per Les Misérables 
Helen Hunt per The Sessions - Gli incontri
Jacki Weaver per Il lato positivo 



La statuetta dell'Academy: Anne Hathaway, perchè la sua performance in Les Misérables è stata indubbiamente strepitosa.


Il white russian di Ford: Anne Hathaway, perchè anche se la detesto, la sua performance in Les Misérables è stata indubbiamente strepitosa.

Miglior regia

Nominations:

Michael Haneke per Amour 
Ang Lee per Vita di Pi 
David O. Russell per Il lato positivo 
Steven Spielberg per Lincoln 
Benh Zeitlin per Re della terra selvaggia 



La statuetta dell'Academy: Steven Spielberg, perchè tecnicamente fa spavento e perchè non si possono permettere di ignorarlo.


Il white russian di Ford: Benh Zeitlin, perchè l'avrei data a Tarantino - che non è contemplato - e perchè il suo film è clamoroso.

Miglior sceneggiatura originale

Nominations:

Amour: Michael Haneke
Django Unchained: Quentin Tarantino
Flight: John Gatins
Moonrise Kingdom - Una fuga d'amoreWes Anderson, Roman Coppola
Zero Dark Thirty: Mark Boal



La statuetta dell'Academy: Django Unchained, perchè Tarantino non può essere ignorato decisamente con più meriti di Spielberg.


Il white russian di Ford: Zero Dark Thirty, perchè è un film straordinario per tecnica, scrittura e struttura. E il merito va diviso equamente tra regia e script.

Miglior sceneggiatura non originale

Nominations:

Argo: Chris Terrio
Re della terra selvaggia: Lucy Alibar, Benh Zeitlin
Vita di Pi: David Magee
Lincoln: Tony Kushner
Il lato positivo: David O. Russell



La statuetta dell'Academy: Argo, perchè sarà il vero trionfatore della notte degli Oscar.


Il white russian di Ford: Il lato positivo, perchè è l'oustider indie dell'anno, è scritto con empatia e profondità e rappresenta il sentimento ed il "goonie" dei candidati al miglior film.

Miglior film d'animazione

Nominations:

Ribelle - The BraveMark Andrews, Brenda Chapman
FrankenweenieTim Burton
ParaNormanSam Fell, Chris Butler
Ralph SpaccatuttoRich Moore


La statuetta dell'Academy: Brave, perchè la Pixar è una fucina di idee e tecnica impareggiabile.


Il white russian di Ford: Frankenweenie, perchè nonostante adori la Pixar, non posso non celebrare il ritorno del vero Tim Burton.

Miglior film straniero

Nominations:

Amour (Austria)
Rebelle (Canada)
No (Chile)
En kongelig affære (Denmark)
Kon-Tiki (Norway)


La statuetta dell'Academy: Amour, perchè Haneke deve vincere, altrimenti non avrebbe raccolto tutte le nominations elencate fino ad ora.


Il white russian di Ford: qui c'è stato un ribaltamento dell'ultimo minuto. Avevo lasciato una sorta di parimerito tra Kon-Tiki e Rebelle, ottimi entrambi, ma all'ultimo secondo En kongelig affaere ha sbaragliato la concorrenza. Un film che è riuscito a ricordarmi Barry Lyndon, con uno sguardo a tutto il male del Potere. Bellissimo.

Miglior fotografia

Nominations:

Anna Karenina: Seamus McGarvey
Django Unchained: Robert Richardson
Vita di Pi: Claudio Miranda
Lincoln: Janusz Kaminski
SkyfallRoger Deakins


La statuetta dell'Academy: Lincoln, indubbiamente un lavoro senza una sola sbavatura.


Il white russian di Ford: Lincoln, che per quanto noioso sia, resta una pellicola realizzata con maestria quasi insuperabile.

Miglior montaggio

Nominations:

Argo: William Goldenberg
Vita di Pi: Tim Squyres
Lincoln: Michael Kahn
Il lato positivo: Jay Cassidy, Crispin Struthers
Zero Dark Thirty: William Goldenberg, Dylan Tichenor


La statuetta dell'Academy: Argo o Lincoln, giusto per non smentirsi troppo.


Il white russian di Ford: Zero Dark Thirty, con la sua mezzora finale da paura.

Miglior production design

Nominations:

Anna Karenina: Sarah Greenwood, Katie Spencer
Lo Hobbit - Un viaggio inaspettatoDan Hennah, Ra Vincent, Simon Bright
Les Misérables: Eve Stewart, Anna Lynch-Robinson
Vita di Pi: David Gropman, Anna Pinnock
Lincoln: Rick Carter, Jim Erickson


La statuetta dell'Academy: Les Misérables, troppo patinato per non essere da Oscar.


Il white russian di Ford: Anna Karenina, un vero gioiello per gli occhi.

Migliori costumi

Nominations:

Anna Karenina: Jacqueline Durran
Les Misérables: Paco Delgado
Lincoln: Joanna Johnston
BiancaneveEiko Ishioka
Biancaneve e il cacciatoreColleen Atwood


La statuetta dell'Academy: Les Misérables, di nuovo troppo patinato per non essere da Oscar.


Il white russian di Ford: Anna Karenina, vale lo stesso discorso fatto sopra.

Miglior trucco

Nominations:

Hitchcock: Howard Berger, Peter Montagna, Martin Samuel
Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato: Peter King, Rick Findlater, Tami Lane
Les Misérables: Lisa Westcott, Julie Dartnell


La statuetta dell'Academy: Les Misérables, devo ripetermi!?


Il white russian di Ford: Lo Hobbit. Perchè l'ho adorato e perchè Peter Jackson è sempre un grandissimo, anche se con il trucco non c'entra nulla.

Miglior colonna sonora

Nominations:

Anna Karenina: Dario Marianelli
Argo: Alexandre Desplat
Vita di Pi: Mychael Danna
Lincoln: John Williams
Skyfall: Thomas Newman


La statuetta dell'Academy: Lincoln, valgono più o meno le stesse ragioni de Les Misérables.


Il white russian di Ford: una qualsiasi delle altre, giusto per non darla vinta a Lincoln.

Miglior canzone

Nominees:

Chasing Ice: J. Ralph("Before My Time")
Les Misérables: Alain Boublil, Claude-Michel Schönberg, Herbert Kretzmer("Suddenly")
Vita di Pi: Mychael Danna, Bombay Jayshree("Pi's Lullaby")
Skyfall: Adele, Paul Epworth("Skyfall")
TedWalter Murphy, Seth MacFarlane("Everybody Needs a Best Friend")


La statuetta dell'Academy: Skyfall, forse la statuetta più scontata della nottata.


Il white russian di Ford: Skyfall, il talento di Adele è unico, ed il pezzo spacca. Inutile cercare scuse.

Miglior mixaggio sonoro

Nominations:

Argo: John T. Reitz, Gregg Rudloff, José Antonio García
Les Misérables: Andy Nelson, Mark Paterson, Simon Hayes
Vita di Pi: Ron Bartlett, Doug Hemphill, Drew Kunin
Lincoln: Andy Nelson, Gary Rydstrom, Ron Judkins
Skyfall: Scott Millan, Greg P. Russell, Stuart Wilson


La statuetta dell'Academy: Les Misérables, giusto per non fargli mancare niente.


Il white russian di Ford: Skyfall, giusto per dare contro a Les Misérables e all'Academy.

Miglior montaggio sonoro

Nominations:

Argo: Erik Aadahl, Ethan Van der Ryn
Django Unchained: Wylie Stateman
Vita di Pi: Eugene Gearty, Philip Stockton
Skyfall: Per Hallberg, Karen M. Baker
Zero Dark Thirty: Paul N.J. Ottosson


La statuetta dell'Academy: Skyfall, perchè questi sono gli unici premi cui può ambire.


Il white russian di Ford: Zero Dark Thirty, vale lo stesso discorso fatto per il montaggio video.

Migliori effetti

Nominations:

The AvengersJanek Sirrs, Jeff White, Guy Williams, Daniel Sudick
Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato: Joe Letteri, Eric Saindon, David Clayton, R. Christopher White
Vita di Pi: Bill Westenhofer, Guillaume Rocheron, Erik De Boer, Donald Elliott
PrometheusRichard Stammers, Trevor Wood, Charley Henley, Martin Hill
Biancaneve e il cacciatore: Cedric Nicolas-Troyan, Phil Brennan, Neil Corbould, Michael Dawson


La statuetta dell'Academy: Vita di Pi, strepitoso dal punto di vista visivo e penalizzato rispetto ad altre pellicole fatte apposta per l'Academy per quanto riguarda i premi maggiori.


Il white russian di Ford: Lo Hobbit, un tripudio per gli occhi come per il cuore e lo spirito d'avventura.

Miglior documentario

Nominations:

5 Broken Cameras: Emad Burnat, Guy Davidi
The Gatekeepers: Dror Moreh, Philippa Kowarsky, Estelle Fialon
How to Survive a Plague: David France, Howard Gertler
The Invisible War: Kirby Dick, Amy Ziering
Searching for Sugar Man: Malik Bendjelloul, Simon Chinn


La statuetta dell'Academy: non conosco nessuno dei titoli, dunque vado totalmente a caso, The Gatekeepers.


Il white russian di Ford: stesso discorso. 5 broken cameras.

Miglior corto documentario

Nominations:

Inocente: Sean Fine, Andrea Nix
Kings Point: Sari Gilman, Jedd Wider
Mondays at Racine: Cynthia Wade, Robin Honan
Open Heart: Kief Davidson, Cori Shepherd Stern
Redemption: Jon Alpert, Matthew O'Neill


La statuetta dell'Academy: come sopra. Redemption.


Il white russian di Ford: e di nuovo. Open heart.

Miglior corto animato

Nominations:

Adam and Dog: Minkyu Lee
Fresh Guacamole: PES
Head Over Heels: Timothy Reckart, Fodhla Cronin O'Reilly
PapermanJohn Kahrs
The Simpsons: The Longest Daycare: David Silverman


La statuetta dell'Academy: ne ho visto solo uno, ma mi basta, e penso anche all'Academy. Paperman.


Il white russian di Ford: Paperman, senza se e senza ma.

Miglior corto

Nominations:

Asad: Bryan Buckley, Mino Jarjoura
Buzkashi Boys: Sam French, Ariel Nasr
Curfew: Shawn Christensen
Dood van een Schaduw: Tom Van Avermaet, Ellen De Waele
Henry: Yan England


La statuetta dell'Academy: mi pare di diventare monotono, rispetto ai premi di cui non conosco nulla e francamente mi interessa poco. Così a occhio l'Academy andrà con Asad.


Il white russian di Ford: io vado con Buzkashi Boys. Mi piace il nome.

mercoledì 6 febbraio 2013

Les Misérables

Regia: Tom Hooper
Origine: UK
Anno: 2012
Durata: 158'




La trama (con parole mie): Jean Valjean, incarcerato all'inizio dell'ottocento dopo aver rubato del pane per la sua famiglia in povertà, dopo diciannove anni di lavori forzati torna finalmente un uomo libero. Perseguitato dalla sua condizione e dallo zelante ispettore Javert, trova rifugio in una chiesa: quando trafuga l'argenteria e viene catturato durante la fuga, però, il religioso che l'aveva ospitato confessa alle autorità di avere donato gli oggetti di valore all'uomo, scagionandolo.
Da quel momento la vita di Valjean cambia, e l'ex detenuto scompare cambiando identità e facendo tutto il possibile per aiutare i bisognosi: gli anni passano, la Francia cambia, la lotta tra poveri e ricchi continua, ma non si quieta il desiderio dell'ispettore Javert di ritrovare quel prigioniero che ancora ritiene si sia messo al di sopra della sua adorata Legge.
Nel frattempo Cosette, la figlia adottiva di Jean, una volta cresciuta si innamora di Marius, un rampollo di nobili schieratosi con il popolo nella lotta per la Libertà.





E così, anche in casa Ford si è deciso di affrontare uno dei candidati più forti della prossima corsa agli Oscar, quel Les Misérables tratto dall'omonimo - e notissimo - musical a sua volta ispirato dall'ancora più noto romanzo di uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, Victor Hugo.
So che probabilmente vi sareste aspettati di veder volare le bottigliate, considerate le premesse e considerato il regista - Tom Hooper, che un paio d'anni fa mi aveva regalato una delle sòle più clamorose delle ultime stagioni cinematografiche, il bolsissimo Il discorso del re -, eppure non ho trovato questo monumentale - in senso sia positivo che negativo - musical fiume così male come avrei pensato: la messa in scena è ricca ed ottimamente realizzata, il cast fisicamente in parte, alcuni passaggi musicali particolarmente riusciti - oltre alle notissime Stars e On my own l'apertura sul tema degli schiavi così come gli incroci con protagonisti Helena Bonham Carter e Sacha Baron Cohen ed il finale sulla melodia dedicata al popolo in rivolta sono particolarmente riusciti -, il climax emozionante, le tematiche importanti - ma qui, di nuovo, il merito va tutto al signor Hugo -.
D'altro canto, i suoi difetti più eclatanti non riescono ad essere imputabili - o almeno non troppo - alle scelte registiche: il fatto che sia completamente - e dico completamente - cantato e dunque particolarmente indigesto se visto a stomaco pieno e con un pò di stanchezza sulle spalle è dovuto alla stessa versione teatrale alla quale Hooper si è ispirato, il fatto che Russel Crowe e Hugh Jackman non siano proprio dei fenomeni come cantanti e che siano stati scelti per "fare cassetta" potrebbe essere responsabilità della produzione ed alcune parti clamorosamente "da Oscar" sono, in questi casi, un tributo quasi obbligato, soprattutto se si è un cineasta dal quale ci si aspetta, ormai, un papabile vincitore dell'ambita statuetta.
Come se non bastasse, mi sbilancio anche affermando senza troppi patemi d'animo che Les Misérables è risultato incredibilmente meno palloso di quanto non sia stato Lincoln - suo diretto rivale nella corsa a favorito dell'Academy -, e che alcune interpretazioni hanno pienamente reso giustizia ai personaggi figli della penna del mitico Victor - per quanto non mi sia mai piaciuta, Anne Hathaway è stratosferica, così come Samanta Barks nel ruolo di Eponine ed il piccolo Daniel Huttlestone in quello di Gavroche, vincitore del premio di preferito fordiano - aggiungendo pathos ad un drammone che altrimenti, complice la scellerata scelta dei recital vocali a raccordare le canzoni invece dei normali dialoghi, sarebbe stato davvero indigesto.
Certo, resta il dubbio che se la stessa materia fosse finita tra le mani di un regista in grado di osare di più - qualcuno ha detto Baz Luhrmann? - il risultato sarebbe stato sicuramente qualcosa di molto più simile ad un cult che non ad un tentativo di sdoganare un genere piuttosto classico nel più classico dei modi rispetto al grande pubblico - sfruttando, chissà, anche la spinta di un eventuale premio che anche i non appassionati di Cinema conoscono molto bene -, ma a conti fatti il lavoro di Hooper è quello di un artigiano che conosce bene il suo mestiere e sa quale materia sfruttare per catturare l'attenzione del pubblico più esigente - la ricerca di Javert ed il suo confronto con Valjean con annessa riflessione sul valore della Legge è roba grossa davvero, e la lotta e la rivoluzione sono in grado di infiammare sempre i cuori - così come di quello occasionale - la storia d'amore tra Cosette e Marius, le macchiette interpretate dai già citati Baron Cohen e Bonham Carter, il finalone spaccacuore -.
Una delusione mancata, quindi, che non rappresenterà certo il meglio che il Cinema potrà offrire al sottoscritto nel corso di questo 2013 ma che, al contrario del lavoro precedente del regista, certo non finirà nella classifica dedicata al peggio: molto più banalmente, siamo di fronte ad una proposta di quelle buone per tutti, e che proprio per questo rischia grosso l'incetta in una certa notte nel corso della quale sarà messa a confronto con titoli sicuramente più meritevoli, ma non per questo altrettanto vincenti - almeno sulla carta -. 


MrFord


"On my own
pretending he's beside me
all alone
I walk with him till morning
without him
I feel his arms around me
and when I lose my way I close my eyes
and he has found me."
Da Les Miserables - "On my own" -


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