Regia: Christopher Nolan
Origine: USA, UK
Anno: 2014
Durata: 169'
La trama (con parole mie): siamo in un futuro prossimo in cui la Terra,
in ginocchio a seguito di cambiamenti climatici, vive una profonda crisi
legata alle risorse alimentari. Cooper, un ex pilota vedovo diventato
agricoltore che vive con i figli Tom e Murph, è convinto dal professor
Brand, uno studioso alla ricerca di una soluzione che possa permettere
all'umanità di scoprire un'alternativa di vita su un altro pianeta, a
prendere parte ad una missione potenzialmente senza un termine che
porterà l'equipaggio della nave dallo stesso Cooper condotta attraverso
un wormhole vicino a Saturno dall'altra parte dell'universo, sulle
tracce di un gruppo di scienziati partiti anni prima alla ricerca di
risorse naturali su dodici corpi celesti diversi.
Separatosi a malincuore
dalla famiglia, Cooper accetta nella speranza non solo di salvare
l'umanità, ma anche di poter tornare a riabbracciare i suoi figli:
riuscirà, insieme al suo equipaggio - compresa la figlia dello stesso
Brand - ad attraversare Spazio e Tempo riuscendo nell'impresa?
Fin
da bambino, per quanto negli anni delle superiori non sia certo stato
una cima in fisica, l'astronomia ha rappresentato una delle mie più
grandi passioni: ricordo ancora - e conservo gelosamente - "Il libro
dell'astronomia", tomo di notevoli dimensioni regalatomi per Natale da
mia zia quando avevo sette anni all'interno del quale si parlava ancora
dell'esplorazione del Sistema Solare grazie alle sonde Voyager, forse le prime
ad aver compiuto servizi completi sui pianeti esterni - per
intenderci, tutto quello che si può trovare oltre Marte e la fascia
degli asteroidi -, quando ancora Plutone non era stato "degradato" a
semplice corpo celeste e probabilmente non si aveva idea di cosa fosse
un quasar.
Ad alimentare questa passione "spaziale" del sottoscritto fu senza dubbio
lo spirito al centro di una discussione tra Cooper ed uno degli
scienziati al suo fianco nel corso della missione di salvataggio del
mondo, ovvero quello che supera il concetto di studioso e libera
l'ispirazione dell'esploratore: fondamentalmente, la scoperta dello
spazio profondo e dei suoi silenzi infiniti non è altro che una versione
clamorosamente più grande di quello che rappresentò la conquista degli
oceani, e l'epoca dei grandi viaggi e dei loro protagonisti, da Magellano a Colombo.
Seguendo
questa linea di pensiero, il lavoro di Christopher Nolan con
Interstellar è uno dei più emozionanti, sentiti e visivamente
impressionanti che la sci-fi ricordi negli ultimi decenni, un viaggio
prima di tutto emozionale e sentimentale che, di fatto, paragona le
montagne russe del cuore all'idea di qualcosa di così grande da non
poter essere neppure immaginato, l'Universo: un luogo all'interno del
quale esistono fenomeni in grado di piegare addirittura il Tempo
giungendo ben oltre quella che è la nostra comprensione attuale, e che a
volte regalano brividi unici - i già citati quasar, ammassi di stelle
pulsanti ai confini del cosmo, riescono a produrre una luce così intensa
da essere visibili anche ai nostri telescopi, posti a miliardi di anni
luce da loro, permettendo alle singole particelle di viaggiare e
giungere a noi dopo un intervallo di tempo che ha avuto inizio quando
ancora il Sistema Solare doveva ancora in qualche modo essere immaginato
- che neppure la più sfrenata immaginazione visiva e cinematografica
potrà mai rendere.
Ma Interstellar non è soltanto questo: è
anche un comparto tecnico spaventoso, momenti di impatto enorme - dalle
onde gigantesche al Gargantua, passando per Saturno -, mai come prima
l'espressione della volontà di quello che, ad oggi, è forse l'erede
principale insieme a J. J. Abrams dello Spielberg dei bei tempi, di
trovare un punto d'incontro tra autorialità e Cinema popolare, nella
speranza di concedere qualcosa ad entrambi e di conseguenza a se stesso.
Ed
è un'opera a tratti troppo prolissa e derivativa - inevitabili i
riferimenti a Contact, Signs, Inception, Europa Report, Solaris, Stargate e
soprattutto l'inarrivabile 2001 -, in grado di regalare momenti di
grande impatto emotivo e subito dopo incappare in scivoloni al limite
del buonismo hollywoodiano più sfrenato - il confronto finale tra Murph e
suo padre -, non sempre limpida a livello di script - ma, con un
argomento di questo calibro a livello scientifico, è da mettere in conto
- e solo parzialmente convincente a livello di casting - sprecati la
Chastain e Affleck, compitino da sei politico per Caine e Lightow,
fuori ruolo Damon ed il solo, ormai onnipresente McConaughey a tenere
sulle spalle la baracca -.
Come prendere, dunque, Interstellar, attesissimo e celebratissimo ritorno di Christopher Nolan sul grande schermo?
Non come il Capolavoro che, personalmente, ancora attendo dal cineasta inglese, ma neppure come qualcosa di fallimentare o sbagliato.
Ci
troviamo di fronte ad un grande prodotto realizzato da un
professionista unico e di talento che, da buon illusionista, questa
volta non è semplicemente stato in grado di lasciare a bocca aperta con un "prestigio"
mozzafiato, quanto, più che altro, con un inganno costruito alla grande.
Eppure,
lo spirito che anima questa pellicola ha qualcosa di grande, capace
di lasciare non tanto a bocca aperta, quanto a cuore spalancato: è il
sapore delle epopee e dei viaggi, lo spirito degli esploratori e dei
naviganti, quel "non andarsene docili", "l'amore che muove il sole e le
altre stelle", e che soprattutto muove noi, piccoli ed insignificanti
esseri al cospetto di un Universo che sarà sempre così enorme anche solo
da immaginare da risultare irresistibile e magico.
Perchè il brivido della conquista cresce esponenzialmente tanto più la conquista stessa appare fuori dalla nostra portata.
E l'Universo è ancora fuori dalla portata di Christopher Nolan.
Ma
vi assicuro che vederlo tentare è stato come riprendere tra le mani il
mio libro dell'astronomia e tornare ai tempi in cui, a sei o sette anni,
sognavo un giorno di viaggiare tra quei mondi lontanissimi.
Il Tempo che si piega.
Ci riporta ad essere bambini per tornare al futuro.
E in quasi tre ore di spettacolo sentire il miracolo ed assaggiare la caduta.
La relatività del Tempo - sempre lui - e l'assolutezza della Gravità.
E non c'è Gravità con attrazione più forte dell'amore.
MrFord
"Parlami dell' esistenza di mondi lontanissimi
di civiltà sepolte di continenti alla deriva.
Parlami dell'amore che si fà in mezzo agli uomini
di viaggiatori anomali in territori mistici...di più.
Seguimmo per istinto le scie delle Comete
come Avanguardie di un altro sistema solare."
di civiltà sepolte di continenti alla deriva.
Parlami dell'amore che si fà in mezzo agli uomini
di viaggiatori anomali in territori mistici...di più.
Seguimmo per istinto le scie delle Comete
come Avanguardie di un altro sistema solare."
Franco Battiato - "No time no space" -






