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giovedì 4 ottobre 2018



Nuova settimana di uscite in sala e, chissà, nuovo nemico giurato per questo vecchio cowboy: Cannibal, infatti, pare aver deciso di abdicare dal ruolo in favore dell'ospite Antonio D'Astoli, che ce l'ha messa davvero tutta per rischiare una tempesta di bottigliate.
Come sarà andata?

"Davvero non vuoi un sorso di the? Cannibal e Antonio ne sarebbero felici." "No, bella. Io bevo solo White Russian, dalla mattina alla sera."


Venom

"Va bene che hai bevuto qualche bicchiere, ma con due tatuaggi e un paio di cocktails pensi di essere Ford!?"

Antonio: Il leone delle uscite di questa settimana, in mezzo a tante pecorelle dormienti, anche se credo che quasi sicuramente Ford non sarà tra gli entusiasti dell'ennesino cine-comic. Ma che ci possiamo fare se il Cannibale ed io siamo più di bocca buona e non disdegniamo le opere che piacciono al popolo? Del regista mi fido ciecamente avendo diretto quel gioiellino malcompreso di Zombieland (d'altronde è l'unico che a questo giro ha qualche attinenza col genere horror) e che dire del protagonista Tom Hardy? Per lui sarebbe sufficiente una citazione per poi passare al prossimo film, ma voglio andare oltre e dire che è perfetto per la parte con la sua presenza granitica e quel volto che a tratti sembra dolce e compassionevole e in seguito sembra che ti voglia mangiare vivo, giusto per far capire meglio che ci troviamo di fronte ad una nuova versione di Dr Jekyll e Mr Hyde. Dal mio punto di vista è difficile che Venom possa deludere: effetti speciali di altissimi livelli, location metropolitana di innegabile fascino e carisma travolgente di Hardy. What more? Ah, l'unico dubbio è che un cattivo dei fumetti assunto a protagonista possa poi diventare un pappamolla stile la strega di Maleficent, ma male che vada poi ci si riprende andando a vedere Blob - Il fluido che uccide che tanto alla fine sempre di slime alieno si tratta.
Ford: comincio con il ravvisare che il buon Antonio sia decisamente più sconvolto del Drugo dopo una nottata a White Russian, considerato che io Facebook non l'ho neppure mai avuto e che con i cinecomics e Venom - grandissimo charachter - ho ben più familiarità che Cannibal.
Detto ciò, e nonostante le premesse, ho molte riserve su questo film, che spero nel cuore possa rivelarsi una chicca come i due Deadpool, scorrettezze comprese. Stiamo a vedere. Nel frattempo, potrei sempre mangiare i cervelli del suddetto Antonio e di Peppa Kid, ammesso che ne abbia uno. Ahahahahah!
Cannibal Kid: Comincio smentendo entrambi, così non faccio torti a nessuno. Ad Antonio dico che questo Venom mi ispira ben poco. Okay, sembra un pochino più interessante rispetto a quelle porcate degli Avengers o della Justice League, però credo che il massimo che ci si possa attendere è una specie di versione cinecomics del Gollum, o poco più. Inoltre Tom Hardy è da parecchio che non azzecca più un titolo, sia sul grande che sul piccolo schermo, si vedano (anzi meglio di no) i soporiferi Dunkirk e Taboo.
A Ford invece dico che la sublime ironia di Deadpool mi sembra lontana anni luce e questo Venom temo si prenderà troppo dannatamente sul serio. Un po' come te, Ford.

Opera senza autore

"Antonio, mi fai un autografo? Così posso rivenderlo dopo che Ford ti avrà ridotto come Cannibal."

Antonio: E ora cominciano i problemi, nel senso che avrei bisogno di un Virgilio o al massimo di un suggeritore per dire qualche parolina su questo film di cui non conoscevo l'esistenza fino a qualche momento fa. Non me ne vogliano gli estimatori ma un'opera del genere sul grande schermo la avrei vista al massimo costretto dalla scuola e nel mio caso siamo ben oltre quel periodo. Poi diciamo la verità, i film candidati agli Oscar, a parte rari casi, non li ho mai capiti. Per giunta in questo caso abbiamo troppi elementi del tipo "ti piace vincere facile?": un pittore che si ritrova ostacolato dal regime nazista sia nell'ambito artistico che in quello sentimentale. Il trailer con quel violino incalzante fa di tutto per nascondere la noia della trama. Tanta stima per chi lo considererà la prima scelta questo weekend al cinema.
Ford: il regista, se non ricordo male, è quello del Capolavoro Le vite degli altri, che poi si è perso inesorabilmente per strada. Ho visto il trailer e così a pelle mi è parso una palla mortale, neanche si trattasse di una radicalchiccata finta di quelle che piacciono a Cannibal. Per il momento passo, piuttosto il simbionte alieno.
Cannibal Kid: Film passato piuttosto in sordina all'ultima mostra del Cinema di Venezia, ma di cui ha parlato bene Lisa Costa su In Central Perk, e in genere di lei mi fido. Più che di Ford, se non altro. Certo, il timore che possa essere una palla storica c'è tutto, ma anche la speranza che l'impronunciabile Florian Henckel von Stocacchio sia tornato ai fasti de Le vite degli altri, facendo dimenticare il tragicomico The Tourist.

The Wife - Vivere nell'ombra

"Non toccatemi! Se non servite White Russian sono bottigliate per tutti!"

Antonio: Breve estratto dal flusso dei miei pensieri dando un'occhiata al film: "Yawn...ma da quando Glenn Close è diventata uguale a Judi Dench?!?...Zzz...questa trama mi pare di averla vista già un migliaio di volte...Zzz...un bel sonnifero che Ford apprezzerà senz'altro...Zzz...e comunque prima decidi di vivere tutta la tua vita nell'ombra e poi ad un tratto ti svegli a rivendicare i tuoi meriti in età avanzata e con un piede nella fossa?!?...Zzz...Cannibale, svegliami quando finisce che non ce la faccio a tenere gli occhi aperti...Zzz...".
Ford: altro titolo che mi pare degno delle migliori ronfate pomeridiane, per quanto Antonio continui a dipingermi come un vecchio noioso amante del Cinema da the delle cinque come il Cucciolo Eroico. Glenn Close non mi avrà.
Cannibal Kid: Antonio giustamente ti dipinge come un vecchio noioso, anzi una vecchia noiosa, cara Mrs. Ford, uahahah!
Questo è il classico film che Meryl Streep e Judi Dench hanno rifiutato e così hanno preso Glenn Close. Per lei si parla già di nomination agli Oscar. Su Pensieri Cannibali si parla invece di una nomination al Valium Award 2018.

Smallfoot - Il mio amico delle nevi

Tipico esemplare di Ford che studia un artefatto sconosciuto di origine cannibalesca.

Antonio: Eccolo, il film di animazione che tutti aspettavamo, in grado di invertire le prospettive eliminando per sempre i nostri pregiudizi e limiti mentali, all'insegna del "volemose bene" che alla fine siamo tutti uguali. Ma tutti chi? Beh ovviamente Yeti ed esseri umani, ma potremmo dire anche Cannibali e Ford, tanto che differenza fa? La presenza di Lorenzo Licitra (vincitore dell'ultima edizione di X-Factor) ci fa rassicurare che pur se dovessimo floppare con il nostro disco, quanto meno ci rimane da giocare la carta del doppiatore in un cartone con relativo strillo sulla locandina. Una seconda possibilità è concessa a tutti dopotutto, no? Comunque lo stile d'animazione alla "Hotel Transylvania" non dispiace affatto, ma tutto il resto grida anonimato da ogni lato (ps. viva le rime!).
Ford: già mi pare di sentire la solita musica di Cannibal che ciancia a proposito di quanto fordiano sia questo film e quanto abbia voglia di vederlo. La verità è che si tratterà della classica robetta d'animazione da weekend che non ha neppure catturato l'attenzione dei Fordini quando siamo stati a vedere il valido - quello sì - Gli incredibili 2. Di sicuro, però, il paragone Ford/Cannibal-Yeti/Umano è molto azzeccato.
Cannibal Kid: Smallfoot + cinema d'animazione? Questo film non è fordiano. Questo è un film scritto basandosi sulla sua autobiografia, diretto, prodotto, animato e doppiato da Mr. James Ford in persona!

The Domestics

"Il tiro all'Antonio è quasi più divertente del tiro al Cannibale!"

Antonio: Oh, un Mad Max dei poveri mi mancava, solo che qui non ci sono deserti e canyons sconfinati in cui darsele di santa ragione con i mezzi più improbabili, ma il solito mondo post-apocalittico con pochi superstiti e riserve dei beni di prima necessità ormai prossime all'esaurimento. Rimangono però le tribù, ma oltre alla tragedia di dover assistere alla fine della Terra, i protagonisti decidono di perseverare e scegliersi un nome da gang che più sfigato non si può: i familiari. Praticamente carne da macello prêt-à-porter. E allora si dia inizio alla mattanza. Ma aspettate, in lontananza intravedo un gruppo ancora più scemo: persone che indossano un lenzuolo e che si fanno chiamare per l'appunto: i lenzuoli tra le cui fila si conta anche la presenza, non a sorpresa, di Mr Ford. Si accettano scommesse su quanto dureranno in questa guerra tra fazioni. Io nel frattempo sto tranquillo e mi unisco a quella che sceglierà il Cannibale.
FORD: Cannibal, forse ho trovato qualcuno a cui potrei darle più volentieri che a te. Sei contento?
Cannibal Kid: Evvai! Questa settimana non mi tocca nemmeno fare il lavoro di dover prendere di mira Ford a tutti i costi. È uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare, e in questa puntata lo sta facendo più che bene Antonio. Sono quindi io che mi unisco alla sua fazione: quella degli Anti-Ford!

L'albero dei frutti selvatici

"Cannibal, Antonio!? Ford vi ha buttati entrambi qui sotto!?"

Antonio: Quasi quasi lo vado a cogliere un frutto da quest'albero. Il titolo mi piace e il trailer, realizzato ad arte, ancora di più con la sua scelta di non mostrare spezzoni in cui parlano i personaggi e lasciare ampio spazio ai paesaggi mozzafiato della Turchia. Ottima mossa per aumentare il mistero e di conseguenza la curiosità dello spettatore. Del regista non ho visto nulla, ma ricordo i titoli dei suoi precedenti lavori, quindi sicuramente si tratta di un pezzo grosso nel settore. Come in The Wife, anche qui la trama verte su uno scrittore che in questo caso tenta di sbarcare il lunario facendo l'insegnante in qualche paesino sperduto. Spero che oltre all'attenzione dedicata agli scorci naturalistici, ci sia qualche intrigo narrativo da azzannare e spolpare per bene. Affascinante senza ombra di dubbio.
FORD: Ceylan è uno dei pezzi grossissimi del Cinema d'autore vero, quello che annoia tanto Cannibal. Inutile dire che potrebbe essere uno dei film più belli dell'anno. Sempre che si resista al ritmo turco e alle tre ore di durata.
Cannibal Kid: Ritmo turco? Tre ore di durata? Presunto cinema d'autore esaltato dal vero radical-chic Ford?
Di Ceylan mi è bastata la prima inguardabile mezz'ora di C'era una volta in Anatolia per mettere una pietra sopra al suo nome. Vade retro forever.

Il bene mio

"Non puoi avere White Russian sul set, non sei mica il Drugo, o Ford!"

Antonio: Altra mini sorpresa di questo catalogo settimanale e per di più di matrice italiana. Di scottante attualità visto che parla di un paese colpito da un terremoto e abbandonato da tutti, tranne che da un unico abitante, restio a voler ricominciare la sua vita con il resto dei suoi compaesani. A prima vista sembrerebbe un trattato nostalgico sul campanilismo, con un protagonista che rievoca lievemente una versione moderna del Tom Hanks di Cast Away, solo che qui al posto della palla parlante di Wilson abbiamo un più tragico cumulo di macerie. Invece nella trama emerge poi un elemento di mistero: una presenza che si aggira tra le vie diroccate del paese. Di chi si tratterà: uno spirito, un fantasma o peggio ancora di qualche zombie? Io non ho questo grande desiderio di scoprirlo, ma se volete Cannibale ed io rinchiudiamo Ford in un cinema sigillando per bene le porte per portarvi la soluzione dell'arcano, evitandovi la visione di un film che molto probabilmente sarà bello sulla carta ma deludente nella resa finale.
FORD: caro Antonio, così non fai certo il bene tuo. Caro Cannibal, attento: così ti soffia lo scettro di mio rivale!
Cannibal Kid: Sergio Rubini in versione Tom Hanks de' noantri? No, grazie.
Antonio che diventa il nuovo rivale di Mr. Ford? Sì, grazie, glielo lo cedo volentieri che a me ha proprio stufato.

Papa Francesco - Un uomo di parola

"Cari Cannibal e Ford, sappiate che siete scomunicati e sarete esorcizzati. Per Antonio, invece, non c'è speranza."

Antonio: Passeggio facendo finta di nulla sperando che i lettori si siano dimenticati della presenza di questo documentario, ma siccome tutti gli occhi sono puntati su di me aspettandosi qualche sorta di commento, mi giro e rivolgo loro un'amichevole: "Pace bene fratelli!". Ah e vi do la mia parola che questo film lo eviterò accuratamente, preferirei piuttosto un incontro ravvicinato con il simbionte di Venom.
Grazie per avermi sopportato durante queste righe e rivolgo un caloroso saluto a Marco per avermi tenuto in considerazione invitandomi a farmi riscoprire la scrittura. A buon rendere.
FORD: caro Antonio, sappi che ho prenotato per te una serie di lezioni private per un percorso di catechesi con il Papa. A buon rendere.
Cannibal Kid: Grazie a te Antonio, per la tua fantastica ospitata, capace di illuminare una settimana altrimenti piena soltanto di film che sono l'esatto opposto del cinema che piace a me, e per le tue ancor più fantastiche frecciatine a Papa James, volevo dire a Papà James - Un blogger di parola. Nel senso che la sua parola va ascoltata, per poi fare esattamente il contrario. E ora andate in pace. Tutti tranne Antonio. Tu rimani in guerra con Ford, mi raccomando. ;)

lunedì 25 settembre 2017

Dunkirk (Christopher Nolan, UK/Olanda/Francia/USA, 2017, 106')





Non è stato facile approcciare Dunkirk, ultima fatica di Christopher Nolan, illusionista del Cinema, uno dei volti più interessanti della generazione successiva a quella di Tarantino, uno dei registi più celebrati degli ultimi vent'anni.
Personalmente, ricordo benissimo la prima visione di Memento, il recupero dei suoi lavori precedenti e poi l'escalation che portò al successo planetario, passando dal mio personale favorito The prestige fino alla trilogia dei Batman, o allo splendido Inception: il buon Chris è ormai considerato una garanzia, uno di quelli che il pubblico - non importa se di nicchia o mainstream - attende al varco, pronto a criticare per tutto ed il contrario di tutto, punti di vista permettendo.
Non è stato facile, approcciare Dunkirk, perchè nel frattempo, dalla sua uscita, avevo sentito e letto qualsiasi cosa immaginabile: da chi lo ha considerato un Capolavoro a chi l'ha detestato per la sua freddezza, con tutte le sfumature del caso nel mezzo.
Nel corso della visione, personalmente mi sono stupito della scelta operata dal regista, lontana dai suoi canoni e dai generi cui è più avvezzo, ho finito per sorridere all'idea di tutti i presunti radical che hanno deciso di esaltarlo senza considerare che si tratti di una versione british di Salvate il soldato Ryan, tecnica sopraffina e furberie comprese, mi sono emozionato all'idea di tutti quei pescatori e non solo inglesi a bordo delle loro imbarcazioni pronti a fare rotta verso la Francia per salvare quelli che avrebbero potuto essere loro figli, ho ricordato che mio nonno materno, lo stesso che mi trasmise la passione per i Western e che ancora oggi ricordo per tutto il Tempo che mi dedicò sopravvisse ad un naufragio nel corso della Seconda Guerra Mondiale, prima di combattere parte della Campagna d'Africa ed avere la fortuna, per certi versi, di passare più di due anni prigioniero degli inglesi, scampando in quel modo probabilmente alla morte.
Dunkirk, senza dubbio, è grande Cinema, di quello che soltanto i registi di talento possono permettersi di portare sullo schermo.
Ma attenzione: non parliamo, comunque, di un grande film.
E non parlo di uno di quelli destinati a fare la Storia della settima arte, ma anche solo a pensare di poter insidiare quelli che, ad oggi, sono i miei personali favoriti dell'anno.
Occorre dare a Dunkirk quello che è di Dunkirk, e a Nolan quello che è di Nolan.
Personalmente, adoro i registi che percorrono più strade, senza fossilizzarsi su un genere o quantomeno cercando di adattare il loro carattere, la voglia di raccontare, a vicende differenti e lontane tra loro: Nolan ha scommesso forte su questo film, e senza dubbio, anche fosse solo dal punto di vista tecnico, ha vinto la sua partita a mani basse.
Tensione, occhio, tempi di narrazione, tutto funziona: manca forse il cuore, o la scintilla che permette ad un film di diventare "il" film, ma non per questo bisogna avere paura di riconoscere la portata di un lavoro senza dubbio impressionante, nonostante lo stesso finisca per essere destinato a quel novero di pellicole che, seppur splendide quantomeno per l'occhio, finiremo per non rivedere così facilmente.
Dunkirk non è La sottile linea rossa, o Apocalypse Now, o Full Metal Jacket, ma in tutta onestà, credo non voglia neppure esserlo.
E' semplicemente una storia, qualcosa di molto concreto, fisico, reale, che un illusionista ha voluto raccontare mantenendo come unico trucco la sua abilità con il mezzo di narrazione.
Non sarà quello che ci aspettavamo.
Non sarà come essere ingannati, e provare quel brivido che solo l'illusione può dare.
Ma del resto, è un film di guerra.
E la guerra è una delle cose più dannatamente reali che esistano.
In mezzo a qualcosa di così terribile e che noi - Nolan compreso - possiamo solo immaginare, e per fortuna, l'unica cosa che resta, probabilmente, è aggrapparsi a qualcosa che ci possa portare in salvo.
Può essere il Destino, può essere un miracolo, può essere la tecnica, può essere la voglia di arrivare in fondo.
Dunkirk ha dentro tutto questo.
Forse non sarà sopravvissuto, ma senza dubbio, ha messo tutto quello che poteva.




MrFord




mercoledì 9 marzo 2016

Legend

Regia: Brian Helgeland
Origine: UK, Francia, USA
Anno: 2015
Durata: 132'






La trama (con parole mie): siamo a Londra, nel pieno degli anni sessanta. I gemelli Kray, Reggie e Ronnie, cresciuti nelle periferie della City e saliti alla ribalta nel mondo criminale, aspirano a dominare la città il primo con eleganza, locali lussuosi e grandi movimenti di persone e denaro, il secondo con la disequilibrata follia che lo caratterizza. Entrambi, però, hanno una formazione da veri e propri combattenti, pronti a menare le mani e sporcarsele pur di raggiungere i loro obiettivi: l'ascesa e l'acquisizione di un potere sempre maggiore - anche rispetto agli organi costituiti - e la ricchezza non cambieranno, però, la loro anima di ragazzi di strada, e la fascinazione che il crimine continuerà ad avere nonostante le promesse che Reggie in particolare continua a fare alla giovane moglie Frances.









Senza dubbio il Cinema, in termini di ispirazione e fascino, soprattutto a partire dagli anni settanta, ha finito per pescare dal mondo del crimine e dalle sue storie tanto quanto il Teatro ha fatto nel corso dei secoli dalla Tragedia classica: dalla saga de Il padrino a C'era una volta in America, passando per gli Scarface e i Carlito di DePalma e l'analisi della criminalità organizzata di Scorsese, intere generazioni di spettatori sono state - nel bene e nel male, occorre ammetterlo - attratte e formate dalle vicende di grandi nomi del crimine reali o create ad hoc per la fiction - non ultimo, il già cult Pablo Escobar di Narcos, per citare anche il piccolo schermo -.
Legend, prodotto made in England al cento per cento uscito qualche mese fa in sala Oltremanica e dalle nostre parti soltanto ora - del resto, della nostrana distribuzione ormai non mi stupisco più -, si concentra sulle vicende che videro, a cavallo degli anni cinquanta e sessanta, la scena criminale londinese dominata dai gemelli Kray, Reggie e Rod, cresciuti nei bassifondi e divenuti con il fascino e la forza punti di riferimento dell'universo fuorilegge della capitale inglese: per la prima volta rappresentati dallo stesso attore - non è, infatti, questo, il primo biopic dedicato ai due turbolenti fratelli -, un gigantesco Tom Hardy, che non solo regala al pubblico tutte le sfumature del cockney ma anche due mimiche e fisicità decisamente differenti tra loro, i Krays divengono sequenza dopo sequenza il fulcro di una narrazione serrata ed avvincente, pronta a mostrare gli alti ed i bassi - entrambi inevitabili - di una "carriera" come quella dei suoi protagonisti decisamente potente e ben ricostruita ed appassionante da seguire, che si conosca la storia vera dei due boss oppure no.
A prescindere, comunque, dalle vicende narrate, la pellicola andrebbe gustata principalmente per il fascino della ricostruzione e degli accenti - del resto molti dei comprimari sono attori british consumati - ed il lavoro straordinario di quello che, senza dubbio, è uno degli interpreti più interessanti e poliedrici della "mia" - in termini anagrafici - generazione di attori, il già citato Tom Hardy: dopo essere passato dal Cinema d'autore a quello mainstream, dal Bronson di Refn al Max di Fury Road ed aver regalato di recente un'altra ottima interpretazione in The Revenant, quello che solo qualche anno fa appariva come la spalla di DiCaprio in Inception conferma le sue straordinarie doti, affiancandosi proprio al buon Leo e a Michael Fassbender come riferimento attuale per quanto riguarda le interpretazioni maschili.
Archiviati, però, i complimenti al suo protagonista e la presa di coscienza del fatto che si tratti di un prodotto solido e tosto, per il resto Legend presta il fianco alla critica più pesante che si possa muovere ad un prodotto figlio di un filone responsabile di alcuni dei più grandi cult dell'ultimo trentennio: di fatto, esistono decine e decine di film simili a Legend altrettanto ben fatti, ed in termini di impatto emotivo non corre poi così tanta differenza tra questo ed altri prodotti a loro modo convenzionali come i recenti Black Mass e The Iceman.
Storie di crimini e di criminali destinate inevitabilmente ad inghiottire non solo i loro protagonisti, ma anche chi finisce per amarli - splendida la parte legata alla moglie di Reggie -, come buchi neri che, in cambio di potere, denaro e gloria chiedono tributi di sangue ed un destino che si rivela sempre e comunque amaro: in questo senso, non mi chiedo più il perchè di scelte come quelle dello stesso Reggie, dei gemelli Kray, di chiunque abbia percorso quella strada ed abbia deciso, anche quando poteva mollare tutto e vivere in pace e con il culo coperto in qualche paradiso tropicale senza alzare più un dito per tutto il resto della vita, di continuare a combattere, a lottare, ad essere protagonista di una storia che non avrebbe mai potuto avere un lieto fine.
In fondo, chi vive per l'esperienza e per il brivido del viaggio difficilmente riuscirà mai davvero a posare la valigia.
A prescindere da quello che la stessa possa contenere.





MrFord





"There are time when I feel I'm afraid for the world
there are times I'm ashamed of us all
when you're floating on all the emotion you feel
and reflecting the good and the bad."

Iron Maiden - "Blood brothers" - 







giovedì 3 marzo 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): prima edizione della rubrica più attesa della blogosfera - più o meno - giunta dopo la Notte degli Oscar, con tanto di coda di proposte legate a doppio filo alla stessa.
Purtroppo, come di consueto, oltre al sempre divertente e pane e salame qui presente dovremo portarci dietro quella lagna radical di Cannibal Kid, ma è uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare.
Nel frattempo, godiamoci il più possibile le proposte più interessanti di un periodo tutto sommato meno peggio del normale.


"Questo è quello che succede a chi sostiene Pensieri Cannibali, bello."
Room

"Certo che i film proposti da Ford sono proprio una bomba."
Cannibal dice: Il film preferito da Pensieri Cannibali tra quelli nominati agli Oscar 2016, già recensito qui http://www.pensiericannibali.com/2016/02/boom-boom-boom-boom-i-want-brie-larson.html, arriva finalmente nei cinema. Avrebbero potuto anche farlo uscire prima della cerimonia per sfruttare l'hype, ma tempismo e furbizia non sono tra le doti principali dei distributori italiani. Hey, chissà chi mi ricordano?
Ford dice: tra i candidati alla statuetta per il miglior film Room è stato uno dei miei favoriti, forse quello che avrei preferito veder vincere dopo Mad Max.
L'ho visto da un po', ma ho atteso l'uscita in sala per poter pubblicare il post, che purtroppo potrebbe essere perfino d'accordo con quello del mio rivale Cannibal Kid.




Legend

"Tranquillo, ha detto Ford che ci pensa lui, a gonfiare il Cannibale."
Cannibal dice: Una pellicola gangsta britannica ambientata negli anni '60 con Tom Hardy e... Tom Hardy. Un film che io ho già visto e che presto recensirò, ma nel frattempo mi sento di consigliarlo soprattutto ai fan di... Tom Hardy.
Ford dice: altro film passato già da un pò sugli schermi del Saloon ed uscito clamorosamente in ritardo qui in Italia, consigliatissimo soprattutto per l'interpretazione di Tom Hardy, che sarebbe stato un premio Oscar migliore rispetto a Marc Rylance, se proprio l'Academy doveva fare uno sgarro a Sly. Ma questa è un'altra storia.



Suffragette

"Carey, sei in arresto per cannibalismo."
Cannibal dice: Con il termine Suffragette venivano indicate le femministe che si battevano per i diritti delle donne. Quelle che volevano tutti i film action machisti tanto amati da Mr. Ford fuori dalle scatole, o almeno fuori dalle sale. Questo film ci racconterà se ce l'hanno fatta o meno.
Ford dice: questo Suffragette, legato ad una tematica importante come quella dell'emancipazione femminile, mi pare la classica cannibalata finto impegnata che finirà per sfracellarmi i cosiddetti durante la visione.
Ma dato che ci tengo all'emancipazione delle donne - perfino quella di Katniss Kid, riesumata per l'occasione -, un'occhiata la darò comunque.


Attacco al potere 2

"Cannibal, è inutile scappare: ormai i fordiani ti sono alle calcagna."
Cannibal dice: Come potete intuire dall'uscita di questa pellicola, le Suffragette non sono riuscite a estirpare le pellicolacce action machiste dalla faccia dell'Universo. E così ecco che arriva il sequel di un film imbarazzante (http://www.pensiericannibali.com/2013/09/olympus-has-fallen-and-cinema-too.html) di cui nessuno sentiva la necessità. Forse giusto Ford.
Ford dice: per quanto sia un appassionato di action tamarri, non sentivo affatto la necessità di questo sequel. Per riempire il vuoto lasciato dalla Notte degli Oscar, però, penso rivedrò qualche vecchio Sly d'annata.



Heidi

"Che palle, dobbiamo pure portare quella capra di Cannibal al cinema!"
Cannibal dice: La conoscete la versione dei Gem Boy della sigla di Heidi?
Ecco, riassume bene cosa ne penso anch'io di questo personaggio che, fin da piccolo, non mi è mai piaciuto. E che in questa versione live action potrei detestare ancora più di quell'altro montanaro di James Ford.
Ford dice: non ho mai amato particolarmente Heidi, non ho mai seguito il cartone animato neppure da piccolo e certo non comincerò ora, con questa versione live che pare sinceramente da incubo. Anche peggio delle proposte di Cannibal Creed.



Regali da uno sconosciuto - The Gift

"Ti lovvo da vero stalker. Sono perfino peggio di Peppa Kid."
Cannibal dice: Joel Edgerton è un attore parecchio inespressivo e quindi molto fordiano che non mi piace particolarmente. Chissà se, passando dietro la macchina da presa, dimostrerà un maggiore talento? Per una serata thriller, questo suo esordio alla regia potrebbe anche rivelarsi un piacevole regalo.
Ford dice: ho sempre avuto poca fiducia in Joel Edgerton come attore, e sinceramente come regista mi pare che la situazione possa solo peggiorare.
Considerato il genere, però, potrei tenerlo buono per qualche serata di decompressione.



The Other Side of the Door

"Ford, ti prego, fammi uscire: non dico più di essere d'accordo con Cannibal."
Cannibal dice: Prendi una storiella horror e ci metti dentro un paio di attori televisivi, in questo caso Jeremy Sisto di Six Feet Under e Suburgatory e Sarah Wayne Callies di The Walking Dead, Prison Break e Colony, attrice che a me sta abbastanza indifferente, ma in rete è tra le interpreti seriali più odiate di sempre, sarà per colpa dei suoi personaggi. Io invece il mio odio preferisco conservarlo tutto per qualcun altro...
Ford dice: altro filmetto da sabato sera su Italia Uno che viene buono per l'other side di questa rubrica, quello meno buono. E direi che lo cedo molto volentieri.



Marie Heurtin - Dal buio alla luce

"Non scappare, per favore! Giuro che non ti obbligo più a vedere The tree of life!"
Cannibal dice: Pellicola francese radical-chic della settimana che in teoria dovrebbe intrigarmi, ma considerando che è ambientato in un convento la voglia di vederlo è subito scesa al di sotto del livello di un film russo d'autore consigliato da WhiteFuckinRussian. Anche se c'è da dire che, nonostante la riluttanza iniziale, alcune storie di suore, come Ida, Lourdes e Sister Ford - Uno svitato in abito da suora, alla fine finiscono pure per piacermi.
Ford dice: considerate le delusioni della Notte degli Oscar, penso mi prenderò almeno un paio di settimane lontano da radicalchiccate e proposte anche solo vagamente cannibalesche per poter fingere che non sia successo nulla di particolarmente fastidioso, anche se, in realtà, ho la sensazione che non sia così ogni giorno aprendo Pensieri Cannibali.



Pedro - Galletto coraggioso

"Il mio prossimo sfidante è Cannibal? Ahahahahah! Quel pulcino lo spenno ad occhi chiusi!"
Cannibal dice: Heidi non bastava, per questa settimana? Doveva pure arrivare la bambinata d'animazione sui galletti che mi farei volentieri allo spiedo insieme a Ford? E non intendo nel senso che mangerei un galletto in sua compagnia...
Ford dice: filmetto d'animazione che mi dice poco o nulla e che non penso proporrò neppure al Fordino, specie considerando che, tra un paio di settimane, avremo l'uscita dell'anno pronta a festeggiare l'esordio in sala del più piccolo dei Ford.
Per il momento, dunque, il galletto me lo mangio e basta, senza guardare niente.


martedì 19 gennaio 2016

The Revenant - Redivivo

Regia: Alejandro Gonzales Inarritu
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 156'







La trama (con parole mie): Hugh Glass, avventuriero e trapper aggregatosi con il figlio Hawk ad una spedizione di caccia e raccolta di pelli resa drammatica da un assalto di una tribù indiana, è aggredito da un orso che lo lascia in fin di vita. Quando il Capitano Henry, leader della spedizione, impossibilitato a proseguire nel cammino con la barella di Glass al seguito, assegna due uomini alla sorveglianza delle ultime ore dell'esploratore, la situazione degenera: Fitzgerald, uno degli incaricati, che nutre sospetti e dubbi a proposito dell'operato di Glass, intimorito all'idea di essere raggiunto dagli inseguitori che sono sulle loro tracce, uccide a sangue freddo il figlio del ferito davanti ai suoi occhi, e con una scusa riprende il cammino con il compagno assegnatogli, abbandonando Glass alla morte.
Peccato per Fitzgerald che, spinto dalla volontà di vivere e di vendicarsi, Glass riesca a recuperare le forze e compiere un viaggio di oltre trecento chilometri che lo porterà al forte destinazione della spedizione e confrontarsi con il responsabile delle sue sofferenze.










"Fino a quando avrai la forza di respirare, allora fai tutto quello che puoi per vivere, e lottare": recita più o meno così il mantra che Hugh Glass, trapper ed avventuriero immortalato da un romanzo adorato dai suoi fan ed ispirato ad una storia vera, pronuncia in sogno ed in ogni momento del viaggio che segnerà la sua esistenza consegnandolo alla Storia, ed al pubblico cinematografico cui è raccontato dalla macchina da presa pazzesca di Alejandro Gonzales Inarritu, un regista che personalmente ho sempre trovato mancasse della scintilla necessaria a fare davvero il grande salto che, paradossalmente, da queste parti trova il suo più grande successo grazie al film che pare meno suo, almeno nello stile, della carriera, e che rimanda dritto al Terrence Malick che adoravo qualche anno fa, quello de La sottile linea rossa e The new world.
The Revenant, di fatto, è uno dei titoli già destinati a segnare indelebilmente l'anno appena cominciato, un'epopea dal respiro mistico in grado di unire la grande spettacolarità del film d'avventura, la tecnica di un mago della macchina da presa - la sequenza con la fuga di Glass dagli indiani ed il salto nel vuoto a cavallo è assolutamente da paura, e con quella dell'attacco dell'orso forse rappresenta il primo, vero, grande brivido che la settima arte abbia regalato al pubblico in questo inverno ribollente di potenziali cult -, un ritmo insospettabilmente sostenuto per un Western d'autore ed un colpo d'occhio che non sfigurerebbe neppure di fronte a mostri sacri e perfezionisti come Sokurov.
Certo, The Revenant nella sua versione cinematografica andrebbe visto come un lavoro indipendente dalla pagina scritta - come recitano i titoli di coda, "è parzialmente ispirato" dalle vicende raccontate tra le pagine del romanzo -, e potrebbe addirittura indisporre i fan della stessa rispetto ai cambiamenti operati per rendere più spettacolare ed hollywoodiano, almeno in una certa misura, il plot, il Di Caprio che tutti noi abbiamo imparato ad amare e sostenere nella sua fino ad ora purtroppo inutile corsa verso la statuetta dell'Academy conferma le sue doti, ma non trova senza dubbio un'interpretazione grande come quelle offerte in Django o The Wolf of Wall Street, proprio le sequenze più visionarie finiscono per apparire, alla lunga, almeno in parte forzate o superflue, eppure, da amante del Cinema, sarebbe folle non alzare il cappello di fronte ad un'opera visivamente sontuosa, ma non per questo incapace di raccontare la pancia e la passione dietro un'impresa assolutamente oltre i limiti umani - Glass percorse oltre trecento chilometri in condizioni fisiche disastrose riuscendo a coprire un tragitto che molti non sarebbero stati in grado di compiere neppure al pieno delle loro forze -, in grado di mostrare una carrellata di personaggi assolutamente veri ed intensi - su tutti, il Capitano Henry del sempre più convincente Domhnall Gleeson ed il bieco Fitzgerald di Tom Hardy, che in questa particolare occasione, a mio parere, vince il round con il buon Leo - ed uno splendido affresco legato a doppio filo all'amore tra padri e figli, alla violenza ed alla crudeltà della Frontiera e del Vecchio West, a tutte le ombre predatorie di una natura umana decisamente più terribile di quella animale, pronta a battersi fino alla morte semplicemente per la protezione della cosa più sacra che esista al mondo: il proprio sangue.
In questo senso Hugh Glass rappresenta proprio la parte animale della nostra anima, quella più sanguigna e bestiale, che si aggrappa alla vita con le unghie e con i denti, che non ha paura di sporcarsi le mani ed allo stesso tempo conservare quella dignità che distingue i lupi dagli sciacalli: e questa volta, dopo aver tanto criticato il volo in parte vuoto e compiaciuto di Birdman, devo ringraziare Inarritu per essere tornato al suolo, immerso fino al collo in quel brodo primordiale dal quale, di fatto, noi violenti ed imperfetti esseri umani siamo venuti, per raccontare una storia di passione, forza ed umanità di quelle pronte a farmi battere il cuore e stringere i denti, e pensare che anche io, fino all'ultimo respiro, voglio rimanere attaccato a questa spietata palla di fango.
Per me stesso, per il mio sangue, per i miei figli.
E riesce a fare tutto questo con una maestria degna del miglior sfoggio di tecnica cinematografica.
Bicchieri in alto, Alejandro.
A questo giro, mi levo il cappello.




MrFord




"I'll leave the door on the latch
if you ever come back, if you ever come back
there'll be a light in the hall and the key under the mat
if you ever come back
there'll be a smile on my face and the kettle on
and it will be just like you were never gone
there'll be a light in the hall and the key under the mat
if you ever come back if you ever come back now
oh if you ever come back if you ever come back."
The Script - "If you ever come back" - 








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