Visualizzazione post con etichetta Brian Helgeland. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Brian Helgeland. Mostra tutti i post

mercoledì 9 marzo 2016

Legend

Regia: Brian Helgeland
Origine: UK, Francia, USA
Anno: 2015
Durata: 132'






La trama (con parole mie): siamo a Londra, nel pieno degli anni sessanta. I gemelli Kray, Reggie e Ronnie, cresciuti nelle periferie della City e saliti alla ribalta nel mondo criminale, aspirano a dominare la città il primo con eleganza, locali lussuosi e grandi movimenti di persone e denaro, il secondo con la disequilibrata follia che lo caratterizza. Entrambi, però, hanno una formazione da veri e propri combattenti, pronti a menare le mani e sporcarsele pur di raggiungere i loro obiettivi: l'ascesa e l'acquisizione di un potere sempre maggiore - anche rispetto agli organi costituiti - e la ricchezza non cambieranno, però, la loro anima di ragazzi di strada, e la fascinazione che il crimine continuerà ad avere nonostante le promesse che Reggie in particolare continua a fare alla giovane moglie Frances.









Senza dubbio il Cinema, in termini di ispirazione e fascino, soprattutto a partire dagli anni settanta, ha finito per pescare dal mondo del crimine e dalle sue storie tanto quanto il Teatro ha fatto nel corso dei secoli dalla Tragedia classica: dalla saga de Il padrino a C'era una volta in America, passando per gli Scarface e i Carlito di DePalma e l'analisi della criminalità organizzata di Scorsese, intere generazioni di spettatori sono state - nel bene e nel male, occorre ammetterlo - attratte e formate dalle vicende di grandi nomi del crimine reali o create ad hoc per la fiction - non ultimo, il già cult Pablo Escobar di Narcos, per citare anche il piccolo schermo -.
Legend, prodotto made in England al cento per cento uscito qualche mese fa in sala Oltremanica e dalle nostre parti soltanto ora - del resto, della nostrana distribuzione ormai non mi stupisco più -, si concentra sulle vicende che videro, a cavallo degli anni cinquanta e sessanta, la scena criminale londinese dominata dai gemelli Kray, Reggie e Rod, cresciuti nei bassifondi e divenuti con il fascino e la forza punti di riferimento dell'universo fuorilegge della capitale inglese: per la prima volta rappresentati dallo stesso attore - non è, infatti, questo, il primo biopic dedicato ai due turbolenti fratelli -, un gigantesco Tom Hardy, che non solo regala al pubblico tutte le sfumature del cockney ma anche due mimiche e fisicità decisamente differenti tra loro, i Krays divengono sequenza dopo sequenza il fulcro di una narrazione serrata ed avvincente, pronta a mostrare gli alti ed i bassi - entrambi inevitabili - di una "carriera" come quella dei suoi protagonisti decisamente potente e ben ricostruita ed appassionante da seguire, che si conosca la storia vera dei due boss oppure no.
A prescindere, comunque, dalle vicende narrate, la pellicola andrebbe gustata principalmente per il fascino della ricostruzione e degli accenti - del resto molti dei comprimari sono attori british consumati - ed il lavoro straordinario di quello che, senza dubbio, è uno degli interpreti più interessanti e poliedrici della "mia" - in termini anagrafici - generazione di attori, il già citato Tom Hardy: dopo essere passato dal Cinema d'autore a quello mainstream, dal Bronson di Refn al Max di Fury Road ed aver regalato di recente un'altra ottima interpretazione in The Revenant, quello che solo qualche anno fa appariva come la spalla di DiCaprio in Inception conferma le sue straordinarie doti, affiancandosi proprio al buon Leo e a Michael Fassbender come riferimento attuale per quanto riguarda le interpretazioni maschili.
Archiviati, però, i complimenti al suo protagonista e la presa di coscienza del fatto che si tratti di un prodotto solido e tosto, per il resto Legend presta il fianco alla critica più pesante che si possa muovere ad un prodotto figlio di un filone responsabile di alcuni dei più grandi cult dell'ultimo trentennio: di fatto, esistono decine e decine di film simili a Legend altrettanto ben fatti, ed in termini di impatto emotivo non corre poi così tanta differenza tra questo ed altri prodotti a loro modo convenzionali come i recenti Black Mass e The Iceman.
Storie di crimini e di criminali destinate inevitabilmente ad inghiottire non solo i loro protagonisti, ma anche chi finisce per amarli - splendida la parte legata alla moglie di Reggie -, come buchi neri che, in cambio di potere, denaro e gloria chiedono tributi di sangue ed un destino che si rivela sempre e comunque amaro: in questo senso, non mi chiedo più il perchè di scelte come quelle dello stesso Reggie, dei gemelli Kray, di chiunque abbia percorso quella strada ed abbia deciso, anche quando poteva mollare tutto e vivere in pace e con il culo coperto in qualche paradiso tropicale senza alzare più un dito per tutto il resto della vita, di continuare a combattere, a lottare, ad essere protagonista di una storia che non avrebbe mai potuto avere un lieto fine.
In fondo, chi vive per l'esperienza e per il brivido del viaggio difficilmente riuscirà mai davvero a posare la valigia.
A prescindere da quello che la stessa possa contenere.





MrFord





"There are time when I feel I'm afraid for the world
there are times I'm ashamed of us all
when you're floating on all the emotion you feel
and reflecting the good and the bad."

Iron Maiden - "Blood brothers" - 







venerdì 21 marzo 2014

NIghtmare 4 - Il non risveglio

Regia: Renny Harlin
Origine: USA
Anno: 1988
Durata:
93'




La trama (con parole mie): Kristen, Kinkaid e Joey, superstiti della battaglia che vide la distruzione - almeno apparente - di Freddy Krueger ed ultimi sopravvissuti tra i figli dei responsabili della morte dello stesso serial killer ai tempi della sua esistenza umana, tornano ad essere perseguitati dall'artigliato spirito malvagio, pronto ad eliminarli non prima di avere dagli stessi trovato un aggancio che possa portarlo all'interno degli incubi di altri giovani.
In questo modo il ragazzo di Kristen, Rick, sua sorella Alice ed i loro amici si ritrovano intrappolati nelle spire di Krueger, che ad ogni sua presunta morte pare tornare alla ribalta sempre più potente, conscio del fatto che, nel territorio che si esplora una volta addormentati, l'unico signore e padrone resta e resterà proprio lui.
Ma è davvero così? O una vecchia filastrocca che la stessa Alice adora recitare potrà mostrare una via d'uscita?






Poche storie, la memoria a volte gioca proprio dei brutti scherzi.
Ancora legato ad una mitologia kruegeriana risalente ai primi anni novanta, quando soltanto evocare il primo Nightmare faceva scattare brividi lungo la schiena, ho affrontato la maratona dedicata alle pellicole con protagonista il mitico Freddy con fin troppo ottimismo, affidandomi principalmente all'amarcord per approcciare di nuovo titoli che non passavano su questi schermi da più o meno vent'anni: dunque, dopo la parziale delusione del terzo capitolo, ecco che la situazione precipita con il quarto, cui il tempo ha riservato un trattamento davvero impietoso se non fosse per la curiosità di vedere dietro la macchina da presa il veterano mestierante Renny Harlin - che verrà ricordato più per tamarrate come Sorvegliato speciale e Driven - ed un ritorno alla sceneggiatura - seppur con una collaborazione parziale - il creatore del main charachter Wes Craven e l'allora praticamente sconosciuto Brian Helgeland, che avrebbe in seguito firmato cose ben più importanti come Mystic river.
Del resto, la sostituzione come volto del personaggio di Kristen di Patricia Arquette con la sconosciuta e decisamente meno attraente Tuesday Knight - un nome, una garanzia - doveva dirla lunga sulle aspettative che gli stessi autori avevano a proposito della riuscita del lavoro, davvero artigianale sia per quanto riguarda gli effetti che rispetto alle riprese: se non altro, però, assistiamo ad un ritorno da parte di Krueger all'ironia nera e pungente che era stata alla base del suo successo nel primo film, e continuano ad essere poste le basi per rivelare il passato dell'assassino seriale divenuto signore degli incubi che troveranno la loro completa realizzazione nei due capitoli successivi.
Certo, pensare che soltanto quattro anni prima l'arrivo dello spauracchio di Elm Street sugli schermi aveva di fatto rivoluzionato l'horror è un pò come trovarsi di fronte ad una rockstar che, dopo un disco d'esordio fulminante, si vende al miglior offerente buttando sul mercato album scadenti e fotocopia uno dietro l'altro, ma quantomeno si assiste ad uno spettacolo senza dubbio di basso livello eppure pane e salame, all'interno del quale avviene, di fatto, il passaggio di testimone tra il cast del capitolo precedente e quella che diverrà la protagonista indiscussa dei numeri quattro e cinque, Alice - affiancata da un fratello che è l'emblema di tutti i luoghi comuni degli anni ottanta, oltre ad essere interpretato da un cane maledetto di primissima categoria, protagonista di una delle sequenze più trash che ricordi, con un allenamento in pieno stile Karate Kid da piegarsi in due dal ridere -.
Detto questo, tra un buco di sceneggiatura e l'altro - il padre alcolizzato e scostante di Alice che di colpo diventa un fiorellino pronto a correre al capezzale del fidanzato di lei dopo l'incidente d'auto come se niente fosse, tanto per citarne uno - non mi resta che riflettere su quanto, primo e cultissimo capitolo a parte, in questa maratona di recuperi il vecchio Chucky e la saga de La bambola assassina finiscano per fare polpette del signore degli incubi Freddy Krueger: e devo dire che non mi dispiacerebbe vedere interagire anche queste due icone dell'horror come sarà - ovviamente in linea con questa serie di ricordi emersi dalle furono notti horror - ed è stato tra Freddy e Jason.
Sarebbero sicuramente fuochi d'artificio. Dentro e fuori dai sogni.



MrFord



"So long since I've waited
to live again
you've brought my world to an end
love takes it's victim
and leaves it's remains
my broken heart has died in vein."
Vinnie Vincent - "Love kills" -  




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...