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lunedì 7 marzo 2016

Room

Regia: Lenny Abrahamson
Origine: Irlanda, Canada
Anno: 2015
Durata: 118'






La trama (con parole mie): Joy è una ragazza tenuta prigioniera da un uomo in una stanza dai tempi in cui, diciassettenne, fu rapita dallo stesso. Da poco suo figlio Jack, nato dagli abusi del suo stesso rapitore, ha compiuto cinque anni, e dopo essere stato cresciuto da lei protetto dall'esterno, diviene l'unica speranza della giovane madre di tentare la fuga: il ribaltamento dei concetti trasmessi a Jack diverrà, dunque, la chiave del piano di Joy per riuscire a liberarsi da quella stanza che è stata il loro unico universo per un tempo che le è parso infinito e che ha costituito tutta la crescita e l'apprendimento del piccolo.
Quando, proprio grazie alla prontezza ed al coraggio del bimbo, l'impresa riuscirà, la difficoltà starà tornare a vivere una vita normale all'esterno, con Joy costretta a ricostruire la sua identità e risanare ferite soprattutto interiori e Jack alla scoperta di un mondo che fino a pochi mesi prima conosceva solo come non reale e legato alla televisione.








E' difficile, dannatamente difficile, mettersi alla tastiera nel momento in cui si ha ben chiaro che i sentimenti che ribollono nel petto non troveranno mai un riscontro abbastanza potente nelle parole, nel loro flusso e nelle combinazioni, nelle frasi e nei concetti: dunque, considererò il post dedicato a Room, forse non il mio favorito nella corsa all'Oscar per il miglior film di questo duemilasedici, ma senza dubbio quello che ho visceralmente amato di più, come una specie di tentativo.
Il ventotto maggio duemilaquattordici è stato senza dubbio uno dei giorni più difficili della mia vita: quel mattino, quando scoprimmo con Julez che avevamo perso quella che ancora consideriamo come la nostra prima bambina, mi sentii strappare qualcosa dentro, nel profondo.
Quando passammo a prendere il Fordino, rimasto dalla nonna, e ci venne incontro sorridendo come se niente fosse accaduto - in effetti, per lui è stato così -, senza saperlo, ci salvò da uno sconforto che forse ci avrebbe impedito di raccogliere le forze e trovarci qui, ora, in attesa di un altro figlio.
Ed è curioso il fatto che, per quanto ci si sbatta e preoccupi per proteggere i propri figli tutta la vita, siano più loro a salvarci, anche senza rendersene conto.
Questo, almeno dal mio punto di vista, è stato il merito più grande di questo piccolo, potente film: mostrare, senza se e senza ma, la forza e la bellezza disarmante della condizione di bambini, che purtroppo resta un ricordo sfocato per tutti noi e che abbiamo speranza di rivedere soltanto specchiandoci negli occhi di quelli che cresciamo, meravigliandoci ogni giorno della loro profondità.
Una profondità raccontata come raramente accade da Lenny Abrahamson, che si affida, più che a Brie Larson - comunque molto brava - allo straordinario Jacob Tremblay e ad una macchina da presa portata ad altezza bambino neanche fossimo tornati ai bei tempi dello straordinario E. T.: purtroppo, in questo caso la vicenda narrata è molto più drammatica e dolente - l'idea di un rapimento che porti una madre ad escludere a tutti gli effetti il proprio figlio dal mondo e a giocarsi tutte le speranze proprio affidandosi ad una separazione da lui non è certo cosa da poco -, eppure il tocco è leggero e quasi magico, pronto a regalare sequenze che sono pura poesia - lo sguardo di Jack rivolto al cielo ed alla scoperta del mondo proprio nel tesissimo momento della fuga dal cassone del pick up del suo padre biologico nonchè carceriere - o una stretta al cuore - la decisione di tagliarsi i capelli per dare forza alla madre è uno dei momenti più commoventi degli ultimi mesi di visioni -, e conduce lo spettatore attraverso la storia di una rinascita emotiva portata sullo schermo con genuina passione, spostando l'attenzione dal thriller e dal disagio della prima parte - una sorta di incrocio tra Prisoners e The Babadook - e la ricostruzione della seconda, più simile ad un lavoro in stile Sundance di quelli ben riusciti, finendo per risultare come uno dei titoli genitoriali più intensi delle ultime stagioni, e seppur non dirompente nell'effetto, in grado di trovare uno spazio nel cuore di ogni spettatore.
Non era facile raccontare, sfruttando inoltre una vicenda assolutamente drammatica senza scadere nella retorica spicciola ma agendo, al contrario, per sottrazione - sono tratteggiate benissimo le figure del padre di Joy e del nuovo compagno della madre, esempi di reazioni agli antipodi rispetto al dramma vissuto dalla ragazza e da suo figlio -, ed ancor di più farlo mantenendo la naturalezza e la freschezza di una scrittura giocata anch'essa ad altezza bambino, dai dubbi ed il disorientamento iniziali rispetto al cambio di direzione della madre al toccante ritorno nella stanza dell'epilogo, con quell'addio che pare un punto di partenza nuovo per due vite che, di fatto, hanno bisogno di ricominciare e di credere che il mondo possa essere un posto migliore così come di respirare quell'aria e quella meraviglia riflessa negli occhi di Jack steso di schiena su quel cassone, la vita appesa ad un filo, l'ultima chance in gioco, eppure la gioia di scoprire che l'azzurro del cielo è sopra di lui, ed esiste.
E' reale.
Come l'amore di sua madre. Ed il suo.





MrFord





"Oh the mother and child reunion
is only a motion away
oh the mother and child reunion
is only a moment away."
Paul Simon - "Mother and child reunion" - 






giovedì 3 marzo 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): prima edizione della rubrica più attesa della blogosfera - più o meno - giunta dopo la Notte degli Oscar, con tanto di coda di proposte legate a doppio filo alla stessa.
Purtroppo, come di consueto, oltre al sempre divertente e pane e salame qui presente dovremo portarci dietro quella lagna radical di Cannibal Kid, ma è uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare.
Nel frattempo, godiamoci il più possibile le proposte più interessanti di un periodo tutto sommato meno peggio del normale.


"Questo è quello che succede a chi sostiene Pensieri Cannibali, bello."
Room

"Certo che i film proposti da Ford sono proprio una bomba."
Cannibal dice: Il film preferito da Pensieri Cannibali tra quelli nominati agli Oscar 2016, già recensito qui http://www.pensiericannibali.com/2016/02/boom-boom-boom-boom-i-want-brie-larson.html, arriva finalmente nei cinema. Avrebbero potuto anche farlo uscire prima della cerimonia per sfruttare l'hype, ma tempismo e furbizia non sono tra le doti principali dei distributori italiani. Hey, chissà chi mi ricordano?
Ford dice: tra i candidati alla statuetta per il miglior film Room è stato uno dei miei favoriti, forse quello che avrei preferito veder vincere dopo Mad Max.
L'ho visto da un po', ma ho atteso l'uscita in sala per poter pubblicare il post, che purtroppo potrebbe essere perfino d'accordo con quello del mio rivale Cannibal Kid.




Legend

"Tranquillo, ha detto Ford che ci pensa lui, a gonfiare il Cannibale."
Cannibal dice: Una pellicola gangsta britannica ambientata negli anni '60 con Tom Hardy e... Tom Hardy. Un film che io ho già visto e che presto recensirò, ma nel frattempo mi sento di consigliarlo soprattutto ai fan di... Tom Hardy.
Ford dice: altro film passato già da un pò sugli schermi del Saloon ed uscito clamorosamente in ritardo qui in Italia, consigliatissimo soprattutto per l'interpretazione di Tom Hardy, che sarebbe stato un premio Oscar migliore rispetto a Marc Rylance, se proprio l'Academy doveva fare uno sgarro a Sly. Ma questa è un'altra storia.



Suffragette

"Carey, sei in arresto per cannibalismo."
Cannibal dice: Con il termine Suffragette venivano indicate le femministe che si battevano per i diritti delle donne. Quelle che volevano tutti i film action machisti tanto amati da Mr. Ford fuori dalle scatole, o almeno fuori dalle sale. Questo film ci racconterà se ce l'hanno fatta o meno.
Ford dice: questo Suffragette, legato ad una tematica importante come quella dell'emancipazione femminile, mi pare la classica cannibalata finto impegnata che finirà per sfracellarmi i cosiddetti durante la visione.
Ma dato che ci tengo all'emancipazione delle donne - perfino quella di Katniss Kid, riesumata per l'occasione -, un'occhiata la darò comunque.


Attacco al potere 2

"Cannibal, è inutile scappare: ormai i fordiani ti sono alle calcagna."
Cannibal dice: Come potete intuire dall'uscita di questa pellicola, le Suffragette non sono riuscite a estirpare le pellicolacce action machiste dalla faccia dell'Universo. E così ecco che arriva il sequel di un film imbarazzante (http://www.pensiericannibali.com/2013/09/olympus-has-fallen-and-cinema-too.html) di cui nessuno sentiva la necessità. Forse giusto Ford.
Ford dice: per quanto sia un appassionato di action tamarri, non sentivo affatto la necessità di questo sequel. Per riempire il vuoto lasciato dalla Notte degli Oscar, però, penso rivedrò qualche vecchio Sly d'annata.



Heidi

"Che palle, dobbiamo pure portare quella capra di Cannibal al cinema!"
Cannibal dice: La conoscete la versione dei Gem Boy della sigla di Heidi?
Ecco, riassume bene cosa ne penso anch'io di questo personaggio che, fin da piccolo, non mi è mai piaciuto. E che in questa versione live action potrei detestare ancora più di quell'altro montanaro di James Ford.
Ford dice: non ho mai amato particolarmente Heidi, non ho mai seguito il cartone animato neppure da piccolo e certo non comincerò ora, con questa versione live che pare sinceramente da incubo. Anche peggio delle proposte di Cannibal Creed.



Regali da uno sconosciuto - The Gift

"Ti lovvo da vero stalker. Sono perfino peggio di Peppa Kid."
Cannibal dice: Joel Edgerton è un attore parecchio inespressivo e quindi molto fordiano che non mi piace particolarmente. Chissà se, passando dietro la macchina da presa, dimostrerà un maggiore talento? Per una serata thriller, questo suo esordio alla regia potrebbe anche rivelarsi un piacevole regalo.
Ford dice: ho sempre avuto poca fiducia in Joel Edgerton come attore, e sinceramente come regista mi pare che la situazione possa solo peggiorare.
Considerato il genere, però, potrei tenerlo buono per qualche serata di decompressione.



The Other Side of the Door

"Ford, ti prego, fammi uscire: non dico più di essere d'accordo con Cannibal."
Cannibal dice: Prendi una storiella horror e ci metti dentro un paio di attori televisivi, in questo caso Jeremy Sisto di Six Feet Under e Suburgatory e Sarah Wayne Callies di The Walking Dead, Prison Break e Colony, attrice che a me sta abbastanza indifferente, ma in rete è tra le interpreti seriali più odiate di sempre, sarà per colpa dei suoi personaggi. Io invece il mio odio preferisco conservarlo tutto per qualcun altro...
Ford dice: altro filmetto da sabato sera su Italia Uno che viene buono per l'other side di questa rubrica, quello meno buono. E direi che lo cedo molto volentieri.



Marie Heurtin - Dal buio alla luce

"Non scappare, per favore! Giuro che non ti obbligo più a vedere The tree of life!"
Cannibal dice: Pellicola francese radical-chic della settimana che in teoria dovrebbe intrigarmi, ma considerando che è ambientato in un convento la voglia di vederlo è subito scesa al di sotto del livello di un film russo d'autore consigliato da WhiteFuckinRussian. Anche se c'è da dire che, nonostante la riluttanza iniziale, alcune storie di suore, come Ida, Lourdes e Sister Ford - Uno svitato in abito da suora, alla fine finiscono pure per piacermi.
Ford dice: considerate le delusioni della Notte degli Oscar, penso mi prenderò almeno un paio di settimane lontano da radicalchiccate e proposte anche solo vagamente cannibalesche per poter fingere che non sia successo nulla di particolarmente fastidioso, anche se, in realtà, ho la sensazione che non sia così ogni giorno aprendo Pensieri Cannibali.



Pedro - Galletto coraggioso

"Il mio prossimo sfidante è Cannibal? Ahahahahah! Quel pulcino lo spenno ad occhi chiusi!"
Cannibal dice: Heidi non bastava, per questa settimana? Doveva pure arrivare la bambinata d'animazione sui galletti che mi farei volentieri allo spiedo insieme a Ford? E non intendo nel senso che mangerei un galletto in sua compagnia...
Ford dice: filmetto d'animazione che mi dice poco o nulla e che non penso proporrò neppure al Fordino, specie considerando che, tra un paio di settimane, avremo l'uscita dell'anno pronta a festeggiare l'esordio in sala del più piccolo dei Ford.
Per il momento, dunque, il galletto me lo mangio e basta, senza guardare niente.


lunedì 17 novembre 2014

Frank

Regia: Lenny Abrahamson
Origine: UK, Irlanda
Anno: 2014
Durata:
95'




La trama (con parole mie): Jon, un giovane aspirante musicista non particolarmente dotato in fase di scrittura dei pezzi, finisce casualmente per sostituire il tastierista della strampalata e stralunata band dei Soronprfbs ed essere assoldato dagli stessi per completare la registrazione di un album in un cottage in Irlanda. Convinto di passare soltanto qualche giorno accanto ai nuovi compagni di viaggio e al loro curioso leader, Frank, che indossa da sempre una maschera enorme sul volto, Jon comincerà a documentare i loro momenti di svago e con gli strumenti - improvvisati e non - tra le mani, finendo per rimanere più di un anno legato alla band.
Quando, grazie a Youtube e Twitter, Jon entrerà in contatto con gli organizzatori di un Festival negli States e l'album sarà finalmente finito, i Soronprfbs e Frank dovranno fronteggiare la loro crisi più profonda: dissidi interni, i dubbi del leader e l'incompatibilità tra Jon e Clara saranno, infatti, un banco di prova ancora più duro del successo imminente.







Se avessi stilato una classifica dei film alla vigilia più temuti dal sottoscritto di quest'anno, Frank se la sarebbe giocata senza dubbio con i primi, grossi calibri da bottigliate come Under the skin o Nymphomaniac: film indie con musica alternativa come base, una vicenda molto weird e quel tipo di narrazione senza un vero e proprio filo logico tipica dell'esaltazione da radical chic impersonata da un protagonista che, probabilmente, mi verrebbe voglia di prendere a badilate sulla testona finta ad ogni piè sospinto.
Eppure, nonostante certo non si parli di un film perfettamente riuscito, il lavoro di Lenny Abrahamson è riuscito a modo suo a conquistarmi nonostante tutto ciò che è stato appena scritto: non tanto per la chiacchierata performance decisamente inusuale di Michael Fassbender, per le canzoni eseguite nel corso delle riprese dagli attori o per la particolarità di alcuni passaggi, quanto più che altro per la capacità di descrivere e coinvolgere l'audience rispetto a quella che è la vita di una band, che di fatto - in tour o nel corso della registrazione di un disco - diviene di fatto una famiglia, con tutti i pregi e gli squilibri profondi del caso.
Il percorso del protagonista Jon - interessante sfruttare, e molto bene, il suo lato di loser anche in campo artistico, quasi la voglia e la passione non fossero neanche lontanamente bilanciate dal talento - all'interno dei Soronprfbs - nome non solo perfetto, ma anche decisamente affascinante -, il progressivo affermarsi e sentirsi riconosciuto - per una volta l'utilizzo dei social network in un film non mi è parso eccessivo o pacchiano - che prelude l'inevitabile caduta e la ricerca di un nuovo stimolo, di un finale giusto - ed anche in questo caso, nonostante le critiche all'evoluzione e all'epilogo del film, mi pare che la scelta operata sia stata la migliore possibile - è coinvolgente ed allo stesso modo repellente, quasi fossimo lo stesso Jon in perenne lotta con Clara, vera e propria eminenza grigia della band - ottima la Gyllenhaal -.
Dunque, per quanto non possa certo considerare le canzoni dei Soronprfbs come dei pezzi cult - tutt'altro, a dover essere sincero - e trovare assolutamente irritante il loro modo di porsi rispetto all'arte e al mondo - la vita "oltre confine" nel capanno in cui viene registrato l'album, la parola salvezza, i confronti davvero oltre il limite del grottesco tra Frank ed i suoi ragazzi -, la sensazione che mi pare resti e divampi attraverso il confronto tra Jon ed i suoi nuovi compagni di viaggio ha avuto il grande merito di permettere al sottoscritto di fare un passo oltre, comprendendo il bisogno di questo gruppo di squilibrati artisti di cantare il proprio amore a loro modo, senza troppi giri di parole o banalizzazioni esecutive, ed il confronto degli stessi con il main charachter - Jon, non Frank, sia chiaro -, un ragazzo mosso dall'ambizione che vorrebbe veder realizzati i suoi sogni senza fare troppi conti con doti certamente non impressionanti - splendido il passaggio in apertura con il tentativo di Jon di comporre mentalmente un brano basandosi su paesaggi, persone e situazioni incrociate in strada nel tragitto fino al luogo di lavoro -.
Con più probabilità, però, la cosa che ha permesso al sottoscritto di empatizzare con Frank e Jon e, dunque, andare oltre i difetti di questo film e tutte le caratteristiche che di norma finiscono per irritarmi è che dietro quella maschera ingombrante e quella voglia irrefrenabile di comunicare che caratterizzano i due volti di questa medaglia, ci sono i tentativi artistici di tutte le persone che vorrebbero o tentano per tutta una vita di guadagnarsi l'occasione pronta a cambiare loro la vita stessa, ma che, di fatto, per colpa o per Destino, o semplicemente per qualche incongruenza di tempi ed avvenimenti, non usciranno mai dal loro piccolo angolo di periferia - pur se artistica - dimenticata da tutti, forse anche da quelli che la abitano.
Frank e Jon sono due di quei novecentonovantanove che guardano affermarsi l'uno su mille.
E non possono fare altro che lottare, e lottare, per fallire.
Ed andarsene via quando si rendono conto che è troppo tardi.



MrFord



"You're just a little boy underneath that hat
you need your nerve to hide your ego - don't come with that
you think everything is handed to you free
but it's not that easy, no."
Amy Winehouse - "You know you now" - 



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