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martedì 31 dicembre 2019

Ford Awardss 2019: i film (N°10-1)


Come da tradizione, ormai, per l'ultimo dell'anno, arriva al Saloon la top ten dedicata ai dieci film migliori - tra quelli usciti in sala e, ovviamente, passati su questi schermi - del duemiladiciannove ormai più che agli sgoccioli: chi raccoglierà il testimone di Chiamami col tuo nome? E ci saranno sorprese in grado di far discutere, o quantomeno mettere il qui presente contro Cannibal come è giusto che sia? Speriamo proprio di sì.

MrFord


N°10: LA FAVORITA di YORGOS LANTHIMOS

La favorita Poster

Lanthimos, che qualche anno fa mi lasciò a bocca aperta con Dogtooth, ormai da tempo approdato al grande circuito cinematografico, è uno dei pochi autori di nicchia a non aver perso la sua potenza alla corte della grande distribuzione: La favorita, con uno stile quasi kubrickiano, racconta quanto la Guerra, che si tratti di campo aperto o di letti e lenzuola, di duelli o sotterfugi, non lascia vincitori, ma solo vinti. Una parabola di passione e classe.


N°9: THE OLD MAN AND THE GUN di DAVID LOWERY

Old Man & the Gun Poster

Tratto da una storia vera ed interpretato dal fordiano ad honorem e vecchio leone Robert Redford, The old man and the gun è una di quelle storie semplici e dirette in pieno vecchio stile a stelle e strisce, che unisce la classicità ad una passione ed una voglia di libertà e ribellione quasi come se si fosse tornati alla rivoluzione cinematografica made in USA degli anni settanta.
Diretto e corposo come un bourbon d'annata, è un gioiellino di quelli che, una volta incontrati, non si dimenticano.


N°8: THE RIDER - IL SOGNO DI UN COWBOY di CHLOE' ZHAO

The Rider - Il sogno di un cowboy Poster

Con ogni probabilità, The Rider è uno dei film più clamorosamente fordiani mai girati, intriso della malinconia delle grandi occasioni perdute ed incorniciato dagli spazi sconfinati del cuore degli States. Ispirato alla storia vera di Brady Jandreau, anche protagonista, racconta la vita di una star del rodeo dopo un incidente che gli è quasi costato la vita.
Accanto a lui la desolazione di luoghi persi "tra il nulla e l'addio" e vite che, semplicemente, di fronte alle uniche strade - perdersi o rischiare tutto -, finiscono per essere schiacciate. Struggente.


N°7: VICE - L'UOMO NELL'OMBRA di ADAM MCKAY

Vice - L'uomo nell'ombra Poster

Alla spalle l'ottimo La grande scommessa, Adam McKay torna sul grande schermo per raccontare l'eminenza grigia che sostenne l'operato certo non memorabile - almeno in positivo - di George W. Bush, il Presidente degli anni che resteranno indissolubilmente legati al ricordo dell'Undici Settembre. Interpretazione pazzesca di Christian Bale, sceneggiatura ad orologeria, capacità di raccontare anche un personaggio di dubbia caratura morale mostrandone, comunque, l'umanità: e tra le infinite sfumature di grigio che la stessa porta in dote, si finisce addirittura per uscire affascinati da qualcuna di esse.


N°6: GREEN BOOK di PETER FARRELLY

Green Book Poster

Vincitore del Premio Oscar come miglior film e giunto su questi schermi con tutte le cautele che di solito uso quando affronto materiale, per l'appunto, "da Oscar", Green Book mi ha conquistato come uno di quei titoli che diventano Classici con il tempo, e che quando si incrociano per caso in televisione non si può fare a meno di guardarli e gustarseli come fosse la prima volta.
Un'altra storia vera legata ad un'insolita amicizia diventa un confronto profondo tra due uomini diversi eppure in grado di trovare una parte di se stessi nell'altro, interpretati straordinariamente da Viggo Mortensen e Mahershala Ali.


N°5: TOY STORY 4 di JOSH COOLEY

Toy Story 4 Poster

Cogliendomi di sorpresa - per una volta, rispetto ad un lavoro targato Pixar, ero molto scettico della necessità di un quarto episodio delle avventure di Woody e Buzz -, Toy Story 4 ha rappresentato una delle sorprese più belle ed emozionanti della stagione cinematografica, una storia legata ai concetti di amicizia, maturazione, crescita personale, passaggi di testimone che ha provocato un pianto ininterrotto di Julez praticamente dall'inizio alla fine, introdotto nuovi charachters a dir poco perfetti - Forky e i due pupazzi della giostra sono indimenticabili, così come l'antagonista Gabby Gabby, che per sfaccettature e profondità supera perfino l'orso Lotso del numero tre - e reso ancora grande una serie che pareva aver detto tutto, e invece ora mostra di avere ancora di più da dire e dare.


N°4: C'ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD di QUENTIN TARANTINO

C'era una volta a... Hollywood Poster

Il duemiladiciannove ha segnato anche il ritorno del ragazzaccio di Knoxville, Quentin Tarantino, che prosegue nel suo personale progetto di riscrivere la Storia attraverso il Cinema portando il pubblico nella Hollywood di fine anni sessanta, sfruttando due personaggi di finzione inseriti in un contesto reale che prevede omaggi e riferimenti come da grande tradizione del padre di Kill Bill.
Forse è meno immediato o potente di altri lavori del regista, ma acquista spessore con il tempo, regala un Brad Pitt in grandissimo spolvero ed una manciata di sequenze da antologia, su tutte il fantastico finale, pronto ad entrare nell'Olimpo della produzione tarantiniana di sempre.
Il vecchio Quentin, insomma, è sempre lui. E a noi va benissimo così.


N°3: DOLOR Y GLORIA di PEDRO ALMODOVAR

Dolor y gloria Poster

Alle spalle anni di produzioni altalenanti, Almodovar torna alla ribalta con un lavoro come sempre legato a doppio filo alla sua storia personale che pare aver recuperato la verve e la potenza dei suoi tempi migliori, regalando lampi di grandissimo Cinema ed emozioni pulsanti.
Il Pedrone, intellettualmente ed emotivamente parlando, si mette a nudo regalando probabilmente la parte della vita ad un attore che lui stesso aveva lanciato quando era solo un giovane spagnolo di belle speranze, Antonio Banderas, che ripaga il suo regista con un'interpretazione pazzesca e sentita giustamente premiata a Cannes.
Se cercate un film, o un modo di fare film, che trasmetta passione ed emozione, Dolor y gloria potrebbe essere il titolo perfetto.


N°2: IL TRADITORE di MARCO BELLOCCHIO

Il traditore Poster

A sfiorare il gradino più alto del podio giunge in un film italiano, testimonianza del fatto che, dopo Chiamami col tuo nome dello scorso anno, forse la nostrana settima arte mostra segnali di ripresa dopo anni passati a vivacchiare - male - ed accontentarsi: Marco Bellocchio, del resto, è un Maestro, nonchè autore, almeno per quanto mi riguarda, di uno dei tre titoli più importanti del panorama del Bel Paese degli ultimi vent'anni - Vincere, nello specifico -, uno di quelli che vanno quasi sempre a botta sicura.
E Il traditore, che ripercorre la storia del pentito più noto alle cronache, Tommaso Buscetta, è l'ennesima conferma del valore del suo autore: prima che alle vicende e alla Storia, la pellicola si concentra sull'Uomo, e, come in Vice, sul fatto che anche il peggiore che possa incrociare il nostro cammino potrebbe nascondere qualche lato in grado perfino di affascinare.


N°1: PARASITE di BONG JOON HO

Parasite Poster

Ed ecco il trionfatore dei Ford Awards 2019.
Da quando fece la sua comparsa su questi schermi, spinto dalla Palma d'oro vinta a Cannes e da recensioni entusiastiche qui nella blogosfera, ho avuto da subito l'impressione che la vittoria di quest'anno sarebbe andata ad una vicenda che riporta al posto che merita Bong Joon Ho, che in Corea ha sempre realizzato pellicole splendide e che nella sua trasferta americana è incappato negli unici due passi falsi della sua carriera, Snowpiercer e Okja.
Il tema della Famiglia di nuovo centrale e trattato con profondità commovente, un uso della musica perfetto, una sceneggiatura che è un gioiello, un finale da brividi a completamento di un film che ha numerosi passaggi da brividi.
Ci fossero venti film come questo all'anno, decidere come assegnare un premio sarebbe un dilemma devastante. Una bomba totale.


I PREMI

Miglior regia: Bong Joon Ho, Parasite

Miglior attore: Antonio Banderas, Dolor y gloria

Miglior attrice: Olivia Colman, La favorita

Scena cult: la festa di compleanno, Parasite
 
Miglior colonna sonora: C'era una volta a Hollywood

Premio "leggenda fordiana": Forrest Tucker, The old man and the gun

Oggetto di culto: il forchetto, Toy Story 4

Premio metamorfosi: Christian Bale, Vice - L'uomo nell'ombra
 
Premio "start the party": le istruzioni date al padre per ottenere il lavoro, Parasite

Premio "be there": la Hollywood dei favolosi anni settanta, C'era una volta a Hollywood

lunedì 19 agosto 2019

White Russian's Bulletin


Si torna - purtroppo - dalle vacanze e con il rietro alla quotidianità riemerge anche il Bulletin, pronto a portare in dono titoli che, appena prima della partenza, nel corso delle due settimane da spiaggia e nei primi giorni a casa dei Ford hanno animato - in misura ovviamente diversa - le serate del Saloon. In questo primo giro di giostra mi occuperò di tutto quello passato su questi schermi nei primi giorni di agosto e di mare, mentre lunedì prossimo sarà la volta di tutto quello che ha accompagnato il vecchio cowboy e la sua ciurma dalle onde alla più o meno cara e vecchia Pianura Padana una volta ancora.


MrFord



DOLOR Y GLORIA (Pedro Almodovar, Spagna, 2019, 113')

Dolor y gloria Poster

Sono da sempre un ottimo fan del Pedrone, un regista che, ai tempi della sua esplosione - parliamo ormai della Spagna sicuramente non di aperte vedute di trenta e più anni fa - fu senza alcun dubbio e a suo modo rivoluzionario, e che negli anni è riuscito a regalare molte perle al pubblico e alla critica: nel corso delle ultime stagioni, però, il suo nome - nonostante per quanto mi riguarda Julieta fosse valido - non ha mai fatto gridare al miracolo, tanto che io stesso ho finito per attendere diversi mesi prima di approcciare Dolor y gloria, che pure a Cannes era stato ottimamente accolto.
Fortunatamente, per lui e per noi, questo suo ultimo lavoro è senza dubbio una delle cose migliori dell'estate - e forse non solo -: sentito, molto emotivo ed emozionante - la sequenza del teatro con la rappresentazione della vita del regista è meravigliosa -, recitato alla grande dal vecchio protetto del Pedrone, Antonio Banderas, premiato nella succitata Cannes e ancora una volta in grado di mostrare quanto in realtà sia stato sottovalutato negli anni - Mulino Bianco a parte -, in grado di portare una volta ancora sullo schermo i temi cari all'autore - il rapporto con la madre, i dolori della crescita, quelli della povertà e del successo, gli eccessi e le cadute - prendendo ciò che Almodovar aveva raccontato in ottimi lavori come La mala educacion e Tutto su mia madre e portandoli, forse per la saggezza dell'età, ad un altro livello.
Questo è il Pedro che, ai tempi di Donne sull'orlo di una crisi di nervi e Carne tremula imparai ad amare, e questo è il Pedro che qualunque amante del Cinema non può che amare. 
Finale stupendo.




THE PRODIGY - IL FIGLIO DEL MALE (Nicholas McCarthy, USA/Canada, 2019, 92')

The Prodigy - Il figlio del male Poster

L'estate è sinonimo di horror, e come da buona tradizione in casa Ford abbiamo cercato di recuperarne qualcuno per rendere più leggere le ultime serate prima della partenza e le prime di vacanza: questo The Prodigy, gemellino di Brightburn per tematiche, svolgimento e finale, come il succitato presenta grossi difetti e ottime idee, che mescolati forse non portano al miracolo - anzi, per nulla - ma senza ombra di dubbio consegnano al pubblico un prodotto quantomeno interessante, lontano dalle schifezze che di norma vengono distribuite in sala specialmente nei mesi estivi, che più che far rabbrividire o saltare sulla sedia sconvolgono per la loro pochezza.
Anche in questo caso, e torniamo alle assonanza con Brightburn, si parla di famiglia, di possessione - anche se da un'altra angolazione -, di una potenza smisurata consegnata, se così si può dire, all'approccio e alla mente fragile e ad un tempo pericolosa di un ragazzino: buoni colpi di scena, e buone basi. Speriamo che il regista possa migliorare ancora.




LA BAMBOLA ASSASSINA (Lars Klevberg, USA/Canada, 2019, 90')

La bambola assassina Poster

Per restare nell'ambito degli horror estivi e soprattutto e per fortuna degli horror estivi che a loro modo sorprendono in positivo ecco il reboot del supercult - per gli amanti del genere - La bambola assassina, che all'inizio degli anni ottanta non solo originò un franchise decisamente fortunato ma regalò ai fan uno dei charachters più spassosi e divertenti mai creati, Chucky.
Il lavoro di Klevberg, nonostante, come per Brightburn e The prodigy non si parli di qualcosa di miracoloso, risulta molto godibile ed interessante per la gestione di Chucky e l'introduzione di una variante rispetto alle origini dello stesso: quella che, infatti, ai tempi era una maledizione guidata da un rituale magico operato da un serial killer e che conduceva l'anima dello stesso nel corpo senza vita del giocattolo qui è - cosa decisamente innovativa e interessante - una modifica di un chip voluta da un operaio sfruttato e licenziato.
Un'attualizzazione, dunque, in grado di mostrare che dalla realtà effettiva si possa passare ai film di questo tipo con molta più facilità di quanto non si possa pensare, e proprio a partire dalla realtà - più spaventosa di qualsiasi film di paura - si possa costruire qualcosa di abbastanza inquietante.




DOMINO (Brian De Palma, Danimarca/Francia/Italia/Belgio/Olanda, 2019, 89')

Domino Poster

De Palma è un altro dei vecchi leoni del Cinema americano che ho sempre particolarmente amato, in grado di unire una tecnica prodigiosa a quell'inquietudine nata dal voyeurismo che ricorda tanto Hitchcock: negli anni il buon Brian ha avuto una carriera piuttosto altalenante, fatta di cose molto interessanti ed altre assolutamente trascurabili.
Quando ho approcciato Domino, nonostante la freddezza nell'accoglienza, ho contemporaneamente sperato che si potesse trattare di un titolo appartenente alla prima categoria: peccato che, tecnica a parte, l'ultimo lavoro del regista sia un lento sprofondare in un baratro di logica, ridicolaggine e melò al limite dell'imbarazzo, e dallo script - pessimo, sinceramente non capisco come De Palma possa essersi fatto conquistare dal fascino delle motivazioni dietro il terrorismo in Europa - alla recitazione - Coster Waldau è ai minimi storici - nulla se non la fotografia e l'occhio del regista riescono a salvare una barca che pare nata e costruita per affondare.




BERSAGLIO DI NOTTE (Arthur Penn, USA, 1975, 100')

Bersaglio di notte Poster

Fortunatamente, a risollevare le sorti del thriller d'autore su grande schermo dopo il fallimento di De Palma, è giunto nel corso delle vacanze e su consiglio di mio fratello il mitico Arthur Penn, che grazie ad uno dei suoi lavori meno noti, un noir d'investigazione in pieno stile Marlowe con un Gene Hackman d'eccezione, ha riportato al Saloon il gusto per questo tipo di narrazione e prodotto.
Una vicenda a tinte fosche, storie d'amore destinate a fallire o, comunque, ad avere poche possibilità di sopravvivenza, scenari perfetti per la stagione - California e Florida - ma un'oscurità nascosta in piena luce del sole, grande ritmo, dialoghi serrati, un'anima loser di grande impatto.
E dalle parti in cui pare quasi di sentire lo scoramento dentro ed il sudore sulla pelle ad altre - come il confronto finale in mare - in cui la tensione e l'azione si incastrano alla perfezione, tutto funziona e rende l'idea di quanto il Cinema di genere, se realizzato con idee, talento e carattere, possa continuare ad impartire anche a distanza di decenni lezioni memorabili.


giovedì 16 maggio 2019

Thursday's child



Nuova settimana di uscite, nuova puntata della rubrica a tre, e nuovamente una Sonia che viene a fare visita a questo vecchio cowboy ed al suo rivale finto giovane Cannibal non più Kid da un pezzo.
Non mancheranno, oltre alle omonimie, anche le consuete schermaglie e le possibili sorprese, le classiche sparate cannibalesche e le possibili intuizioni fordiane. E neanche i gatti, mi sa tanto.



MrFord


"Se Cannibal vuole ricattarmi con questa foto, allora per lui si prospettano tempi più bui di quelli che lo aspetterebbero uscendo una sera con Ford!"

Dolor y Gloria

"Me l'avevano detto di non uscire a bere con Ford: questo hangover mi passerà tra un mesetto!"
Sonia: Quindi mi state dicendo che Banderas ha tradito Rosita, la gallina del mulino bianco per ritornare sul grande schermo? Tra l'altro ho anche sentito dire che lui insieme a Penelope Cruz, l'altra protagonista del film, è una delle "muse" ispiratrici del regista Pedro Almodóvar... Curiosi di vedere il film? Personalmente io e i film spagnoli non andiamo molto d'accordo...
Cannibal Kid: ¿Qué tienes Sonia contra el cine español? (grazie Google Traduttore)
Devo dire che pure io non sono mai stato un enorme fan del cinema spagnolo però, dopo La casa de papel, la mia fiducia nei prodotti provenienti dalla terra iberica è cresciuta parecchio. Pure con i film di Pedro Almodóvar non ho un rapporto troppo stretto, ma ho trovato molto bello e sottovalutato il suo ultimo Julieta e sono parecchio fiducioso in questo suo nuovo lavoro, la storia di un regista in declino. Che sia autobiografico?
Presto è in arrivo anche la versione 2.0 con Banderas nei panni di Ford, che racconterà la storia di un blogger in declino. E tranquilli, non mancherà di fare un cameo pure Rosita.
Ford: Almodovar è un signor regista che nel corso della sua lunga carriera ha regalato davvero grandi film. Negli ultimi anni è apparso molto appannato, ma con il recente Julieta pare aver ripreso la vena dei tempi migliori, dunque direi che questo Dolor y gloria potrebbe sorprendere in positivo, rispolverando uno dei primi attori feticcio del Pedrone, il fordinano Banderas.
Dunque avanti così, con tanto dolor per Cannibal e tanta gloria per Ford.

John Wick 3: Parabellum

"Effettivamente il metodo di Ford per girare nel traffico fa risparmiare tempo!"
Sonia: Il titolo sembra quasi una delle formule magiche di Harry Potter ma invece si tratta del terzo capitolo del film d'azione che vede come protagonista l'anima di Matrix, Keanu Reeves.
In genere amo i film d'azione ma a quanto pare i primi due capitoli mi sono sfuggiti... Ma è possibile stabile una taglia di 14 milioni solo per aver infranto una regola fondamentale, ovvero uccidere una persona all’interno dell’Hotel Continental?
Cannibal Kid: Io in genere odio i film d'azione e il primo John Wick è una splendida (si fa per dire) rappresentazione di tutto ciò che non sopporto di questo tipo di pellicole. Zero trama, niente fantasia, recitazione a livelli cagneschi (senza offesa per il cane sacrificato nel film) e solo tante sparatorie, inseguimenti e altre cazzate simili. In altre parole: roba da Ford. Già mi sono risparmiato il secondo, figuriamo se guardo il terzo.
Ford: il primo John Wick era una figata stratosferica, un giocattolone che rispecchiava alla grande lo spirito degli action anni ottanta. Peccato che con il secondo capitolo gli autori se la siano un pò menata rovinando l'atmosfera e dunque anche l'hype del sottoscritto per il numero tre, che non attendo con particolare impazienza. Riuscirà il buon Keanu a farmi ricredere?

Attenti a quelle due

"Anche tu sei in hangover? Non sarai uscita con Ford e Banderas!?"
Sonia: Sinceramente questo è uno di quei film che se mi capitano per sbaglio mentre faccio zapping con il telecomando bene, altrimenti non ci spreco neanche un centesimo per vederlo al cinema.
Cannibal Kid: Una commedia scacciapensieri scema con Anne Hathaway e Rebel Wilson?
A-DO-RO.
Questo è il classico film che tutti i finti macho come Ford fingono di schifare, per poi scappare in cucina di nascosto a guardare mentre lavano i piatti. E finiscono pure loro per A-DO-RA-RE.
Ford: attenti a quei due potrebbe essere un film che racconta le peripezie di recensori di Cannibal e Ford, e in quel caso potrebbe essere anche interessante correre a vederlo. Ma non è questo il caso. Dunque eviterò come la peste prendendomi molto più volentieri l'appellativo di finto macho.

Unfriended: Dark Web

L'immagine del tipico lettore di Pensieri Cannibali.
Sonia: Qualcuno ha detto Horror? Eccomi qui in prima fila con le mie amate Popz Choco, certo ultimamente non è che questi horror siano così di impatto, infatti ormai mi spavento di più quando vedo il mio gatto fissare il nulla... li sì che da un momento all'altro mi aspetto che spunti uno spirito o qualche entità malefica... tra l'altro, anche se aprirete il mio laptop troverete tanti di quei file misteriosi che non vi basteranno mesi per ricollocarli ehehe...
Cannibal Kid: File misteriosi? A cosa si starà riferendo Sonia? È la nuova Julian Assange che sta per smascherare qualche segreto di stato, o sta semplicemente parlando di video porno?
Comunque... avevo visto il primo Unfriended del 2014 e me l'ero goduto abbastanza. Un horrorino cretino, ma tutto sommato coinvolgente. Peccato che adesso, cinque anni più tardi, il sottogenere dei thriller-horror tutti ambientati davanti allo schermo del computer abbiano stufato quasi quanto Ford che si lamenta di come è desolato il mondo dei blog negli ultimi tempi. Anche se a dirla tutta in questo caso non ha tutti i torti. Che sia ora di fare un giro sul Dark Web, dove magari c'è un po' più di movimento?
Ford: filmettino horror di quelli buoni giusto per i pusillanimi del calibro di Cannibal. Preferisco guardare nel vuoto come uno qualsiasi dei gatti di Sonia, di Peppa o dei miei, che andare a recuperarlo.

Bangla

"Ford, Cannibal: siete licenziati!"
Sonia: Prima regola del Fight Club ehm Islam: la castità prima del matrimonio!
In questo scontro/incontro di culture in terra "santa", Torpignattara, quartiere multietnico di Roma avremo il piacere di conoscere Phaim. Curiosissima di vederlo.
Cannibal Kid: Pure io sono curioso di vedere questo Bangla, visto che sembra affrontare un tema in teoria pesante come quello dell'integrazione e dell'incontro/scontro tra culture, con un piglio leggero. Quasi da romcom indie statunitense. Una visione che si preannuncia come un incontro/scontro tra il radical-chicchismo cannibale e il panesalamesimo fordiano. Insomma, i botti sono garantiti!
Ford: i botti e le botte, mi sa. Film che sulla carta potrebbe essere la sorpresa della settimana. Speriamo non risulti essere troppo cannibale!

venerdì 18 novembre 2016

Julieta (Pedro Almodovar, Spagna, 2016, 99')





Il mio nuovo periodo da "casalingo", per quanto impegnativo e minacciato all'orizzonte dall'ombra della disoccupazione, si sta rivelando una manna dal cielo per tutto quello che riguarda l'arricchimento emotivo e culturale: una bella pila di libri in attesa - per quando si può, come nel corso dell'ora di lezione di ginnastica artistica del Fordino del venerdì, ad esempio -, molte più serie tv, un ritorno al Cinema d'autore che negli ultimi mesi di lavoro era stato decisamente sacrificato in modo da avere serate più distensive e non a rischio di coma sul divano nel corso della visione.
Dunque, da Larraìn a Loach, ho potuto colmare alcune lacune accumulate nel corso della stagione, come l'ultima fatica di Pedro Almodovar, Julieta.
Per chi non lo sapesse, ho sempre amato il regista iberico, lontano come stile dai miei standard eppure in grado di riportare sul grande schermo quel pizzico di grottesco che la grande tradizione di un Maestro come Bunuel - uno dei registi più grandi di tutti i tempi - ha regalato alla settima arte: ci sono molte pellicole del Pedrone che nel corso degli anni hanno segnato profondamente il cuore di questo vecchio cowboy, da Carne tremula a Parla con lei, pronte a liberare il lato drammatico di un autore spesso legato anche alla commedia - esempio perfetto, lo splendido Donne sull'orlo di una crisi di nervi -.
Negli ultimi tempi, però, anche lui pareva essere caduto in quello stato di bollitura che coglie i registi nel momento in cui la necessità di raccontare una storia viene soppiantata da quella di essere necessariamente in sala come un nome su una locandina, e devo ammettere di aver avuto più di un dubbio rispetto alla visione di questo Julieta.
Fortunatamente per me, l'Almodovar qui presente è molto più simile a quello "classico", dei suoi film più riusciti ed intensi, e nonostante non ne raggiunga le vette, così come fu per La mala educacion porta sullo schermo una vicenda forte, calda, vibrante come l'emotività di un autore che trasuda passione come la terra dalla quale proviene: il racconto di Julieta, donna e madre, coraggiosa e fragile, ribelle ed arrendevole, è un altro tassello importante nella filmografia del regista, un altro percorso verso la rinascita che passa, inevitabilmente, attraverso una caduta, sesso liberatorio e prigioni sentimentali, sogni di vita ed incubi da provare sulla pelle, la provincia e la città, quello che eravamo e quello che siamo diventati.
Onestamente, sono stato davvero felice di farmi massaggiare ancora una volta dall'Almodovar più puro, dimenticando in questo modo scivoloni come Gli amanti passeggeri o La pelle che abito, e ricordando invece quelle che sono le certezze della sua produzione: certo, i vecchi fan come il sottoscritto non potranno considerare Julieta più di un gran bell'amarcord dei tempi andati, ma per chi non conosce ancora questo nome importante per il Cinema europeo potrebbe essere un ottimo inizio ed un veicolo niente male per solleticare la curiosità di ripercorrere la carriera del Pedrito, tornato a dimostrare di avere ancora qualcosa da raccontare e di saperlo raccontare con l'intensità che solo le più struggenti storie d'amore - e quella tra genitori e figli lo è, indubbiamente - possono garantire anche ai cuori più aridi.
E se la via che conduce a quello che potrebbe essere un nuovo inizio passa attraverso cadute, risalite, impennate e ferite, poco male: in fondo, è questo che accade nella vita.
E da queste parti, si è sempre pronti ad afferrarla e stringerla.
In questo senso, spero che possa essere lo stesso anche per Julieta.
E penso lo speri anche Almodovar.




MrFord



 

giovedì 26 maggio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): nuova settimana di uscite e nuova puntata della rubrica tenuta dal sottoscritto e dal suo acerrimo nemico Cannibal Kid. Come di consueto, troverete film potenzialmente interessanti, altri sicuramente terribili, ed altri pronti a sorprendere, in positivo o in negativo.
Troverete anche, sempre come di consueto, i commenti solidi e rassicuranti del sottoscritto e quelli scombinati e pericolosi del mio rivale: quale delle due posizioni rappresenti un bene, però, non è dato saperlo.



"Cannibal, non vedi che il Cappellaio sta male!? E' stata colpa dei commenti acidi che avete fatto tu e quel bruto di Ford."



Alice attraverso lo specchio

"Cannibal, mi hai beccato: mi sono introdotto in casa tua per rubare il tuo autoritratto!"

Cannibal dice: Prima di vedere il terribile Alice in Wonderland, avrei atteso questo film come Ford attende una nuova pellicola con Sylvester Stallone. O come sua moglie Julez attende la morte di Sylvester Stallone in modo da avere finalmente suo marito tutto per sé.
Dopo aver visto Alice in Wonderland, temo invece questo film come Ford teme il bel cinema. E considerando che a questo giro alla regia non c'è manco Tim Burton, bensì tale James Bobin, ho davvero una paura fottuta!
Ford dice: Alice in Wonderland è stata una delle esperienze cinematografiche più terrificanti degli ultimi anni.
Dubito che questo inutile sequel diretto da un inutile regista possa cambiare le cose. Anzi, potrebbe perfino peggiorarle.




Julieta

"Cannibal Kid dice di intendersene di Cinema!? Ma che si è bevuto, tutti i White Russian di Ford!?"
Cannibal dice: Non sono un fan assoluto di Almodovar. Tanti suoi film ancora mancano alle mie visioni, però ce n'è uno che ho adorato: Tutto su mia madre. Questo Julieta fin dal trailer me l'ha ricordato parecchio, quindi sono parecchio curioso e fiducioso nei suoi confronti. Certo, se poi Ford dovesse considerarlo un capolavoro, le mia aspettative si ammoscierebbero come il mio pistolino alla vista di un film tutto macho e zero figa stile Expendables.
A meno che non vogliate considerare figa Ronda Rousey e allora state male.
Ford dice: Almodovar mi è sempre stato molto simpatico, ed i suoi film, soprattutto nei primi anni della sua carriera, hanno sempre trovato grande sostegno da queste parti.

Con il successo e la vecchiaia ha finito per ammosciarsi, un po' come il Cannibale, dunque qualche riserva mi resta. Speriamo bene.





Colonia

"Mi sto invecchiando, a furia di aspettare una chiamata da Ford: ma quello è come Rocky, urla dalla finestra. Un telefono non sa neppure cos'è."

Cannibal dice: Colonia non è il film dedicato al profumo di Mister Ford, anche perché secondo lui l'uomo vero ha da puzzà e quindi non ne usa alcuno. Colonia è invece un film ambientato durante il golpe cileno del 1973 e quindi_ “CHE NOIA!”, però ha come protagonista femminile Emma Watson e quindi: “OH YEAH, VISIONE OBBLIGATORIA!”.
Anche se la splendida Emma Watson a livello recitativo è ancora tutta da verificare...

Ford dice: i film legati al golpe cileno ed al dramma susseguente esercitano sempre un fascino particolare, sul sottoscritto. Purtroppo, il sospetto che questo sia solo una versione patinata dei titoli più interessanti girati sull'argomento è importante, un po' come la certezza che il Cannibal sia una versione patinata del fordismo pane e salame.




Somnia

"Qualunque cosa abbia detto Cannibal, è una balla: sono io il più giovane della settimana!"

Cannibal dice: Somnia è un film talmente low-budget che hanno persino dovuto tagliare due lettere dal titolo per diminuire i costi.
Il regista di questo lavoro comunque è Mike Flanagan, già autore del sopravvalutatissimo Oculus e presto dietro la macchina da presa di uno dei sequel meno necessari di sempre, Ouija 2. Sono curioso di sapere se su di lui cambierò idea con questo Somnia, oppure se rimarrò fermo sulle mie posizioni. Come nei confronti di Ford, che un tempo trovavo repellente e oggi pure.
Ford dice: Oculus è uno dei film più sopravvalutati del passato recente dell'horror e non solo, capace perfino di mettere d'accordo me e Peppa, impresa più unica che rara.
Non mi aspetto, dunque, niente di buono: che sia segno di una delusione evitata e di una visione sorprendentemente almeno decente?




Pelé

"E così a Cannibal non piacciono i giocatori brasiliani? Adesso gli sparo una mina in piena faccia, e poi vediamo."
Cannibal dice: Non sono mai stato un fan di Pelé, così come dei calciatori brasileiri in generale. Ho sempre preferito quelli più freddi e glaciali dalla vecchia Europa. Considerando poi che questo film sui suoi anni della gioventù è prodotto dallo stesso goleador, mi sembra un'autocelebrazione di cui posso anche fare a meno, almeno quanto i post in cui Ford si autocelebra come il miglior papà dell'intero pianeta.

Ford dice: i biopic sponsorizzati dai loro protagonisti mi hanno sempre insospettito in misura anche maggiore di quello scarpone di Cannibal Kid, ma in clima europei di calcio - che senza dubbio verranno seguiti dal Saloon come gli ultimi Mondiali - potrei anche sbilanciarmi in una visione.




Tangerines – Mandarini

"Mi dispiace dirtelo, ma non sono per nulla più vecchio di Ford."

Cannibal dice: Candidato nel 2015 agli Oscar e ai Golden Globe come miglior film straniero, questo probabile mattonazzo estone-georgiano sarà anche bellissimo, ma ho voglia di vederlo quanto di ricevere un calcio rotante da James Ford. Sempre che alla sua età riesca ancora a farli senza finire paralizzato.
Ford dice: come dicevo al mio fratellino Dembo qualche sera fa, in questo periodo pre-estivo e con gli impegni lavorativi e da padre che incombono, la mia voglia di spararmi film autoriali da tre ore è di molto sotto lo zero. Recupererò in futuro, magari quando i Fordini saranno preda delle visioni radical dell'adolescenza.



Stella cadente

"Eccoti sistemato: così acconciato ricorderai a Ford quand'era giovane."
Cannibal dice: Film storico spagnolo su un capostipite dei Savoia. Questa palla allucinante mi sa che non interessa manco a Mr. Ford, ma giusto a Emanuele Filiberto.
Ford dice: Stella cadente, la biografia del tracollo di Pensieri Cannibali e del suo egotico host.



Fräulein - Una fiaba d'inverno

"Eddai, non ricordarmi che sei più brava di me a recitare!"
Cannibal Kid dice: Una fiaba d'inverno... e questi la fanno uscire il 26 maggio. Evidentemente nella distribuzione italiana lavora della gente con meno sale in zucca di Ford. Pensavo fosse impossibile.
E comunque i film con Christian De Sica non dovrebbero uscire proprio, né d'inverno né d'estate.
Ford dice: Christian De Sica non mi è mai stato antipatico come il suo ex socio Massimo Boldi, ma questa roba proprio non dovrebbe essere distribuita. A meno di non provocare fastidio a Cannibal costringendolo alla visione neanche fosse un action con Stallone.



Una nobile causa

"Sto raccogliendo fondi per espellere Cannibal dalla rete e spedirlo in Siberia." "Questa sì, che è una nobile causa!"
Cannibal dice: Come nobile causa io già concedo l'onore a Ford di essere ospite su Pensieri Cannibali in questa rubrica sulle uscite nei cinema del weekend, voi se volete fare della beneficenza andate a vedervi 'sta roba che se incassa più di 10 mila delle vecchie lire è un miracolo.
Ford dice: una nobile causa è quella che da anni sto perseguendo tenendo occupato e cercando di riabilitare il Cannibale dal suo disagio mentale. Andare anche a vedere questa roba mi parrebbe troppo. Non voglio certo che mi facciano santo.



Il traduttore

"Prova a dire ancora una volta che Peppa Kid capisce di Cinema e ti faccio nero."
Cannibal dice: Altra pellicola semi-amatoriale italiana (ma togliamo pure il semi) della settimana, credo non ci sia bisogno di un traduttore per capire che secondo me si rivelerà una probabile shit.
Ford dice: tradotto nel linguaggio del Cinema vero, una schifezza.




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