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sabato 28 dicembre 2019

Ford Awards 2019: quello che non vedrete nelle sale italiane



Il terzo appuntamento con i Ford Awards è quello che, forse, è più cambiato nel corso degli anni: ai tempi in cui aprì il Saloon, questa classifica era dedicata a ciò che la scellerata distribuzione italiana ignorava, a tutto quello che noi della blogosfera sognavamo di vedere in sala e che, al contrario, finiva per dover essere recuperato per altre vie: ad oggi, invece, a fare la parte del leone in questa top ten sono le produzioni legate ai grandi network come Prime e Netflix, che negli ultimi anni hanno imposto una nuova realtà e un nuovo modo di concepire il Cinema lontano dalle poltroncine e dal buio in sala.


MrFord



N°10: TRIPLE FRONTIER di J.C. CHANDOR

Triple Frontier Poster

Apre la classifica, per l'appunto, un prodotto targato Netflix, firmato da un regista noto ai cinefili come Chandor e portato sullo schermo da un cast d'eccezione e dal grande richiamo sia per il pubblico maschile che femminile: un action thriller di stampo militare che riprende alcune atmosfere delle grandi serie sempre della scuderia Netflix - Narcos su tutte - e le mescola al tipico prodotto da adrenalina e amicizia virile che tanto funziona. 
In realtà non funziona proprio tutto, ma come prodotto d'intrattenimento fa decisamente il suo sporco lavoro.


N°9: LA NOTTE SU DI NOI di TIMO TJAHJANTO

La notte su di noi Poster

Altro giro, altra produzione Netflix. 
Il mitico Iko Uwais, nuovo volto del Cinema di botte orientale, è tra i protagonisti di una pellicola tosta e violenta che idealmente rientra nella grande tradizione che dall'Hard Boiled di John Woo ci ha portati ai due The Raid. 
Gli spunti buoni non mancano, le parti coreografate alla grande anche, forse si pecca un pò troppo in materia di aspettative - anche e soprattutto da parte degli autori - e manca la mano di qualcuno davvero in grado di fare la differenza - mi viene da chiedermi cosa sarebbe stato questo film in mano a gente come Jonnie To -: ad ogni modo, per chi ama il genere, un prodotto solido e affidabile.



N°8: HIGHWAYMEN - L'ULTIMA IMBOSCATA di JOHN LEE HANCOCK

Highwaymen - L'ultima imboscata Poster 

Altro prodotto di genere ed altro prodotto solido targato Netflix, che sfrutta due volti noti e amati dal pubblico come Harrelson e Costner per raccontare la storia di Bonnie e Clyde da un punto di vista mai portato sullo schermo prima, quello dei tutori dell'ordine.
Forse non un film per tutti, troppo classico per i radical e troppo lento per il pubblico occasionale, ma davvero una chicca per chi, come questo vecchio cowboy, si ricorda e molto bene di un certo Cinema made in USA, spigoloso e tosto ma dal respiro sconfinato come il territorio dove da sempre guardie e ladri, esercito e nativi, tutori dell'ordine e fuorilegge si combattono.


N°7: ANDRE THE GIANT di JASON HEHIR

Andre the Giant Poster

Per un appassionato di wrestling come il sottoscritto, un documentario incentrato su una delle prime figure che resero mitica questa disciplina agli occhi del Ford bambino è praticamente un rigore a porta vuota, specie se targato HBO e realizzato con criterio, voglia di raccontare ed una partecipazione emotivamente potente.
Se, poi, a tutto questo, si aggiunge lo spessore di un personaggio strabordante non solo per la stazza, un uomo che amava la vita ed amato da colleghi ed amici, il gioco è fatto: Andre, nato sulle montagne francesi e vittima del suo gigantismo, era un compagno solare e vitale, un bevitore da record - pare superò le cento birre una notte in Francia dopo un grande evento di wrestling - ed uno di quegli uomini che fino all'ultimo secondo afferra la vita a piene mani.
E questa passione si sente tutta.


N°6: DRAGGED ACROSS CONCRETE di S. CRAIG ZAHLER

Dragged Across Concrete Poster

Zahler, regista molto pulp e pure troppo clamorosamente ignorato dalla distribuzione italiana già noto a questa classifica - Bone tomahawk resta uno dei cult nascosti che ho più adorato negli ultimi anni -, torna alla carica con un poliziesco violento e pessimista, che sfrutta l'ormai attore feticcio del regista Vince Vaughn ed un sempre folle al punto giusto Mel Gibson, dal ritmo rarefatto e dall'escalation senza freni nel finale.
L'unica vera pecca di questo lavoro sta nel ricalcare in modo decisamente netto lo schema già usato da Zahler nel già citato Bone tomahawk e nel successivo Cell Block 99, finendo dunque, agli occhi dei fan più hardcore, per risultare un pò ripetitivo.


N°5: EL CAMINO di VINCE GILLIGAN

El Camino: Il film di Breaking Bad Poster

Per chi non lo sapesse, o fosse tanto scellerato da ignorarlo, Breaking Bad è stata una delle serie più importanti mai trasmesse sul piccolo schermo, e ancora oggi una delle tre che chiunque dovrebbe vedere almeno una volta nella vita.
A distanza di qualche anno dallo splendido finale con il quale si congedarono dal pubblico Walter White e Jesse Pinkman il creatore della serie Vince Gilligan ci mostra cosa accadde a seguito di quei fatti al più giovane della coppia di cuochi di metanfetamina più noti della tv: un thriller crepuscolare e malinconico ma non privo di speranza, arricchito da un paio di sequenze da antologia - il duello in stile western è una perla - e da una tensione ben tenuta, che ha il suo limite solo nell'apparire come merce esclusiva dei fan hardcore della serie.


N°4: THE DIRT di JEFF TREMAINE

The Dirt Poster

E a cavallo tra il Freddy Mercury di Bohemian Rhapsody e l'Elton John di Rocketman, a sorpresa giungono a divertire, sorprendere e colpire, pur se con una pellicola sopra le righe ed imperfetta come loro, i Motley Crue, band tra le più importanti dell'hair rock tamarro anni ottanta figlio degli eccessi e del larger than life senza limiti.
Una produzione alla quale non avrei dato due lire che, al contrario, si è rivelata genuina ed a suo modo magica nonostante si sia decisamente lontani dal Cinema d'autore e dalle produzioni che fanno gridare al miracolo gli appassionati ed i critici: una cosa pane e salame e molto rock come quelle che piacciono a me.


N°3: THE IRISHMAN di MARTIN SCORSESE

Risultati immagini per the irishman

E alla fine, anche un Maestro come Martin Scorsese è approdato alla corte di Netflix. Segno, probabilmente, che il Cinema inteso come grande distribuzione in sala sta cambiando, e che prima o poi dovremo tutti abituarci anche a queste nuove strade.
Il buon Marty, però, dal canto suo arriva a questo cambiamento portando sugli schermi una pellicola profondamente classica, non facilmente affrontabile per minutaggio e densità, che parte molto in sordina - io per primo ammetto di aver più volte pensato come mai ci fosse bisogno di una nuova versione di Quei bravi ragazzi e Casinò trent'anni dopo - ma che nel finale mostra tutta la grandezza del Cinema di Scorsese.
Certo, acclamarlo come fosse un miracolo come molti critici hanno fatto mi pare eccessivo, ma la potenza c'è ancora tutta.


N°2: CLIMAX di GASPAR NOE'

Climax Poster

Ho sempre avuto un debole per le sfide lanciate ad ogni pellicola di Gaspar Noè. 
Un autore molto di nicchia, molto radical, eppure passionale e "carnivoro" come solo qualcuno che adora vivere e raccontare può essere.
E Climax è un'espressione perfetta del suo Cinema estremamente tecnico eppure carnale, fisico, quasi porno, per certi versi, siano essi mentali o pratici: un lavoro ipnotico e caldo, che prosegue nella ricerca compiuta dall'autore nel corso della sua carriera, ennesima conferma del suo talento.


N°1: LORDS OF CHAOS di JONAS AKERLUND

Lords of Chaos Poster

Probabilmente da queste parti la vicenda che coinvolse e sconvolse la Norvegia per bene ai tempi di Euronymous e Burzum non è così nota, fatta eccezione per i fan più accaniti di un certo tipo di metal: una storia sanguinosa e decisamente agghiacciante, emblema di un disagio sociale cresciuto in seno ad una delle società più avanzate che si possano trovare ora sul pianeta.
Jonas Akerlund, regista nato con i videoclip ed appassionato di musica, porta in scena la versione "dall'esterno" della storia regalando momenti di critica sociale asprissima, grottesco tarantiniano, orrore puro, passaggi che hanno riportato alla mente del vecchio cowboy cose grosse come Henry pioggia di sangue.
Una pellicola da noi neppure distribuita e tremendamente sottovalutata, di una potenza davvero enorme. 


I PREMI

 
Miglior regia: Gaspar Noe per Climax
Miglior attore: Emory Cohen per Lords of Chaos
Miglior attrice: Sophia Boutella per Climax
Scena cult: l'omicidio di Euronymous, Lords of Chaos
Fotografia: Climax
Miglior protagonista: Jesse Pinkman, El Camino
Premio "lo famo strano": il cast di Climax
Premio "ammazza la vecchia (e non solo)": Burzum, Lords of Chaos
Migliori effetti: Dragged across concrete
Premio "profezia del futuro": Climax

giovedì 13 giugno 2019

Thursday's child



Nuova settimana di uscite ed incredibile nonchè clamoroso sfoggio di puntualità nel pubblicare il post del sottoscritto dopo settimane passate a sfiorare la fine del weekend.
Per festeggiare a suon di zombies questo evento più unico che raro, il mio rivale Cannibal Kid e la mitica Marika Paracchini, pronta a dare in pasto ai defunti il mio ancora vivo e vegeto antagonista.


"Per riprendermi dall'hangover dopo essere uscita a bere con Ford mi ci vorrà ben più di una sciacquata al viso!"
I morti non muoiono

Ford alla ricerca di Cannibal per le strade di Casale.
Marika: In casa mia ci sono tre altari a cui rivolgere le preghiere la sera: uno per Jim Jarmusch, uno per Bill Murray e uno per Adam Driver. Della Swinton, della Sevigny e di Buscemi ci sono i santini esposti. Sono qui che non penso ad altro che a questo film da mesi.
Finalmente ci siamo!
Sarà bellissimo, sono già di parte.
Cannibal Kid: A casa mia invece c'è un altare dedicato a Selena Gomez, e pure i santini di Iggy Pop e Chloë Sevigny. Quanto a Jim Jarmusch, sono sempre combattuto nei suoi confronti: è capace di capolavori come Ghost Dog, ma pure di robe soporifere quasi quanto i film spacciati per entusiasmanti da White Russian, tipo The Limits of Control e il deludente Solo gli amanti sopravvivono. I morti non muoiono sulla carta sembra stellare, però a Cannes non è che abbia entusiasmato più di tanto e rischia di essere l'ennesimo comedy zombie movie giunto fuori tempo massimo. Sarà bellissimo? Lo spero, ma non ci conterei del tutto.
Ford: purtroppo per me devo convenire con Cannibal non solo rispetto a Jarmusch ma anche sui film che ha citato, dallo strepitoso Ghost Dog al noiosissimo Solo gli amanti sopravvivono. Sulla carta I morti non muoiono promette scintille, speriamo solo che non si riveli la classica cannibalata senza speranza.

Climax

"Non stai bene? Hai bevuto anche tu la sangria allucinogena?" "No, qualche white russian di troppo con Ford!"
Marika: Restare indifferenti al “nuovo” Noé è impossibile.
In questo caso però è quasi facile ignorare l'uscita in sala perché è passato così tanto dalla sua distribuzione internazionale che tanto gli italiani interessati lo hanno già visto a casa propria pescando da torrenti dell'internet, e nei multisala lo troveremo nelle sale piccine e isolate, quelle in cui non tolgono nemmeno le ragnatele, e lo vedranno in 5. Probabilmente quei 5 in ogni caso lo avranno comunque già visto a casa e passeranno la visione a toglierle loro, le ragnatele.
Cannibal Kid: Esatto. Film già visto, già goduto alla grande e già più o meno recensito (http://www.pensiericannibali.com/2019/03/climax-sangria-portami-via.html). Un trip folgorante, giunto talmente in ritardo in sala che sul web è riuscito a recuperarlo persino quell'antitecnologia di Mr. Ford. Cosa che dovrebbe far riflettere in maniera seria i nostri distributori.
Ford: evidentemente c'è qualcuno che riesce ad essere più in ritardo di me quando pubblico la rubrica dedicata alle uscite in sala, e questo qualcuno sono i distributori nostrani, che portano in sala un film come sempre notevole del notevole Noè già uscito in tutto il mondo e passato ovviamente anche attraverso la blogosfera da tempo. Non credo il suo incasso sarà memorabile, così come penso che finirà solo nelle sale da ragnatela di cui parlava Marika, ma se non l'avete ancora visto, guardatelo.

Beautiful Boy

"Io non voglio passare le vacanze estive a Casale chiuso nella cameretta di Cannibal!"
Marika: Mi dispiace fare la bastian contraria ma a me di Chiamami col tuo nome non è piaciuto quasi nulla, quindi sono del tutto indifferente a Chalamet e alla sua improvvisa fama. Anzi, comincio quasi ad essere piena di vederlo ovunque. Bravo, eh, ma non ha la faccetta troppo pulita per fare il tossico? Sembra quasi una caricatura.
Il vero motivo per cui salterò ben volentieri la visione di questo film però è che il trailer mi è passato in sala così tante volte che adesso per dispetto non ci vado, tiè.
Cannibal Kid: Chiamami col tuo nome nel 2018 è stato eletto film dell'anno sia da Pensieri Cannibali che da White Russian. Venire qui in questa rubrica a dire certe cose quindi è un po' come uno che va a gridare: “Aprite i porti” a un comizio di Salvini. Ci va coraggio, quindi onore a Marika. Adesso comunque si vada a sciacquare la bocca, ahahah.
Quanto a Beautiful Boy, si rivelerà anche un beautiful movie? Il mio responso arriverà a breve...
Ford: penso che Marika, che mostra un coraggio tutto fordiano nel demolire il film dell'anno duemiladiciotto per me e Cannibal nel corso di questa rubrica, debba concedersi un paio di White Russians per tornare sulla retta via cinematografica. Non vorrà mica ridursi come il Cucciolo Eroico, che azzecca un parere o due all'anno!?
Per quanto riguarda questo film, sono ovviamente in ritardo e ancora non l'ho visto. Chissà quando comparirà dalle parti del Saloon?

Blue My Mind

"E' uscita la nuova rubrica delle uscite in sala." "Leggi cosa scrive Marika, degli altri due vecchi non ci importa nulla."
Marika: Di questo film non ne sapevo nulla, adesso ho guardato in giro di cosa si tratta e sono sotto un treno chiamato Lisa Bruhlmann. Sa un po' (un po' troppo?) di quel magnifico Raw uscito qualche tempo fa e che aveva fulminato tutti. Se Il segreto dei miei anni dovesse rivelarsi una caciaronata l'unica fulminata sarà proprio Lisa, perché non si illude la gente così.
Cannibal Kid: Questa settimana sono preparatissimo. Oltre a Climax e a Beautiful Boy, ho già visto anche questo Blue My Mind, grazie a un ottimo sito radical-chic che consiglio a tutti, persino a Ford (https://filmperevolvere.it/blue-my-mind-subita/). È un coming of age adolescenziale con venature fantasy e horror che, come giustamente ricorda Marika, va un po' dalle parti di Raw, ma con una personalità tutta sua. In sala o altrove, quindi, non perdetevelo.
Ford: per una volta Peppa fa una segnalazione molto interessante che probabilmente sfrutterò. Per il resto, spero che questo Blue my mind, come fece Raw, possa sorprendermi in positivo nonostante senta il fastidioso olezzo della radicalchiccata fin da qui. Staremo a vedere.

Il grande salto

"Dici che in questo posto servono il white russian?" "Secondo me qui è già tanto se riescono a fare un caffè."
Marika: La settimanale uscita italiana mi lascia indifferente come sempre. So così poco di cinema italiano che la sola cosa che ricordo di Ricky Memphis è che ha fatto Tutti pazzi per amore, e va bene che amo tanto Tutti pazzi per amore ma non mi basta per avere voglia di vedere l'esordio alla regia di Giorgio Tirabassi, che ricordo solo in Distretto di polizia. Siccome Distretto non mi piace quanto Tutti pazzi per amore niente film di Tirabassi per me.
Cannibal Kid: Visto che si parla di fiction italiane, io Giorgio Tirabassi l'ho visto e apprezzato ne I liceali e La linea verticale. Apprezzato, ma non abbastanza da vedermi questo suo grande salto nella regia. Attendo invece con una maggiore curiosità un altro grande salto: quello di James Ford all'infuori della blogosfera.
Ford: come al solito il Cinema italiano non manca di non invogliarmi ad andare in sala, con le sue solite proposte troppo italiane che neppure Cannibal con la sua curiosa febbre da produzioni tricolori avrebbe voglia di vedere. Ovviamente lo ignorerò, concentrandomi sul dare l'ennesima delusione al mio rivale annunciando che il salto all'infuori della blogosfera che tanto sogna non avverrà mai prima del suo.

lunedì 8 aprile 2019

White Russian's Bulletin


Per la prima volta da non ricordo neppure più io quanto tempo, nel corso della settimana appena trascorsa - che poi è quella precedente alla trasferta newyorkese - sono riuscito a vedere cinque film in sette giorni: è stato come riscoprire un grande amore, tornare ai tempi in cui la blogosfera era in fermento ed il confronto con i suoi componenti era uno stimolo ulteriore a coltivarlo. 
So bene che non è più così, e che in questo periodo della mia vita la settima arte non è più tra le posizioni più importanti della classifica di priorità, ma lo ammetto: un paio di pellicole tra quelle passate al Saloon in questi giorni sono state in grado di farmi sentire la mancanza dei tempi in cui ogni post era una sorta di viaggio, e scrivere a lungo di un film quasi "normalità".
Il bello dei grandi amori è questo. Riescono a sorprenderti anche quando pare non abbiano più nulla da dire.


MrFord



PEPPERMINT - L'ANGELO DELLA VENDETTA (Pierre Morel, Hong Kong/USA, 2018, 101')

Peppermint - L'angelo della vendetta Poster


Ai tempi della sua uscita avevo detestato il primo Taken, serioso revenge movie che avrebbe voluto rinverdire i fasti de Il giustiziere della notte - quello originale, ovviamente - e che invece ebbe solo il "grande onore" di regalare al mondo del Cinema il Liam Neeson versione action man.
Al contrario, avevo molto apprezzato Alias, serial spionistico e fumettoso che lanciò J.J. Abrams e Jennifer Garner, divertente e piacevole proprio perchè assolutamente non credibile.
Peppermint, da buon cocktail di queste due ricette, poteva risultare una figata assoluta o una schifezza devastante o quasi: purtroppo l'esito della visione ha portato la bilancia del Saloon a pendere per la seconda ipotesi, complici una scarsissima originalità - mix del già citato Taken, The Punisher e Il giustiziere della notte, quello pessimo visto non troppo tempo fa -, soluzioni logiche quantomeno forzate ed un'evoluzione assolutamente telefonata.
L'unica a salvarsi è la Garner, che a questo punto vorrei vedere protagonista di un action al femminile scritto e diretto come si deve.




CLIMAX (Gaspar Noè, Francia/Belgio, 2018, 97')

Climax Poster

Affrontare un lavoro di Noè è come uscire con l'amico che già sappiamo essere in grado di farci combinare le cazzate più assurde e pensare di tornare a casa come se niente fosse: il buon Gaspar tecnicamente è pazzesco, e riesce a trasformare quella che potrebbe essere la snobbata da guru del cazzo più radical che si possa pensare in un viaggio allucinante e allucinogeno all'interno della Natura umana. L'aveva già fatto in passato, e continua la sua tradizione con Climax: un film certo non per tutti, per chi lo conosce forse meno originale o d'impatto di quanto ci si potrebbe aspettare, ma comunque una botta dalla quale non si esce così facilmente, e resta addosso come la sensazione di aver combinato un guaio senza ricordarsi quale perchè si era dannatamente troppo fatti.
L'escalation che coinvolge i protagonisti, spinta dai piani sequenza del regista, è una fotografia di quello che potrebbe essere l'umanità una volta lasciata libera dalle convenzioni sociali, o dai limiti che cerchiamo di porci ogni giorno per contenere la bestia che portiamo dentro.
Non il miglior film di questo autore clamoroso, ma un film che non si dimentica.




LORDS OF CHAOS (Jonas Akerlund, UK/Svezia/Norvegia, 2018, 118')

Lords of Chaos Poster

Pur non essendo un fan sfegatato di un certo tipo di metal conoscevo le vicenda che portò all'episodio della morte di Euronymous per mano di Varg Vikernes, più noto come la one man band Burzum, ma fatta eccezione del dovere di cronaca, non ero mai andato oltre approfondendo la storia dei Mayhem, band fondamentale del panorama musicale norvegese tra gli anni ottanta e novanta: Akerlund, regista che fino ad ora avevo sempre considerato un videoclipparo sopravvalutato, gira la versione biopic musicale di Henry pioggia di sangue, in bilico incredibile tra ironia, umorismo nero, critica sociale ad un gruppo di ragazzini inseriti in un contesto di benessere talmente clamoroso da inventarsi una rivolta violenta per potersi davvero vedere - o sperare di farlo - e violenza allo stato puro, realistica e disturbante - l'omicidio di Euronymous è spaventoso per dinamica, tensione e naturalezza -.
Una pellicola a suo modo incredibile, che disegna la crepa che a volte si manifesta, e nel modo peggiore possibile, nella cartina sociale senza macchia di un Paese "perfetto" come la Norvegia, tra i più vivibili ed avanzati al mondo: fondamentale anche quanto l'estremismo di un certo tipo di Musica - che estremo, poi, non è, se vissuto in modo positivo - mostri quanto agli eccessi religiosi, violenti, culturali giungano solo elementi che, in realtà, hanno solo bisogno di scuse per giustificare la pochezza dell'immagine che vedono allo specchio ogni mattina. 
Per ora, uno dei candidati a film dell'anno.




THE HANDMAID'S TALE - STAGIONE 2 (Hulu, USA, 2018)

The Handmaid's Tale Poster

Le seconde stagioni di serie che con il debutto hanno non solo convinto, ma anche folgorato, sono davvero difficili da gestire per i loro autori: in particolare The Handmaid's Tale, pronta a distaccarsi dal romanzo che l'ha generata, che strappò applausi al suo esordio e che si è trovata nella poco invidiabile condizione di battersi contro se stessa.
Ovviamente, come spesso accade, questa season two non è all'altezza della prima, ma forse il problema non sta tanto in chi l'ha costruita, quanto in chi la guarda e l'ha guardata, perchè i paragoni sono il primo dei peccati di ogni lettore, ascoltatore o spettatore: in realtà The Handmaid's Tale è una serie che funziona ancora, coinvolge e finisce per risultare, pur nella distopia, abbastanza in linea, purtroppo, con la realtà ancora sessista che pervade il mondo occidentale e non solo.
Ora, comunque, che abbiamo avuto una stagione potentissima ed un'altra "solo" buona, la terza sarà la cartina tornasole delle potenzialità di un titolo che, senza dubbio, verrà comunque ricordato.




THE DIRT (Jeff Tremaine, USA, 2019, 107')

The Dirt Poster

Chi frequenta il Saloon da tempo conosce bene il mio lato tamarro e sopra le righe, legato ad un certo tipo di formazione musicale e non solo tutt'uno con la tamarraggine di una parte degli anni ottanta. Certo, i Motley Crue, per quanto mitici, non sono mai stati tra le mie band preferite di quel periodo, ma gustarmi il biopic by Netflix dedicato a Tommy Lee e soci è stato davvero una bomba, dagli episodi noti ed esilaranti - l'incontro con Ozzy Osbourne - ad altri profondamente drammatici - la morte della figlia di Vince -: non parliamo di qualcosa di rivoluzionario, quanto più che altro di una versione pompata e sopra le righe di Bohemian Rhapsody girata con il gusto ovviamente di nuovo tamarro di Jeff Tremaine, già noto da queste parti per il suo ruolo nella realizzazione del progetto e dei film del brand Jackass. 
A molti non è piaciuto, altri l'hanno adorato, per me è stato decisamente rock: non ha lo spessore e la potenza di The lords of chaos, ma non pretende di averli. In fondo, questo tipo di espressione musicale esalta il casino ed il divertimento, il carpe diem, il "live fast, die young": eppure questi ragazzacci sono ancora qui. Evidentemente, vivere li fa godere molto più che morire.


mercoledì 30 novembre 2016

Love (Gaspar Noè, Francia/Belgio, 2015, 135')




Il fatto che Gaspar Noè sia uno degli autori più interessanti del panorama "alto" europeo - malgrado sia nativo di Buenos Aires va considerato francese d'adozione da tempo immemore -, ed uno dei pochissimi, pur essendo clamorosamente elitario, a non avermi mai fatto pensare neppure per scherzo al radicalchicchismo, è indubbio da tempi non sospetti, prima ancora che sfornasse quello che, ad oggi, è senza dubbio il suo film di riferimento, quell'Enter the void che qualche anno fa percorse la blogosfera come una tempesta segnando probabilmente le vite da spettatori di molti di noi.
Eppure, non so neppure esattamente per quale motivo, ho avuto paura per mesi di approcciare questo Love: aspettative alte, commenti lusinghieri letti da più parti, il pensiero che il sesso potesse appiattire il lavoro del regista hanno fatto in modo che restasse "congelato" al Saloon per diversi mesi, prima che questo mio periodo lontano dal lavoro e dunque di freschezza mentale maggiore lo riportasse a galla come un reperto.
E cos'è accaduto, quando il diabolico Gaspar ed il vecchio cowboy hanno incrociato di nuovo i loro cammini? Love si è rivelato il primo scivolone del regista o l'ennesima conferma?
Senza dubbio parliamo di un prodotto - come gli altri firmati dal buon Noè, del resto - non per tutti - un limite che, purtroppo, non permetterà mai a questo autore strepitoso di raggiungere il grande pubblico ed il grande successo - certo non per i contenuti o per le immagini quanto per l'approccio, ma ad un tempo siamo di fronte ad un esperimento unico nel suo genere, il racconto di una storia d'amore - malata oppure no che sia - strutturato a partire da quella che è l'ossatura di ogni storia d'amore che si rispetti: il sesso.
Personalmente, infatti, con la crescita e l'esperienza - in fondo l'idealizzazione dei sentimenti ha la sua giusta casa nel periodo dell'adolescenza - sono giunto alla conclusione - e penso non soltanto io - che se una storia funziona - e parlo di anni, e di legami forti - lo fa perchè cementata alla base e tenuta in piedi anche e soprattutto dal sesso, a prescindere dall'amore che si possa provare per chi ci sta accanto: in fondo, passereste uno, dieci, cinquant'anni accanto a qualcuno con il quale - o la quale - non provate alcun piacere - o un piacere molto moderato - a scopare?
Non credo proprio.
In questo senso la vicenda di Murphy ed il suo rapporto perduto con Electra sono perfetti per raccontare gli squilibri, le ascese e le cadute legate a doppio filo proprio al sesso, che se non è il motore dell'amore ne è senz'altro la benzina: Noè, con il suo solito piglio a metà tra il geniale ed il volutamente provocatorio, conduce l'audience attraverso un viaggio nel Tempo - altro concetto centrale del lavoro del regista - e racconta una sua versione di 500 giorni insieme con un sacco di scopate in più, senza risparmiare nulla - o quasi - all'immaginazione, portando sullo schermo anche sequenze davvero credibili e potenti - anche se, per quanto mi riguarda, il sesso esplicito al Cinema trova le sue due massime espressioni in Shortbus e L'impero dei sensi - e stimolando non solo eccitazioni varie ma anche e soprattutto una riflessione rispetto a quanto istintivi, cattivi, stupidi ed inesorabilmente innamorati possiamo riuscire ad essere nel corso della nostra vita.
Riuscire in un'impresa del genere grazie ad un film certo non tambureggiante in termini di ritmo ed attraverso un protagonista che personalmente ho trovato detestabile è l'ennesima conferma del talento visivo e di rottura di Noè, che scivola soltanto in un paio di momenti fin troppo provocatori - non sconvolgenti, sia chiaro, quanto forse più di cattivo gusto - ma confeziona l'ennesimo lavoro che chi avrà la voglia di affrontare non potrà più dimenticare.
In fondo, quello del torbido Gaspar è un Cinema d'esperienza.
E da amante della vita, non posso non amarlo.




MrFord




 

giovedì 9 febbraio 2012

Secuestrados

Regia: Miguel Angel Vivas
Origine: Spagna
Anno: 2010
Durata: 85'



La trama (con parole mie): Jaime, Marta e la loro figlia adolescente Isa sono i componenti di una ricca famiglia della borghesia spagnola che di recente si è trasferita in una splendida villa lontana dalla città.
La sera della loro prima cena nella nuova abitazione, con Isa in agitazione a causa di un litigio con la madre e in attesa che il fidanzato la passi a prendere, tre rapinatori fanno irruzione prendendoli in ostaggio e minacciandoli per ottenere carte di credito e oggetti di valore.
Mentre Jaime viene portato in città da quello che pare il capo in modo da poter prelevare tutto il possibile dai conti correnti con la minaccia costituita dalle due donne in mano ai suoi due complici, però, in casa scoppia il finimondo: il ritorno dei due uomini non sarà davvero quello che si sarebbero aspettati.




Alcune pellicole, quasi per definizione, paiono portare nel loro bagaglio polemiche e pareri profondamente discordanti, e riescono ad essere in grado di far parlare anche in maniera diametralmente opposta i loro spettatori: senza dubbio Secuestrados può essere considerata parte del gruppo, così come prima di lei furono i due Funny games firmati Haneke e, ancora più indietro, Arancia meccanica.
Certo, è chiaro fin da subito che in questo caso ci si trovi di fronte a qualcosa di ben diverso e ben lontano dal Capolavoro kubrickiano e più simile ai survival della storia recente come il clamoroso Eden Lake: il lavoro di Vivas, consigliato dal mio fratellino Dembo e molto chiacchierato nella blogosfera non arriva ai livelli di turbamento e tensione del gigantesco lavoro di Watkins, eppure il regista spagnolo confeziona una pellicola realizzata alla grande - con più di una strizzata d'occhio a De Palma, evidentemente omaggiato, ed il Gaspar Noè di Irreversible -, d'impatto, violentissima e decisamente efficace.
Sinceramente, alcune delle critiche mosse a questo lavoro - accusato di essere profondamente reazionario, soprattutto osservando l'utilizzo e la caratterizzazione dei personaggi dei rapinatori, due su tre albanesi, uno dei quali assolutamente folle - mi sono parse addirittura eccessive, anche e soprattutto perchè la sensazione più straniante emersa nel corso della visione è quella di una desolazione morale, fisica ed umana che coinvolge tutti i protagonisti, e di una freddezza che pervade lo spettatore lasciando spazio più all'attenzione per la resa visiva dell'opera che non per l'effettivo "trauma da visione" presente al contrario nel già citato Eden Lake - ansia dal primo all'ultimo minuto - o in lavori come l'altrettanto potente The woman.
I protagonisti di questo Secuestrados appaiono profondamente distanti dal pubblico, talmente chiusi nelle loro imperfette umanità da risultare - vittime e carnefici - quasi fastidiosi, dai ricchi borghesi per i quali, almeno in linea teorica, si dovrebbe parteggiare, ai tre rapinatori: in particolare, data una caratterizzazione maggiore legata all'approccio "da protagonisti" alla vicenda di questi ultimi, osserviamo quanto tutti, dal più professionale leader al suo compatriota - come detto, fulminato a mille - per giungere al "collega" spagnolo - per certi versi il peggiore, con il suo ruolo di talpa e di passivo aggressivo - risultano squallidi per l'atteggiamento quanto e prima che per la violenza perpetrata, e la sensazione è che si sia assistito, nonostante il finale per certi versi estremo, ad una mera esibizione di talento da parte del dotatissimo Vivas.
Proprio la tecnica del regista - per quanto, forse, eccessivamente reiterata nel suo utilizzo - legata al piano sequenza è obiettivamente sbalorditiva, e anche l'uso dello split-screen, normalmente non particolarmente apprezzato in casa Ford, risulta funzionale ed interessante, specie nei momenti in cui vengono presentate sequenze di pari importanza e tensione, e gli occhi finiscono per rimbalzare sconvolti da una parte all'altra dello schermo: il climax appena precedente alla conclusione, con l'incontro dei due piani sequenza e, di conseguenza, delle due metà dello schermo, resta un momento unico nel suo genere, nonchè uno dei passaggi più interessanti cui abbia assistito dai tempi della riscoperta del succitato Noè e del sorprendente Il segreto dei suoi occhi.
Forse è troppo poco, per una pellicola di questo genere, arrivare a coinvolgere soltanto per il talento da esecutore del suo regista, ma chissà che il futuro non riservi a Vivas uno sceneggiatore di livello che gli permetta di smussare gli angoli - l'inutile incipit tutto votato esclusivamente allo shock provocato nello spettatore -, non strafare e puntare, più che agli occhi, al cuore e allo stomaco dell'audience: qui, sarà per un'eccessiva confidenza con i film da morti ammazzati come se piovesse, più che il saggio di un ottimo regista, non mi è parso di trovare altro.


MrFord


"I just wanna be kidnapped
tied and gagged and bound to the chair
if you dare.
I'm just kidnapped
'cause you're stealing my love
and I swear you don't care."
Gary Moore - "Kidnapped" -



sabato 31 dicembre 2011

Ford Awards 2011: i film (N° 5 - 1)

La trama (con parole mie): ed eccoci arrivati, infine. La top five fordiana dell'anno. I cult più cult. Le emozioni più forti che il 2011 ha riservato a questo vecchio cowboy e al suo saloon.
Potrei dire molto, a proposito dei titoli arrivati fino a qui, ma la cosa migliore, in questi casi, è che siano loro stessi, con le loro storie, a parlare: in fondo, il bello del Cinema è anche questo.
Specchiarsi in lavori di autori che non ci conoscono neppure da lontano, ma che attraverso un ponte invisibile riescono a creare un legame con quello che ci portiamo dentro, dall'esperienza ai sogni, fino alla materia di cui sono fatti.
Largo ai magnifici cinque, dunque!




N° 5 - Il grinta
di Joel e Ethan Coen


I due fratelli più tosti del Cinema d'autore made in Usa sfornano una delle loro pellicole migliori, mescolando le ottime interpretazioni dei due protagonisti - un granitico Jeff Bridges ed una bravissima Hailee Steinfeld - alle atmosfere eastwoodiane da Western moderno, senza dimenticare l'omaggio al titolo che diede la gioia dell'Oscar a John Wayne.
Una splendida riflessione sulla Frontiera e sul Tempo, con un crescendo finale da pelle d'oca, impreziosito dal ripescaggio della canzone simbolo dell'indimenticabile La morte corre sul fiume.



N° 4 - Enter the void 
di Gaspar Noè


Ripescato dalla normalmente scellerata distribuzione italiana soltanto a fine anno e con un ritardo abissale, Enter the void rappresenta senza dubbio una delle esperienze cinematografiche e visive più intense che la settima arte abbia mai offerto al suo pubblico, portando sul grande schermo un trip che passa attraverso vita, morte, passato e futuro girato con una tecnica sopraffina.
Un viaggio come non riuscireste ad immaginarlo, a meno che non vi ci tuffiate: a partire dai titoli di testa.




N° 3 - Winter's bone - Un gelido inverno
di Debra Granik


Il mio personale Miglior film degli ultimi Academy Awards rappresenta al meglio quello che la Frontiera moderna si è portata dietro dai tempi del selvaggio West, in cui le speranze erano poche ed i sogni un lusso che non ci si poteva permettere neanche nel sonno.
Stupefacente la giovane protagonista Jennifer Lawrence, che presta voce, corpo e cuore ad uno dei personaggi più intensi che il Cinema abbia offerto nelle ultime stagioni: imperdibili il viaggio nella palude ed il confronto tra la giovane e l'enigmatico Teardrop.
Un colpo al cuore.




N° 2 - Hereafter
di Clint Eastwood


Lo scorso dicembre, quando vidi Hereafter in anteprima al Torino Film Festival, dichiarai che, Malick permettendo, quello di Eastwood sarebbe stato il film dell'anno.
Malick ha toppato - e alla grande - eppure ho preferito - e sono sicuro che lo stesso regista "dalle due espressioni" sarebbe d'accordo con me - portare sul gradino più alto del podio il titolo firmato da un autore che, più dell'ormai consolidato Dirty Harry, ha bisogno di essere lanciato il più in alto possibile.
Del resto, i Maestri esistono per essere superati.
E l'inossidabile Clint - non vedo già l'ora del suo J. Edgar - è il Maestro dei Maestri.




N° 1 - Drive
di Nicolas Winding Refn


Cosa posso dire, di un'opera come Drive?
Dovreste vederlo, per provare sulla pelle la sua potenza.
Per rendere l'idea, sappiate che, al termine della visione, ho avuto l'impressione di aver assistito ad una di quelle visioni capaci di fare epoca: una sensazione simile l'avevo avuta anni fa, quando per la prima volta mi trovai a confrontarmi con Pulp fiction.
Titoli completamente diversi, eppure entrambi in grado di fare storia: colonna sonora da urlo, oggetti di culto, regia chirurgica, momenti indimenticabili.
E la sequenza dell'ascensore è pura magia.






I PREMI


Miglior regia: Nicolas Winding Refn per Drive

Miglior attore: Christian Bale per The fighter

Miglior attrice: Natalie Portman per Il cigno nero

Scena cult: l'ascensore, Drive

Miglior colonna sonora: This is England e Drive

Premio "leggenda fordiana": Clint Eastwood per Hereafter

Oggetto di culto: il giubbotto con lo scorpione, Drive

Premio metamorfosi: da cigno a cigno nero, Il cigno nero

Premio "start the party": i titoli di testa, Enter the void

Premio "be there": il West della Frontiera, Il grinta





MrFord

"I'm giving you a night call to tell you how I feel
I want to drive you through the night, down the hills
I'm gonna tell you something you don't want to hear
I'm gonna show you where it's dark, but have no fear."
Kavinsky&Lovefoxxx - "Nightcall" -

venerdì 9 dicembre 2011

Last friday night

La trama (con parole mie): anche questa settimana, con il mio sempre bendisposto apprendista wrestler antagonista Cannibale, ci dilettiamo con le uscite in sala, sfoderando qualche consiglio alla nostra maniera per chiunque voglia farsi un giro dalle nostre parti prima di scegliere per quale film spendere i soldini sudati durante la settimana al lavoro.
Ma ora smetto di girarci troppo intorno, perchè, per la prima volta, siamo di fronte ad un weekend al Cinema quasi quasi decente.

In una foto che viene dal futuro, vediamo Ford intento ad allenare il suo allievo e giovane Padawan Cannibale.
Enter the void


Il consiglio di Ford: Enter the Cinema
Finalmente anche qui nella Terra dei cachi si decidono a distribuire uno dei film più incredibili degli ultimi anni.
Una visione unica, un'esperienza indimenticabile, un viaggio oltre i confini dello spazio e del tempo dalla tecnica sopraffina (recuperate il mio post esattamente qui).
Insomma: se ve lo perdete, sono bottigliate!
Il consiglio di Cannibal: enter(ate) dentro questo film!
Capolavoro totale, non solo cinematografico ma esistenziale. Questo film è un vero trip che va vissuto corporalmente. È una pellicola che in rete si trova già da parecchio tempo, io l’avevo inserito tra i miei film del 2010 (http://pensiericannibali.blogspot.com/2011/01/i-miei-film-dellanno-2010-n-6-enter.html), però se capitate in uno di quei rari cinemini che lo trasmetteranno non fatevelo scappare, anche perché la prossima settimana l’unica libertà di scelta sarà quella tra Pieraccioni e DeSica. Non vedete già l’ora, eh?

Per la prima volta disponibile per la blogosfera una radiografia della testolina del Cannibale.

The Artist


Il consiglio di Ford: mutismo (un po’) e rassegnazione (forse)
L'ambientazione anni venti, i riferimenti al Cinema muto ed una critica discretamente favorevole mi indurrebbero a consigliarlo, ma sinceramente l'istinto mi suggerisce che si possa trattare di una notevole martellata sui maroni, quindi non me la sento affatto di sponsorizzarlo fino a quando l'avrò visto ed il regista dal nome poco pronunciabile mi avrà convinto del contrario.
Il consiglio di Cannibal: aspettate che escano i sottotitoli LOL
Un film francese in bianco e nero, per di più muto, ispirato al vecchio cinema che tanto piace a Ford perché gli fa ricordare di quando era ancora un giuovincello. Questo però potrebbe interessare anche me e rappresentare una bella boccata d’ossigeno lontana da tutti i film fracassoni alla Michael Bay o le varie porcate commerciali in 3D. Vincitore di vari premi, già dato tra i favoriti ai prossimi Oscar, speriamo non si riveli un altro Discorso del re, ma un bel filmone sul serio.

"Tesoro, ti ha colto una paresi!?" "No, sto fingendo di ascoltare le fregnacce del Cannibale!"

Mosse vincenti


Il consiglio di Ford: mossa vincente
Questo film l'ho già visto non molto tempo fa, apprezzandolo molto - come del resto tutti quelli firmati da McCarthy.
Una storia sincera ed onesta, un'ambientazione di provincia ed un'atmosfera alla Sundance che non possono deludere.
Senza contare che, pur se non quello della tv, si parla di wrestling.
Quindi per Ford è come andare a nozze.
Il consiglio di Cannibal: le mosse vincenti sono quelle di andare a vedere i 2 film qui sopra e lasciar perdere questo.
Un avvocato che nel tempo libero allena dei ragazzi a fare wrestling. No, non è la storia di Mr. Ford (lui non è avvocato, almeno che io sappia), ma quella del protagonista di questo Win Win, uscito in Italia con il solito titolo alla cazzo di cane. Win Win è un’espressione inglese che indica quando entrambe le parti hanno un beneficio. In questo caso non è così, perché se a Ford è piaciuto, a me ha entusiasmato molto meno. Ci mette parecchio a ingranare, poi quando sembra diventare un film carino vira malamente verso il solito drammone famigliare. Guardabile, ma non aspettatevi grandi cose. For Ford e for Giamatti fans only. Prossimamente arriverà anche la mia recensione completa, sempre se non mi addormento come durante la visione della pellicola.
Ah, dimenticavo Ford: wrestling sucks e Bon Jovi too!

"Cannibale, non aver paura: per un autografo Bon Jovi non ti mangia mica!"
Cambio vita


Il consiglio di Ford: cambio film
Personalmente, detesto profondamente Ryan Reynolds.
Lo trovo un attore inutile e fastidioso, oltre che espressivo come un tombino.
Se poi, ad aggravare questa già pessima situazione, aggiungiamo il fatto che il film sembra l'ennesima commedia buddy dei poveri che cela il classico messaggio buonista, abbiamo fatto il pieno.
Il consiglio di Cannibal: cambio cinema
Questo film latita nel mio hard-disk da settimane e penso che continuerà a farlo. Sembra la solita storia dello scambio di vite tra due personaggi radicalmente diversi tra loro, roba che ha già dato spunto a migliaia o forse miliardi di altre commedie americane simili. Reynolds lo detestavo anch’io, ma solo perché era sposato con Scarlett Johansson. Adesso che hanno divorziato mi sta abbastanza indifferente.
La storia del film potrebbe comunque far nascere riflessioni del tipo: che succederebbe se io e Ford ci scambiassimo le vite? Dovrei cominciare a mettermi addosso ridicoli costumini per fare wrestling?

"Caro Cannibale, è inutile che cerchi di imitarmi spacciandoti per wrestler: il vero campione resta il vecchio, tatuato Ford!"

Almanya


Il consiglio di Ford: in Germania non ci vado, e neanche in Turchia
Qui ci starebbe proprio un bell'aneddoto, ma ci vorrebbero ben più di un paio di righe per raccontare il giorno in cui il sottoscritto e Julez furono espulsi dalla Turchia e rimandati in Italia come gli ultimi dei terroristi: sappiate comunque che, nonostante questo increscioso incidente diplomatico tra Istanbul e casa Ford, ho sempre amato molto il Cinema turco - di origine o di nascita -.
Eppure questo mi sembra proprio il tipico prodotto finto autoriale che in realtà non è altro che la più classica robetta per finti radical chic che vogliono fare i democratici.
Volete fare i fighi? Guardate Uzak. Altro che questa robetta.
Il consiglio di Cannibal: nein
Commedia tedesca campione di incassi in patria, almeno dal trailer appare come la solita storiella pseudo-etnica e politically correct. Mi sa che lo lascio alla Merkel, mentre a Ford spedisco un visto per la Turchia, mi sa che gli serve, ja!

"Ford, Cannibale, venite! Vi abbiamo tenuto due posti vicini a tavola!"

Bloodline


Il consiglio di Ford: merdline
Mi sarebbe sembrato strano assistere ad una settimana di uscite senza qualche porcata meid in itali distribuita in sala: l'ambientazione porno e la violenza mi riportano alla mente quell'immondizia di A serbian film, e non riesco a trovare davvero nulla che possa convincermi a fare la follia di tentare una visione di questa roba.
Passo, e non ci penso a tornare sui miei passi.
Il consiglio di Cannibal: tirate la cinghia (o seguite il consiglio di Ford che mi sembra per una volta decisamente azzeccato!)
Effiguriamoci se pure questa settimana poteva mancare il filmetto italiano allo sbaraglio, per la gioia mia e di Ford. Apprezzabile il tentativo di realizzare una pellicola low-cost con un basso budget. I risultati però fin dal trailer promettono di essere tragici e quindi forse in tempi di crisi sarebbe meglio risparmiare. Sia loro per girarlo, sia noi spettatori per vederlo.

"Se becco il regista di questa porcheria, gli faccio un mazzo tanto!"

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