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giovedì 26 dicembre 2019

Ford Awards 2019: i libri






Per la prima volta dopo due anni di assenza, torna - complice la crescita dei Fordini, che cominciano a sviluppare una certa indipendenza ludica - la classifica dedicata ai romanzi passati dal Saloon nel corso degli ultimi dodici mesi: in realtà non è proprio una classifica, considerato che al contrario dei vecchi tempi dei cinque/sei libri al mese si tratta dei soli che sono passati tra le mie mani nell'ultimo anno, ma è decisamente già qualcosa.
Come se non bastasse, poi, con oggi iniziano ufficialmente i Ford Awards 2019.


MrFord


N°8: SLEEPING BEAUTIES di STEPHEN&OWEN KING

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Apre la classifica quella che, ad essere onesti, è stata una delusione. 
Il maestro del brivido, insieme al figlio Owen, porta su pagina quello che pare il copione fatto e finito di una serie televisiva, che nonostante alcune buone intuizioni si rivela poco sentito e a tratti noiosetto. Ne è dimostrazione il fatto che il tempo di lettura è stato decisamente lungo, occupando quasi quanto quello occorso per i restanti sette titoli. Non proprio il miglior titolo uscito dalla penna del buon, vecchio Steve.


N°7: ARMADA di ERNEST CLINE

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Altra posizione, altra delusione.
L'autore del mitico Player One torna al Saloon con un romanzo che ricalca l'attitudine nerd ed i riferimenti cult del precedente, ma lo fa senza lo stesso cuore, senza il trasporto che rese Player One così speciale: leggerlo è stato un pò come trovarsi di fronte la seconda stagione di una serie passata dall'essere una rivelazione ad un grosso punto di domanda, se non peggio.
Un vero peccato, perchè l'immaginario, le tematiche ed il guizzo non mancano al buon Ernest, che finisce, però, per peccare di quella presunzione da rivalsa tipica dei nerd: e questo è un male.


N°6: IL SORRISO DI JACKRABBIT di JOE LANSDALE

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Pare uno scherzo, ma anche il terzo titolo del novero ha finito per essere una mezza delusione.
Tutti i frequentatori del Saloon sanno bene quanto adori Lansdale e le sue due creature più riuscite, Hap e Leonard: i due improvvisati detectives texani hanno popolato l'Olimpo letterario fordiano negli ultimi dieci anni, accompagnando il loro autore ed invecchiando con lui, ed è fantastico leggerli battibeccare, così come sarebbe fantastico leggere una loro storia assolutamente normale, priva di omicidi, casi misteriosi da risolvere, grane da sciogliere. Eppure pare di essere giunti, e torno ai paragoni con le serie televisive, al momento in cui per l'autore è preferibile chiudere in bellezza piuttosto che trascinarsi stancamente. Hap e Leonard non lo meriterebbero.


N°5: L'ULTIMA AVVENTURA DEL PIRATA LONG JOHN SILVER di BJORN LARSSON

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Finalmente entriamo nel vivo di questa piccola classifica, e per me è un piacere farlo con una chicca nata per soddisfare gli appassionati di uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, La vera storia del pirata Long John Silver. Larsson, che pare avesse tagliato alcune parti dal romanzo, torna in pieno fan service con una sorta di racconto lungo che riporta sulla pagina il sempre mitico Barbecue alle prese con una disavventura nel suo eremo in Madagascar.
Per chi non ha letto e amato la storia dalla quale è stato estrapolato sarebbe sicuramente una lettura spiazzante, o quantomeno poco centrata, ma per i vecchi pirati del mio stampo è un modo, senza dubbio, di tornare ad incrociare la rotta di un amico, un antagonista, una versione alternativa di se stessi.


N°4: JOHN BARLEYCORN - MEMORIE ALCOLICHE di JACK LONDON

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Giunto al Saloon come prestito da parte del suocero Ford, che ormai ben conosce le escursioni alcoliche del vecchio cowboy, questo diario di memorie firmato da Jack London, uno degli autori di classici d'avventura più noti e famosi di tutti i tempi, è una riflessione a volte entusiasta e spesso più malinconica e triste del legame tra anime e menti e l'alcool, con tutti i suoi alti ed i suoi bassi, i momenti di entusiasmo sfrenato e quelli di buio totale.
Interessante come, a distanza di quasi un secolo, le dinamiche che coinvolgono chiunque sia in un certo modo legato al bere come atto sociale, intimo o di sfogo siano rimaste indicativamente le stesse, e con quanta razionalità - pur lasciandosi andare a ricordi e sentimenti - London riesca a portarle a galla: non viene suggerito o imposto nulla, quanto più che altro mostrato dall'interno.
Un viaggio di grande profondità condotto da un vero viaggiatore.


N°3: IL CONFINE di DON WINSLOW

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Uno degli autori più celebrati in questi anni al Saloon torna con l'ultimo (?) capitolo di una trilogia che ha fatto la Storia della Letteratura crime e Made in USA, iniziata con Il potere del cane e proseguita con Il cartello, entrambi vincitori del Ford Award. La vicenda di Art Keller, poliziotto della DEA che nel corso della sua carriera ha visto morire ed uccidere nel corso di una delle guerre più lunghe e sanguinose della Storia - quella ai cartelli della droga messicani -, giunge al termine tra le pagine di un romanzo più politico e riflessivo dei due precedenti ma non per questo meno potente o sentito: a prescindere dal genere, le vicende narrate - liberamente ispirate ai fatti reali, dalle evasioni del Chapo alla campagna presidenziale di Trump - tra queste pagine, così come quelle che qui hanno portato i lettori, andrebbero considerate una tappa fondamentale per ogni lettore.


N°2: CASINO TOTALE di JEAN CLAUDE IZZO

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Questo è un voto assolutamente sulla fiducia, dato che, nel momento in cui scrivo queste righe e preparo la classifica, sono giunto indicativamente a metà della lettura di questo romanzo caldo e passionale, una storia di ricordi, amicizie, amori e tradimenti che pulsa tra le vie di una Marsiglia assolata e problematica, legata a doppio filo alla natura di melting pot di una città di porto: Ugo, Manu e Fabio, figli di immigrati e cresciuti pescando, ascoltando vecchi dischi e sognando il grande salto, dopo aver passato la prima parte della loro vita percorrendo strade diverse - uno rimasto a fare il piccolo delinquente, uno a perdersi nell'ombra e per il mondo, l'altro finito a fare il poliziotto - si ritrovano nella loro città portando sulla pagina una storia malinconica, pulsante, traboccante di sensazioni forti e vive, come la pelle sudata quando si fa sesso o le risate di cuore ad una cena al tramonto in riva al mare. E' una storia tosta, che con ogni probabilità non finirà bene, ma fa sentire la vita come un bacio profondo o uno schiaffo in piena faccia. E queste storie sono sempre le mie preferite.


N°1: IL COLTELLO di JO NESBO

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Un altro degli idoli letterari indiscussi del Saloon torna in libreria con la sua creatura più nota e riuscita, il detective Harry Hole, alle prese con una vicenda che lo porterà non solo a sprofondare di nuovo sul fondo di una bottiglia di Jim Beam, ma anche al limite della follia, legata a doppio filo alla morte di uno dei personaggi cardine di tutta la sua storia. Accolto da recensioni tiepide, Il coltello è il perfetto gioco di prestigio del Nolan della pagina scritta Nesbo, che dopo aver disposto i pezzi sulla scacchiera ed aver ingannato e fuorviato il lettore almeno quattro o cinque volte rispetto alla verità sull'omicidio alla base di questo romanzo sfodera uno dei suoi colpi di genio con un paio di passaggi da brividi profondi, che parlano di radici, di amore e di futuro anche quando il futuro ci potrebbe sembrare lontano, oscuro e negato.
Il coltello forse non sarà il romanzo "migliore" della saga di Hole, ma batte talmente forte che senza ombra di dubbio dimostra di esserne il cuore. E che questo autore e questo personaggio hanno ancora tanto da dire, da vivere, da raccontare stupendoci.


MrFord


I PREMI
Miglior autore: Jo Nesbo
Miglior personaggio: Fabio Montale, Casino totale
Miglior antagonista: Svenn Finne, Il coltello
Scena cult: la riflessione di Rakel sulle radici, Il coltello
Premio "brutti, sporchi e cattivi": Long John Silver, L'ultima avventura del pirata Long John Silver
Premio stile: Jack London, John Barleycorn - Memorie alcoliche
Miglior personaggio femminile: Katrine Bratt, Il coltello
Miglior non protagonista: Nico, Il confine
Momento action: il viaggio sulla "Bestia", Il confine
Atmosfera magica: Marsiglia, Casino totale

lunedì 11 dicembre 2017

L'uomo di neve (Tomas Alfredson, UK/USA/Svezia, 2017, 119')





Tutti gli avventori del Saloon sanno benissimo quanto ami Jo Nesbo ed il suo personaggio principe, Harry Hole, detective alcolista e tormentato che, sulla pagina, ha girato il mondo e stanato serial killers in Norvegia dalla fine degli anni novanta a oggi, seguendo o quasi per età il suo creatore.
E chi segue questo vecchio cowboy conosce bene anche tutte le riserve che nutrivo a proposito di questa trasposizione cinematografica de L'uomo di neve, romanzo che lanciò il già citato Nesbo nell'Olimpo dei best sellers internazionali, in parte date dal fatto che si trattasse del settimo romanzo della saga e non del primo, in parte legate alle assurde scelte di casting - Fassbender sarà pure bravo e famoso, ma con Hole non c'entra proprio una fava secca, per non parlare della tostissima Bratt trasformata in una specie di bambolina indie -, in parte perchè se di norma il romanzo è superiore al film ispirato dallo stesso la sensazione, in questo caso, era quella di un replay del terrificante - e non in senso buono - Io sono leggenda di qualche anno fa, che da un Capolavoro della Letteratura snaturato portò sullo schermo una merda fumante.
Purtroppo, rispetto a L'uomo di neve, i timori si sono rivelati più che fondati.
Conscio, mi rendo conto, dell'influenza del romanzo, ho finito per considerare non solo assurdo l'adattamento - forzatamente cambiato per la maggior parte delle vicende narrate -, ma anche l'utilizzo dei particolari - tutti i fan di Hole sanno che il suo veleno favorito è il Jim Beam, noto bourbon americano, mentre nella pellicola il detective, che più che un alcolista pare essere vulnerabile alla bevuta facile e poco più, compare solo ed esclusivamente in compagnia di bottiglie di vodka da discount -, senza considerare il ritmo soporifero e l'intensità non pervenuta che ha trasformato Hole da personaggio ferito, tormentato ed in qualche modo romantico nel senso letterario del termine al tipico protagonista da giallo cinematografico scandinavo buono per gli appassionati di thriller da seconda serata nel weekend televisivo.
Un calvario per un appassionato come il sottoscritto che, anche se osservato cercando di rimanere all'esterno dei panni di fan della saga letteraria, finisce per risultare anonimo e privo di personalità, la più classica operazione prettamente commerciale pronta ad approfittare dello spettatore occasionale o del sentito dire senza alcun rispetto o considerazione per l'opera d'ispirazione o per l'intelligenza degli spettatori.
Un peccato mortale considerate le potenzialità di autore, serie e personaggio, che, continuo a ribadirlo, meriterebbero un'attenzione maggiore ed un panorama da piccolo schermo nella sua versione meglio curata - un nome solo: HBO -, piuttosto che trasposizioni così prive di personalità da risultare identiche a qualsiasi altra abbia regalato al pubblico uno dei registi dalla concentrazione di Valium più importante degli ultimi anni, Tomas Alfredson, che pare essere in grado di trasformare anche adrenalina pura in una bella tazza di camomilla.
Come se tutto questo non bastasse viene fornita una spiegazione assolutamente priva di originalità rispetto all'originale delle giustificazioni che muovono l'Uomo di neve, si preferisce un finale "giustizialista" e si finisce per perdere inesorabilmente il rapporto ed il legame che si stabilisce tra main charachter ed antagonista: un fallimento, dunque, su tutta la linea per quanto mi riguarda, e che porta alla delusione di aver visto, più che un film oggettivamente brutto o da incazzatura, una terribile occasione sprecata considerato il materiale dal quale si partiva.




MrFord




venerdì 11 agosto 2017

Sete (Jo Nesbo, Norvegia, 2016)




L'arrivo di un nuovo lavoro di Jo Nesbo, uno degli idoli letterari incontrastati degli ultimi anni in casa Ford - e non solo per quanto riguarda il sottoscritto - è sempre un momento quasi magico, con tanto di aspettative altissime e grande attesa - oltre alla solita discussione rispetto a chi, tra me e Julez, dovrà essere il primo a metterci mano -: con gli ultimi lavori - Sangue e neve e Sole di mezzanotte -, però, perfino il poliedrico autore norvegese aveva cominciato a dare qualche segno di stanca, probabilmente legato al successo ed alla necessità di presentare nuovi titoli a ritmo serrato presso i suoi editori in tutto il mondo.
Fortunatamente, a far respirare l'aria dei cari, vecchi tempi torna Harry Hole, il detective alcolista e caotico che ha fatto la fortuna di quest'uomo dai mille talenti, che nel corso della vita è stato calciatore nella Serie A norvegese, analista finanziario, giornalista, musicista e dunque scrittore: con Sete, infatti, riprendiamo le fila della saga del personaggio simbolo di Nesbo a tre anni dalla conclusione del capitolo precedente, Polizia, finalmente sposato con la donna della sua vita, Rakel, e tornato al tranquillo incarico di insegnante all'Accademia di polizia, lontano dall'alcool e dai guai, nonchè, ormai, quasi cinquantenne - altra grande cosa di questo charachter, il tempo che passa sulle pagine come nella realtà, considerato che sono trascorsi quasi vent'anni dalla pubblicazione del primo romanzo dedicato alle sue avventure, almeno in Norvegia -.
E come di consueto, quando entra in gioco Hole, Nesbo riesce sempre, trainato dal suo charachter favorito, a regalare tensione, emozioni, idee geniali e quel tocco da illusionista che, ai miei occhi, l'ha reso da tempo il Nolan del thriller letterario: con Sete, che rimbalza tra le allusioni della propensione alla bottiglia di Harry ed i delitti di un assassino con il quale Hole non ha ancora chiuso i conti, compiuti attraverso un rituale che ricorda i vampiri, Nesbo recupera pienamente il terreno perso con le sue ultime e più scialbe produzioni, tornando su binari solidi ed efficaci, e seppur non consegnando ai lettori il titolo migliore della saga - che, a mio parere, resta sempre La ragazza senza volto - si dimostra uno dei riferimenti per la Letteratura di genere degli anni zero e non solo.
Ancora una volta, infatti, fin dalle prime pagine ci si trova avvinti nella spirale di giochi di specchi, momenti quasi horror, riferimenti musicali e cinematografici e personaggi delineati alla perfezione tipica dei romanzi dedicati all'ispettore Hole, questa volta davvero molto vicini al sottoscritto - dal White Russian de Il grande Lebowski citato apertamente alle descrizioni efficaci e dettagliate dei movimenti di pesistica e della sensazione che porta rincorrere i propri limiti fisici attraverso lo sport - e come sempre perfetti nel delineare non solo le sfumature del protagonista - splendido nei passaggi legati alla malattia di Rakel, o al rapporto con il figlio acquisito Oleg - ma anche vecchie conoscenze come Katrine Bratt - sempre tosta e molto figa - e Truls Bernsten - credo sia un'impresa pazzesca per uno scrittore riuscire a rendere così tridimensionale ed affascinante un personaggio nato come una caricatura negativa -, o i nuovi volti Anders Wyller - che, chissà, potrebbe un giorno raccogliere, con Oleg, il testimone di Hole - e Mona Daa, giornalista d'assalto fulcro di molti giochi di prestigio del geniale Jo nel corso di questo romanzo.
E tra sangue, riferimenti ai social, alla solitudine ed alla crudeltà umana, ci si ritrova, come di consueto, con il fiato corto e la voglia di non arrivare alla conclusione, o quantomeno al momento in cui l'illusionista rivela il suo trucco: perchè le architetture di Nesbo sono così belle da vedere e vivere, che pare quasi un delitto - per l'appunto - sapere che prima o poi verranno rivelate per fare spazio ad una soluzione come di consueto spiazzante.
Resta la sete, quella di vita e di brividi, di questo protagonista imperfetto e magnetico, una sete che tutti gli irrequieti come lui - e come me - non riusciranno a tenere a bada fino alla fine dei propri giorni.
La sete che già mi fa attendere con ansia il prossimo capitolo della storia di Harry Hole.




MrFord



 

sabato 19 dicembre 2015

Scarafaggi

Autore: Jo Nesbo
Origine: Norvegia
Anno:
1998 (2015)
Editore:
Einaudi







La trama (con parole mie): Harry Hole, scomodo detective della Omicidi di Oslo divenuto celebre a causa della risoluzione del caso di un serial killer in Australia l'anno precedente, è chiamato dagli alti papaveri ed assegnato ad una missione molto particolare. A Bangkok, infatti, è stato ritrovato senza vita, probabilmente assassinato, in un motel a ore Atle Molnes, ambasciatore norvegese in Tailandia: l'importanza di chiudere in fretta e con il minor clamore possibile il caso ha fatto ricadere la scelta su Hole, che si ritroverà proiettato sotto la cappa di umidità e calore di una delle città più brulicanti al mondo, per le strade della quale si mescolano miseria e ricchezza, crimine e sogni, cultura thai ed influenze di chiunque, per fuggire o ritrovare se stesso, abbia finito per mettere radici giungendo da ogni angolo del globo.
Preso contatto con le autorità locali, Hole scoprirà che la prima e più probabile pista è quella della pedofilia, argomento in grado di creare scompiglio a Bangkok come in Norvegia, ma il sospetto sarà solo l'inizio di una lunga serie di scoperte che condurranno il detective in una direzione inaspettata ed ovviamente ad un caos che i suoi capi non potrebbero neppure immaginare.










E così, a distanza di più di cinque anni, il cerchio si è chiuso.
Ammetto che mi fa davvero strano, pensare di avere finalmente letto tutti i romanzi fino ad ora pubblicati da Jo Nesbo dedicati al detective Harry Hole, senza dubbio uno dei personaggi letterari che più ho amato nella vita.
Fa anche strano che questo, così come il precedente Il pipistrello, siano giunti in casa Ford praticamente come fossero prequel, considerato che si tratta dei primi due titoli dedicati alla saga di Hole che, ai tempi - parliamo della fine degli anni novanta, quando ancora la febbre per il thriller scandinavo non era scoppiata - non furono pubblicati in Italia.
Senza dubbio, rispetto ai successivi titoli della serie - in particolare quelli da La ragazza senza volto, vero punto di svolta nella qualità del prodotto, in poi - lo stile da illusionista di Nesbo risulta ancora acerbo e spigoloso, per quanto la mente di questo sorprendente scrittore appaia ogni volta che lo leggo come una macchina praticamente perfetta, alimentando il dubbio che lo stesso in realtà scriva i suoi romanzi al contrario, avendo bene chiara la conclusione incastrando neanche fosse in Memento tutti i pezzi che portano alla stessa un pezzo alla volta fino al principio, e Scarafaggi non rappresenta certo il titolo più rappresentativo nella saga dell'investigatore alcolista, eppure ancora una volta mi sono goduto la prosa del vecchio Jo, il suo straordinario main charachter ed una vicenda fosca e complessa inserita nella cornice appiccicosa e magica di Bangkok come fosse un film non troppo impegnato ugualmente capace di sorprendere con un almeno un paio di sequenze di grande effetto.
A prescindere, comunque, dalla trama e dalla palestra che, di fatto, Nesbo fece con i primi romanzi dedicati a Harry Hole, una delle cose più interessanti insieme all'evocazione di immagini decisamente potenti - lo stesso Harry e la giovane Runa affacciati sul traffico di Bangkok con le mani tese per catturare l'energia della città che scorre, per citare quella che mi ha colpito maggiormente - restano, come sempre, i comprimari: dalla particolare Liz, poliziotta per metà thai e per metà americana, all'appena citata Runa, che pare uscita dritta dalle adolescenze turbolente degli anni novanta, passando per Jens Brekke, Woo e soprattutto Ivar Loken, la galleria di umanità più o meno oscure con le quali incrocia il suo cammino Hole colpisce dritta al bersaglio grosso.
In particolare l'ultimo citato, con il suo passato militare ed un'aura di mistero che pare essergli cucita addosso, una scorza da Clint Eastwood in Gunny ed un sorriso sornione da Pacino, è divenuto passo dopo passo uno dei personaggi che ricorderò maggiormente dell'intera saga di Hole, in grado di prendere progressivamente vita e spessore rubando spesso e volentieri la scena perfino al protagonista, che non perderà comunque occasione di mostrare tutto il suo valore - la ricostruzione dell'intero caso nella stanza del karaoke è da antologia, così come la scelta finale rispetto al responsabile degli omicidi -.
Un cerchio che si chiude, per l'appunto.
Un pò come il mio con Harry Hole.
Anche se già so che, tra qualche anno, non resisterò alla tentazione di rileggerli tutti, questa volta in ordine cronologico.
Anche se già so che mi piacerebbe vederli, un giorno, tra le mani del Fordino una volta cresciuto, magari curioso di scoprire cosa fece tanto impazzire il suo vecchio delle vicende di un poliziotto caotico, anarchico ed alcolista che pare essere un perdente nato eppure, nonostante le cicatrici, finisce per alzarsi e vincere sempre, alla fine.
E dunque, prima o poi, mi ritroverò faccia a faccia con Nesbo, Hole, e un bicchiere.
O magari due.





MrFord





"We're on the train to Bangkok
aboard the Thailand Express
we'll hit the stops along the way
we only stop for the best."
Rush - "A passage to Bangkok" -





giovedì 14 agosto 2014

Il pipistrello

Autore: Jo Nesbo
Origine: Norvegia
Anno: 1997
 Editore: Einaudi






La trama (con parole mie): Harry Hole, giovane agente della Squadra Anticrimine di Oslo dal passato recente burrascoso a causa di un incidente in servizio, giunge a Sidney per indagare sull'omicidio di una giovane ex promessa televisiva del suo Paese da qualche anno in Australia per rifarsi una vita. Accolto dall'esuberante collega aborigeno Andrew Kensington, Hole scoprirà che dietro quello che pare un episodio isolato di violenza si nasconde in realtà un feroce e prolifico serial killer e stupratore seriale che rappresenterà la prima, vera, grande sfida della sua carriera come investigatore.
E l'estate australiana rovente e lontana per clima ed approccio ai ricordi lasciati in Norvegia farà da cornice ad un dramma d'amore e morte, una caccia all'ultimo respiro, una sfida che segnerà per sempre Harry ed i suoi demoni interiori.








Pochi personaggi, nella mia carriera di lettore - e non solo - sono riusciti a tracciare un solco profondo nel sottoscritto come e quanto Harry Hole: il detective creato dalla mente geniale e dalla penna tagliente di Jo Nesbo, ormai idolo fordiano assoluto, ha costruito negli ultimi anni un vero e proprio mito attorno alla sua figura di antieroe sconfitto e clamorosamente vincente, totalmente inaffidabile e dannato quanto inesorabilmente nato per essere presente, e proteggere chi ama anche quando il Destino conduce ad un finale amaro.
Il mio cammino incrociò quello di Hole grazie allo straordinario Il leopardo, che diede inizio ad una caccia che mi portò a recuperare le sue avventure precedenti - Il pettirosso, Nemesi, La stella del diavolo, La ragazza senza volto, L'uomo di neve - prima di tuffarmi nelle due successive: grazie, ora, ad una tardiva edizione italiana, ho finalmente avuto modo di iniziare dal principio, con quel Il pipistrello che, sul finire degli anni novanta, accese la scintilla di uno dei charachters più importanti del crime e della Letteratura recente.
Ambientato, tra l'altro, nella mia amata Australia - principalmente a Sidney, a dire il vero - questo romanzo rappresenta alla grande la palestra di quello che diverrà Nesbo meno di una decina di anni dopo, ovvero uno scrittore dal talento enorme e cristallino, mostrando al contempo un Hole giovane, impetuoso, romantico, lontano eppure clamorosamente vicino al lupo solitario con il peso del mondo sulle spalle che si imparerà a conoscere con i romanzi successivi, preda degli stessi demoni - battezzati tutti dal Jim Beam - e della voglia di vivere che, ad ogni prova cui viene sottoposto, finisce per avere la meglio sulle ragioni della morte.
Curioso quanto lo stile ancora acerbo - privo o quasi delle geometrie che renderanno i romanzi della maturità una degna rappresentazione dei giochi di prestigio nolaniani cinematografici - ed un'idea probabilmente ancora non completa delle potenzialità del protagonista contribuiscano, al contrario, alla realizzazione di un romanzo godibile e teso, che neppure il fatto di conoscere l'identità del serial killer è riuscito a sminuire - non ricordo, onestamente, in quale dei successivi titoli della serie venga citato -, concluso con un climax da urlo dalla potenza simile a quella riservata dal miglior Winslow, intriso dei gusti, dei panorami e dei sapori di un'Australia decisamente lontana dalla Norvegia dei ricordi dello stesso Hole, talmente giovane da fare quasi tenerezza - ai tempi di questa vicenda doveva avere da poco superato i trenta, nell'ultimo Polizia dovremmo essere ormai alla soglia dei cinquanta - eppure rivelato in alcuni dettagli mai più citati nel corso delle sue vicende.
Senza dubbio, conoscendo il valore delle opere successive, questo romanzo apparirà in una certa misura ingenuo ai fan dell'investigatore, eppure, avendo la possibilità di ricominciare da capo, penso sarebbe una partenza perfetta per chi si avvicina per la prima volta al vecchio Harry: per il sottoscritto, tra un "mate" ed il cognome del protagonista ribattezzato Holy - santo, proprio come il bevitore - fino al veleno scelto da ogni alcolizzato come si deve per mettersi alla prova e scatenare tutti i demoni del proprio inferno, è stato un ritorno al passato goduto dalla prima all'ultima pagina, specchio di quella che diventerà la forza di uno dei più grandi scrittori - di genere e non solo - viventi, e di uno dei charachters più straordinari che un ex calciatore, giornalista ed analista di borsa potesse inventare.
E non solo lui.
E nella morte - in tutte le sue incarnazioni, a partire dal malefico Bubbur - che insegue Harry Hole quanto e più dei suoi demoni, pronta a prendersi spesso e volentieri chi lo stesso Hole cerca di proteggere - e troppo spesso di amare - c'è tutta la struggente passione di chi vive la vita sempre e comunque, anche quando pare troppo impegnato a distruggere se stesso e quello che costruisce: è per quella stessa passione che Harry Hole è il Batman del crime.
Per quella stessa passione che non c'è pipistrello, o serpente che possa fermarlo.
Perchè anche nella sconfitta, la sua voglia di vivere è qualcosa di troppo grande per essere fermata, distrutta, resa cieca da una bottiglia, o un sorso di troppo.
Harry Hole è l'opposto dei serial killer che caccia, pronti a giocarsi tutte le carte per rischiare sempre di più, fino ad essere presi.
Harry Hole rischia per andare oltre. Per essere così leggero da volare in alto.
Più in alto di tutti.
Partendo dalle profondità degli abissi.




MrFord




"Buying bread from a man in Brussels
he was six foot four and full of muscle
I said, "Do you speak-a my language?"
he just smiled and gave me a Vegemite sandwich."
Men at work - "Down under" - 




venerdì 20 dicembre 2013

Polizia

Autore: Jo Nesbo
Origine: Norvegia
Anno: 2013
Editore: Einaudi




La trama (con parole mie): il corpo di Polizia di Oslo guidato dal nuovo Capo fresco d'insediamento Mikael Bellman è alle prese con un agghiacciante mistero che vede un serial killer uccidere brutalmente poliziotti con alle spalle un passato di casi non risolti proprio sui luoghi in cui furono perpetrati i crimini originali. Orfano di Harry Hole, storico e disequilibrato investigatore che fu per anni il cuore della sua squadra, Gunnar Hagen si ritroverà a costituire un gruppo d'emergenza da far muovere parallelamente all'indagine ad ampio spettro coordinata da Bellman: i suoi membri, tutti personaggi fondamentali della vita di Hole, dovranno raccogliere il suo testimone cercando di affrontare un nemico spietato e senza volto, pronto a colpire duro e ad ogni occasione.
Katrine Bratt, Bjorn Holm, Stale Aune e Beate Lonn si getteranno dunque sulle tracce di quello che potrebbe diventare il loro peggior nemico di sempre, mentre Truls Bernsten, caduto in digrazia anche presso il suo amico d'infanzia Mikael Bellman seguirà la vicenda il più da vicino possibile.





Se esiste un termine in grado di definire il detective Harry Hole è presente.
Perchè quest'uomo disequilibrato, sfigurato da mille battaglie dentro e fuori, con un passato da alcolizzato ed il rischio di cadere in ogni momento preda dei suoi lati più oscuri e selvaggi, fragile eppure indistruttibile, fallibile eppure incorruttibile è sempre dove dovrebbe essere, quando c'è bisogno che ci sia.
Per i suoi colleghi, la sua famiglia, perfino per i suoi nemici.
Come fu presente per Oleg, fino alla drammatica conclusione de Lo spettro.
E' talmente presente da risultare tale anche nel momento in cui la sua assenza pesa come un macigno sui destini dei vecchi compagni, intrappolati in una caccia all'uomo legata ad un serial killer che potrebbe causare la definitiva rovina perfino degli avversari che resero difficile la già complicata esistenza del commissario in passato, come il fresco di nomina capo della polizia Mikael Bellman ed il suo ex cane da guardia Truls Bernsten.
E' talmente presente da spingere oltre la predisposizione alla follia perfino la giovane allieva della Scuola di polizia Siljie Gravesen, maniacalmente decisa a seguirne le orme e l'esempio che Hole diede a tutto il Corpo grazie alla sua praticamente perfetta statistica di casi risolti.
E' talmente presente da ispirare il suo autore, il diabolico Jo Nesbo, ad unire la tecnica di narrazione perfetta del già citato Lo spettro al cuore de Il leopardo e La ragazza senza volto, mettendolo in condizione di riuscire nel miracolo di confezionare il romanzo migliore, più drammatico, teso ed emozionante della sua saga.
Paradossalmente lo stesso che vede venire meno in termini di presenza proprio il suo protagonista.
Fin dalle prime pagine, con Oleg aggrappato al ricordo dell'Odessa che fece fuoco proprio contro l'uomo che un tempo il giovane chiamava papà tornato da Hong Kong per salvarlo dalla sua tossicodipendenza e dall'accusa di omicidio dell'altrettanto giovane Gusto Hanssen e l'efferato assassinio che da inizio all'indagine sul "Macellaio dei poliziotti" proprio mentre una vita pare consumare i suoi ultimi attimi in un letto di ospedale, l'autore norvegese, ormai riferimento assoluto per il crime mondiale, tesse una tela con il piglio dello scacchista, disponendo le sue pedine senza fretta prima di cominciare a tirare le fila di trame e sottotrame con il consueto fare da illusionista, costruendo sequenze da cardiopalma tanto quanto straordinariamente dettagliate e razionali, corse contro il tempo ed il cervello ed esplosioni di cuore, addii dolenti e frammenti talmente perfetti da tornare a darmi l'impressione che Nesbo, i suoi romanzi, li possa scrivere davvero dall'ultimo al primo paragrafo.
E se Lo spettro era un ritorno oscuro e terribile nella Oslo di Hole, Polizia è il grido del demone che brama di uscire allo scoperto, di colpire e gustare una vendetta sopita per troppo, troppo tempo: un demone che vibra nel petto di un assassino, di ogni vittima, di chi si è perduto e di chi, al contrario, finisce per ritrovarsi.
E Polizia è anche una fine. La fine dell'Harry Hole che abbiamo conosciuto ed amato, accanto al quale abbiamo sofferto ed esultato, quello del Jim Beam e degli impulsi incontrollabili.
Ma Harry Hole, come ormai ben si sa, è un tipo presente.
Talmente presente da far pensare che una fine possa anche essere un inizio, che una grande squadra non è necessariamente - e non deve esserlo - perfetta, e che la commozione possa esprimere non solo dolore, ma anche speranza, come quelle lacrime involontariamente prese a scorrere sul viso di Stale Aune, o fermate appena in tempo da chi porta fuori e dentro i segni di una felicità troppo a lungo combattuta, specie quando finisce per ritrovarsela di fronte.
E' talmente presente, Harry Hole.
Talmente presente che anche quando finisce per dimenticarsi un compleanno, prima o poi ti aspetterai di vederlo arrivare sulla porta, con tutti i suoi centonovantatre centimetri di altezza, pronto ad un gioco di prestigio che possa salvare la situazione.
Del resto, la sua leggenda è legata alle statistiche perfette.
Davvero curioso, per qualcuno così lontano dalla perfezione.
Qualcuno che, però, è sempre lì, a coprirti le spalle.
Talmente presente che vorresti fosse al tuo fianco per sempre.


MrFord


"Karma police, arrest this man
he talks in maths
he buzzes like a fridge
he's like a detuned radio."

Radiohead - "Karma police" - 




venerdì 28 dicembre 2012

Ford Awards 2012: i libri


La trama (con parole mie): seconda infornata dei premi made in Saloon di fine anno, dedicata al mondo della Letteratura e alle pagine che più hanno emozionato il sottoscritto nel corso delle letture degli ultimi dodici mesi. Così come per il 2011 una parte fondamentale verrà giocata da Jo Nesbo, ormai autore simbolo del noir nonchè creatore di uno dei charachters che più amo - ed ho amato - nella mia carriera di lettore: Harry Hole.
Accanto all'alcolizzato detective norvegese troverete personaggi clamorosi usciti dalle fervide penne di Lansdale, Stevens e Bunker, ma anche l'orrore di una realtà che non ha bisogno di alcuno scrittore per essere deformata e terrificante.


N° 10: Serial killer - Storie di ossessione omicida di Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi


Il 2012 è stato senza dubbio, almeno per quanto riguarda le letture, segnato dal grande ritorno di fiamma della passione che lega il sottoscritto alle figure dei serial killers, che torneremo ad incontrare anche nelle posizioni più alte della classifica: pur non essendo un saggio da studio approfondito il lavoro di Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi appassiona e sconvolge accompagnando il lettore attraverso una galleria di alcune delle più - e meno - note personalità del mondo degli omicidi seriali che la nostra epoca - e non solo - abbia conosciuto.
Da Jack lo Squartatore a Jeffrey Dahmer, pagine che non si dimenticano, e ricordano quanto profonda possa essere l'oscurità dell'animo umano.



N° 9: Anche i poeti uccidono di Victor Gischler 


Il pupillo di Joe Lansdale nonchè il Tarantino del noir americano Victor Gischler piazza una zampata da top ten anche quest'anno grazie al suo romanzo migliore, una storia avvincente che mescola la realtà universitaria a quella delle gang e del traffico di droga: personaggi al limite del grottesco, sangue a fiumi, ironia e sesso per un cocktail esplosivo e divertentissimo.
Jay Morgan, un pò Lebowski e un pò Hank Moody, prende per mano il lettore - pur se non proprio volontariamente - e lo trasporta in un mondo che nasconde più di quanto non ci si possa aspettare da un branco di scribacchini che pensano di essere i Rimbaud del nuovo millennio.


N° 8: L'uomo di neve di Jo Nesbo 


Ed ecco che, per il secondo anno consecutivo, inizia il Nesbo-show.
L'uomo di neve, forse il romanzo più importante a livello narrativo della saga di Harry Hole, ha patito in materia di suspance il fatto che avessi letto in precedenza il successivo Il leopardo e dunque svelato il mistero dell'identità del più terrificante avversario che l'investigatore abbia mai incontrato praticamente da subito, eppure l'escalation della tensione ed il drammatico confronto tra due nemici giurati come il detective dedito all'alcool ed il serial killer che lega la sua esistenza ad inquietanti pupazzi di neve sono da antologia, così come l'intreccio e l'evoluzione della storia anche umana del protagonista.


N° 7: Mr. Nice di Howard Marks 


Scoperto grazie al mio fratellino Dembo, Mr. Nice è stata una delle sorprese più piacevoli dell'anno: l'autobiografia di quello che è stato uno dei pionieri del traffico di droghe leggere, esploratore della vita oltre che del mondo, passato dalle spiagge assolate di Spagna alla prigione federale di Terre Haute, uno degli istituti correzionali più duri degli States, dal Galles bagnato dalla pioggia alle valli dell'Afghanistan dove si produce l'hashish migliore del mondo, scopriamo il ritratto di quello che, più che come un criminale, appare come un ribelle, un innovatore, un vero e proprio talento messo al servizio della vita e della volontà di viverla - e goderne - fino in fondo. Cultissimo.


N° 6: Cane mangia cane di Edward Bunker


Il vecchio leone ed indimenticato Bunk torna finalmente al Saloon con l'ultimo romanzo che mancava al sottoscritto per completare la sua opera: una storia durissima e terribile, con tre protagonisti segnati dalla violenza ed uniti fin dall'infanzia dalla volontà di sopravvivere e dalla forza sputata in faccia al mondo per uscire dal riformatorio prima e dal carcere poi.
Il lato oscuro di quel Capolavoro che fu Come una bestia feroce, una corsa contromano che non fa sconti a nessuno e spinge tutto al limite, fino a lasciare, se tutto va bene, senza fiato.
Non aspettatevi speranza: qui tutto soffoca nel sangue.


N° 5: In fondo alla palude di Joe R. Lansdale


E non poteva mancare, in una classifica fordiana che si rispetti, un altro dei miei autori preferiti in assoluto: Joe Lansdale, che in attesa di una nuova avventura degli impareggiabili Hap e Leonard mi regala il recupero di quello che, forse, è il suo romanzo più maturo e profondo.
Una storia che lega famiglia, razzismo, gusto per il noir e ad una vicenda appassionante con due protagonisti splendidi ad un finale magnifico, il corrispettivo letterario di quello che è stato, in materia di serie tv, quello di Six feet under. Meraviglioso.


N° 4: Sotto il vulcano di Malcolm Lawry


Un'epopea. Un'esperienza. Una visione. Questo è Sotto il vulcano, Capolavoro di Malcolm Lawry scoperto grazie a mio fratello e divenuto un vero e proprio cult della mia intera esistenza di lettore.
Un romanzo che è una vera e propria Odissea sotto l'effetto di una sbronza che pare non finire mai - ma attenzione, è solo un'impressione -, il confronto con un vulcano che, prima di essere fuori, è dentro di noi, con il fuoco della passione che ribolle e ci consuma se non impariamo a domarlo. 
O non moriamo nel tentativo.
Una delle letture più impegnative della mia vita, ma la potenza di alcune pagine è talmente spropositata da valere qualsiasi fatica. 


N° 3: Lo spettro di Jo Nesbo


Nesbo show, parte due. L'ultimo romanzo - per ora - della saga di Harry Hole è una discesa agli inferi come l'ex poliziotto non aveva mai affrontato neppure scontrandosi con le peggiori tra le sue nemesi.
Questa volta di fronte a lui c'è Oleg, il bambino della donna che più ha amato nella vita, praticamente considerato un figlio, divenuto adolescente, tossico ed accusato di omicidio.
Oleg delle interminabili partite a Tetris. Oleg dei pattini da ghiaccio.
Oleg che ora si buca, e stringe in mano una pistola.
Il romanzo più glaciale della serie dedicata a Hole, eppure il più profondo ed emozionante.


N° 2: Io ti troverò di Shane Stevens


Credo non mi sia mai capitato di incrociare il cammino di un romanzo come Io ti troverò se non con uno dei Capolavori indiscussi della pagina scritta, Il profumo di Patrick Suskind, uno dei libri più importanti della mia formazione: Thomas Bishop, personaggio incredibile, serial killer efferato, figlio della violenza e profeta della violenza stessa, è al centro di una matassa di eventi che coinvolgono politici, giornalisti, investigatori, vittime e carnefici. Un viaggio attraverso gli USA che unisce Tutti gli uomini del Presidente a Il silenzio degli innocenti.
Come se tutto questo non bastasse, dietro le gesta del protagonista troviamo una riflessione profondissima sul concetto di pena di morte e di pietà.


N° 1: La ragazza senza volto di Jo Nesbo


Nesbo show, parte terza.
Per il secondo anno consecutivo, l'autore norvegese conquista il gradino più alto del podio con il romanzo che ha segnato il passaggio della saga di Hole dallo status di cult a quello di assoluta pietra miliare.
La vicenda di Mali Spasitelj, il Piccolo redentore, è di quelle da pelle d'oca e tensione costante dall'inizio alla fine, per una storia triste eppure non priva di speranza che pare uscita dalle note di un pezzo dolente di De Andrè. Un romanzo che è una corsa contro il tempo in bilico sui sottilissimi fili dell'amore e della vendetta, e che trova in Harry Hole l'interprete perfetto: chi, del resto, più di un'anima perduta come la sua, può comprendere il significato di redenzione?
Se non un Capolavoro, poco ci manca.


I PREMI

Miglior autore: Jo Nesbo
Miglior personaggio: Thomas Bishop, Io ti troverò
Miglior antagonista: L'uomo di neve, L'uomo di neve
Scena cult: Harry Hole fronteggia Oleg, Lo spettro e l'epilogo di In fondo alla palude
Premio "brutti, sporchi e cattivi": Mad Dog McCain, Cane mangia cane
Premio stile: Howard Marks, Mr. Nice
Miglior personaggio femminile: Yvonne Constable, Sotto il vulcano
Miglior non protagonista: Mali Spasitelj, La ragazza senza volto
Momento action:Troy e Diesel nell'ultima rapina, Cane mangia cane
Atmosfera magica: il Messico delle sbronze e delle corride, Sotto il vulcano


"Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti: 
a redimere il mondo, gli serve pensare,
il tuo sangue può certo bastare."
Fabrizio De Andrè - "Via della croce" -
 

mercoledì 1 agosto 2012

Lo spettro

Autore: Jo Nesbo
Origine: Norvegia
Anno: 2011
Editore:
Einaudi




La trama (con parole mie):  sono passati tre anni dall'ultima volta in cui Harry Hole è stato a Oslo. Tre anni dalle vicende narrate tra le pagine de Il leopardo. L'ex poliziotto è fuggito, si è lasciato alle spalle l'alcolismo ed una vita a combattere e perdere chi ama per crogiolarsi nella solitudine ritagliata tra le moltitudini di vite di Hong Kong, addetto al recupero crediti.
Tre lunghi anni. Oslo è cambiata, Oslo è sempre uguale.
Harry Hole è tornato.
Perchè in città c'è un nuovo re della droga, un uomo misterioso che si dice vaghi per le strade come un fantasma, un reduce di troppe battaglie - proprio come Harry - forgiato dalla Siberia e dalle sue regole ferree, soprattutto nel mondo del crimine.
Perchè la polizia ha cambiato assetto, ed i suoi vecchi amici sono ormai ingranaggi di un sistema che pare senz'anima.
Perchè ci sono spettri da mettere a tacere, una volta per tutte.
Oppure niente di tutto questo.
Harry Hole è tornato in città perchè quello che considera un figlio ha bisogno di lui.
Oleg, il suo Oleg, ormai diciottenne, è accusato di omicidio.




Jo Nesbo.
Poco più di un anno fa questo nome mi sarebbe passato attraverso come un fantasma.
Lo spettro di una letteratura di stampo crime - quella scandinava - salita agli onori della cronaca negli ultimi anni, spinta dal successo mondiale della trilogia "interrotta" di Stieg Larsson eppure troppo algida, lontana, quasi consunta.
Quei titoli buoni per l'estate, da leggere in spiaggia sognando il refrigerio delle grandi capitali del paradiso apparente che è il Nord Europa e da dimenticarsi tra le onde, come un'avventura estiva senza troppi coinvolgimenti.
Poi, quasi per caso, decisi di affrontare Il leopardo.
E scoprii sulla pelle che quel fantasma sapeva graffiare ed affondare i denti in profondità, lasciando segni nel corpo e nell'anima dei suoi lettori quanto sulla pelle del suo incredibile, eccezionale protagonista: Harry Hole.
Poliziotto anticonvenzionale, investigatore alla ricerca di se stesso, alcolista senza speranza, un "solitary man" destinato al fallimento quanto alla presenza, quasi un contrappasso dantesco.
Esserci sempre, eppure non esserci mai.
Come un fantasma, per l'appunto.
E come se non bastasse, uno stile clamoroso: chirurgico, razionale, in perfetto stile da illusionista nolaniano - pensando al Cinema -, eppure sofferto, ribollente, gonfio, pronto ad esplodere come il peggiore degli hangover.
Negli ultimi dodici mesi ho recuperato, uno dopo l'altro, tutti i precedenti capitoli della saga dedicata al Commissario Hole, affondando nelle sue quasi radici - purtroppo in Italia ancora restano inediti i primi due romanzi della serie - e scoprendo la meraviglia di un crescendo da togliere il fiato, in attesa di ritrovarmi, per la prima volta, ad attendere una nuova uscita con la stessa trepidazione di un grande appuntamento sul grande schermo.
E dopo mesi in cui già sapevo della sua uscita in Norvegia e nei paesi anglosassoni, eccolo giungere finalmente anche nelle nostre librerie.
Lo spettro.
Bentornato, Harry Hole.
Bentornato nella Oslo dalla quale sei fuggito.
La Oslo delle cicatrici, del tutto cambia per non cambiare, del passato che non vorresti ritornasse.
E che desideri con tutta l'anima.
Tre anni senza un goccio.
Tre anni allontanandosi, passo dopo passo, da una vita da rappresentante della legge.
Ma tu non sei un fantasma, Harry. Non sei uno spettro.
Sei un cacciatore, un ghostbuster.
Quella tua stella di plastica da sceriffo, neanche fossimo lungo la frontiera, tornerà a chiamarti sempre e comunque, anche più forte del vecchio amico Jim Beam, sempre in agguato, sempre pronto ad attentare alla tua anima, alla mente, alla vita.
Questa volta, però, le regole sono cambiate.
Non sei qui per una caccia. Per fiutare la tua preda, e consegnarla al sistema.
Sei qui per un colpevole, e dimostrare la sua innocenza.
Sei qui per Oleg. Il tuo Oleg.
Il bambino delle sfide a Tetris sul Gameboy, il figlio del tuo grande amore, il giovane pattinatore, lo stesso che salvasti su, in cima al vertiginoso salto di Holmenkollen, nel faccia a faccia finale con L'uomo di neve.
Il bambino diventato un uomo. O quasi.
Il diciottenne che ora ha una dipendenza, proprio come te.
Il figlio dei quartieri alti di Oslo stregato da un giovane così bello da ipnotizzare e portare sulla via della perdizione: ma siamo davvero sicuri che le colpe siano tutte di Gusto?
Forse anche lui è una vittima. Del resto, è la vittima. Perchè è del suo omicidio che Oleg è accusato.
Alle loro spalle, giochi di potere tra polizia, governo ed elite criminali, maglie dell'Arsenal fieramente indossate per le strade della ricca Oslo dal record di consumo di eroina alle prese con una nuova, dirompente sostanza.
Alle loro spalle, un fantasma.
E non l'ataman, il boss di un gruppo ristretto e temibile, un "solitary man" come te, Harry.
Alle loro spalle Jo Nesbo.
Che non è un fantasma, e fa di tutto per dimostrarlo.
Tanto da ingannarci cucendoti addosso un completo di lino e tre anni di astinenza, un'apparente infallibilità neanche ci trovassimo nel pieno di un episodio di 24, in cui Jack Bauer arriverà sempre e comunque alla fine, e sbatterà i colpevoli con il culo per terra.
Ingannarci mostrando il lato di successo di Harry Hole, prima di giocare il suo jolly più sconvolgente.
Perchè Lo spettro è il libro più terribile e spietato dello scrittore norvegese.
La sfida più grande di Harry Hole.
E' un romanzo che parla di eredità, di padri e figli, di amore incondizionato ed egoismo profondo.
Di massimi sistemi, nel crimine e nel cuore. In amore e in guerra.
Ma soprattutto, è un affresco da restare senza fiato sulla dipendenza.
Il fantasma che si porta dietro il resto degli spettri.
La cacciatrice che ti illude, ghermisce, seduce, e solo quando sei convinto di essere arrivato in paradiso, sorride e ti affonda i denti nelle carni.
Altro che leopardo.
Questo è l'inferno, Harry Hole.
Quando la dipendenza più grande, l'amore, ti spinge al limite, per poi portarsi via tutto.
Lasciate ogni speranza, o voi che entrate.
Questo è l'inferno, Harry Hole.
Ed il silenzio che ti avvolge non è pace, ma il coro dei fantasmi che non riescono a tacere.


MrFord


"How can I try to explain, cause when I do it turns away again.
It's always been the same, same old story.
From the moment I could talk I was ordered to listen.
Now there's a way and I know that I have to go away.
I know I have to go."
Cat Stevens - "Father and son" -


domenica 1 aprile 2012

L'uomo di neve

Autore: Jo Nesbo
Origine: Norvegia
Editore: Piemme
Anno: 2007 (in Italia 2010)



La trama (con parole mie): Harry Hole, scomodo esponente di punta della polizia di Oslo, ormai solo nel dipartimento e privo delle presenze confortanti che furono Ellen Gjelten, Beate Lonne, Jack Halvorsen e Bjarne Moller, deve affrontare i fantasmi dell'alcolismo e l'imminente fidanzamento del suo grande amore Rakel.
Nel frattempo, una serie di donne sposate con figli comincia a sparire con la prima neve, seguendo uno schema già ripetutosi a Bergen anni prima, radicato ad eventi che tornano agli inizi degli anni ottanta ed arrivano a coinvolgere un discusso ispettore soprannominato "Pugno di ferro", importanti elementi dell'alta società, la nuova collega Katrine Bratt e soprattutto un serial killer terrificante, metodico e letale soprannominato "L'uomo di neve".
Per Hole avrà così inizio la partita più difficile della sua carriera, che lo vedrà opposto ad un assassino pronto a tutto per giungere alla fine della sua opera con Harry di fronte a lui.




Alla fine, il cerchio si è chiuso.
Dalla rivelazione che fu, la scorsa estate, Il leopardo, fino al recupero degli altri romanzi dedicati al Commissario Hole, attendevo di leggere quello che, nella vita del buon vecchio Harry, è stato il passaggio di confine definitivo verso la perdizione ed i fantasmi interiori: L'uomo di neve.
Proprio nel corso della vicenda dell'ultimo romanzo di Nesbo pubblicato in Italia - ma attendo con ansia il nuovo capitolo, già uscito in Norvegia e negli Usa e previsto per l'estate qui da noi - i riferimenti al serial killer più pericoloso che Hole abbia mai dovuto incontrare sono numerosi, dalle cicatrici lasciate nel confronto - fisiche e non - ad una delle scene più poetiche ed emozionanti dell'intera saga, con Harry di nuovo faccia a faccia con un fantasma che pare addirittura più ingombrante di quelli dell'alcolismo e del suo amore per Rakel, la donna che ha cambiato la sua vita, la donna che non avrà mai più.
L'unico rimpianto rispetto alla lettura di quest'ennesimo gioiello firmato Nesbo è stato proprio quello di aver letto in precedenza Il leopardo, ricevendo un aiuto indiretto rispetto all'individuazione del colpevole e alla scoperta dell'identità dell'Uomo di neve: eppure, nonostante già dalle prime pagine fosse chiaro chi sarebbe stato il vero antagonista di Hole, sono riuscito a rimanere incollato alla pagina fino alla conclusione della storia, rimanendo sul filo come se fossi all'oscuro di tutto.
Merito dello scrittore, che oltre alla sua già nota abilità di illusionista sfodera il meglio nella caratterizzazione dei personaggi secondari - da Oleg, figlio di Rakel e, in un certo senso, di Harry, alla ruvidissima Katrine Bratt, nuova collega che si scoprirà più simile, seppur più fragile, del nostro investigatore preferito - delineando una vicenda in grado di lasciare sul filo e cavalcarlo neanche ci trovassimo nel più folle dei rodei, disegnando uno degli assassini più affascinanti, terribili e spaventosi che un libro abbia mai regalato dai tempi di Jean Baptiste Grenouille.
Come se non bastasse, mai come nel corso della lettura de L'uomo di neve ho potuto saggiare con mano la progettualità di questo incredibile autore, che semina indizi di trame e sottotrame che saranno riprese nel corso del successivo - e citato per l'ennesima volta - Il leopardo nonchè, chissà, quello che potrebbe essere una futura nemesi del suo protagonista prediletto.
E proprio Hole, cresciuto dai tempi del precedente - e meraviglioso - La ragazza senza volto, più simile a un padre che non al fratello maggiore scostante dei primi romanzi della serie, si troverà minato nel profondo dal confronto con il suo nemico peggiore, un uomo che porterà all'estremo e stimolerà la sua enorme capacità di essere protettivo ed il suo spirito di sacrificio lasciandolo spossato e senza forze per poter riprendere la lotta: ripensando al loro rapporto, si potrebbe quasi dire che Harry Hole può avere vinto una battaglia, ma l'Uomo di neve si ritroverà ad aver vinto la guerra.
Senza l'Uomo di neve, chissà, forse Rakel sarebbe tornata al suo fianco, e Harry avrebbe potuto portare Oleg ad un altro concerto degli Slipknot.
Senza l'Uomo di neve Katrine Bratt avrebbe avuto ancora un padre, e chissà che il suo somigliare a Harry non l'avrebbe spinta tra le sue braccia?
Senza l'Uomo di neve non ci sarebbero stati l'oppio, l'alcool, Hong Kong, le cicatrici da portare dentro e fuori.
Eppure, grazie all'Uomo di neve, Harry è stato in grado di (ri)scoprire le gioie dell'essere padre.
Il coraggio di follie che siamo in grado di compiere soltanto per chi amiamo davvero.
La coscienza di una scelta che rende appieno il significato di pietà.
"E' più malvagio togliere la vita a chi vuole vivere, o negare la morte a chi vuole morire?", chiede ironicamente lo psicologo Stale Aune, fidato confessore di Harry.
In quel momento tutti rideranno, tranne Hole.
Lui porta dentro un mostro che ben conosce, e ne combatte altri addirittura peggiori.
Lui ha imparato che tutte le sue imperfezioni trovano senso nel proteggere, più che nella caccia e nel suo brivido.
"Io non torno mai indietro", sussurra Harry, presa coscienza che non ci sarà più nulla per lui, a Oslo.
Eppure, noi sappiamo che tornerà.
Uno come lui non può fare a meno della sua natura.
E dopo ogni scomparsa, ogni errore, ogni caduta e smarrimento, riuscirà sempre a trovare la strada che lo conduca fuori dal bosco, dall'oscurità.
Perchè è qui per proteggere chi ama.
Perchè l'unico che non proteggerà mai, sarà se stesso.
L'Uomo di neve questo lo sa bene.
Ed è per questo che non può esserci un nemico più fidato di lui.


MrFord


"Snap! your face was all it took
'cause this need ain't doin' me no good
fall on my face, but can't you see?
This fucking life is killing me."
Slipknot - "Me inside" -

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