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venerdì 22 agosto 2014

Dead city

Autore: Shane Stevens
Origine: USA
Anno: 1973
Editore:
Fazi




La trama (con parole mie): siamo nel cuore del Jersey, una delle zone storicamente in mano alle organizzazioni mafiose statunitensi. Tra Hoboken, Jersey City e tutti i piccoli centri cresciuti oltre i confini di New York giovani aspiranti picchiatori e tiratori - più tecnicamente sicari - guardano a personaggi di spicco della comunità dallo stile di Jo Zucco come ad esempi da seguire.
Charlie Flowers, ex grande promessa caduta in disgrazia ma ancora in grado di riscattarsi e Henry Strega, reduce del Vietnam in cerca di un'identità e di sicurezza, sono soltanto due tra i tanti a caricare speranze e sogni insieme alla pistola.
Il loro è un lavoro di bassa manovalanza, fatto di violenza e sporco del quale sbarazzarsi per i boss dei propri boss, ma quando la tensione tra Alexis Machine e lo stesso Zucco comincia a crescere fino a divenire insostenibile, per i due potrebbe giungere la tanto agognata occasione di una vita.
Sempre che una qualche pallottola di troppo non si metta in mezzo.






Dalle parti del Saloon, quando si tratta di Shane Stevens, ci si toglie sempre il cappello.
L'autore dell'indimenticabile Io ti troverò, schivo a qualsiasi contatto con la società e la celebrità fino alla morte, è da anni un fordiano ad honorem, di quelli da giro offerto a fine serata.
Quando Poison, al mio ultimo - ed ennesimo, direbbe il Cannibale - compleanno, sfoderò questo regalo, non potei che gioire a fronte di una nuova avventura letteraria in compagnia dell'autore newyorkese: il risultato è stato come uno dei ritorni a casa che di norma mi riserva Lansdale - altro protetto di queste parti -, coinvolgente e piacevole, eppure qualcosa, nel complesso, non ha girato come avrei voluto.
Certo, per il millenovecentosettantatre - anno della prima pubblicazione statunitense - il prodotto di Stevens risulta senza dubbio efficace, potente ed avanti con i tempi, quasi precorresse la via di Coppola e del suo Padrino - anche se l'omonimo romanzo di Puzo è datato sessantanove -, la prosa è efficace, la violenza efferata, lo spazio dedicato agli outsiders della Mafia del Jersey ed ai loro destini assolutamente perfetto - soprattutto per un sostenitore del genere Goonie a tutti i livelli come il sottoscritto -, ma qualcosa, ad ultima pagina scorsa, manca.
Forse leggere Dead City a Nuovo Millennio iniziato, con alle spalle decenni di supercult come Scarface, Carlito's Way, Donnie Brasco, I Soprano finisce inevitabilmente per ridurre l'effetto di una proposta di questo genere, che di fatto ha finito, anche rispetto al già citato e di tutt'altro livello Io ti troverò, per apparire come Bronx agli occhi di uno spettatore abituato a Quei bravi ragazzi.
Una buona proposta, onesta e con gli attributi al posto giusto, ma priva, di fatto, del guizzo in grado di renderla, di fatto, imperdibile se non per gli appassionati del genere: le vicende di Charley Flowers o Harry Strega, bassa manovalanza del crimine a metà tra il primo Rocky di Stallone ed il Ray Liotta del già citato Goodfellas destinati a rimanere dei perdenti anche all'apice della loro carriera è senza dubbio affascinante - più di quelle legate ai boss Zucco e Machine, freddi ed impersonali anche quando in preda alle passioni più selvagge -, pronta a toccare nel profondo tutti quelli abituati a farsi il culo per le briciole come la maggior parte delle persone comuni, e l'approccio di Stevens è efficace e molto vicino a quello degli aneddoti di vita vissuta, eppure nel complesso l'affresco non raggiunge neppure di striscio - come un colpo andato male, o un omicidio non compiuto - lo sconvolgimento che matura, al contrario, seguendo le vicende di Thomas Bishop.
I colpi, comunque, non mancano al tamburo di questa sputafuoco, e momenti come lo smembramento dei cadaveri dopo il lavoro compiuto o le speranze di un giovane come Strega, cui la società ha offerto solo la guerra e l'emarginazione, tutte riposte nella speranza di essere richiamato all'azione da una vacanza troppo rilassante in Florida lasciano il segno, e denotano la profonda tristezza che, anche al di fuori della Legge, avvolge chi non raggiungerà mai i vertici della catena alimentare.
In questo senso il pensiero legato a quelli dei suoi uomini visti come figli da Zucco - con tanto di riflessione su quelli che ce la faranno, e gli altri destinati al dimenticatoio, o alla morte - rimane in bilico tra la malinconia e lo sconforto, segno di tempi che, di fatto, non sono cambiati, di qualsiasi livello o professione si tratti.
Come in A proposito di Davis, è sempre uno su mille, a farcela.
E per gli altri non resta che mangiare la polvere.
O, allargando le spalle e cercando di non essere inghiottiti dagli squali, tenere i cavalli sperando di non essere mai chiamati per un lavoro troppo importante.



MrFord



"This dead city longs to be
this dead city longs to be living
is it any wonder there's squalor in the sun
with their broken schemes and their lotteries
they never get nowhere."
Patti Smith - "Dead city" - 



venerdì 28 dicembre 2012

Ford Awards 2012: i libri


La trama (con parole mie): seconda infornata dei premi made in Saloon di fine anno, dedicata al mondo della Letteratura e alle pagine che più hanno emozionato il sottoscritto nel corso delle letture degli ultimi dodici mesi. Così come per il 2011 una parte fondamentale verrà giocata da Jo Nesbo, ormai autore simbolo del noir nonchè creatore di uno dei charachters che più amo - ed ho amato - nella mia carriera di lettore: Harry Hole.
Accanto all'alcolizzato detective norvegese troverete personaggi clamorosi usciti dalle fervide penne di Lansdale, Stevens e Bunker, ma anche l'orrore di una realtà che non ha bisogno di alcuno scrittore per essere deformata e terrificante.


N° 10: Serial killer - Storie di ossessione omicida di Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi


Il 2012 è stato senza dubbio, almeno per quanto riguarda le letture, segnato dal grande ritorno di fiamma della passione che lega il sottoscritto alle figure dei serial killers, che torneremo ad incontrare anche nelle posizioni più alte della classifica: pur non essendo un saggio da studio approfondito il lavoro di Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi appassiona e sconvolge accompagnando il lettore attraverso una galleria di alcune delle più - e meno - note personalità del mondo degli omicidi seriali che la nostra epoca - e non solo - abbia conosciuto.
Da Jack lo Squartatore a Jeffrey Dahmer, pagine che non si dimenticano, e ricordano quanto profonda possa essere l'oscurità dell'animo umano.



N° 9: Anche i poeti uccidono di Victor Gischler 


Il pupillo di Joe Lansdale nonchè il Tarantino del noir americano Victor Gischler piazza una zampata da top ten anche quest'anno grazie al suo romanzo migliore, una storia avvincente che mescola la realtà universitaria a quella delle gang e del traffico di droga: personaggi al limite del grottesco, sangue a fiumi, ironia e sesso per un cocktail esplosivo e divertentissimo.
Jay Morgan, un pò Lebowski e un pò Hank Moody, prende per mano il lettore - pur se non proprio volontariamente - e lo trasporta in un mondo che nasconde più di quanto non ci si possa aspettare da un branco di scribacchini che pensano di essere i Rimbaud del nuovo millennio.


N° 8: L'uomo di neve di Jo Nesbo 


Ed ecco che, per il secondo anno consecutivo, inizia il Nesbo-show.
L'uomo di neve, forse il romanzo più importante a livello narrativo della saga di Harry Hole, ha patito in materia di suspance il fatto che avessi letto in precedenza il successivo Il leopardo e dunque svelato il mistero dell'identità del più terrificante avversario che l'investigatore abbia mai incontrato praticamente da subito, eppure l'escalation della tensione ed il drammatico confronto tra due nemici giurati come il detective dedito all'alcool ed il serial killer che lega la sua esistenza ad inquietanti pupazzi di neve sono da antologia, così come l'intreccio e l'evoluzione della storia anche umana del protagonista.


N° 7: Mr. Nice di Howard Marks 


Scoperto grazie al mio fratellino Dembo, Mr. Nice è stata una delle sorprese più piacevoli dell'anno: l'autobiografia di quello che è stato uno dei pionieri del traffico di droghe leggere, esploratore della vita oltre che del mondo, passato dalle spiagge assolate di Spagna alla prigione federale di Terre Haute, uno degli istituti correzionali più duri degli States, dal Galles bagnato dalla pioggia alle valli dell'Afghanistan dove si produce l'hashish migliore del mondo, scopriamo il ritratto di quello che, più che come un criminale, appare come un ribelle, un innovatore, un vero e proprio talento messo al servizio della vita e della volontà di viverla - e goderne - fino in fondo. Cultissimo.


N° 6: Cane mangia cane di Edward Bunker


Il vecchio leone ed indimenticato Bunk torna finalmente al Saloon con l'ultimo romanzo che mancava al sottoscritto per completare la sua opera: una storia durissima e terribile, con tre protagonisti segnati dalla violenza ed uniti fin dall'infanzia dalla volontà di sopravvivere e dalla forza sputata in faccia al mondo per uscire dal riformatorio prima e dal carcere poi.
Il lato oscuro di quel Capolavoro che fu Come una bestia feroce, una corsa contromano che non fa sconti a nessuno e spinge tutto al limite, fino a lasciare, se tutto va bene, senza fiato.
Non aspettatevi speranza: qui tutto soffoca nel sangue.


N° 5: In fondo alla palude di Joe R. Lansdale


E non poteva mancare, in una classifica fordiana che si rispetti, un altro dei miei autori preferiti in assoluto: Joe Lansdale, che in attesa di una nuova avventura degli impareggiabili Hap e Leonard mi regala il recupero di quello che, forse, è il suo romanzo più maturo e profondo.
Una storia che lega famiglia, razzismo, gusto per il noir e ad una vicenda appassionante con due protagonisti splendidi ad un finale magnifico, il corrispettivo letterario di quello che è stato, in materia di serie tv, quello di Six feet under. Meraviglioso.


N° 4: Sotto il vulcano di Malcolm Lawry


Un'epopea. Un'esperienza. Una visione. Questo è Sotto il vulcano, Capolavoro di Malcolm Lawry scoperto grazie a mio fratello e divenuto un vero e proprio cult della mia intera esistenza di lettore.
Un romanzo che è una vera e propria Odissea sotto l'effetto di una sbronza che pare non finire mai - ma attenzione, è solo un'impressione -, il confronto con un vulcano che, prima di essere fuori, è dentro di noi, con il fuoco della passione che ribolle e ci consuma se non impariamo a domarlo. 
O non moriamo nel tentativo.
Una delle letture più impegnative della mia vita, ma la potenza di alcune pagine è talmente spropositata da valere qualsiasi fatica. 


N° 3: Lo spettro di Jo Nesbo


Nesbo show, parte due. L'ultimo romanzo - per ora - della saga di Harry Hole è una discesa agli inferi come l'ex poliziotto non aveva mai affrontato neppure scontrandosi con le peggiori tra le sue nemesi.
Questa volta di fronte a lui c'è Oleg, il bambino della donna che più ha amato nella vita, praticamente considerato un figlio, divenuto adolescente, tossico ed accusato di omicidio.
Oleg delle interminabili partite a Tetris. Oleg dei pattini da ghiaccio.
Oleg che ora si buca, e stringe in mano una pistola.
Il romanzo più glaciale della serie dedicata a Hole, eppure il più profondo ed emozionante.


N° 2: Io ti troverò di Shane Stevens


Credo non mi sia mai capitato di incrociare il cammino di un romanzo come Io ti troverò se non con uno dei Capolavori indiscussi della pagina scritta, Il profumo di Patrick Suskind, uno dei libri più importanti della mia formazione: Thomas Bishop, personaggio incredibile, serial killer efferato, figlio della violenza e profeta della violenza stessa, è al centro di una matassa di eventi che coinvolgono politici, giornalisti, investigatori, vittime e carnefici. Un viaggio attraverso gli USA che unisce Tutti gli uomini del Presidente a Il silenzio degli innocenti.
Come se tutto questo non bastasse, dietro le gesta del protagonista troviamo una riflessione profondissima sul concetto di pena di morte e di pietà.


N° 1: La ragazza senza volto di Jo Nesbo


Nesbo show, parte terza.
Per il secondo anno consecutivo, l'autore norvegese conquista il gradino più alto del podio con il romanzo che ha segnato il passaggio della saga di Hole dallo status di cult a quello di assoluta pietra miliare.
La vicenda di Mali Spasitelj, il Piccolo redentore, è di quelle da pelle d'oca e tensione costante dall'inizio alla fine, per una storia triste eppure non priva di speranza che pare uscita dalle note di un pezzo dolente di De Andrè. Un romanzo che è una corsa contro il tempo in bilico sui sottilissimi fili dell'amore e della vendetta, e che trova in Harry Hole l'interprete perfetto: chi, del resto, più di un'anima perduta come la sua, può comprendere il significato di redenzione?
Se non un Capolavoro, poco ci manca.


I PREMI

Miglior autore: Jo Nesbo
Miglior personaggio: Thomas Bishop, Io ti troverò
Miglior antagonista: L'uomo di neve, L'uomo di neve
Scena cult: Harry Hole fronteggia Oleg, Lo spettro e l'epilogo di In fondo alla palude
Premio "brutti, sporchi e cattivi": Mad Dog McCain, Cane mangia cane
Premio stile: Howard Marks, Mr. Nice
Miglior personaggio femminile: Yvonne Constable, Sotto il vulcano
Miglior non protagonista: Mali Spasitelj, La ragazza senza volto
Momento action:Troy e Diesel nell'ultima rapina, Cane mangia cane
Atmosfera magica: il Messico delle sbronze e delle corride, Sotto il vulcano


"Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti: 
a redimere il mondo, gli serve pensare,
il tuo sangue può certo bastare."
Fabrizio De Andrè - "Via della croce" -
 

martedì 2 ottobre 2012

Io ti troverò

Autore: Shane Stevens
Origine: USA
Anno: 1979
Editore: Fazi


La trama (con parole mie): Thomas Bishop nasce alla fine degli anni quaranta da una gravidanza causata dallo stupro di una giovane donna il cui odio verso il genere maschile era già da tempo esploso. 
Dopo un'infanzia vissuta subendo abusi dalla madre, all'età di dieci anni il piccolo uccide la genitrice e viene internato in un istituto di igiene mentale, tra le mura del quale è destinato a rimanere fino ai venticinque.
Quando l'arrivo di un nuovo paziente alimenta le sue speranze di fuga e la convinzione di essere il figlio dello stupratore seriale Caryl Chessman si fa più radicata, Bishop mette in atto un piano che lo porterà a percorrere le strade degli Stati Uniti dalla California fino a New York, seminando il panico in tutta la nazione e mietendo una vittima dietro l'altra, in accordo alla folle crociata che intende intraprendere contro le donne, veri e propri demoni dai quali si è incaricato di liberare il mondo.
Attorno alla sua vicenda si incrociano le storie e le carriere di politici, poliziotti, criminologi, investigatori e del reporter d'assalto Adam Kenton: nessuno di loro, quando la polvere si sarà posata, sarà più lo stesso.




Esistono libri - come esistono film, del resto - talmente potenti e scomodi da essere in qualche modo ed inspiegabilmente dimenticati dal grande pubblico, quasi avessero varcato un confine che da cult renda di fatto maledetti senza neppure prenderne coscienza: Io ti troverò, romanzo del misterioso autore che si cela dietro lo pseudonimo di Shane Stevens, ormai da decenni sparito dai radar della letteratura e non solo - pare abbia deciso di svanire agli inizi degli anni ottanta -, è un esempio perfetto della categoria.
Titolo di riferimento di autori come Ellroy o King - si dice che l'ispirazione per La metà oscura venne proprio dal personaggio di Stevens -, quest'opera titanica ed agghiacciante è senza dubbio uno dei ritratti più spaventosi mai scritti della psicologia criminale, in particolare quella del serial killer, pur rimanendo in un ambito di fiction - anche se non mancano i riferimenti reali, come l'utilizzo della figura di Caryl Chessman, divenuto celebre come "Il bandito della luce rossa", stupratore seriale attivo negli anni quaranta e giustiziato nel 1960 a San Quentin -: Thomas Bishop, spietato "cacciatore di demoni" continuamente celato da nuove identità nel corso della sua peregrinazione attraverso gli USA con la missione di sterminare tutte le donne del mondo, è riuscito nell'arduo compito di ricordare al sottoscritto il più grande serial killer che la letteratura abbia mai concepito, il Jean-Baptiste Grenouille del Capolavoro di Patrick Suskind Il profumo.
La prosa ed il piglio di Stevens, però, non sono lirici e maestosi come quelli che guidarono la mano dell'autore tedesco, quanto più legati all'immaginario di rottura che mosse molte correnti narrative negli States dello scandalo Watergate, del Vietnam e degli anni delle contestazioni - Zodiac e Tutti gli uomini del presidente sono stati davanti ai miei occhi durante la lettura almeno quanto Il silenzio degli innocenti e Manhunter -, chirurgici ed estremamente crudi - spesso i resoconti degli omicidi di Bishop sono corredati da dettagli che, ora come ora, creerebbero immediatamente scandalo e clamore attorno ad una proposta di questo tipo distribuita da una qualsiasi major -, nonchè concentrati su decine di personaggi e sulle vicende che la scia di sangue lasciata da Bishop finisce per scatenare anche a sua insaputa.
In questo senso, il respiro di Io ti troverò si estende come un orizzonte addirittura troppo ampio, con linee narrative che paiono perdersi ed altre che finiscono per assumere dimensioni molto maggiori di quanto non ci si sarebbe aspettato, dipingendo un affresco che, pur differente nel contesto e forse meno coeso nella sua "presenza", è riuscito a ricordarmi quello del Capolavoro di Don Winslow Il potere del cane, uno dei dieci romanzi fordiani della vita.
Ma mettendo da parte l'aspetto tecnico ed i riferimenti indotti dal testo di Stevens, resterebbe davvero moltissimo da dire a proposito della componente emotiva del ritratto che lo scrittore fornisce rispetto al suo protagonista Thomas Bishop, nella prima parte di fatto narrando la sua scoperta del mondo che fino ai venticinque anni ha potuto conoscere solo ed esclusivamente dalla televisione e dalla radio e nella seconda grazie all'indagine giornalistica di Adam Kenton, suo antagonista principale nonchè specchio "sano" rispetto alla devozione per la propria causa: perchè così come Bishop è consacrato alla sua missione di distruttore di vite e di "demoni", così Kenton lo è per il giornalismo e la verità venuta a galla grazie alle indagini di professionisti come lui, riferendosi agli eventi reali del Watergate che portarono alle dimissioni di Nixon così come a storie solamente letterarie come quella del senatore Stoner, che cavalcando l'onda del terrore seminato dal killer che si crede figlio di Chessman trova una via per giungere sulle prime pagine dei quotidiani nazionali garantendosi un futuro al Congresso - e, chissà, forse anche alla Presidenza - grazie alla sua posizione sulla pena di morte.
Proprio la pena capitale diviene uno dei punti focali del romanzo, mettendo il lettore a confronto con i concetti di Giustizia e di Vendetta di fronte all'orrore provocato dalle macabre gesta dell'assassino almeno quanto quelli di sanità e malattia mentale in grado di rendere lo stesso Bishop ad un tempo lupo ed agnello: cosa sarebbe accaduto se il piccolo Thomas non fosse stato allevato subendo l'odio ed i maltrattamenti estremi della madre? La sua crociata contro le donne e gli orribili delitti che il personaggio compie nella maggior parte delle quasi ottocento pagine del libro sono un'espressione della sua malattia o il segno di una crudeltà senza ritorno, di un Male assoluto che va oltre il disagio mentale?
Saremmo in grado noi, all'interno di vicende di questa portata, di rimanere lucidi ed affidarci ad alti concetti legislativi, o non vorremmo altro che mettere le mani al collo del mostro, e porre fine alla sua esistenza?
E questo stesso atto sarebbe espressione di pietà, o una vittoria contro qualcosa che non dovrebbe appartenere al nostro mondo?
Il confronto tra Kenton e Bishop, da questo punto di vista, è una vera e propria bomba pronta ad esplodere nel cuore dello spettatore.
Una mano che stringe la mano che strinse un coltello la cui lama pose fine a decine e decine di vite.
Quale sarà la scelta di quella mano?
Sarà la mano della Giustizia? Quella di un mostro? Quella di un uomo? O di un bambino?
Sarà aperta o chiusa?
La risposta l'abbiamo dentro.
Ma non è detto che sia facile o confortante scoprirla.


MrFord


"Everybody hates me now, so fuck it
blood's on my face and my hands, and i
don't know why im not afraid to cry
but thats none of your business
whose life is it? Get it? See it? Feel it? Eat it?
spin it around so i can spit in its face
I wanna leave without a trace
cuz i dont wanna die in this place."
Slipknot - "People=shit" -


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