
L'estate prosegue, e così le visioni del Saloon e dei suoi occupanti, tornate ad un numero quasi da tempi antichi rispetto allo standard che, negli ultimi mesi, mi ha visto sicuramente piuttosto distante sia dal piccolo che dal grande schermo: certo, l'epoca d'oro in cui non c'era giorno senza che un film - se non due - passassero da queste parti accompagnati da almeno un paio di episodi di qualche serie è lontana, ma di tanto in tanto è bello nuotare tra le onde che mi hanno portato fino a qui.
MrFord
SUBURRA - STAGIONE 2 (Netflix, Italia, 2019)

Spinti dalla curiosità e dalle impressioni positive della prima stagione - e complice Alessandro Borghi -, in casa Ford abbiamo pensato bene di metterci subito in pari con le vicende di Aureliano, Spadino e Lele, i tre giovani protagonisti di Suburra: a due anni di distanza dal primo giro di giostra i personaggi crescono e cambiano - forse troppo in fretta, considerati i tre mesi che separano nel tempo di narrazione le vicende delle due stagioni, e che rendono soprattutto i primi due episodi piuttosto spiazzanti -, cercano il tiro e lo trovano recuperando terreno andando verso un finale che apre nuovi scenari nelle lotte di potere nella Roma sotterranea, coltivano molto bene il rapporto e le profondità di Aureliano e Spadino, portano in scena tradimenti e cambi di schieramento, sacrificano - giustamente - alcune situazioni e charachters che non erano del tutto centrati.
Certo, Gomorra è ancora molto distante, e probabilmente la caratura dei due prodotti resterà sempre differente, ma energia e sforzo - oltre ai bravissimi Borghi e Ferrara - valgono quantomeno un viaggio tra le ombre criminali - e non solo - della Capitale.
TOY STORY 4 (Josh Cooley, USA, 2019, 100')

Non è affatto semplice portare avanti un brand mantenendone la qualità, ed è ancora più complicato mantenere quella stessa qualità ad un livello clamorosamente alto. Io stesso, che ho amato in crescendo i tre capitoli precedenti di Toy Story, nutrivo qualche dubbio rispetto alla realizzazione di un quarto, ora che Andy era cresciuto e la combriccola di Woody e Buzz aveva trovato una nuova casa tra le braccia della piccola Bonnie.
Eppure, quei talentuosi bastardi di casa Pixar sono riusciti a centrare ancora una volta il bersaglio: unendo come al solito alla perfezione risate e lacrime - chiedete a Julez, che ha pianto per metà film -, introducendo un personaggio all'apparenza semplice come Forky ed un altro all'apparenza stereotipato come Gabby Gabby ribaltando poi la visione di entrambi, i figli adolescenti di Mamma Disney raccontano l'evoluzione del rapporto di una coppia che esiste dal primo lungometraggio e che viene raccontata da un'altra prospettiva, in un modo che ricorda quello portato sullo schermo da Frozen con Anna e Elsa. Non sto parlando, ovviamente, di Woody e Bo Peep - fighissima in versione Mad Max -, ma di Woody e Buzz, che nei cambiamenti che vedono il primo porsi domande ed interrogativi trovano un modo commovente e magico di chiudere - e ci starebbe - il percorso di un brand che ha fatto la Storia del Cinema d'animazione.
Un'altra chicca che può essere minacciata solo dal successo che sta raccogliendo, e che potrebbe portare le esigenze di marketing ad un numero cinque: certo, se poi ad ogni capitolo le sorprese fossero queste, ben vengano altri venti Toy Story.
STRANGER THINGS - STAGIONE 3 (Netflix, USA, 2019)

Un paio d'anni or sono, la serie rivelazione della stagione si impose come nuovo standard rispetto al trend legato alla rivalutazione e alla riproposizione come oggetto di culto degli anni ottanta e del loro immaginario - sarà anche che registi e sceneggiatori "emergenti", tutti ragazzotti tra i trenta e i quaranta, in quell'immaginario sono cresciuti -: Stranger Things, per quanto non perfetta, trovò consensi, fan e uno spazio di rilievo, che dodici mesi fa vennero messi a dura prova dalle aspettative che, almeno in parte, viziarono la season two, realizzata forse da parte degli autori con l'ansia di non deludere.
Ansia, fortunatamente, messa da parte con questa terza stagione, che riesce a trovare un equilibrio quasi perfetto tra commedia e dramma - il momento di Neverending story è un gioiellino - e porta in scena quella che, forse, è per ora la vetta raggiunta dalla produzione, quasi come se i giovani protagonisti si fossero scrollati dalle spalle il peso di dover essere per forza qualcosa a prescindere da chi in realtà siano: e tra tormenti d'amore, battaglie da film fantasy, una buona dose di Guerra Fredda, lacrime da giovani e da adulti - bellissima la lettera di Hopper a Undi, che mi ha fatto "tornare al futuro" immaginando quando la Fordina arriverà all'adolescenza - il viaggio cui assistiamo è un mix perfetto di quello che erano, sono e saranno sempre gli anni ottanta senza che il tutto suoni come qualcosa di necessariamente nostalgico, ma apra una porta - che dovrà essere lasciata aperta dieci centimetri - per le nuove generazioni.
Perchè in fondo è giusto così. Fa parte della vita.

