giovedì 1 novembre 2012

The wedding party

Regia: Leslye Ledland
Origine: USA
Anno: 2012
Durata:
87'




La trama (con parole mie): Regan, Becky, Gena e Katie sono state compagne di liceo ormai quindici anni fa, e benchè le loro vite e carriere le abbiano portate su diversi binari - ed in diverse città -, non hanno mai perso i contatti. Quando Becky, la meno attraente del gruppo, annuncia il suo matrimonio, le sue vecchie "partners in crime" approfittano per una reunion che dovrebbe rispolverare la loro capacità di mettersi nei guai, oltre alla possibilità di togliersi qualche sassolino nelle scarpe rispetto ad ex scomodi ed un passato che si fa sempre più distante: e così, in effetti, è, tanto che Regan, Gena e Katie riescono a trasformare la notte prima delle nozze in una vera e propria sarabanda di caos, vestiti da riparare e rapporti sempre più incasinati con alcool, droghe ed ovviamente gli esponenti dell'altro sesso.





Ultimamente è capitato spesso che le impressioni - negative o positive che fossero - maturate negli episodi della rubrica che condivido con quello scellerato del mio antagonista Cannibale fossero inesorabilmente contraddette dalla visione, finendo per sorprendermi scatenando bottigliate o elogi inattesi: non è il caso di The wedding party, bollato come deludente prima e confermatosi tale dopo senza troppe attenuanti.
La pellicola di Leslye Ledland, che vorrebbe cavalcare l'onda del nuovo genere "una notte da leoni" sulle orme del discreto Le amiche della sposa dello scorso anno, infatti, nonostante dal primo all'ultimo minuto si dibatta per divertire ed appassionare il pubblico porta a casa lo stesso risultato di una figa di legno al Saloon, ovvero un cocktail annacquato e tanti saluti.
L'idea ormai inflazionata dell'addio al celibato/nubilato trasformato in un'avventura ai limiti del grottesco, infatti, comincia a stare stretta alla mia sopportazione, specie se mal gestita: i cialtroni del già indirettamente citato Una notte da leoni, dalla loro, oltre alla freschezza della proposta, avevano l'escamotage narrativo dei ricordi cancellati dalla droga da stupro, mentre il gruppetto di casiniste formato da Kirsten Dunst, Lizzy Caplan - indubbiamente la mia favorita - ed Isla Fisher appare raffazzonato e poco credibile, finendo per rientrare nei clichè del peggio che un genere possa offrire senza riuscire a regalare una risata fatta come si deve, qualche passaggio memorabile o anche soltanto una recitazione che preveda dell'impegno - perfino Rebel Wilson, che non può fare affidamento sull'apparenza al contrario delle colleghe, pare più cagna maledetta delle stesse -.
Fortunatamente il minutaggio rende la visione breve e quasi indolore, sfruttando una minima percentuale di fascino esercitato sulla generazione cresciuta negli anni novanta - che, poi, oltre ad essere quella delle protagoniste, è anche la mia, a ben vedere - grazie ad un amarcord rispetto alle compilation su cassetta, ad I'm gonna be (500 miles) dei Proclaimers - storico pezzo della band scozzese che fu colonna sonora del bellissimo Benny e Joon, uno dei cult "da coppia" dei tempi - e all'idea che prima o poi le cose in sospeso possono avere la possibilità di essere sistemate, in un modo o nell'altro.
Ovviamente anche l'alcool aiuta The wedding party a suonare più piacevole di quanto in realtà non sia - sicuramente non si può dire che il trio di casiniste allo sbando nella notte precedente al matrimonio di Becky non sia perfetto per i ritmi del Saloon -, eppure da una pellicola che sulla carta avrebbe potuto essere una risposta in rosa all'Apatow style era lecito aspettarsi decisamente di più sotto quasi tutti i punti di vista - anche della logica, dato che l'azione è quasi tutta sviluppata durante la notte prima del matrimonio, e pare che New York confermi l'ipotesi di essere la città che non dorme mai in ogni occasione, dalla sarta alla madre dell'ex di Gena, già sveglia e reattiva alle quattro del mattino, che se provo ad immaginare una ex di mio figlio che si presenta alla porta a quell'ora dopo quindici anni e con il vestito da sposa di un'altra da riparare riesco solo a pensare a Julez che la incenerisce con lo sguardo o la prende direttamente a cazzotti -.
Un filmetto, dunque, da quasi dimenticare che funziona giusto giusto come riempitivo per una serata in cui davvero non avete altro da proporre al cervello per azzerare il livello di neuroni.


MrFord


"When I wake up, well I know i'm gonna be,
I'm gonna be the man who wakes up next you
when I go out, yeah I know I'm gonna be
I'm gonna be the man who goes along with you
if I get drunk, well I know I'm gonna be
I'm gonna be the man who gets drunk next to you
and if I haver up, Yeah I know I'm gonna be
I'm gonna be the man who's havering to you."
The Proclaimers - "I'm gonna be (500 miles)" -


14 commenti:

  1. ora dirò una cosa che NON fa per nulla onore al mio essere sostanzialmente femminista, certi film, volgari e pressapochisti, fatti dalle donne sono veramente zozzi in modo assurdo!
    lasciamo che il "gentil sesso" resti tale!
    eccheccazzo!

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    1. Patalice, ti dirò: quando si incontrano episodi di donne molto, molto pane e salame a me piacciono sempre - Zack e Miri di Kevin Smith, ad esempio -.
      Il problema è che, in questo caso, che non si ride, non ci si diverte e tutto assume, come dici tu, la dimensione della volgarità scadente.

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  2. lo sapevo che era na cannibalata, ne starò lontano più che volentieri... il solito cucciolo eroico

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    1. Lorant, non ti perdi nulla.
      Un pò come per la maggior parte delle proposte del Cucciolo! ;)

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  3. filmetto molto modesto, può essere più divertente giusto di un ford party :)

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    1. Di sicuro è più divertente delle cannibalate di rito! :)

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  4. credo che grazie alla tua dritta me lo risparmierò molto volentieri....

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    1. Bradipo, non ti perdi proprio nulla, tranquillo!

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  5. assolutamente d'accordo con te... ma questo già lo sapevi ;)

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    1. Frank, è sempre un piacere essere d'accordo con te!

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  6. non l'ho trovato poi così male, anche se sicuramente abbastanza volgare. A tratti è anche divertente. Un film come tanto altri sul matrimonio. Commedia leggera da vedere per non pensare

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    1. Luigi, non so. Sarà che forse mi aspettavo una cosa in stile Apatow, ma a me è parso proprio robetta.

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