venerdì 25 maggio 2012

Prima di morire, addio

Autore: Fred Vargas
Origine: Francia
Editore: Einaudi
Anno: 1994 (in Italia 2010)



La trama (con parole mie): Richard Valance, detective privato al lavoro spesso e malvolentieri per il governo francese, è contattato dal ministro Valhulbert a seguito dell'omicidio del fratello di quest'ultimo, avvenuto ad una festa nel cuore di Roma.
Coinvolti nell'intrigo sono la moglie della vittima - Laura, una donna bellissima dal passato non limpido e legato a quello dello stesso detective -, suo figlio Claude detto Claudio ed i suoi due inseparabili amici "imperatori" Tiberio e Nerone, la figlia illegittima Gabriella, il vescovo Lorenzo Vitelli, furti di schizzi risalenti al Rinascimento nella Biblioteca Vaticana ed una banda di ricettatori.
Valance, giunto da Milano per insabbiare il caso, si troverà a fronteggiare i fantasmi personali prima ancora del vero colpevole.




Da tempo il nome di Fred Vargas aleggiava come quello di una sorta di piccola leggenda in casa Ford, forte della stima che la scrittrice translalpina ispira agli appasionati di noir fin dai suoi esordi, eppure fino ad oggi, più per caso che per scelta, era mancata all'appello delle letture del sottoscritto la serie che le diede la notorietà, legata al detective Richard Valance, un uomo tutto d'un pezzo di quelli che non avrebbero sfigurato ai tempi dei Marlowe e degli Hammer.
Il risultato di questa prima esperienza è stato senz'altro positivo, nonostante le aspettative fossero decisamente più alte rispetto all'impressione fattami dal romanzo nella sua interezza: un impianto classico e ben strutturato, dai rimandi agli evergreen del genere, costruito su una galleria di personaggi dal carattere decisamente importante - dai tre "imperatori" a Laura, vera e propria dark lady in pieno stile noir, fino a Lorenzo Vitelli e allo stesso protagonista - e prede - nessuno escluso - di una vicenda sordida e passionale, degna del caldo soffocante che pare traspirare dalle pagine dedicate a Roma, città che l'autrice pare vivere in bilico almeno quanto Valance, combattuto - come per la stessa Laura - tra l'amore e l'odio, eppure non abbastanza potente per diventare un cult a tutti gli effetti.
Certo, una mole non eccessiva ed una scorrevolezza forse esagerata tolgono spessore ad un romanzo che pare un film tagliato troppo in fase di montaggio, ma resto convinto che, essendo questo il primo dei libri dedicati alle imprese del granitico Richard Valance i margini di miglioramento siano netti e consistenti: questo anche grazie all'investigatore, tipico duro dal cuore segnato di quelli che tanto piacciono al sottoscritto, lupo solitario pronto ad azzannare ma altrettanto a riconoscere i suoi errori e rialzarsi dopo ogni ferita subita.
E' proprio attorno a lui che ruotano i momenti migliori della vicenda, quando la temperatura si alza e pare che l'atmosfera torrida passi attraverso le pagine: spalle ideali per Valance sono i tre "imperatori", Claude e i suoi due amici Tiberio e Nerone, francesi ribattezzatisi italiani, e ancor più romani, innamorati di Laura e pronti a prendersi qualsiasi rischio e colpa al suo posto, solidali l'uno all'altro quanto e più dei fratelli, eccentrici e scombinati, ciechi eppure illuminati.
Giovani bohemienne solo apparentemente spocchiosi e giusto un poco radical chic, ottimi compagni di scorribande e bevute ed ancora migliori come nemici, pronti a stringersi l'un l'altro, vegliarsi da "morti", fare muro compatto contro chi minaccia la loro famiglia: è un peccato pensare di non ritrovarli ad essere fulcro delle vicende future narrate dalla Vargas, nonostante la presenza che è una garanzia del detective.
Resta il concetto di Famiglia, al centro di questo piccolo congegno ad orologeria arroventato: più che la lotta perchè la stessa sopravviva, il tentativo estremo di entrarci di qualcuno che pensava di averla in pugno e la resistenza al farsi coinvolgere di qualcun'altro che, al contrario, si è mosso ogni giorno della sua esistenza per evitare di finirci dentro.
Quando in realtà già sapeva, in cuor suo, che non c'è un posto migliore di quello, dove stare.
Un pò come quando, in una città che non è la tua, esci dal tempo e dallo spazio, e ti senti a casa.


MrFord


"Quanto sei grande Roma quand'e' er tramonto
quando l'arancia rosseggia
ancora sui sette colli
e le finestre so' tanti occhi,
che te sembrano d: quanto sei bella."
Antonello Venditti - "Roma capoccia" -


8 commenti:

  1. non è il migliore. io preferisco la serie di adamsberg. però venditti sul finale no, dai! :-)

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    1. Ciku, vedrò di recuperare anche quella.
      In fondo Vargas è una materia tutta da scoprire, per il sottoscritto. ;)

      Dai, che Venditti ci stava, con tutto quel parlare di Roma! :)

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  2. con venditti hai toccato veramente il fordo, volevo dire il fondo! :D

    meno male che il titolo sa di commiato: addio, white russian. non ci mancherai!
    ahahahah

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    1. Venditti l'ho messo apposta perchè so che lo ami tantissimo! Ahahahahahah! ;)

      E poi hai poco da ridere, che senza di me resti senza antagonista! :)

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  3. Sai che è uno dei pochissimi della Vargas che non ho ancora letto? Cmq quoto ciku, la serie di Adamsberg -lo spalatore di nuvole- è una bomba e lui è davvero un fenomeno!
    Della Vargas apprezzo i dettagli faunistici e storico medievali molto presenti in ogni suo romanzo, nel complesso non dei capolavori ma sicuramente degli ottimi libri per passare un po' di tempo.

    Venditti re fra i re.

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    1. Fratello, sai che ho iniziato con la Vargas per te, e così continuerò.
      A questo punto vedrò di recuperare anche Adamsberg, così vi farò sapere!

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  4. Irriverent Escapade25 maggio 2012 10:13

    D'accordo con Ciku rispetto a Venditti....

    Il noir e` un genere sempre molto in bilico. Racchiude una serie di diversi sentimenti e provoca innumerevoli sensazioni. La bravura di un autore noir sta proprio nel riuscire a dosare la tensione, i "fattacci" , il sangue, l'umanita' loro malgrado, di certi personaggi.
    Dalla tua recensione sembra che qui siamo sulla buona strada. Avevo visto proprio questo romanzo all`epoca dell`uscita in patria ma non mi aveva colpito in pieno; cosi' come non ha catalizzato la mia attenzione nelle librerie italiane.
    Vedro' al prossimo giro.

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    1. Irriverent, ti assicuro che ho sfoderato di molto peggio, come citazioni musicali! ;)

      Per il resto, concordo in pieno rispetto al noir: con questo romanzo la Vargas mi ha intrattenuto, più che stupirmi, ma resto fiducioso per il futuro.
      E ovviamente, attendo il nuovo Nesbo. ;)

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