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mercoledì 18 aprile 2018

Wonder (Stephen Chbosky, USA/Hong Kong, 2017, 113')





Anno dopo anno, da appassionato e spettatore ho senza dubbio - anche se il Cannibale obietterà - migliorato il mio gusto e la capacità di analisi critica rispetto ai film che vedo, nonostante a braccetto con queste due caratteristiche stia al calduccio e confortevole uno dei più grandi nemici dell'umanità: il pregiudizio.
Quando Wonder uscì in sala, mesi fa, bollai l'operazione come la solita, bieca, buonista favoletta all'ammeregana strappalacrime in grado di scatenare le bottigliate delle grandi occasioni perfino in uno spettatore pane e stelle e strisce come il sottoscritto, complici il bimbo protagonista e la sua malformazione ed una storia che ricordava molte, d'autore e non, portate alla ribalta nel corso degli anni e molto spesso di successo.
Tenuto nel cassetto per settimane e rispolverato in occasione di un pomeriggio da solo in casa con la Fordina, il lavoro di Stephen Chbosky - regista dell'amatissimo, da queste parti, Noi siamo infinito - si è rivelato una piacevole sorpresa, una piccola favola per famiglie per nulla ruffiana, attuale - analizza problematiche legate al mondo scolastico negli ultimi anni divenute materia sociale chiacchierata ed analizzata - e nonostante l'inevitabile stuzzicare di corde da lacrima facile intelligente ed in grado di toccare perfino uno stronzo in attesa del pretesto buono per distruggerlo come il sottoscritto.
Merito, forse, di una struttura "a capitoli" che permette a tutti i personaggi principali di emergere senza rubare spazio agli altri, incastrandosi quasi fossero tessere di un unico puzzle, o schegge più o meno impazzite di una famiglia che si poggia sul protagonista Auggie e si evolve a seconda delle individuali inclinazioni e caratteri, di un cast azzeccato che porta sullo schermo vicende perfettamente normali - il desiderio della felicità dei figli, l'amicizia, l'amore, l'instabilità adolescenziale, il rapporto con il mondo esterno che inizia a costruirsi dal complicato ecosistema della scuola - senza che appaiano lontane o hollywoodiane nel senso più dorato ed irrealizzabile del termine: il fatto che il catalizzatore sia un bambino come Auggie con i suoi problemi è in realtà solo un pretesto, un mezzo per portare in scena le fragilità ed i punti di forza di un'intera famiglia e delle persone che sono legate ai suoi membri, senza lungaggini o ricatti morali rivolti all'audience.
E perfino con il crescendo finale, che strizza l'occhio a tutti i grandi film dall'alto potenziale retorico eppure entrati nell'immaginario collettivo e nella cultura popolare come L'attimo fuggente o Scent of a woman, tutto scorre con naturalezza senza apparire forzato o ruffiano, alimentato addirittura da una sequenza che, da padre e da spettatore di questo film in compagnia della sua bambina, mi ha quasi commosso - lo spettacolo teatrale di Via, sorella maggiore di Auggie - pensando a quando e se dovesse capitare al sottoscritto di vedere la stessa bimba che ora si aggrappa al mio petto come se fosse il posto più sicuro del mondo muovere i primi passi nella sua giovinezza e al di fuori della propria casa.
Una sorpresa su tutta la linea, dunque, che seppur lontana dai fasti del già citato Noi siamo infinito conferma il talento di Chblosky come narratore delle inquietudini della crescita, ed un potenziale ottimo prospetto per il futuro rispetto al Cinema di formazione e da ragazzi: dalla progressiva esplosione di Auggie rispetto al mondo esterno alla bellissima sequenza della rissa al campeggio - che mi ha riportato alla mente Stand by me -, Wonder riesce nell'intento di sorprendere un pò come quando incontrate qualcuno che pensate di poter sottovalutare e prima che possiate rendervene conto quello stesso qualcuno è diventato la persona più importante della vostra vita.
Una "meraviglia" decisamente non da poco.




MrFord




 

sabato 11 febbraio 2017

Masterminds - I geni della truffa (Jared Hess, USA, 2016, 95')




Di norma, quando si tratta di affrontare i titoli che escono in sala, i film che per un motivo o per un altro stuzzicano la zona cult mia o di Julez, così come le grandi novità, vengono privilegiati rispetto alle proposte eccessivamente autoriali - che utilizzo nelle serate in cui tutti sono a nanna e resto l'ultimo baluardo di casa Ford, e finisco per non ammazzarmi con PES - o a tutti quei film classificati come riempitivi per i pomeriggi a casa con i Fordini o per le serate di stanca: Masterminds - I geni della truffa apparteneva a quest'ultima categoria.
Rimasto in standby per mesi, e passato su questi schermi con la speranza che potesse rivelarsi una commedia sguaiata e senza ritegno oppure una cosa a sorpresa profonda - come fu Pain&Gain, giusto per citare un esempio -, si è rivelata una delle perdite di tempo più clamorose di questo inizio anno: perchè nonostante il cast abbastanza di richiamo - non di valore effettivo, sia chiaro - ed una campagna pubblicitaria ai tempi dell'uscita piuttosto d'impatto che avrebbero voluto spacciarlo per una sorta di incrocio tra i Coen e The nice guys, il lavoro di Jared Hess - che pure non è l'ultimo dei cretini - è risultato volgare, inutile e stantio, così come l'ennesima conferma del fatto che, Birdman escluso, Zack Galifianakis sia uno dei cani maledetti più incredibili che la settima arte mainstream abbia regalato al pubblico di tutto il mondo in questi ultimi anni.
Archiviato il protagonista, Masterminds rappresenta uno dei punti più bassi che abbia visto raggiungere dal Cinema americano di grana grossa degli ultimi mesi ed uno dei più seri candidati alla decina del peggio dell'anno nonostante si sia ancora all'inizio dello stesso: inutile, assolutamente non divertente, chiaramente posticcio e poco coinvolgente, svogliato dall'inizio alla fine e moralmente discutibile anche a livello di messaggio - trattandosi di una storia ispirata da vicende reali -.
Se, infatti, prodotti come Prova a prendermi o I love you Philiph Morris avevano un senso legato al talento che emerge o ad una lotta contro il sistema sociale, questo Masterminds pare quasi una versione nel segno dei peggiori Cinepanettoni o del più agghiacciante Checco Zalone per dimostrare che un certo tipo di visione e di condotta sia in realtà il modello da seguire a prescindere, e la ricetta della felicità.
Un film, dunque, inutile ed assolutamente cestinabile, di quelli talmente poco significativi anche in negativo da diventare un incubo quando si tratta di scrivere un post che possa descrivere nel dettaglio la loro pochezza.
E proprio perchè in questo nuovo corso post-Bullettin non voglio perdere tempo ed energie in recensioni forzate, chiuderò semplicemente così: Masterminds è una vera merdina.
Se potete, evitatelo.
Non avrete la sensazione di aver sprecato del tempo.




MrFord



 

domenica 20 marzo 2016

Zoolander 2

Regia: Ben Stiller
Origine: USA
Anno: 2016
Durata: 102'






La trama (con parole mie): sono passati più di dieci anni da quando Derek Zoolander ed il suo rivale Hansel si sfidavano a colpi di espressioni memorabili in passerella, e mentre il primo, dopo essere diventato padre, ha visto la tragedia del crollo del suo centro per giovani che vogliono imparare a leggere e la perdita della moglie che ha condotto all'affidamento del figlio, il secondo, rimasto sfigurato nello stesso incidente, si è ritirato per dedicarsi allo yoga ed al sesso libero con il suo entourage.
Quando, però, una misteriosa minaccia legata all'uccisione delle celebrità belle in modo assurdo riporta a galla il terribile Mugatu, la posta in gioco si alza, e chiama in causa anche il giovane Derek Jr: a quel punto, sia Zoolander che Hansel dovranno tornare alla ribalta per poter sistemare le cose.
Sempre che la loro stupidità non rovini tutto.










Sono davvero dispiaciuto.
Nonostante, infatti, gli anni da radical del Cinema che riuscirono a tenermi lontano perfino dai miei amatissimi action movies, agli inizi degli Anni Zero rimasi conquistato dalla demenziale comicità del primo Zoolander, un vero e proprio spasso che ancora oggi finisco per guardare con grande soddisfazione all'occorrenza: il sospetto, all'uscita di un sequel non richiesto giunto probabilmente fuori tempo massimo, che si potesse trattare solamente di una bieca operazione commerciale, era piuttosto importante, supportato da recensioni certo non lusinghiere su questo lavoro firmato da un Ben Stiller probabilmente a caccia di denaro per un qualche progetto più autoriale e meno supportato dai grandi produttori e distributori, ma devo ammettere di aver coltivato la speranza fino alla fine.
Anzi, di averla portata a braccia fino ai titoli di coda, facendo leva sugli unici momenti davvero divertenti del film - l'utilizzo di Sting e di Kiefer Sutherland, davvero impagabili -.
Peccato che, fatta eccezione per gli stessi involontari protagonisti appena citati, tutto si risolva in una fiera del riciclo di quelle che erano state le battute fulminanti dell'originale pronte solo ed esclusivamente a svilire le figure mitiche di Zoolander, Hansel e Mugatu, divenuti parodie - in negativo - di loro stessi.
Come se non bastasse - e di bene, a Derek e Hansel, in questi anni ne ho voluto parecchio -, le gag finiscono per risultare quasi volgari neanche fossimo precipitati in un film di Seth MacFarlane - una cosa pessima in stile Un milione di modi per morire nel West, per intenderci -, le idee poche e confuse - una commedia sgangherata sulla tematica padri/figli o una sorta di bonaria presa per il culo dei film spionistici in stile 007 o Mission Impossible? -, il mordente ed il ritmo davvero scarsi, nonostante il minutaggio limitato ed una solo apparente freschezza.
Certo, le risate scappano, ma hanno tutto il sapore di un'amara presa di coscienza da parte dei fan della Magnum e del suo mitico ideatore ed esecutore, che pare essere un dinosauro fuori tempo massimo neanche fossimo in un brutto film d'azione privo di ironia: e mi fa davvero male pensare di finire per trattare Zoolander 2 come se fosse un Mortdecai qualsiasi, pronto a portare sullo schermo momenti al limite dell'imbarazzo come il tuffo del nostro Derek ancorato alle tette di Penelope Cruz neanche fossimo in un film di Greggio, ma purtroppo ci sono momenti in cui anche i nostri favoriti vanno bastonati come si deve, nella speranza che possano imparare la lezione e ripagarci in positivo al prossimo giro di bevute.
E, in tutta onestà, dopo Zoolander 2, Ben Stiller, Owen Wilson e soci mi devono davvero una sbronza con i fiocchi.
Anzi, tre: perchè a bere al mio fianco voglio assolutamente Sting e Kiefer Sutherland.




MrFord




"Her friends are so jealous
you know how bad girls get
sometimes it's not so easy
to be the teacher's pet
temptation, frustration
so bad it makes him cry
wet bus stop, she's waiting
his car is warm and dry."
The Police - "Don't stand so close to me" - 







domenica 17 gennaio 2016

No escape - Colpo di stato

Regia: John Eric Dowdle
Origine: USA
Anno:
2015
Durata:
103'






La trama (con parole mie): Jack Dwyer, esperto di sistemi di lavorazione ed estrazione dell'acqua, vola con moglie e due figlie in un paese del Sud Est asiatico a seguito del suo ingaggio presso una compagnia statunitense che da poco ha assunto il controllo delle risorse locali. 
Nell'albergo che li vede ospiti per la loro iniziale permanenza conoscono il misterioso e guascone Hammond, che pare essere un esperto delle tradizioni locali, ed un uomo con una vita avventurosa alle spalle: tutto pare tranquillo e destinato a veicolare il pur lento ambientamento della famiglia nella nuova realtà, quando ribelli pronti a riprendersi non solo il loro Paese, ma anche le sue risorse, insorgono uccidendo il Capo di stato ed assaltando la città ed in particolare l'hotel dove sanno alloggiano i nuovi dirigenti e responsabili della società che ha assunto Jack.
L'uomo e la sua famiglia, ritrovatisi al centro di un vero e proprio colpo di stato, dovranno dare fondo a tutte le loro energie e superare diversi limiti per poter tentare la fuga oltre il vicino confine vietnamita, contando solo sulle proprie forze ed all'insperato aiuto proprio di Hammond.











Ancora una volta in questo giorno speciale, dedico il post a mio figlio, Alessandro Leone, che oggi diventa un piccolo uomo di tre anni.
Sei la cosa più importante della mia vita, e come accade in questo film, non c'è nulla che non farei per proteggerti.


Il buon John Erick Dowdle dev'essere un tipo strano: nel corso della sua carriera ha spaziato da schifezze atomiche come Devil a mockumentary decisamente interessanti ed inquietanti come The Poughkeepsie Tapes, passando attraverso esperimenti affascinanti pur se non completamente riusciti come Necropolis - La città dei morti.
Onestamente, non mi sarei mai aspettato di trovarlo al timone di un'operazione di budget e richiamo senza dubbio superiori ai suoi precedenti lavori, un survival urbano di stampo action legato a due figure che, nonostante alcuni trascorsi, continuo a non vedere come riferimenti del genere come Owen Wilson e Pierce Brosnan: devo dire, però, che, con tutti i suoi limiti, questo No escape è riuscito ad intrattenermi e divertirmi discretamente, soprattutto nella sua prima metà, letteralmente volata e davvero ottima nel mostrare il terrore ed i tentativi di tirarsi fuori dalla merda di persone normali finite nel mezzo di una situazione decisamente oltre i limiti.
L'idea, poi, di sfruttare una famiglia e non un singolo individuo o una coppia riesce a tirare fuori il meglio da una situazione che prevede la lotta per la sopravvivenza mettendo sempre e comunque - come è giusto e sacrosanto che sia - prima quella dei propri figli: sequenze come il lancio da un tetto all'altro delle bambine, o le corse disperate per riunirsi allo scoppio della rivolta sono di grande effetto, e contribuiscono, soprattutto nella fetta di pubblico che sta vivendo l'esperienza genitoriale, ad alimentare l'empatia per i protagonisti e la disperata battaglia combattuta dagli stessi in modo da arrivare tutti sani e salvi - ed insieme - alla salvezza.
Certo, nonostante buoni spunti, comunque, No escape non va preso come chissà quale filmone, quanto più come un divertissement per famiglie - senza intendere, con questo, nulla di edulcorato - che con il passare dei minuti perde più di un colpo in quanto a logica - ed al panico delle prime sequenze, o alla tensione che comunicano, si passa all'inesorabile presa di coscienza di essere di fronte ad un prodotto a stelle e strisce pensato per la grande distribuzione, dunque pronto ad essere sopra le righe quel tanto che basta per risultare fin troppo, soprattutto nella parte conclusiva - ma che intrattiene e scorre rapidamente e senza colpo ferire, di fatto rappresentando un'alternativa neppure troppo malvagia e più fruibile dai non fan del genere all'action ordinaria - anche se, lo ammetto, avrei adorato vedere uno Sly o uno Schwarzenegger nel ruolo di Hammond, pronti a sgominare certo molto meglio di Pierce Brosnan l'intero esercito degli insorti da soli e senza aiuti -.
Ad ogni modo, se siete genitori, non potrà che farvi bene e stimolare istinti e riflessioni lasciarvi trasportare da questa seppur improbabile epopea, quasi una versione di grana grossa e positiva di quello che è stato mostrato qualche mese fa da Forza maggiore, pronto a toccare, a latitudini e con effetti diversi, nervi scoperti come quello legato all'istinto di sopravvivenza che ognuno di noi conserva e che, in un modo o nell'altro, viene influenzato nel momento in cui non siamo più soli a dover fare fronte al pericolo, ma accanto a qualcuno che amiamo.
Come e, si spera, più di quanto non potremo mai amare noi stessi.





MrFord





"Victim of your drives
personification of insanity
no escape
no escape
you can't control the instincts inside
never, there is no escape."
Kreator - "No escape" - 






lunedì 16 novembre 2015

Tutto può accadere a Broadway

Regia: Peter Bogdanovich
Origine: USA, Germania
Anno: 2014
Durata: 93'






La trama (con parole mie): Isabella, una giovane escort nata e cresciuta nei sobborghi di New York, si ritrova a dover trascorrere una delle sue serate di lavoro con un regista di Broadway che cela la sua identità per preservare matrimonio e tranquillità del focolare.
Lo stesso regista, dopo averla portata fuori a cena ed averle regalato una nottata indimenticabile, si offre di donarle trentamila dollari in cambio di una promessa, ovvero mollare il lavoro più antico del mondo per coltivare i suoi sogni.
Tempo dopo la stessa ragazza, trasferitasi in città per tentare di costruirsi una carriera come attrice, si ritrova ad un provino per uno spettacolo che vede l'uomo come regista e la moglie di quest'ultimo come protagonista femminile: il loro secondo incontro sarà l'innesco di una serie di coincidenze e guai sentimentali che coinvolgeranno tutto il cast.










Per quanto mi riguarda, basterebbero L'ultimo spettacolo e Paper moon per voler bene a Peter Bogdanovich, e consegnarlo in tutta onestà alla Storia del Cinema.
Sinceramente, tra le altre cose,  pensavo che ormai non avrei più rivisto in sala un suo nuovo lavoro, e che i recuperi sarebbero stati il solo modo per assaporare la sensazione di avere a che fare con un piccolo ma importantissimo pezzo della settima arte statunitense.
E invece, quasi a sorpresa, con ogni probabilità per le evidenti influenze ed apparenze alleniane, è giunto addirittura in sala nella Terra dei cachi She's so funny that way, adattato come lo avrebbe adattato un gruppo di scimmie urlatrici lasciate senza banane per settimane con Tutto può accadere a Broadway, commedia degli equivoci ambientata nel cuore dell'ambiente teatrale newyorkese in grado di accontentare tanto il pubblico più radical in cerca di uno sfizioso divertissement quanto il pubblico più generico che di Bogdanovich non conosce nulla e che, chissà, forse è finito seduto sulla poltrona pensando che dietro quello strano pseudonimo si celasse, per l'appunto, Woody Allen.
Perchè, in bilico tra jazz ed equivoci, ironia e psicanalisi, fotografie di rapporti alla deriva e di cotte destinate ad un solo, grande caos, questo film è quanto di più simile al Cinema dell'autore di Pallottole su Broadway e Manhattan si possa trovare al momento in tutto il mondo, suddetto autore compreso.
Dunque, l'apparenza di Tutto può accadere a Broadway sarà stata un vantaggio oppure no, qui al Saloon, per Bogdanovich ed i suoi?
La risposta è semplice e diretta: assolutamente sì.
L'ora e mezza di questa commedia estremamente brillante, giocata ed interpretata con leggerezza, dal cast azzeccatissimo e dalla colonna sonora smooth è scorsa come un cocktail di quelli che non si dimenticano, pronto a scivolare fin nello stomaco dando il suo colpo di grazia quando meno ce lo si aspetta, giusto prima di tornare a casa, quando ci si rialza dal tavolo e ci si accorge di non reggersi più troppo bene sulle gambe: le vicende di Isabella e di Arnold, la prima sognatrice legata a doppio filo al concetto più meraviglioso di Cinema ed il secondo inguaribile seduttore pronto a sfoderare le sue armi sempre efficaci e sempre uguali, quasi fosse un serial killer dedito allo stesso rituale - il tormentone di scoiattoli e noci è una vera chicca, per quanto "non originale" sia -, riempiono lo schermo con la giusta dose di sorrisi amari, risate sguaiate, riflessioni e tutto quello che si può chiedere ad un prodotto "alto" che, di fatto, si trasforma nell'intrattenimento puro della parte più intellettuale della settima arte.
Un intrattenimento che potrebbe rischiare di far storcere il naso tanto ai "duri e puri" quanto a chi non è abituato a questo tipo di prodotto -  e che potrebbe arrivare a definirlo verboso prima ancora che noioso - che in realtà è un omaggio al Cinema di ieri e di oggi, dalle commedie romantiche anni cinquanta ai noir, dal teatro allo slapstick, da Audrey Hepburn a Quentin Tarantino: e resto convinto che soltanto un vecchio leone come Bogdanovich, aiutato da un gruppo di attori decisamente affiatato, avrebbe potuto raccontarlo con lo stile ed il tocco giusti, senza esagerare da una o dall'altra parte.
Certo, non risulterà imperdibile o sarà un titolo destinato a spodestare Io e Annie dalle personali classifiche del cuore degli appassionati, eppure resto convinto che, se esistessero più film di questo tipo, anche un certo Cinema d'autore "hipster" osteggiato dal grande pubblico avrebbe tutti i riconoscimenti ed il rispetto che merita: in fondo, il grande schermo vende sogni pronti ad alimentare aspirazioni, ideali ed idee di persone che vengono da ogni latitudine e realtà.
E poco importa, che siano scoiattoli e noci, o noci e scoiattoli.
L'importante sarà aver vissuto quel sogno.




MrFord




"American girls are weather and noise
playing the changes for all of the boys
holding a candle right up to my hands
making me feel so incredible."
Counting Crows - "American girls" - 





giovedì 10 settembre 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): seconda settimana ufficiale dal "rientro", con i primi presunti blockbuster autunnali e le uscite di Venezia pronte a cominciare a fare capolino in sala. Purtroppo continua a fare capolino da queste parti e nella blogosfera anche Cannibal Kid, che continuo a sperare possa vincere il Macchianera e dunque ritirarsi all'apice della sua carriera di blogger.
Per fare fronte in particolare alla presenza del mio acerrimo nemico, come di consueto mi occorrerà rifugiarmi nell'alcool ed in alcune uscite che lui, ovviamente, schiferà da buon scarso intenditore di Cinema. 


"Ecco una bella ballad dedicata al mio fan numero uno, Cannibal Kid."

Fantastic 4 - I fantastici quattro

"E così quel brutto muso è Cannibal Kid!? E' proprio un mostro!"
Cannibal dice: Di questo film ne parlano tutti male e negli Usa è stato un flop clamoroso. Da una parte la cosa mi fa piacere, visto che le pellicole supereroistiche mi hanno stufato più delle recensioni di Preacher su WhiteRussian. Dall'altra mi spiace, perché il cast è composto da una serie di promettenti giovani attori come Kate Mara, Miles Teller, Michael B. Jordan, Jamie Bell e Toby Kebbell. Considerando che io e il resto del mondo sui film sui supereroi (e non solo) spesso la pensiamo al contrario, chissà allora che non avvenga qualcosa del genere pure in questo caso. Anche perché mi rifiuto di credere che questo nuovo Fantastic 4 possa essere peggio di quello uscito una decina d'anni fa.
Ford dice: i Fantastici 4 sono sempre stati tra gli eroi Marvel che meno preferivo ai tempi in cui divoravo albi senza alcun ritegno, e nonostante un cast che prometteva molto bene pare che il risultato cinematografico per Reed Richards e soci sia stato anche questa volta disastroso.
Ovviamente lo guarderò, ma per evitare di incazzarmi troppo, con le aspettative davvero al minimo.



Dove eravamo rimasti

"Hey Meryl, la tua ballad per Cannibal era proprio forte!"
Cannibal dice: Dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti a Cannibal Kid che è uno dei più grandi blogger in circolazione, mentre Ford arranca tra i peggiori. Quanto al film, il fatto che sia diretto da Jonathan Demme e sceneggiato dall'idola assoluta Diablo Cody lo pone subito in cima alle visioni della settimana. La presenza nel cast dell'insopportabile prima della classe Meryl Streep e addirittura di Rick Springfield, rockstar fallita che oggi vanta un unico fan (Mr. Ford) abbassano però, e di parecchio, le aspettative. Di Diablo Cody ho apprezzato tutto, da Juno a Young Adult, passando per la serie tv United States of Tara e persino per lo spernacchiato Jennifer's Body. Spero che questa non sia la prima delusione che mi regala.
Ford dice: io ho sempre voluto un gran bene a Jonathan Demme, Diablo Cody è rock, Rick Springfield mitico, eppure dal trailer di questo film posso trarre solo le conclusioni peggiori, ovvero che si tratti della solita, bieca operazione per spingere l'insopportabile Streep verso un'altra inutile nomination all'Oscar, giusto per fare presenza.
Credo lo lascerò al mio rivale, che penso possa detestare la vecchia Meryl anche più del sottoscritto.



Metamorfosi

"Ma quale Cannibal!? Ai Macchianera vinco io!"
Cannibal dice: Questo è il vero film della settimana. Il documentario sull'esperienza di Fabrizio Corona durante i servizi sociali si preannuncia come l'evento “cinematografico” più trash dai tempi del “film” Troppo belli con Costantino e quell'altro di cui non ricordo più il nome. La classifica del peggio dell'anno reclama una visione di questa pellicola, che così potrebbe dare del filo da torcere ai lavori con Schwarzy tanto osannati su WhiteRussian.
Ford dice: se non fosse che difficilmente muoverò anche solo un dito sulla tastiera per cercarlo, probabilmente questo si rivelerà il titolo horror più importante dell'anno.
Pensare ad un documentario incentrato su Fabrizio Corona è da brividi almeno quanto le valutazioni cinematografiche di Peppa Kid.




Self/less

"Forse sarebbe stato meglio bere un White Russian, invece della tisana di Katniss Kid!"
Cannibal dice: Il regista Tarsem non mi piace. Il cast composto dall'inespressivo Ryan Reynolds, dal sopravvalutato Ben Kingsley e dalla pessima Natalie Martinez, che si è segnalata in negativo in serie come Under the Dome e Secrets and Lies, non mi piace. Ford non mi piace. E anche se quest'ultima cosa non c'entra niente, mi piaceva dirla.
Ford dice: ennesimo filmetto inutile di un regista che non mi ha mai coinvolto, con protagonista uno degli attori più cani del panorama statunitense che per l'occasione sfoggia una spalla illustre che, nonostante tutto, sotto sotto non ho mai sopportato.
Come se non bastasse, la trama sembra la solita mistura di generi un po' "do cojo cojo" ed il trailer non è accattivante neanche per sbaglio.
Ci manca giusto il Cannibale nel cast, ed il titolo di schifezza del mese è garantito.



No Escape - Colpo di stato

"Te l'avevo detto, di non fare incazzare Ford!"
Cannibal dice: Owen Wilson in versione action hero mi sembra più improbabile di me in versione action hero. Questo thrillerone d'azione sfoggia inoltre nel cast l'odioso Pierce Brosnan e pare un'americanata grande come una casa. Si chiamerà anche No Escape, ma a me ha fatto venire una gran voglia di scappare. Manco ci fosse un Mr. Ford in avvicinamento.
Ford dice: Owen Wilson mi sta simpatico. Da sempre. Ma come action hero è quasi meno credibile del mio scomodo co-conduttore.
Trailer ancora una volta pessimo, Pierce Brosnan a peggiorare la situazione, roba di grana grossa per nulla divertente come piace a me.
Qui c'è da pianificare un escape con i fiocchi per evitarlo.




Sangue del mio sangue

"Ci sono Cannibal e Ford, quei due blasfemi. Preghiamo tutti insieme."
Cannibal dice: Marco Bellocchio è un autore troppo fordiano per i miei gusti. Per quanto abbia anche fatto film validi come Buongiorno, notte, il suo ultimo Bella addormentata teneva però troppo fede al suo titolo e faceva davvero addormentare. Questo suo nuovo film in concorso a Venezia che “vanta” nel cast la solita Alba Rohrwacher lo lascio quindi alla visione del brutto addormentato, Mr. James Ford.
Ford dice: Bellocchio da queste parti è fortemente rispettato, avendo sfornato cose grandiose come Buongiorno, notte o L'ora di religione, nonchè uno dei più grandi film italiani degli ultimi trent'anni, Vincere.
Avendo raccolto le energie durante l'estate, direi che questa potrebbe essere la mia prima visione autoriale della nuova stagione.




Non essere cattivo

"Ford ha dato tre calci rotanti a Cannibal: potrò fare di meglio?"

Cannibal dice: Non essere cattivo, Cannibal. L'ambientazione anni '90 potrebbe rendere questa pellicola italiana quasi interessante, quindi eviterò di parlarne male. Come fare?
Non lo guardo, così non ne parlo proprio.
Ford dice: non essere cattivo, Ford. Smettila di bulleggiare Peppa Kid. È così piccolo, carino e coccoloso!
Come dici!? Posso scordarmelo!?
Sei davvero il più bruto dei bruti!​



martedì 17 marzo 2015

Vizio di forma

Regia: Paul Thomas Anderson
Origine: USA
Anno: 2014
Durata:
148'





La trama (con parole mie): Larry "Doc" Sportello, detective privato nella Los Angeles del settanta dal regime di droghe piuttosto massiccio riceve la visita inaspettata di una sua ex, la seducente Shasta, che gli rivela essere coinvolta in un complicato intrigo legato a doppio filo alla figura di un vero e proprio re dell'immobiliare che la moglie, lei stessa ed alcuni complici vorrebbero mettere fuori gioco ricoverandolo in un manicomio privato per ricchi impadronendosi del patrimonio accumulato dall'uomo nel corso della sua carriera.
Peccato che, neppure il tempo di mettere insieme i pezzi, ed ecco che il suddetto re di appartamenti e palazzi finisce per scomparire insieme alla stessa Shasta, e che i pezzi del puzzle pronto a comporsi - o scomporsi - proprio davanti agli occhi di Sportello si moltiplichino, in bilico tra agenti della polizia fin troppo precisi e schematici, sassofonisti infiltrati nelle organizzazioni sovversive dall'FBI, dentisti evasori di tasse e dediti al sesso con giovani fuggiasche appena maggiorenni e chi più ne ha, più ne metta, compresa la misteriosa Golden Fang.
Riuscirà il buon Doc a far combaciare ogni tessera del mosaico e dare al cerchio una sua personalissima quadratura?








Per quanto chiunque abbia incrociato il cammino del qui presente vecchio cowboy negli ultimi dieci anni della sua vita, magari grazie al legame del sottoscritto con l'alcool, potrebbe obiettare, non mi sono mai considerato, fin dai tempi dell'adolescenza, un "fattone": adoro la sperimentazione, così come l'esperienza sulla pelle, eppure sono sempre stato ad un tempo troppo disciplinato, in qualche modo intimorito dall'idea di lasciar crollare tutti gli argini e legato - soprattutto nel passato recente - alla pratica sportiva per abbandonarmi a dipendenze di sorta. 
Piuttosto, ammetto di aver frazionato il desiderio in modo da goderne da prospettive diverse, che si parli di sesso, Cinema, alcool, viaggi, letture e tutto quello che cerco di non perdermi giorno dopo giorno.
Eppure, quando mi trovo di fronte personaggi come il Drugo o Doc Sportello, sento istintivamente di provare una sensazione di profonda empatia rispetto al loro approccio: non è una cosa semplice gestire la Libertà, avere la faccia tosta di affrontarla con il coraggio che si deve necessariamente coltivare in modo da averla come compagna di viaggio ma non di vita.
Eppure, una volta fatta, è fatta per sempre. Soprattutto per quelli come loro.
E in un certo senso, li capisco.
Perchè è come se fossimo tutti una sorta di specie protetta di coccodrilli, e non ci fosse nulla in grado di farci estinguere. 
Semplicemente, ci esprimiamo in lingue differenti, attraverso canali di comunicazione e regimi di "droghe" altrettanto differenti. Ma la direzione è sempre quella.
Paul Thomas Anderson, probabilmente, è giunto con questo film alla mia stessa conclusione, e non solo è riuscito a rispettare in pieno lo spirito del romanzo che ha ispirato questo titolo, ma a raccontare lo stesso come se una macchina del tempo avesse il potere di trasportare l'audience indietro di oltre trent'anni anche in termini di stile ed approccio: niente piani sequenza, ampi spazi, Cinema corale.
Vizio di forma è un mosaico di dialoghi e situazioni solo apparentemente grotteschi ed improvvisati che lascia spazio ad istanti di malinconia struggente, quasi fossimo alla fine dell'estate e dovessimo lasciarci alle spalle quello che crediamo sia un grande amore: e dalle risate nell'osservare straniti Bigfoot che mangia la banana mentre guida ad un finale perfetto per il genere, passiamo attraverso ad un cocktail perfetto che mescola Classici come Chinatown e Il lungo addio a cult moderni del calibro di Paura e delirio a Las Vegas e Il grande Lebowski, senza in tutto questo dimenticarsi autori come Chandler - per l'appunto - o Spillane.
Sinceramente, poco importa che i fan della prima ora del regista siano rimasti spiazzati dal caotico modo di procedere di Sportello, e da una vicenda che non porta sullo schermo davvero un briciolo della pulizia delle opere precedenti del buon P. T., o che ad alcuni il tutto sia apparso come un sogno da indigestione o sbronza pesante troppo denso da gestire: Vizio di forma è un elegante fiume in piena che manca di poter essere definito un riferimento assoluto semplicemente perchè preceduto da opere cui è chiaramente debitore - oltre alle già citate, mi sento quantomeno di ricordare enormità come Il mistero del falco o Un bacio e una pistola -, un fulmine a ciel sereno in un inizio anno che ha regalato ben poche soddisfazioni davvero cult al Saloon e alla settima arte in toto, un esercizio di stile sia attoriale che registico e tecnico che riesce ad apparire sincero e diretto come il suo protagonista.
In un certo senso, questo "vizio" va accolto come uno dei più ostici, quelli che vanno conquistati, e dai quali occorre farsi conquistare: è un viaggio in cui perdersi e ritrovarsi, come l'onda pronta a travolgere e riportare a galla di Point Break, lo spirito dell'oceano e dell'esperienza.
Trattenersi non porterà bene, Bigfoot docet.
E' come se l'estate fosse arrivata in anticipo.
E a prescindere da quello che effettivamente sarà, o dal fatto che "questo non significa che si possa tornare insieme", godersela è la cosa migliore che si possa fare.
Lo può garantire anche Doc.
Fa bene alla salute.
Nonostante la malinconia.




MrFord




"Twisting and turning
your feelings are burning
you're breaking the girl
she meant you no harm
think you're so clever
but now you must sever
you're breaking the girl
he loves no one else."
Red Hot Chili Peppers - "Breaking the girl" - 




 

giovedì 1 agosto 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): iniziamo il mese di agosto - notoriamente il più blando dell'anno per tutti - con un weekend dalle uscite esigue, che se non fosse stato per un titolo in particolare sarebbe tranquillamente potuto scomparire senza colpo ferire.
Facciamo tesoro di quello, dunque, e speriamo, tra le altre cose, di non incontrare il Cannibale anche in vacanza.

Se una notte il Cannibale dovesse venirvi a citofonare così conciato, evitate di aprirgli la porta.
La notte del giudizio di James DeMonaco


Il consiglio di Ford: un giudizio su Cannibal? Bocciato. Senza se e senza ma.
Thriller da futuro distopico cui non avrei dato troppa fiducia che si sta rivelando, al contrario, una sorpresa in numerosi luoghi della blogosfera, molti dei quali decisamente più affidabili ed autorevoli di Pensieri Cannibali. Ovviamente anche il Saloon si cimenterà presto nel resoconto di quello che, nel bene o nel male, potrebbe essere definito senza troppi patemi il titolo della settimana.
Il consiglio di Cannibal: per una notte in cui tutto è concesso, anche uccidere Ford
Questo film parte da un grande spunto fantascientifico, ma negli USA nemmeno troppo: per una notte all’anno, ogni crimine è concesso. In una sorte di notte di Halloween omicida, tutti sono liberi di ammazzare. E chi becca Ford riceve pure un premio in gettoni d’oro.
Una tale idea fantascientifica si trasforma ovviamente in una pellicola horror, per altro niente male. Insomma, io ve lo consiglio. Sia di vedere questo film, che di provare a far fuori Ford, buahahah.
Recensione cannibale coming soon.

Cannibal Kid - alla vostra sinistra - e MrFord - alla vostra destra pronti a recensire i film della settimana.

Gli stagisti di Shawn Levy


Il consiglio di Ford: non assumerei il Cannibale neppure come sventolatore di foglie, figuratevi se lo prendo come stagista!
Dunque, pur ammettendo che Shawn Levy è il regista del dal sottoscritto celebratissimo Real Steel, penso che questa commediola - l'ennesima con protagonisti Owen Wilson e Vincent Vaughn - non abbia nulla da aggiungere alle visioni di questa estate povera di proposte, dunque a meno di un qualche miracolo sotto l'ombrellone, difficilmente mi ritroverò a dedicarle del tempo.
Passo la palla al mio antagonista, che da buono stagista spero passi tutto agosto in ufficio!
Il consiglio di Cannibal: viva gli stagisti!
Quella di stagista e di lavoratore precario è una situazione che ahimé conosco parecchio bene. Questa pellicola con i simpatici Owen Wilson e Vince Vaughn riprende una situazione lavorativa familiare a me, e credo non solo a me, e cerca di trasformarla in una commedia. Farà ridere di gusto o regalerà risate amare?
In ogni caso, nonostante il flop americano, una visione sembra meritarla tutta. E chissà che la storia di due stagisti di una compagnia web non si trasformi in realtà per me e Mr. Ford…

"Divertente questo party: cosa festeggiate?" "Il licenziamento di Cannibal Kid!"

ESP 2: Fenomeni paranormali di John Poliquin


Il consiglio di Ford: non c'è bisogno di ESP per scoprire che nella mente di Peppa Kid alberga il nulla assoluto.
Filmetto horror che non considero neppure per scherzo di vedere, specie dopo le terrificanti esperienze che quest'estate ben poco tosta in merito ha fino ad ora riservato tra esorcismi e zombies edulcorati.
Saltato a piè pari quasi quanto i bislacchi sproloqui del mio antagonista quando si tratta di consigliare un film che possa essere quantomeno decente.
Il consiglio di Cannibal: più spaventoso di Ford, poco fenomeno e molto paranormale
ESP 2 significa che c’è già stato un ESP1?
Devo essermelo perso e ho come l’impressione che pure questo subirà lo stesso destino. Anche perché questa settimana l’horror da vedere è un altro, La notte del giudizio, e se proprio volete degli altri brividi di terrore, due minuti su WhiteRussian, il sito del mio rivale, vi posson bastare.

Peppa Kid al termine di uno dei suoi divertentissimi pomeriggi passati chiuso in cameretta.

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