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domenica 20 marzo 2016

Zoolander 2

Regia: Ben Stiller
Origine: USA
Anno: 2016
Durata: 102'






La trama (con parole mie): sono passati più di dieci anni da quando Derek Zoolander ed il suo rivale Hansel si sfidavano a colpi di espressioni memorabili in passerella, e mentre il primo, dopo essere diventato padre, ha visto la tragedia del crollo del suo centro per giovani che vogliono imparare a leggere e la perdita della moglie che ha condotto all'affidamento del figlio, il secondo, rimasto sfigurato nello stesso incidente, si è ritirato per dedicarsi allo yoga ed al sesso libero con il suo entourage.
Quando, però, una misteriosa minaccia legata all'uccisione delle celebrità belle in modo assurdo riporta a galla il terribile Mugatu, la posta in gioco si alza, e chiama in causa anche il giovane Derek Jr: a quel punto, sia Zoolander che Hansel dovranno tornare alla ribalta per poter sistemare le cose.
Sempre che la loro stupidità non rovini tutto.










Sono davvero dispiaciuto.
Nonostante, infatti, gli anni da radical del Cinema che riuscirono a tenermi lontano perfino dai miei amatissimi action movies, agli inizi degli Anni Zero rimasi conquistato dalla demenziale comicità del primo Zoolander, un vero e proprio spasso che ancora oggi finisco per guardare con grande soddisfazione all'occorrenza: il sospetto, all'uscita di un sequel non richiesto giunto probabilmente fuori tempo massimo, che si potesse trattare solamente di una bieca operazione commerciale, era piuttosto importante, supportato da recensioni certo non lusinghiere su questo lavoro firmato da un Ben Stiller probabilmente a caccia di denaro per un qualche progetto più autoriale e meno supportato dai grandi produttori e distributori, ma devo ammettere di aver coltivato la speranza fino alla fine.
Anzi, di averla portata a braccia fino ai titoli di coda, facendo leva sugli unici momenti davvero divertenti del film - l'utilizzo di Sting e di Kiefer Sutherland, davvero impagabili -.
Peccato che, fatta eccezione per gli stessi involontari protagonisti appena citati, tutto si risolva in una fiera del riciclo di quelle che erano state le battute fulminanti dell'originale pronte solo ed esclusivamente a svilire le figure mitiche di Zoolander, Hansel e Mugatu, divenuti parodie - in negativo - di loro stessi.
Come se non bastasse - e di bene, a Derek e Hansel, in questi anni ne ho voluto parecchio -, le gag finiscono per risultare quasi volgari neanche fossimo precipitati in un film di Seth MacFarlane - una cosa pessima in stile Un milione di modi per morire nel West, per intenderci -, le idee poche e confuse - una commedia sgangherata sulla tematica padri/figli o una sorta di bonaria presa per il culo dei film spionistici in stile 007 o Mission Impossible? -, il mordente ed il ritmo davvero scarsi, nonostante il minutaggio limitato ed una solo apparente freschezza.
Certo, le risate scappano, ma hanno tutto il sapore di un'amara presa di coscienza da parte dei fan della Magnum e del suo mitico ideatore ed esecutore, che pare essere un dinosauro fuori tempo massimo neanche fossimo in un brutto film d'azione privo di ironia: e mi fa davvero male pensare di finire per trattare Zoolander 2 come se fosse un Mortdecai qualsiasi, pronto a portare sullo schermo momenti al limite dell'imbarazzo come il tuffo del nostro Derek ancorato alle tette di Penelope Cruz neanche fossimo in un film di Greggio, ma purtroppo ci sono momenti in cui anche i nostri favoriti vanno bastonati come si deve, nella speranza che possano imparare la lezione e ripagarci in positivo al prossimo giro di bevute.
E, in tutta onestà, dopo Zoolander 2, Ben Stiller, Owen Wilson e soci mi devono davvero una sbronza con i fiocchi.
Anzi, tre: perchè a bere al mio fianco voglio assolutamente Sting e Kiefer Sutherland.




MrFord




"Her friends are so jealous
you know how bad girls get
sometimes it's not so easy
to be the teacher's pet
temptation, frustration
so bad it makes him cry
wet bus stop, she's waiting
his car is warm and dry."
The Police - "Don't stand so close to me" - 







martedì 10 marzo 2015

Come ammazzare il capo 2

Regia: Sean Anders
Origine: USA
Anno:
2014
Durata: 108'
 





La trama (con parole mie): Dale, Kurt e Nick, finalmente liberatisi dei problemi e dei loro precedenti lavori, decidono di mettersi in proprio in modo da poter essere capi solo di se stessi. Peccato che il loro progetto, un congegno che dovrebbe rendere il momento della doccia ancora più rilassante, abbia bisogno di finanziatori e le loro strade incrocino quelle di Bert e Rex Hanson, squali dell'industria e del mercato.
Fregati prima dal figlio e dunque dal padre, i tre amici si improvviseranno una volta ancora criminali tentando di mettere in pratica un rapimento che possa tutelare il loro futuro da imprenditori: sfumata la possibilità, troveranno in Rex un inaspettato alleato pronto a dare loro aiuto per la realizzazione del piano.
Ma sarà davvero così semplice come i nostri l'avranno pianificato ed immaginato?
O nuove insidie si celeranno dietro un'apparente semplicità?








In tutta onestà, non mi sarei davvero aspettato di considerare il sequel quasi fotocopia del primo Come ammazzare il capo - tutto tranne che memorabile, si intenda - come un guilty pleasure da stanca e divano in grado di intrattenermi e regalare ben più di una sequenza da risata sguaiata, ma tant'è: nonostante le riserve della vigilia ed i chiari limiti legati ad operazioni biecamente commerciali come questa, il numero due del brand che appare proporsi come una sorta di nuovo Una notte da leoni mi ha proprio divertito, permettendomi di spegnere il cervello ed annullare una qualsiasi pretesa di Cinema alto per quasi due ore.
Probabilmente i paladini dei radical chic come il mio antagonista Peppa Kid saranno già pronti a criticare un voto troppo alto ed un parere in qualche modo favorevole rispetto al lavoro di Sean Anders, ma se dovessi spaventarmi per così poco, credo che il Saloon sarebbe destinato a chiudere i battenti in brevissimo tempo: le disavventure nel mondo criminale di Dale, Kurt e Nick, infatti, sono riuscite alla grande nel loro intento, ovvero permettermi di staccare la spina e ridere del contrasto tra la serietà di Nick e la fin troppo pronunciata stupidità dei suoi due amici inseparabili - che arrivano in più di un'occasione, soprattutto Dale, a risultare fastidiosi -, di un personaggio come "Fottimadre" - impagabile nell'inseguimento in macchina del finale -, di un sorprendente Chris Pine nel ruolo del voltafaccia Rex e di una vicenda che, effettivamente, in una realtà effettiva non avrebbe alcun riscontro divertente - si pensi a Pain&Gain - ma che in questo caso assume quasi le sembianze di un buddy movie in pieno Apatow style, corredato dagli ottimi outtakes dei titoli di coda.
Per il resto, impazza un cast in gioco in parte per il vil denaro - Kevin Spacey e Christoph Waltz - ed in parte e basta - sempre ottima ed in grande forma Jennifer Aniston -, tutto al servizio degli affiatatissimi protagonisti: la sequenza del progetto del rapimento andato ovviamente a buon fine è una vera goduria, così come il pensiero del confronto con quella che si dimostrerà essere la messa in atto del piano stesso dello strampalato trio, e nonostante qualche volgarità di troppo si finisce per superare qualsiasi fastidio e viaggiare a tavoletta fino ad una conclusione che pare una neppure troppo velata critica sociale rivolta ad una parte ed all'altra dell'organigramma tipico del mondo del lavoro.
Non è detto, infatti, che siano sempre del capo tutte le responsabilità di un fallimento - o di un successo -, così come è altrettanto incerto che la sola presenza di un "direttore d'orchestra" possa condurre inevitabilmente al raggiungimento degli obiettivi: una riflessione neppure troppo banale, considerata la società attuale - senza, purtroppo, toccare il tasto dolente dell'effettiva mancanza di posti di lavoro, soprattutto fissi - ed una pellicola che si propone di essere - giustamente, considerati i mezzi tecnici e l'approccio - una mera pausa dalle spesso non troppo piacevoli riflessioni della vita di tutti i giorni.
Il fatto, poi, che riesca nell'intento anche divertendo il pubblico, è un altro punto a favore - dal rapporto di Dale con moglie e figlie alla serie di colloqui al limite del surreale che mi hanno riportato alla mente Chiedimi se sono felice - di un prodotto che alla vigilia aveva possibilità pressochè nulle di andare oltre le bottigliate, o al muro del singolo bicchiere.
Certo, a volte preferirei essere sorpreso in positivo da prodotti autoriali in grado di poter davvero fare la differenza nelle visioni di una stagione, di un anno o addirittura della vita, ma capita che, come quando si ha a che fare con il mondo del lavoro, ci si debba accontentare: in questo senso, Come ammazzare il capo 2 non è l'impiego peggiore che potrebbe capitarvi tra le mani.




MrFord




"Well I'm running police on my back
I've been hiding police on my back
there was a shooting police on my back
and the victim well he wont come back."
The Clash - "Police on my back" - 





martedì 5 agosto 2014

I poliziotti di riserva

Regia: Adam McKay
Origine: USA
Anno: 2010
Durata: 107'





La trama (con parole mie): quando Danson e Highsmith, i due superpoliziotti spaccaculi di New York eroi di colleghi e cittadinanza muoiono in azione, si scatena una sorta di lotta interna al dipartimento per capire quale sarà la coppia di detectives che prenderà il loro posto. I meno papabili ad assumere il ruolo di protagonisti sono Terry Hoitz ed Allen Gamble, male assortita coppia formata da colui che costò agli Yankees la vittoria nelle World Series e un ex contabile forense.
Apparentemente sfavoriti per natura e sottovalutati anche dal loro stesso capitano, i due decisamente scombinati poliziotti riusciranno non solo a coesistere, ma anche a svelare i retroscena di un losco affare di alta finanza che potrebbe rischiare di approfittare proprio del fondo pensioni della Polizia.








Nonostante il sottoscritto sia un fan sfegatato dei buddy movies da neurone in vacanza sin dai tempi dell'infanzia, un vero e godurioso recupero del genere qui al Saloon è stato reso possibile, in questi anni, principalmente grazie all'entusiasmo che suscitò, ai tempi, la lettura della serie di romanzi firmati da Joe Lansdale dedicati alle avventure di Hap e Leonard, gli improvvisati detectives più incredibili della Letteratura recente, idoli assoluti da queste parti - Joe, per favore, vedi di pubblicare presto un nuovo capitolo della saga! - e base più che solida dell'amicizia che mi lega a Dembo, conosciuto proprio grazie al blog e all'autore texano. 
Dunque, a partire proprio dalle gesta del duo appena citato, passando per Apatow ed i recuperi di epopee come quella di Arma letale, questo particolare filone ha conosciuto una vera e propria seconda giovinezza, finendo per portare alla luce titoli ai tempi dell'uscita snobbati quasi radicalchiccamente come I poliziotti di riserva: letteralmente idolatrato dai miei colleghi e da tempo noto come un vero e proprio riferimento per le serate tra amici con alcool a fiumi e rutto libero, il lavoro di McKay è giunto dunque a furor di popolo qui al Saloon, riscontrando, com'era decisamente prevedibile, un successo immediato.
A partire dall'apertura dedicata alle imprese dei durissimi e fighissimi poliziotti spaccaculi idoli di New York interpretati da The Rock e Samuel Jackson fino agli improbabili duetti degli altrettanto improbabili Marc Wahlberg e Will Ferrell, The other guys - questo il titolo originale, come spesso accade decisamente più sensato - ha finito per intrattenermi e divertirmi dall'inizio alla fine senza perdere ritmo e mordente, ricordando, di fatto, una sorta di versione di grana un pò più grossa della Trilogia del Cornetto firmata da Edgar Wright: perfetti i protagonisti - irresistibile Ferrell in versione pappone e tranquillo contabile, divertentissimo Wahlberg, stizzoso e "lento" almeno all'apparenza come e più di quanto mostrato in Ted e Pain&Gain -, azzeccata l'ambientazione hard boiled comprensiva di tutte le fasi di rito - i protagonisti dapprima quasi rivali, poi messi in difficoltà da un caso apparentemente più grande di loro e dunque pronti finalmente a spalleggiarsi per portare a casa il risultato centrando il bersaglio grosso - e da manuale le sequenze che, una dietro l'altra, vanno a comporre una vera e propria antologia di perle da citazione - su tutte l'intera scena della cena a casa dei coniugi Gamble, con un Wahlberg allibito di fronte al successo che il suo apparentemente sfigato collega pare riscuotere rispetto al genere femminile, o almeno ai suoi esponenti più sexy -.
Una scommessa vinta, dunque, da McKay, che riesce nell'intento di produrre un titolo scanzonato e divertente senza per questo consegnare al pubblico un lavoro svilente e volgare almeno nelle accezioni peggiori del termine, grazie al quale dal cast ai tecnici, fino ovviamente all'audience tutti paiono uscire vincitori e con un sorriso idiota di grande e goduriosa soddisfazione stampato in piena faccia: e dalle battute sulle macchine all'utilizzo di un perfetto Michael Keaton - che, come giustamente sottolineato da Julez, appare sempre in grande spolvero e, a conti fatti, enormemente sottovalutato -, senza contare le sfaccettature regalate dai due protagonisti - il precisino Ferrell con il suo passato turbolento e l'irrequieto Wahlberg intento a studiare cose come la danza classica e l'arte contemporanea soltanto per il gusto di mettere alle strette i radical chic di turno - ed una realizzazione più che onesta per un film assolutamente "di cassetta", perfetto per soddisfare le aspettative di un branco di scalmanati amici per la pelle - o anche solo compari di una qualche notte da leoni - senza dover chiedere chissà quale pegno in cambio, se non il divertimento senza un domani.
Avere la possibilità, diciamo una volta al mese - almeno -, di staccare la spina con proposte di questo calibro lasciandosi andare come in occasione della partita a calcio - o a paintball, o a quello che volete - con i colleghi o gli scapoli e ammogliati di turno, è un pò come pensare di avere un salvagente in grado di mescolare testosterone e capacità di essere assoluti cazzoni tipica dei maschi adulti, e che come nella sbronza settimanale all'inglese permette di lasciare tutto alle spalle e godere del momento, senza pensare troppo al fatto che il giorno dopo si potrebbe finire con dei postumi più pesanti di quelli che ormai si è in grado di sopportare o ad affrontare i rimproveri di mogli e fidanzate - e in questo caso, se la soluzione a questo tipo di inconvenienti è la stessa proposta da Ferrell e dalla Mendes, con tanto di "telefono senza fili" costituito dalla madre di lei, il divertimento potrebbe essere anche soltanto all'inizio -.
Senza contare che, a ben guardare e a meno di casi eccezionali, quei "The other guys" siamo proprio noi, improbabili "eroi" pronti ad affrontare le prove della vita moderna che da veri Goonies finiamo per dibatterci tra aspettative, il posto che abbiamo e quello che vorremmo, ed una vita decisamente più movimentata di quella che pensiamo possa essere quella dei nomi sulla locandina: perchè non è detto che quegli stessi nomi abbiano davvero così tanto più di quello che possiamo offrire - ed offriamo - noi ogni dannato giorno in cui combattiamo le nostre - piccole o grandi - battaglie.




MrFord




"Don't know what's comin' tomorrow,
maybe it's trouble and sorrow;
but we'll travel the road, sharin' our load,
side by side."
Ray Charles - "Side by side" -




mercoledì 5 settembre 2012

Nudi e felici

Regia: David Wain
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 98'




La trama (con parole mie): George e Linda sono sposati, innamorati ed ottimisti rispetto al futuro. 
Hanno appena fatto un investimento forse al di fuori della portata delle loro tasche per avere un appartamento - molto, molto piccolo - in una delle zone più cool di New York, e progettano la loro vita insieme: peccato che il documentario di Linda venga rifiutato dalla HBO e George perda il lavoro.
Addio appartamento, dunque, ed unica prospettiva per l'immediato resta il trasferimento ad Atlanta da Rick, borioso fratello di George.
Nel corso del viaggio, i due si imbattono in una curiosa comune chiamata Elysium all'interno della quale paiono regnare ancora i precetti del "peace and love" figlio dei gloriosi seventies: quando la casa di Rick non parrà il posto più accogliente della Terra, la coppia di newyorkesi si rifugerà proprio nella comunità.
Nonostante l'entusiasmo iniziale, però, presto cominceranno a sorgere dei problemi.




E' ormai assodato che in casa Ford, una volta ogni tanto, debba entrare per allietarne gli occupanti un titolo prodotto dal clan Apatow, soprattutto nei periodi come l'estate in cui l'impegno viene meno e, in attesa delle ferie non ancora godute, la stanchezza comincia a farsi sentire.
Nel caso di Nudi e felici - pessimo, più che pessimo adattamento dell'originale Wanderlust - non si poteva chiedere di più: un filmetto innocuo e non particolarmente eclatante neppure per gli standard del genere che, comunque, si lascia guardare senza troppi patemi, non spinge a particolari evoluzioni le cellule cerebrali ma trova ugualmente il tempo per una riflessione di fondo per nulla banale e perfetta per questo periodo di crisi economica accompagnando il tutto con alcune scene discretamente divertenti. 
Inoltre, la presenza di due protetti fordiani come Paul Rudd e Justin Theroux - praticamente irriconoscibile nel ruolo del "capo hippie" Seth tutto veganesimo, sesso, chitarra e meditazione, protagonista del magnifico Mulholland Drive e discreto sceneggiatore - rende al lavoro di David Wain compito facile rispetto al guadagnarsi qualche risata ed un'ideale pacca sulla spalla da parte del sottoscritto per aver reso possibile il passaggio di una serata di quelle più pane e salame possibili prima che fosse troppo tardi e l'estate salutasse con tutta la sua spensieratezza per fare spazio agli impegni - anche solo apparentemente - più pressanti dell'autunno.
Certo, gli stomaci deboli - rispetto alla commedia sguaiata -, i radical chic o i più abituati al Cinema d'autore storceranno il naso di fronte a ben più di una sequenza - su tutte, la preparazione al sesso con l'avvenente Eva da parte di George - al limite del ridicolo involontario, e tendenzialmente mi verrebbe da consigliare loro di evitare cortesemente la visione di questo titolo, eppure senza accollarsi troppe pretese ed aspettandosi la poca cosa che, in effetti, è, Nudi e felici potrà senza troppi problemi farvi trascorrere un'oretta e mezza di quelle con molto alcool e patatine e pochi, pochissimi neuroni, giusto per non disturbare troppo i piani alti.
Nonostante questo, comunque, occorre sottolineare e dare spazio almeno per un momento alla problematica cui accennavo poco fa legata principalmente al mondo del lavoro in un periodo d'incertezze come quello che stiamo vivendo sulla pelle da un anno buono, se non di più: a partire dai due protagonisti, per spostare la nostra attenzione sullo scrittore nudista appassionato di vino Wayne - forse il personaggio più riuscito del film - e lo spirito seventies style dell'Elysium così come dei suoi occupanti, tutto pare suggerire e caldeggiare la spinta a reinventarsi per poter "sopravvivere" ad un passaggio certo non facile della nostra società, pericolosamente in bilico su certezze economiche che di certo paiono avere ben poco.
Una sorta di evoluzione giocata tutta sul mondo del lavoro, che in alcuni casi potrebbe addirittura segnare una rinascita ed una riscoperta di noi stessi mentre in altri, di fatto, costituisce la rappresentazione ideale di chi svolge il mestiere stesso - non credo sia un caso, infatti, che l'odioso Rick, fratello del protagonista, abbia fatto fortuna producendo bagni chimici -.
In questo senso il lavoro del regista di Role models assume addirittura un significato quasi profondo - ho detto quasi, badate bene -, che forse più delle risate o delle sequenze al limite del grottesco - che ho osservato con simpatia particolare, considerata la mia posizione rispetto agli estremisti del veganismo e della vita modello Elysium - regala un significato, pur se solo superficiale, ad un titolo come questo, di quelli che si finisce per vedere in totale relax e tendenzialmente si dimenticano entro pochi giorni.


MrFord


"Marry him or marry me,
I'm the one that loves you baby can't you see?
I ain't got no future or a family tree,
but I know what a prince and lover ought to be,
I know what a prince and lover ought to be...."
Spin Doctors - "Two princes" -


 
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