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lunedì 16 novembre 2015

Tutto può accadere a Broadway

Regia: Peter Bogdanovich
Origine: USA, Germania
Anno: 2014
Durata: 93'






La trama (con parole mie): Isabella, una giovane escort nata e cresciuta nei sobborghi di New York, si ritrova a dover trascorrere una delle sue serate di lavoro con un regista di Broadway che cela la sua identità per preservare matrimonio e tranquillità del focolare.
Lo stesso regista, dopo averla portata fuori a cena ed averle regalato una nottata indimenticabile, si offre di donarle trentamila dollari in cambio di una promessa, ovvero mollare il lavoro più antico del mondo per coltivare i suoi sogni.
Tempo dopo la stessa ragazza, trasferitasi in città per tentare di costruirsi una carriera come attrice, si ritrova ad un provino per uno spettacolo che vede l'uomo come regista e la moglie di quest'ultimo come protagonista femminile: il loro secondo incontro sarà l'innesco di una serie di coincidenze e guai sentimentali che coinvolgeranno tutto il cast.










Per quanto mi riguarda, basterebbero L'ultimo spettacolo e Paper moon per voler bene a Peter Bogdanovich, e consegnarlo in tutta onestà alla Storia del Cinema.
Sinceramente, tra le altre cose,  pensavo che ormai non avrei più rivisto in sala un suo nuovo lavoro, e che i recuperi sarebbero stati il solo modo per assaporare la sensazione di avere a che fare con un piccolo ma importantissimo pezzo della settima arte statunitense.
E invece, quasi a sorpresa, con ogni probabilità per le evidenti influenze ed apparenze alleniane, è giunto addirittura in sala nella Terra dei cachi She's so funny that way, adattato come lo avrebbe adattato un gruppo di scimmie urlatrici lasciate senza banane per settimane con Tutto può accadere a Broadway, commedia degli equivoci ambientata nel cuore dell'ambiente teatrale newyorkese in grado di accontentare tanto il pubblico più radical in cerca di uno sfizioso divertissement quanto il pubblico più generico che di Bogdanovich non conosce nulla e che, chissà, forse è finito seduto sulla poltrona pensando che dietro quello strano pseudonimo si celasse, per l'appunto, Woody Allen.
Perchè, in bilico tra jazz ed equivoci, ironia e psicanalisi, fotografie di rapporti alla deriva e di cotte destinate ad un solo, grande caos, questo film è quanto di più simile al Cinema dell'autore di Pallottole su Broadway e Manhattan si possa trovare al momento in tutto il mondo, suddetto autore compreso.
Dunque, l'apparenza di Tutto può accadere a Broadway sarà stata un vantaggio oppure no, qui al Saloon, per Bogdanovich ed i suoi?
La risposta è semplice e diretta: assolutamente sì.
L'ora e mezza di questa commedia estremamente brillante, giocata ed interpretata con leggerezza, dal cast azzeccatissimo e dalla colonna sonora smooth è scorsa come un cocktail di quelli che non si dimenticano, pronto a scivolare fin nello stomaco dando il suo colpo di grazia quando meno ce lo si aspetta, giusto prima di tornare a casa, quando ci si rialza dal tavolo e ci si accorge di non reggersi più troppo bene sulle gambe: le vicende di Isabella e di Arnold, la prima sognatrice legata a doppio filo al concetto più meraviglioso di Cinema ed il secondo inguaribile seduttore pronto a sfoderare le sue armi sempre efficaci e sempre uguali, quasi fosse un serial killer dedito allo stesso rituale - il tormentone di scoiattoli e noci è una vera chicca, per quanto "non originale" sia -, riempiono lo schermo con la giusta dose di sorrisi amari, risate sguaiate, riflessioni e tutto quello che si può chiedere ad un prodotto "alto" che, di fatto, si trasforma nell'intrattenimento puro della parte più intellettuale della settima arte.
Un intrattenimento che potrebbe rischiare di far storcere il naso tanto ai "duri e puri" quanto a chi non è abituato a questo tipo di prodotto -  e che potrebbe arrivare a definirlo verboso prima ancora che noioso - che in realtà è un omaggio al Cinema di ieri e di oggi, dalle commedie romantiche anni cinquanta ai noir, dal teatro allo slapstick, da Audrey Hepburn a Quentin Tarantino: e resto convinto che soltanto un vecchio leone come Bogdanovich, aiutato da un gruppo di attori decisamente affiatato, avrebbe potuto raccontarlo con lo stile ed il tocco giusti, senza esagerare da una o dall'altra parte.
Certo, non risulterà imperdibile o sarà un titolo destinato a spodestare Io e Annie dalle personali classifiche del cuore degli appassionati, eppure resto convinto che, se esistessero più film di questo tipo, anche un certo Cinema d'autore "hipster" osteggiato dal grande pubblico avrebbe tutti i riconoscimenti ed il rispetto che merita: in fondo, il grande schermo vende sogni pronti ad alimentare aspirazioni, ideali ed idee di persone che vengono da ogni latitudine e realtà.
E poco importa, che siano scoiattoli e noci, o noci e scoiattoli.
L'importante sarà aver vissuto quel sogno.




MrFord




"American girls are weather and noise
playing the changes for all of the boys
holding a candle right up to my hands
making me feel so incredible."
Counting Crows - "American girls" - 





giovedì 29 ottobre 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): nuova settimana di uscite che più che quella di Halloween pare un ritorno al triste passato delle settimane estive, fatta eccezione per un paio di proposte radical che incredibilmente potrebbero finire per soddisfare anche questo vecchio cowboy, oltre a quel pusillanime del mio rivale e co-conduttore della rubrica qui presente, Cannibal Kid.
La speranza, ovviamente, è che i titoli più interessanti si rivelino in linea con le aspettative fordiane più che con quelle decisamente meno confortanti del Cucciolo Eroico.



"E così questo è il Cucciolo Eroico. Strano, me lo aspettavo perfino più innocuo."



The Last Witch Hunter: L'ultimo cacciatore di streghe

Katniss Kid senza il trucco di scena.

Cannibal dice: La caccia alle streghe pensavo fosse passata da un bel pezzo, un po' come l'effimera moda del wrestling e degli action trash. A quanto pare però certe cose spiacevoli per gran parte del mondo, tranne che per Ford, a volte ritornano. Vin Diesel riuscirà a salvare questa probabile pagliacciata che pare arrivata fuori tempo massimo, o si rivelerà un nuovo disastroso Van Helsing?
Ford dice: non ho mai amato le rivisitazioni delle favole, soprattutto in chiave action. Da Van Helsing a Hansel e Gretel, mi sono sempre parsa robetta.

Un po' come questo pseudo film con un Vin Diesel che con le fiabe c'entra quanto Stallone con un film intimista.



Hitman: Agent 47

"Ford o Cannibal? Chi faccio fuori per primo?"

Cannibal dice: Il videogame Hitman raggiunge i cinema per la seconda volta, con un film che - credo - sia indipendente dal precedente. Il primo l'avevo evitato senza problemi, ce la farò anche con questo?
Considerando che si preannuncia un action fordiano e che per di più il protagonista è l'inespressivo Rupert Friend di Homeland in inguardabile versione pelata, penso proprio di sì.
Ford dice: non mi sono mai interessato al videogioco Hitman, ho felicemente ignorato il primo capitolo di questo inutile franchise, e continuerò la tradizione con il secondo. Anche perchè passerò il weekend a festeggiare il compleanno.



Tutto può accadere a Broadway

"Tu dici che non è questo il Cucciolo Eroico?" "Assolutamente no, io l'ho visto, ed è molto meno temibile!"

Cannibal dice: Commedia corale dal sapore di Woody Allen che potrebbe essere radical-chic abbastanza da piacermi e soprattutto da irritare a dovere Mr. Ford. Anche se il motivo per cui mi incuriosisce di più è l'annunciato cameo di Mr. Tarantino.
Ford dice: commedia che, nonostante il sapore radical, potrebbe quasi incuriosirmi, se non fosse per i festeggiamenti e per i numerosi recuperi in lista. Attenderò di sapere che ne pensa il mio rivale, e se dovesse fargli schifo, allora correrò in prima fila.



Belli di papà

"Leggiamo cosa scrivono di bello su di noi quei due bloggers." "Sei davvero così sicuro che scrivano qualcosa di bello!?"

Cannibal dice: La storia di un anziano riccone che decide di costringere a lavorare i suoi figli viziati.
No, non è la storia di Ford. Lui non è un riccone, almeno che io sappia. Nel caso lo sia, dovrei cominciare a farmi pagare per la nostra rubrica insieme...
Quanto al film, sembra faccia davvero ridere.
E non intendo in senso comico.
Ford dice: a me Abatantuono è sempre stato simpatico. Ma questo film pare proprio la solita merdina italiana peggiore anche delle merdine che Cannibal esalta come filmoni.



Mustang

"Ragazze, non scherziamo: dobbiamo partire prima che a Ford venga in mente di aggregarsi e voglia mettersi al volante."

Cannibal dice: Questa settimana arrivano nei nostri cinema ben 3 pellicole francesi. Magari non ne escono per mesi e poi così, tre in un colpo. Comunque, non lamentiamoci troppo. La più promettente, almeno per i miei gusti teen, sembra questa opera prima giovanile e dal sapore estivo. Farla uscire d'estate no, eh?
Ford dice: seconda uscita potenzialmente radical (teen) della settimana, e stranamente seconda pellicola in grado di incuriosirmi. L'autunno mi starà dando alla testa? O sento già in anticipo l'alcool dei brindisi?
Quello che è certo, è che brinderei volentieri con una serie di bottigliate in testa al mio rivale.



La legge del mercato

"Ho avvistato Cannibal Kid: chiamate subito la sicurezza."

Cannibal dice: Altro lavoro francese, questa volta siamo in territori più impegnati, più fordiani, però potrebbe non essere del tutto trascurabile. Anche se la legge del mercato non credo premierà questo film dallo scarso appeal commerciale.
Ford dice: la legge del mercato mi fa pensare che questo film finirà in una o due sale in tutta Italia per un paio di giorni al massimo, eppure la logica mi suggerisce che sarà nettamente migliore di Belli di papà. che infesterà l'intera penisola. La legge del mercato è più intricata della mente di Peppa Kid.



Tutti pazzi in casa mia

"Ma tu guarda, il disco preferito di Cannibal Kid: corro a rimetterlo sullo scaffale!"

Cannibal dice: Poco importa se pure questo arriva dalla Francia. Già devo avere a che fare con Ford tutte le settimane, di pazzi direi che ne ho abbastanza!
Ford dice: in casa mia di pazzo ci sono già io, e direi che basto. Qui, poi, si aggiunge Cannibal. Quindi siamo a posto così.



Kreuzweg - Le stazioni della fede

"Katniss Kid, ti sei toccata troppo con quelle vecchie foto di Jennifer Lawrence: ora devi fare penitenza."

Cannibal dice: Non solo Francia. Questa settimana c'è anche questo film tedesco che potrebbe essere la visione più interessante della settimana. È già da un po' che c'ho messo gli occhi sopra, ma in rete si trova solo una versione con dei sottotitoli italiani che sembrano scritti da Ford sott'acido e pure sott'aceto. Spero quindi che questa sia la volta buona per recuperarlo, a costo di vederlo doppiato.
Ford dice: nonostante il sottoscritto e la Fede vivano su due pianeti perfino più distanti rispetto a quelli del sottoscritto e di Cannibal Kid, questo film promette molto, molto bene. Speriamo solo che non deluda rivelandosi la solita robetta radical noiosa.



Ghosthunters - Gli acchiappafantasmi

"Quei due bloggers dicono che scopiazziamo schifosamente Ghostbusters: è vero?" "Lasciali perdere, quei due. Sono più pericolosi di qualsiasi fantasma."

Cannibal dice: Pellicola austriaco-tedesca mix tra attori live action e animazione, sembra una bambinata crucca di quelle che giusto Ford si può guardare. Con la scusa del Fordino o di qualche altro suo figlio... A quanti siamo arrivati?
Ford dice: di Ghost-qualcosa ci sono stati solo i Ghostbusters. Il resto è nulla. Giusto un pelo sopra il Cannibale.



Giotto, l'amico dei pinguini

Pastore Ford e Pinguino Kid in un raro momento di bromantico accordo su una pellicola.

Cannibal dice: Un cane amico dei pinguini? Inverosimile, quasi quanto un Cannibal amico di un Ford. In ogni caso questo film si preannuncia, oltre che una bambinata, pure un'animalata pazzesca in arrivo dall'Australia. Abbiamo quindi trovato il possibile film di WhiteRussian dell'anno?
Ford dice: io adoro l'Australia, e questo è risaputo. Ma anche con tutto l'amore del mondo, non penso potrei sciropparmi questa roba a meno che non sia il Fordino a chiedermelo ottenendo la mia immediata risposta affermativa.


venerdì 2 marzo 2012

Dietro la maschera

Regia: Peter Bogdanovich
Origine: Usa
Anno: 1985
Durata: 120'



La trama (con parole mie): Rocky Dennis è un adolescente affetto da una rarissima malattia che lo ha portato, fin dalla tenera età, a fronteggiare terribili mal di testa legati alla deformazione delle ossa del suo cranio. Nonostante il suo aspetto e le difficoltà di salute, però, il ragazzo è curioso ed intelligente, spesso e volentieri pronto a responsabilizzare una madre non sempre stabile emotivamente ed impegnato a coltivare il sogno di un lungo viaggio in moto attraverso l'Europa con il suo migliore amico una volta conseguito il diploma.
La vita nella provincia americana, la voglia di cavalcare la libertà, il primo amore per una ragazza e la passione per le figurine del baseball sono fotografate con affetto quasi si facesse parte dell'inconsueta famiglia di Rocky, fatta di motociclisti, tanto cuore ed una certa irriverente schiettezza.




Peter Bogdanovich è uno di quei registi che possono essere considerati fordiani ad honorem: legato a doppio filo alla vita di provincia e agli outsiders, con un gusto pronunciato per una certa malinconia di fondo, abituato a girare quasi scavando nei suoi personaggi, più che preoccuparsi delle esibizioni di stile, è entrato prepotentemente nel cuore del sottoscritto anni fa, alla mia prima visione dello splendido L'ultimo spettacolo, ritratto perfetto di tutte queste cose insieme, e da allora non l'ha più lasciato.
Non conoscevo ancora, però, questo suo Dietro la maschera, biopic anomalo - è, infatti, più ispirato che non effettivamente legato alla cronaca della vita di Rocky Dennis - girato con mano esperta e giocato sui rapporti tra i protagonisti nel pieno della tradizione di un certo tipo di Cinema made in Usa sviluppatosi nel corso degli anni settanta, da Cinque pezzi facili ad Alice non abita più qui, che questa pellicola di Bogdanovich mi ha molto ricordato.
Infatti, più che rimandare ad Elephant man - uno dei vertici creativi di David Lynch, decisamente più visionario e potente - questo più che onesto film richiama le atmosfere dell'appena citato lavoro di Scorsese, e la condizione del giovane Rocky, più che lo specchio di un'epoca e di un isolamento - come fu per il John Merrick del creatore di Twin Peaks -, pare essere il simbolo di un percorso di crescita, quello stesso che coinvolge praticamente ognuno di noi nel corso dell'adolescenza e forma il nostro carattere in attesa dell'inizio della vita da adulti.
La scelta di regista e sceneggiatrice, infatti, non è quella di incentrare lo script sui problemi di integrazione di Rocky - affrontati soltanto in alcuni passaggi isolati della pellicola -, quanto sul suo rapporto con la crescita - la storia d'amore con la giovane non vedente Diana, il progressivo successo a scuola - e la famiglia - dalla grintosa e non sempre equilibrata madre, ai nonni, fino a Gar, figura paterna di riferimento per il ragazzo: proprio attorno alla seconda si sviluppano le scene più interessanti della pellicola, dalla toccante cerimonia del diploma di Rocky al legame con l'appena citato Gar - un ottimo Sam Elliott - fino agli incontri e scontri con la madre - un'altrettanto convincente Cher -.
Sempre rimanendo nell'ambito dell'azzeccato cast, sarebbe assurdo non citare anche l'allora quasi sconosciuto Eric Stoltz, celato sotto il pesante trucco di Rocky e futuro attore, sceneggiatore e regista - da Killing Zoe a Pulp fiction, passando per la regia di episodi di Grey's anatomy e Glee -, che seppur non attestandosi ai livelli di John Hurt - e torniamo ad Elephant man - si difende bene risultando credibile ed espressivo sfruttando quasi esclusivamente la mimica del corpo e lo sguardo.
Siamo dunque di fronte ad una pellicola che, seppur lontana dall'essere un Capolavoro, appare solida e sincera come il suo regista, e sfruttando adeguatamente una buona abilità a livello narrativo, il cast e la giusta dose di sentimento è senza dubbio in grado di avvicinarsi a diversi tipi di pubblico, raccontando di fatto i drammi della crescita e della formazione attraverso quello della malattia senza che il suo fardello diventi invasivo, pesante o - e questa sarebbe stata la cosa peggiore - retorico.


MrFord


"I'm starting with the man in the mirror
I'm asking him to change his ways
and no message could have been any clearer
if you wanna make the world a better place
take a look at yourself,
and then make a change."
Michael Jackson - "Man in the mirror" -


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