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giovedì 10 settembre 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): seconda settimana ufficiale dal "rientro", con i primi presunti blockbuster autunnali e le uscite di Venezia pronte a cominciare a fare capolino in sala. Purtroppo continua a fare capolino da queste parti e nella blogosfera anche Cannibal Kid, che continuo a sperare possa vincere il Macchianera e dunque ritirarsi all'apice della sua carriera di blogger.
Per fare fronte in particolare alla presenza del mio acerrimo nemico, come di consueto mi occorrerà rifugiarmi nell'alcool ed in alcune uscite che lui, ovviamente, schiferà da buon scarso intenditore di Cinema. 


"Ecco una bella ballad dedicata al mio fan numero uno, Cannibal Kid."

Fantastic 4 - I fantastici quattro

"E così quel brutto muso è Cannibal Kid!? E' proprio un mostro!"
Cannibal dice: Di questo film ne parlano tutti male e negli Usa è stato un flop clamoroso. Da una parte la cosa mi fa piacere, visto che le pellicole supereroistiche mi hanno stufato più delle recensioni di Preacher su WhiteRussian. Dall'altra mi spiace, perché il cast è composto da una serie di promettenti giovani attori come Kate Mara, Miles Teller, Michael B. Jordan, Jamie Bell e Toby Kebbell. Considerando che io e il resto del mondo sui film sui supereroi (e non solo) spesso la pensiamo al contrario, chissà allora che non avvenga qualcosa del genere pure in questo caso. Anche perché mi rifiuto di credere che questo nuovo Fantastic 4 possa essere peggio di quello uscito una decina d'anni fa.
Ford dice: i Fantastici 4 sono sempre stati tra gli eroi Marvel che meno preferivo ai tempi in cui divoravo albi senza alcun ritegno, e nonostante un cast che prometteva molto bene pare che il risultato cinematografico per Reed Richards e soci sia stato anche questa volta disastroso.
Ovviamente lo guarderò, ma per evitare di incazzarmi troppo, con le aspettative davvero al minimo.



Dove eravamo rimasti

"Hey Meryl, la tua ballad per Cannibal era proprio forte!"
Cannibal dice: Dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti a Cannibal Kid che è uno dei più grandi blogger in circolazione, mentre Ford arranca tra i peggiori. Quanto al film, il fatto che sia diretto da Jonathan Demme e sceneggiato dall'idola assoluta Diablo Cody lo pone subito in cima alle visioni della settimana. La presenza nel cast dell'insopportabile prima della classe Meryl Streep e addirittura di Rick Springfield, rockstar fallita che oggi vanta un unico fan (Mr. Ford) abbassano però, e di parecchio, le aspettative. Di Diablo Cody ho apprezzato tutto, da Juno a Young Adult, passando per la serie tv United States of Tara e persino per lo spernacchiato Jennifer's Body. Spero che questa non sia la prima delusione che mi regala.
Ford dice: io ho sempre voluto un gran bene a Jonathan Demme, Diablo Cody è rock, Rick Springfield mitico, eppure dal trailer di questo film posso trarre solo le conclusioni peggiori, ovvero che si tratti della solita, bieca operazione per spingere l'insopportabile Streep verso un'altra inutile nomination all'Oscar, giusto per fare presenza.
Credo lo lascerò al mio rivale, che penso possa detestare la vecchia Meryl anche più del sottoscritto.



Metamorfosi

"Ma quale Cannibal!? Ai Macchianera vinco io!"
Cannibal dice: Questo è il vero film della settimana. Il documentario sull'esperienza di Fabrizio Corona durante i servizi sociali si preannuncia come l'evento “cinematografico” più trash dai tempi del “film” Troppo belli con Costantino e quell'altro di cui non ricordo più il nome. La classifica del peggio dell'anno reclama una visione di questa pellicola, che così potrebbe dare del filo da torcere ai lavori con Schwarzy tanto osannati su WhiteRussian.
Ford dice: se non fosse che difficilmente muoverò anche solo un dito sulla tastiera per cercarlo, probabilmente questo si rivelerà il titolo horror più importante dell'anno.
Pensare ad un documentario incentrato su Fabrizio Corona è da brividi almeno quanto le valutazioni cinematografiche di Peppa Kid.




Self/less

"Forse sarebbe stato meglio bere un White Russian, invece della tisana di Katniss Kid!"
Cannibal dice: Il regista Tarsem non mi piace. Il cast composto dall'inespressivo Ryan Reynolds, dal sopravvalutato Ben Kingsley e dalla pessima Natalie Martinez, che si è segnalata in negativo in serie come Under the Dome e Secrets and Lies, non mi piace. Ford non mi piace. E anche se quest'ultima cosa non c'entra niente, mi piaceva dirla.
Ford dice: ennesimo filmetto inutile di un regista che non mi ha mai coinvolto, con protagonista uno degli attori più cani del panorama statunitense che per l'occasione sfoggia una spalla illustre che, nonostante tutto, sotto sotto non ho mai sopportato.
Come se non bastasse, la trama sembra la solita mistura di generi un po' "do cojo cojo" ed il trailer non è accattivante neanche per sbaglio.
Ci manca giusto il Cannibale nel cast, ed il titolo di schifezza del mese è garantito.



No Escape - Colpo di stato

"Te l'avevo detto, di non fare incazzare Ford!"
Cannibal dice: Owen Wilson in versione action hero mi sembra più improbabile di me in versione action hero. Questo thrillerone d'azione sfoggia inoltre nel cast l'odioso Pierce Brosnan e pare un'americanata grande come una casa. Si chiamerà anche No Escape, ma a me ha fatto venire una gran voglia di scappare. Manco ci fosse un Mr. Ford in avvicinamento.
Ford dice: Owen Wilson mi sta simpatico. Da sempre. Ma come action hero è quasi meno credibile del mio scomodo co-conduttore.
Trailer ancora una volta pessimo, Pierce Brosnan a peggiorare la situazione, roba di grana grossa per nulla divertente come piace a me.
Qui c'è da pianificare un escape con i fiocchi per evitarlo.




Sangue del mio sangue

"Ci sono Cannibal e Ford, quei due blasfemi. Preghiamo tutti insieme."
Cannibal dice: Marco Bellocchio è un autore troppo fordiano per i miei gusti. Per quanto abbia anche fatto film validi come Buongiorno, notte, il suo ultimo Bella addormentata teneva però troppo fede al suo titolo e faceva davvero addormentare. Questo suo nuovo film in concorso a Venezia che “vanta” nel cast la solita Alba Rohrwacher lo lascio quindi alla visione del brutto addormentato, Mr. James Ford.
Ford dice: Bellocchio da queste parti è fortemente rispettato, avendo sfornato cose grandiose come Buongiorno, notte o L'ora di religione, nonchè uno dei più grandi film italiani degli ultimi trent'anni, Vincere.
Avendo raccolto le energie durante l'estate, direi che questa potrebbe essere la mia prima visione autoriale della nuova stagione.




Non essere cattivo

"Ford ha dato tre calci rotanti a Cannibal: potrò fare di meglio?"

Cannibal dice: Non essere cattivo, Cannibal. L'ambientazione anni '90 potrebbe rendere questa pellicola italiana quasi interessante, quindi eviterò di parlarne male. Come fare?
Non lo guardo, così non ne parlo proprio.
Ford dice: non essere cattivo, Ford. Smettila di bulleggiare Peppa Kid. È così piccolo, carino e coccoloso!
Come dici!? Posso scordarmelo!?
Sei davvero il più bruto dei bruti!​



domenica 25 agosto 2013

United States of Tara - Stagione 3

Produzione: Showtime
Origine: USA
Anno: 2011
Episodi: 12




La trama (con parole mie): Tara e la sua famiglia, nonostante le difficoltà date dagli squilibri creati dagli alter ego della donna, paiono aver raggiunto un certo equilibrio. Mentre la stessa Tara, infatti, manifesta la volontà di tornare all'università studiando la psiche in modo da cercare di venire a capo della sua situazione, suo marito Max è deciso a riportare in vita la vecchia band dei tempi del liceo, la figlia maggiore Kate a trovare il suo posto nel mondo cominciando a viaggiare come hostess ed il minore, Marshall, continuando ad inseguire il sogno di diventare un regista.
Ma proprio quando le cose paiono cominciare ad andare per il verso giusto, una nuova personalità emerge dal lato più oscuro di Tara: si tratta dell'incarnazione del suo fratellastro Bryce, che abusò di lei quando erano ancora ragazzini.
L'arrivo dello scomodo personaggio darà il via ad una vera e propria guerra nella mente di Tara che coinvolgerà e sconvolgerà, come al solito, tutti i membri della famiglia.





Ricordo che, nel corso della visione della prima manciata di episodi di United States of Tara, non feci altro che sbellicarmi dalle risate ad ogni cambio di personalità registrato dall'insolita protagonista - la sempre bravissima Toni Colette -, di fatto considerando questa serie un esempio ottimamente riuscito di commedia alternativa in pieno stile Sundance, per dirla come se si trattasse di un film, illuminata dai dialoghi serrati della diabolica Diablo Cody.
Con il passare del tempo ed il progressivo ridursi della presenza della stessa sceneggiatrice - senza constatare un effettivo calo della qualità del prodotto -, però, le vicende di Tara e dei Gregson hanno assunto sempre più la connotazione della commedia nera a tratti mascherata da vero e proprio dramma, non più consumato soltanto all'interno della mente di questa donna dalle personalità multiple ma anche e soprattutto nella vita e nelle esistenze dei suoi cari, costretti loro malgrado a trovare un modo di interagire, dialogare, confrontarsi e scontrarsi con i vari Buck, Alice, T, Gimme e chi più ne ha, più ne metta.
Il risultato di questo crescendo drammatico è stato, soprattutto per quanto riguarda questa terza e conclusiva stagione della serie, spiazzante, tanto da necessitare di una manciata di episodi di ambientamento prima di riuscire a trovare la quadratura per un crescendo finale decisamente efficace cui è mancata, di fatto, soltanto una chiusura coinvolgente e tosta in modo tale da permettere a quest'ultima annata un salto deciso di qualità - qui in casa Ford è stato giustamente sollevato il dubbio, da parte di Julez, che non fosse prevista la chiusura della serie -.
Nonostante questo, comunque, il prodotto si è mantenuto su livelli più che discreti inserendo nel cocktail della psiche della sua protagonista una vera bomba ad orologeria come Bryce, alter ego completamente negativo, simbolo di un'adolescenza selvaggia e ribelle nella sua peggiore accezione - sono convinto che piacerebbe da impazzire al Cannibale - pronto a dare battaglia a tutti gli altri volti di Tara, completamente oscurati - nel bene e nel male - dallo stesso Bryce per tutta la seconda parte della stagione - e onestamente ho sentito molto la mancanza di quel vecchio tamarro redneck di Buck -.
Interessanti, inoltre, il rapporto tra la sorella di Tara, Charmaine, ed il padre di sua figlia Wheels - molto migliore dell'italiano Ruote -, il generoso e sempre presente Neil, le evoluzioni di Kate - passata dall'essere ragazza oggetto su internet a manifestare il desiderio di avere sue relazioni e suoi problemi da adulta - e di Marshall - che attraverso il Cinema cerca di venire a capo del mistero della sua famiglia e del rapporto tra i suoi genitori -, senza contare Max, solido compagno di Tara messo costantemente alla prova dai continui ribaltamenti di fronte offerti dagli "ospiti" della testa di sua moglie: l'assolo di chitarra liberatorio e malinconico che precede la partenza per Boston in chiusura di annata è uno dei momenti più toccanti di un personaggio dello stesso stampo del coach Taylor di Friday night lights, uno di quegli uomini all'antica e tutti d'un pezzo sempre intenti a non mostrare eventuali falle nelle loro armature di cavalieri pronti ad accorrere in aiuto di chi amano.
Sicuramente non saremo di fronte ad una delle pietre miliari assolute del piccolo schermo, eppure United States of Tara ha rappresentato, per gli occupanti del Saloon, un'ottima digressione indie nel mondo delle serie televisive, e doveste avere un pò di tempo da dedicare alle vicende di questa strampalata famiglia che gira attorno allo strampalato mondo della sua fragilissima eppure cazzuta matriarca sono sicuro che non ve ne pentireste.
Se non altro, avendo modo di conoscere un sacco di personaggi chiusi - più o meno adeguatamente - nella testa di uno soltanto.


MrFord


"All about that Personality Crisis
you got it while it was hot
but now frustration and heartache
is what you got."
New York Dolls - "Personality crisis" - 


venerdì 13 luglio 2012

United States of Tara - Stagione 2

Produzione: Showtime
Origine: Usa
Anno: 2010
Episodi: 12



La trama (con parole mie): da mesi, ormai, Tara Gregson non ha più alcuna transizione, e i suoi alter ego paiono ormai sopiti da qualche parte nelle profondità della psiche della donna. 
Le cose con Max funzionano, Marshall continua ad andare bene a scuola e Kate è alle prese con un nuovo lavoro. Tutto, insomma, pare scorrere nella più tranquilla e pacifica normalità.
Quando, però, il vicino di casa dei Gregson si toglie la vita e Max decide di comprare la sua casa, Tara comincia a manifestare di nuovo segni di squilibrio, con Buck che addirittura avvia una relazione con la cameriera di un locale dei dintorni: sarà soltanto l'inizio di una vera e propria lotta che vedrà coinvolti tutti i membri della famiglia in modo da riuscire a rimanere uniti e non crollare sotto i colpi degli alti e bassi di ogni membro della stessa.




Qualche mese fa, la scoperta di questa piccola eppure apprezzabilissima serie fu una delle valvole di sfogo - insieme, ovviamente, al ritorno a Barcellona - di un periodo decisamente pesante al lavoro, in cui più di una volta ho rischiato di lasciare che le bottigliate facessero il loro a scapito del mutuo che puntualmente la banca mi ricorda dovrò pagare a fine mese per parecchi anni ancora.
La penna di Diablo Cody, la simpatia travolgente di Toni Collette e le incredibili trasformazioni di Tara nei suoi alter ego contribuirono ad alleggerire le visioni "da tavola" di casa Ford riuscendo a trovare un punto d'incontro tra una certa autorialità indie ed una spontaneità pane e salame di quelle come piacciono dalle mie parti, permettendomi di godere di quella che era di fatto una sorpresa divorando di fatto le dodici puntate della prima stagione.
Il banco di prova del secondo anno - fondamentale per ogni prodotto televisivo di questo tipo - era importante per un titolo giocato principalmente sui suoi elementi comedy, e devo ammettere che, pur venendo a mancare la verve della Cody - meno presente nella stesura delle sceneggiature rispetto alla stagione precedente -, la virata grottesca ed intimista della serie è stata in grado di rendere questi nuovi episodi profondi abbastanza da far - almeno momentaneamente - dimenticare personaggi del calibro di T e Gimme - praticamente assenti -, Buck - presente in misura molto minore rispetto alla prima stagione, seppur protagonista della prima parte e di una vera e propria perla a seguito del perdono elargito a Max da parte di Tara - ed Alice, lasciando spazio alla sola Shoshanna, nuovo alter ego dalle inclinazioni psicanalitiche.
A guadagnare in spessore in questo cambiamento - anche se non radicale - dell'approccio degli autori non è ovviamente solo Tara, ma anche il resto della famiglia Gregson: Max, finalmente, appare vulnerabile e soggetto agli errori come mai prima d'ora, Marshall affronta passo dopo passo la sua omosessualità, Kate il cambiamento dal voler apparire al voler essere, senza contare il rapporto tra Sharmaine e Neil, che assume una dimensione decisamente più matura ed apre nuovi, interessanti scenari per l'ultima stagione.
Proprio rispetto a quella che sarà la prossima annata vengono gettate basi insolitamente - per quello che ci si aspetterebbe - drammatiche grazie al segreto che lega Tara e la sorella ad un'infanzia e ad avvenimenti rimossi da troppo tempo, probabilmente causa primaria dell'instabilità della protagonista, che registrò, ancora bambina, i primi disagi che portarono alla formazione degli alter ego che il pubblico ha imparato a conoscere ed amare: in questo senso, è interessante osservare quanto una situazione resa mantenendosi in bilico tra il grottesco ed il comico abbia potenzialità al contrario legate a sofferenza e disagio, e a vicende che non vorremmo mai dover affrontare, specie rispetto alle persone che amiamo.
Addirittura - pur se con le dovute proporzioni - l'atmosfera da analisi che avvolge i Gregson e Tara in versione Shoshanna rifugiatisi nello scantinato a causa di un tornado in quello che è a mio parere l'episodio cardine della stagione mi ha ricordato quello che è uno dei film più importanti di questo duemiladodici, una meraviglia che purtroppo non ha ancora trovato una collocazione nella distribuzione italiana: Take shelter.
E proprio come nella straordinaria opera di Jeff Nichols il rifugio più importante - a dispetto del dolore e delle ferite che ci arreca, a volte - finisce per essere proprio la famiglia, disfunzionale o no che sia.
Tara lo scopre a partire dalle ferite della sua anima, Max da quelle sul corpo e nel cuore, Sharmaine dalla sua instabilità relazionale, Neil nel futuro di una figlia che non avrebbe voluto e potrebbe diventare la cosa più importante della sua esistenza, Marshall e Kate nel non affidarsi agli stereotipi e a quello che ci si aspetterebbe da loro, ma soltanto in quello che vogliono e sentono davvero.
E nonostante le scelte, i disastri naturali e non, i litigi ed i sogni infranti, eccoli tutti lì, uno accanto all'altro.
Come una famiglia.
Come un rifugio, per l'appunto.
Resta solo da vedere per quanto resisterà prima che alla pentola dalle multiple personalità salti di nuovo il coperchio.


MrFord


"Twenty-twenty-twenty four hours to go I wanna be sedated
nothin' to do no where to go-o-oh I wanna be sedated
just put me in a wheelchair get me on a plane
hurry hurry hurry before I go insane
I can't control my fingers I can't control my brain
oh no no no no no."
Ramones - "I wanna be sedated" -


lunedì 9 aprile 2012

United States of Tara - Stagione 1

Produzione: Showtime
Origine: Usa
Anno: 2009
Episodi: 12



La trama (con parole mie): Tara Gregson è felicemente sposata con il premuroso Max, ha due figli - la ribelle sedicenne Kate ed il quattordicenne studioso Marshall - ed una vita che molte donne potrebbero invidiarle, prima fra tutte la sorella perennemente single Charmaine.
L'unico problema è che dai tempi del college, Tara ha sviluppato un disturbo della personalità multipla che, nei momenti di stress - e non solo -, libera quattro alter ego dai differenti caratteri e personalità: la casalinga quasi disperata Alice, la teenager tutta sesso T, il reduce del Vietnam Buck e l'animalesco Gimme.
Questi differenti lati della donna mettono alla prova tutti i membri della famiglia ogni giorno, ma sono anche la forza che li lega e li rende presenti l'uno per l'altro.



A volte è un vero piacere riscoprire film - o, come in questo caso, serie televisive - che si erano snobbati senza alcuna pietà rivelarsi prodotti freschi e divertenti, ben recitati e realizzati: è il caso di United States of Tara, fortemente voluta sugli schermi di casa Ford da Julez e fin dal primo episodio divenuta una piccola chicca anche per il sottoscritto.
Prodotta da Steven Spielberg ed ideata dall'ottima Diablo Cody - una delle migliori sceneggiatrici attualmente sulla piazza, nonostante la sua inclinazione ad un certo gigionismo indie -, questa serie si presenta da subito come una sorta di variabile impazzita nell'ambito del concetto di sit-com in famiglia, sorprendendo il pubblico grazie all'interpretazione ottima di Toni Collette - una delle protette fordiane dai tempi de Il sesto senso, confermatasi grazie a perle come Little Miss Sunshine e A japanese story -, che libera tutte le sue doti interpretative facendo esplodere sullo schermo la verve della succitata Cody, responsabile di aver creato quattro alter ego della protagonista dallo spessore così importante da risultare dei personaggi indipendenti, in grado di portare il pubblico a dare la sua preferenza all'uno o all'altro - nel mio caso, la scelta è ricaduta immediatamente sul redneck reduce del Vietnam o presunto tale Buck, grazie alla sua scazzottata con l'inguardabile primo fidanzato di Kate -.
Fortunatamente, non è soltanto Tara con le sue personalità a farla da padrona, ed ogni membro della famiglia Gregson contribuisce in egual misura al successo di un prodotto che non farà gridare al miracolo ma che diverte, rilassa e coinvolge quanto basta per divenire un piccolo cult, malgrado negli episodi non firmati dalla sceneggiatrice di Juno non si respiri lo stesso brio - soprattutto negli scambi tra Tara e gli alter ego -: dal "cowboy" Max, uomo tutto d'un pezzo e dotato di incredibile ironia - ho già nel cuore il suo "momento del gentiluomo" - alla tostissima eppure fragile Kate, protagonista di una sottotrama tra il grottesco e l'inquietante legata al suo posto di lavoro e al suo capo, passando attraverso la spesso poco sopportabile Charmaine per chiudere con il fantastico Marshall, nerd all'ultimo stadio, gay - spassosissima ed assolutamente realistica la sua storia con Jason -, vero e proprio "casalingo" nonchè amante viscerale del Cinema - soprattutto se Classico, in barba alle scelte del mio antagonista Cannibale -.
Ma a poco valgono recensioni o discorsi troppo tecnici sullo svolgimento della serie: United States of Tara è una di quelle proposte che vanno accettate completamente e così come sono, facendosi travolgere dalla carica di ogni alter ego, pronti a ridere fino a farsi mancare il fiato e l'attimo seguente a riflettere a proposito di quello che, a tutti gli effetti, è un dramma terribile per chi lo vive così come per chi, accanto alla persona malata - perchè di malattia si tratta - deve fronteggiare quotidianamente tutti gli effetti collaterali del caso.
Dunque mollate gli ormeggi, e tuffatevi nell'oceano che pare essere la psiche di questa donna dai molteplici volti che, in fondo, altro non è se non una madre, una moglie e un'amica: niente di più normale di questo.
Se poi il tutto passerà attraverso la rozza seduzione di T, i dolci di Alice o la birra di Buck, poco importa.
State solo attenti a non farvi pisciare a letto da Gimme.


MrFord


"Personality crisis, 
you got it while it was hot
But now frustration heartache 
is what you've got."
New York Dolls - "Personality crisis" -


lunedì 26 marzo 2012

Young adult

Regia: Jason Reitman
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 94'



La trama (con parole mie): Mavis Gary, ghost writer di una saga di successo per adolescenti giunta alla sua conclusione, fresca di divorzio e stabilitasi con la sua vita disordinata a Minneapolis, torna al paese natale - un piccolo centro di provincia - in occasione del battesimo della figlia di Buddy, ex fidanzato dei tempi del liceo.
La donna, fingendosi in visita per una transazione immobiliare, cerca in realtà di tornare ai tempi in cui lei era la reginetta della scuola ed il futuro sembrava migliore di quanto la vita le abbia riservato, dal matrimonio fallito all'alcolismo incombente, e la strada perchè ciò accada, ai suoi occhi, è legata alla (ri)conquista del vecchio amore.
Peccato che il Destino - ed il paese - abbiano piani diversi per Mavis.




Crescere non è facile. No davvero.
Ancor di più scoprire di essere diventati adulti, in quel decennio tra i trenta e i quaranta  in cui ci si trova a dover mettere a confronto sogni, aspettative e desideri ancora vivi con responsabilità e cambiamenti che paiono pesare come macigni. Uno stato che si potrebbe definire di consapevolezza ed esperienza cui manca, però, l'equilibrio che soltanto la maturità - e solo a volte - è in grado di dare con il sopraggiungere della vecchiaia.
Mavis Gary questo non l'ha ancora imparato sulla pelle - e chissà, forse non lo imparerà mai -, così, armi e bagagli alla mano, muove guerra al suo vecchio paese di provincia e ad una vita che ad un tempo la porta in palmo di mano e la riduce all'ombra del ricordo che ha di se stessa, concentrandosi sulla conquista della vecchia fiamma Buddy, amore mai dimenticato degli anni del liceo, nel pieno dei nineties che tanto ricordano Giovani, carini e disoccupati.
Diablo Cody - classe 1978 - quel periodo deve ricordarlo davvero bene, un pò come il sottoscritto e tutti quelli che, ai tempi, sognavano Wynona Rider o Ethan Hawke: deve esserci molto, di lei, in Mavis, o almeno i fantasmi che gli inquieti si portano dietro anche quando la loro vita prende una direzione definita o di successo.
Ma la cosa che più mi ha colpito della sceneggiatura della diabolica Cody e di Young adult è la capacità dello script di mostrare il meglio - ma soprattutto ed impietosamente il peggio - dei due lati della barricata: se, infatti, Mavis maschera dietro l'aura del successo cittadino una natura fragile e meschina, il fantasma dell'alcolismo ed un'immaturità imbarazzante - terribili le sequenze dei confronti con l'ex compagno di liceo Matt ed il suddetto Buddy - portati in scena da una stratosferica Charlize Theron, la geografia umana del paese cui fa ritorno appare clamorosamente arida, fatta di ignoranza e banalità, pregiudizi e visioni limitate - se non peggio, come nel caso dei genitori di Mavis o della sorella di Matt -.
Nessuno pare salvarsi, da questo ritratto impietoso che deve la sua efficacia più alla penna della sceneggiatrice che non a Jason Reitman, che continua fondalmentalmente il discorso già iniziato con i lavori precedenti riscattandosi comunque senza dubbio dello scialbo Tra le nuvole, e dai personaggi - quasi tutti in qualche modo perdenti - al pubblico non si esce senza una qualche ferita dalla lotta che ingaggia Mavis rispetto allo status quo del suo passato, e perfino quando la presa di coscienza della protagonista - nella già citata sequenza da brividi della festa per il battesimo della figlia di Buddy - pare dare una qualche speranza rispetto al futuro tutto cambia completamente prospettiva al primo - limitatissimo - riconoscimento del vecchio io della stessa Mavis.
Una fotografia terribile che potrebbe vestire meglio un dramma, più che una commedia, e che ricorda i momenti più oscuri di un altro road movie dell'anima da crisi di mezza età come fu Broken flowers, senza però la stessa carica imprevedibile e sbarazzina in grado di lasciar intravedere una luce in fondo al tunnel.
La partenza di Mavis, infatti, suona come una vittoria di Pirro da entrambe le parti, e la sensazione di essere coccolati e liberi eppure inesorabilmente prigionieri crea un legame quasi empatico con il piccolo cane completamente in balìa di questa scrittrice fantasma non più così giovane come vorrebbe.
Un pò come volere, e non potere.
Niente di più simile ai dolori della crescita.
A qualsiasi età decidano di bussare alla nostra porta.


MrFord


"And so I cry sometimes when I'm lying in bed
just to get it all out, what's in my head
and I, I'm feeling a little peculiar
and so I wake in the morning and I step
outside and I take deep breath
and I get real high
and I scream to the top of my lungs
what's goin' on?"
4 Non Blondes - "What's up" -


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