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lunedì 18 marzo 2019

White Russian's Bulletin



Torna il Bulletin - puntuale e non in ritardo a causa delle ingerenze di Cannibal - e torna a riproporsi una settimana decisamente scarna anche a livello di visioni, complici la palestra, il pay per view di wrestling, la stanchezza che ormai la sera colpisce e via discorrendo: quantomeno si tratta di due proposte differenti - una una serie, una un film -, provenienti da differenti piattaforme e decisamente lontane per ambientazioni ed approccio.


MrFord



TRIPLE FRONTIER (J. C. Chandor, USA, 2019, 125')

Triple Frontier Poster


Sulla carta, praticamente una bomba - non solo per me, ma anche per Julez, considerata la presenza di Charlie Hunnam, uno dei suoi favoriti in tutto e per tutto -: Mark Boal alla sceneggiatura, il solido J.C. Chandor alla regia, una trama da fare invidia alla Bigelow - che avrebbe dovuto dirigerlo - e Michael Mann, un genere congeniale al Saloon. 
Eppure, nonostante la tecnica ed il genere, Triple Frontier, per quanto soddisfacente per godersi una serata di settima arte tosta ma non impegnatissima, resta un passo indietro ai suoi modelli, incapace di essere davvero tamarro come i lavori di Peter Berg oppure davvero impegnato come quelli della già citata Bigelow: il comparto tecnico è indiscutibile, il cast interessante, la tensione tiene, eppure tutto resta un pò troppo freddo, oltre al fatto che viene in modo completamente di parte giustificato il desiderio di cinque veterani statunitensi di compiere una missione al di fuori e al di sopra della legge per "riprendersi" quello che il loro ruolo non aveva riconosciuto in termini economici.
Il West mi piace, così come l'outlaw come concetto, ma avrei avuto da obiettare, in questo caso, rispetto a parecchi punti di vista: ad ogni modo, un altro colpo quantomeno interessante messo a segno da Netflix.




TRUE DETECTIVE - STAGIONE 3 (HBO, USA, 2019)

True Detective Poster

Ho sempre amato il brand True Detective e la scrittura di Nic Pizzolatto, in bilico tra hard boiled, malinconia e Frontiera: dalla prima, folgorante stagione alla tanto bistrattata - e per me emotivamente potentissima - seconda, pareva che non avremmo più rivisto sullo schermo quella che, a conti fatti, è una delle proposte da piccolo schermo più importanti degli ultimi anni.
E invece, forte della partecipazione del due volte Premio Oscar Mahershala Ali, True Detective torna e lo fa rispolverando le atmosfere dei tempi di Rusty Cole - citando anche le sue vicende -, accettando la sfida di una tripla linea temporale e regalando almeno un paio di episodi degni di essere ricordati negli anni a venire: qualcosa, inevitabilmente, sfugge, ma il lavoro nel complesso è ottimo, i due protagonisti - bravissimo anche Stephen Dorff - funzionano alla grande, i dialoghi - soprattutto quelli legati ai rapporti di coppia - sono al fulmicotone, la tensione palpabile.
Caro Nic, hai sparato un'altra pallottola che arriva dritta al cuore, che la si riceva con tutto l'istinto e l'energia dei giovani, o la memoria che svanisce e la malinconia dei vecchi.


lunedì 15 febbraio 2016

1981: indagine a New York

Regia: J. C. Chandor
Origine: USA, Emirati Arabi
Anno: 2014
Durata: 125'







La trama (con parole mie): Abel Morales, titolare di un'azienda che si occupa di fornitura di carburanti, da sempre animato da uno spirito arrembante ed ottimista e pronto a tenersi il più lontano possibile dagli affari poco puliti, scommette tutto il suo denaro nell'acquisto di un deposito che potrebbe cambiare il suo ruolo all'interno della geografia del suo settore in città.
Quando un'indagine del Procuratore e la pressione e l'intimidazione operata da qualcuno dei suoi concorrenti attraverso manovalanza criminale mettono in pericolo non solo gli affari, ma anche la sua famiglia, Morales si butta a capofitto in una lotta al limite della legalità che potrebbe costargli ogni cosa oppure portarlo al successo, seppur sacrificando, in prospettiva, molto dell'azienda nella quale crede così tanto.










Da spettatore ed appassionato di Cinema, penso di dovere davvero molto alla New Hollywood che nel corso degli anni settanta di fatto ribaltò la visione del Cinema USA figlio dei grandi Studios che dominarono la scena nel corso degli anni cinquanta e sessanta, fornendo una nuova visione delle stelle e strisce sporca, a suo modo dannata e certo più dura, benchè non priva di forza e speranza.
J. C. Chandor, che appartiene anche anagraficamente alla generazione del sottoscritto, deve aver nutrito per la stessa New Hollywood una passione simile, perchè dal suo ottimo esordio con Margin Call al successivo e meno riuscito - ma comunque affascinante - All is lost, il suo percorso mostra chiaramente le influenze che la settima arte statunitense del periodo ha avuto ed ha ancora su di lui.
Con 1981: indagine a New York - adattamento da galera a vita di A most violent year -, uscito in ritardo clamoroso in Italia, l'impressione delle radici di Chandor nel Cinema "impegnato" di Chandor diviene certezza, così come il fatto che il talentuoso regista e sceneggiatore pare forse avere perso la potenza che caratterizzò il suo esordio - il già citato Margin Call - per adagiarsi su ritmi troppo attendisti anche per un amante dei tempi lunghi come questo vecchio cowboy.
Intendiamoci: questo 1981 non è affatto un cattivo film, è chiaro che Chandor dietro la macchina da presa sappia il fatto suo, il cast risulta in parte e i due protagonisti efficaci - Isaac, per quanto continui a non piacermi, pare perfetto per il ruolo di Abel Morales, e la Chastain è sempre una gioia per gli occhi, anche se purtroppo poco sfruttata a questo giro -, troviamo almeno un paio di sequenze degne del miglior Fincher - la fuga dell'autista e dei due uomini dalla polizia, l'inseguimento degli stessi uomini da parte di Abel, prima in macchina e dunque a piedi - e la tematica trattata è assolutamente interessante - un uomo d'affari che potrebbe portare avanti la propria impresa in modo losco e facile che sceglie con testardaggine ed una robusta dose di ego di continuare a camminare sulla retta via, per quanto sia possibile seguire la stessa -, ma a questo giro Chandor mostra il fianco in quello che, inizialmente, pensavo fosse il suo punto forte, la sceneggiatura.
Dopo essersi preso tutto il tempo necessario - e forse anche di più - nel corso di due terzi della pellicola, con la parte finale il regista pare avere quasi troppa fretta di chiudere i conti, inserendo l'escamotage che porta alla risoluzione dei dilemmi di Morales quasi come un miracolo o una bacchetta magica da fiaba - pur se nera - dimenticandosi, di fatto, anche solo di assaggiare tutta la carne al fuoco messa in precedenza, dalla famiglia della moglie che si intuisce essere parte del mondo criminale agli accordi presi con i competitors, che preannunciano per Abel anni forse meno violenti dell'ottantuno raccontato dalla pellicola ma non per questo più semplici da affrontare: in questo senso il finale, con quell'accordo solo suggerito con il Procuratore, assume la connotazione di un futuro che, forse, il protagonista potrà tentare di controllare ma che ha quasi più probabilità di portarlo "al lato oscuro" di quanto non abbia fatto la vicenda appena lasciata alle spalle.
Ma il problema di A most violent year è proprio questo: gli spunti migliori paiono essere quelli lasciati all'immaginazione.





MrFord




"In a crowded room on that summer night
when you fell in love, yeah, you knew it right
when you saw her
she was walking on water
she's a picture, framed in a windowsill
you give up trying to make time stand still
so you hold her
yeah, you just hold her."

Graham Colton - "1981" -







giovedì 4 febbraio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): questo sarà un weekend decisamente importante, per le uscite in sala. Torna infatti a fare capolino sul grande schermo uno dei registi più importanti ed amati dell'ultimo ventennio: Quentin Tarantino.
Questa volta, complici la rete ed un'uscita negli States risalente al periodo natalizio, molti dei bloggers arriveranno all'appuntamento già pronti a sparare le loro cartucce, mentre altri attenderanno che si sia posata la polvere dei primi colpi in canna per dire la loro.
Di sicuro, The hateful eight finirà per monopolizzare il weekend imminente: e chissà cosa accadrà, quando si confronteranno in proposito i due nemici per eccellenza della blogosfera, il qui presente MrFord e la sua nemesi Cannibal Kid?


"La prossima volta devo pensarci due volte prima di dire a Ford che preferisco leggere Pensieri Cannibali."

The Hateful Eight

"Da queste parti non c'è posto per pusillanimi, Cannibali o Cuccioli eroici: siamo nel pieno dei territori fordiani."
Cannibal dice: Del nuovo film di Quentin Tarantino non dico niente. Fino all'uscita della mia recensione. Quanto a quella dell'Hateful Ford, per una volta sono quasi curioso di leggerla. Quasi, ho detto.

Ford dice: Tarantino ed un suo nuovo film rappresentano sempre una novità importante. Non dirò nulla, però, fino a lunedì, quando pubblicherò il post dedicato a Hateful Eight. E sarà divertente scoprire se il vecchio Quentin sarà riuscito ancora una volta a mettere d'accordo i due rivali più hateful della blogosfera.



PPZ - Pride and Prejudice and Zombies

"Sorelle, combattiamo in memoria della fu Katniss Kid!"
Cannibal dice: Se c'è una cosa che mi ha stufato, più ancora dei post di WhiteRussian dedicati a Preacher e a Sherlock, sono i film e le serie tv sugli zombie. Che rottura di palle!
Per quanto li odi, finisco comunque sempre per guardarli. Questa versione di Jane Austen con i morti viventi rappresenterà finalmente qualcosa di originale e curioso sul tema, oppure ne rappresenterà la definitiva pietra tombale?

Ford dice: non sono più in vena di cose in stile Jane Austen dall'adolescenza, e l'idea dell'influenza zombie mi ispira poco o nulla. Un po' come Pensieri cannibali.




La quinta onda

"Ma guarda che devo combinare per tenere alla larga quello stalker di Cannibal!"
Cannibal dice: Se c'è un'altra cosa che mi ha stufato, al di là dei film zombie e dei post-pompino di Ford sugli eroi action anni '80, sono le nuove saghette young adult fantasy. Lo so che a dirlo rischio di mettere in crisi la mia immagine da bimbominkia4life, però non ne posso più. Ridatemi le storie adolescenziali di una volta alla Dawson's Creek, senza zombie, vampiri, nani, elfi, alieni e altre stronzate fantasy, horror o sci-fi, please!
Ford dice: non sono più in vena - again - di teenate dai tempi dell'adolescenza - e forse anche prima - a meno che non si tratti di giusti e sacrosanti cult anni ottanta. Dunque, a parte immaginare un improbabile Cannibal Creed pronto a fare surf e travolto da una quinta, sesta, settima e via dicendo onda, non penso mi dedicherò a questo film.



1981: Indagine a New York

"Lo sapevo che non dovevo dare a Ford il permesso di guidare, dannazione."
Cannibal dice: 1981: Indagine a New York? E che cos'è?
Ah, ma è il film A Most Violent Year, già recensito da queste parti un annetto fa (http://www.pensiericannibali.com/2015/03/a-most-violent-year-un-anno-e-un-film.html). Purtroppo, nonostante la presenza di due attori favolosi come Oscar Isaac e Jessica Chastain e un potenziale notevole, non si è rivelato il filmone che mi aspettavo. A Ford invece scommetto che piacerà un sacco. Quando, con i suoi tempi più lenti della distribuzione italiana, si deciderà a vederlo...
Ford dice: nonostante la recensione piuttosto negativa del mio rivale, e pur avendolo disponibile da almeno un anno, non ho ancora trovato l'ispirazione per vedere questo film. Chissà che non sia la volta buona, e che non mi ritrovi dall'altra parte della barricata rispetto al mio indigesto compare di rubrica.



Remember

"Abbiamo finalmente trovato il blog ideale per noi giovanotti: White Russian."
Cannibal dice: Nuovo film di Atom Egoyan, regista piuttosto interessante un tempo, mentre più di recente si è messo a fare cose parecchio modeste come Chloe o Devil's Knot. E qualcosa mi dice che questo suo nuovo film sarà proprio come i post di Ford: tutt'altro che da remember.
Ford dice: Egoyan ha fatto gran cose, in passato. Peccato che, da qualche anno a questa parte, pare essersi perso, e non aver intenzione di tornare.
Cannibal, invece, non si è mai ritrovato.



Il viaggio di Norm

"Cannibal e Ford sono proprio due bestie."
Cannibal dice: Pellicola d'animazione che negli Usa si è rivelata un floppone ed è pure stata massacrata dalla critica. Da noi è destinata a fare lo stesso, tranne che dalle parti di Ford, dove 'ste bambinate si trasformano automaticamente in cult totali.
Ford dice: passi pure che, con il Fordino che impazza, il livello di cartoni animati sia naturalmente cresciuto, qui al Saloon, ma c'è un limite a tutto. E questo comprende Il viaggio di Norm, che pare peggio di un viaggio nella mente di Goi.



Seconda primavera

"Che tristezza di posto: non servono neppure il White Russian!"
Cannibal dice: Del cinema italiano su Pensieri Cannibali negli ultimi se n'è parlato fin troppo e fin troppo bene. Per far tornare la situazione alla normalità allora dico che questo film non lo guardo manco se il regista mi promette in cambio di esiliare Ford sulla Luna.
Oddio... in quel caso forse potrei farci anche un pensierino (cannibalino).

Ford dice: abbiamo parlato più che bene del Cinema italiano proprio di recente, in occasione di un Day che ha stimolato molti di noi bloggers cinefili ed ha pure messo d'accordo il sottoscritto e Cannibal. Un po' come questo film, che mi pare ci metta d'accordo sul saltarlo a piè pari.



lunedì 10 febbraio 2014

All is lost - Tutto è perduto

Regia: J. C. Chandor
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 106'




La trama (con parole mie): un uomo a bordo della sua imbarcazione a vela nel pieno del Pacifico si ritrova nei guai dopo aver urtato un container presumibilmente caduto da una nave da carico. Lo stesso, infatti, ha finito per bucare lo scafo della sua barca causando una falla importante che, dopo una riparazione di fortuna, cede alla furia degli elementi quando una tempesta la investe.
L'uomo è così costretto a rifugiarsi sul gonfiabile di salvataggio e fare conto sul kit di sopravvivenza e su un sestante per capire quale potrebbe essere la direzione presa, in direzione di Sumatra.
Riuscirà con il poco che gli è rimasto a mantenersi vivo sperando nel contempo di intercettare un natante di passaggio per poter essere soccorso?





Le imprese al limite dell'incredibile eppure profondamente umane nella loro realizzazione e nella volontà messa in campo dai protagonisti delle stesse hanno sempre esercitato un fascino particolare, sul sottoscritto, dai sopravvissuti allo schianto aereo di Alive agli esploratori di Kon-Tiki.
L'incontro - e lo scontro - tra Uomo e Natura è un tema, del resto, che la Storia ha riproposto nei secoli dei secoli e che, probabilmente, continuerà a fare parte del grande spettacolo della vita almeno fino a quando noi bipedi continueremo ad abitare da queste parti.
J. C. Chandor, regista dell'ottimo Margin call, che almeno cinematograficamente deve avere davvero due palle d'acciaio, invece di cedere alle lusinghe delle majors e vendersi al miglior offerente e a proposte ben più commerciali ed allettanti, decide di dedicarsi ad un progetto a dir poco coraggioso: un'ora e quaranta di pellicola con una manciata e poco più di parole, risultato del monologo del protagonista - ed unico attore - Robert Redford - peraltro in grande spolvero ed estremamente credibile, oltre che invecchiato malissimo, almeno rispetto al suo compagno di cavalcate lungo la Frontiera e compianto Paul Newman -, quasi interamente girato su una barca in mare aperto.
Una sfida non da poco che il giovane regista e sceneggiatore può tranquillamente dichiarare di aver vinto portando sullo schermo un lavoro solido e ben riuscito, girato alla grande ed in grado di mantenere la tensione alta dall'inizio alla fine: addirittura potrei perfino considerare questo All is lost come una versione "razionale" di quello che fu, all'inizio dello scorso anno, Vita di Pi, legato anch'esso ad un naufragio ma al concetto più spirituale di Fede.
J. C. Chandor, da par suo, sposta il discorso dai massimi sistemi alla volontà di sopravvivere tutta umana, mettendo il suo protagonista di fronte a sfide sempre più ardue, dalla riparazione della fiancata dell'imbarcazione all'inizio della pellicola alla tempesta destinata a spazzarla via, dall'acqua ricavata dall'umidità alla permanenza a bordo del gommone di salvataggio armato di sestante che possa permettergli di studiare la presunta posizione sulla mappa. E proprio quando la razionalità e la praticità delle azioni del nostro sfortunato naufrago paiono giungere al limite estremo, a quel All is lost del titolo, ecco che il buon Chandor sfodera un finale splendido, un acuto lirico in un film profondamente fisico e reale.
Eppure, dovendo parlare in assoluta onestà, sono uscito dalla visione di All is lost solo parzialmente convinto: come per Gravity - anche se parliamo di produzioni assolutamente lontane per ambizioni, mezzi e successo, considerato che, al momento, in questo caso potremmo tranquillamente parlare di un flop al botteghino - ho avuto l'impressione di un lavoro realizzato con eccezionale perizia privo, però, della scintilla in grado di trasformare una storia in qualcosa che il narratore ha davvero la necessità di raccontare.
In questo senso, la mancanza di empatia potrebbe creare non pochi problemi a tutto il pubblico pronto ad aspettarsi un film d'avventura, o un'epopea di ampio respiro: siamo più dalle parti di un racconto intimista, anche se la freddezza con la quale viene portato sullo schermo finisce per creare una distanza rispetto al protagonista, più che un legame con lo stesso.
Il tutto senza contare che, per chi non mastica abitualmente Cinema, obiettivamente centosei minuti di lezioni di sopravvivenza in mare aperto potrebbero risultare ostici e, purtroppo, non drammatici e serrati quanto hanno la possibilità di apparire.
Un film, dunque, emotivamente solitario e perduto come il suo accigliato eroe, incapace, di fatto, di trasformare la vicenda di un singolo in qualcosa di davvero universale, nonostante ognuno di noi, in qualche modo ed in una diversa misura, finisce, prima o poi, per fare i conti con Madre Natura.



MrFord



"Is this all we have to show?
Is this all they'll ever know? Can they find their way?
What went wrong? Where have all the heroes gone?
Trading futures for a song we gave away
thinking only of myself, I forged ahead
no regrets, no apologies
bitter tears reward the life that I have led
a world of lies brings me to my knees."
Symphony X - "When all is lost" - 




giovedì 6 febbraio 2014

Thursday's child

La trama (con parole mie): ed eccoci, come di consueto, giunti all'appuntamento con la rubrica settimanale dedicata alle uscite in sala che condivido con il mio sempre fido nemico Cannibal Kid. A dispetto di quanto è stato di recente, però, potremmo entrambi essere contenti di trovarci di fronte ad un film che potrebbe rilanciare come si deve la nostra rivalità, messa a dura prova da Scorsese e da fin troppe visioni giudicate allo stesso modo di questo stranissimo inizio anno. Sarà davvero così? C'è solo che da sperarlo.


"Vivo o morto, tu verrai con me, Peppa Kid."

A proposito di Davis di Joel e Ethan Coen


Il consiglio di Cannibal: a proposito di Ford, almeno un film su di lui risparmiatecelo, cari fratelli Coen
A proposito dei Coen, che dire?
Io non sono mai stato un loro fan e li ritengo sopravvalutatissimi. Alcuni loro film comunque mi sono piaciuti. Alcuni… ehm, uno: Fargo. Fine della lista. Eppure anche del loro ultimo Il grinta non avevo parlato troppo male. A questo giro poi i Coen mi hanno tirato fuori una pellicola musicale, e a me i film musicali mi piacciono quasi sempre (ho detto musicali non musical), impreziosita da un cast splendido: la possibile rivelazione Oscar Isaac + Carey Mulligan + Justin Timberlake. Le premesse per cui possa diventare il mio Coen movie preferito ci sono. Le possibilità che sia il solito Coen movie che io non riesco a concepire, come ad esempio A Serious Man, sono anch’esse presenti. Questo film in pratica è la grande incognita della settimana e forse dell’anno.
Il consiglio di Ford: a proposito di Cannibal, sappiate che di Cinema non capisce un granchè.
I Coen, fosse anche soltanto per Il grande Lebowski, avranno sempre un posto speciale nel cuore del sottoscritto. Se, poi, al cult movie fordiano per eccellenza aggiungiamo Fargo, L'uomo che non c'era, Il grinta e chi più ne ha, più ne metta, direi che si potrebbe tranquillamente parlare di una vera e propria garanzia.
Questo A proposito di Davis, dall'ambientazione al cast, promette di essere ancor più di Nebraska la pellicola fordiana per eccellenza di questo inizio anno, e le aspettative da queste parti sono molto alte.
Saranno tradite oppure confermeranno che i due fratelli sono degni della Hall of fame del Saloon?


"Ford mi ha detto che vuole guidare: mi sa tanto che proseguo a piedi."
RoboCop di José Padilha


Il consiglio di Cannibal: vivo o morto Ford tu NON verrai con me
I remake servono a qualcosa?
Sì, a un’unica cosa: andare a ripescare i film originali cui si ispirano.
Questa versione 2014 non mi attira più di tanto, se non giusto per la presenza come protagonista di Joel Kinnaman, l’idolo di The Killing, una delle migliori serie tv crime degli ultimi anni insieme a Broadchurch che MrFord continua a ignorare per guardarsi robette come The Merdalist. Ma se non altro, in vista del remake, sono andato a rivedermi il RoboCop originale e presto potrete gustarvi il mio post. Quanto al rifacimento, boh, quello per il momento mi sa che lo lascio al mio blogger rivale.
MrJamesFord serve a qualcosa?
Sì, anche lui a un’unica cosa: farmi girare la scatole!
Il consiglio di Ford: sei tu, Murphy!?
A scatola chiusa, se mi avessero parlato di un remake di Robocop avrei quasi quasi scomodato una certa curiosità. Poi, ho visto il trailer di questa roba.
Per dirla come il Bardo, una vera merda.
Andate a rivedere - e gustare - l'originale, che era davvero un gran film, ed ignorate questo simil videogioco neppure buono per un tamarro all'ultimo stadio come il sottoscritto.
Io, invece, mi allenerò un po’ al tiro al Cannibale, una pratica sempre molto divertente.


"E così Ford non vuole neanche venire a vedermi: maledetto lui e gli anni ottanta!"
All Is Lost – Tutto è perduto di J.C. Chandor


Il consiglio di Cannibal: quando c’è di mezzo Ford, tutto è perduto
Se il film dei Coen rappresenta per me una grande incognita, questo rappresenta per me una grande paura. Un intero film senza dialoghi con Robert Redford da solo su una barca?
Sento puzza di gomblotto nei miei confronti!
Potrebbe essere per me il film più noioso dell’anno, un serio concorrente al titolo del Valium Award 2014 e, considerando che in rete mi pare di aver captato dei commenti di Ford positivi su questa pellicola, il premio è già quasi nelle sue mani. Non fosse per una cosa: il regista è J.C. Chandor, alla sua seconda pellicola dopo Margin Call, uno degli esordi più clamorosi degli ultimi anni. Questo film è sicuramente di tutt’altro genere, però potrebbe sorprendermi. O farmi addormentare come il più tipico e noioso dei Ford movies.
Il consiglio di Ford: quando aprite Pensieri Cannibali, tutto è perduto.
J. C. Chandor aveva stupito tutti - e messo d'accordo perfino me e Peppa Kid - con il suo ottimo esordio Margin Call, ed ammetto che anche in questo caso il ragazzo ha portato a casa un lavoro tecnicamente superbo ed in grado di incollare allo schermo gli spettatori come se si trattasse di un thriller nonostante, di fatto, si parli di un one man show privo di dialoghi.
D'altra parte occorre dire che pare più un esercizio di stile, che non un filmone imperdibile, e dunque rischia di passare come qualcosa di molto freddo e sterile: staremo a vedere.
Recensione fordiana a brevissimo.


"Lo sapevo che non dovevo accettare di andare in vacanza con Ford: e soprattutto, lasciargli guidare la barca!"
Hansel & Gretel e la strega della foresta nera di Duane Journey


Il consiglio di Cannibal: Ford & Cannibal fumati non arriverebbero a inventarsi tanto
Se la settimana scorsa il trailer di Hercules annunciava vantandosi di arrivare dai produttori di Expendables, allo stesso modo questa settimana la campagna marketing di Hansel & Gretel e la strega della foresta nera punta tutto sul fatto di essere la nuova pellicola dei produttori di Twilight. Ma che cazzo c’hanno questi da vantarsi? D’altra parte Ford si vanta di essere un ex wrestler… Spero ex e non attuale altrimenti me mena!
Questa versione fumata e teen della celebre fiaba di Hansel & Gretel io c’ho provato a iniziare a vederla. Mi sono sacrificato per voi, ma dopo un 15/20 minuti c’ho rinunciato. È davvero una porcheria. Per dovere di cronaca e per realizzare una recensione, potrei magari prima o poi finire di vederlo, ma voi nel frattempo risparmiate i soldi del cinema. Nel caso foste proprio così fumati da avere in mente di andare a vederlo.
Il consiglio di Ford: Ford & Cannibal portano questo film nella foresta nera. E ce lo lasciano.
Lo scorso anno mi ero sorbito la versione adulta di Hansel e Gretel in veste di cacciatori, una schifezza abominevole che ancora oggi ricordo nei miei incubi peggiori. Per farmi contento, i produttori di Twilight hanno pensato bene di snocciolare ora l'interpretazione teen della stessa "fiaba", con un risultato paurosamente simile.
Penso non lo vedrò neanche sotto tortura, a meno di trovarmi a corto di titoli per la decina dedicata al peggio dell'anno.


"Alla fine non era poi così male, questo Cucciolo Eroico!"
Smetto quando voglio di Sydney Sibilia


Il consiglio di Cannibal: collaborare con Ford? Smetto quando voglio.
Nella settimana delle incognite, ci si mette pure il cinema italiano, ci si mette. Di questo Smetto quando voglio in giro si dice piuttosto bene e potrebbe anche essere una ventata d’aria fresca nel panorama nazionale. Non sembra la visione più imperdibile della settimana, ma chissà che per una volta non ci sia l’occasione per parlare in maniera positiva del nostro cinema. Una cosa che per una volta non mi spiacerebbe fare, considerando che negli ultimi tempi sono riuscito a commentare positivamente persino dei post fordiani e, quindi, tutto può succedere!
Il consiglio di Ford: Cannibal, quando smetti con il Cinema?
Questo Smetto quando voglio, tentativo del Cinema italiano di riprendersi tirando fuori una sorta di commedia alternativa, potrebbe rendere il panorama del Bel Paese un po’ meno terrificante di quanto già non sia, eppure non riesco ad esserne convinto fino in fondo. I tempi dei Santa Maradona, in fondo, sono finiti, ed il mio scetticismo è cresciuto insieme al livello di schifo distribuito nella Terra dei cachi. Certo, una visione rivelatoria potrebbe starci, ma preferisco prendere tempo.


"Ford, Cannibal, noi sì che li facciamo, i soldi. Mica come voi due poveracci!"
Khumba di Anthony Silverston


Il consiglio di Cannibal: fatemi una macumba, ma non costringetemi a vedere Khumba
Le altre uscite della settimana rischiano di essere o molto interessanti o molto deludenti, ma c’è un film su cui non ho dubbi. Khumba è la solita porcheruola animata arrivata nelle nostre sale per spremere soldi a genitori e bambini, Ford e Fordini. Una specie di Madagascar di serie B. E già Madagascar faceva discretamente cagar!
Il consiglio di Ford: ma che khumba è questa roba!?
Nel corso degli ultimi mesi è capitato sempre più spesso che, accanto alle schifezze made in Italy, venissero proposte schifezze altrettanto agghiaccianti anche nell'ambito dell'animazione, che esce da uno dei suoi anni peggiori con le ossa rotte, non fosse per Miyazaki ed alcune eccezioni come Frozen.
Questo Khumba, che pare una cosa per bambini nel senso peggiore del termine, oltre ad apparire come la copia sbiadita di Madagascar, me lo risparmio felicemente.


"Ma dov'è finito Peppa Kid!?" "Nessuno lo sa: pare che l'abbia mangiato quel mostro di Ford!"



mercoledì 2 gennaio 2013

Ford Awards 2012: i film (N° 30-21)

La trama (con parole mie): la scalata verso la vetta della classifica prosegue con la seconda decina dedicata al meglio dei film distribuiti nelle sale della Terra dei cachi nel corso del 2012. 
Una decina solida e molto variegata, all'interno della quale spicca il primo degli unici due film italiani presenti nella classifica in un anno che non ha visto brillare - purtroppo - il Cinema nostrano.
State dunque pronti ad averne per tutti i gusti, dal documentario al thriller, passando per l'animazione, il fantasy ed il sociale.
Come al solito, qui al Saloon ce n'è proprio per tutti.




 N° 30: Cogan – Killing them softly di Andrew Dominik


Il regista degli ottimi Chopper e L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford torna alla ribalta con un thriller d’azione verbale più che fisica, un ritratto profondamente noir degli States attuali, con un paio di sequenze ad impatto, dialoghi fiume in cui perdersi ed un finale che è una vera e propria coltellata.
Perfetto Johnny Cash inserito nella colonna sonora, ottimo il cast.





N° 29: Brave - Ribelle di Mark Andrews, Brenda Chapman, Bill Purcell


I Pixar Studios, dopo la mezza delusione che fu Cars 2, tornano a confezionare un prodotto eccellente non solo dal punto di vista tecnico, che fotografa alla grandissima le problematiche dei rapporti tra madri e figlie – adolescenti – e le dinamiche di una normale famiglia come ce n’erano ai tempi dei clan delle Highlands e come ce ne sono ora.
Realizzato da dio, divertente, ritmato, e preceduto da un corto che è uno spettacolo.


N° 28: The Avengers di Joss Whedon
 
 
Il miglior film di supereroi dai tempi de Il cavaliere oscuro, senza se e senza ma.
Fracassone, tamarro, autoironico, impreziosito dai botta e risposta che Robert Downey Jr/Iron man sfodera nel confronto con ogni altro personaggio e dal migliore Hulk mai apparso sullo schermo.
Almeno una manciata di sequenze memorabili – il “sono sempre arrabbiato” di Banner, il pugno di Hulk a Thor e il bellissimo confronto Hulk/Loki a proposito dello status di divinità – e divertimento assicurato per grandi e piccini.


N° 27: Marley di Kevin MacDonald


Il regista degli ottimi One day in september e La morte sospesa torna al documentario e lo fa alla grandissima, con il ritratto di uno dei simboli della musica moderna nonché personaggio unico nel suo genere: dalle strade di Kingston ai palcoscenici internazionali, dalla religione rastafariana alle sue numerose donne, dai figli al successo, fino alla morte, il Bob Marley uomo prima che popstar internazionale. Emozionante, sentito, profondo. Get up, stand up.


N° 26: Red lights di Rodrigo Cortes


Il regista del bottigliatissimo Buried trova il suo riscatto con un thriller sovrannaturale che mescola Il sesto senso e The prestige, avvince ed incanta riuscendo addirittura nell’impresa di far risorgere, almeno in parte, il dato per perduto Robert De Niro.
Scienza e Fede a confronto in un dramma che inchioda alla poltrona dal primo all’ultimo minuto, sorretto da un ottimo Cillian Murphy e giocato sul filo senza mai eccedere da una parte o dall’altra. Una delle sorprese più interessanti dell’anno.


N° 25: Diaz – Don't clean up this blood di Daniele Vicari


Rispetto allo scorso anno e nonostante una media qualitativa disastrosa, il Cinema italiano riesce comunque a piazzare due titoli nella top 40: il primo è questa potentissima ricostruzione degli scandalosi avvenimenti che durante lo sciagurato G8 di Genova del luglio 2001 accaddero nel corso dell’assalto alla scuola Diaz e nei successivi interrogatori avvenuti nella caserma di Bolzaneto.
Un film non perfetto, ma necessario che è impossibile guardare rimanendo indifferenti.



N° 24: Another Earth di Mike Cahill


Messa da parte la compilation di bottigliate rifilata a Melancholia, ecco giungere al Saloon un prodotto intelligente e profondo realizzato sul tema dei corpi celesti “in rotta di collisione”: due solitudini che si incontrano nell’attesa di scoprire cosa accadrà a due mondi “allo specchio” quando la distanza si farà troppo breve per fare finta di nulla.
Forse non per tutti, ma un’esperienza che resta dentro.


N° 23: Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato di Peter Jackson


Approcciato con il dubbio che non potesse raggiungere il livello della trilogia de Il signore degli anelli, il nuovo film firmato da Peter Jackson dedicato al mondo tolkeniano è una piccola perla di stupore e meraviglia, un omaggio al Cinema d’avventura che conquistava i bambini nel pieno dei favolosi anni ottanta che più passano i giorni dalla visione e più mi pare clamorosamente centrata.
Se l’inizio è di questo livello, c’è da sperare che il regista neozelandese superi se stesso con i prossimi due capitoli.


N° 22: Argo di Ben Affleck


Come l’ormai leggendario Clint Eastwood quarant’anni or sono, anche nel caso dell’ex bisteccone Ben Affleck abbiamo scoperto che l’uomo dietro la macchina da presa è di tutt’altro livello rispetto a quello davanti alla stessa.
Dopo il discreto Gone baby gone ed il buon The town, Ben si scopre autore garanzia con un film tesissimo eppure divertente, omaggio alla Hollywood delle grandi produzioni e delle bugie nonché cronaca di un avvenimento realmente accaduto che ricorda molto il Cinema impegnato targato Pakula. Già cult.



N° 21: Margin call di J. C. Chandor


Una delle migliori sceneggiature dell’anno racconta i tempi della crisi economica e delle imprevedibilità della borsa trasformandole in una sorta di thriller all’ultimo respiro, con un cast stellare ed un crescendo che ricorda l’ottimo Americani più che i due Wall Street.
Squali a nuoto in un acquario di pesci rossi ed un futuro sempre più oscuro per tutti quelli che non sono i grandi burattinai dell’economia mondiale. A suo modo profetico.


MrFord


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