lunedì 23 aprile 2012

I colori della passione

Regia: Lech Majewski
Origine: Polonia
Anno: 2011
Durata: 92'



La trama (con parole mie):  siamo nel cuore delle Fiandre dominate dai cattolici spagnoli, a metà del sedicesimo secolo, e Pieter Bruegel, pittore riconosciuto come un Maestro, decide di testimoniare la brutalità della repressione verso i protestanti da parte degli occupanti del suo paese grazie ad uno dei dipinti che lo renderanno famoso nei secoli seguenti: La salita al Calvario, infatti, rappresenta uno dei vertici dell'arte fiamminga, e ancora oggi è oggetto di culto e studio da parte degli appassionati di pittura di tutto il mondo per la ricchezza degli elementi e la potenza della rappresentazione.
Attraverso una scelta estetica ed un percorso che portano il quadro sul grande schermo passaggio dopo passaggio, assistiamo alle vicende che hanno definito la sua realizzazione in un esperimento quasi completamente nuovo nell'ambito della settima arte.




Raramente mi capita di vedere un film e giudicarlo quanto di più lontano esista dalla mia attuale sensibilità di spettatore arrivando quasi a detestarlo, eppure rimanere ammirato di fronte al suo valore: di recente, è successo con Synecdoche, New York.
Ora, replico con I colori della passione.
Certo, il lavoro di Majewski è molto diverso da quello di Kaufman - quest'ultimo decisamente più complesso e potente -, eppure questa sorta di fratellino minore del Faust di Sokurov, che mi avrebbe letteralmente fatto impazzire una decina d'anni fa, riesce a scavare nello spettatore a colpi di meraviglie visive celando - ma neppure troppo - una riflessione ben più profonda sull'arte ed il suo valore di fronte alla Storia e all'Uomo.
D'altro canto è indiscutibile che, nonostante la durata decisamente abbordabile si tratti di un film lento come solo i Classici più Classici dei russi sanno essere, costruito per essere ostico rispetto allo spettatore che non sia un assatanato adepto del Cinema d'autore senza compromessi, legato da un ritmo clamorosamente statico e ad intuizioni, più che ad una sceneggiatura vera e propria.
Probabilmente Majewski non aveva altro modo per rappresentare quello che, a tutti gli effetti, è il primo tentativo di portare sul grande schermo la rappresentazione più fedele possibile del lavoro di un pittore rispetto alla nascita di una sua opera: un viaggio complesso e non privo di difficoltà - artistiche e produttive - che può essere associato alla realizzazione di un film, pur se riferito, di fatto, all'opera di un solo artista - ma anche in questo caso si potrebbero considerare i soggetti di un lavoro incredibile come La salita al Calvario come attori, o parte integrante della stesso -.
La tecnica "a livelli" utilizzata, inoltre, risulta ipnotica ed affascinante, solo apparentemente statica - tanto da scomodare paragoni importanti come quello con una delle prime sequenze di Quarto potere, con la scena concentrata sull'interno della casa in cui il piccolo Kane è cresciuto con lui intento a giocare all'esterno, ben visibile in secondo piano dalla finestra - e trova il suo apice nella carrellata avanti e indietro che porta da Bruegel alla cima del monte e al mulino e di nuovo a Bruegel, in uno dei passaggi più intensi di questa sorprendente quanto sicuramente non per tutti visione.
In tutta onestà - e considerata la fama pane e salame del saloon - mi sentirei di consigliarvi di evitare I colori della passione - tra l'altro, pessimo titolo italiano -, davvero troppo votato all'arte "dura e pura" per trovare un riscontro effettivo nelle emozioni dello spettatore: eppure è curioso quanto il complesso di questo lavoro incredibile sia costituito da singole sequenze ispirate dalla quotidianità più fisica e vera possibile, come fosse un poema del popolo oltre che una chiara allegoria della lotta dell'arte rispetto all'oppressione - anche e soprattutto in questo caso religiosa -.
Doveste decidere di affrontarne comunque la visione, vi consiglio di liberare la mente dai pregiudizi per il radicalchicchismo e considerare di essere di fronte ad una sorta di lezione, una ricerca che porti da Bruegel come individuo inserito nel suo tempo a La salita al Calvario, che ancora oggi è in grado di fare rimanere ammirati visitatori di tutto il mondo - in questo senso, illuminante la sequenza finale -: superati questi scogli, I colori della passione sarà in grado di aprire occhi e cuore di chi sarà disposto a venire a patti con tutta la fatica che richiede.
E merita.


MrFord


"And I'll see your true colors
shining through
I see your true colors
and that's why I love you
so don't be afraid to let them show
your true colors
true colors are beautiful,
like a rainbow."
Cindy Lauper - "True colors"-


13 commenti:

  1. Irriverent Escapade23 aprile 2012 08:49

    Non e' detto che chi tende piu' al pane&salame non ami l'Arte.
    Io mi sciropperei questa visione guidata dalla passione per la pittura dei Fiamminghi e curiosa di vedere la trasposizione della tela sul grande schermo.
    Poi, ci hanno propinato talmente tante porcherie tratte da libri (ma che brutta abitudine!!!) che credo, questo originale tentativo valga la pena.
    Io ci provo.....magari in dvd ;-)

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    1. Irriverent, hai ragione.
      E' stato tendenzialmente estenuante, eppure continuo a pensarci. Uno di quei film che acquista valore con il tempo.
      Quando ti capita, recuperalo!

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  2. mi sembra interessante, lo recupererò prossimamente:)
    se te la senti di imbarcarti in un'altra simil visione, ti consiglio di dare un'occhiata a Nightwatching di Peter Greenaway, sulla ronda di notte di Rembrandt...è un film peso,PESISSIMO, ma alquanto affascinante:
    http://www.youtube.com/watch?v=JN2eLySBIMc

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    1. Alessia, Greenaway mi ha già massacrato in altre occasioni, Nightwatching mi mancava: ma se lo consigli, potrei pensare di recuperarlo.

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    2. eheh Greenaway è una mazzata per qualunque essere umano!Ripeto, è un film pesissimo e sconsiglierei una visione serale, però è visivamente splendido e Martin Freeman negli insoliti panni di Rembrandt dà una gran bella prova...se sei ben disposto vai tranquillo:)

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    3. Concordo su Greenaway.
      Lo metto in lista, appena mi sento pronto mi cimento!

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  3. oddio, se ha a che fare con faust, preferisco un colpo in testa! :D

    citare cindy lauper per una mattonata pol(v)acca del genere però ammetto che è una mossa quasi geniale :)

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    1. Irriverent Escapade23 aprile 2012 12:10

      Dai Cannibal, togli il "quasi": e' doppiamente geniale, per l'interprete ma anche per la canzone.

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    2. Cannibale, stento a credere ai miei occhi: hai davvero scritto geniale rispetto ad una mia trovata!?
      Oggi nevica e arriva pure Babbo Nachele! ;)

      Irriverent, muchas gracias! :)

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    3. ho scritto "quasi" geniale.
      la neve può aspettare :D

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    4. Quindi grandine!? Spero di no perchè sarò in giro a sbevazzare. ;)

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  4. Ma è uscito al cinema?
    Io sono ancora in super attesa per Synecdoche, me lo trovo scritto in ogniddoveeeeeeee!!!!!!

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    1. E' uscito in sala qualche settimana fa.
      Synecdoche va recuperato sicuramente prima di questo, ma se ti capita in qualche saletta d'essai, anche I colori della passione può regalare qualche soddisfazione!

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