giovedì 7 dicembre 2017

Geostorm (Dean Devlin, USA, 2017, 109')





Se c'è una cosa che mi fa incazzare in quanto strenuo sostenitore del Cinema americano anche di grana grossa sono le produzioni che danno ragione ai radical che bersagliano il suddetto Cinema americano per passatempo: quelle merdate da multisala nel weekend perfette per lo spettatore occasionale cui non fregherebbe nulla di quello che guarda, divertenti neppure per sbaglio, ironiche nei loro sogni più sfrenati o qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente per giustificare il prezzo del biglietto.
Certo, già dal trailer Geostorm lasciava presagire ben poco di buono - nonostante la presenza del fordiano Gerard Butler, che nonostante abbia infilato negli anni una serie di pellicole da incubo continua a starmi simpatico -, e potevo sospettare che sarebbe andata com'è andata, ma sinceramente non immaginavo che si sarebbe potuto fare peggio anche dei peggiori disaster movies degli ultimi anni, roba da far apparire Emmerich una specie di genio della settima arte.
Trama già vista e sentita, dinamiche trite e ritrite, un cast nutrito in cerca di grana, soluzioni implausibili, terribile finale retorico: davvero tutto quello che non vorrei chiedere alle tamarrate di questo stampo, anche e soprattutto considerato che nel corso dei centonove minuti non sono riuscito a divertirmi neppure per sbaglio, passando il tempo a sperare che si giungesse presto alla conclusione.
Interessante segnalare, oltre al livello davvero basso dell'intera produzione - che pare un cocktail di tutti i suoi predecessori anni novanta, oltre ad una versione "da serie C" di Armageddon - la caduta libera della carriera di Robert Sheehan, qualche anno fa idolo delle prime due stagioni di Misfits, destinato per molti a divenire uno dei giovani volti più promettenti del panorama mondiale ed ora finito a fare il caratterista, senza tra le altre cose neppure eccellere.
L'unica consolazione dell'essermi imbarcato in questa scellerata visione è la consolazione di aver trovato uno dei candidati più forti per la classifica dedicata al peggio del duemiladiciassette, nonostante la concorrenza quest'anno sia davvero agguerrita: ma quella tra le posizioni più alte di quella top ten  è la "tempesta" migliore che questa roba possa sperare di essere in grado di provocare.
Vi lascio immaginare quali siano le altre.




MrFord




mercoledì 6 dicembre 2017

Wednesday's child







Siamo entrati nell'ultimo mese dell'anno, che per molti bloggers cinefili come il sottoscritto e purtroppo anche il mio compare e co-ideatore di rubrica Cannibal Kid significa affrontare le ultime visioni che potrebbero influenzare i numerosi classificoni in arrivo con le Feste.
Chi, invece, di queste cose commerciali e frivole se ne sbatte è gente seria e competente come Kris Kelvin, con grande piacere del sottoscritto dati i molti gusti in comune ospite settimanale della rubrica: chissà se il Cucciolo Eroico avrà retto al colpo?



"Abbracciamoci per solidarietà alla nostra amichetta Cannibal: questa settimana se la deve vedere con due loschi figuri!"



SUBURBICON

"Hey, Matt! Stai cercando di imitare Ford, che anche quando si scende sotto zero sfreccia in bici pur di non guidare!?"

Kris Kelvin: Si parte facile, con un film che ho già visto (a Venezia). E diamo a Clooney quello che è di Clooney: che sia più bravo come regista che come attore è risaputo, e Suburbicon è un buon film... non è vero che il merito è tutto della sceneggiatura dei Coen, gli ultimi film dei Coen sono, a mio avviso, pretenziosi e compiaciuti esercizi di stile (e qui sento già gli applausi del Cannibale). Invece Suburbicon è un bel noir teso e graffiante, una satira feroce sulla politica trumpiana. Demenziale, violento, sarcastico, cinico, penso che a Ford piacerà da matti!
Cannibal Kid: Subito dal primo commento, si vede che Kris Kelvin è un blogger, anzi un critico cinematografico serio e professionale. Uno che va ai Festival che contano. Io e Ford al massimo partecipiamo alla Sagra della Patata. Mentre lui guardava Suburbicon al fianco di George e Amal, io probabilmente mi sparavo qualche inutile serie teen, e Ford si faceva una maratona di action con Sly, per dire...
Come se fossi a un Festival, mi alzo in piedi e faccio una standing ovation per le parole di Kelvin sui Coen e sono fiducioso in quel che dice sul film di Clooney, abbastanza spernacchiato dai suoi altri colleghi critici seri, ma che a me ispira. Nonostante l'aria di commedia satirica molto coeniana e quindi molto fordiana che tira.
Ford: Clooney mi sta simpatico e trovo sia un discreto regista, che in più di un'occasione è riuscito a convincermi. Con una sceneggiatura dei Coen alle spalle e tematiche potenzialmente molto interessanti potrebbe essere una delle sorprese di questa parte finale dell'anno, arrivando magari a guadagnarsi una posizione nella Top 40 fordiana dei film usciti in sala. Sarà così? Entro poche settimane lo sapremo. Quello che invece già so, è che probabilmente resterò come al solito deluso dalla classifica del Cannibale.

BAD MOMS 2 – MAMME MOLTO PIU' CATTIVE

"Cara, ti ho detto che non devi bere vino come me, ma solo White Russian! Così potrai diventare forte come Ford!"

Kris Kelvin: Sarà un retaggio (ormai mooolto remoto) dei miei pruriti adolescenziali, ma onestamente non ce la vedo tanto Mila Kunis (alias "gli occhi più belli del pianeta") nel ruolo di mammina stressata...anzi, diciamo che non ce la vedo proprio nel ruolo di mamma! Sì, lo so che nella vita vera ha già due figli, ma il cinema per fortuna è un'altra cosa (e menomale!) e per me resterà sempre un amore di gioventù, non posso farci nulla. Sul film, che dire: ben poco direi, dato che non ho visto il primo episodio e non ho nessuna intenzione di vedere nemmeno questo. Di stupide e banalotte commedie americane ce ne sono già abbastanza.
Cannibal Kid: Ouh, Kelvin, Mila è un mio amore di gioventù. Pensavo mi tradisse solo con Ashton Kutcher e non anche con te, maledetto!
Come MILF posso assicurarti che Mila ci sta benissimo e, per quanto il primo film non fosse fenomenale, si faceva guardare tranquillamente. Così come mi vedrò tranquillamente anche questo sequel, godendomelo ancor di più giù sapendo quanto Ford, se mai avrà il coraggio di vederlo, lo detesterà. Il primo Bad Moms l'anno scorso si era infatti guadagnato l'esagerato titolo di peggior film dell'anno sul suo WhiteRussian e questo Mamme molto più cattive rischia di bissare. Cosa che non può essere considerata altro che un onore, quasi fossero due Oscar.
Ford: il primo Bad Moms è stata una delle esperienze più tristi che ricordi rispetto ad una visione che avrebbe dovuto essere semplicemente divertente e easy, di quelle da serata a neuroni zero. Ovviamente, considerato quanto cagare mi fece il primo, mi guarderò bene dal tentare la fortuna una seconda volta.

FREE FIRE

"Ma è questo che succede quando si passa una serata con Ford?" "Sempre, Kris. Chiedilo pure a Cannibal."

Kris Kelvin: A giudicare dal manifesto, potrebbe anche ispirarmi. Si respira aria anni '70 e si sconfina nel "pulp", con evidenti tributi a Scorsese, Tarantino e anche a Guy Ritchie. Il problema sarà non solo "prendere spunto" ma anche girare qualcosa di originale, di non già visto. Dirige un certo Ben Wheatley (che non conosco), con un ottimo cast: Cillian Murphy, Armie Hammer, Sharlto Copley (ve lo ricordate in District 9?), Sam Riley, Noah Taylor. Brie Larson è la pupa del gangster, e il ruolo le calza a pennello. Penso che sia Ford che il Cannibale apprezzeranno (il film, non la Larson: lei è incontestabile ;) ).
Cannibal Kid: Film che (purtroppo) ho già visto e che mi ha annoiato come pochi altri quest'anno. Mi ha lasciato svuotato al punto che per ora non sono riuscito nemmeno a scriverci un post in proposito. Dopo una prima mezz'ora in cui si concede persino il lusso di proporre dei dialoghi, poi parte un'ora abbondante di sparatoria non-stop. Il film è tutto qua: spari, spari, e ancora assordanti spari. Nemmeno l'incontestabile Brie Larson, che è meglio recuperare in The Glass Castle, riesce a rendere il tutto minimamente interessante. Kelvin apprezzerà giusto l'aria 70s, Ford invece lo adorerà. Io piuttosto che rivederlo vado a spararmi, bang bang.


Ford: non l'ho ancora visto, ma l'atmosfera mi ispira ed il fatto che abbia annoiato Cannibal significa solo che probabilmente Kris potrebbe apprezzarlo ed io adorarlo. Se poi dovesse scappare una pallottola vagante dritta nelle chiappe di Peppa, anche meglio.

PATTI CAKE$

"Non te la caverai con questa birretta, caro Kris. E neppure la tua amica Patti Kid qui accanto. Qui si beve solo White Russian."

Kris Kelvin: Può una ragazzina bianca e obesa, soprannominata "Dumbo", sognare di diventare una reginetta del rap? Difficile in generale, quasi impossibile se hai la sfortuna di nascere in un quartiere dormitorio del New Jersey e devi fare da balia a una mamma scapestrata e attaccabrighe. Mi pare già di sentire in lontananza il clangore delle bottigliate di Ford, e in effetti il rischio dell'ennesima operazione di buonismo e simpatia è altissimo. Dicono sia stato applaudito all'ultimo Sundance Festival, eppure sento parecchia puzza di film ruffianotto e radical-chic. Ma magari al Cannibale, bastian contrario per eccellenza, potrebbe anche piacere!
Cannibal Kid: Yo, Kelvin, hai proprio ragione. Io un film come questo già non vedo l'ora di eleggerlo a mio nuovo cult personale. Gli ingredienti radical-indie sembrano esserci tutti. E alla fine mi sa che piacerà pure a Ford, che quando si tratta di rap insieme a me è uno dei pochi blogger bianchi ad apprezzare.
Ford: il rap mi piace, l'indie - se fatto bene - pure, il problema è se questo film si dovesse trasformare in un nuovo Precious, che avevo trovato sopravvalutato e bottigliato qualche anno fa. Spero proprio di no, anche a costo di trovarmi d'accordo con quel radical hipster di Cannibal.

LOVELESS

Tipico scorcio del cortile dietro casa Goi.

Kris Kelvin: Qui la cosa si fa seria. E allora niente frecciatine: Andrey Zvyagintsev è un SIGNOR autore, che folgorò il sottoscritto in tempi non sospetti, ovvero fin dai tempi del Leone d'Oro vinto nel 2003 con lo splendido Il Ritorno, che trionfò a Venezia da illustre sconosciuto e fece incazzare il nostro Marco Bellocchio che già pregustava la vittoria. Loveless racconta una (brutta) storia di genitori divorziati e rancorosi costretti a dover affrontare un dramma in comune: la scomparsa del loro figlio piccolo. Ovviamente la vicenda è un pretesto per riflettere sulle storture di un'epoca e d una società intera. Premio della Giuria a Cannes 2017.
Cannibal Kid: Ed ecco qua che emerge l'anima soporifer... volevo dire autoriale di Kelvin. Questo sì che si preannuncia come un film radical-chic, altroché Patti Cake$! E si preannuncia pure come un mattonazzo insostenibile. Il dubbio è: Ford per l'occasione recupererà il suo vecchio spirito più radical-autoriale o preferirà, come saggiamente ha scelto di fare negli ultimi tempi, qualche visione più leggera e cannibalesca?
Ford: Zvyagintsev aveva folgorato anche me con Il ritorno, film bellissimo e girato in modo pazzesco. Ammetto, però, di essermelo un po' perso negli ultimi anni, e di aver mancato, se non ricordo male, i suoi ultimi due lavori. Spero che questo ritorno - per l'appunto - mi stimoli al recupero, e che Loveless possa rivelarsi una di quelle pellicole autoriali molto fighe che soddisfano gli appassionati veri di Cinema come me e Kris e fanno incazzare i Cannibal di turno.

THE VOID – IL VUOTO

Kris, Ford e Cannibal nella loro versione de Il triangolo no.

Kris Kelvin: Un horror d'autore, di quelli "duri e puri", che potrebbe piacere tanto a James Ford: un poliziotto trova un ragazzo ferito in mezzo al bosco e lo porta a uno scalcinato pronto soccorso di provincia, dove un medico molto ambiguo lo imbottisce di sedativi per ridurlo al silenzio. Ma la pazzia di un'infermiera sadica innescherà un'assurda nottata di violenza estrema. Tensione, sangue, splatter, effett(acci) gore a iosa, in un titolo che potrebbe pure rivelarsi sorprendente. Questione di stomaco.
Cannibal Kid: Questa settimana che abbiamo come ospite un critico vero e proprio, persino gli horror si tingono d'autore. Io lo lascio volentieri ai miei due più competenti colleghi (o meglio al mio più competente collega Kelvin), preferendo guardarmi qualche stupido comedy-horror adolescenziale. Che sarà meno splatter, ma sarà anche più divertente.
Ford: sulla carta potrebbe essere un horror come piace a me, ma considerato che di norma il genere riserva spesso e volentieri porcate da record anche partendo da buone premesse, non voglio sbilanciarmi. Parlerò solo al termine della visione, sperando nel frattempo che Casale faccia il salto definitivo per entrare nel void.

DUE SOTTO IL BURQA

"Ma cosa sarebbe questa roba?" "Una porcheria, il libro di recensioni di Cannibal Kid. Io mi leggo quello di Kris Kelvin, che mi pare molto più competente."

Kris Kelvin: Commedia francese su un tema "spinoso" (a dire poco) come il radicalismo islamico. Una giovane coppia iraniana sta per trasferirsi a New York, ma il fratello di lei, integralista, ne ostacola in tutti i modi la partenza verso la terra degli "infedeli"... non ne so niente di più e non mi pronuncio, salvo rimarcare il fatto che in Francia si possono e si riescono a fare ANCHE film di questo tipo. Da noi la satira cattiva è concessa solo a Zalone...
Cannibal Kid: In una settimana di uscite ben poco nelle mie corde, ecco una francesata che potrebbe fare al caso mio. Anche se un tema ostico del genere per una commedia potrebbe rivelarsi un autogoal. Mi ricorda vagamente il britannico Four Lions, che ben poco mi aveva convinto, al contrario di Ford, che alla fine mi sa gradirà pure questo. Dal trailer comunque mi sembra una cacchiata caruccia. Quasi quanto un film del buon Zalone.
Ford: i francesi viaggiano a corrente alternata, dalle mie parti, passando da cose estremamente interessanti ad altre estremamente agghiaccianti. Questa commedia dal tema molto delicato che il mio rivale ha associato all'ottimo Four lions viaggia sul filo: personalmente spero di trovarmi di fronte una sorpresa positiva, ma con il Cinema francese, per l'appunto, così come con Cannibal, non si può mai davvero sapere. Nel frattempo, in caso, mi affiderò al parere decisamente più autorevole di Kris.

IL PREMIO

"Siamo sicuri di voler caricare quei tre pezzentoni di bloggers?" "Direi di no: lasciamoli in balìa di un Rutger Hauer qualsiasi."

Kris Kelvin: Così, a occhio, prevedo una raffica di bottigliate fordiane (mai troppo tenero lui con il cinema italiano). E forse non avrà tutti i torti... Gigi Proietti si reca in macchina a Stoccolma per ritirare il Nobel alla letteratura (sic!) assistito da Rocco Papaleo e dai figli Alessandro Gassmann e Anna Foglietta (doppio sic!!) Vorrebbe essere una commedia familiare, prendendo come spunto un improbabile road-movie attraverso le autostrade del vecchio continente. Francamente nemmeno io me la sento di scommettere un solo centesimo su questo film, ma se al Cannibale piacciono le scommesse impossibili... prego si accomodi!
Cannibal Kid: Va bene essere bastian contrario e pure masochista, ma nemmeno io oserei scommettere un euro su un pretenzioso on the road movie come questo. Alla fine la sorpresa pure in questo caso potrebbe essere Ford, che di recente ha esaltato un'altra commedia con Gassmann Jr. come Beata ignoranza al di là dei suoi reali meriti. Premierà anche questo Il premio?
Ford: già con il Cinema italiano non vado fortissimo, se poi ci mettiamo un tentativo che pare già goffo e Papaleo, uno degli attori che più detesto insieme a Ceccherini, il gioco è fatto. Non lo consiglierei, udite udite, neppure al Cannibale.

THE WICKED GIFT

"Un altro White Russian!? Adesso ho capito perchè scrivi tutte quelle stronzate, Cannibal! Hai cominciato a bere quanto Ford!"

Kris Kelvin: Un horror esoterico diretto da un regista italiano esordiente, tale Roberto D'Antona. Location: le brume del Vercellese. Interpreti: tanti giovani in cerca di lavoro (e di gloria). Magari, vedendolo, potremo dire un giorno di essere stati i primi ad assistere all'opera prima di un regista di culto. Per quanto mi riguarda, me ne farò una ragione e anche... qualsiasi altra cosa pur di rimanere a casa. Aho, so' fatto così: le "sole" le fiuto da lontano!
Cannibal Kid: Horrorino amatoriale girato non troppo distante dalle mie parti. Io del Vercellese ne ho già abbastanza nella realtà e non mi va di vederlo pure sul grande schermo. A giudicare dal trailer in ogni caso questo non è un film da sottovalutare: potrebbe guadagnarsi il titolo di lavoro più (involontariamente) divertente del 2017.
Da notare inoltre la competenza e la preparazione di Kelvin nel commentare pure queste uscite minori. Ford, tu che in genere scrivi 'ste righe mentre in sottofondo segui qualche assurdo incontro di wrestling, prendi appunti da un pro come lui.
Ford: non credo mi preoccuperò di questo film o di quello che sta scrivendo Cannibal. Sto seguendo un incontro di wrestling e non ho certo tempo da perdere.

MY LITTLE PONY – IL FILM

Il mondo del Cucciolo Eroico.

Kris Kelvin: Il cartoon che ha "spaventato" la Pixar, costretta a rinviare a dopo Natale l'uscita del suo Coco: perfetto, direi, per i Fordini, che adoreranno il mondo di Equestria e i suoi abitanti. E al Cannibale piace ogni tanto tornare bambino? Nella versione originale le voci sono di Emily Blunt, Zoe Saldana, Liev Schreiber e Michael Pena.
Cannibal Kid: Della serie anni '80 Vola mio mini pony ricordo più che altro la ancora oggi mitica sigla di Cristina D'Avena. Per il resto mi sembrava una bambinata quando avevo 5 o 6 anni, figuriamoci se ho voglia di avventurarmi in questa nuova versione che costringerà i poveri little Fordy ad accompagnare il loro sciagurato padre al cine, che se no si mette a frignare.
Ford: mai piaciuti i Mini Pony, e non ho alcuna intenzione di buttare i Fordini in pasto a questa roba. O di sorbirmela per dovere di genitore. Piuttosto, attendiamo tutti Coco.

L'INSULTO

"Prova ancora a pensare di far guidare Ford, e di insulti ne beccherai molti più di uno."

Kris Kelvin: Altro film "veneziano", passato in concorso con ottimi consensi (tra cui il mio). Nel Libano di oggi un banale incidente d'auto tra un muratore palestinese e un meccanico ultra-conservatore diventa un pretesto per scatenare un incidente politico-diplomatico su due visioni del mondo inconciliabili. Ottimi attori, sceneggiatura di ferro, grande coinvolgimento emotivo malgrado la trama esile esile. Una delle più belle sorprese dell'ultima Mostra del Cinema. Mi piacerebbe che per una volta il Cannibale spazzasse via la propria proverbiale diffidenza verso questo tipo di operazioni e si godesse lo spettacolo. A Ford invece... che glielo dico a fare! Lo vedo già in prima linea!
Cannibal Kid: Ford, tu si nu strunz!
Ah, L'insulto è il titolo del film? Pensavo fosse un invito. Comunque Kelvin, ma che dici? Io non sono diffidente vero questi film. Vuoi mica che cominci a insultare pure te?
A dare un'occhiata al trailer devo anzi dire che questo lavoro libanese mi sembra un legal-thriller molto accattivante e intrigante, ben più rispetto ai “colleghi” ammeregani tanto esaltati di solito dal Ford. Mi sa che, tra tutti i film in uscita questa settimana, sarà l'unico che potrebbe farci andare tutti e tre d'amore e d'accordo e a non farci prendere a insulti.
Ford: a parte gli insulti che riservo sempre molto volentieri al mio rivale Cannibal, questo film mi da proprio l'impressione di essere uno di quei prodotti di nicchia di grande valore che i giovani e finti giovani critici e finti critici come il Cucciolo Eroico snobbano a torto. Buon per me e Kris, che con questo tipo di proposte andiamo a nozze. Uno dei probabili film della settimana e del periodo.

martedì 5 dicembre 2017

Il culto di Chucky (Don Mancini, USA, 2017, 91')





Ho sempre amato alla follia il personaggio di Chucky, uno degli alfieri dell'horror trash anni ottanta nonchè charachter perfetto nel mescolare crudeltà, terrore, ironia, risate grasse, linguaggio colorito e violenza incontenibile, rivale assoluto in questo dell'altrettanto mitico Freddy Krueger: tempo fa, qui al Saloon, avevo perfino dedicato una sorta di retrospettiva alla creatura di Don Mancini, recensendo tutti i film della saga e divertendomi a rivederli anche più di quanto non fosse accaduto per quelli, per l'appunto, più blasonati e legati al brand di Nightmare.
Alla notizia - ed avendo letto buone recensioni - del ritorno della bambola più folle del Cinema, avevo già immaginato una serata da rutto libero selvaggio e risate sguaiate un pò come era capitato, anche se non parliamo di horror, di recente con Thor: Ragnarok, pregustandomi già tutte le cattiverie che il buon Chucky avrebbe riservato alle sue vittime di turno: peccato, però, che non si sa neppure bene perchè, Mancini abbia deciso, nonostante la vena ironica sia ovviamente presente, di virare in una direzione decisamente più seriosa, quasi un tentativo di rendere il prodotto più oscuro ed "autoriale", risultando a conti fatti un pò troppo pretenzioso - anche se mi pare assurdo associare un termine di questo tipo alla figura di Chucky - e finendo per limitare troppo lo spettacolare protagonista pupazzo, in questo caso reso sulla carta ancora più forte da un nuovo potere che gli permette di trasferire la sua coscienza in più bambole contemporaneamente e perfino all'interno di persone viventi.
Peccato che l'insieme del lavoro, legato ad un fu piccolo Andy sempre più cresciuto e potenzialmente più pericoloso della sua nemesi ed agli internati in un istituto psichiatrico di media sicurezza - compresa Nica, che Chucky affrontò nel capitolo precedente del suo percorso cinematografico - non regga neppure per sbaglio in termini di logica anche spiccia - per quale motivo scegliere una cornice di questo tipo se a fronte di una struttura ipermoderna ed enorme troviamo soltanto cinque o sei persone tra personale e pazienti? -, ritmo e divertimento, restando a galla solo nei - comunque troppo rari - momenti in cui Chucky sproloquia e conducendo ad un finale che dovrebbe portare ad un nuovo capitolo addirittura, ma spero davvero che non sia così, con protagonisti il serial killer divenuto bambola e la sua ex ma neanche poi tanto moglie in versione umana - in questo senso andrebbe spezzata una lancia in favore di Jennifer Tilly, che ricopre il ruolo con grande ironia e sfruttando tutte le sue non proprio spiccate doti recitative -.
Una grossa delusione su tutta la linea, dunque, che giunge proprio quando, al contrario, mi aspettavo la definitiva consacrazione comedy di un characther dalle potenzialità illimitate, che necessiterebbe di un approccio in stile Ash vs Evil Dead e di un rilancio a tutti gli effetti, magari proprio attraverso una serie televisiva: dopotutto, a Chucky piace stare sotto i riflettori, e pensare che il suo posto possa essere in qualche modo "rubato" da un eccesso di presunzione degli autori e dalla figlia dell'attore che da sempre gli ha prestato la voce mi pare davvero uno spreco enorme.




MrFord



 

lunedì 4 dicembre 2017

Borg McEnroe (Janus Metz, Svezia/Danimarca/Finlandia, 2017, 107')




Fin da bambino, ho sempre amato lo sport, praticato o vissuto da spettatore.
Merito, senza dubbio, della grande passione - ancora coltivata - di mio padre per il ciclismo, dei suoi racconti dei grandi campioni che l'avevano appassionato in gioventù, da Alì a Gilles Villeneuve, passando per Merckx e Rivera: e fin da bambino, pur non eccellendo tanto da poter quantomeno sognare una possibile carriera, ho sempre trovato lo sport praticato una valvola di sfogo, un banco di prova, un modo per crescere ed imparare.
Ricordo i tempi del calcio alle elementari e medie, del ciclismo e della pallacanestro tra le superiori e l'università, la palestra prima ed il crossfit oggi: e poi le grandi emozioni da spettatore, dalle stagioni passate ogni domenica a San Siro alla morte di Senna, dagli Harlem Globe Trotters visti dal vivo nell'allora Palalido di Milano all'Italia di USA '94 trascinata da Roberto Baggio, le grandi imprese di Chiappucci o i Mondiali del duemilasei.
Lo sport è un campo di prova e di crescita personale, che mette di fronte ogni suo praticante con i propri limiti, la paura, la fatica, il desiderio di farcela e la coscienza che, a volte, non ce la si può fare.
Lo sport che, individuale o di squadra, ci mette soli contro noi stessi, soli nella celebrazione più profonda di una vittoria o nella delusione più cocente di una sconfitta.
Borg McEnroe, racconto senza dubbio noto agli amanti dello sport in sala per metodo di narrazione, ha la sua forza proprio nel saper raccontare questo: a prescindere dai punti di vista personali - e quasi mai se ne trovarono a confronto due tanto diversi come quelli di Borg e McEnroe, due tra i tennisti più forti di tutti i tempi, per la prima volta a confronto su un palcoscenico unico come quello di Wimbledon nell'ottanta, il primo algido e controllato, il secondo iroso e ribelle -, lo sport forma chi lo pratica e mette in competizione ma anche accanto chi si trova testa a testa in qualsiasi disciplina.
Ricordo quando, ai tempi dell'infanzia e di buona parte dell'adolescenza, per me fosse un problema pensare di emergere e vincere, quasi la paura di affermarsi fosse incredibilmente più grande di quella di uscire sconfitti, e quanto ora, quando ad ogni allenamento il mio avversario è principalmente il me stesso dell'allenamento precedente, la sensazione che ho sia quella dell'adrenalina, dell'emozione.
Lo sport mette alla prova, logora, costa sacrificio e fatica, dolore e sofferenza fisica e mentale, ma fa sentire bene, forti ed in grado di comprendere chi condivide quell'esperienza come poche altre cose al mondo: Borg McEnroe ha colto in pieno questo spirito, e seppur non originale, è riuscito nell'impresa di trasmettere sensazioni che chi ha praticato una qualsiasi disciplina "sul campo" riconoscerà come sue pur non essendo stato un campione, perchè proprie dello spirito che sorregge questo tipo di confronti e manifestazioni fin dall'antichità.
Come se non bastasse, al lavoro di Metz va aggiunto il merito di aver reso uno dei match più belli ed importanti della storia del tennis praticamente come un thriller, che perfino qualcuno come il sottoscritto - che già conosceva il risultato - ha vissuto con il fiato sospeso fino all'ultimo istante, ennesima conferma che lo sport finisca per essere il Cinema più emozionante possibile, perchè pronto a pescare nel bacino profondo delle emozioni umane - bellissima la citazione di Agassi in apertura di pellicola, che mi permette di consigliare a tutti Open, splendida biografia del tennista americano - tanto quanto ad essere cassa di risonanza per le stesse, in grado di parlare a chi lo vive o l'ha vissuto sulla pelle così come a tutti coloro che si sono ritrovati ad incitare, soffrire, sperare e sognare da spettatori, non per questo meno toccati da quanto accadeva in un qualsiasi campo o disciplina.
Perchè qualcuno di noi sarà apparentemente controllato, metodico, superstizioso, vulcanico come Borg, e qualcun'altro iroso, ribelle, fuori dagli schemi come McEnroe; qualcuno giocherà da fondo campo, con furia e a due mani, e qualcuno sotto rete, tagliente come un rasoio; qualcuno vincerà oggi, ma perderà domani.
Perchè il bello dello sport è che non esistono numeri uno. O almeno, esistono solo per un pò.
E se non somiglia alla vita questo, nient'altro.




MrFord




venerdì 1 dicembre 2017

Saw - Legacy (Spierig Brothers, USA, 2017, 92')




Non sono mai stato un fan della saga di Jigsaw, fin dai tempi del sopravvalutato e spompo primo capitolo firmato da James Wan.
Con ogni probabilità, se non fosse stato per la curiosità di Julez e la presenza dietro la macchina da presa degli Spierig Brothers - da queste parti amatissimi grazie a quella piccola perla che fu Predestination -, non mi sarei neppure sognato di tentare il recupero di questa sorta di reboot di un franchise che pareva giunto alla conclusione con la morte del suo protagonista indiscusso, attorno alla quale si gioca la partita di questo nuovo capitolo.
Da detrattore, dunque, mi sono trovato combattuto durante e al termine della visione: gli Spierig, che sono decisamente furbi, scelgono una strada tutto sommato facile che rispetta e ricalca la traccia del film che diede origine alla vicenda - twist in agguato nel finale compresi - finendo quasi per risultare, almeno per il sottoscritto, superiori alla stessa, mentre per il resto si preoccupano di portare a casa la pagnotta sfruttando più una sceneggiatura da taglio con l'accetta e situazioni spettacolarizzate - per quanto riguarda le uccisioni - ma incapaci di fare breccia sia in termine di stupore o spavento che di banale empatia con chi le subisce.
Saw - Legacy, modificato non si capisce bene per quale motivo dalla distribuzione italiana rispetto all'originale Jigsaw, decisamente più efficace, risulta dunque essere un horror di impianto splatter/survival appena sopra la media - che resta bassa, sia chiaro - pronto a rivelarsi incapace di compiere il salto che, con ogni probabilità, i produttori speravano di vedere materializzato in termini di guadagni e fama tra e loro mani.
L'impressione, dunque, è che le poche buone idee finiscano per essere fagocitate da un budget limitato ed una cornice che pare quella del tipico film da seconda serata televisiva con ambizioni da pietra miliare del piccolo schermo - che nell'epoca delle serie televisive suona davvero male - che finisce dimenticata nel giro di qualche ora, e in questo caso è testimone Julez, crollata nel sonno dei giusti a due terzi di pellicola e pronta a strillare nel momento in cui, al termine del film, mi sono avvicinato per svegliarla il più dolcemente possibile ed accompagnarla a letto.
A prescindere dal fatto che il sottoscritto possa essere più inquietante di Jigsaw, trovo abbastanza indicativo che un'appassionata di horror crolli miseramente senza neppure avere troppa curiosità di scoprire cosa si sia persa, associando questo nuovo tentativo di rilanciare la saga di Saw nel novero di quelle pellicole che fungono da riempitivo e poco altro.
Peccato per gli Spierig, dai quali, lo ammetto, aspettavo decisamente di più, nonostante in questo caso si trattasse di un prodotto molto commerciale e comunque, oggettivamente parlando, realizzato con perizia: per il resto mi preoccupo poco del ritorno in pista di un brand del quale non sento necessità o curiosità fin dall'esordio, pronto, se non altro, a ricordare che quando la mia generazione viveva la sua infanzia e prima adolescenza, erano molti di più i titoli pronti a rimanere impressi nelle menti dei più giovani.
Fosse uscito allora, Saw avrebbe avuto una fortuna senz'altro minore.
In tutte le sue incarnazioni.



MrFord



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