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lunedì 15 agosto 2016

Saloon's Bullettin #5


L'estate è entrata nel vivo - quantomeno nel momento in cui scrivo queste righe - e tra vacanze, una partita e l'altra degli Europei di calcio - anche se, probabilmente, in questo momento saranno già nel pieno del loro svolgimento le Olimpiadi - e viaggi in treno sono comunque riuscito a gustarmi film e libri quantomeno discreti, lontani dagli standard solitamente bassi ed ignoranti del periodo più rilassato ed easy dell'anno.
The Nice Guys, diretto dallo specialista in buddy movies Shane Black, è un film super fordiano, frescolinissimo, veloce e divertente, un buon mix tra le atmosfere di Chandler e gli scombinamenti del Drugo e Doc Sportello, con un Russell Crowe in gran forma da picchiatore ed un Ryan Gosling perfetta spalla: una di quelle proposte che è sempre un piacere vedere e rivedere, che non inventerà nulla di nuovo ma si lascia guardare alla grande, mescolando humour, crime ed un'atmosfera anni settanta che da queste parti è sempre ben accetta.
E tra un cazzotto, una bottiglia e villains misteriosi - sempre affascinante Kim Basinger, che fa ancora mangiare la polvere ad un sacco di giovincelle - si arriva ai titoli di coda ben consci di essersi divertiti ma di non aver mandato in ferie il cervello. Ed è una cosa da non sottovalutare (due bicchieri e mezzo).
Allo stesso modo non è da sottovalutare The good kill, ultimo lavoro di Andrew Niccol - al quale sarò sempre affezionato per l'ottimo Lord of war - con Ethan Hawke e Zoe Kravitz, forse non completamente risolto e privo di una vera e propria direzione - è una denuncia rispetto al disumano utilizzo dei droni da combattimento o un grido d'aiuto lanciato nell'ottica di chi "preme il grilletto" e si porta dentro le conseguenze di ordini impartiti dall'alto? - ma in grado di far riflettere su uno degli aspetti più terrificanti della "guerra moderna": pensare che un drone che vola a tremila metri di altitudine guidato da una squadra che sta dall'altra parte del pianeta possa scaricarci su per il culo un missile in grado di fare a pezzi tutto quello che si trova nel raggio di un isolato è onestamente agghiacciante, e, per quanto preferirei non pensare ad un'esistenza imperitura della guerra, che forse le battaglie dei tempi antichi, a loro modo, erano più umane e sincere di questa lotta al terrore combattuta attraverso il terrore.
Echi di The hurt locker ed American Sniper, pur non arrivando all'altezza di nessuno dei due, per una pellicola comunque da recuperare, fosse anche per una sola visione (due bicchieri).
Ben più di una, invece, ne raccoglierà al Saloon The Conjuring - Il caso Enfield, tratto da cronache di eventi realmente accaduti ed incentrato come il precedente sull'esperienza di esorcisti dei coniugi Warren nel corso degli anni settanta, forse tra i più solidi horror ad ampio raggio degli ultimi mesi, nonchè sequel all'altezza dell'originale, che allo stesso modo da queste parti aveva convinto: le due pellicole sono molto diverse tra loro, e dall'horror classico del primo film le atmosfere di questo Il caso Enfield finiscono per avvicinarsi più a quelle del thriller psicologico, quasi si trattasse di un cocktail tra L'esorcista ed un Polanski in salsa Poltergeist.
Forse meno spaventoso del precedente, ma decisamente più inquietante, in grado di far riflettere a proposito del concetto di Fede - più rispetto alle persone che non in Dio o in una vita dopo la morte -, tecnicamente realizzato alla grande da James Wan e pronto a mostrare la tenacia di una famiglia presa di mira da un'entità demoniaca, l'approccio in bilico tra scienza e fede, per l'appunto, dei Warren ed un punto di vista - quello del contatto tra i protagonisti ed i loro "assistiti" - che si riassume alla grande in una risposta data a Lorraine Warren che suona più o meno così: "Non crederei a queste cose, ma ho perso mia figlia in un incidente anni fa, e se questo esiste, significa che c'è una vita dopo la morte, dunque so che un giorno avrò la possibilità di vederla ancora". Da ateo miscredente, non me la sento proprio di non essere d'accordo con un punto di vista simile (due bicchieri e mezzo).
Chiude la settimana l'agghiacciante visione di Warcraft, terribile fantasy tutto effetti e niente sostanza che pare la versione dei poverissimi de Il signore degli anelli purtroppo firmata dall'ex bambino prodigio Duncan Jones, che a ben guardare dopo Moon non è più stato in grado di produrre qualcosa di decente.
Due ore di effetti ad uso e consumo del 3D ed una sceneggiatura sforbiciata per restare in linea con le esigenze della distribuzione, attori sprecati - e mi dispiace per il buon Travis Fimmel, il Ragnar di Vikings, e Ben Foster -, sapore di già visto e sentito, tentativi di fare apparire come figo e coinvolgente un prodotto che è pura spazzatura nerd.
Il pensiero che possa essere il primo capitolo di una saga solletica il terrore, anche se fa ben sperare il pesantissimo flop al botteghino: per una volta, confido nelle buone scelte del grande pubblico (un bicchiere).
In termini di lettura, invece, Don Winslow è tornato a fare capolino da queste parti con il suo primo romanzo, London Underground, incentrato sul giovane investigatore Neil Carey, spedito dai suoi misteriosi capi da New York a Londra per ritrovare la figlia di un senatore che nasconde segreti piuttosto scomodi.
Non parliamo certo del Winslow dei Capolavori Il potere del cane e Il cartello, quanto più che altro di un ottimo scrittore ancora attento a "prendere le misure" e a porre le fondamenta di quelle che saranno le certezze della sua carriera, di fatto rendendo London Underground una sorta di fratello minore del più recente - e molto bello - Missing: New York. Ai tempi, il vecchio Don dedicò a Neil Carey - interessante main charachter fallibile e tormentato da buon giovane di belle speranze - una saga di cinque episodi che pare ora verrà completamente ristampata: sono già curioso di scoprire se con il secondo volume, China girl, la prosa di quello che è considerato uno dei maestri del noir contemporaneo si sarà già evoluta (due bicchieri e mezzo).



MrFord




giovedì 25 febbraio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): eccoci pronti per un'altra settimana di uscite - l'ultima prima della Notte degli Oscar - rigorosamente commentate dal vecchio e saggio Ford e dal giovane incompetente Cannibal, sempre pronti a darsi battaglia per determinare chi è in grado di scrivere le castronerie più grosse.
Anche a questo giro, fortunatamente, pare che le proposte interessanti non manchino, dunque facciamone tesoro per i tempi di magra che giungeranno con la bella stagione e diamoci dentro, anche se sempre con moderazione quando si tratta dei deliri del mio rivale.


"E chi è, Jeeg Robot!? No, è James Fordot!"

Lo chiamavano Jeeg Robot

"Se è così facile con un termosifone, figuriamoci quando mi divertirò con Cannibal!"
Cannibal dice: Un film supereroistico made in Italy? Dopo Il ragazzo invisibile di Salvatores, moderatamente gradito, qui mi sa che ci troviamo di fronte a un potenziale cult. Le prime recensioni sono entusiastiche. Forse troppo. Mi sa che rischiano di sollevare aspettative eccessive, ma speriamo verranno mantenute. E speriamo anche che il mio giudizio su questo supereroe indie made in Roma sia opposto a quello del SuperFordone patito degli eroi ammeregani ultracommerciali.
Ford dice: lo ammetto. Attendo questo film al varco fin dalle prime voci in proposito qualche mese fa. Sinceramente spero che le recensioni - tutte entusiastiche - lette finora non mi rovinino la visione alimentando le aspettative, o che Cannibal non le distrugga promuovendolo a pieni voti.
Staremo a vedere. Intanto, scateno Jeeg e tutti i robottoni e supereroi - italiani ed americani - su Casale.



Anomalisa

"Mi raccomando, alla guida non mettere neppure il pupazzetto di Ford!"
Cannibal dice: Per il titolo di filmone della settimana, Jeeg Robot se la deve vedere con una pellicola d'animazione. Ma non una bambinata qualunque di quelle buone per Ford, bensì un'opera firmata da Charlie Kaufman, sceneggiatore di Se mi lasci ti cancello e regista di Synecdoche, New York. Un autore che è riuscito più o meno sempre a mettere d'accordo me e Ford. Fino ad ora?
Ford dice: Charlie Kaufman è universalmente riconosciuto come uno dei più talentuosi sceneggiatori e registi del panorama americano, in grado di mettere d'accordo perfino eterni nemici come il sottoscritto e Cannibal Creed.
Ci sarà riuscito anche questa volta, o avremo finalmente una spaccatura degna di nota in questo inizio duemilasedici troppo poco belligerante?



Tiramisù

"Avvicinati pure, Cannibal, voglio farti un bel primo piano: sto preparando il mio secondo film, un horror."
Cannibal dice: Fabio De Luigi mi stava parecchio simpatico ai tempi di Mai dire gol. Da quando si è messo a fare l'attore al cinema invece parecchio di meno... Adesso che si è messo pure a fare il regista, avrà tirato fuori qualcosa di decente, o vuole proprio che scateni il mio odio contro di lui? Mi spiacerebbe farlo, ma se il suo Tiramisù mi risulterà indigesto non esiterò a dire che è una merda, inequivocabilmente merda.
Ford dice: De Luigi, ai bei tempi di Bastilani batto il ferro mi stava molto simpatico. Molto più di Cannibal - e per questo non ci vuole un grande sforzo -.
Peccato che poi si sia messo a fare Cinema, finendo per farsi odiare forse più del Cucciolo eroico - e per questo ci vuole molto di più -.
Questo Tiramisù, del quale è anche regista, non passerà dalle mie parti neppure sotto tortura.



Gods of Egypt

"Non bastava una mano, ora mi devono pure accecare!"
Cannibal dice: Alex Proyas, regista australiano nato in Egitto, aveva iniziato alla grande la sua carriera con gli affascinanti e darkissimi Il corvo e Dark City, poi si è un po' trasformato in uno di quei mestieranti buoni giusto per WhiteRussian. Questo nuovo God of Egypt mi sa di porcheria storico-fantasy assoluta, ma spero sia almeno trash abbastanza da regalare qualche risata. Un po' come i post più seriosi (ovvero tutti) di Mr. Ford.
Ford dice: io a Proyas voglio anche bene, ma questa porcatona proprio non la digerisco, nonostante Coster-Waldau e Gerardone Butler.
La lascio volentieri a quel radical di Cannibal, che lo esalterà come un cult da buon incompetente dell'action tamarra.



God's Not Dead

"Vedrete che dopo la nostra bella lezione di catechismo anche quei due bloggers miscredenti si convertiranno!"
Cannibal dice: Oh my God! Questo rischia di essere ancora peggio di Gods of Egypt. Un film cristiano con Kevin “Hercules” Sorbo. Cos'è? Un mio incubo atroce, oppure un sogno d'oro di Ford?
Ford dice: nonostante la presenza di Kevin Sorbo, indimenticabile Hercules anni novanta, questa roba pseudo cristiana mi pare una schifezza ancora peggiore di quelle che propina il Cannibale.



Il club

"E così quello è il rifugio di Ford e Cannibal." "Già. Quando scrivono insieme quei due devono isolarsi dal mondo: sono troppo pericolosi."
Cannibal dice: Altra pellicola religiosa ma qua, grazie al cielo, dovremmo avere un punto di vista meno bigotto. L'idea di vedere un film cileno ambientato all'interno di una specie di comunità di recupero per vecchi preti pedofili non è di quelle che facciano correre nei cinema le masse, però una visione ci potrebbe stare. Meglio se non durante una serata relax in cui uno cerca di allontanare le preoccupazioni della vita di tutti i giorni e, se ci tenete a saperlo, tra le mie preoccupazioni c'è soprattutto la sanità mentale di Ford.
Ford dice: considerato il recente ed interessante Il caso Spotlight, direi che questa nuova pellicola dedicata ad una tematica molto importante come quella della pedofilia all'interno della Chiesa una visione potrebbe meritarla.
Sempre che non si riveli una porcata pronta a farmi incazzare forte. Quasi più del Cannibale.



Good Kill

"Comandante, un drone ha appena fatto esplodere Casale Monferrato, dobbiamo fare rapporto?" "Ma quale rapporto!? Dobbiamo fare una festa!"
Cannibal dice: Un film di Andrew Niccol, il regista degli ottimi Gattaca e Lord of War, un tempo sarebbe stato un evento. Adesso, un po' come Alex Proyas, pure lui si è trasformato in un mestierante qualunque. Segno che troppe pellicole hollywoodiane commerciali e la vecchiaia fanno male. Ford né è un'ulteriore dimostrazione morent... volevo dire vivente. Comunque questo action-thriller vanta un buon cast (Ethan Hawke + January Jones + Zoe Kravitz) e potrebbe essere una specie di incrocio tra Wargames e Top Gun meritevole magari - e ho detto magari - di visione.
Ford dice: ho sempre trovato Niccol piuttosto interessante, sia nello sfornare cagate devastanti, sia pellicole degne di nota come Lord of war.
Questo Good Kill pare appartenere più alla prima categoria che non alla seconda, ma non si può mai sapere: se non altro, potrebbe regalare una serata senza troppi pensieri, al contrario di Cannibal, che di pensieri, purtroppo, ne regala in continuazione, soprattutto al sottoscritto.



Amore, furti e altri guai

"Sintonizzo la radio sulla vecchia frequenza fordiana: quella è sempre una sicurezza."
Cannibal dice: Film palestinese che sa tanto di mattonata impegnata fordiana, ma che potrebbe essere salvata con un tocco di leggerezza da commedia cannibale.
Ford dice: tipico titolo d'essai che una volta sarebbe stato in cima alla mia lista, scovato in qualche sala di periferia e visto insieme ad un paio di altri temerari.
Ora come ora non ho più tempo per questo tipo di imprese, dunque segno nel caso dovesse praticamente piovermi addosso.



Oliver, Stoned

"Questa è la stessa roba che fuma Cannibal, provala!" "Neanche per idea: non voglio ridurmi a scrivere le sue stesse stronzate!"
Cannibal dice: Pellicolaccia trash da fattoni che potrebbe essere troppo scema persino per me, che un'occhiata comunque gliela potrei dare comunque. Al contrario di quel re dei radical-chic che risponde al nome di Ford che, quando non si parla di action, snobba a priori tutte le proposte non considerate all'altezza dei suoi standard intellettuali.
Ford dice: pellicolaccia trash finto trash buona giusto per quel radical finto trash del mio rivale. Passo volentieri la mano a lui, sperando si possa stonare per bene.


giovedì 28 marzo 2013

Thursday's child

 
La trama (con parole mie): prosegue l'agghiacciante bad luck streak delle ultime settimane che vede il sottoscritto con il suo come di consueto inconsistente antagonista, l'ex radical chic Cannibal Kid divenuto l'aristocratico -  o presunto tale - Marco Goi, rimanere allibiti al cospetto delle proposte nella quasi totalità per nulla incoraggianti dei distributori italiani.
Certo, tra le suddette ne troverete una che potrebbe cambiare la geografia dei migliori film del 2013, ma dopo quasi un mese di penuria contro un inizio anno scintillante, non mi basta neppure questo.

Ecco la locandina del nuovo film di Bryan Singer, Peppa Kid contro il mostro Ford.
Il cacciatore di giganti di Bryan Singer


Il consiglio di Cannibal: io preferisco dare la caccia ai Ford
Bryan Singer era un regista promettente. Dopo I soliti sospetti e L’allievo si è però dato unicamente al cinema più commerciale e super eroistico con gli X-Men e Superman Returns e ora con questo fantasy che negli USA in pochi si sono filati. Il buon cast britannico (Nicholas Hoult, Ewan McGregor, Ewen Bremner…) potrebbe sollevare il livello recitativo, ma non mi va mica tanto di scoprirlo.
Un film a cui non dare la caccia nei cinema, preferendo uno sport più salutare: la caccia al Ford. Nel senso di cacciarlo via dall’Italia!
Il consiglio di Ford: il cacciatore di Cannibali è solo uno, Ford!
Film che mi lascia alquanto perplesso, e che ho come il sentore potrebbe risvegliare una certa quale voglia di bottigliate mai sopita dalle mie parti. È anche vero che, considerato il periodo non proprio eccellente delle uscite in sala dopo un inizio anno più che promettente, non ho proprio voglia di perdere tempo con riempitivi deludenti, e preferirei piuttosto recuperare qualche supercult del passato da proporre qui al Saloon in attesa della prossima maratona registica nonchè della Blog War che mi vedrà nuovamente massacrare il buon Peppa Kid.

"Ma quello è Cannibal Kid!? A saperlo per pestarlo come si deve non scomodavo tutta questa gente!"
G.I. Joe - La Vendetta di Jon Chu


Il consiglio di Cannibal: il cinema chiede vendetta
Io c’ho provato. In vista dell’uscita del sequel ho pensato di recuperarmi il primo. Ma non ce l’ho fatta. Dopo i primi 15/20 minuti ho dovuto rinunciare a questa bambinata fracassona con esplosioni e una trama pseudo militaresca da trauma. Al confronto altri film tratti da giochi come Transformers e Battleshit mi sono sembrati dei capolavori.
Con queste porcherie commerciali spacciate per pellicole lascio giocare quell’eterno bambinone di Ford che non vedrà l’ora di vedere quel wrestler spacciato per attore di The Rock in questo sequel che potrebbe persino rivelarsi peggiore del primo.
Il consiglio di Ford: G.I. Ford si vendica sul Cannibale. Anzi, su Marco Goi.
Ammetto di aver evitato perfino io di vedere il primo capitolo di questa nuova, agghiacciante, tamarrissima saga cinematografica che prende spunto da una linea di giocattoli che è stata la base della mia infanzia: ricordo ancora i pomeriggi passati ad inventare storie con protagonisti gli infiniti personaggi dei G.I. Joe, i venerdì sera in cui mio padre tornava dal lavoro portandone uno a me e uno a mio fratello - con conseguenti litigi a proposito di chi doveva prendere possesso di quale - ed il wrestling con tanto di sistema di mosse basato sui dadi che avevo elaborato per loro.
Ammetto anche che il trailer di questo secondo episodio mi ha esaltato come il peggiore dei tamarri di periferia, quindi potrei addirittura pensare di spararmeli entrambi per l'occasione.

"Dunque Peppa Kid ti sta molestando!? Non preoccuparti, ci pensiamo noi!"
The Host di Andrew Niccol


Il consiglio di Cannibal: osteria, che settimana tragica!
The Host è uno dei più autorevoli candidati al titolo di film più massacrato dalla critica dell’anno. Si tratta infatti di una pellicola tratta da un romanzo di Stephenie Meyer che, a quanto pare, nella sua vita non s’è dedicata soltanto a torturarci con la saga di Twilight, per il momento terminata, ma ha anche scritto un libro pseudo fantascientifico. La regia è poi di Andrew Niccol, un tempo autore di cose pregevoli come Gattaca e Lord of War e ultimamente finito con In Time nella cerchia dei registoni commercialoni deludentoni come Bryan Singer.
A salvare la baracca ci potrebbe però pensare la piccola immensa Saoirse Ronan. Ce la farà in un’impresa del genere? E ce la farò io a liberarmi una volta per tutte di Ford?
Il consiglio di Ford: sarò il nuovo Host del Cannibale, e penso proprio di distruggergli completamente la casa.
Film assolutamente inutile tratto dal lavoro di una scrittrice assolutamente inutile affidato ad un regista che pare proprio stia diventando inutile.
No, non si tratta della pellicola ispirata all'autobiografia di Marco Goi, bensì della nuova fatica di Stephenie Meyer tradotta in immagini da Andrew Niccol.
Passo oltre lasciando che sia il mio sgradito ospite di rubrica ad occuparsene.

"Ecco cosa succede quando si è tra le preferite del Cannibale!"

Un giorno devi andare di Giorgio Diritti


Il consiglio di Cannibal: un giorno te ne devi andare, Ford
Giorgio Diritti è tipo il mito italiano di Ford, e già solo per questo meriterebbe delle bottigliate. Io comunque avevo abbastanza apprezzato il suo precedente L’uomo che verrà, nonostante la presenza della solita odiosa Alba Rohrwacher, anche se non mi era sembrato il capolavoro assoluto come definito dal mio ubriaco blogger rivale. Questo Un giorno devi andare sfoggia una delle migliori attrici italiane, Jasmine Trinca, altroché la Rohwacher, però sembra anche un film di quelli ad alto rischio retorica e, considerando il tragico stato in cui versa il cinema nostrano attuale, non mi sento di puntare troppo: su questo film, su Diritti e sui consigli storti di Ford.
Il consiglio di Ford: Peppa Kid, un giorno dovrai andare ad imparare un pò di Cinema nel Saloon di Ford.
Giorgio Diritti è il regista de Il vento fa il suo giro e L'uomo che verrà. Basterebbe questo a rendere questo film uno dei potenziali titoli dell'anno.
Non basta?
Giorgio Diritti è il Terrence Malick italiano. Il Malick buono, quello fino allo scempio che fu The tree of life.
Voglio puntare forte: potremmo essere di fronte non solo al titolo italiano dell'anno, ma anche ad uno dei primi dieci del meglio dei Ford Awards.

"E' stata proprio una bella idea quella di buttare a mare Peppa Kid. Ora si sta decisamente meglio."
Outing - Fidanzati per sbaglio di Matteo Vicino


Il consiglio di Cannibal: io e Ford, nemici mica per sbaglio
Faccio outing: odio Ford.
Lo sapevate già?
Faccio un altro outing: odio il cinema italiano attuale.
Sapevate già pure questo?
Siete proprio dei sapientoni e allora saprete anche che da una commedia con Nicolas Vaporidis potete pure tenervi al largo. Senza bisogno che ve lo dica io o tanto meno ve lo dica Ford.
Il consiglio di Ford: Cinema manco per sbaglio.
Vaporidis?
Giro al largo quanto e più che se mi trovassi su Pensieri Cannibali!
Dritto dritto nel cestino della settima arte.

"Vi piace il mio nuovo look? L'ho copiato pari pari da quello di Marco Goi!"
Come pietra paziente di Atiq Rahimi


Il consiglio di Cannibal: questa settimana ci va una grande pazienza
Ed ecco la prima uscita impegnata della settimana. Quella di cui Ford e i suoi amichetti radical-chic discuteranno nei loro circoli riservati. Ahahaha.
Tra una produzione italiana e una francese come questa tenderei a dare più fiducia alla seconda, però questo film ho voglia di vederlo quanto di dedicarmi a una rassegna di cinema russo da russate sponsorizzato da WhiteRussian.
Il consiglio di Ford: chi è senza peccato, ma anche no, scagli la prima pietra in testa al Cannibale.
Questo potrebbe essere uno di quei film impegnati in bilico tra bottigliate e sorpresa in positivo buono per salvare una settimana povera come questa, se non fosse che esce Giorgio Diritti.
Giorgio Diritti.
E del resto mi frega poco o niente. Come di Pensieri Cannibali. Ahahahahah!

Il tipico viale del tramonto dei registi consigliati dal Cannibale.
Due agenti molto speciali di David Charhon


Il consiglio di Cannibal: Cannibal e Ford, due blogger molto speciali
Altro film francese che mi ispira ben poco.
Okay, c’è il simpatico Omar Ry di Quasi amici e solo per lui mi viene quasi voglia di vederlo, però il rischio di trovarsi di fronte a una quasi minchionata è piuttosto alto. D’altra parte in questa settimana di molto speciale sembra esserci davvero ben poco. Commenti fordiani compresi.
Il consiglio di Ford: Ford e Cannibal, uno è speciale e l'altro no. In quest'ordine.
Filmetto che pare assolutamente trascurabile e che salterò ben volentieri a meno che non venga colto dalla nostalgia per Quasi amici ed il suo protagonista. Nostalgia che invece non mi coglierà quando Cannibale deciderà di liberare la blogosfera dall'ingombrante presenza sua e del suo ego. Ahahahahaha!

"Alla prossima stronzata che mi dici su Diritti ti spedisco dritto dritto nel Rio delle Amazzoni a far compagnia a Peppa Kid!"
Marsupilami di Alain Chabat


Il consiglio di Cannibal: piuttosto mutilatemi!
Se sui due film francesi precedenti resto indeciso, su questa roba ibrida cartoon-carne e ossa sono sicuro al 100%: col piffero che lo guardo!
Una bambinata di quelle che manco il peggior Ford saprebbe consigliare.
Fordse…
Il consiglio di Ford: neanche il peggiore dei Coniglioni.
A volte mi chiedo se la distribuzione italiota pianifichi le uscite in modo da rendere necessariamente la vita difficile a noi poveri bloggers cinematografici.
Capisco renderla difficile a Peppa Kid, ma tutti gli altri che c' entrano!?
Comunque, saltato a piè pari senza ritegno alcuno.

"Caro Peppa, questa settimana non c'è solo The Rock pronto a sistemarti per le feste!"
I figli della mezzanotte di Deepa Mehta


Il consiglio di Cannibal: Ford, a mezzanotte per te c’è il coprifuoco
Deepa Metha è una regista indiana di cui non so niente, ma di cui magari il cosmopolita Ford dall’alto delle sue infinite conoscenze di cinema internazionale saprà illuminarci.
Dal trailer, sembra trattarsi dell’altra pellicola pseudo impegnata e pseudo noiosa della settimana. Anzi, mi sa tanto che non è pseudo noiosa, ma è noiosa noiosa. Ai livelli di un serioso post fordiano a caso.
Il consiglio di Ford: caro Pargoletto Kid, a nanna prima di mezzanotte!
Deepa Mehta é da sempre una sorta di idolo dei salotti radical chic che tanto detesto, e i suoi lavori passati dalle mie parti hanno sempre stuzzicato pericolosamente le bottigliate.
Mi risparmio dunque felicemente questo per evitare di chiudere tremendamente una settimana pessima.

"Ma quello là sopra è The Great Khali!?" "Sì, ma stai tranquilla: è qui solo per mettere le mani sul Cannibale!"

lunedì 7 gennaio 2013

Lord of war

Regia: Andrew Niccol
Origine: USA, Nuova Zelanda, Francia, Germania
Anno: 2005
Durata:
122'


La trama (con parole mie): Yuri Orlov, immigrato con i genitori ed il fratello dall'Ucraina negli States, scopre all'inizio degli anni ottanta che il commercio - ed il contrabbando - delle armi può garantirgli un futuro di ricchezza, successo e prosperità come il ristorante del padre non potrà mai e poi mai fare. L'unico prezzo affinchè questo accada è e resterà un orpello di cui può fare a meno: l'anima.
Nei due decenni successivi, assistiamo all'ascesa di uno dei "signori della guerra" che hanno messo mano - pur senza sparare un solo colpo - nei maggiori massacri della storia recente dell'umanità, e alla caccia che le autorità si prodigano a dare a quello che potrebbe essere una minaccia per i vertici del sistema o un comodo capro espiatorio.
Riuscirà Orlov a trovare l'equilibrio tra Famiglia ed affari? Etica e denaro?




Questo post partecipa alle celebrazioni del Nicholas Cage Day indetto da Frank Manila.

A questo tripudio legato all'Uomo e al suo parrucchino partecipano:



Di norma, quando penso a Nicholas Cage – e ovviamente al suo parrucchino – non sono troppo incline a far correre il raziocinio in direzione dell’autorialità sfrenata, dei temi importanti o dello spessore di un titolo: questo non perché il buon vecchio Nick e la sua appendice irsuta non si siano mai cimentati nel genere – in fondo, parliamo del protagonista di Cuore selvaggio, Il cattivo tenente targato Herzog, Omicidio in diretta e The weather man -, eppure nelle ultime stagioni questa squadra unica nel suo genere ha preferito dedicarsi principalmente a schifezze galattiche – Trespass, tanto per citarne una – o tamarrate godibilissime – Drive angry -.
Una delle ultime e molto discusse scorribande all’interno del succitato Cinema d’autore dell’insolito team fu senza dubbio questo Lord of war, pellicola di Andrew Niccol – regista neozelandese che i più conoscono per Gattaca – che ai tempi fece gridare allo scandalo molta della critica “della vecchia guardia” italiana, che tacciò la vicenda del trafficante d’armi Yuri Orlov interpretato dal Nostro di essere una sorta di esaltazione reazionaria di una figura moralmente deprecabile.
Onestamente, alla terza – se non quarta – visione di questo titolo mi ritrovo come fu per la prima volta a pormi esattamente all’opposto rispetto a questa linea di pensiero: la storia di Orlov – protagonista disprezzabile dal primo all’ultimo minuto – non sarà perfetta nella sua realizzazione – alcuni passaggi dello script filano via indubbiamente troppo facili -, eppure non empatizza per nulla con il suo antieroe e, al contrario, ne mostra tutte le bassezze e l’essenza profondamente legata ad uno spirito votato alla realizzazione di se stesso – e di nessun altro -, del Male e dei poteri occulti che da sempre muovono i fili delle vicende politiche – e non solo – di tutto il mondo.
Forse il fatto che la figura di un trafficante d’armi in combutta con la maggior parte dei più grandi despoti del pianeta i cui prodotti sono stati sfruttati per versare sangue nel corso dei conflitti che, in oltre un ventennio, hanno costellato il globo – e specialmente l’Africa – sia etichettata come “un male necessario” può risultare irritante per qualcuno che crede ancora nelle favole, eppure quella mostrata da Niccol è una delle – purtroppo – grandi verità dell’epoca che seguì la Seconda Guerra Mondiale e divenne una triste realtà dai tempi della Guerra Fredda fino a quelli più recenti dei “diamanti di sangue”.
Qui, però, a differenza della pellicola con protagonista Leonardo DiCaprio, non ci sono ex cattivi redenti e pronti a sacrificarsi, ma soltanto un uomo che non guarda in faccia a nessuno – neppure alla propria Famiglia, a conti fatti – e che prosegue senza esserne scalfito – se non in minima parte – nel suo percorso di desolazione interiore e successo esteriore.
In questo senso, la scelta del regista di affidare la parte di Orlov a Nicholas Cage risulta pressoché perfetta: il vecchio Nicola, con il suo sguardo a metà tra il pesce lesso e l’inespressività fatta uomo è completamente in parte nel rappresentare l’anima corrotta del trafficante almeno quanto Eamonn Walker – già visto su questi schermi in Oz – nei panni del dittatore liberiano.
Troppo facile etichettare il tutto come una fiera del sopra le righe di grana grossa che porti all’empatizzazione con Yuri – impresa impossibile -, un po’ come per i parenti dello stesso abbandonarlo nel momento in cui tutta la merda pare venire a galla – comodo, dopo anni passati a vivere con i suoi soldi -: quella mostrata da Niccol, pur se semplicistica, è una fotografia del modo di condurre il mondo che hanno avuto – e continuano ad avere – alcune delle Nazioni più importanti del globo, portatrici di pace membri dell’ONU che sfruttano personaggi biechi come Orlov per lasciare la polvere sotto il tappeto in angoli della Terra in cui la vita vale meno di quanto si potrebbe immaginare. O anche solo sperare di farlo.
Gli orrori della realtà liberiana mostrati da quella che è, pur se ispirata da fatti documentati, un’opera di fiction, hanno infatti riportato alla mente del sottoscritto le immagini agghiaccianti de L’incubo di Darwin, dove sulle rive del Lago Vittoria – e siamo sempre nel cuore dell’Africa delle grandi risorse minerarie e naturali – si spara per strada, si muore più facilmente di quanto non si possa vivere ed uno su quattro – se non di più – è infetto da AIDS o qualche altra malattia mortale.
In quell’Inferno in Terra giungono dalla Russia aerei dichiarati vuoti che ripartono pieni di una specie di pesce – un predatore marino – la cui carne è pregiatissima e che, negli anni cinquanta, fu inserito nell’ecosistema del lago dagli statunitensi.
Ora è l’unica specie rimasta.
E’ così che funziona, con i padroni della nostra vecchia roccia.
Arrivano, fanno piazza pulita e poi portano a casa quello che gli interessa, lasciando che gente della razza di Orlov si prenda il resto come uno sciacallo – le iene nell’incubo da Black black e gli avvoltoi per le strade di Monrovia sono indicativi, in questo senso -.
Inutile chiudere gli occhi.
Trafficanti o Signori della guerra, sono prodotti dell’Umanità.
La stessa che si scandalizza quando si afferma che il Male esiste, e non c’entra proprio nulla con religioni e divinità.
Perché sta di casa qui.
O meglio: in qualche angolo di mondo che ha la sfortuna di essere ricco per Natura ma non per vocazione.
E le vocazioni, in certi campi, sono la malattia peggiore che possa capitare a chi incrocia il cammino di chi ne ha sentito la chiamata.


MrFord


"I'm trying to find a reason to live
but the mindless clutter my path
oh these thorns in my side
oh these thorns in my side
I know I have something free
I have something so alive
I think they shoot cause they want it
I think they shoot cause they want it
I think they shoot cause they want it."
Creed - "Bullets" -


lunedì 27 febbraio 2012

In time

Regia: Andrew Niccol
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 109'



La trama (con parole mie):  siamo in un imprecisato futuro in cui le esistenze di tutti si fermano a venticinque anni, quando un timer che segnala il conto alla rovescia fino al momento della morte parte con un anno di bonus. Da quel momento, il tempo diviene la moneta di scambio per poter sopravvivere nei ghetti delle città controllate da un'elite ricchissima che arriva a portare sul groppone centinaia - a volte migliaia - di anni.
A fare da arbitri nella contesa bande di criminali a caccia di tempo ed un corpo di polizia con il compito di preservare lo status quo della società.
Quando Will Salas, giovane potenzialmente ribelle, incontra un ricco centenario che gli dona il suo tempo prima di morire, ha inizio una vera e propria rivoluzione destinata a sconvolgere il mondo.



Andrew Niccol è un regista in grado di stupire, in un senso o nell'altro.
Nel corso della sua carriera è riuscito - come un suo collega che spesso e volentieri finisco per accostargli, Richard Kelly - a lasciare a bocca aperta i suoi spettatori grazie a trovate potenzialmente geniali così come a scatenare le ire più funeste con altre decisamente pessime.
In time, in qualche modo, è una sintesi perfetta di questi due aspetti del suo lavoro.
Basato su un'idea di fondo decisamente interessante e chiara metafora del mondo in cui viviamo ora - una società in cui la moneta di scambio sia il tempo dominata da pochi potentissimi ricchi da far schifo che potranno vivere millenni sfruttando l'economia per portare alla morte i poveracci succhiando loro fino all'ultimo istante - e partito discretamente, il film finisce per avvitarsi su se stesso cedendo alla tentazione della sua componente più tamarra divenendo una sorta di versione "rapfuturistica" di Bonny e Clyde, finendo per perdere di vista quello che poteva essere lo spunto in grado di fare la differenza in uno script come questo.
Incrociando un gusto per il kitsch molto eighties - come sottolineato da Julez, che ha apprezzato questo lato dell'opera di Niccol -, effetti onestamente bruttini ed un incedere che mi ha riportato alla mente I guardiani del destino in una versione più action, posso dire che In time rappresenta certo una visione innocua e assolutamente inoffensiva, ma da una sceneggiatura almeno sulla carta molto ambiziosa ci si poteva aspettare certamente un impatto maggiore.
Un pò come per il cast, che scopre il suo punto debole proprio con i suoi protagonisti: per la prima volta Justin Timberlake - che ho sempre difeso come attore molto più che come performer - mi è parso fuori ruolo e decisamente monocorde, così come la sua partner Amanda Seyfried - che imparruccata ed impacchettata in versione bladerunneriana decisamente perde molto del suo fascino -.
A tenere in piedi la baracca in questo senso pensano Cillian Murphy - il suo personaggio, il poliziotto Leon, certo rappresenta il più riuscito dell'intero lavoro - e Vincent Kartheiser, che già si era fatto notare nel ruolo di Pete Campbell, uno dei volti più importanti del riuscitissimo Mad men.
Ma il fatto che i bad guys siano il motore del crescendo dell'azione non aiuta la pellicola, che ad alcune idee decisamente interessanti - la società costituita da giovani che non lo sono, i prestiti ed i tassi in continua ascesa,  le zone temporali, il tempo regalato - alterna momenti decisamente al limite del trash - la morte della madre di Will, la facilità con la quale lo stesso protagonista trova la strada spianata ad ogni impresa, anche la più improbabile -, e a poco servono l'appeal da bastardo naturale del succitato Kartheiser o l'aspetto da duro e lupo solitario di Murphy, che sfrutta al meglio il ruolo di effettivo guardiano del suo personaggio: l'inesorabile discesa nel già visto con la storia d'amore a correre in parallelo alla carriera di Robin Hood del tempo della coppia da copertina trasforma un potenziale piccolo cult in una visione assolutamente non memorabile, innocua produzione da multisala nel weekend dalla grana grossa giusta per accontentare qualsiasi tipo di pubblico e ad un tempo attraversata da quella vena di piccola autorialità che permetterà anche ad alcuni di considerare il lavoro di Niccol come un film assolutamente da vedere.
Ora, non sarà male come lo dipingo, e sicuramente è molto meglio investire due ore scarse per un intrattenimento di questo genere che perdersi dietro ad esperimenti autoriali spocchiosi e malriusciti, ma decisamente ci si sarebbe potuti aspettare di più da un regista che, nel pieno degli anni novanta, era considerato uno dei talenti emergenti pronti a raccogliere il testimone del Ridley Scott migliore.
Evidentemente il tempo, con Niccol, non è stato così clemente.


MrFord


"If you're lost you can look and you will find me
time after time
if you fall I will catch you I will be waiting
time after time."
Cyndi Lauper - "Time after time" -


 

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