lunedì 15 agosto 2016

Saloon's Bullettin #5


L'estate è entrata nel vivo - quantomeno nel momento in cui scrivo queste righe - e tra vacanze, una partita e l'altra degli Europei di calcio - anche se, probabilmente, in questo momento saranno già nel pieno del loro svolgimento le Olimpiadi - e viaggi in treno sono comunque riuscito a gustarmi film e libri quantomeno discreti, lontani dagli standard solitamente bassi ed ignoranti del periodo più rilassato ed easy dell'anno.
The Nice Guys, diretto dallo specialista in buddy movies Shane Black, è un film super fordiano, frescolinissimo, veloce e divertente, un buon mix tra le atmosfere di Chandler e gli scombinamenti del Drugo e Doc Sportello, con un Russell Crowe in gran forma da picchiatore ed un Ryan Gosling perfetta spalla: una di quelle proposte che è sempre un piacere vedere e rivedere, che non inventerà nulla di nuovo ma si lascia guardare alla grande, mescolando humour, crime ed un'atmosfera anni settanta che da queste parti è sempre ben accetta.
E tra un cazzotto, una bottiglia e villains misteriosi - sempre affascinante Kim Basinger, che fa ancora mangiare la polvere ad un sacco di giovincelle - si arriva ai titoli di coda ben consci di essersi divertiti ma di non aver mandato in ferie il cervello. Ed è una cosa da non sottovalutare (due bicchieri e mezzo).
Allo stesso modo non è da sottovalutare The good kill, ultimo lavoro di Andrew Niccol - al quale sarò sempre affezionato per l'ottimo Lord of war - con Ethan Hawke e Zoe Kravitz, forse non completamente risolto e privo di una vera e propria direzione - è una denuncia rispetto al disumano utilizzo dei droni da combattimento o un grido d'aiuto lanciato nell'ottica di chi "preme il grilletto" e si porta dentro le conseguenze di ordini impartiti dall'alto? - ma in grado di far riflettere su uno degli aspetti più terrificanti della "guerra moderna": pensare che un drone che vola a tremila metri di altitudine guidato da una squadra che sta dall'altra parte del pianeta possa scaricarci su per il culo un missile in grado di fare a pezzi tutto quello che si trova nel raggio di un isolato è onestamente agghiacciante, e, per quanto preferirei non pensare ad un'esistenza imperitura della guerra, che forse le battaglie dei tempi antichi, a loro modo, erano più umane e sincere di questa lotta al terrore combattuta attraverso il terrore.
Echi di The hurt locker ed American Sniper, pur non arrivando all'altezza di nessuno dei due, per una pellicola comunque da recuperare, fosse anche per una sola visione (due bicchieri).
Ben più di una, invece, ne raccoglierà al Saloon The Conjuring - Il caso Enfield, tratto da cronache di eventi realmente accaduti ed incentrato come il precedente sull'esperienza di esorcisti dei coniugi Warren nel corso degli anni settanta, forse tra i più solidi horror ad ampio raggio degli ultimi mesi, nonchè sequel all'altezza dell'originale, che allo stesso modo da queste parti aveva convinto: le due pellicole sono molto diverse tra loro, e dall'horror classico del primo film le atmosfere di questo Il caso Enfield finiscono per avvicinarsi più a quelle del thriller psicologico, quasi si trattasse di un cocktail tra L'esorcista ed un Polanski in salsa Poltergeist.
Forse meno spaventoso del precedente, ma decisamente più inquietante, in grado di far riflettere a proposito del concetto di Fede - più rispetto alle persone che non in Dio o in una vita dopo la morte -, tecnicamente realizzato alla grande da James Wan e pronto a mostrare la tenacia di una famiglia presa di mira da un'entità demoniaca, l'approccio in bilico tra scienza e fede, per l'appunto, dei Warren ed un punto di vista - quello del contatto tra i protagonisti ed i loro "assistiti" - che si riassume alla grande in una risposta data a Lorraine Warren che suona più o meno così: "Non crederei a queste cose, ma ho perso mia figlia in un incidente anni fa, e se questo esiste, significa che c'è una vita dopo la morte, dunque so che un giorno avrò la possibilità di vederla ancora". Da ateo miscredente, non me la sento proprio di non essere d'accordo con un punto di vista simile (due bicchieri e mezzo).
Chiude la settimana l'agghiacciante visione di Warcraft, terribile fantasy tutto effetti e niente sostanza che pare la versione dei poverissimi de Il signore degli anelli purtroppo firmata dall'ex bambino prodigio Duncan Jones, che a ben guardare dopo Moon non è più stato in grado di produrre qualcosa di decente.
Due ore di effetti ad uso e consumo del 3D ed una sceneggiatura sforbiciata per restare in linea con le esigenze della distribuzione, attori sprecati - e mi dispiace per il buon Travis Fimmel, il Ragnar di Vikings, e Ben Foster -, sapore di già visto e sentito, tentativi di fare apparire come figo e coinvolgente un prodotto che è pura spazzatura nerd.
Il pensiero che possa essere il primo capitolo di una saga solletica il terrore, anche se fa ben sperare il pesantissimo flop al botteghino: per una volta, confido nelle buone scelte del grande pubblico (un bicchiere).
In termini di lettura, invece, Don Winslow è tornato a fare capolino da queste parti con il suo primo romanzo, London Underground, incentrato sul giovane investigatore Neil Carey, spedito dai suoi misteriosi capi da New York a Londra per ritrovare la figlia di un senatore che nasconde segreti piuttosto scomodi.
Non parliamo certo del Winslow dei Capolavori Il potere del cane e Il cartello, quanto più che altro di un ottimo scrittore ancora attento a "prendere le misure" e a porre le fondamenta di quelle che saranno le certezze della sua carriera, di fatto rendendo London Underground una sorta di fratello minore del più recente - e molto bello - Missing: New York. Ai tempi, il vecchio Don dedicò a Neil Carey - interessante main charachter fallibile e tormentato da buon giovane di belle speranze - una saga di cinque episodi che pare ora verrà completamente ristampata: sono già curioso di scoprire se con il secondo volume, China girl, la prosa di quello che è considerato uno dei maestri del noir contemporaneo si sarà già evoluta (due bicchieri e mezzo).



MrFord




5 commenti:

  1. Non so se ti dico una stronzata, ma mi sa che Warcraft avrà un seguito. O così avevo letto.
    Comunque non l'ho visto, e né lo voglio vedere. Del post, questa volta, ho visto solo Shane Black: che mi ha fatto ridere, lì per lì, ma l'ho scordato. Ma non è un male. In una settimana di cattivo tempo, io mi sono dato col fratello a un affascinante horror turco(Baskin) e all'ennesimo Frankenstein moderno (si guarda, e il protagonista è bravo forte), e in solitaria a un paio di film indipendenti: Tallulah e gli sci-fi umanastici Equals e Into the forest. Dopo Ferragosto, mi darò anch'io al bilancio, va'. :)

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    1. Temo di sì. Ad ogni modo, per me è uno dei film più brutti degli ultimi anni.
      Ho letto il tuo post, anche se non mi pronuncio fino alla mia visione, anche se di roba come Equals ho molta paura. ;)

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  2. Ford, l'idea dei bulletin non sarebbe nemmeno troppo terribile, se solo parlassi della settimana precedente. Fatti così in differita di mesi sono troppo fuori dal tempo persino per te... ;)

    Di The Nice Guys hai sottolineato proprio l'elemento peggiore, una Kim Basinger del tutto fuori parte. Non ti smentisci proprio mai. :D

    Su Warcraft rischio di essere d'accordo con te, ma ancora non ho trovato il coraggio di guardarlo visto che ho fatto fatica ad arrivare alla fine del trailer senza che mi venisse voglia di cavarmi gli occhi dalle orbite... XD

    The Good Kill mi sa di schifezza americansniperiana e su The Conjuring 2, dopo la tua esaltazione, le aspettative si sono clamorosamente abbassate...

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    1. Sai che io sono sempre fuori tempo massimo! ;)

      Comunque non ho detto che Kim Basinger è stratosferica, ma che è ancora più figa di tante presunte fighe attuali! ;)

      Su Warcraft spero sarai d'accordo con me, altrimenti non potrai più criticare alcun action! ;)

      Good Kill non è affatto un film per te, mentre Conjuring potrebbe comunque piacerti, nonostante il mio parere. :)

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  3. Concordo in pieno, Bara. Warcraft terribile, Nice Guys una pacchia.

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