sabato 7 marzo 2015

Divorati

Autore: David Cronenberg
Origine: Canada
Anno: 2014
Editore: Bompiani




La trama (con parole mie): Nathan e Naomi, due giovani fotogiornalisti all'avanguardia sia a livello tecnologico che culturale, si trovano a lavorare su casi apparentemente accomunati solo dalla loro stranezza, ma destinati ad incrociarsi. Il primo, dal cuore della Bulgaria e dalle ricerche dell'inquietante chirurgo estetico Molnar, si troverà trapiantato in Canada, ospite di uno scienziato desideroso di realizzare con il ragazzo un libro sulla sua vita ed opera che vive con una figlia dedita all'autocannibalismo, mentre la seconda, fagocitata dalla vicenda degli Arosteguy, due filosofi francesi, coppia affiatata ed insolita, invisa alla Giuria di Cannes e pronta ad educare i propri allievi attraverso il sesso, si mette sulle tracce di Aristide, apparentemente colpevole di aver ucciso e divorato la sua compagna Celestine prima di rifugiarsi a Tokyo.
Ma è tutto vero quello che sembra?








Fino a qualche anno fa, se qualcuno mi avesse detto che un giorno il solo pensiero di approcciare ad un'opera di Cronenberg mi avrebbe fatto storcere il naso non ci avrei creduto, anzi, probabilmente avrei investito il suddetto qualcuno con una scarica delle bottigliate delle migliori occasioni.
Dagli esordi al meraviglioso dittico costituito da A history of violence e La promessa dell'assassino, infatti, il regista canadese ha rappresentato una delle certezze più solide del sottoscritto, uno dei nomi di fiducia quando si trattava di dare indicazioni rispetto ai favoriti della settima arte, la garanzia di trovare un rifugio all'interno del quale riparare in caso di bisogno.
Peccato che, da A dangerous method in poi - ed in particolare con i successivi e spentissimi Cosmopolis e Maps to the stars - il vecchio David si sia come avvitato su se stesso, proponendo al suo pubblico prodotti irritanti, vacui ed assolutamente troppo radical per poter passare indenni da queste parti: quando mio fratello, per natale, recuperò Divorati, primo romanzo firmato dallo stesso Cronenberg, accarezzai la speranza che, forse, ripartendo da un nuovo media, la situazione già delicata dell'autore de La mosca potesse migliorare.
Purtroppo per me, ero in errore.
L'esordio sulla pagina di Cronenberg, infatti, è un'epopea spocchiosa e fredda da studente dello IED in preda a qualche turba da ego straripante, una storia che avrebbe potuto anche essere interessante - e, a tratti, lo è anche - trasformata in un bignamino dei prodotti tecnologici più all'avanguardia nei campi di informatica e fotografia - spesso e volentieri, mi è quasi parso di trovarmi all'interno di un negozio, e che l'enigmatico David mi stesse proponendo questo o quel prodotto, e da Sony a Apple ho avuto la spiacevole impressione che si stesse trattando della marchetta selvaggia di un appassionato divenuto merce da sponsor per i grandi marchi.
Come se questo non bastasse, il "cast of charachters" risulta sterile e distaccato, in più di un'occasione irritante, lontano anni luce - e non in senso positivo - dal lettore e dal suo contatto con la pagina, pronto a traghettare verso un finale troppo aperto ed assolutamente inconsistente per lasciare il sapore della soddisfazione in bocca una volta terminata la lettura.
Un vero peccato, perchè le vicende di Molnar, di Roiphe e soprattutto degli Arosteguy conservano come insetti sottopelle spunti notevoli, o quantomeno in grado di avvincere potenzialmente un pubblico stregato dal famoso fascino dello scarafaggio rivoltato.
La cosa più grave, ad ogni modo, è parsa la totale mancanza di ironia, sacrificata ad un compiacimento che coinvolge e contagia tutti i personaggi, i capitoli, la cornice e la scelta di un autore già affermato di reinventarsi come romanziere conscio del fatto che, con ogni probabilità, nessun critico lo tratterà particolarmente male.
Specialmente se radical, per l'appunto.
E' davvero un peccato maltrattare così non solo uno dei regali di natale del mio giovane Brotha, ma anche uno degli Autori che più ho stimato negli anni della mia formazione di spettatore, eppure di tanto in tanto, penso proprio che ci voglia: certo, a Cronenberg non fregherà praticamente nulla di questo vecchio cowboy e delle opinioni in merito alla sua creatura - e mai appellativo mi parve più calzante -, e posso anche capirlo.
Ma il fatto che resta è uno ed uno solo, alla faccia delle più di trecento pagine impiegate dal regista e scrittore per non dircelo: Divorati è il romanzo più deludente e pieno di sè che mi sia capitato di leggere da mesi - se non anni - a questa parte.
E Cronenberg dovrebbe tornare al suo laboratorio di mutazioni e lasciar perdere la socialità del grande mondo del radicalchicchismo.
Del resto, è tutta illusioria.




MrFord



"Wrapped tight around me
like a second flesh hot skin gling my body
as the ecstasy begins
your wild vibrations
got me shooting from the hip
crazed and insatiable let rip
eat me alive."
Judas Priest - "Eat me alive" -





23 commenti:

  1. Digerisco Cronenberg sullo schermo, figurati su libro..

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    1. Allora non credo sia la lettura giusta per te. ;)

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  2. A me il connubio Cronenberg / scrittura comunque ispira, lo metterò sicuramente in lista.

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    1. Per certi versi è anche interessante. Ma solo per certi versi.

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  3. Eppure Cronenberg continua ad affascinarmi... :)

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    1. Sicuramente è in grado di affascinare: peccato abbia perso lo smalto di un tempo.

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  4. ok. ce lo siam giocati definitivamente...

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  5. Ad un certo punto stavo per comprarlo ma non ero convinto del tutto, a questo punto lo evito definitivamente ;)

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    1. Fossi in te, prima di comprarlo, lo recupererei online e tenterei prima quella strada.

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  6. Sembra uno di quei romanzetti che non vanno bene neanche per accendere il fuoco!

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    1. Per accendere il fuoco vanno bene merde come le Cinquanta sfumature: questo resta comunque affascinante. Peccato che non c'entri nulla con il mio modo di intendere e gustare un romanzo.

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  7. Che recensione radicalchic! :)

    Quasi quasi questo romanzo con personaggi autocannibali me lo recupero. Anche perché il buon David con Maps to the Stars ha dimostrato di essere tornato in grande forma.
    Mica come quel vecchio rimbambito di tu sai chi... :D

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    1. In grande forma!? Ma se Maps era una roba indigeribile, anche se migliore di Cosmopolis!?

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    2. Comunque certo che lo so: Terrence Malick! ;)

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  8. Evito, evito. Cronenber mi piace, sì, ma a piccole dosi.
    Non sono propriamente un fan, quindi potrei usare questo Divorati giusto se mi traballa la gama del tavolo, in cucina ;)

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    1. Maledetto cellulare. Arghh.
      *Cronenberg
      *gamba

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    2. Direi che, se non sei un fan, questo te lo puoi tranquillamente risparmiare. :)

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  9. E dopo aver letto il commento di King posso benissimo evitarlo come la peste.

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    1. Nel senso che hai un conto in sospeso con King!?

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  10. Pure io (che comunque ho apprezzato "Cosmopolis" e "Maps to the stars") ero curioso di vedere come se la cavasse il buon Cronnie sulla pagina scritta ma... ecco... diciamo... nonostante le markettate che sono rimaste indigeste pure a me e la bruttura di certi passaggi (l'eiaculazione paragonata al download proprio non la dimenticherò mai), non me la sento di bocciare il libro.
    Ma manco di promuoverlo.
    Semplicemente, è così contorto su se stesso che non capisco se il dubbio che mi è rimasto sia da attribuirsi all'incapacità del Cronenberg scrittore o a una mia abissale ignoranza nel leggere cose troppo 'alte'. Quindi, per nulla ferire, preferisco non dire nulla.

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    1. Io, invece, ferisco e come: per me una radicalchiccata bella e buona, ed un'occasione decisamente sprecata.

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