martedì 1 ottobre 2013

Rush

Regia: Ron Howard
Origine: USA
Anno: 2013
Durata:
123'




La trama (con parole mie): siamo nel 1976, ed il grande circo della Formula Uno affronta una delle sua stagioni più incredibili, intense ed esaltanti che passano da ricorsi al regolamento ad incidenti mortali, da duelli all'ultima curva ad una sfida che rilancerà questo sport agli occhi degli appassionati e non solo. Questo confronto destinato a diventare leggenda vede protagonisti due piloti assolutamente agli antipodi: il primo è Niki Lauda, austriaco, preciso, calcolatore, detestato da molti per la sua arroganza ed antipatia; il secondo è James Hunt, inglese, dedito ai party, all'alcool e alle donne, spericolato ed aggressivo in pista quanto il suo principale rivale, già campione del mondo, appare ligio e tecnico.
Il primo è il simbolo del rilancio Ferrari, il secondo della sfida McLaren.
Quando, sul circuito del Nurbungring, Lauda ha un terribile incidente che quasi gli costa la vita - oltre all'integrità fisica -, tutto pare compromesso: ma l'austriaco, alle spalle un incredibile recupero di soli quarantadue giorni, torna nella sua monoposto per sfidare Hunt fino all'ultimo GP, in Giappone, dove si deciderà il destino non solo di una stagione, ma anche e soprattutto di due differenti stili di guida e di vita.




Per quanto possa suonare strano scritto da qualcuno che ha preso la patente a trent'anni più che suonati e che ancora oggi detesta guidare, da bambino ho sempre amato moltissimo i motori, e dai tempi in cui mio padre - appassionato praticamente di ogni sport - mi raccontava le gesta leggendarie di miti della pista come Gilles Villeneuve rimasi affascinato dal mondo della Formula Uno seguendone le stagioni con passione sempre crescente, arrivando ad alzarmi anche in piena notte per scoprire in diretta chi avrebbe vinto in Giappone o in qualche altro lontano luogo del mondo.
Da quei tempi è passata davvero molta acqua sotto i ponti, sono cambiate scuderie e piloti, la sicurezza è aumentata, la passione andata calando: eppure, quando mi capita, finisco sempre per essere ipnotizzato dall'atmosfera e dalla magia tesissima di una gara, che non ho mai trovato noiosa o statica neppure quando si decide solo grazie alla tattica dei pit stop - che, al contrario, ho sempre considerato geniale ed altrettanto thrilling -. 
Certo, mi manca avere un preferito - anche se gente come Webber o il giovane Rosberg mi piace molto -, così come la tensione che si avvertiva in sfide leggendarie come quella tra Lauda e Hunt nell'indimenticabile mondiale 1976: probabilmente manca anche a Ron Howard e Peter Morgan - un signor sceneggiatore, autore di moltissimi grandi script come quelli di Frost/Nixon o Hereafter, tanto per citarne un paio -, che partono proprio da quelle vicende concedendosi giusto la licenza poetica di una rivalità nata nel corso della gioventù dei due piloti per definire al meglio i protagonisti prima di lanciarsi nella cronaca dell'inseguimento di quel titolo ma soprattutto nella definizione di questi due incredibili interpreti di uno degli sport più crudeli che possano esistere.
Attraverso le vicende "legali" - non viene accennato al fatto che Enzo Ferrari minacciò addirittura di ritirare la scuderia dal campionato a seguito del ricorso che la Federazione accettò da parte della McLaren - e gli scontri in pista e fuori, Lauda e Hunt vengono presentati come due grandi personaggi drammatici, di quelli che rendono Rush un grandissimo film americano in tutto e per tutto, all'interno del quale la confezione impeccabile di un grande artigiano come Howard sfiora la poetica di registi di ben altra caratura come Michael Mann.
Ancor più, infatti, dello spaventoso incidente - replicato alla perfezione - e dello straordinario recupero che vide Lauda tornare in pista a Monza quarantadue giorni dopo aver rischiato la morte con una tenuta speciale che gli permise di sopportare il dolore ancora forte delle ustioni durante la gara conquistando un quarto posto mitico, a fare la differenza in quella che è una pellicola di costruzione, più che di tensione - nel corso della prima ora assistiamo praticamente soltanto al posizionamento dei pezzi sulla scacchiera di Howard e Morgan - è il rapporto fuori dalla pista tra Lauda e Hunt: dagli insulti ai consigli ignorati su come vivere una vita lontana da quella dell'altro i due piloti si affrontano neanche fossero l'Ordine e il Caos, leggende viventi che, neppure trentenni, scrissero una delle pagine più drammatiche ed incredibili di uno sport in grado di conquistare il mondo.
E non si parla soltanto di differenza di stili e di caratteri - tanto antipatico e preciso Lauda, quanto piacione e casinista Hunt, che non dimentica, nel corso di una delle tante scaramucce con il rivale, di affermare "a volte è utile piacere a tutti" -, ma anche di coraggio: il coraggio di buttarsi sempre e comunque, vivendo la vita come se ogni giorno fosse l'ultimo, o dietro una curva potesse aspettarci la morte, e quello di avere paura, di riconoscere quelli che sono i nostri limiti umani, di ammettere di non farcela e tirarsi fuori neppure troppo tempo dopo aver sorpassato la grande mietitrice innestando una marcia quasi magica, seppur dolorosa.
"Dagli amici mi guardi dio, che dai nemici mi guardo io", recita il vecchio adagio: ed il confronto nel finale tra i due stili di vita, la voglia di godere - "Non rischio ogni giorno la pelle per poi non divertirmi neanche un pò" - e la disciplina - "Volare aiuta a formarsi, ci sono molte più regole da seguire che in pista" -, il rispetto mascherato da rivalità da machos a tutti i costi, la voglia di spingere il pedale dell'acceleratore fino in fondo e quella di sollevare il piede nel momento in cui la posta in gioco potrebbe essere troppo alta.
Del resto, vivere sempre controllati rischia di toglierci troppo.
E rischiare sempre e comunque finisce per toglierci tutto.
Lo sanno bene Lauda e Hunt: il primo, ora a capo di una compagnia aerea, che tornò in pista con la seria intenzione di vincere ancora, e vinse, probabilmente ha sempre invidiato lo spirito indomito del suo miglior nemico.
E il secondo, cui bastò quell'unica annata per dimostrare al mondo chi era James Hunt, e si ritirò dalle corse non troppo tempo dopo, ma non smise mai di superare il limite, ed un giorno se ne andò, velocemente come aveva vissuto.
Rush è il brivido della velocità, il cuore che batte, il cervello che registra il rischio di essere andati oltre.
Questa non è Formula Uno, signori miei.
E' la vita.
Ci sono i Lauda, e ci sono gli Hunt.
C'è il coraggio di andare oltre, e quello di fermarsi. 
In entrambi i casi, si arriva fino in fondo.
Solo così si può sentire il brivido. Solo così teniamo a bada il rimpianto.
Solo così non ammazziamo lo sport e la passione.


MrFord


"E per un istante ritorna la voglia di vivere
a un'altra velocità
passano ancora lenti i treni per Tozeur."
Franco Battiato - "I treni di Tozeur" - 



32 commenti:

  1. Bellissimo post da cui tracima la tua passione: a me è piaciuto ma non mi ha esattamente travolto perchè ci ho visto il solito vizio hollywoodiano di appiattire caratteri e romanzare per creare un qualcosa di ben più profondo che una semplice rivalità sportiva....

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    1. Nonostante la confezione molto hollywoodiana, mi ha coinvolto ed emozionato dall'inizio alla fine. Un grande film, senza dubbio.

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  2. Bellissimo post, che trasuda passione per lo sport. Che poi è la passione per la vita. E di questo film sento solo parlare bene

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    1. Il film merita alla grande, così come la vicenda.
      E dici bene: la passione per lo sport è come quella per la vita.

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  3. Grande Ford. Siamo giunti ad una stessa e profonda conclusione: Rush non è cinema, è vita. Se avesse parlato solamente di Motori e asfalto, Howard, non avrebbe dato neanche un terzo di quanto non abbia fatto così. Puntando all'uomo, ancor prima che al fenomeno che vola a trecento all'ora. ;-) Bella recensione!!!

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    1. Muchas gracias, Valentina!
      La decisione di Howard e Morgan di concentrarsi sulla componente umana ha reso senza dubbio Rush molto più grande di quello che sarebbe stato se si fosse concentrato solo sui motori.

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  4. Fantastico!! Concordo in tutto e per tutto... e io non sono appassionata neanche un po' di Formula1, pensa te. Ma qui lo sport è un contorno, c'è la passione, c'è la vita. E degli attori vogliamo parlarne? Hemsworth smette di lanciare martelli e secondo me ha sfoderato un'ottima performance, Bruhl davvero perfetto!

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    1. I due protagonisti hanno dato il meglio, concordo: e il film trabocca passione prima per la vita che per il risultato di una corsa. Ed in questo non posso che trovarmi d'accordo completamente.

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  5. Visto in sala, bello e coinvolgente.
    Baingiu

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    1. Hai detto benissimo. Bello e coinvolgente. :)

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  6. Perfettamente concorde. Davvero bello.

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    1. Tosto, ben diretto ed emozionante. Avercene, di film così!

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  7. Eh no dopo questa mi sa che andrò a vederlo a costo di andarci da sola!!!
    Su varie pagine FB mi è toccato leggere commenti di "puristi" (da quel che mi pare di capire ingenerosi) che hanno storto il naso per le inesattezze storiche...per quelle direi che ci sono i documentari!

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    1. Secondo me dal punto di vista storico è stato ben ricostruito: che poi ci siano delle licenze - come la rivalità iniziata ben prima della F1 dei protagonisti - ci sta, anche perchè non stravolgono per nulla il racconto di quello che fu uno dei campionati più emozionanti di sempre di questo sport.
      Comunque, corri - in tutti i sensi - a vederlo: merita alla grande.

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  8. uhm, la tua rece è ottima e interessante ;-) ne parli davvero bene, nonostante cio però ogni volta che vedo il trailer mi si rivolta lo stomaco, troppa patina buonista hollywoodiana e amche gli attori protagonisti non mi piaccion, favino a parte

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    1. Sono contento che ti sia piaciuta la recensione, nonostante il film non ti attragga. Magari riesci a dargli una possibilità!

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    2. si un domani quando lo passano in tv un occhiata gliela darò ;-)

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    3. Mi saprai dire, allora! :)

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  9. quando esci dal cinema sei entusiasta, non succede tutti i giorni.
    si brindi con James Ford:)

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  10. mmh, quanto ti è piaciuto James?
    si vede lontano un miglio che i tre bicchieri ti stanno un po stretti.
    una signora recensione!
    scritta veramente bene e l'ho letta con vero piacere.
    bravo!

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    1. Muchas gracias, Suara!
      Merito del film e della sua forza!

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  11. non vedo il commento del Cannibal.
    Lo faccio io:
    Ford come al solito non capisce niente di film...ecc..ecc.., il polpettone classico americano rumoroso ecc ecc... buonismo stelle a strisce... ecc ecc..
    :-D

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    1. Ahahaha questa è bella!
      Cannibal comunque sarà in qualche pronto soccorso di Monaco a causa dell'hangover da primo giorno di Oktoberfest!

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    2. si ahahah
      bloccato alla prima media!!!

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    3. Secondo me a metà della prima media! ;)

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  12. Su questo film direi che siamo più o meno tutti d'accordo: gran bel lavoro.
    Lo sceneggiatore Peter Morgan è lo stesso de 'Il maledetto United', forse il miglior film sul calcio mai realizzato: quando su uno script c'è la sua firma ormai si va sul sicuro.

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    1. Avevo dimenticato di citare il bellissimo Il maledetto United.
      Concordo, Morgan grandissimo. E grande film Rush.

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  13. Eh sì concordo, e siamo perfettamente in sintonia, vedi la fine della mia recensione: http://cipollapensierosa.blogspot.it/2013/09/rush.html.
    Gran film!

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  14. Gran film davvero! Vado a leggermi la tua recensione!

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  15. un film veramente bello, che mi ha fatto tornare grande passione per quel gran bravo fanciullo di Ron howard...

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    1. Concordo: anzi, azzarderei a dire che è la sua miglior pellicola.

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