domenica 25 ottobre 2015

Preacher - Alamo

Autore: Garth Ennis, Steve Dillon
Origine: USA, UK
Anno: 2000
Editore: Vertigo/Magic Press






La trama (con parole mie): Jesse Custer è giunto alla fine della sua missione. Nel cuore degli States che ama, ad Alamo, il predicatore si prepara ad affrontare l'Onnipotente approfittando dell'occasione per invitare alla festa l'ex migliore amico Cassidy, il Santo degli Assassini, Herr Starr ed il Graal, e a malincuore l'amata Tulip, che il Nostro vorrebbe proteggere sempre e comunque.
Il piano di Jesse è semplice: far credere a Dio che Genesis ha lasciato il suo corpo ed indurlo a tornare in Paradiso, dove ad attenderlo prima che si possa sedere sul trono che gli conferisce poteri illimitati troverà il Santo, assetato di vendetta ed ormai, pur se riluttante, alleato del predicatore.
Peccato che, per poter completare la missione, Custer debba andare incontro ad un effetto collaterale non indifferente: dovrà necessariamente morire.
Tutto questo se Tulip non avrà modo di dire la sua, e Cassidy non decida di metterci lo zampino.









Tutte le cose belle, prima o poi, finiscono.
Non c'è scampo. La più grande condanna delle nostre esistenze e, di fatto, anche il sale che rende il viaggio che compiamo lungo la Frontiera così dannatamente interessante vale per tutto, perfino per Preacher.
Il viaggio di Jesse Custer, Tulip, Cassidy, Genesis, Starr, Facciadiculo e dell'Altissimo in persona finisce in una cornice che è perfetta per lo spirito che l'opera di Ennis e Dillon ha portato sulla pagina attraverso le gesta del suo indimenticabile protagonista, Alamo, teatro di una delle imprese più leggendarie della Storia del West.
Personalmente, potrei scrivere davvero di tutto sulla cavalcata che segna l'addio di questo straordinario gruppo di personaggi ai fan, dal tripudio di proiettili che traccia la parola fine sul conflitto tra i Nostri ed il Graal fino al confronto con Dio di Custer e soprattutto del Santo degli Assassini, personaggio granitico ed apparentemente tagliato con l'accetta che, al contrario, visto da vicino mostra sfumature a profusione, oltre a rappresentare, di fatto, la critica degli autori ad un certo tipo di approccio alla religione - bellissima la riflessione sul "Dio d'amore" che scatena i peggiori conflitti e crea il libero arbitrio perchè mosso dal bisogno disperato di vedere la gente scegliere di amarlo -, passando per la chiusura dei conti tra Jesse e Cassidy e l'amore troppo grande per questo e l'altro mondo di Jesse e Tulip, elogiare scrittura e disegni, colori ed idee.
Ma non ce la faccio.
Perchè rileggere Preacher è stato anche più bello della prima volta.
E' stato riscoprire un personaggio che incarna tutti i valori dell'America che sogno da quando ero bambino, dai tempi dei Western con John Wayne visti accanto a mio nonno, delle seconde possibilità e dei losers, del larger than life che comporterà pure tanti difetti, ma che rende gli USA un paese magico ed unico, che in un modo o nell'altro colpisce l'immaginario di tutto il mondo.
E' stato sentire sulla pelle la libertà di potersi battere fino alla fine (del mondo) per le persone che si amano e per quello in cui si crede, e di farlo a testa alta, senza guardare in faccia a nessuno o vergognandosi di quello che si prova.
E si finisce in questo modo per sentirsi quasi avvolti dagli abbracci di fuoco di Jesse e Tulip, investiti dall'ossessione di Dio e di Starr, incazzati per quanto in merda siano andate le cose con Cassidy, e di nuovo commossi per quel braccio teso ad un amico, e furiosi quanto il Santo, e felici che perfino l'esule Facciadiculo, alla fine, possa trovare il suo posto nel mondo, permettendo agli autori di congedarsi anche dai comprimari conosciuti a Salvation.
Preacher se ne va dunque con il botto, un epilogo perfetto per il suo spirito profondamente Western, e alla grande come John Wayne che saluta il suo "protetto" Jesse prima di uscire di scena: e se il mitico Duca è stato un'icona perfetta per la generazione di mio nonno, vorrà dire che il mio spirito guida diventerà questo predicatore dedito a sesso, alcool, giustizia e libertà che nel corso del suo viaggio ha illuminato anche la mia strada.
Grazie, Custer. Grazie, Ennis. Grazie, Dillon.
Qui al Saloon avrete sempre un posto d'onore, la mia gratitudine ed una bottiglia di whisky.




MrFord




"And a hundred and eighty were challenged by Travis to die
by the line that he drew with his sword when the battle was nigh
any man that would fight to the death crossed over
but him that would live, better fly
and over the line went a hundred and seventy nine
hey Santa Anna, we're killing your soldiers below!
that men, wherever they go will remember the Alamo."

Johnny Cash - "Remember the Alamo" - 






sabato 24 ottobre 2015

Left behind

Regia: Vic Armstrong
Origine: USA, Canada
Anno:
2015
Durata: 110'







La trama (con parole mie): Ray Steele, pilota di linea con una famiglia in crisi a causa dei tormenti religiosi della moglie, una figlia fuggita dalla stessa all'università ed un'amante hostess che non conosce nulla della sua vita, si ritrova in volo il giorno del suo compleanno, concentrato su un concerto degli U2 da godersi a Londra insieme alla sua nuova fiamma piuttosto che una giornata sul divano in salotto con i problemi di casa pronti a tornare a galla con il ritorno della figlia.
Peccato che Chloe, quest'ultima, lo incroci casualmente all'aeroporto, e che d'improvviso i bambini ed alcune persone scelte apparentemente con casualità in tutto il mondo scompaiano di colpo, generando caos e panico e rendendo il volo condotto da Ray più difficoltoso del previsto.
Una volta deciso di fare rotta verso il punto di partenza del viaggio, l'uomo intuirà il mistero che si cela dietro le improvvise sparizioni, e dovrà affrontare il più freddamente possibile l'emergenza nella speranza di ritrovare, una volta atterrato, qualcuno dei suoi cari.










Penso sia ormai noto a tutti gli appassionati - e non - di Cinema che Nicholas Cage - ed inevitabilmente, il suo indomabile parrucchino - sia uno dei signori quasi incontrastati del trash sopra le righe, una garanzia quando si tratta di cercare rifugio in pellicole spesso e volentieri massacrate dalla critica che, per motivi oscuri, finiscono sempre e comunque per divertire e farsi voler bene in qualche modo distorto.
E' stato il caso, almeno per me, anche di questo bistrattatissimo da tutti Left behind, porcatona da fantascienza - rispetto alle dimensioni della stessa porcatona, non al genere, si intenda - che, con tutti i suoi limiti, la recitazione imbarazzante del suo protagonista, gli effetti clamorosamente kitsch, l'evoluzione a tematica religiosa da far venire la pelle d'oca, è riuscito a divertirmi sguaiatamente come se non ci fosse un domani nel corso di una sessione intensiva di gioco pomeridiano con il Fordino, e si è rivelato uno degli intrattenimenti ignorantissimi più spassoso - anche se involontariamente - di questa stagione, in barba a tanti altri prodotti studiati a tavolino e curati decisamente più di questo sotto tutti gli aspetti.
In un certo senso, il lavoro di Vic Armstrong è riuscito a riportare alla mente del sottoscritto i fasti del primo Sharknado, seppur con una confezione meno "b-movie" rispetto al supercult firmato da Anthony C. Ferrante: vedere il Ray di Nicholas Cage dibattersi tra la guida del suo aereo, ipotesi bibliche legate all'accaduto che si trova ad affrontare la popolazione mondiale, passeggeri nel panico e guai in famiglia è stato davvero uno spasso, e l'ora e tre quarti complessiva è davvero volata via anche nei momenti in cui, di fatto, non succede nulla se non rappresentazioni da focolare in crisi come in tutta la prima parte.
Altrettanto divertente, poi, la disparata umanità presente sull'aereo che il prode Cage con il suo copilota appoggiato sulla testa conducono prima verso Londra e poi di nuovo indietro alla volta della Grande Mela: dal nano acido scommettitore incallito alla moglie psicopatica del giocatore di football, passando per la tossica "illuminata" alla vecchia che perde colpi, per finire con l'immancabile passeggero arabo sospettato di terrorismo ed il giornalista d'assalto pronto a colpi di manie di protagonismo ed un quasi serrato stalking rispetto alla figlia del comandante dell'aereo a lottare per diventare il genero del buon Cage ancor più che per salvarsi la pelle: un campionario, dunque, di grottesco che raramente mi è capitato di vedere riunito se non ai tempi più gloriosi del lavoro domenicale in negozio.
E suonerà pure come se mi fossi bevuto il cervello, soprattutto agli occhi dei radical come Cannibal Kid - tanto per citarne uno -, eppure il mio cuore - e soprattutto la pancia - da pane e salame mi fa pensare che sia infinitamente più godurioso sghignazzare di fronte ad un Left behind che non sfracellarsi i cosiddetti al cospetto di qualche pippone pseudo autoriale con pretese decisamente più alte rispetto all'effettiva possibilità di segnare lo spettatore.
Quantomeno, robaccia come questa non corre il rischio di deludere.
Al massimo, vi farà sentire un pò meglio come esseri umani e pensanti dotati di almeno un minimo di bagaglio culturale.
E forse, ma dico forse, anche invidiare la clamorosa capacità di convogliare un'anima puramente trash e sprizzarla da ogni poro come il mitico ed inarrivabile Nicholas Cage.




MrFord




"(I ignore you)
As I close my eyes, I feel it all slipping away
(I come toward you)
We all got left behind, we let it all slip away
I can't stand to see your thalidomide robot face
I don't even try it!
You had to be a liar
Just to infiltrate me, I'm still drowning."
Slipknot - "Left behind" - 





venerdì 23 ottobre 2015

Shotgun lovesongs

Autore: Nickolas Butler
Origine: USA
Anno: 2014
Editore: Marsilio





La trama (con parole mie): Henry, Lee, Kip e Ronny sono cresciuti insieme, come fratelli, a Little Wing, una piccola comunità agricola del Wisconsin. Quando, ormai tra i trenta e i quaranta, si ritrovano nel loro paese d'origine per il matrimonio di Kip, i loro rapporti si evolveranno una volta ancora. Perchè mentre Henry è rimasto rilevando l'attività di agricoltore del padre, ha sposato la storica fidanzata Beth ed ha avuto due figli, Ronny è diventato una star del rodeo, e a seguito di un incidente è considerato una sorta di mascotte naif di Little Wing, Kip ha sfondato nel mondo della finanza a Chicago ed ha fatto ritorno per sposarsi e ricostruire una vecchia fabbrica per trasformarla in uno spazio commerciale moderno e Lee, il più inquieto tra i quattro, è diventato una rockstar, ha viaggiato in tutto il mondo senza dimenticarsi delle origini, tornando nella sua proprietà di tanto in tanto, per staccare dalle folle e dalla notorietà.
L'occasione di festa, però, scoprirà nervi tenuti coperti dai tempi della giovinezza del gruppo di amici, finendo per mettere a rischio legami che parevano indissolubili.








Nel corso della vita, trovare amici con i quali costruire rapporti fraterni è un'occasione più rara che scovare l'anima gemella, la persona che ci accompagnerà, nel bene o nel male, per tutta la vita.
Quando penso all'importanza dei legami d'amicizia, la mente corre subito a mio fratello ed Emiliano, o a Max, il mio vecchio compare citato nel post legato a Guida per riconoscere i tuoi santi, a Stand by me e a quanto è confortante l'idea di avere qualcuno che sai che sarà sempre presente, e ti coprirà le spalle, e baderà ai tuoi figli se un giorno dovesse accaderti qualcosa come fossero suoi.
Shotgun lovesongs è un inno a quei legami, un romanzo dal sapore autunnale scritto con il cuore in mano e la pancia che brontola, fatto di storie semplici che, fortunatamente, iniziano e finiscono come storie semplici, senza drammi o drammatizzazioni eccessive, o una spettacolarizzazione pronta a tirare fuori la lacrima facile del lettore: le vicende di Henry, Lee, Ronny e Kip - ma anche di Beth, Felicia, Chloe e Cindy - paiono quelle che abbiamo vissuto noi stessi, in grande o in piccolo che sia, ed offrono uno sguardo su quello che potrebbe essere tornare a condividere spazio, affetti e vita con quelli che erano i migliori amici che abbiamo avuto.
Butler, dal canto suo, sfrutta nel miglior modo possibile la narrazione per punti di vista dedicando i capitoli del romanzo al charachter che sta vivendo il momento in prima persona, offrendo dunque interpretazioni differenti degli stessi eventi, rimbalzando tra passato e futuro approfondendo le anime di questo gruppo di fratelli acquisiti pronti a scontrarsi con la vita da adulti e tra loro nel momento in cui le diversità che inevitabilmente sorgono con il passare del tempo chiedono il conto di una giovinezza che rendeva i loro legami apparentemente indissolubili.
Leggere Shotgun Stories è stato quasi come guardarsi in uno specchio, scoprire assonanze e dissonanze con i suoi protagonisti e cercare di capire come sono cresciuto, cambiato, come mi pongo rispetto ai miei amici e chi, tra i quattro qui descritti, potrebbe essere più simile al sottoscritto: forse tutti, forse nessuno.
Henry, troppo onesto, tutto d'un pezzo, pratico e saldo, probabilmente alter ego di Butler, è quello che ho ammirato di più, e quello cui può essere che somigli meno, nonostante l'amore per i figli e la famiglia e la presenza costante, anche nell'assenza.
Kip, un falso "cattivo", che cela dietro l'apparenza da yuppie il volto di un ragazzo che vuole solo essere accettato per quello che è, e sentirsi libero di scoprire dove porta una strada presa per caso, un pomeriggio qualsiasi, pronto chissà come a scappare da tutto e da tutti.
Ronny, che con il suo piglio da casinista e cowboy tamarro per certi versi mi ricorda lo stile che attualmente porto sulle spalle, il più candidamente voltairiano dei protagonisti di questo libro, quello che mi ha permesso di vivere uno dei momenti più emozionanti di questa lettura.
E poi Lee. Leland. Corvus. Quello che ce l'ha fatta. Che ha girato il mondo, fatto i gran soldi, scopato con così tante donne da superare la popolazione di Little Wing.
Lee che è un idolo, una leggenda, qualcosa di così fragile da proteggere alla luce dei propri focolari.
Lee che è uno stronzo egoista. Forse, per molti versi, è quello che accosto di più a me.
E quello che meno vorrei finire per essere.
Le Shotgun lovesongs sono una sua creatura.
Ma allo stesso modo, è merito suo che tutti siano passati da Little Wing, ed abbiano, in modi diversi, spiccato il volo.
E passa dai suoi occhi uno dei passaggi più lirici e toccanti dell'intera vicenda, l'interpretazione degli States dello stesso autore, l'amore per gli ampi spazi, il senso di Famiglia, vicinanza, presenza, calore, generosità.
Come quando si torna a casa, o ci si sente a casa.
E poco importa che tutto suoni come una canzone di Springsteen o dei Counting crows alla fine delle vacanze estive, e lasci un senso di malinconia che fa male.
Questo romanzo piacerebbe a Max, a Dembo, a mio fratello.
Sarebbe piaciuto da morire a Emiliano.
Ed io l'ho sentito come se fosse anche mio.
Direi che è abbastanza.





MrFord





"It's funny how it's the little things in life that mean the most
not where you live, what you drive or the price tag on your clothes
there's no dollar sign on a peace of mind, this I've come to know
so if you agree, have a drink with me,
raise your glasses for a toast."
Zac Brown Band - "Chicken fried" -





giovedì 22 ottobre 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): prosegue la corsa di avvicinamento alla fine dell'anno con un'altra settimana ricca di proposte potenzialmente interessanti firmate da registi potenzialmente interessanti, del solito inutile Cinema italiano e del solito, irritante Cannibal Kid, co-conduttore di questa rubrica nonchè mia nemesi.
Riusciremo ad essere il più in disaccordo possibile anche questa settimana?
Speriamo proprio di sì.

"Piuttosto che spararmi un film suggerito da Cannibal, mi butto di sotto."
Crimson Peak

"Vieni qui, cara, sono pronto a dissanguarti: sarà comunque più rassicurante che tra le braccia di Peppa Kid."
Cannibal dice: Grande, grandissima incognita della settimana. Mr. Ford non ne capisce nulla di cinema?
No, quella è una certezza di tutte le settimane. L'incognità è rappresentata da Crimson Peak, nuovo horror gotico di Guillermo Del Toro, regista che ho sempre considerato sopravvalutatissimo. Dopo il pessimo Pacific Rim avrà tirato fuori qualcosa di se non altro guardabile?
L'ottimo cast formato da Jessica Chastain, Mia Wasikowska, Charlie Hunnam e Tom Hiddleston suggerisce di sì.
Ford dice: incognita totale.
Del Toro mi è sempre piaciuto, che si parli dei più che discreti Hellboy o dell'ottimo Il labirinto del fauno.
Pacific Rim, dal canto suo, si è rivelato una mezza delusione, dunque i dubbi a proposito di questo titolo - che, a giudicare dal trailer, se non fosse stato firmato dal buon Guillermo non avrei neppure preso in considerazione, avrei bellamente saltato - sono molti.
Speriamo possano essere fugati e soprattutto mettere a tacere Cannibal Kid, che quest'anno è tornato ai minimi storici per quanto riguarda il gusto cinematografico.



The Walk

"Vedi, l'idea è quella di far camminare Cannibal sul filo, e poi farlo cadere di sotto."
Cannibal dice: Sarò sempre grato a Robert Zemeckis per averci regalato uno dei film più mitici di sempre, Ritorno al futuro, ma un po' mi starà sempre sulle balle per averci anche offerto una delle pellicole più paracule di sempre, Forrest Gump. Questo nuovo The Walk che parla del funambolo Philippe Petit interpretato dalla garanzia Joseph Gordon-Levitt cammina, proprio come il suo protagonista, in bilico tra grande film e grande ruffianata.
Sempre meglio di Ford, comunque, le cui visioni oscillano per lo più tra porcherie action e porcherie finto autoriali.
Ford dice: Zemeckis merita sempre e comunque un certo rispetto, non fosse altro che per aver creato Ritorno al futuro. Eppure continuo a pensare che, piuttosto che lanciarsi in una visione di questo tipo, sia meglio recuperare l'ottimo documentario Across a wire legato alla reale vicenda di Philippe Petit.



Dheepan - Una nuova vita

"Cavolo, ne scrive di stronzate, questo Cannibal Kid!"
Cannibal dice: Il precedente lavoro del regista francese Jacques Audiard si era aggiudicato addirittura il prestigiosissimo titolo di film dell'anno di Pensieri Cannibali nel 2012. Attendo quindi con grande curiosità questo suo nuovo Dheepan, per altro vincitore della Palma d'Oro all'ultimo Festival di Cannes, che sarà un riconoscimento meno importante del Cannibal Award, me ne rendo conto, ma comunque non è proprio da buttar via. Non è mica un Ford Award.
Ford dice: al contrario di Peppa Kid, Audiard non sbaglia un colpo. Dunque, nonostante la Palma d'oro ricevuta all'ultimo Cannes, questo Dheepan finisce per risultare a man bassa il film da seguire della settimana.
Un po' come White Russian, che per gli intenditori di Cinema è da seguire decisamente più del suo blog antagonista Pensieri Cannibali.




Dark Places - Nei luoghi oscuri

"Caro Cannibal, ho messo la t-shirt del gruppo preferito di Ford perchè è lui il mio vero guru."
Cannibal dice: Nei luoghi oscuri mi capita di farci una visita al giorno.
No, non mi riferisco al bagno quando vado a fare la cacca, ma a WhiteRussian...
Che poi è un po' un'esperienza molto simile uahahah.
Sono già stato anche nei luoghi oscuri di questo thriller con Charlize Theron tratto da un romanzo di Gillian Flynn, l'autrice di L'amore bugiardo - Gone Girl, quindi nei prossimi giorni toccherà visitarli anche a voi, grazie alla mia recensione del film.
Ford dice: i miei luoghi oscuri preferisco non stuzzicarli, mentre adoro stuzzicare il Cannibale e spero vivamente che questo film possa dividerci come si conviene e segnare un altro punto a favore della rivalità più accesa del web cinefilo, che nel corso di questo duemilaquindici ha conosciuto una vera e propria seconda primavera.



Io che amo solo te

"Prendiamo un solo Cannibal, grazie: già così è abbastanza indigesto."
Cannibal dice: Commedia romantica con Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti che cerca di risollevare gli incassi di un cinema italiano commerciale sempre più in crisi, reduce pure dal flop del recente Poli opposti. Questo film andrà meglio ma, soprattutto, ce ne frega qualcosa?
Io spero vada bene, perché ho già il sequel pronto: Io che odio solo te, con me e Ford.
Ford dice: a parte il sequel Io odio solo te, con me e Cannibal, credo che a nessuno sano di mente possa interessare questa roba.



Game Therapy

"Scappiamo, arrivano Cannibal e Ford!"
Cannibal dice: Pellicola italiana dedicata al mondo dei videogiochi con protagonisti due star del web. Cannibal Kid e Mr. Ford?
Purtroppo no. Si tratta di Favij e Clapis. Devo ammettere di non conoscerli ma, da questo trailer che puzza di amatorialità lontana un miglio, direi che sono tutto fuorché degli attori. A questo punto un film con me e Ford potrebbe davvero uscire meglio. Se non altro ci sarebbe un maggiore spargimento di sangue.
Ford dice: ho visto il trailer di questa porcheria. E mi sono profondamente pentito.
Figurarsi cosa accadrebbe con l'intero film.



Sei tutto quello che voglio

"Mi dispiace, ma non sei abbastanza teen per leggere Pensieri Cannibali."
Cannibal dice: A proposito di film amatoriali italiani... eccone un altro. E due pellicole del genere nella stessa settimana sono come due post di WhiteRussian nello stesso giorno: un evento tragico presagio di un'imminente Apocalisse.
Ford dice: tutto quello che voglio è un mondo libero dal pessimo Cinema italiano. E da Pensieri Cannibali.



Ed Sheeran - Jumpers for Goalposts

"Caro Cannibal, ora ti scasso la chitarra in testa e tutti a casa."
Cannibal dice: Cinedocumentario dedicato al rosso Ed Sheeran, cantautorino che non mi dispiace nemmeno troppo, non fosse che ogni volta che lo ascolto mi fa venire sonno. Proprio come i cantautorini tanto amati da Ford.
Ford dice: Ed Sheeran mi sta simpatico. Ma non abbastanza da schiaffarmi un intero documentario sulla sua vita.
Cannibal, invece, potrebbe essere un ottimo soggetto per un documentario girato dal sottoscritto e dedicato al mondo del wrestling lottato. Come vittima sacrificale.



The Wolfpack

"Sembriamo scemi più di Ford e Cannibal, conciati così!"
Cannibal dice: Documentario che racconta una singolare storia un po' alla Kynodontas, solo che a quanto pare è successa per davvero. Non fosse che il documentario è un genere troppo fordiano per i miei gusti, quasi quasi gli darei una possibilità.
Ford dice: se non fosse che, probabilmente, questo documentario finirà per essere introvabile sia in rete che in sala, una visione l'avrei concessa anche volentieri.



La bugia bianca

"Cannibal, ti devo confessare una cosa: hai presente tutte le volte in cui ti ho detto che ne capivi di Cinema? Mentivo spudoratamente."

Cannibal dice: Pellicola che ritorna sul tema della guerra nell'ex Jugoslavia. Una white lie seriosa e impegnata che lascio volentieri alla visione del serioso e (pseudo) impegnato WhiteRussian.
Ford dice: non potrei mai mentire a proposito del mio antagonista Cannibal Kid. Di Cinema non capisce davvero un cazzo di niente. Ahahahahahah!


mercoledì 21 ottobre 2015

Black mass - L'ultimo gangster

Regia: Scott Cooper
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 122'





La trama (con parole mie): a partire dalla seconda metà degli anni settanta James "Whitey" Bulger, piccolo boss di Boston, grazie ad un accordo con l'agente FBI nonchè suo amico d'infanzia John Connolly, conquista un potere sempre maggiore che finisce per andare ben oltre i confini della città.
Nonostante l'ascesa in politica del fratello Billy e le tragedie che colpiscono la sua famiglia, Bulger prosegue nella sua carriera alternando strategia e violenza efferata, costruendo un impero che l'FBI stessa impiegherà anni a smantellare e che avrà una parola fine soltanto quando, con gli Anni Zero ormai suonati, dopo oltre un decennio di latitanza, il vecchio Whitey verrà finalmente arrestato.
Ma la sua storia ha sfumature che ognuno dei suoi vecchi compagni e collaboratori finisce per rendere più ricche e terribili.









I crime movies, con le loro storie epiche, dolenti e terribili di ascese vertiginose ed inevitabili cadute sono stati una parte fondamentale della formazione del sottoscritto da cinefilo, dalle grandi epopee scorsesiane di Quei bravi ragazzi e Casinò ai cult Scarface e Carlito's Way, passando attraverso la saga de Il padrino, Melville e la produzione orientali: il fatto, forse, di aver sempre pensato che, se fossi nato in un contesto sociale differente, forse questa sarebbe stata la mia strada, ha sempre contribuito ad aumentare il fascino di figure controverse, oscure e senza dubbio ben oltre i confini della socialità per come la viviamo ogni giorno.
L'ultimo lavoro di Scott Cooper - da queste parti apprezzato sia per Crazy heart che per il successivo Out of the furnace - rientra perfettamente nel filone, è molto scorrevole e godibile, confezionato più che discretamente e vanta un cast importante ed il grande merito di aver riportato Johnny Depp a livelli quantomeno interessanti dopo i recenti, disastrosi exloit commerciali - Mortdecai su tutti -: racconta, inoltre, la vicenda di uno dei boss più tosti e terrificanti di South Boston, James "Whitey" Bulger, che per quasi un ventennio dominò la scena irlandese della città e fino a pochi anni fa risultava ancora latitante ed inserito nella lista dei criminali più pericolosi ricercati dall'FBI.
Peccato che, nonostante la confezione artigianalmente ben realizzata ed una vicenda che qui al Saloon, di fatto, gioca in casa, il risultato sia solo di medio livello, e Black Mass non manifesti la scintilla in grado di elevare un film allo status di cult o quantomeno di visione imperdibile per una stagione cinematografica: in particolare, ho trovato la sceneggiatura piuttosto elementare, lineare nel cercare di focalizzarsi sugli eventi principali della carriera di Bulger senza però, di fatto, approfondire nulla, rimanendo in superficie piuttosto che regalare al prodotto lo spessore necessario perchè lo stesso possa avere possibilità di rimanere davvero impresso nella memoria del pubblico: dall'appena accennata differenza tra il Bulger padre ed il Bulger boss al dramma della perdita dell'unico figlio, fino alle sfumature praticamente azzerate dei comprimari e co-protagonisti, molto spesso tagliati con l'accetta, si ha di fatto l'impressione di aver assistito ad un compitino molto ben svolto privo, però, del carattere e della grinta necessari per guadagnarsi un posto al sole.
Un passo indietro, dunque, per Cooper, che si conferma onesto artigiano ma poco più, e per il sempre celebratissimo Benedict Cumberbatch, appiattito come la pellicola, mentre oltre a Depp si difendono molto bene il giovane Jesse Plemons, la conferma Peter Sarsgaard e l'insospettabile Joel Edgerton, che ho sempre considerato un vero cane mentre in questo caso regala fisicità e spessore al personaggio forse più oscuro e viscido della pellicola, il bieco John Connolly, paradossalmente più detestabile del violento e pericolosissimo Bulger, che quantomeno resta fedele al suo ruolo ed a se stesso.
Solo qualche spunto, comunque, rispetto ad una potenzialità che, probabilmente, nelle mani di un regista e di uno sceneggiatore più consistenti avrebbe potuto trasformare Black Mass in una di quelle chicche destinate a formare una generazione di spettatori: visione alle spalle, invece, si ha soltanto l'impressione di aver assistito ad uno spettacolo buono come riempitivo da rispolverare di tanto in tanto per passare un pò di tempo con la sicurezza di cadere in piedi.
Troppo poco, però, per rendere davvero il concetto di "Black mass".
E secondo me, troppo poco anche per un personaggio come quello di James Bulger.
Che, dovesse mai assistere a questo spettacolo, potrebbe non essere così soddisfatto.
E non è mai un buon affare, scontentare il vecchio Whitey.




MrFord




"But in the end, baby
long towards the end of your road
don't reach out for me, babe
'cause I'm not gonna carry your load
but I'll live on and I'll be strong
'cause it just ain't my cross to bear."
The Allman Brothers Band - "It's not my cross to bear" - 





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