mercoledì 3 giugno 2015

Mia madre

Regia: Nanni Moretti
Origine: Italia
Anno: 2015
Durata:
106'






La trama (con parole mie): Margherita, una regista alle prese con la realizzazione del suo ultimo lavoro, la separazione dal compagno, il rapporto con la figlia ed il fratello Giovanni, a sua volta in crisi rispetto alla carriera, si trova a doversi confrontare con la malattia ed il sopraggiungere della morte della madre, Ada, insegnante di latino amata da suoi studenti, donna piena di vita anche bloccata in un letto d'ospedale.
Nel continuo altalenarsi tra il set e la terapia intensiva, l'energia che scema della genitrice e quella che fiorisce della figlia, Margherita si trova a dover gestire l'ingombrante attore americano chiamato ad interpretare l'antagonista nel suo film, a confrontare il passato ed il futuro, l'idea di essere sola e quella, di fatto, di non esserlo.
Come giungerà, dunque, l'ultimo giorno?
E cosa accadrà quando il sipario sarà calato, le riprese terminate, l'ultimo respiro esalato?










In tutta onestà, non ho mai pensato al momento in cui dovrò affrontare la morte di mia madre.
Ricordo però molto bene quando lei perse la sua.
Era l'inizio di marzo del novantuno, io mi avviavo a chiudere il mio primo anno alle medie, e mia nonna, che si era ammalata la primavera precedente e aveva dato segni di grande miglioramento in estate, dal periodo delle feste natalizie non aveva fatto altro che peggiorare.
Quella mattina, come al solito, io e mio fratello facevamo colazione in sala, latte e biscotti con la videocassetta di uno dei tanti film che già vedevamo a ripetizione, quando suonò il telefono, e mia madre uscì correndo.
Pensai a cosa sarebbe potuto accadere per tutta la mattina, a scuola, e quando mi affacciai al suono della campanella vidi mio padre, che, considerato il lavoro, non aveva mai la possibilità di venirmi a prendere durante la settimana.
Il mio primo pensiero, paradossalmente, fu che era morto mio nonno, magari per lo spavento: in fondo era più vecchio, aveva avuto già problemi di salute, era quello che avevo sempre immaginato se ne sarebbe andato per primo.
Quando scesi e mio padre mi disse che invece era stata la nonna, a morire, rimasi in silenzio, come avvolto da un guscio, fino alla porta di casa: mi aprì mia madre, con gli occhi gonfi di lacrime. Il tempo di buttare lo sguardo in cucina, con mio nonno seduto al tavolo, e su di lei, e scoppiai a piangere.
Ricordo quei momenti come se fosse ieri, ancora oggi.
Allo stesso modo, non ho mai pensato neppure al momento in cui sarà il Fordino, a doverci dire addio. A quale sensazione si proverà ad essere chi se ne va, e non chi resta. In parte perchè, da fervente appassionato ed ingordo di vita, vorrei rimandare quel momento il più a lungo possibile, in parte perchè, in qualche modo, non credo sia giusto affrontare questo tipo di cose in anticipo.
Dal canto suo, dato che questo post dovrebbe parlare anche del suo lavoro, Nanni Moretti deve aver pensato che uno dei momenti più drammatici ed importanti delle nostre vite - considerando il ciclo naturale delle cose - valeva un tentativo, quantomeno, di confronto.
E nonostante il ritmo eccessivamente dilatato, alcune sbavature - volute o no - del montaggio, una Margherita Buy come sempre poco sopportabile, sento di pensare che il tentativo sia valso ogni pena, ogni lacrima, ogni momento di sconforto che questo tipo di percorsi inevitabilmente portano in dono.
In un certo senso, Mia madre rappresenta, per Moretti, quello che per Virzì era stato La prima cosa bella: una dichiarazione d'amore, un ricordo affettuoso, un omaggio al legame che stabiliamo con la persona che ci ha dato la vita, e che a prescindere dalle differenze, dall'esperienza e dalla strada che si decide di percorrere, resta un riferimento dall'istante in cui nasciamo a quello in cui ci ritroviamo a dover abbandonare il palcoscenico, e sperare in una chiusura dignitosa.
E poi si potrebbe parlare dei pregi e dei difetti del film, della partecipazione a Cannes accanto agli altri due moschettieri del Cinema d'autore italiano Sorrentino e Garrone, dello stesso Moretti - che avrà ottime intuizioni dietro la macchina da presa, ma che davanti alla stessa, per me, resta sempre un cane maledetto - e della sua più o meno velata antipatia, del gigioneggiante ma ugualmente interessante John Turturro, della misurata e bravissima Giulia Lazzarini, della semplicità disarmante di alcuni passaggi - la lezione di motorino alla figlia - e del significato dell'intera pellicola, ma poco importerebbe.
Mia madre racconta un dramma ed un'emozione, un passaggio fondamentale della crescita come individui che tutti, amanti del Cinema oppure no, in grado di sopportare Moretti ed il suo modo di raccontare oppure no, o quasi, finiremo un giorno o l'altro per affrontare.
In fondo, è questa la Natura.
Queste le regole del viaggio.
Questa la passione di una storia.
La propensione al domani.
Sempre e comunque.
Anche quando un domani non ci sarà.




MrFord




"I could be right, I could be wrong
it hurts so bad it's been so long
mama, I'm comin' home."
Ozzy Osbourne - "Mama I'm comin' home" - 





24 commenti:

  1. Anch'io ricordo bene quando sono morti i miei nonni (sopratutto quello paterno,a cui ero legatissima).E non è una sensazione alla quale mi piace ripensare,quindi sciò sciò a questo tipo di film;per quanto riguarda mia madre,che non vedo da 24 anni,non vedo l'ora che stiri le zampe,ma il mio è un caso particolare XD

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    1. Effettivamente, se non vuoi pensare a certe cose, questo film non fa per te.
      Anche se l'ho trovato molto più equilibrato di tanti altri sul genere.

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  2. Bellissimo post, Ford.
    Moretti a volte mi piace tanto e a volte per nulla, quindi sono curioso di recuperare quest'ultimo. E' in rampa di lancio. :)

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    1. Per me è uno dei Moretti buoni.
      E grazie.

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  3. Bellissimo post e ottima scelta il pezzo di Ozzy ;-) Devo decidermi a guardarlo, Moretti (regista, non la Birra) mi piace e non mi piace, devo trovare la voglia e vedermi anche questo suo ultimo lavoro ;-) Cheers!

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    1. Il pezzo di Ozzy è una bomba.
      Fammi sapere quando ti cimenti. E grazie anche a te.

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  4. il tuo post è bellissimo, il film mi fa un po' paura ....

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    1. Capisco bene. Fa paura anche a me che l'ho già visto.
      E grazie davvero.

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  5. Avendo perso mio padre da un poco sinceramente è un film che al momento non mi sento di affrontare...e poi la Buy mi è indigesta assai.

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    1. La Buy è indigesta anche a me.
      Ma il film merita. Prenditi il tempo che ti serve, però.

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  6. Ozzy c'è stato proprio a palla... Ma Morettio io.....gnafò

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    1. Eppure in questo caso ha fatto bene.

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  7. Me lo recupero questa estate, al fresco durante i cineforum serali!

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  8. Giusto per sdrammatizzare il tuo post - bello eh, però un po' deprimente - io ho già pensato a quando dovrò dire addio a te, Ford. uahahaaah :D

    Quanto al film, una promozione inaspettata, visto che nella rubrica sulle uscite sembravi pronto per bottigliarlo...

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    1. Anche io pensavo, e invece Moretti mi ha sorpreso in positivo.
      Tanto meglio.

      Tu, invece, in positivo non mi sorprendi praticamente mai. ;)

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  9. Ne stanno parlando tutti bene e, nonostante la mia risaputa antipatia per il 'Nonno Nanni' nazionale, mi sta venendo voglia di vederlo.
    Bella recensione sentita, comunque. Io inoltre sono davvero affezionatissimo a mia nonna materna, e il solo pensiero che un giorno non ci sarà mi mette davvero un'ansia maledetta :/

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    1. Anche io detesto Moretti, eppure sono convinto che, quando l'ispirazione gli sorride, sia davvero un ottimo regista.
      E non si possono non sentire certe cose, in fondo. ;)

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  10. È l'unico a mancarmi della sua filmografia, tra alti e bassi non c'è un suo film che non meriti una visione.
    Sono sicuro che anche stavolta sarà così.

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    1. Sono sicuro anche io. Fammi sapere.

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  11. Il film mi è piaciuto, ma rimpiango un po' il Moretti dei primi tempi. Qui, a parte il tema trattato (peraltro con garbo e intelligenza), si apprezza il tentativo di "dirottare" il suo solito personaggio sulla Buy (se la trovi poco sopportabile è perché qui lei è di fatto il Michele Apicella di una volta, con tanto di ossessioni lessicali), mentre Nanni stesso si sdoppia in una figura (il fratello) molto meno nevrotica, più saggia e pacificata. La frase sull'attore che deve essere visibile accanto al personaggio è da ricordare.

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    1. Interessante davvero, la tua analisi.
      Capisco anche cosa intendi rispetto a Moretti, eppure questo mi è parso forse il migliore dei suoi recenti.

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  12. a Nanni Moretti non mi sento di dare fiducia...
    decisamente non fa per me...
    certo, l'idea della morte di mia madre mi ossessiona un tantino, e per questo dovrebbe affascinarmi, ma altresì penso di non voler il punto di vista di una persona della quale mi importa poco e niente

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    1. Moretti è antipatico davvero, ma questo non dovrebbe influenzare il giudizio sui suoi film.
      Un tentativo, non fosse altro che per il tema, andrebbe fatto.

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