domenica 25 marzo 2012

Safe house - Nessuno è al sicuro






 Regia: Daniel Spinosa
Origine: Usa
Anno: 2012
Durata: 115'



La trama (con parole mie): Matt Weston lavora per la CIA come custode di una casa sicura a Città del Capo, e coltiva da mesi il desiderio di essere trasferito a Parigi, dove sta per tornare la sua ragazza. Non ha ancora avuto incarichi importanti e non è mai stato al centro dell'azione quando nella sua vita piomba Tobin Frost, un ex agente divenuto fuorilegge che intende trafficare un file con informazioni riguardanti elementi corrotti dei servizi segreti di tutto il mondo, CIA inclusa. 
Braccato da misteriosi inseguitori e costretto a rifugiarsi all'ambasciata statunitense, Frost diverrà partner forzato di Weston, confuso rispetto a dove si trovi la verità: sta nelle parole del suo "protetto" o in quelle dei suoi capi? Nella ribellione o nell'informazione?
La risposta giusta potrebbe costargli la vita.




Onestamente, pensavo davvero molto peggio.
Le prospettive perchè fosse previsto un uragano di bottigliate c'erano tutte: un regista di quelli presi direttamente dal grande libro dei mestieranti, il pessimo Ryan Reynolds, una trama che non si presentava come la più originale della Storia del Cinema ed un Denzellone Washington in gigioneggiamento selvaggio: eppure devo ammettere che Safe house si è lasciato guardare in discreta scioltezza, collocandosi senza infamia e senza lode tra quei titoli utili per i weekend di relax o le serate di stanca, quando non si vuole chiedere troppo al cervello ma neppure al tamarro che è in noi, e si cerca una pellicola che passi e vada, senza colpo ferire.
Certo, effettivamente lo script è prevedibile e già visto e sentito, Reynolds è inespressivo come al solito, Washington spadroneggia quasi a voler rimarcare il fatto di trovarsi tra i produttori esecutivi della pellicola e già dal decimo minuto è chiaro quale sarà la direzione presa dal regista e come finirà la vicenda, eppure si segue il tutto con discreto piacere senza fare troppo caso alla senzazione di deja-vù perenne, Reynolds risulta quasi quasi simpatico - ho detto quasi, sia chiaro -, Denzellone comunque è un grande e quindi gli si perdona un eccesso di ego da crisi di mezza età e la regia di Espinosa, per quanto priva di qualsiasi originalità, non presenta neppure, di contro, particolari mancanze tali da giustificare la furia dello spettatore.
Una volta presa coscienza di questi fatti, basta solo lasciarsi coinvolgere come se ci trovassimo in un episodio di Alias o 24, tornando con la mente alle atmosfere di un altro titolo dal sottoscritto decisamente più apprezzato e sopra le righe con lo stesso protagonista, Man on fire: azione e complotto mescolati come nel più classico degli spy movies del passato recente, con il dubbio a rendere la vita dura al consueto protagonista in pieno boy scout style fino all'inevitabile confronto tra le ombre del potere ed i suoi nemici - o almeno quelli dichiarati tali dallo stesso -.
Insomma, tutto quello che, nel decennio passato, è stato seminato dai vari Bourne e tradotto in opere più o meno impegnate e riuscite negli anni della paura post undici settembre viene raccolto e sgravato del fardello di quel periodo, presentando un prodotto che ha tutte le caratteristiche del blockbuster senza impegno ma che, a conti fatti, riesce a mantenere la credibilità necessaria affinchè non si pensi di aver buttato nel cesso quasi due ore del proprio tempo con un'opera neppure degna di essere distribuita.
Il peggio che possa capitarvi, tra una sparatoria ed un inseguimento, un complotto ed una storia d'amore, Brendan Gleeson e Vera Farmiga, è di assopirvi sul divano: ma niente paura.
Il bello di prodotti come questo è che riescono a passare indenni anche attraverso il sonno, neanche fossero una sorta di maggiordomo premuroso che ci appoggia il cuscino sotto la testa dopo averlo sprimacciato e avvolge la coperta attorno ai nostri piedi, in pieno stile mummia egizia.
A volte, dopo una giornata tra lavoro e impegni di ogni genere, non si può davvero chiedere quasi nulla di più.


MrFord


"He lives in a house 
a very big house
in the country
watching afternoon repeats
and the food he eats
in the country."
Blur - "Country house" -


20 commenti:

  1. Due ore di tempo e il prezzo del biglietto per quelle minchione che, per una volta che vanno al cinema, scelgono di vedere Safe House. Perché a me quella sensazione di deja-vu m'ha fatto proprio male, ennesimi inseguimenti di macchine volanti e sparatorie con proiettili finti, ho pure sbadigliato, perché si capiva dove non stava la verità, e Denzel pure sbarbato non ha fatto colpo perché, come se non bastassero le scene già viste, ha sciorinato a parole tutti i deja-vu che sarebbero arrivati dopo..
    (si capisce che non mi è piaciuto?)
    Poi vabbe' se lo passano in tv, e non si ha di meglio da fare..

    RispondiElimina
  2. Elle, però te la sei cercata!
    Questi sono i film da vedere rigorosamente in poltrona con patatine e rutto libero.
    Mai e poi mai in sala. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. :( non lo sapevo!
      Comunque le lettere CIA e FBI non mi fregheranno più, nemmeno regalate!

      Elimina
    2. Dipende sempre dal titolo: in caso, passa di qui e vedi se l'ho già visto!

      Elimina
  3. Aspetterò di avere una visione come consigliata da te. Di certo al momento non è la mia priorità.
    "Synecdoche New York" è la mia priorità adesso...ma sono incapace a trovarlo :(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Synecdoche New York lo trovi tranquillamente sul mulo nella versione sottotitolata.
      Io l'ho visto in settimana, lo posterò intorno a metà aprile: ho già dato qualche anticipazione a Dae che con il suo post mi aveva invogliato a cercarlo.

      Elimina
  4. Io continuo ad avere una gran voglia di vederlo, non so il perchè, ma è così. Mi ispirava e mi ispira anche adesso, poi certo il rischio deja-vu è altino, ma per denzel rischio volentieri.
    Sono andato in rete a leggere qualcosina di 'sto Synecdoche New York -non lo conoscevo- sembra meritare, magari me lo passi!
    ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fratello, non è davvero niente di che, ma tutto sommato è godibile, quindi se ti capita guardatelo tranquillo, che Denzellone non delude (quasi) mai.
      Per Synechdoche, tranquillo. Te lo passo appena ci vediamo.

      Elimina
    2. Antonio, io l'ho trovato profondamente irritante, eppure clamorosamente geniale.

      Elimina
    3. Sarà, io comunque non abbinerei mai le parole geniale e irritante. Se una cosa mi irrita (o peggio mi annoia) ogni altro giudizio passa in secondo piano. Antonioni, Fellini, de Oliveira o Kaufaman saranno sicuramente geniali e bravissimissimi, ma per me è molto meglio un film porno o la spremitura dei brufoli.

      Elimina
    4. Antonio, io sì. Pensa un pò a Salieri e Mozart nell'Amadeus di Forman! ;)
      Detto questo, posso capire che lo stile di alcuni registi "alti" possa irritare, ma trovo che non riconoscerne la genialità sia assolutamente un peccato contro il Cinema.
      Soprattutto rispetto a Fellini, il più grande regista italiano di tutti i tempi. :)

      Elimina
    5. Ma infatti so di essere in minoranza e, come dici tu, di peccare contro il Cinema. Il mio unico metro di giudizio per un film è il divertimento e il coinvolgimento emotivo. Se un film mi annoia o lascia indifferente non mi faccio problemi a bocciarlo. Antonioni, Fellini, Pasolini, Dreyer, Ozu, Godard, Lynch, Wenders...tutti i venerati maestri... ho smesso di vederli da anni. Meglio 1.000 volte un centipede umano di un Teorema. meglio 1.000 volte un Like Crazy di un Amarcord. So di dire enormità agli occhi dei cinefili, ma ti garantisco che nel mondo reale se porto una ragazza a vedere l'ultimo di Reitman ho qualche possibilità di concludere (e sicuramente mi diverto). Se la porto a vedere Amer, o un film dei Dardenne, o 8 e mezzo di Fellini ci scassiamo i maroni e difficilmente le toccherò le tettine.

      Elimina
    6. Antonio, il tuo punto di vista è assolutamente interessante.
      Io per primo se voglio divertirmi guardo una bella tamarrata, piuttosto che un Dreyer o un Tarkovskij. Ma come per la letteratura, se voglio rimanere schiaffeggiato da qualcosa di più grande, mi cimento con i Maestri.
      E di solito lo faccio da solo, perchè è un piacere che non tocca - stranamente - l'ambito del normalmente bisogno primario della "conquista" femminile.

      Elimina
    7. Eh lo so, ma chi lo decide che un Tarkovskij sia "un qualcosa di più grande" rispetto a un centipede umano? I canoni, ovvero parametri inventati da studiosi (due palle solo a dirlo). Cioè, io posso leggere decine di saggi che mi spiegano che ultimo tango è un capolavoro inarrivabile, ma per me rimarrà sempre e comunque una vaccata indegna di mangiarsi le caccole di un qualunque film di Adam Sandler. Sarò ignorante? sicuramente sì! Amen e vivo bene lo stesso! perdonami se insisto ma la questione "l'arte è oggettiva o soggettiva?" mi ha sempre intrigato (ovviamente io penso che sia soggettiva). Mi piace ragionare per iperboli e paradossi: pensa all'arte concettuale. Il 99% è roba che sa fare chiunque. Sono i critici che fanno le menate sui vasetti di merda o i quadri bianci col puntino nero. Io preferisco tutta la vita lo screen server con le poppe di Keeley Hazell! E chi mi vuol spiegare che il vasetto di merda è arte o che ultimo tango è un capolavoro farà mooolta fatica!

      Elimina
    8. Antonio, questa è una discussione potenzialmente infinita.
      Però ti dico, secondo me a parte l'arte concettuale - che mi fa cagare - ci sono cose come i film di Fellini o Tarkovskij - ma anche Kubrick - che è praticamente impossibile riconoscere oggettivamente come Capolavori, anche se non sono i nostri preferiti.
      Ad esempio, non posso non riconoscere oggettivamente che le tette di Keeley Hazell non mi impressionino, ma ugualmente continuerò a preferire la Rooney Mara in versione Lisbeth Salander.
      Oppure: non smetterò mai di affermare che Parigi sia una città stupenda, per quanto le preferisca tutta la vita Barcellona o Lisbona, decisamente più adatte e simili a me.
      Io non ti voglio convincere di niente.
      Tanto che sono anche io un sostenitore dei bisogni primari ben prima che dell'estetica.
      Eppure anche l'estetica è un bisogno. E a volte qualcosa in più. Una necessità che abbiamo per uscire da una realtà che potrebbe starci stretta.
      Vedi il tuo screen saver! ;)

      Elimina
  5. mmm... una cazzatina da rutto libero?
    allora me lo vedo :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Frank, assolutamente. E' roba un pò per quelli come noi, nelle serate non troppo impegnate. :)

      Elimina
  6. white russian - nessuno al sicuro

    di questa fordianata mi sa che posso fare tranquillamente a meno...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cannibale, credo di sì.
      Non mi pare proprio roba per te. ;)

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...