mercoledì 14 luglio 2010

Tutto su mia madre

Si torna al Cinema, dunque.
E tanto per non farci mancare nulla in materia di collegamenti ipertestuali, colgo la vittoria ai mondiali della Spagna come una palla al balzo per riprendere il filo con la settima arte partendo da un film del più noto regista iberico vivente, il buon Pedro Almodovar.
Avevo visto per la prima - ed unica, a dire il vero - volta Tutto su mia madre almeno cinque o sei anni fa, ancora quando esistevano le videocassette, iniziando così il mio percorso all'interno della filmografia del Pedrito, che, occorre ammetterlo, se ancora non è riuscito a farmi pronunciare la fatidica parola "capolavoro" ha mantenuto uno standard sempre alto nella sua produzione, deliziandomi con cose grosse come Parla con lei, Donne sull'orlo di una crisi di nervi e Carne tremula, tanto per citare le mie preferite.
Ai tempi, forse condizionato dal clamore e dal successo che come un'onda lo trainarono all'uscita, portandolo all'Oscar per il miglior film straniero, lo giudicai un buon film, pur se troppo eccessivo nel suo omaggiare il ruolo della madre, e quasi subito lo accantonai come un Almodovar sopravvalutato e, per certi versi, minore.
Ieri, quando ho premuto il tasto eject sul telecomando del lettore dvd, avevo i brividi.
Tutto su mia madre non è solo un grandissimo film, ma anche un più che doveroso e mai abbastanza eccessivo riconoscimento al ruolo più importante del mondo.
Quello della madre, appunto, visto da due punti di vista solo apparentemente scollegati: da un lato, infatti, come sempre nei lavori di Almodovar, è palese un omaggio al Cinema ed una dichiarazione d'amore spudorata alle sue grandi interpreti - Bette Davis su tutte -, dall'altro un ritratto di intensità straordinaria sul mondo delle madri, siano esse donne o uomini che vorrebbero essere donne.
L'incompiutezza dell'uomo come genere è imbarazzante ed evidente neanche fossimo nel film più profondamente femminile di Jane Campion, e passa dal dramma del giovane Esteban, che muore prima di conoscere il suo vero padre, dalle vite al limite di Agrado e Lola - che si fecero le tette insieme, a Parigi, prima di tornare e creare scompiglio nelle vite di chi li ha amati -, dal vagare mesto del padre di Rosa, preda dell'Alzheimer.
A sostenere questi uomini perduti, una schiera di donne che ribollono forza e passione, capaci quasi di scomparire sotto il peso delle lacrime e dispensare subito dopo sferzate d'ironia e gioia di vivere: dall'apparentemente fragile e straordinariamente interpretata da Cecilia Roth Manuela all'algida Huma, omaggio alle grandi attrici del passato e a "Un tram che si chiama desiderio", per passare attraverso Rosa, solare, segnata giovane suora dalla sotterranea ma esplosiva gioia di vivere e dallo stoico confronto con le brutture che la vita le ha riservato.
E il perdono concesso a Lola/Esteban da parte di Manuela, così come il momento del loro incontro al funerale di Rosa, porta tutti i brividi che solo il grande Cinema può: la discesa di Lola dalla scalinata è una scossa da Viale del tramonto, e quel notes che finisce nelle sue mani un'esistenza che si completa.
Esteban incontra Esteban.
In modo che la loro morte possa significare una nuova vita, un altro Esteban che possa raccogliere la loro eredità e proseguire il viaggio, senza le loro miserie.
Manuela ci sarà, e continuerà ad esserci, come tutte le madri.
E la dedica di Almodovar è lì a dimostrarlo.
Ma tutti noi già lo sapevamo, che la mamma è sempre la mamma.

"I've seen your face a hundred times,
everyday we've been apart,
I don't care about the sunshine, yeah,
'cause mama, mama I'm comin' home."
MrFord

5 commenti:

  1. Oh mama mia, mama mia, mama mia let me go
    Beelzebub has a devil put aside for me, for me, for me

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  2. Un saluto da una tua nuova lettrice (che segue anche Julez) e.... Un ringraziamento per la citazione di una delle mie preferite del buon vecchio zio OzzY =)

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  3. Grazie del sostegno, nuova lettrice!
    E grazie a Julez, che è sempre più il mio Robibaggio!

    P.S. Mama I'm comin' home è stupenda!

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  4. Povera Mildred15 luglio 2010 14:25

    Cosa ne pensi de "L'indiscreto fascino del peccato"?
    Io lo trovo geniale...
    "Per combattere il peccato bisogna conoscerlo"
    Proprio un un film da Povera Mildred!

    p.s. stamattina ho visto la Mia al balcone! :-))

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  5. Mia sta sempre appollaiata sulle zanzariere... Se ne rompe una la faccio pagare a lei!
    L'indiscreto è folle, si vede che Pedrito era ancora giovane!
    Devo dire, però, che con l'età la maturazione non gli ha affatto fatto male!
    Grande Povera Mildred!
    Soffia forte forte forte!

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