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giovedì 28 giugno 2018

Thursday's child



A fare da "intervallo" per gli excursus Mondiali del Saloon torna la consueta, inossidabile, sempre ricca di ospiti rubrica del giovedì dedicata alle uscite in sala, nonostante in questo periodo da queste parti si veda davvero poco Cinema.
Ecco dunque, per l'occasione, accanto ad alcuni titoli potenzialmente interessanti, a questo vecchio cowboy e a Cannibal Kid, il buon Pietro Saba.

Introduzione di Pietro: E' inusuale per me presentare i film in uscita, dato che al cinema non vado mai, e non perché sono tirchio. Tuttavia ogni settimana vedo sempre quali film escono, dopotutto è utile segnarmi subito quali film vedere e quali no, e quali quindi segnarmi sulla lista, che comunque credo non finirà mai. In ogni caso mi sono cimentato in questa "sfida" con grande piacere, d'altronde non capita tutti i giorni di far parte di questa memorabile rubrica. Rubrica che questa settimana contiene non solo pochi film, ma soprattutto alcune interessanti proposte, quali? Vediamole insieme.


"Ricordami di non invitare più quei tre bloggers come animatori: fanno davvero schifo."

IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO

"Ho guardato un radical film consigliato da Radical Kid. E mi è salita la depressione."

Pietro: Dopo l'aragosta il cervo, Yorgos Lanthimos sembra avere una predilezione per gli animali e la metafora, il prossimo sarà forse un uccello che sogna mica di volare? Comunque questo thriller dagli echi Kubrickiani pare promettere bene e dopo il successo (di critica e pubblico) di The Lobster, film che mi piacque parecchio, la strada sembra nuovamente ben avviata, anche grazie ad un sempre più redivivo Colin Farrell.
Cannibal Kid: Spero che il prossimo animale che porterà sullo schermo Lanthimos non sia quel gorillone di Ford. Anche se potrebbe uscirne il lavoro più inquietante della sua carriera, e sì che ce ne va. Inquietante è anche la distribuzione italiana, che sarebbe meglio chiamare distruzione, visto che far uscire nei cinema adesso una notevole pellicola che molti (come me) hanno già visto mesi fa in rete è un vero autogol. Come quelli che fa il mio blogger nemico James Ford ogni volta che parla di cinema. O di qualunque argomento, Messi a parte.
Ford: Lanthimos è senza dubbio un grande regista. Ma anche uno che potrei detestare forte, sulla scia di Lars Von Trier. Ricordo benissimo quanto odiai Dogtooth, un colpo di genio che avrei volentieri preso a bottigliate. E ricordo anche la recensione decisamente buona di Cannibal di questo Cervo. Quindi parto con la guardia alta, ma consapevole del fatto che, quantomeno, avrò di fronte un film pronto a far parlare di sè ne bene e nel male. Un film con del carattere. Mica come Messi.

TULLY

"Nascondiamoci: non vogliamo vedere anche noi il film consigliato da Cannibal che ha steso nostra madre."

Pietro: A parte la trama banale di emancipazione non ci sono dubbi che questa commedia sulla maternità certamente vedrò, perché basta la presenza di Charlize Theron e Mackenzie Davis, a farmi propendere per un sì, lo voglio.
Cannibal Kid: Per una volta a sorpresa non sono io a fare quello infoiato delle protagoniste femminili, visto che Charlize Theron, per quanto sia una bellissima donna e non lo metto certo in dubbio, non è mai stata una delle mie preferite in assoluto, mentre l'ottima Mackenzie Davis della serie Halt and Catch Fire mi piace più a livello recitativo che fisico. Ad attirarmi di questo Tully sono invece più che altro regista + sceneggiatrice: Jason Reitman e Diablo Cody, già autori di due miei due cult movies come Juno e Young Adult.
Ford: Reitman e Diablo Cody, in passato, raramente mi hanno deluso, al contrario di Cannibal, e dunque penso che un film di questo genere possa soprendermi in positivo, e magari, purtroppo, mettermi ancora una volta d'accordo con il mio rivale, forse mai come in questo periodo sulla mia stessa linea d'onda.

FAVOLA

"Con questo vestito farò più scena di Katniss Kid!"

Pietro: Più che favola, incubo. Perché il film, a metà tra Mrs. Doubtfire e il video della canzone I Want To Break Free, sembra uscito da un trip sotto acidi, probabilmente scaduti. Va bene il tema dell'identità di genere, ma così no.
Cannibal Kid: Considerando che a me le favole non sono mai piaciute, al contrario del cenerentolo disneyano Ford, non posso che sottoscrivere le parole di Pietro. Chissà però che Filippo Timi in versione femminile non possa sorprendere, anche se dal trailer sembra avere meno femminilità di Maria de Filippi...
Ford: se questa è una favola, allora mi aspetto un horror con le contropalle la prossima settimana.

PAPILLON

"Ma chi ti ha consigliato il tatuatore!? Ford!?"

Pietro: Posso capire alcuni sequel, altrettanti reboot e certi adattamenti di film cult, ma addirittura il remake di un quasi capolavoro proprio no! Perché anche se in verità il cast sembrerebbe perfetto per l'occasione, esso sembra poca cosa di fronte a qualcosa di ormai prevedibile ed abusato, ovvero la fuga, nella cinematografia moderna. Tuttavia un'occasione potrebbe meritarsela, anche se io non spenderei neanche un euro per vederlo.
Cannibal Kid: Sinceramente non ho mai visto il film originale del 1973. Un po' perché sul cinema anni '70 ammetto di avere numerose lacune, e un po' perché mi sembra uno di quei film con Steve McQueen buoni più che altro per Ford e Vasco Rossi. Credo quindi che potrei recuperare prima questo remake, grazie al cast telefilmico capitanato da Charlie Hunnam (Sons of Anarchy) e Rami Malek (Mr. Robot).
Ford: già è sconvolgente la mancanza di idee che negli ultimi anni pare aver colpito Hollywood, ma rischiare di vituperare la memoria di un cultissimo sfruttando due volti noti - uno dei quali tra i miei preferiti - della realtà delle serie tv è davvero bieco. Alla vista del trailer mi si sono contorte le budella neanche fossi stato di fronte ad una qualsiasi delle proposte teen di Cannibal.

L'INCREDIBILE VIAGGIO DEL FACHIRO

"Pietro, parti immediatamente prima che a Ford venga in mente di darmi un passaggio." "Certo, Katniss."

Pietro: Il regista della spassosa commedia Starbuck: 533 figli e non saperlo, ma anche del suo inutile remake con Vince Vaughn, ci riprova con una avventurosa commedia, adattamento del romanzo omonimo senza però la dicitura "che restò chiuso in un armadio Ikea", alquanto scanzonata e sicuramente divertente, e quindi certamente vedrò, anche perché c'è parecchia gnocca.
Cannibal Kid: L'unica cosa incredibile mi pare quella di aver trovato questa settimana un ospite ancora più arrapato di me. :)
Il fatto che sia una produzione francese la rende più appetitosa e chic rispetto alle solite commediole made in Usa, ma non so se ciò è sufficiente per farmi compiere un viaggio insieme al fachiro. Certo, sempre meglio di un viaggio con Ford che ogni due secondi si fa un selfie per postarlo subito su Instagram manco fosse Chiara Ferragni.
Ford: questo viaggio insieme al fachiro mi ispira ben poco, soprattutto in un periodo in cui sono ben poco ispirato e, quando non combatto il sonno, finisco a guardare le partite del Mondiale. Ma forse è meglio così, piuttosto che incappare in potenziali cannibalate.

HURRICANE - ALLERTA URAGANO

"Avendo adottato lo stile di Ford nell'abbigliamento, non ho nulla da temere da nessun uragano."

Pietro: Non ho visto Geostorm, ma se anche se per metà assomiglia a Into the storm, proprio non ci tengo a vedere, anche perché il cast mi dice niente e nonostante il suo lato heist movie, il tutto m'ispira poco.
Cannibal Kid: Se c'è qualcosa che non sopporto, Ford, Messi e Salvini a parte, sono i disaster movie. Quelli sugli uragani in particolare vorrei che venissero spazzati via da questo mondo.
Ford: nonostante possa apparire una tamarrata fordiana, c'è un limite perfino a quello che io posso sopportare. E l'allerta stronzata, qui, è suonata forte.

ACTION POINT

"Portami a bordo anche quei tre sciroccati di bloggers!? Neanche morto! Quelli sono più pazzi della ciurma di Jackass!"

Pietro: A dispetto del nome e come dovreste aver capito è tornato Jackass, è tornato Johnny Knoxville, è tornato il divertimento sfrenato e le risate a crepapelle, sono tornati gli scherzi più assurdi nel parco divertimenti più pericoloso del mondo. E non so voi, ma io un giro me lo faccio lo stesso.
Cannibal Kid: Nonostante sia stato uno dei programmi più cazzari e idioti di sempre, e dunque in teoria avesse tutte le carte in regola per piacermi, non sono mai stato un fan di Jackass, né tantomeno di Johnny Knoxville. Questo nuovo film poi mi sembra arrivato fuori tempo massimo persino per le sue groupie come Pietro e probabilmente Ford. Non sono nemmeno un patito di luna park, quindi un giro me lo faccio sì, ma al largo.
Ford: ho adorato Jackass e Johnny Knoxville è un fordiano ad honorem, quindi mi sa tanto che una chance la darò, anche se purtroppo non credo si rivelerà la sorpresa della settimana. Con grande gioia di Peppa Kid.

LA GUERRA DEL MAIALE

"Se ci sono il Cucciolo Eroico e Ford lo Scimmione, non vedo perchè non potrei essere io il prossimo ospite della rubrica!"

Pietro: Il regista David Maria Putorti sarà forse amico di Yorgos Lanthimos? perché anche qui gli animali e la metafora la fanno da padrone, anche se la suddetta è meno sottile di quanto si possa pensare, giacché il film (che esce 6 anni dopo e che sorprendentemente è un film italiano) parla proprio di noi uomini, che anche da vecchi non cambiamo mai. Vero colleghi?
Cannibal Kid: 6 anni di ritardo? Abbiamo un nuovo record, o forse Ford è riuscito a fare di peggio nel recuperare qualche serie TV?
Ford: film italiano, sei anni di ritardo, uscita estiva. Questa roba puzza di carne avariata lontano un miglio. Preferisco optare per una bella grigliata estiva con tanta birra.

Discorso finale di Pietro: Che dire, mi sono davvero divertito, è stata quasi come un'esperienza, un'esperienza davvero interessante, per cui ringrazio entrambi per avermi dato questa gradita possibilità. Ciao!

lunedì 3 ottobre 2016

Elvis&Nixon (Liza Johnson, USA, 2016, 86')




Che gli States siano la patria dell'esagerazione e del larger than life - in positivo come in negativo - penso sia ormai chiaro non solo a noi appassionati di Cinema o fan della cultura a stelle e strisce, ma al mondo intero - sempre in positivo come in negativo -: per quanto parzialmente bistrattato dalla critica ho trovato che il lavoro di Liza Johnson, Elvis&Nixon, incentrato sullo storico incontro tra i due personaggi all'inizio dei settanta alla Casa Bianca, sia un'ottima espressione di questo concetto.
In un'epoca per certi versi completamente diversa e per altri assolutamente e paurosamente uguale - in fondo, il candidato repubblicano per le imminenti Presidenziali è nientemeno che Donald Trump, uno che fa apparire Nixon quasi un'ottima alternativa democratica - sono molti i punti di una vicenda più curiosa e grottesca che altro pronti a suscitare riflessioni sulla direzione che il mondo attuale sta prendendo e sull'influenza del potere sulle persone che lo detengono, sia esso politico o mediatico.
Grazie ai due mostri di bravura Michael Shannon e Kevin Spacey - che fanno a gara a chi è più magnetico, nonostante nessuno dei due somigli particolarmente fuori dai panni portati in scena ai personaggi che interpreta - e ad un cast di supporto perfetto - bravi tutti, da Colin Hanks ad Evan Peters, sicuramente da tenere d'occhio per il futuro, fino ad Alex Pettyfer -, questo Elvis&Nixon diventa non solo un gioiellino di ricostruzione storica come lo erano stati l'Hitchcock di Sacha Gervasi o il Marilyn di Simon Curtis, ma anche un modo per osservare quanto figure come quelle del Re del Rock e di uno dei Presidenti più odiati della Storia americana fossero a loro modo prigioniere del loro ruolo, e talmente fagocitate dall'ombra di se stessi da risultare una via di mezzo tra bambini mai cresciuti e folli senza possibilità di guarigione: da questa prospettiva il lavoro della Johnson pare sconfinare tra la ricostruzione storica ed il surreale in stile Cohen - le indicazioni date dagli assistenti di uno e dell'altro alle loro controparti a proposito dell'incontro tra le personalità sono quasi esilaranti, così come il faccia a faccia divenuto uno sfogo dei due a proposito della paura del comunismo e dell'influenza delle droghe e di personaggi come i Beatles sui giovani -, con la piccola differenza - che non è un difetto, anzi, ma un'aggiunta al valore del sottotesto del film - che si tratta della ricostruzione di un evento realmente accaduto.
Personalmente, non ho mai nascosto le mie simpatie per i cugini a stelle e strisce, o una preferenza netta a livello musicale e non solo per le loro produzioni, così come per l'idea che dietro ogni successo possa celarsi una vera e propria impresa costruita dal niente, passo dopo passo, quasi come se "avessi avuto la fortuna di due persone", afferma Elvis rispetto al fratello gemello nato morto mezzora prima di lui: allo stesso tempo, è chiaro che la fabbrica di sogni più grande del mondo è anche un buco nero dal quale è difficile scappare, come risulta chiaro sul finale, quando scopriamo che, fatta eccezione per il buon Jerry, amico di Elvis prima ancora che suo PR, nessuno ha finito per scampare dal pagare il prezzo per ognuno di quei sogni sempre troppo grandi.
Forse a molti queste appariranno solo chiacchiere da salotto tra due dinosauri del secolo scorso, giganti pronti a mangiare e calpestare non solo chi era loro attorno, ma anche loro stessi, ma dal canto mio, gli Stati Uniti sono anche questo: grandi speranze e grandi cadute.





MrFord




sabato 13 febbraio 2016

Walking tall - A testa alta

Regia: Kevin Bray
Origine: USA
Anno: 2004
Durata: 86'






La trama (con parole mie): Chris Vaughn, ragazzone di provincia che ha abbandonato tutto per intraprendere una carriera militare nei corpi speciali, torna dopo otto anni nei luoghi in cui è cresciuto per ricominciare una vita normale, ritrovando i vecchi amici, i genitori, la sorella ed il piccolo nipote.
Peccato che la sua cittadina sia radicalmente cambiata, al posto della segheria che dava lavoro a molti degli abitanti è stato aperto un Casinò gestito dal vecchio compagno di scuola di Chris Jay Hamilton, ed attorno allo stesso fioriscano attività criminali che minacciano non solo la vita tranquilla dei locali, ma anche il loro futuro.
Quando Chris decide che le cose devono cambiare, finisce nel mirino di Hamilton e dei suoi sgherri, che dalla violenza agli agganci politici cercheranno in tutti i modi di fermarlo: peccato che Vaughn non abbia alcuna intenzione di abbassare la testa.










A volte, quando mi rendo conto di non avere mai visto alcuni action tamarri oltre misura, resto sconcertato di me stesso.
Ai tempi dell'uscita in sala di Walking tall - A testa alta, del resto, ero nel pieno del mio fervore radical-cinefilo, spinto solo ed esclusivamente dai Classici e dai titoli d'essai estremo e pronto, se non a rinnegare, a considerare i miei trascorsi da tamarro della settima arte come incidenti di percorso e poco altro: come se non bastasse, nonostante avessi ripreso a seguire il wrestling con una certa frequenza già dal duemiladue dopo un'interruzione di quasi dieci anni, la presenza di The Rock non risultava abbastanza per potermi convincere a recuperare un prodotto di questo genere, che cadde nel dimenticatoio e vi rimase fino a quando, non troppo tempo fa, il mio amico e collega Steve non strabuzzò gli occhi scoprendo che non l'avevo mai visto.
Inutile affermare che il recupero, soprattutto dopo i racconti del mio buddy e la visione del trailer, è stato fulmineo e ben più che godurioso: il lavoro assolutamente di grana grossa di Kevin Bray, infatti, pare un concentrato di tutto quello che di divertente, spassoso, sopra le righe e chiassoso poteva essere ritrovato in un qualsiasi prodotto di culto di questo filone nei miei adorati anni ottanta, dal protagonista invincibile ma ugualmente outsider a suo modo alla spalla comica - divertentissimo il folle Johnny Knoxville, al quale vorrò sempre bene per avere regalato al mondo Jackass -, dai valori a stelle e strisce del nostro eroe - Famiglia e rettitudine innaffiate di birra e mazzate - al livello stellare di stronzaggine del bad guy di turno - il Neil McDonaugh che ho imparato ad odiare con piacere anche in Justified, ben spalleggiato da Kevin Durand, che pare disegnato per i ruoli da sacco di merda -, con tanto di tutto è bene quello che finisce bene e fanciulla di turno ad incorniciare il prodotto finito.
Il buon The Rock - che, ai tempi, ancora si faceva accreditare come The Rock e non come Dwayne Johnson - riesce poi a combinarne davvero di tutti i colori: dal ritorno a casa in stile Rambo alla partita di football tra amici che mi ha riportato alla mente quella - mitica - di Sorvegliato speciale, dalla caduta alla resurrezione, dalle legnate - metaforiche e letterali - distribuite a mazzi ai cattivoni di turno - bellissima l'idea dell'asse come "accompagnatrice" - alla capacità di difendersi da solo anche in tribunale, dalle strade dove viene abbandonato e dato per morto all'ufficio dello sceriffo, in un turbine di energia e cazzotti che trascina neanche fossimo tutti tornati dodicenni e sognassimo di essere noi quel ragazzone pronto a rompere il culo a chiunque non faccia la cosa giusta.
Personalmente, oltre a voler correre immediatamente ad acquistare il bluray, non mi divertivo in questo modo dai tempi di Sly, Schwarzy, Van Damme, Willis, Russell e bella compagnia, tanto da rivedere nel The Rock di allora tutti loro a turno, ognuno con le proprie mosse e con le proprie specialità: questo perchè - ed è un grande merito - di fatto Walking tall racconta una storia fondamentalmente universale, che si adatta ad ogni genere ma trova la sua dimensione migliore in quello più larger than life di tutti quanti: l'action.
Potrete dunque facilmente immaginare quanto il sottoscritto ci si sia sentito a casa.




MrFord




"There has to a place for me
where I belong right now
I don't need a dynasty, a name to share, a heart to care
that's really old, then I'll be walking tall."
Lyle Lovett - "Walking tall" - 





venerdì 18 aprile 2014

Jackass - Nonno cattivo

Regia: Jeff Tremaine
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 92'




La trama (con parole mie): Irving Zisman, ottantaseienne dalle voglie incontrollate da poco rimasto vedovo, deve d'improvviso fare i conti con il nipote di otto anni Billy, che sua figlia, in procinto di essere incarcerata, gli affida affinchè il vecchio lo accompagni dal Nebraska, dove vive, fino in North Carolina in modo da lasciarlo nelle mani dell'ancor meno affidabile padre.
Il viaggio sarà un modo per costruire un rapporto tra i due, e liberare i lati più oscuri tenuti prigionieri da Irving - anche se sarebbe più corretto scrivere da sua moglie - per quarantasei lunghi anni.
In questo modo, pare quasi la trama di un film drammatico, ma non illudetevi troppo: è soltanto l'ennesimo tiro mancino della banda di Jackass.






Fin dai tempi delle sue prime scorribande su MTV, Jackass è stato uno dei guilty pleasures che più mi sono goduto nel Nuovo Millennio, nonchè un vero e proprio compagno di goliardate e visioni da disimpegno di neuroni nel mio periodo più wild - parliamo del duemilasei/duemilasette, quando il cofanetto in dvd della serie completa girava in loop nell'allora casa Ford -: ho sempre voluto un gran bene al gruppo di cazzoni che originarono la trasmissione e regalarono al loro pubblico i successivi tre film dalla stessa ispirati, tanto da non potermi fare mancare il recupero della nuova fatica della premiata ditta Jeff Tremaine - regista e produttore dell'intera "saga" -, Johnny Knoxville - stuntman e volto del gruppo - e Spike Jonze, che nonostante il nome illustre ed i lavori decisamente indie ed autoriali nel corso degli anni ha mantenuto un'anima pane e salame che l'ha legato sempre più a questo branco di scombinati guidati solo ed esclusivamente dalla voglia di divertirsi.
Bad grandpa - o come è stato distribuito qui da noi, Jackass: nonno cattivo - si inserisce alla perfezione nella "ricerca" - se così vogliamo chiamarla - di questo wild bunch di unire i rischi degli stunt ad una comicità molto volgare e molto trash che pesca a piene mani dal bacino delle candid camera: sfruttando un plot che ricorda i road movie in stile Sundance ed una coppia di protagonisti davvero sopra le righe - il finto ottantaseienne Knoxville ed il piccolo e sorprendente Billy/Jackson Niccol, che dimostra di essere un Jackass già in tenera età -, tra una citazione e l'altra - da Little Miss Sunshine a Libera uscita - Tremaine guida il pubblico attraverso una serie di gag orchestrate da un charachter ben oltre ogni limite, una sorta di versione sotto metanfetamina del Bruce Dern di Nebraska - curioso anche che il punto di partenza del viaggio sia Lincoln, meta di padre e figlio nella pellicola di Alexander Payne appena citata -.
Se, però, alcuni passaggi risultano assolutamente esilaranti - il giro sulla giostra del nonno o l'improbabile pomeriggio al Bingo -, la struttura da film vero e proprio finisce per patire una costruzione ancora vicina a quella della trasmissione e dei film dedicati al brand di Jackass, suddivisi in capitoli che corrispondevano ai singoli "esperimenti" del gruppo, rischiando di stancare lo spettatore non avvezzo a questo tipo di prodotto e soprattutto impreparato al livello di volgarità del quale sono capaci i membri della premiata ditta fondata da Tremaine e Knoxville.
Personalmente, il mio consiglio è quello di godersi un prodotto come questo per quello che è, con tutti i suoi limiti artistici e quelli morali, lasciando che i neuroni si prendano una serata di vacanza per svaccarsi sul divano ridendo di pancia delle evoluzioni di Knoxville nei panni del suo "bad granpa", che aveva già scaldato i motori ai tempi della serie su MTV grazie alle gag legate ai finti anziani sguinzagliati per le strade con le loro macchine elettriche.
Non parliamo di roba fine, ma a volte, quando la stanchezza prende il sopravvento e si arriva alla fine dell'ennesima giornata pesante al lavoro, questo tipo di prodotti è l'ideale, così come per le serate con gli amici: e proprio in questo senso, si chiude anche con una punta di commozione grazie alla dedica a Ryan Dunn, membro dei Jackass originali scomparso a seguito di un incidente stradale.
Anche i cazzoni, in fondo, hanno un'anima.
E parlo per esperienza.



MrFord



"I'm just a gigolo and everywhere I go,
people know the part I'm playin'.
Pay for every dance, sellin' each romance,
ooohh what they're sayin'?
There will come a day, when youth will pass away,
what will they say about me?
When the end comes I know, there was just a gigolo's
life goes on without me."

Louis Prima - "I'm just a gigolo" - 











martedì 30 aprile 2013

The last stand - L'ultima sfida

Regia: Jee Woon Kim
Origine: Corea del Sud, USA
Anno: 2013
Durata:
107'
 




La trama (con parole mie): quando il leader del più potente cartello della droga messicano evade eludendo la sorveglianza dell'FBI aiutato da una talpa e si lancia in una rocambolesca fuga verso il confine a Summerton Junction neppure sanno dell'esistenza della criminalità organizzata. Il paesino di frontiera, infatti, è un posto tranquillo in cui perdersi tra il nulla e l'addio, così come ha fatto lo sceriffo Ray Owens, ex agente dei corpi speciali di Los Angeles che ha preferito una vita tranquilla alla lotta serrata per la sopravvivenza.
Quando l'arrivo degli uomini del boss giunti per preparare la sua fuga turba la tranquillità del luogo e comincia a causare morti, Owens dovrà rispolverare la vecchia grinta e dare al cartello la ripassata che neppure l'FBI con tutte le sue moderne tecnologie e squadre di SWAT è riuscita a dare: ennesima lezione, per qualsiasi criminale con velleità di successo, di correre dritti per la propria strada incuranti del fatto che si possa incrociare il cammino di Schwarzenegger. 
In questi casi, il destino è già segnato.




Quasi non mi sembra vero. 
Dopo Jimmy Bobo - anche se, a dire il vero, a livello di distribuzione dovrei dire prima - e Sly, torna sullo schermo con un action movie che pare uscito dagli anni d'oro del genere anche l'altro grande volto che animò la mia infanzia di appassionato di film tamarri e sguaiati, l'ex governatore della California finalmente e ancora una volta davanti alla macchina da presa Arnold Schwarzenegger.
Onestamente, considerati gli esperimenti riuscitissimi di Expendables ed Expendables 2, non posso che essere contento di questa new wave - neanche tanto new, dato che gli interpreti sono sempre gli stessi - che riporta nel pieno del calderone della settima arte le pellicole che tanto sono mancate nell'ultimo ventennio, spinte nel dimenticatoio dalla depressione degli anni novanta e dalla spocchia degli zero: Jee Woon Kim, regista funanbolo di Bittersweet life, Il buono il matto il cattivo e I saw the devil, sbarca negli States abbassando la testa di fronte alla grande produzione e al buon Terminator limando la sua abilità e mettendo la perizia all'esclusivo servizio dello spettacolo per quello che è un film d'intrattenimento come non se ne vedevano da tempo - Jimmy Bobo escluso, ovviamente -, che strizza l'occhio al Western dell'epoca degli spaghetti - Sergio Leone docet - e all'ormai classico plot buoni contro cattivi tipico degli eighties con tutti gli stereotipi del caso, dalla cavalleria inetta ed inutile che non arriva mai alla giovane spalla morta per scuotere gli animi e dare il via alle danze fino al faccia a faccia conclusivo all'interno del quale il protagonista si prodiga per fare pelo e contropelo ai malcapitati criminali guidati dall'idea di poter fare sempre e comunque di testa loro convinti del successo.
A proposito di questo, poi, continuo a chiedermi come sia possibile che un qualsiasi brutto ceffo, sgherro, mezza tacca o trafficante di droga terrore delle forze dell'ordine di tutto il mondo possa pensare di attraversare come se niente fosse un confine presidiato da Arnold Schwarzenegger: si deve essere decisamente, inesorabilmente, clamorosamente, stupidamente masochisti per considerare anche solo alla lontana una cosa del genere.
Ma che ve lo dico a fare!? 
Meglio per noi che a nuovo millennio ormai già avviato esistano ancora script in grado di valorizzare idee da b-movies come queste, perchè in caso contrario sarebbe impossibile divertirsi quanto accade godendo di ogni singolo colpo sparato - o menato - da Schwarzy nel corso di questa adorabile pellicola - adorabile nel senso che è impossibile non volerle bene -, che parte piano, tra una battuta ed il sospetto che andrà a finire proprio come si spera possa andare a finire ed esplode - in tutti i sensi - in un tripudio di pallottole, momenti ben oltre il limite del trash estremo, qualche colpo di classe del regista - dopo tutto, parliamo sempre di Jee Woon Kim - e sequenze che già sono un classico del Saloon per questo 2013 - su tutte, la vecchina che fa fuori uno degli uomini di Peter Stormare con un cannone d'altri tempi per "violazione di domicilio": viva gli States! -, fino ad uno scontro decisivo nel segno della migliore tradizione non soltanto dei duelli dei tempi delle due espressioni con o senza il cappello, ma addirittura dell'epoca sfavillante degli "ultimi grandi eroi".
Come se non bastasse, ad impreziosire la confezione troviamo una buona fotografia, i tipici scenari da confine, un cast ricco di caratteristi giovani e non - dallo Zach Gilford di Friday night lights al mitico Luis Guzman, passando dall'eroe di Jackass Johnny Knoxville - senza contare il già citato Stormare e Forest Whitaker, in un ruolo marginale da inutile agente rimesso al proprio posto dalla scorza durissima del fu Conan: e se ancora tutto questo - ed il mio entusiasmo - non bastassero per indicare The last stand come una delle proposte cult tamarre di questo nuovo anno, allora provate ad arrivare alla parte finale ed osservate il pezzo di bravura che è l'inseguimento tra le due auto sportive lanciate attraverso i campi e le pannocchie prima dell'ottimamente coreografato pestaggio tra i due antagonisti principali, che dopo un antefatto da vecchio West diventa un cocktail vincente di wrestling, scazzottata da bar e MMA, oppure ripassate l'amarcord dell'action con quel "Io sono lo sceriffo". Clamoroso.
E dopo tutto questo, immagino di non dovervi neppure rivelare la conclusione. Non ci sono spoiler, da queste parti. Solo quello che ci si aspetta.
Un ponte, un trafficante spietato che nessuno pare in grado di fermare e lo sceriffo di provincia Arnoldone nostro.
Che poi, dico io, bisogna essere pazzi per considerare di riuscire a cavarsela in una situazione del genere, no!?
Comunque, pochi cazzi.
Gli anni ottanta sono tornati.
E non da soli, ma con i loro eroi.
Per fortuna di noi tutti.


MrFord


"Feel the heat 
from the beat
don't it burn you too?
And all I want to do 
is just .... Rock you."
Warren Zevon - "Stand in the fire" - 


 

giovedì 31 gennaio 2013

Thursday's child

La trama (con parole mie): giunti alle soglie di un altro weekend cinematografico e con gli Academy sempre più vicini cominciamo a rimpiangere il folgorante inizio 2013 e ad alzare gli occhi al cielo di fronte alle proposte non sempre esaltanti che la distribuzione nostrana ci propina.
Per passare il tempo, però, resta sempre il simpatico diversivo del tiro al Cannibale, ormai sport nazionale perfino nel suo mondo di coniglioni ormai dominato da un ego dittatoriale.
Dunque, non dovessero rientrare nei vostri gusti viaggi nel tempo e grandi ritorni di action heroes, sapete già cosa fare.

"Di addio al tuo culo, Cannibale. E' iniziata la stagione della caccia!"
Les Misérables di Tom Hooper


Il consiglio di Ford: tra non molto l'ego del Cannibale sarà talmente grande da reputare miserabile il resto di lui.
Tom Hooper è il regista de Il discorso del re.
E già questo potrebbe bastare.
Purtroppo è anche il regista de Il maledetto United, gioiellino sportivo che mi aveva colpito assai. Come se non bastasse, la signora Ford adora i musical. Quindi mi sa tanto che, nonostante le probabili bottigliate, una visione ci scapperà. Ma voi che potete evitarlo, risparmiatevelo. Un pò come potreste risparmiarvi i consigli cinematografici del Cannibale! Ahahahahah!
Il consiglio di Cannibal: beccati ‘sta sucata di film, miserabile Ford!
Questo film potreste adorarlo oppure odiarlo.
Da che parte starò io ve lo rivelerò nella mia recensione in arrivo nei prossimi giorni. A coloro che volessero avventurarsi nella visione della nuova fatica di Tom Hooper dico solo che si troveranno di fronte a un drammone musical da 2 ore e 40 minuti tutti cantati. Tutti.
Più che un film, un’esperienza di vita estrema. Ford sarà abbastanza coraggioso per affrontarla o se la farà sotto come ogni volta che si appresta a una Blog War contro di me?

"Per sopportare l'ego del Cannibale, occorre sbronzarsi proprio forte!"
Looper di Rian Johnson


Il consiglio di Ford: dovrò viaggiare nel tempo per riuscire ad evitare l'ego di Peppa Kid.
I viaggi nel tempo, da Ritorno al futuro a Lost, hanno sempre esercitato un fascino particolare sul vecchio cowboy Ford, da sempre curioso di farsi un viaggio nel 1982 ed impedire la venuta del suo acerrimo nemico Skynet. Pardon, Cannibal.
Looper, per quanto non perfetto, si inserisce bene nel filone e rappresenta un ottimo intrattenimento per una settimana certo non da strapparsi i capelli - i tempi di Django paiono già lontani, purtroppo -: anche in questo caso, recensione a brevissimo.
Il consiglio di Cannibal: sono stato mandato indietro nel tempo per eliminare Ford quando era giovane. Ho dovuto viaggiare indietro di 1000 anni!
Un filmetto che parte bene, con una prima parte di buon intrattenimento fantascientifico, mentre precipita nella noia fordiana nella seconda parte e cade in un finale improbabile. Poteva essere un cult, invece è solo un insieme di idee riciclate nemmeno troppo bene da altri film sui viaggi nel tempo. A Ford, amante delle copie anziché degli originali, ovviamente è piaciuto ma io ormai, in maniera altrettanto poco originale, non mi stupisco nemmeno più.

"... E già che ci siamo, anche al tuo ego!"

The Impossible di Juan Antonio Bayona


Il commento di Ford: impossibile trovare un film più retorico di questo.
Il buon Bayona, nonostante la bravura, mi è puzzato di sòla fin dai tempi non sospetti di The Orphanage, acclamato da gran parte della critica e per me soltanto un riempitivo di lusso. Ora, con questo The Impossible, i timori fordiani della vigilia sono stati confermati: un film che parte forte - con un'ottima rappresentazione del tragico tsunami del 26 dicembre 2004 - per poi naufragare nel buonismo zuccheroso neanche fossimo in un War orse qualsiasi. Recensione a brevissimo al Saloon.
Il consiglio di Cannibal: ho smesso di attaccare Ford solo perché è diventato padre? Impossible!
Ed è tripletta cannibale: ho visto pure questo e la recensione diventerà possibile nei prossimi giorni.
Per ora, dico solo che partivo da aspettative altissime, considerato il cast e visto che il regista spagnolo Juan Antonio Bayona aveva esordito con lo splendido The Orphanage. Ford che, da buon anti-cinema quale si vanta di essere (ah perché, non se ne vanta?), non aveva apprezzato The Orphanage, è partito invece da aspettative del tutto opposte. Ma opposte forse non risulteranno le nostre reazioni al film. Questo comunque lo scoprirete prossimamente solo sul memorabile Pensieri Cannibali e poi, se proprio vi avanzano altri due minuti di tempo, pure sul miserabile WhiteRussian.

"Il Cannibale e Ford d'accordo!? Questa sì che è la fine del mondo!"

The Last Stand - L’ultima sfida di Kim Jee-woon
 
 

Il consiglio di Ford: questa sarà l'ultima sfida tra Ford e il Cannibale? Giammai!
Arnold Schwarzenegger. E già questo potrebbe bastare.
E invece in questo action movie tamarro in pieno stile fordiano troviamo anche Johnny Knoxville e Kim Jee-Woon, regista di cosine niente male come Bittersweet life e I saw the devil. Inutile dire che potrebbe rivelarsi il mio film della settimana. Alla facciazza di quell'inutile antagonista di Peeppa Kid e del suo ego, che ormai ha assunto le dimensioni del parrucchino di Nicholas Cage.
Il consiglio di Cannibal: speriamo sia davvero l’ultima, Arnold!
L’ultima sfida di ArFord Schwarzenegger potrebbe anche essere una delle sue ultime nel cinema. L’ex governatore della California con questo The Last Stand ha infatti centrato negli USA un superfloppone colossale e anche qui da noi l’attesa non è certo alle stelle per il suo ritorno cinematografico. Tranne a casa del mio blogger rivale dove Ford, tra una poppata e l’altra, cercherà di trovare il tempo da dedicare al suo vecchio last action hero. Veccho ancor più di lui, pensate un po’ che roba.
Si preannuncia un film quindi for Ford only, o anche 4 4D only. Alla larga tutti gli altri. Me in particolare.

"Hasta la vista, Peppa Kid!"

Ciao Italia di Barbara Bernardi e Fausto Caviglia


Il consiglio di Ford: io Ciao Italia l'ho detto già da un pezzo, al Cinema.
Documentario di nicchia per radical chic a proposito della fuga di cervelli da questa Terra dei cachi sempre più disastrata per la quale si prospetta purtroppo per noi tutti un altro giro sulla giostra del berlusconismo. Vedete voi. Io comunque spero sempre che, insieme ai cervelli, fugga da qui anche l'ego del Cannibale portandosi dietro il resto della sua inutile carcassa! Ahahahahahah!
Il consiglio di Cannibal: Ciao Italia, addio Ford.
Documentario amatorialeggiante della durata di 50 minuti che uscirà probabilmente in una sala.
Una sala non cinematografica. Una sala intesa come salotto. Forse dei due registi Bernardi & Caviglia. Anche se io sto cercando di convincere i produttori a spostare l’anteprima nella sala di Ford, che ne sarà molto contento.

"Ciao, Cannibal Kid. Non ci mancherai."

Cose cattive di Simone Gandolfo

Il commento di Ford: caro Peeppa Kid, ci hanno rubato l'idea delle Blog Wars!
In condizioni normali avrei snobbato selvaggiamente quest'ennesima proposta made in Italy - la stessa della fuga di cervelli - che verrà distribuita in due sale se va bene, ma la cosa interessante di questo film è che si tratta di una sorta di survival all'interno del quale quattro bloggers devono massacrarsi anche tra loro per poter sopravvivere. Una specie di versione alternativa delle molto più stilose Blog Wars che coinvolgono il sottoscritto e l'ego che si porta dietro il corpo esanime del Coniglione.
Il consiglio di Cannibal: ne ho di cose cattive da dire sul conto di Mr. Ford…
Un film italiano interessante? Davvero?
Probabilmente no, però lo spunto di partenza del film è interessante assai. I protagonisti sono infatti un gruppo di blogger che hanno vinto un concorso per chi ha scritto il post più cattivo.
Voglio assolutamente partecipare a questo concorso. Per essere premiato, scriverei infatti non una recensione bastarda contro qualche film, ma un post interamente dedicato al mio blogger nemico Mr. Ford.
Per il resto, la pellicola mi sa che si trasforma nel classico horror survival, però complimenti agli autori per lo spunto davvero ottimo. Tanto che per una volta non mi sento di dire cose cattive su un film italiano.
Su Ford invece posso dire che potrei batterlo tranquillamente in una gara di cattiverie. Anzi, è una cosa che faccio regolarmente a ogni Blog War. A proposito… ciò che si chiede il mondo intero è: a quando la prossima?

"Hanno trovato i resti di Peeppa Kid: Ford l'ha ridotto proprio male!"

Aspromonte di Hedy Krissane


Il consiglio di Cannibal: aspro cinema
Ho risparmiato le cose cattive al film precedente, non penso che lo farò con quest’altra uscita italiana della settimana. Io vorrei anche sostenere il cinema italiano (ehm, forse…), però dai, sinceramente: ma chi ca**o è che va a vedersi un film del genere?
Ma per favore. Nemmeno Ford.
Registi, sceneggiatori, produttori italiani, ho detto: nemmeno Ford!
Il consiglio di Ford: vi dico solo una cosa, me l'ero dimenticato!
Nel corso della stesura del post, tra un commento e l'altro, mi ero
completamente dimenticato di questo.
Ci sarà pure un motivo, no!?

"Ecco dove esilieremo Ford e Cannibal per la prossima Blog War!"

venerdì 17 febbraio 2012

Lords of Dogtown

Regia: Catherine Hardwicke
Origine: Usa
Anno: 2005
Durata: 107'


La trama (con parole mie): cronaca delle adolescenze spericolate di tre dei pionieri dello Zephir, leggendario team californiano che sul finire degli anni settanta cambiò radicalmente l'approccio degli skaters portando nei movimenti e nelle evoluzioni tutta l'eredità del surf, aprendo la strada a quelli che sarebbero stati i campioni del domani.
Tony Alva, Stacy Peralta e Jay Adams, con le loro differenze, i loro contrasti ed il loro spirito più o meno ribelle sono stati i simboli di una generazione e oltre della West Coast, e non esiste uomo o donna su una tavola, al giorno d'oggi, che non ricordi le loro piccole grandi imprese che paiono figlie di una sorta di Stand by me psichedelico.




Devo ammettere di essere rimasto più che piacevolmente sorpreso da questo Lords of Dogtown.
Fino ad ora avevo snobbato clamorosamente quello che bollavo come un sottoprodotto commerciale e troppo teen a causa della visione di Dogtown and the Z-Boys, documentario firmato da Stacy Peralta che prima o poi riprenderò anche qui al saloon, vera e propria fotografia del movimento che il team Zephir generò in California e nel mondo - dello skate e non solo - a partire dalla metà degli anni settanta.
Invece, devo ammetterlo, la pellicola firmata dalla regista di Thirteen e di Twilight funziona discretamente - forse grazie alla sceneggiatura, pur non sempre perfetta, firmata dallo stesso Peralta -, e risulta una visione piacevole e rispettosa di gran parte delle vicende che videro questo curioso gruppo di adolescenti rivoluzionare una cultura che da decenni popola l'immaginario collettivo statunitense, e che purtroppo qui nella vecchia Europa siamo riusciti ad assaporare appieno - e soltanto indirettamente - nei primi anni novanta, quando si ebbe un boom dello skateboard tra gli adolescenti - ricordo benissimo quando me lo regalarono in seconda media, quanto fossi felice, quanto lo provai e quanto in fretta mollai tutto per tornare alla buona, vecchia, più consona al sottoscritto Bmx o surrogato della stessa -.
Certamente a fare la parte del leone è il giovane cast, che in alcuni casi si lanciò verso il successo proprio grazie a quest'opera della Hardwicke - Emile Hirsch su tutti, ma non possono essere esclusi l'allora già noto Heath Ledger o John Robinson, interprete dell'incredibile Elephant di Van Sant -, ma la stessa colonna sonora guidata dalle note roventi di Jimi Hendrix e l'atmosfera legata ad un periodo assolutamente mitico della Storia recente non sono da meno nel fornire alla vicenda una cornice perfetta come un'onda da cavalcare nel pieno del sole californiano, spinti dai sogni di gloria di una generazione che, per la maggior parte, fu spazzata via con la fine dei gloriosi seventies.
Le sensazioni che si respirano sono quelle di piccoli e grandi cult legati in qualche modo al sogno della California, da Blow a Paura e delirio a Las Vegas, da Point break a Un mercoledì da leoni: non saremo di fronte ad un Capolavoro, o ad una pellicola destinata a rimanere impressa negli occhi e nel cuore dello spettatore, eppure Lords of Dogtown entra senza alcuna fatica a far parte di quei film di formazione che, per chi è cresciuto con un certo mito degli Usa - ma non solo - esercitano un fascino unico anche a distanza di anni dal periodo dell'adolescenza inquieta mostrata dalla regista e dalla sua pellicola.
Questo, fondamentalmente, resta il miglior pregio e la differenza più grande rispetto al pur più potente documentario dello stesso Peralta vincitore del Sundance 2001: essendo stato parte fondamentale dello Zephir, infatti, il lavoro girato dell'ex skater è incentrato, in qualche modo, sulla nostalgia del tempo passato e sulla vita che, in alcuni casi - vedi Jay Adams - ha portato quelle che erano giovani promesse e grandi talenti ad essere schiacciati dal peso delle vicissitudini che, star dello skateboarding oppure no, tendono a far parte della nostra esistenza quotidiana.
Al contrario, con Lords of Dogtown assistiamo alla nascita di quelli che saranno i dominatori delle scene di quegli anni, quasi un'adolescenza vera e propria rispetto alla maturità del documentario che ispirò questo stesso film, una discesa senza paura sparati dritti verso le evoluzioni più coraggiose ed estreme così come al futuro, convinti che nulla e nessuno potrà fermarli, dagli squali senza scrupoli - interessante l'apparizione di Johnny Knoxville nelle vesti di un quasi Johnny Depp così come il ruolo di Heath Ledger, primo mentore dello Zephir team - ai casini in famiglia - interessante il ruolo, pur se marginale, di Rebecca De Mornay -.
Ed è con lo stesso spirito che la visione andrebbe affrontata: una discesa scapestrata e senza domani figlia di un "carpe diem" fatto di sole, spiaggia, piscine vuote o svuotate, oltraggio all'autorità e alle regole e ragazze da sballo, di un'epoca che senza dubbio è uscita sconfitta dal suo confronto con il Tempo e la Realtà, ma che ancora oggi resta una delle più incredibili ed affascinanti fucine della creatività - che sia in ambito artistico, sportivo o di vita - dei nostri tempi.
Cosa aspettate, dunque, a cavalcare quest'onda?


MrFord


"Perchè a vent' anni è tutto ancora intero, 
perchè a vent' anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero, 
quante balle si ha in testa a quell' età,
oppure allora si era solo noi non c' entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu..."
Francesco Guccini - "Eskimo" -


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