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mercoledì 31 dicembre 2014

Ford Awards 2014: i film (N°5 - 1)

La trama (con parole mie): ed eccoci finalmente giunti al gran finale dei Ford Awards, il momento più importante dell'annata cinematografica qui al Saloon, con la proclamazione del vincitore del premio per il miglior film del duemilaquattordici. A giocarsi il primo posto sono rimasti i cinque film che più sono riusciti ad emozionarmi, commuovere e stupire, unire tecnica e passione: avrà vinto l'esplosività o il lavoro silenzioso di quasi una vita?
Il racconto di un dramma o la delicatezza di un commiato?
Soltanto questo post lo rivelerà.
Che vinca il migliore.


N°5: SI ALZA IL VENTO di HAYAO MIYAZAKI

L'addio al Cinema di uno dei più grandi Maestri viventi della settima arte è l'ennesima conferma della poesia e della semplicità dell'arte di quest'ultimo: un lavoro delicato e leggero pronto a librarsi sfruttando le correnti anche più avverse del vento regalando a tutti quelli che vengono e verranno dopo di lui un testamento magico.
In pochi, negli ultimi cinquant'anni, hanno saputo raccontare come Hayao Miyazaki.
Arigato, Sensei.

N°4: LEI di SPIKE JONZE


Se esistesse una classifica dedicata ai film romantici per eccellenza - e non intendo smielati o da multisala da weekend, ma travolgenti, pronti a metterci tra le mani una bomba in procinto di esplodere e solleticare il desiderio di sentirsi innamorati, o innamorarsi di nuovo -, Her occuperebbe senza dubbio uno dei primi posti.
La creatura di Spike Jonze, sfruttando un cast in forma strepitosa, regala al pubblico una vera e propria magia in grado di conquistare nel profondo, come una cotta incontrollabile capace di metterci nelle condizioni di fare le cose più impensabili.

N°3: ALABAMA MONROE di FELIX VAN GROENINGEN


Uno dei film più controversi della stagione, ed uno di quelli che, negli ultimi anni, sono stati più in grado di colpirmi al cuore: da genitore, da amante della settima arte con in testa il sogno a stelle e strisce, da uomo figlio delle passioni, più che della Fede, da un sacco di punti di vista.
Ancora oggi, a distanza di mesi, non riesco a non provare brividi sulla pelle al solo pensiero.
Il cerchio che si rompe, eppure la luce che soltanto chi sa uscire da un tunnel può vedere.
Meraviglioso e dolente.

N°2: BOYHOOD di RICHARD LINKLATER


Una manciata di settimane nell'arco di dodici anni per una delle storie più importanti che il Cinema abbia portato sullo schermo nel passato recente.
Semplice, diretto, di pancia, senza fronzoli di alcun tipo: una sorta di istantanea dilatata del percorso di una crescita che vede ogni spettatore al suo interno a prescindere dalle distanze geografiche e dalle esperienze di vita vissuta.
Un gioiello come se ne incrociano uno o due per decennio.

N°1: THE WOLF OF WALL STREET di MARTIN SCORSESE


Per quanto la concorrenza sia stata agguerrita, nessuno, quest'anno, avrebbe potuto competere con il Lupo.
Potrei dire che si tratta del miglior Scorsese dai tempi di Casinò, o di una pellicola tecnicamente ineccepibile, con una colonna sonora strepitosa ed un cast perfetto.
Potrei dire tante cose.
Ma chiuderò come avevo chiuso il post, ai tempi dell'uscita: The Wolf of Wall Street è un fottuto, grandioso, Capolavoro.
E fanculo il resto.



MrFord

I PREMI

Miglior regia: Martin Scorsese per The Wolf of Wall Street
Miglior attore: Leonardo Di Caprio per The Wolf of Wall Street
Miglior attrice: Rosamund Pike per Gone Girl
Scena cult: il corso di vendita ed il passaggio della penna di Jordan Belfort, The Wolf of Wall Street
Miglior colonna sonora: Alabama Monroe
Premio "leggenda fordiana": Jude Law nei panni di Dom Hemingway, Dom Hemingway
Oggetto di culto: la macchina da presa, Lo sciacallo
Premio metamorfosi: Ellar Coltrane e la crescita, Boyhood
Premio "start the party": il concerto bluegrass, Alabama Monroe
Premio "be there": l'auto di Ivan Locke nel ruolo di navigatore, Locke

venerdì 18 aprile 2014

Jackass - Nonno cattivo

Regia: Jeff Tremaine
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 92'




La trama (con parole mie): Irving Zisman, ottantaseienne dalle voglie incontrollate da poco rimasto vedovo, deve d'improvviso fare i conti con il nipote di otto anni Billy, che sua figlia, in procinto di essere incarcerata, gli affida affinchè il vecchio lo accompagni dal Nebraska, dove vive, fino in North Carolina in modo da lasciarlo nelle mani dell'ancor meno affidabile padre.
Il viaggio sarà un modo per costruire un rapporto tra i due, e liberare i lati più oscuri tenuti prigionieri da Irving - anche se sarebbe più corretto scrivere da sua moglie - per quarantasei lunghi anni.
In questo modo, pare quasi la trama di un film drammatico, ma non illudetevi troppo: è soltanto l'ennesimo tiro mancino della banda di Jackass.






Fin dai tempi delle sue prime scorribande su MTV, Jackass è stato uno dei guilty pleasures che più mi sono goduto nel Nuovo Millennio, nonchè un vero e proprio compagno di goliardate e visioni da disimpegno di neuroni nel mio periodo più wild - parliamo del duemilasei/duemilasette, quando il cofanetto in dvd della serie completa girava in loop nell'allora casa Ford -: ho sempre voluto un gran bene al gruppo di cazzoni che originarono la trasmissione e regalarono al loro pubblico i successivi tre film dalla stessa ispirati, tanto da non potermi fare mancare il recupero della nuova fatica della premiata ditta Jeff Tremaine - regista e produttore dell'intera "saga" -, Johnny Knoxville - stuntman e volto del gruppo - e Spike Jonze, che nonostante il nome illustre ed i lavori decisamente indie ed autoriali nel corso degli anni ha mantenuto un'anima pane e salame che l'ha legato sempre più a questo branco di scombinati guidati solo ed esclusivamente dalla voglia di divertirsi.
Bad grandpa - o come è stato distribuito qui da noi, Jackass: nonno cattivo - si inserisce alla perfezione nella "ricerca" - se così vogliamo chiamarla - di questo wild bunch di unire i rischi degli stunt ad una comicità molto volgare e molto trash che pesca a piene mani dal bacino delle candid camera: sfruttando un plot che ricorda i road movie in stile Sundance ed una coppia di protagonisti davvero sopra le righe - il finto ottantaseienne Knoxville ed il piccolo e sorprendente Billy/Jackson Niccol, che dimostra di essere un Jackass già in tenera età -, tra una citazione e l'altra - da Little Miss Sunshine a Libera uscita - Tremaine guida il pubblico attraverso una serie di gag orchestrate da un charachter ben oltre ogni limite, una sorta di versione sotto metanfetamina del Bruce Dern di Nebraska - curioso anche che il punto di partenza del viaggio sia Lincoln, meta di padre e figlio nella pellicola di Alexander Payne appena citata -.
Se, però, alcuni passaggi risultano assolutamente esilaranti - il giro sulla giostra del nonno o l'improbabile pomeriggio al Bingo -, la struttura da film vero e proprio finisce per patire una costruzione ancora vicina a quella della trasmissione e dei film dedicati al brand di Jackass, suddivisi in capitoli che corrispondevano ai singoli "esperimenti" del gruppo, rischiando di stancare lo spettatore non avvezzo a questo tipo di prodotto e soprattutto impreparato al livello di volgarità del quale sono capaci i membri della premiata ditta fondata da Tremaine e Knoxville.
Personalmente, il mio consiglio è quello di godersi un prodotto come questo per quello che è, con tutti i suoi limiti artistici e quelli morali, lasciando che i neuroni si prendano una serata di vacanza per svaccarsi sul divano ridendo di pancia delle evoluzioni di Knoxville nei panni del suo "bad granpa", che aveva già scaldato i motori ai tempi della serie su MTV grazie alle gag legate ai finti anziani sguinzagliati per le strade con le loro macchine elettriche.
Non parliamo di roba fine, ma a volte, quando la stanchezza prende il sopravvento e si arriva alla fine dell'ennesima giornata pesante al lavoro, questo tipo di prodotti è l'ideale, così come per le serate con gli amici: e proprio in questo senso, si chiude anche con una punta di commozione grazie alla dedica a Ryan Dunn, membro dei Jackass originali scomparso a seguito di un incidente stradale.
Anche i cazzoni, in fondo, hanno un'anima.
E parlo per esperienza.



MrFord



"I'm just a gigolo and everywhere I go,
people know the part I'm playin'.
Pay for every dance, sellin' each romance,
ooohh what they're sayin'?
There will come a day, when youth will pass away,
what will they say about me?
When the end comes I know, there was just a gigolo's
life goes on without me."

Louis Prima - "I'm just a gigolo" - 











lunedì 17 marzo 2014

Lei

Regia: Spike Jonze
Origine: USA
Anno: 2013
Durata:
126'




La trama (con parole mie): siamo nel prossimo futuro, in una Los Angeles in cui la gente vive in perfetta simbiosi con la tecnologia e per le lettere - d'amore e non - ci si affida a scrittori professionisti. Theodore Twombly è uno di questi specialisti del settore, un uomo solitario e malinconico che vive continuando a rimandare la firma sui documenti che prevedono il divorzio dalla ex compagna Catherine.
Quando viene introdotto un nuovo software che prevede lo sviluppo e la crescita di un'intelligenza artificiale che si occupi del suo riferimento umano e lo sostenga come la migliore delle amicizie Theodore si affida a Samantha, sua nuova compagna di viaggio in una vita che l'anima artificiale di quest'ultima vuole a tutti i costi conoscere ed esplorare.
Tra i due il rapporto si intensifica a tal punto da iniziare una relazione che porta Theodore ad emanciparsi dal ricordo della storia con Catherine e a guardare avanti: ma sarà davvero possibile per lui un'esistenza come quella immaginata accanto a Samantha?







Un paio di mesi fa, ormai, usciva nelle sale italiane The Wolf of Wall Street, filmone totale in grado di riportare Scorsese ai fasti del suo passato, nonchè vero e proprio ritratto di quelli che sono gli istinti più predatori dell'Uomo, le sue necessità più fisiche, i piaceri che passano dalla bocca, alla pancia, fino alla zona sotto la cintola.
Il Lupo è stato la scossa in questo inizio anno al Saloon, una botta in grado di alimentare tutte quelle pulsioni che sono alla base della passione, della voracità, della voglia di prendersi tutto il possibile da questa vita, resto compreso.
Ed ora, ecco Her - o Lei, e per una volta non deve essere stato troppo difficile l'adattamento dei titolisti italiani -, nuova fatica firmata Spike Jonze, un tipo strano e al limite del radicalchicchismo in grado al contempo di firmare sceneggiature per i pazzoidi di Jackass e passare dai videoclip al Cinema indie in un batter di ciglia: Lei è tutto quello che vive e pulsa dall'altro lato della galassia del Lupo. Una storia d'amore aerea e malinconica, sentita e profonda, ironica e dolcemente triste.
Her è l'anima romantica dell'Uomo, la sua capacità di perdersi in una storia d'amore, la volontà di viverla, di passare dai primi tempi in cui tutto pare così bello da togliere il fiato, in cui il sesso è talmente arrembante da far dubitare che esista altro, in cui ci si perde in ogni piccola molecola della persona che ci sta accanto, in cui si impara a conoscere il suo modo di parlare, vestirsi, muoversi, mangiare, ridere, e si sente di potersi innamorare ancora di più, tanto da rimanere senza fiato, alle battaglie quotidiane per ritrovarsi, comprendere quello che può capitare che sfugga, superare le piccolezze che rendono difficile sopportare anche qualcosa dal peso specifico pressochè nullo.
Her è la risata di una donna che si sa già di amare senza volerlo ammettere, sono i battibecchi provocatori, gli sguardi che si incrociano, la mimica, i gesti, i punti in cui la lingua sbatte sui denti nel momento in cui si pronuncia proprio quella parola, una canzone che pare scritta apposta per quell'istante, e chissà come avrà fatto l'autore ad immaginare proprio noi, qui, ed ora.
E come per il Lupo, poggiato sulle spalle di un Di Caprio straordinario, anche in questo caso il lavoro del regista - elegante e delicato come l'avvolgente fotografia, i colori pastello, i sussurri appena svegli  - è legato a doppio filo ad una grandiosa interpretazione, quella di un Joaquin Phoenix se possibile addirittura superiore perfino rispetto alla superlativa prova offerta con The master, superbo nel trasmettere con un semplice movimento della mano a toccare la montatura degli occhiali tutta la dolcezza e la poesia di un'opera come questa.
Perchè il legame tra Theodore e Samantha non potrebbe essere descritto in altri termini se non quelli che solo la poesia può garantire: una magia che sfiora l'apparente banalità e rende anche i suoi aspetti più ovvi qualcosa che quasi sfugge le leggi della fisica cui la Natura è sottoposta, un massaggio dell'anima che porta brividi al solo pensiero, e toglie il fiato come una nostalgia troppo profonda per essere affrontata, anche quando ci si sente abbastanza forti per farlo.
E la già citata fotografia, la perfetta performance vocale di Scarlett Johansson, la colonna sonora da urlo firmata dagli Arcade Fire, le atmosfere soffuse, quella testa appoggiata dolcemente da Amy Adams sulla spalla di Joaquin Phoenix di fronte ad una nuova alba non rendono abbastanza la delicata forza di questo film: perchè questo è uno di quei titoli in grado di commuovere e colpire anche i più duri, e provocare un desiderio di profonda primavera - fisica e di sentimenti - in chi ne affronta la visione.
Se The Wolf of Wall Street è stato L'animale, Her è senza dubbio La cura.
I due lati dell'anima umana tradotti in quelli che, ad oggi, sono senza dubbio i due film dell'anno.
Ed io, che sono un Lupo, guardo Her ed il miracolo di Spike Jonze e Joaquin Phoenix, e ringrazio davvero che possa esistere l'altra parte: quella della leggerezza, della tenerezza, della poesia, della fragilità.
Perchè non saremmo quello che siamo, senza di essa.
E' l'ossigeno che permette anche all'oscurità di sopravvivere.
E senza di Lei la vita sarebbe infinitamente più triste e più noiosa.
E quella nuova alba sarebbe soltanto una palla di fuoco uscita ad illuminare una fredda primavera senza sole.



MrFord



"This island's sun I've laid a thousand times
fortune me, fortune me, of all of my mistakes
I think I lent you late, now every sick person
seemed to come my way."
The Breeders - "Off you" - 




giovedì 13 marzo 2014

Thursday's child


La trama (con parole mie): alle spalle due settimane certo non memorabili - complici anche le discutibili scelte dell'Academy in occasione della notte degli Oscar -, si torna in sala assolutamente sorpresi da una settimana variegata e molto interessante, complice l'approdo qui nella Terra dei cachi dell'unico film finora uscito quest'anno in grado di rivaleggiare con lo straordinario The Wolf of Wall Street, suo vero e proprio rovescio della medaglia.
Allo stesso modo, a condurre come di consueto questa rubrica, il sottoscritto e buon vecchio Ford ed il suo finto giovane nonchè rovescio della medaglia Cannibal Kid.

"Questo Pensieri cannibali è proprio una palla. Meglio andare a consolarsi su White Russian."
Lei di Spike Jonze


Il consiglio di Cannibal: Ford, mi dia del Lei, anzi no, del Voi
Capolavoro della nostra epoca. Pellicola romantica 2.0 per eccellenza. Genialata totale. Poesia pura. Definitelo come volete, ma ciò non cambia una cosa: Lei è un film da non perdere. Meglio se in lingua originale, per apprezzare la grandiosa interpretazione vocale di Scarlett Johansson, doppiata nella versione italiana da… Micaela Ramazzotti. Ebbene sì. Un po’ come mettere James Ford al posto di Vettel alla guida di una monoposto di Formula 1: un disastro annunciato.
La pellicola l’ho già recensita a mio modo (http://pensiericannibali.blogspot.it/2014/02/lei-her-mejo-film.html), ma presto credo tornerò a parlare ancora del regista Spike Jonze…
Il consiglio di Ford: Katniss Kid, la Lei della coppia Cannibal/Ford
Se esiste un film in grado di rivaleggiare - almeno per ora - con The Wolf of Wall Street per il gradino più alto del podio di quest'anno, è questo. E paradossalmente, rappresenta tutto quello che il Lupo di Scorsese non è. Sentimento contro istinto, poesia contro sesso, commozione contro esaltazione.
Un film stupendo, strepitoso, con un Joaquin Phoenix pazzesco ed una Scarlett Johansson incredibile, da gustare assolutamente in versione originale. Nonostante l'abbia visto parecchio tempo fa, ho atteso la pubblicazione proprio in vista dell'uscita italiana. A brevissimo la recensione fordiana.

"Le didascalie di Ford sono proprio uno spasso:  del resto, prendere per il culo Peppa Kid è un ottimo passatempo!"
Prossima fermata – Fruitvale Station di Ryan Coogler


Il consiglio di Cannibal: prossima fermata – Pensieri Cannibali. E la fermata White Russian? Soppressa.
Gran bella settimana, questa. Davvero miracolosa. Oltre allo stupendo Lei, arriva anche un’altra fermata da non mancare. Prossima fermata – Fruitvale Station è il vincitore del Sundance Festival 2013 ed è una visione decisamente consigliata. Il film non raggiunge i livelli della pellicola di Spike Jonze, però è la seconda visione che vi suggerisco di mettere in lista per questa settimana e, se ancora non siete convinti, smettetela di leggere White Russian e andate a guardarvi la mia recensione della pellicola.
Il consiglio di Ford: la fermata Cannibal Kid è ormai alle spalle. A breve verrà aperta la nuova Cannibal Old.
Inspiegabilmente - e considerate le ultime due - questa settimana appare decisamente interessante, dal punto di vista delle uscite.
Non ho ancora visto questo Fruitvale Station, ma le premesse sono ottime, e ci sono buone probabilità che - purtroppo per il sottoscritto - questo film vada ad ingrossare le fila dei titoli che, quest'anno, stanno mettendo d'accordo quelli che erano i due rivali per eccellenza della blogosfera. Spero vivamente di sbagliarmi, e nel frattempo vedrò di recuperarlo in tempo per proporlo nella stessa settimana della recensione di Lei.

"Vabene, vabene! Non accetterò più caramelle offerte da Cannibal Kid!"
Need for Speed di Scott Waugh


Il consiglio di Cannibal: Ford, stai lontano dalle auto, please
Need for Speed sarà la tamarrata goduriosa della settimana? O si rivelerà un’ennesima brutta copia di Fast & Furious, serie che già da sola ha ampiamente sfracellato i maroni?
La buona notizia è che il protagonista è Aaron Paul e, per tutti i numerosi orfanelli di Breaking Bad là fuori, sarà un piacere rivederlo in azione. Fine delle buone notizie. Per il resto, il rischio porcatona corre veloce, mentre Ford, che ha scoperto la saga di Fast & Furious solo grazie a me e tipo una decina d’anni dopo l’uscita del primo film, corre sempre troppo lento.
Il consiglio di Ford: need for Kid? Non credo proprio!
Conosco molto bene il brand di Need for speed grazie alla serie di videogiochi, della quale ho apprezzato molto, negli ultimi anni, Hot pursuit e soprattutto The run, il più cinematografico tra i titoli proposti da Electronic Arts. Detto questo, dal film mi aspetto poco o niente, ma credo proprio che mi concederò una goduriosa visione - nonostante c'entri ben poco con i motori - principalmente grazie alla presenza di Aaron Paul, il fu Jesse Pinkman dell'indimenticabile Breaking Bad.
A neuroni spenti, potrebbe anche valere il biglietto.

"Sarà meglio che mi metta alla guida, prima che arrivi Ford e decida di farlo lui." "Dio ce ne scampi!"
Mr. Peabody e Sherman di Rob Minkoff


Il consiglio di Cannibal: Mr. Ford e Sherkid
Nuova pellicola d’animazione della DreamWorks. Che fare? Vederla o non vederla? Da una parte c’è la tematica dei viaggi nel tempo che sempre mi affascina, dall’altra c’è il rischio che si tratti della solita bimbata fordiana, come il trailer lascia immaginare. Nel dubbio, passo in attesa di capire se possa valere una visione, oppure se è uno di quei film che desidereresti avere una macchina del tempo per tornare indietro nel tempo e non guardarlo. Io ne desidererei una anche e soprattutto per andare indietro e impedire al me stesso del passato di entrare in contatto con il blog WhiteRussian.
Il consiglio di Ford: viaggiare nel tempo? Perchè no? Tornerei volentieri indietro per divertirmi alle spalle del Kid adolescente.
Non è un mistero che non sia un grandissimo fan della Dreamworks, almeno rispetto alla quasi sempre geniale Pixar. Questo Mr. Peabody e Sherman mi attrae poco, ma considerato l'allenamento che dovrò affrontare in vista del periodo da cartoni animati del Fordino potrebbe scapparci a tempo perso, nella speranza che non sia troppo zuccheroso o sappia già di vecchio.
Senza dubbio non mi dispiacerebbe, invece, costringere ad una maratona forzata di cartoni a lieto fine il mio antagonista.

Ed ecco documentato il primo incontro tra il Fordino e il Cucciolo Eroico.
47 Ronin di Carl Rinsch


Il consiglio di Cannibal: 47 ronin? Che 2 coglionin!
Pare che 47 Ronin sia davvero un filmaccio. D’altra parte, già solo il trailer non lascia spazio a molte speranze. In più, Keanu Reeves dopo il primo Matrix non ne ha praticamente più imbroccata una giusta. Questa discutibile versione americana del cinema d’arti marziali giapponese potrebbe comunque essere un bel colpo da maestro. Considerato l’amore di Ford per il genere originale, i 47 Ronin potrebbero fargli girare parecchio gli zebedei. E di ciò non potrei essere più felice!
Il consiglio di Ford: 47 ronin? Per sistemare Cannibal ne basterebbe mezzo!
Da Kurosawa a Mizoguchi, ho sempre adorato il filone classico dedicato ai samurai. Approcciando 47 ronin, già temevo l'americanata inguardabile e terrificante, e invece il risultato - con tutti i limiti del caso - ricorda più L'uomo dai pugni di ferro che non L'ultimo samurai, che comunque, nel suo piccolo, non era neanche tra le cose peggiori proposte da Hollywood negli anni.
Certo, non siamo di fronte a chissà quale miracolosa sorpresa, ma contando di affiancare a Lei e Fruitvale station qualcosa di più basic, potrebbe essere una scelta non del tutto sbagliata. Recensione fordiana in arrivo.

"Viene anche Cannibal, a fare una scampagnata con noi!?" "Scherzi!? Quello non esce dalla sua cameretta nemmeno se lo invita Donnie Darko!"
Supercondriaco – Ridere fa bene alla salute di Dany Boon


Il consiglio di Cannibal: ridere di Ford fa bene alla salute uahahah
Non credo di aver mai visto niente di e/o con Dany Boon, attore comico francese noto soprattutto per Giù al Nord, film scopiazzato in Italia da Claudio Bisio e coso, Alessandro Siani. Vista la mia rinnovata passione per tutto ciò che è transalpino, potrei però pensare di dargli finalmente una possibilità. Non so se questo ultimo Supercondriaco sia il film migliore con cui approcciare la sua comicità, però è sempre meglio che approcciare la comicità di Ford…
Un momento, quale comicità?
Il consiglio di Ford: andare in macchina con Ford non farebbe bene alla salute di Cannibal. Anzi, forse proprio incontrare Ford! Ahahaha!
Non ho mai considerato di vedere un film di e/o con Dany Boon, che ho sempre detestato fin dai tempi di Giù al Nord, fosse anche solo per partito preso, e non ho certo intenzione di iniziare con questa roba che mi pare buona giusto per qualche radical chic in astinenza da Cinema francese come il mio rivale.

"Stai tranquillo, non hai nulla di grave: dovrai solo smettere di leggere Pensieri Cannibali."
Maldamore di Angelo Longoni


Il consiglio di Cannibal: mal di Ambra
Oddio, Ambra no! E c’è pure Montalbano Zingaretti!
Tutto, ma Ambra, Renga, Zingaretti e Ford no!
Che brutta fine ha poi fatto Alessio Boni, tempo fa bella promessa del cinema italiano e adesso presente in robette del genere.
Il trailer di questo Maldamore è talmente tragico che mi ha persino messo voglia di recuperare l’ultimo con De Luigi…
Il consiglio di Ford: mal di Cinema. Italiano.
In una settimana di uscite dall'ottimo al discreto, la figura della pecora nera la doveva fare proprio il nostro Cinema, che lascia da subito alle spalle la vittoria di Sorrentino agli Oscar per propinare al pubblico questa roba.
Non oserei augurare una visione di questo tipo neppure al Cannibale. E ho detto tutto.

"Ma tu ci credi che stiamo girando questo film?" "Onestamente, non voglio crederci."
Ida di Pawel Pawlikowski


Il consiglio di Cannibal: pawlikows-chiiiiiii?
Attenzione, qui abbiamo un regista polacco, Pawel Pawlikowski, che ammetto di non conoscere. Chissà se Ford, dall’alto della sua saccenza cinematografica ed esistenziale che con enorme modestia ci tiene sempre a sottolineare, saprà dirci qualcosa di più riguardo a questo autore. Io dico solo che dal trailer sembra un mattonazzo di rara pesantezza. Ma di ciò avrò conferma solo se il mio rivale blogger lo esalterà come nuovo genio del cinema mondiale.
Il consiglio di Ford: radical o figata?
Onestamente, non so neppure chi cazzo sia, questo Pawlikowski, ma dato che il Cinema polacco non è nuovo a sorprendere in positivo, questo Ida potrebbe rappresentare la visione d'essai come si deve della settimana, anche se, rispetto a Lei, scende sicuramente in secondo piano. C'è anche da ammettere che roba di questo tipo - almeno da quanto sembra dal trailer - potrebbe risultare decisamente stopposa in una serata infrasettimanale tra una giornata di lavoro e l'altra.
Non so ancora se e quando lo vedrò, ma in caso, la speranza è che possa sorprendere neanche fossimo ad un qualche Festival come si deve. E senza l'Academy come giuria.

Questo pare proprio il film giusto per Ford da proporre a Peppa Kid.

lunedì 3 marzo 2014

Oscars 2014: Academy VS Ford again

La trama (con parole mie): ed eccoci giunti di fronte al misfatto compiuto. La notte degli Oscar è alle spalle, e se da un lato ha finito per regalare una grande gioia al disastrato Cinema italiano, dall'altra ha confermato i timori della vigilia promuovendo un film decisamente sopravvalutato come Gravity a scapito del vero capolavorone di questo inizio duemilaquattordici, The Wolf of Wall Street, dimenticato con il suo protagonista, il solito Di Caprio perennemente snobbato dall'Academy.
Di seguito tutti i premi ed un confronto con quelle che erano state le mie previsioni della vigilia.


"Ha ragione Julez, Leo. Hai troppa figa intorno, per questo la statuetta te la puoi scordare."

Miglior film: 12 anni schiavo


Poteva andare decisamente peggio, visto come si è evoluta la serata. Complimenti al corpulento McQueen per quello che, a mio parere, è il suo film migliore.

Miglior film straniero: La grande bellezza


Tifavo per Il sospetto, ma considerato che La grande bellezza è, prima che una produzione italiana, un grande film, non posso che essere felice per questa soddisfazione giunta tra le mani dei rappresentanti della Terra dei cachi.

Miglior regia: Alfonso Cuaron





E con la statuetta per la miglior regia inizia la carrellata di Gravity, film enormemente sopravvalutato che può essere definito il trionfatore della serata. Peccato, perchè il Lupo avrebbe meritato un destino decisamente migliore. 

Miglior attore: Matthew McConaughey


Di norma sarei stato più che felice per la vittoria di un fordiano ad honorem come McConaughey, davvero. Peccato che sulla sua statuetta incomba l'ennesimo mancato riconoscimento a Di Caprio.

Miglior attrice: Cate Blanchett




Pensavo sarebbe stato l'anno di Amy Adams, e invece la Blanchett, preferita del sottoscritto, ce l'ha fatta. Una delle poche soddisfazioni della nottata.

Miglior attore non protagonista: Jared Leto


Uno dei premi più ovvi, in grado perfino di unire l'Academy ed il vecchio cowboy. Grande Jared.

Miglior attrice non protagonista: Lupita Nyong'o




Oscar decisamente ruffiano, questo, nel classico stile Academy. La Roberts l'avrebbe meritato decisamente di più. E senza troppa fatica, anche le altre candidate. Ma certi ruoli garantiscono la statuetta, è risaputo.

Miglior sceneggiatura originale: Spike Jonze




Una delle gioie più grandi di questa notte degli Oscar 2014. Her è un gioiellino, il secondo tra i miei preferiti dopo il Lupo scorsesiano. In alto i calici per Spike Jonze, dunque, e per il suo filmone.

Miglior sceneggiatura non originale: John Ridley


Buon lavoro, quello di John Ridley per 12 anni schiavo, ma la giustizia della settima arte avrebbe premiato Terence Winter per il Wolf o, al massimo, Richard Linklater per Before midnight

Miglior film d'animazione: Frozen




Mi dispiace per Miyazaki, che comunque non ho ancora avuto modo di vedere, ma al contempo posso dirmi più che felice per il riconoscimento al miglior film Disney degli ultimi dieci anni.




Tra gli Oscar tecnici, Gravity si porta a casa invece fotografia, montaggio, colonna sonora - vergognoso il mancato premio a Her -, effetti speciali, sonoro, montaggio sonoro.
L'Academy si salva in corner premiando come miglior canzone Let it go da Frozen invece che l'ovvia Ordinary love di Bono e soci, nonostante io tifassi spudoratamente per The moon song, e stupisce per l'Oscar del miglior documentario 20 feet from stardom, che la spunta sul favoritissimo The act of killing.
Il quasi ignorato Il grande Gatsby, invece, porta a casa il riconoscimento per i migliori costumi, che fa il paio con quello per il miglior trucco andato a Dallas buyers club.
Tra i premi "minori" dedicati ai corti - d'animazione, documentari e live action - vincono rispettivamente Mr. Hublot, The lady in numer 6 e Helium.




In chiusura, una verifica di quelle che erano state le previsioni della vigilia, ovvero i pronostici rispetto alle scelte dell'Academy e le mie preferenze personali:

Vincitori dell'Academy azzeccati da Ford: Miglior film, miglior attore, miglior attore non protagonista, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior film d'animazione, miglior film straniero, miglior fotografia, miglior sonoro, migliori effetti speciali per un totale di dieci statuette. Posso migliorare.

Vincitori che Ford avrebbe premiato: Miglior attrice, miglior attore non protagonista, miglior film d'animazione, miglior sceneggiatura originale, migliori costumi, miglior trucco per un totale di sei premi. Non sarò messo male come Di Caprio, ma certo non posso dire di essere in linea con l'Academy.


MrFord

lunedì 13 gennaio 2014

Golden Globes 2014


La trama (con parole mie): come tutti voi ben saprete, la scorsa notte si è tenuta la cerimonia dei Golden Globes Awards, fratellini degli Oscar ed anticamera per gli stessi Academy. Oggi la stampa italiana è corsa in toto a celebrare la vittoria - che ci sta tutta - de La grande bellezza come miglior film straniero, ma in realtà i premi interessanti sono stati molti. Ecco una carrellata dei vincitori e dei vinti di questa edizione, ovviamente made in Saloon.


MIGLIOR FILM DRAMMATICO


Philomena

12 years a slave - WINNER

Molto soddisfatto del premio più importante, andato alla molto interessante - almeno sulla carta - pellicola di Steve McQueen che in Italia vedremo tra un paio di mesetti. Una scelta coraggiosa che ci evita premi discutibili come sarebbero risultati se fossero stati destinati a Gravity o Captain Phillips.


MIGLIOR SERIE TV DRAMMATICA

Breaking Bad - WINNER
Downton Abbey
The Good Wife
House of Cards
Masters of Sex
Premio annunciato e sacrosanto quello per Walter White e soci, protagonisti di una delle tre migliori serie televisive di sempre. All hail to the king.
MIGLIOR ATTORE DRAMMATICO

Chiwetel Ejiofor, 12 Years a Slave
Idris Elba, Mandela: Long Walk to Freedom
Tom Hanks, Captain Phillips - Attacco in mare aperto
Matthew McConaughey, Dallas Buyers Club - WINNER
Robert Redford, All is Lost
Molto, molto felice per il fordiano McConaughey, che raccoglie il premio per un'interpretazione che si preannuncia di quelle da ricordare, e che alza ulteriormente l'asticella dell'hype per Dallas Buyers Club, presto anche nelle nostre sale.
MIGLIOR ATTRICE DRAMMATICA

Cate Blanchett, Blue Jasmine - WINNER
Sandra Bullock, Gravity
Judi Dench, Philomena
Emma Thompson, Saving Mr. Banks
Kate Winslet, Labor Day
Quando di mezzo c'è Kate Winslet la mia preferenza è sempre sua, anche quando non ho ancora visto il film di cui è protagonista - come in questo caso -, ma anche la Blanchett non mi dispiace, tra l'altro in grande spolvero in quest'ultimo Allen a breve qui al Saloon. Altro premio approvato.
MIGLIOR REGISTA

Alfonso Cuarón, Gravity - WINNER
Paul Greengrass, Captain Phillips - Attacco in mare aperto
Steve McQueen, 12 Years a Slave
Alexander Payne, Nebraska
David O. Russell, American Hustle
Giusto il premio a Cuaron, perchè nonostante Gravity risulti a conti fatti una mezza delusione, rappresenta senza dubbio uno degli sfoggi di tecnica più impressionanti della storia recente. Certo, Payne sarebbe stato preferibile, ma non voglio fare troppo lo schizzinoso.
MIGLIOR FILM (COMMEDIA O MUSICAL)

American Hustle - WINNER
Her
Inside Llewyn Davis
Nebraska
Wolf of Wall Street
Una cinquina notevole, quella delle commedie/musical, e nonostante non mi dispiaccia poi tanto del premio andato ad American Hustle ed abbia, di fatto, visto soltanto questo, per ora, forse avrei messo in pole position uno qualsiasi degli altri, che promettono di essere veri e propri titoloni protagonisti dell'appena iniziato 2014.
MIGLIORE ATTRICE (COMMEDIA O MUSICAL)

Amy Adams, American Hustle - WINNER
Julie Delphy, Before Midnight
Greta Gerwig, Frances Ha
Julia Louis-Dreyfus, Enough Said
Meryl Streep, August Osage County
Personalmente avrei premiato la stramba e bravissima Greta Gerwig per Frances Ha - a brevissimo su questi schermi -, ma il premio a Amy Adams era praticamente scontato, e tiro un sospiro di sollievo per essermi risparmiato l'ennesimo riconoscimento a Meryl Streep.
MIGLIOR ATTORE (COMMEDIA O MUSICAL)

Christian Bale, American Hustle
Bruce Dern, Nebraska
Leonardo Dicaprio, Wolf of Wall Street - WINNER
Oscar Isaac, Inside Llewyn Davis
Joaquin Phoenix, Her
Sempre felice per un riconoscimento a Di Caprio, che viene da un'annata strepitosa e come sempre sarà ignorato dall'Academy. Ottima rivincita.
MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE

Malgrado il più che discreto I Croods, accolgo con grande gioia il riconoscimento alla Disney e a Frozen, forse la pellicola migliore che la grande D abbia prodotto negli ultimi quindici anni (Pixar esclusa, ovviamente). 
MIGLIOR FILM STRANIERO

La vita di Adele (Francia)
La grande bellezza (Italia) - WINNER
Il sospetto (Danimarca)
Il passato (Iran)
The Wind Rises (Giappone)
Ed ecco la notizia del giorno: il Cinema italiano torna sulla cresta dell'onda grazie allo splendido La grande bellezza, giustamente riconosciuto anche nel mondo nonostante da queste parti gli avrei preferito un omaggio al Maestro Miyazaki o ancor di più il meraviglioso Il sospetto. Ma sono contento comunque.
MIGLIOR ATTORE DRAMMATICO (SERIE TV)

Bryan Cranston, Breaking Bad - WINNER
Liev Schreiber, Ray Donovan
Michael Sheen, Masters of Sex
Kevin Spacey, House of Cards
James Spader, The Blacklist
Dico solo tre parole magiche: Walter White rules.
MIGLIOR ATTORE (MINISERIE)

Matt Damon, Behind the Candelabra
Michael Douglas, Behind the Candelabra - WINNER
Chiwetel Ejiofor, Dancing on the Edge
Idris Elba, Luther
Al Pacino, Phil Spector
Vittoria annunciatissima ma più che giusta: Douglas nei panni di Liberace ha regalato l'interpretazione di una vita.
MIGLIORE ATTRICE (MINISERIE)

Helena Bonham Carter, Burton and Taylor
Rebecca Ferguson, The White Queen
Jessica Lange, American Horror Story: Coven
Helen Mirren, Phil Spector
Elisabeth Moss, Top of the Lake - WINNER
Sono clamorosamente a secco di tutti i titoli della cinquina, dunque non mi pronuncio e accetto il verdetto.
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

Sally Hawkins, Blue Jasmine
Jennifer Lawrence, American Hustle - WINNER
Lupita Nyong'o, 12 Years a Slave
Julia Roberts, August Osage County
June Squibb, Nebraska
Di nuovo tre parole magiche: Jennifer Lawrence rules.
MIGLIOR ATTRICE (SERIE TV DRAMMATICHE)

Julianna Margulies, The Good Wife
Tatiana Maslany, Orphan Black
Taylor Schilling, Orange is the New Black
Kerry Washington, Scandal
Robin Wright, House of Cards - WINNER
Vale il discorso fatto per la migliore attrice per le miniserie: i titoli mancano all'appello, ma apprezzo la scelta della sempre bellissima Robin Wright.
MIGLIOR SERIE TV (COMMEDIA)

The Big Bang Theory
Brooklyn Nine-Nine - WINNER
Girls
Modern Family
Parks and Recreation
Di nuovo una cinquina della quale non so nulla: apprezzo comunque la scelta di un ricambio rispetto alla pluripremiata Modern Family, trionfatrice delle ultime edizioni.
MIGLIOR MINISERIE TV

American Horror Story: Coven
Behind the Candelabra - WINNER
Dancing on the Edge
Top of the Lake
The White Queen
Meritato premio per Behind the candelabra, una delle cose migliori prodotte per il piccolo schermo nel 2013: grande cast, grande storia, grande ricostruzione. Il miglior Soderbergh di sempre.
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE

Atlas - The Hunger Games: Catching Fire
Let It Go - Frozen
Ordinary Love - Mandela: Long Walk to Freedom - WINNER
Please Mr. Kennedy - Inside Llewyn Davis
Sweeter Than Fiction - One Chance
Vittoria più che scontata per i sempre più detestabili U2, che malgrado la loro importanza per la storia del rock avrei visto molto più goduriosamente come perdenti illustri.
MIGLIOR ATTORE (SERIE TV COMMEDIA)


Jason Bateman, Arrested
Don Cheadle, House of Lies
Michael J. Fox, The Michael J. Fox Show
Jim Parsons, The Big Bang Theory
Andy Samberg, Brooklyn Nine-Nine - WINNER

Anche in questo caso sono a secco, ma a scatola chiusa avrei premiato il mitico Michael J. Fox, in memoria dei gloriosi anni ottanta. Peccato.
MIGLIOR ATTRICE (SERIE TV COMMEDIA)


Zooey Deschanel, New Girl
Edie Falco, Nurse Jackie
Lena Dunham, Girls
Julia Louis Dreyfus, Veep
Amy Poehler, Parks and Recreation - WINNER

In questo caso nebbia più che totale. Avrebbero potuto premiare anche Pippo, Pluto e Paperino, e non me ne sarei accorto.
MIGLIOR COLONNA SONORA


All Is Lost - WINNER
Mandela: Long Walk to Freedom
Gravity
The Book Thief
12 Years a Slave

Ho già visto All is lost - ma ne parlerò in prossimità dell'uscita italiana, ad inizio febbraio - ma non ricordo assolutamente nulla della colonna sonora, concentrato come sono stato sulla regia e lo script, davvero ottimi. Comunque, ben venga almeno un riconoscimento per il coraggioso tentativo di J. C. Chandor.
MIGLIOR SCENEGGIATURA


Spike Jonze, Her - WINNER
Bob Nelson, Nebraska
Jeff Pope and Steve Coogan, Philomena
John Ridley, 12 Years a Slave
David O. Russell and Eric Singer Warren, American Hustle

Altro premio per il quale sono stato davvero molto felice: Jonze, con tutti i suoi squilibri ed incostanze, resta un nome di riferimento per il panorama indie USA, dunque ben venga il Globe per lui, alla facciazza di Philomena e soci.
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (SERIE TV)


Jacqueline Bisset, Dancing on the Edge - WINNER
Janet McTeer, The White Queen
Hayden Panattiere, Nashville
Monica Potter, Parenthood
Sofia Vergara, Modern Family

Altro premio che in casa Ford riscuoteva interesse pari a zero, e che snobbo con grande eleganza.
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (SERIE TV)


Josh Charles, The Good Wife
Rob Lowe, Behind the Candelabra
Aaron Paul, Breaking Bad
Corey Stoll, House of Cards
Jon Voight, Ray Donovan - WINNER

Per quanto possa essere felice per il vecchio leone Jon Voight - che pare sia fenomenale in Ray Donovan -, avrei voluto veder premiato il mio compare yo yo Aaron Paul, per completare il trionfo di Breaking Bad. Peccato. Ma è un piccolo scotto per un'edizione dei Globes che mi ha molto soddisfatto.


MrFord
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