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martedì 13 dicembre 2016

Snowden (Oliver Stone, Francia/Germania/USA, 2016, 134')




Oliver Stone è un regista che non passa inosservato: nel corso della sua lunga carriera, mi è capitato di ammirarlo e detestarlo, passare da visioni di grande potenza - JFK, Salvador, Talk Radio - ad altre pessime - World Trade Center -, da quelle sopravvalutate - Platoon - a quelle sottovalutate - Alexander -, e difficilmente sono rimasto indifferente al suo lavoro.
Curioso, dunque, che mi trovi a parlare in modo completamente diverso della sua ultima fatica, Snowden, incentrato sulla figura dell'ex analista CIA divenuto "persona non gradita" agli States dopo aver rivelato l'approccio invasivo dell'NSA rispetto non solo ai sospetti terroristi, ma anche agli abitanti degli USA: perchè Snowden, senza dubbio realizzato con grande perizia, è uno dei film più freddi e meno coinvolgenti che abbia visto nel corso di questa stagione, sicuramente troppo lungo e troppo legato ai tecnicismi da sorveglianza di rete per smuovere qualcosa nel pubblico, non brutto o poco centrato ma incapace di lasciare un segno vero in chi lo guarda.
Fortunatamente per Stone, però, a dare una grossa mano ad un lavoro sicuramente algido - talmente algido che, più che al focoso Oliviero, mi ha fatto pensare al Danny Boyle degli ultimi anni - e poco coinvolgente giunge non tanto una Shailene Woodley pronta a mostrare le sue carte - apprezzate, direi -, quanto la figura stessa del reale Ed Snowden e le riflessioni che la sua storia suscitano: di fatto, agli occhi della Legge e per correttezza, è giusto affermare che l'ex tecnico NSA e CIA sia colpevole, e meriti a tutti gli effetti di essere giudicato per quello che ha scelto di fare.
Di contro, per quanto non mi freghi nulla di essere spiato attraverso la webcam o che qualcuno dall'altra parte del mondo legga i miei messaggi, la scelta di Ed Snowden - e in questo caso, curioso che il momento migliore della pellicola risulti la carrellata di foto reali inserite in coda al film - di rendere pubblico l'approccio decisamente aggressivo e contro il concetto di Libertà - di pensiero, politica e chi più ne ha più ne metta - ancora prima che rispetto a quello di privacy degli organi di controllo USA risulta non solo coraggiosa, ma umana e sinceramente da ammirare.
Ovviamente non viviamo nel mondo delle favole, e purtroppo cose di questo tipo avverranno sempre e comunque, come in modi e misure differenti è sempre stato quando il Potere si è misurato con la gente comune, eppure trovo la decisione di mettersi al di sopra delle parti dello stesso Potere ignorando qualsiasi norma di convivenza civile e democrazia sia scandaloso, ed in una certa misura possa giustificare chiunque a trasgredire la Legge per fare il suo interesse.
Un pò come se, credendomi la CIA ed avendo la prospettiva di essere disoccupato a partire da gennaio io decidessi di rapinare una banca e lo facessi passare come una cosa necessaria: peccato che le cose non funzionino proprio così.
E peccato che, tutto questo interesse, non lo susciti il film - che, ribadisco, è assai ben confezionato - di Stone, quanto la reale vicenda del suo protagonista: considerato lo spirito "contro" del vecchio Oliver, mi sarei aspettato decisamente più di una fredda cronaca.
Non fosse, comunque, che per conoscere una figura controversa e fondamentale come quella dell'analista interpretato - forse, anche in questo caso, un pò troppo freddamente - da Joseph Gordon Levitt, una visione appare quantomeno consigliata: che siate da una parte o dall'altra della barricata, il pensiero di cosa possa essere giusto, oppure no, vi attraverserà senza alcun dubbio.
Ed in questi casi, sicurezza o Libertà, non va sottovalutata neppure la più impercettibile delle sfumature.




MrFord




 

giovedì 17 dicembre 2015

The walk

Regia: Robert Zemeckis
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 123'







La trama (con parole mie): Philippe Petit, funambolo ed acrobata autodidatta, alle spalle un'infanzia ed un'adolescenza travagliate e ben poco legate alle regole, si innamora del progetto ancora in corso d'opera del WTC a New York, e decide che un giorno o l'altro organizzerà un piano che gli permetterà di tendere il suo cavo tra le Torri Gemelle.
Allenamento dopo allenamento, e dopo aver osato un'impresa preparatoria simile tra i campanili di Notre Dame a Parigi, Petit organizza una squadra di fidati compagni e vola nella Grande Mela, pronto a realizzare, nonostante le apparenti difficoltà, l'impresa.
Il mattino del sette agosto settantaquattro l'allora neppure trentenne funambolo vinse una sfida che, ad oggi, resta ancora unica ed ineguagliata.












A Robert Zemeckis sarò grato, in quanto cinefilo accanito, a vita: la trilogia di Ritorno al futuro, All'inseguimento della pietra verde, l'episodio più interessante di Storie incredibili, Chi ha incastrato Roger Rabbit?, La morte ti fa bella hanno segnato la mia infanzia ed adolescenza, così come, in tempi più recenti, ho amato nonostante retorica e furberia Forrest Gump e Cast Away, forse l'ultimo film davvero interessante firmato dal regista.
Sono grato anche che al mondo esistano folli totali come Philippe Petit, anarchici ed appassionati, amanti della vita nonostante, o forse proprio per questo, si ostinino a rischiarla come se fosse la cosa più normale del mondo: l'impresa del funambolo francese, datata sette agosto settantaquattro, è stata qualcosa di assolutamente epico, completamente fuori di testa eppure magica come poche altre.
Ricordo bene, infatti, l'effetto che mi fece stare di fronte a quelle due torri assolutamente enormi, quasi incredibili, quando nel lontano ottobre del novantaquattro - vent'anni dopo, giorno più, giorno meno, del momento di gloria di Petit - rimasi esterrefatto ai loro piedi: per chi non ha avuto la fortuna di provare quella sensazione, posso dirvi che erano davvero qualcosa di straordinario, e pensare che un ragazzo di neppure trent'anni, mosso solamente dalla passione ed aiutato da un manipolo di amici folli quanto lui, avesse passeggiato per oltre quaranta minuti su un cavo tirato tra i due colossi di acciaio e cemento sfiora davvero la fantascienza.
Eppure è successo. E' documentato. E raccontato splendidamente da Man on wire, che James Marsch diresse qualche anno fa raccontando i fatti, puri e semplici, che portarono a quell'evento.
E qui torniamo a Robert Zemeckis: perchè, da buon americano - e tutti voi che passate a farvi qualche drink da queste parti ben sapete quanto il sottoscritto li ami -, il vecchio Robert proprio non resiste a voler imbastire la storia nel peggiore dei modi a stelle e strisce per almeno tre quarti di pellicola.
Con lui Joseph Gordon-Levitt, attore da sempre benvoluto da queste parti che pare impegnarsi più nell'impresa di risultare irritante tanto da scatenare le più violente bottigliate che non nel risultare credibile nel ruolo di Petit.
Un vero peccato, dunque, perchè quella che è stata ed è, di fatto, un'impresa mitica diventa, per un'ora e mezza secca - ovvero, minuto più, minuto meno, fino al primo passo sul cavo tra le due Torri Gemelle di Levitt/Petit -, un vero e proprio supplizio per lo spettatore, un cocktail letale di noia, irritanti mossette da artista di strada hipster e situazioni che paiono Amelie rivisitata in peggio - e già si parte da un mood per nulla nelle mie corde, tanto per intenderci -.
A salvare dalla catastrofe Zemeckis e soci, una mezzora finale davvero da urlo, illuminata da una resa della camminata sul cavo in grado di mettere i brividi non solo a chi - come questo vecchio cowboy - patisce e non poco l'altezza, ma al pubblico tutto, di fatto trasformando la magia di ogni passo del suo protagonista in una sorta di thriller serratissimo: e proprio per questo, forse, il desiderio di punire con le bottigliate delle grandi occasioni The walk è ancora più sentito, considerata la potenza della parte finale giunta sullo schermo dopo tre quarti di pellicola da buttare dritta nel cesso prima di tirare lo sciacquone il più in fretta possibile, evitando di pensare ancora al doppio utilizzo dei termini in inglese e francese di Levitt o al maestro di circo interpretato da Ben Kingsley, che è sulla buona strada per diventare uno dei vecchi leoni più invisi in casa Ford.
Un'occasione clamorosamente sprecata, dunque, che non rende assolutamente giustizia agli eventi che l'hanno ispirata - fatta eccezione, per l'appunto, della chiusura - e che fa rimpiangere Man on wire, l'incoscienza magica di Philippe Petit e quelle due Torri così enormi che quasi non parevano vere.
Ma lo sono state, eccome.





MrFord





"Now I'm walking on sunshine, whoa
I'm walking on sunshine, whoa
I'm walking on sunshine, whoa
and don't it feel good
hey, all right now
and don't it feel good
hey, yeah."
Katrina and The Waves - "Walking on sunshine" - 






giovedì 22 ottobre 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): prosegue la corsa di avvicinamento alla fine dell'anno con un'altra settimana ricca di proposte potenzialmente interessanti firmate da registi potenzialmente interessanti, del solito inutile Cinema italiano e del solito, irritante Cannibal Kid, co-conduttore di questa rubrica nonchè mia nemesi.
Riusciremo ad essere il più in disaccordo possibile anche questa settimana?
Speriamo proprio di sì.

"Piuttosto che spararmi un film suggerito da Cannibal, mi butto di sotto."
Crimson Peak

"Vieni qui, cara, sono pronto a dissanguarti: sarà comunque più rassicurante che tra le braccia di Peppa Kid."
Cannibal dice: Grande, grandissima incognita della settimana. Mr. Ford non ne capisce nulla di cinema?
No, quella è una certezza di tutte le settimane. L'incognità è rappresentata da Crimson Peak, nuovo horror gotico di Guillermo Del Toro, regista che ho sempre considerato sopravvalutatissimo. Dopo il pessimo Pacific Rim avrà tirato fuori qualcosa di se non altro guardabile?
L'ottimo cast formato da Jessica Chastain, Mia Wasikowska, Charlie Hunnam e Tom Hiddleston suggerisce di sì.
Ford dice: incognita totale.
Del Toro mi è sempre piaciuto, che si parli dei più che discreti Hellboy o dell'ottimo Il labirinto del fauno.
Pacific Rim, dal canto suo, si è rivelato una mezza delusione, dunque i dubbi a proposito di questo titolo - che, a giudicare dal trailer, se non fosse stato firmato dal buon Guillermo non avrei neppure preso in considerazione, avrei bellamente saltato - sono molti.
Speriamo possano essere fugati e soprattutto mettere a tacere Cannibal Kid, che quest'anno è tornato ai minimi storici per quanto riguarda il gusto cinematografico.



The Walk

"Vedi, l'idea è quella di far camminare Cannibal sul filo, e poi farlo cadere di sotto."
Cannibal dice: Sarò sempre grato a Robert Zemeckis per averci regalato uno dei film più mitici di sempre, Ritorno al futuro, ma un po' mi starà sempre sulle balle per averci anche offerto una delle pellicole più paracule di sempre, Forrest Gump. Questo nuovo The Walk che parla del funambolo Philippe Petit interpretato dalla garanzia Joseph Gordon-Levitt cammina, proprio come il suo protagonista, in bilico tra grande film e grande ruffianata.
Sempre meglio di Ford, comunque, le cui visioni oscillano per lo più tra porcherie action e porcherie finto autoriali.
Ford dice: Zemeckis merita sempre e comunque un certo rispetto, non fosse altro che per aver creato Ritorno al futuro. Eppure continuo a pensare che, piuttosto che lanciarsi in una visione di questo tipo, sia meglio recuperare l'ottimo documentario Across a wire legato alla reale vicenda di Philippe Petit.



Dheepan - Una nuova vita

"Cavolo, ne scrive di stronzate, questo Cannibal Kid!"
Cannibal dice: Il precedente lavoro del regista francese Jacques Audiard si era aggiudicato addirittura il prestigiosissimo titolo di film dell'anno di Pensieri Cannibali nel 2012. Attendo quindi con grande curiosità questo suo nuovo Dheepan, per altro vincitore della Palma d'Oro all'ultimo Festival di Cannes, che sarà un riconoscimento meno importante del Cannibal Award, me ne rendo conto, ma comunque non è proprio da buttar via. Non è mica un Ford Award.
Ford dice: al contrario di Peppa Kid, Audiard non sbaglia un colpo. Dunque, nonostante la Palma d'oro ricevuta all'ultimo Cannes, questo Dheepan finisce per risultare a man bassa il film da seguire della settimana.
Un po' come White Russian, che per gli intenditori di Cinema è da seguire decisamente più del suo blog antagonista Pensieri Cannibali.




Dark Places - Nei luoghi oscuri

"Caro Cannibal, ho messo la t-shirt del gruppo preferito di Ford perchè è lui il mio vero guru."
Cannibal dice: Nei luoghi oscuri mi capita di farci una visita al giorno.
No, non mi riferisco al bagno quando vado a fare la cacca, ma a WhiteRussian...
Che poi è un po' un'esperienza molto simile uahahah.
Sono già stato anche nei luoghi oscuri di questo thriller con Charlize Theron tratto da un romanzo di Gillian Flynn, l'autrice di L'amore bugiardo - Gone Girl, quindi nei prossimi giorni toccherà visitarli anche a voi, grazie alla mia recensione del film.
Ford dice: i miei luoghi oscuri preferisco non stuzzicarli, mentre adoro stuzzicare il Cannibale e spero vivamente che questo film possa dividerci come si conviene e segnare un altro punto a favore della rivalità più accesa del web cinefilo, che nel corso di questo duemilaquindici ha conosciuto una vera e propria seconda primavera.



Io che amo solo te

"Prendiamo un solo Cannibal, grazie: già così è abbastanza indigesto."
Cannibal dice: Commedia romantica con Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti che cerca di risollevare gli incassi di un cinema italiano commerciale sempre più in crisi, reduce pure dal flop del recente Poli opposti. Questo film andrà meglio ma, soprattutto, ce ne frega qualcosa?
Io spero vada bene, perché ho già il sequel pronto: Io che odio solo te, con me e Ford.
Ford dice: a parte il sequel Io odio solo te, con me e Cannibal, credo che a nessuno sano di mente possa interessare questa roba.



Game Therapy

"Scappiamo, arrivano Cannibal e Ford!"
Cannibal dice: Pellicola italiana dedicata al mondo dei videogiochi con protagonisti due star del web. Cannibal Kid e Mr. Ford?
Purtroppo no. Si tratta di Favij e Clapis. Devo ammettere di non conoscerli ma, da questo trailer che puzza di amatorialità lontana un miglio, direi che sono tutto fuorché degli attori. A questo punto un film con me e Ford potrebbe davvero uscire meglio. Se non altro ci sarebbe un maggiore spargimento di sangue.
Ford dice: ho visto il trailer di questa porcheria. E mi sono profondamente pentito.
Figurarsi cosa accadrebbe con l'intero film.



Sei tutto quello che voglio

"Mi dispiace, ma non sei abbastanza teen per leggere Pensieri Cannibali."
Cannibal dice: A proposito di film amatoriali italiani... eccone un altro. E due pellicole del genere nella stessa settimana sono come due post di WhiteRussian nello stesso giorno: un evento tragico presagio di un'imminente Apocalisse.
Ford dice: tutto quello che voglio è un mondo libero dal pessimo Cinema italiano. E da Pensieri Cannibali.



Ed Sheeran - Jumpers for Goalposts

"Caro Cannibal, ora ti scasso la chitarra in testa e tutti a casa."
Cannibal dice: Cinedocumentario dedicato al rosso Ed Sheeran, cantautorino che non mi dispiace nemmeno troppo, non fosse che ogni volta che lo ascolto mi fa venire sonno. Proprio come i cantautorini tanto amati da Ford.
Ford dice: Ed Sheeran mi sta simpatico. Ma non abbastanza da schiaffarmi un intero documentario sulla sua vita.
Cannibal, invece, potrebbe essere un ottimo soggetto per un documentario girato dal sottoscritto e dedicato al mondo del wrestling lottato. Come vittima sacrificale.



The Wolfpack

"Sembriamo scemi più di Ford e Cannibal, conciati così!"
Cannibal dice: Documentario che racconta una singolare storia un po' alla Kynodontas, solo che a quanto pare è successa per davvero. Non fosse che il documentario è un genere troppo fordiano per i miei gusti, quasi quasi gli darei una possibilità.
Ford dice: se non fosse che, probabilmente, questo documentario finirà per essere introvabile sia in rete che in sala, una visione l'avrei concessa anche volentieri.



La bugia bianca

"Cannibal, ti devo confessare una cosa: hai presente tutte le volte in cui ti ho detto che ne capivi di Cinema? Mentivo spudoratamente."

Cannibal dice: Pellicola che ritorna sul tema della guerra nell'ex Jugoslavia. Una white lie seriosa e impegnata che lascio volentieri alla visione del serioso e (pseudo) impegnato WhiteRussian.
Ford dice: non potrei mai mentire a proposito del mio antagonista Cannibal Kid. Di Cinema non capisce davvero un cazzo di niente. Ahahahahahah!


sabato 8 novembre 2014

10 cose che odio di te

Regia: Gil Junger
Origine: USA
Anno: 1999
Durata: 97'




La trama (con parole mie): Cameron, appena giunto in una nuova scuola, viene guidato dal solerte Michael nella scoperta dei numerosi gruppi più o meno cool dell'ambiente. Innamoratosi perdutamente di Bianca, una studentessa del secondo anno, il ragazzo cercherà in tutti i modi non solo di guadagnarsi un'uscita con lei, ma anche di avere le sue attenzioni, fino a quel momento indirizzate all'aspirante modello Joey. 
Perchè il tutto possa realizzarsi, però, Cameron dovrà fare in modo di sistemare Kat, sorella maggiore di Bianca nonchè spauracchio di tutti gli appartenenti al sesso maschile - e non solo - dell'istituto, aggirando in questo modo la regola del padre delle ragazze che prevede un'uscita soltanto in doppia coppia: il candidato ideale che possa condurlo al successo pare essere Patrick, che la maggior parte degli studenti evitano e temono a causa della sua fama di delinquente.
Cosa accadrà quando le coppie tenteranno di formarsi?








Questi sono i post peggiori da scrivere.
Senza alcuna ombra di dubbio.
Quelli che, se non fosse che aggiornare il blog ogni giorno parlando di ogni singola pellicola che passa su questi schermi riesce a regalarmi soddisfazione, non mi sognerei neppure di recensire.
Quelli non abbastanza da farmi abbandonare al trasporto, positivo o negativo che sia.
Quelli non abbastanza in assoluto.
10 cose che odio di te, giunto da queste parti "grazie" al mio antagonista Cannibal Kid, è una vera schifezza per adolescenti buona giusto per i pomeriggi - e neppure le sere, badate bene - da rete Mediaset in pieno weekend da penuria di ascolti.
Una robetta anni novanta fino al midollo che, se non fosse per il futuro astro nascente Joseph Gordon Levitt ed il compianto Heath Ledger finirei per descrivere in una manciata di parole non troppo tenere, avendo passato da un bel pezzo l'adolescenza e non trovando nulla che possa permettere al lavoro di tale Gil Junger di essere ricordato.
Una compilation di stereotipi e favolette trite e ritrite condita giusto da un paio di battute meglio riuscite delle altre - quella del "Mi ha baciato!" "Dove?" "In macchina" è stata, lo ammetto, carina - in grado appena di soddisfare lo standard delle tredicenni di una quindicina di anni or sono, e che ora, forse, potrebbe riuscire a risultare sopportabile per gli studenti delle elementari, anche se non ci metterei la mano sul fuoco.
Una sceneggiatura ridicola fa da cornice al classico filmetto di cassetta buono per una parte del cast come trampolino per ingaggi più interessanti - oltre ai già citati Levitt e Ledger, ci sta tutta anche Julia Stiles -, che cerca di rifarsi ai modelli figli degli anni ottanta senza riuscire neanche alla lontana a raggiungerli, e che solo robuste dosi di alcool permettono di sopportare fino alla fine senza manifestare un desiderio quasi incontrollabile di alzarsi dalla poltrona e fare una capatina in bagno o in cucina per prendere il cibo regalandosi una pausa che possa durare quanto più possibile senza per questo sognarsi di mettere in pausa la pellicola.
Imbarazzanti dunque le situazioni, agghiaccianti i protagonisti ed incolori e già note le loro storie, terribili le scene scult - Heath Ledger che canta per Julia Stiles a bordo campo ha rischiato di compromettere la mia sanità mentale -: l'unica scusante è che, probabilmente, l'effetto che questa merdina riesce a fare è lo stesso che i film di genere - molto di genere, anzi - producono nei non avvezzi allo stesso.
Peccato che le fan di questo tipo di pellicole siano con ogni probabilità ragazzine intorno ai dodici anni che con il Cinema non hanno niente a che spartire.
Un pò come 10 cose che odio di te, che sarebbe un miracolo associare alla settima arte anche solo per una di esse.




MrFord



"Cruel to be kind, in the right measure
cruel to be kind, it's a very good sign
cruel to be kind, means that I love you
baby, you gotta be cruel to be kind."
Letters to Cleo - "Cruel to be kind" -



mercoledì 8 ottobre 2014

Sin City - Una donna per cui uccidere

Regia: Robert Rodriguez, Frank Miller
Origine: USA
Anno:
2014
Durata:
102'




La trama (con parole mie): a Sin City le cose non vanno mai per il verso giusto, e anche quando ci vanno, state pur certi che qualcosa finirà per andare storto. E mentre Marv, tra uno scontro e l'altro, osserva Nancy dimenarsi sulla pista, Johnny, giocatore d'azzardo dal talento sopraffino progetta di mettere all'angolo Roark, conscio che la posta in gioco sia ben più alta di qualche pigna di fiches.
E intanto Dwight, pronto a lottare contro i suoi demoni così come contro le ingiustizie, finisce per cadere nella trappola della donna che ha sconvolto la sua vita ed il cuore, Ava, pronta a manovrarlo come un burattino per poi sbarazzarsi di lui.
Ma la vendetta è un piatto che va gustato freddo, e sanguinolento: e così come Dwight stesso risorgerà dalle sue ceneri per togliere di mezzo l'amore della sua vita, Nancy si ispirerà ai ricordi di Hartigan per chiudere i conti con il passato ed il Potere.
Con l'aiuto sempre ben accetto di Marv.






Ricordo, anche se vagamente, il periodo in cui uscì il primo Sin City.
Probabilmente, ai tempi, la speranza dei distributori - e di Frank Miller, che tra graphic novels e diritti cinematografici dev'essersi fatto dei bei soldi - era quella di cavalcare l'onda del successo di Kill Bill e della moda tarantiniana mai davvero passata per dare origine ad un nuovo fenomeno di massa, sfruttando anche soluzioni visive ai tempi per certi versi innovative.
Ricordo anche - e molto meno vagamente del resto - che la visione mi lasciò parecchio indifferente, e che, oltre a non rendere giustizia alle pagine del fumetto, mi parve priva del carattere necessario per assurgere al ruolo di cult: le idee c'erano, il cast anche, eppure l'intera operazione pareva decisamente posticcia, senza dubbio lontana anni luce da cose enormi come Pulp fiction, tanto per rimanere in tema di sesso, violenza e turpiloquio.
Da allora sono passati quasi dieci anni, e onestamente, di un sequel di Sin City non sentiva l'esigenza praticamente nessuno: certo, il cast è stato rinnovato alla grande - soprattutto dal punto di vista femminile, dalla vecchia conoscenza Jessica Alba alla mia favorita Rosario Dawson, che nonostante un pò di vistoso inquartamento fa ancora una figura decisamente notevole, passando per una Eva Green che, non doma del recente sequel altrettanto inutile di 300 mostra generosamente le generose tette per gran parte del suo minutaggio on screen -, l'utilizzo di personaggi in piena rampa di lancio come Gordon-Levitt o vecchie glorie mai dome come Powers Boothe funziona, il fascino dell'hard boiled e delle scelte visive resta, eppure il tutto risulta ancora più inutile e posticcio di quanto non risultasse nei primi Anni Zero.
Nonostante, però, un ritmo decisamente lento e la sensazione che la visione non dia e non tolga assolutamente nulla, quasi come se non esistesse, rispetto al percorso di uno spettatore, non me la sento di volere male a questo film quanto ad altre schifezze che mi è capitato di dover sopportare di recente: certo, è una bieca operazione commerciale - peraltro naufragata, a quanto pare dai primi risultati al botteghino -, non ha alcuna carta in regola per essere in qualche modo ricordato in futuro, è piuttosto sonnolento e slegato nella narrazione - capisco le storie ad incastro, ma decidere di optare per due tronconi quasi distinti funziona proprio male, dal punto di vista della sceneggiatura e dei tempi -, ma a suo modo è quasi innocuo, un giocattolone di serie b finto autoriale buono giusto come fosse una lettura estiva, di quelle che si fanno senza preoccuparsi troppo di chi potrebbe vederci dedicare loro del tempo sotto l'ombrellone, o una bellezza mozzafiato pronta a catturare l'attenzione di qualsiasi maschio presente mantenendo la coscienza di non ricordare nessuno di loro almeno quanto loro non ricorderanno il viso di lei.
Del resto, penso che nessuno tra gli ometti che hanno approcciato quest'ultimo lavoro della premiata - ma neppure troppo - ditta Rodriguez/Miller si sia concentrato troppo sul viso ormai almeno in parte segnato dall'età di Eva Green, distratti non tanto dagli occhi resi smeraldo sul bianco e nero quanto da una delle coppie di tette forse più importanti del panorama cinematografico attuale - anche se Rosario Dawson, in questo caso, avrebbe da dire la sua, senza citare Jennifer Lawrence -.
Sin City - questo secondo capitolo anche più del primo - è un pò così, come quei porno che si guardano quando si ha voglia di sfogarsi un pò e poi finiscono nel dimenticatoio senza neppure passare dal via.
Del resto, se città del peccato deve essere, una sveltina - anche se cinematografica - non scandalizzerà certo nessuno.



MrFord



"Every damn time I walk through that door,
it's the same damn thing
That bitch bends over, 
and I forget my name - ow!"
Kiss - "Domino" - 




sabato 28 dicembre 2013

Ford Awards 2013: i film (N°40-31)

La trama (con parole mie): ed eccoci giunti alla classifica delle classifiche, il premio più importante dei Ford Awards, quello dedicato al meglio uscito in sala dal primo di gennaio ad oggi che sia passato su questi schermi. Iniziamo con le posizioni più basse - ma non per questo meno meritevoli - della classifica, che a mio parere rispetto alle corrispettive dello scorso anno riescono ad avere qualcosa in più, tanto da costringermi a tagliare dalla scelta finale perfino titoli action che in tempi più magri avrebbero fatto certamente la loro porca figura.


N°40: NO - I GIORNI DELL'ARCOBALENO di PABLO LARRAIN


Alle spalle il deludente - almeno per il sottoscritto - Tony Manero ed il troppo autoriale Post mortem Pablo Larrain firma una pellicola di grande importanza sociale, una lezione che gli abitanti del Cile soggiogato da Pinochet diedero al loro dittatore attraverso l'assolutamente democratica via del voto.
Un gioiellino emozionante e visivamente vintage che ho apprezzato anche grazie a più di un pensiero rivolto alla situazione politica - disastrosa - italiana, nella speranza che un giorno o le cose possano cambiare anche per noi.

N°39: ANNA KARENINA di JOE WRIGHT


Joe Wright, che tempo fa era riuscito a colpirmi al cuore con l'ottimo Espiazione, torna in sala con un lavoro tecnicamente incredibile, bellissimo per gli occhi seppur decisamente freddo dal punto di vista delle emozioni: un titolo, comunque, che sarebbe stato davvero difficile non premiare con un inserimento nella top 40, non fosse altro per la sopraffina messa in scena a metà tra il Teatro e l'estetica di Baz Luhrmann.

N°38: NOW YOU SEE ME di LOUIS LETERRIER


Divertissement realizzato benissimo nonchè una delle sorprese più piacevoli della scorsa estate, questo giocattolone che ricorda il gusto per l'illusione di cult decisamente più autoriali come The prestige ha incontrato il favore di Julez, che sicuramente l'avrebbe posto in posizioni più alte in questa classifica facendo scendere, al contrario, qualcuno dei titoli sponsorizzati dal sottoscritto.
Promosso, comunque, come intrattenimento intelligente, e a dispetto della posizione, anche dalla metà più tamarra dei Ford.

N°37: LA MIGLIORE OFFERTA di GIUSEPPE TORNATORE


Sopresa in positivo, questo La migliore offerta, che ha rilanciato ai miei occhi uno dei registi italiani più sopravvalutati di sempre, Giuseppe Tornatore, e che lego al ricordo di uno dei primi giorni passati interamente da solo con il Fordino, che per l'occasione fu ancora più bravo del solito e mi tenne compagnia in una visione emozionante ed a suo modo magica, come raramente riescono a concederne, soprattutto di recente, i prodotti nostrani.



Altra posizione, ed altra più che piacevole sorpresa: considerata la presenza di Nicholas Cage mi sarei aspettato una tamarrata da competizione e di basso livello, e invece il risultato del lavoro di Scott Walker è un ottimo thriller ispirato alla vera storia di uno dei più feroci serial killer del Nord America, responsabile di un numero imprecisato di uccisioni nell'Alaska degli anni ottanta. Finale da brividi ed una Vanessa Hudgens splendida in versione dark, nonchè bravissima.

N°35: GRAVITY di ALFONSO CUARON


Così come per Anna Karenina, l'attesissimo Gravity di Alfonso Cuaron, deludente dal punto di vista di trama ed emozioni, è risultato talmente strabiliante tecnicamente da rendere impossibile una sua esclusione dalla classifica finale dei migliori film usciti in sala: il buon Alfonso, che aveva già lasciato a bocca aperta con il meraviglioso I figli degli uomini - in quel caso anche a livello emotivo -, confeziona una meraviglia registica come raramente se ne sono viste negli ultimi dodici mesi, con piani sequenza da capogiro ed una maestria con la macchina da presa praticamente unica.

N°34: CANI SCIOLTI di BALTHAZAR KORMAKUR


Non poteva mancare, nella classifica fordiana con il best del duemilatredici, qualche tamarrata come si deve nel classico stile Expendables: il nuovo lavoro di Kormakur, che già mi aveva ben disposto con Contraband, è una vera chicca in pieno stile Lansdale con due protagonisti in grande spolvero - soprattutto il Denzellone -, sparatorie, azione, battutacce da cameratismo e amicizia virile e chi più ne ha, più ne metta.
Insomma, una vera manna per gentaglia come me.

N°33: DON JON di JOSEPH GORDON LEVITT


L'esordio dietro la macchina da presa del già lanciato come attore Joseph Gordon Levitt, seppure acerbo, è un divertente e profondo excursus nella commedia romantica in grado di prendere abilmente per il culo il genere senza per questo risultare sguaiato, oltre che un ritratto davvero niente male del triangolo Uomo/Donna/Porno.
Se le premesse sono queste, il futuro anche registico del ragazzo sarà decisamente luminoso.

N°32: STAND UP GUYS - UOMINI DI PAROLA di FISHER STEVENS


Seconda, vera fordata di questa decina, questo Stand up guys, versione old school ancora più old school degli Expendables, è una chicca riuscita a far breccia perfino nel cuore di quel pusillanime del Cannibale, che è stato in grado non solo di sopportarlo, ma di giudicarlo perfino discreto.
Cast delle grandi occasioni, amicizia virile, onore d'altri tempi ed una profondità stemperata da una signorile abilità di prendersi molto, molto per il culo: e neppure il Tempo viene risparmiato.

N°31: THE CONJURING - L'EVOCAZIONE di JAMES WAN




James Wan, che negli anni scorsi era incorso spesso e volentieri nelle peggiori bottigliate by Ford, sorprende con un vintage horror sicuramente derivativo eppure perfettamente funzionale, nonchè una delle pellicole in grado almeno in parte di fare quello che un horror dovrebbe fare - paura - più interessanti degli ultimi anni.
Tecnica pregevole, costruzione interessante ed almeno un paio di sequenze memorabili rese grandi anche solo grazie ad un battito di mani.

TO BE CONTINUED...


MrFord

martedì 3 dicembre 2013

Don Jon

Regia: Joseph Gordon Levitt
Origine: USA
Anno: 2013
Durata:
90'




La trama (con parole mie): Jon è un giovane italo americano del Jersey tutto palestra, amici, famiglia, chiesa e porno. Questo perchè, nonostante le conquiste, la macchina, la casa, i capelli impomatati e le partite di football non c'è niente che dia più gioia a "Don" del porno.
Neppure il sesso vero e proprio.
Quando, però, in discoteca il ragazzo conosce Barbara, una sventola appariscente e di carattere, le cose cambiano: convinto che tra loro possa nascere qualcosa, Jon inizia una relazione che lo porta progressivamente a rinunciare - o tentare di farlo - a molte delle cose che più gli piacciono, fino a quando sempre il porno non torna a mettere lo zampino nella sua vita di coppia.
Ma proprio quando tutto pare andare a rotoli, una compagna fuori tempo massimo del corso serale finirà per offrire a Don Jon un nuovo punto di vista sulla vita, il sesso e l'amore.





"Tutti gli uomini guardano i porno, e chi dice di non farlo è solo un bugiardo".
Jon è un ragazzo semplice, tutto casa, chiesa, palestra e nottate di fuoco con la prima ragazza rimorchiata in discoteca. Una specie di versione Jersey Shore di Tucker Max.
Eppure, tutto sommato, dice anche la verità.
Non che tutti i maschi adulti passino la giornata incollati allo schermo del computer alla ricerca del video giusto per regalarsi quei cinque minuti "da gentiluomini" capaci di far scivolare via anche una giornata delle peggiori, ma senza dubbio - anche e soprattutto chi afferma di no - tutti i suddetti sognano di poter vivere, almeno una volta ogni tanto, del sesso che possa diventare la rappresentazione effettiva delle fantasie offerte dalla rete - che ormai ha inghiottito qualsiasi rivista, foto e chi più ne ha, più ne metta figlie degli anni settanta e ottanta -.
Il fatto è che quegli stessi video e fantasie finiscono spesso e volentieri per rovinare quello che è il piacere di una sana e goduriosa scopata, perchè di fatto lontani non tanto dagli accadimenti reali - onestamente la stranezza e l'unicità di alcuni incontri supera di gran lunga la fiction - quanto dagli strumenti primari responsabili della vera ed incontrollata eccitazione: la pancia e la testa.
Ma non sono certo qui per sbrodolare teorie sul sesso e l'amore, sull'importanza dell'eccitazione quanto e forse più dell'orgasmo, sulla sensazione unica e quasi predatoria del momento che si avvicina, e della liberazione del lasciarsi andare durante e dopo, con quei sonni così profondi da non poter rischiare di non essere giusti.
Sono qui per una pacca sulla spalla a Joseph Gordon Levitt, giovane attore ormai noto anche al pubblico non solo indie al suo esordio come regista e sceneggiatore di questa curiosa e decisamente interessante commedia romantica: un lavoro sincero, divertente, coinvolgente e decisamente più profondo di quanto non dia ad intendere, intelligente nella sua evoluzione - che corre accanto a quella del protagonista -, sottilmente critico verso un certo tipo di made in USA - dal fare in pieno stile reality show del protagonista alla sua famiglia, dall'agghiacciante personaggio di Barbara cui si adatta perfettamente l'odiosa Scarlett Johansson alla ricerca del successo e della realizzazione da quadretto da spot pubblicitario che sfoga i suoi lati oscuri nell'aggressività repressa - eppure leggero come si conviene a questo tipo di pellicole.
Senza dubbio non ci troveremo di fronte al film dell'anno, ed i difetti e gli angoli da smussare dietro la macchina da presa del buon Joe sono parecchi - primo fra tutti un utilizzo non sempre perfetto del montaggio ed una sceneggiatura a tratti decisamente sbrigativa -, eppure il risultato appare molto incoraggiante, il Nostro finisce per mettere molto cuore in un protagonista la cui evoluzione è frutto proprio del bene che l'autore prova per lo stesso ed il personaggio di Esther, interpretato da una sempre intensa - e più affascinante della succitata Johansson - Julianne Moore risulta non soltanto azzeccato, ma al posto giusto e nel momento giusto.
Ma se i difetti, a volte, possono essere la cartina tornasole giusta per rivelare le potenzialità di un nuovo talento, nel caso di Don Jon trovo sia una sequenza in particolare a mostrare di quale pasta sia fatto anche nel ruolo di regista Gordon Levitt: Jon a tavola con la famiglia rende partecipi i genitori della fine della storia che li aveva resi, pur se in misure diverse, orgogliosi.
Ai rimproveri e agli improperi risponde la sorella minore del protagonista, fino a quel momento vista solo ed esclusivamente impegnarsi sulla tastiera dello smartphone.
Basta una frase, per capire il cuore che questo giovane volto del Cinema USA finisce per mettere nel suo lavoro.
E gli si perdonano i peccati veniali di un esordio in parte acerbo.
Il ragazzo si farà. Senza dubbio.
Non tutto il porno viene per nuocere.



MrFord



"1, 2, 3
now we come to the pay off
it's such a good vibration
it's such a sweet sensation
it's such a good vibration
it's such a sweet sensation."
Marky Mark - "Good vibrations" - 





giovedì 28 novembre 2013

Thursday's child

La trama (con parole mie): nuova settimana di uscite con tanto di tripudio e giubilo del mio rivale ed antagonista, Cannibal Kid per gli amici ed i nemici Katniss, che vedrà approdare in sala il secondo capitolo delle sue avventure su grande schermo.
Roba da teen senza speranza a parte, poco di davvero interessante all'orizzonte, se si esclude la prima avventura da regista di Gordon Levitt: speriamo che tenga fede alle aspettative, perchè altrimenti il rischio di ritrovarsi di fronte all'ennesimo week end da recuperi diventerebbe decisamente alto.

"Dopo aver letto Pensieri cannibali, ho pensato di aprire un blog anche io: in fondo, se l'ha fatto il Cucciolo, possono farlo tutti!"

Hunger Games – La ragazza di fuoco di Jennifer Francis Lawrence


 
Il consiglio di Cannibal: Ford, la tua casa va a fuoco e sì, sono stato io!
Hunger Games – La ragazza di fuoco merita il successo che sta avendo nel mondo e merita di essere visto per un paio di semplici motivi. Nell’ambito del cinema hollywoodiano commerciale e per teen, il primo episodio rappresentava una bella boccata d’aria fresca. Un film basato non tanto su azione ed effetti speciali, quanto una pellicola lenta, riflessiva e persino politica. Ok, non sarà Orwell, ma meglio niente di niente. L’altro motivo è naturalmente lei, la Jennifer Lawrence di fuoco, giovane attrice e giovane donna straordinaria. Le uniche riserve sono sul fatto che si tratta di un secondo episodio ed è pur sempre una saga fantasy commerciale, quindi è difficile aspettarsi un capolavoro, anche considerando che alla regia è stato chiamato il pessimo Francis Lawrence di Constantine e Io sono leggenda, uno che con Jennifer ha in comune solo il cognome, non il talento.
Ford, sappi che ogni parola che dirai contro questo film è un insulto diretto nei confronti della magnifica Jennifer Lawrence. Non sto nemmeno a perdere tempo a prendere le difese di questa saga, perché tanto la mitica Katniss Kid sa farlo da sola ed è pronta a trafiggerti con le sue frecce!
Il consiglio di Ford: Katniss Kid - La ragazza di fuoco
Ed ecco finalmente sugli schermi il secondo capitolo della biografia del Cannibale, interamente girato a Casale e dedicato agli anni bui dell'adolescenza della gracile protagonista.
Non è un film sul passato di Peppa Kid, dite!? Peccato, perchè sarebbe stato sicuramente più interessante del secondo capitolo della saga più sopravvalutata del passato recente nell'ambito teen, una robetta pseudo commerciale che già con il primo film era riuscita a farmi davvero cagare.
Neppure la sempre splendida Jennifer Lawrence potrà risparmiare a questa roba le peggiori delle bottigliate.

"Forza, Katniss Kid, è la tua unica occasione di colpire Ford alle spalle!"

Don Jon di Joseph Gordon-Levitt


Il consiglio di Cannibal: viva Don Jon, abbasso Don Ford
Attenzione a Don Jon!
Anche in questo caso, il motivo per vederlo è duplice: da una parte c’è la curiosità di vedere Joseph Gordon-Levitt, grandissimo attore e unico vero erede di Heath Ledger, non solo davanti alla macchina da presa ma per la prima volta anche dietro. E poi vabbè, c’è una Scarlett Johansson che in questo film appare in una forma fisica strabordante. Doppie congratulazioni quindi a Joseph Gordon-Levitt: per l’esordio alla regia e per aver ingaggiato come partner femminile la Scarlettona.
Congratulazioni anche a Ford!
Per cosa?
Boh, me lo sono dimenticato…
Il consiglio di Ford: my pimp, my ride, my Ford!
In ritardo di oltre un mese, esce finalmente in sala anche in Italia l'interessante esordio da regista di Joseph Gordon Levitt, senza dubbio il titolo più interessante della settimana - e non solo -.
Se le premesse saranno mantenute, ci troveremo probabilmente di fronte ad una delle commedie romantiche parzialmente indie più interessanti dell'anno, nonchè all'ennesimo trampolino di lancio per uno dei volti più importanti della nuova generazione di attori made in USA.

"Devo mettermi sotto con i pesi: non voglio che Ford sia l'unico palestrato della blogosfera!"
Free Birds – Tacchini in fuga di Ash Brannon
 


Il consiglio di Cannibal: Free Kids – Cuccioli in fuga da Ford
Pellicola d’animazione che ha il sapore di country e l’odore di bambinata fordianata. Ma questa è la settimana per regredire alla fase da bimbominkia teen per la saga di Hunger Games, non per tornare indietro fino all’infanzia. Lascio quindi ‘sta roba che nel trailer cita persino quell’atrocità di Braveheart a Ford. Io intanto fuggo a gambe levate. Dal film e soprattutto da lui.
Il consiglio di Ford: Free Kid - Un tacchino per il Ringraziamento di Ford
Filmetto d'animazione senza troppe pretese che ricorda - grazie al colpo di genio consueto dei distributori italiani - l'ottimo Galline in fuga di una quindicina d'anni or sono.
Non credo, purtroppo, che si raggiungeranno quei livelli, ma se dovesse capitarmi un'occhiata la darò, non fosse altro che per avere un riempitivo da serata senza impegno.
Per il Cucciolo, invece, non dovrò impegnarmi più di tanto: ormai si è così ammansito da non costarmi neppure lo sforzo di una Blog War come si deve.

"Fermi dove siete: dovrete aspettare la prossima Blog War per farvi le penne!"

C’era una volta un’estate di Nat Faxon, Jim Rash


Il consiglio di Cannibal: c’era una volta Ford, e purtroppo c’è ancora
Con un tempismo degno del mio blogger rivale, la distribuzione italiana ha scelto il periodo più indicato per fare uscire il super estivo film C’era una volta un’estate! Questa storiella di formazione che racconta le vacanze estive di un ragazzino impreziosito da un discreto cast rappresenterebbe in un altro momento proprio una visione gradevole. Mentre sta arrivando il freddo polare, non sembra invece il massimo.
Magari finirò per guardarlo comunque, anche se potrei preferire aspettare fino alla prossima estate, anche perché per me non ha molto senso vedere un film estivo d’inverno. È un po’ come guardare un film natalizio in piena estate. O come sentire parlare Ford di cinema, in qualunque momento dell’anno.
Il consiglio di Ford: c'era una volta Cannibal. Che un brutto giorno (per lui) incontrò Ford.
Se c'è una cosa che ho sempre detestato è guardare i film completamente fuori stagione.
Sarebbe un delitto guardare Fargo a ferragosto o Point break sotto natale, una cosa senza senso almeno quanto la programmazione delle uscite in sala.
E dunque cosa hanno architettato per noi i consueti, geniali distributori? Fare uscire un film da solleone proprio per festeggiare l'arrivo dell'inverno. Bene, bravi, bis.
La prossima volta deciderò di spararmi Bob Marley o i Mano Negra a dicembre e Berlin di Lou Reed mentre sono in spiaggia.

Un'immagine delle passate estati del Cucciolo eroico.

La mafia uccide solo d’estate di Pif


Il consiglio di Cannibal: …mentre i consigli di Ford uccidono anche d’inverno
Non sono un gran fan dei film sulla Mafia, credo di averlo già detto ma che ci volete fare? L’arterio di MrFord sta ormai contagiando pure me. Quando un personaggio televisivo italiano poi fa il grande salto nel mondo del cinema, un minimo, ma anche non solo un minimo, di diffidenza è necessario. In questo caso si tratta però di una commedia-inchiesta firmata da Pif, l’ex Iena Pif oggi autore del programma documentaristico di Mtv Il testimone, un personaggio intelligente e divertente, quindi il risultato potrebbe anche essere dignitoso. Difficile che si tratti di qualcosa di grandioso a livello cinematografico, ma chissà che non si riveli una sorpresa piacevole e originale all’interno dello stantio panorama nazionale.
Intanto sembra che Pif con il suo prossimo film punti a toccare un tema ancora più scottante della Mafia: il Fordismo.
Il consiglio di Ford: ... mentre le bottigliate piovono su Cannibal trecentosessantacinque giorni l'anno.
Pif mi sta simpatico. Dai tempi de Le iene a Il testimone, l'ho sempre trovato un tipo curioso e sveglio.
Lo ha confermato anche mio fratello, che lo ha intrattenuto da ubriaco - sempre mio fratello, non Pif - una sera alle Colonne di San Lorenzo.
Non mi dispiacerebbe che il suo lavoro si rivelasse una sorpresa, davvero.
Anche se è meglio non nutrire troppe speranze.
Un po’ come quando si apre Pensieri cannibali confidando di avere buoni consigli.

"Ford, Cannibal, il prossimo episodio de Il testimone lo giro su di voi."

Come il vento di Marco Simon Puccioni
 
 
Il consiglio di Cannibal: fuggite veloci come il vento
Se il film di Pif potrebbe, e il condizionale è più che mai d’obbligo, essere qualcosa di differente dal solito, ecco che questo Come il vento si presenta invece fin dal trailer come il classico film italiano: pesante, pretenzioso, noioso. Il cast che comprende Valeria Golino, Filippo Timi e Francesco Scianna non è nemmeno male, ma la mia voglia di vedere una cosa del genere è pari a quella di seguire un incontro di wrestling amatoriale con Ford sul ring vestito come Jack Black in Super Nacho.
Il consiglio di Ford: come il vento. Provocato dal movimento rotatorio del braccio che mena bottigliate.
Se c'è una cosa che detesto, ultimamente, è il Cinema italiano.
E se ce n'è una che detesto ancora di più, è il Cinema italiano pretenzioso.
Poi, certo, nel novero potrebbe entrare anche Peppa Kid, ma dato che è la mia spalla per questa rubrica, farò finta di niente.
Per questa volta.
Il film in questione, invece, temo sarà ignorato per sempre.

"Mi faccio l'ultima sigaretta: a breve questo film sarà massacrato da due blogger sempre pronti a sparare sul Cinema italiano."
 Lunchbox di Ritesh Batra


Il consiglio di Cannibal: chiudete Ford in una box
Pellicola indiana che ha vinto il premio del pubblico alla Settimana della Critica all’ultimo Festival di Cannes. Devo ammettere che non conosco granché la cinematografia indiana, un po’ come Ford dovrebbe ammettere di non conoscere granché la cinematografia in generale, e questo film potrebbe allora rappresentare l’occasione buona per saperne qualcosa in più. Peccato solo che il trailer mi abbia fatto addormentare, e per una volta non ho avuto manco bisogno di leggere il commento di Ford prima…
Il consiglio di Ford: sono sicuro che sarebbe divertente rubare il pranzo al Cucciolo eroico. Dopo averlo malmenato, ovviamente.
Ammetto di non essere troppo ferrato sul Cinema indiano, se si escludono il Maestro Ray e la pretenziosa Deepa Metha.
Certo, spesso e volentieri le pellicole anglofone con richiami alla patria di Gandhi mi hanno piacevolmente intrattenuto, adoro la cucina locale nonchè molte delle varietà di the prodotte da quelle parti.
Dunque penso mi dedicherò ad una serata culinaria a tema, piuttosto che buttarmi nella visione.
Ovviamente evitando di portarmi dietro Cannibal, che probabilmente ha lo stomachino troppo delicato per le spezie.

"Se Peppa Kid sa di cucina quanto di Cinema, mi sa tanto che questa roba sarà una schifezza!"

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