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mercoledì 12 settembre 2018

Resta con me (Baltasar Kormakur, USA/ Hong Kong/Islanda, 2018, 96')




- Personalmente, adoro i film che ricostruiscono e raccontano imprese memorabili compiute dall'Uomo, a prescindere dalla loro fattura: da Alive a Kon Tiki, passando per La morte sospesa, sono molte le storie di sopravvivenza ben oltre i confini della realtà che la settima arte ha portato sullo schermo negli anni.

- Kormakur, mestierante efficace cui ho voluto bene fin dai tempi del sottovalutato Contraband, mi ha sempre piacevolmente intrattenuto perfino con i suoi lavori a mio parere meno riusciti, come l'ultimo e sempre ascritto a questo genere Everest.

- Nonostante i film che l'hanno vista protagonista mi abbiano spesso fatto cagare, ho da sempre un debole per la Woodley, che porta sullo schermo argomenti molto interessanti e in questo film, capezzoli a parte, mette spesso e volentieri in primo piano forse la mia sua parte preferita: le mani.

- Resta con me, benchè presentato dai distributori come un drammone romantico smielato e hollywoodiano, racconta in realtà un'impresa incredibile portata a termine da una giovane donna nei primi anni ottanta, quando condusse la barca che con il fidanzato stava traghettando in California travolta dall'uragano Raymond in salvo dopo una deriva di oltre due mesi.

- Non siamo di fronte di certo ad un film destinato a rimanere negli annali neppure del suo genere, o davvero in grado di stupire, eppure Resta con me, al contrario delle previsioni che io stesso avevo fatto alla vigilia, si lascia guardare senza troppi problemi, tiene bene la tensione e traghetta lo spettatore dal primo all'ultimo minuto con buon ritmo.

- Certo, il brodo è allungato di un buon quarto d'ora per evitare anche alla lontana l'effetto che un lavoro più autoriale come All is lost produsse in una buona fetta di pubblico, ed alcuni passaggi sono senza dubbio forzati ad uso e consumo dell'audience - così come la scelta dei protagonisti -, ma se approcciato come una produzione a largo consumo può perfino fare la sua onesta figura.

- La sequenza del naufragio a causa dell'uragano è di grande impatto, forse la migliore della pellicola, e probabilmente in grado di mettere profonda agitazione in tutti coloro i quali temono la navigazione in mare aperto che non sia a bordo di un'immensa nave da crociera: in questo senso la presenza schiacciante della forza della Natura ha saputo mescolare il realismo del Cinema d'essai e passaggi come l'incidente aereo di Cast away.

- Forse le donzelle attratte dall'aura da storia d'amore eterno resteranno, a conti fatti, un pò deluse, ma Resta con me resta un'alternativa romantica o quasi in grado di convincere l'altra metà del cielo ad affrontare l'uscita in sala sicure che l'ominide che accompagna ognuna di loro e siede nel sedile accanto avrà comunque pane per i suoi denti. O le aspirazioni da lupo di mare.



MrFord



martedì 13 dicembre 2016

Snowden (Oliver Stone, Francia/Germania/USA, 2016, 134')




Oliver Stone è un regista che non passa inosservato: nel corso della sua lunga carriera, mi è capitato di ammirarlo e detestarlo, passare da visioni di grande potenza - JFK, Salvador, Talk Radio - ad altre pessime - World Trade Center -, da quelle sopravvalutate - Platoon - a quelle sottovalutate - Alexander -, e difficilmente sono rimasto indifferente al suo lavoro.
Curioso, dunque, che mi trovi a parlare in modo completamente diverso della sua ultima fatica, Snowden, incentrato sulla figura dell'ex analista CIA divenuto "persona non gradita" agli States dopo aver rivelato l'approccio invasivo dell'NSA rispetto non solo ai sospetti terroristi, ma anche agli abitanti degli USA: perchè Snowden, senza dubbio realizzato con grande perizia, è uno dei film più freddi e meno coinvolgenti che abbia visto nel corso di questa stagione, sicuramente troppo lungo e troppo legato ai tecnicismi da sorveglianza di rete per smuovere qualcosa nel pubblico, non brutto o poco centrato ma incapace di lasciare un segno vero in chi lo guarda.
Fortunatamente per Stone, però, a dare una grossa mano ad un lavoro sicuramente algido - talmente algido che, più che al focoso Oliviero, mi ha fatto pensare al Danny Boyle degli ultimi anni - e poco coinvolgente giunge non tanto una Shailene Woodley pronta a mostrare le sue carte - apprezzate, direi -, quanto la figura stessa del reale Ed Snowden e le riflessioni che la sua storia suscitano: di fatto, agli occhi della Legge e per correttezza, è giusto affermare che l'ex tecnico NSA e CIA sia colpevole, e meriti a tutti gli effetti di essere giudicato per quello che ha scelto di fare.
Di contro, per quanto non mi freghi nulla di essere spiato attraverso la webcam o che qualcuno dall'altra parte del mondo legga i miei messaggi, la scelta di Ed Snowden - e in questo caso, curioso che il momento migliore della pellicola risulti la carrellata di foto reali inserite in coda al film - di rendere pubblico l'approccio decisamente aggressivo e contro il concetto di Libertà - di pensiero, politica e chi più ne ha più ne metta - ancora prima che rispetto a quello di privacy degli organi di controllo USA risulta non solo coraggiosa, ma umana e sinceramente da ammirare.
Ovviamente non viviamo nel mondo delle favole, e purtroppo cose di questo tipo avverranno sempre e comunque, come in modi e misure differenti è sempre stato quando il Potere si è misurato con la gente comune, eppure trovo la decisione di mettersi al di sopra delle parti dello stesso Potere ignorando qualsiasi norma di convivenza civile e democrazia sia scandaloso, ed in una certa misura possa giustificare chiunque a trasgredire la Legge per fare il suo interesse.
Un pò come se, credendomi la CIA ed avendo la prospettiva di essere disoccupato a partire da gennaio io decidessi di rapinare una banca e lo facessi passare come una cosa necessaria: peccato che le cose non funzionino proprio così.
E peccato che, tutto questo interesse, non lo susciti il film - che, ribadisco, è assai ben confezionato - di Stone, quanto la reale vicenda del suo protagonista: considerato lo spirito "contro" del vecchio Oliver, mi sarei aspettato decisamente più di una fredda cronaca.
Non fosse, comunque, che per conoscere una figura controversa e fondamentale come quella dell'analista interpretato - forse, anche in questo caso, un pò troppo freddamente - da Joseph Gordon Levitt, una visione appare quantomeno consigliata: che siate da una parte o dall'altra della barricata, il pensiero di cosa possa essere giusto, oppure no, vi attraverserà senza alcun dubbio.
Ed in questi casi, sicurezza o Libertà, non va sottovalutata neppure la più impercettibile delle sfumature.




MrFord




 

giovedì 10 marzo 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): Notte degli Oscar e strascichi di quest'ultima alle spalle, torniamo su binari decisamente più convenzionali con una settimana dall'hype minore rispetto alle ultime, difesa quasi esclusivamente dal ritorno in sala dei Fratelli Coen. Riusciranno i due pestiferi registi e produttori a rendere il prossimo weekend degno di essere vissuto, cinematograficamente parlando? O dovremo rassegnarci alle solite cannibalate senza ritegno e dal discutibile valore, un pò come le opinioni del mio antagonista e co-conduttore Cannibal Kid?
Tra qualche giorno la risposta. Intanto, ecco quanto i due rivali per antonomasia della blogosfera hanno avuto da (ri)dire in proposito.



"Quante volte te lo devo dire!? Tu e Cannibal potete anche provarci, ma invecchierete anche voi come tutti gli altri!"

Ave, Cesare!

"Agli ordini, Cannibal! Ho pronto un bello spogliarello solo per te!"

Cannibal dice: Non sono mai stato un coeniano. Certo non quanto uno che ha preso il suo nome dal cocktail preferito dal protagonista di uno dei film più sopravvalutati nella storia del cinema. Negli ultimi tempi se non altro però riesco a tollerarli di più, grazie all'ultimo discreto A proposito di Davis e alla serie tv Fargo, in cui comunque mettono il becco giusto come produttori. Questo nuovo Ave, Cesare! si preannuncia come la loro classica commedia nonsense che difficilmente mi farà ridere manco fosse una battuta fordiana, ma un tentativo, visto il super cast, direi che posso farlo.
Ford dice: non è un mistero che io abbia sempre amato i Coen, ed attenda ogni loro nuovo lavoro con una certa trepidazione.
Onestamente, però, occorre ammettere che di tanto in tanto i due fratellini si siano concessi lavori di "svago" non particolarmente clamorosi in termini di qualità cinematografica. Questo Ave, Cesare!, purtroppo, mi pare uno di questi.
Ma lieto di essere smentito, ovviamente.


Forever Young

"Mi sa tanto che dovrai allenarti di più, se vuoi sfidare Ford ad un match di wrestling!"

Cannibal dice: Con un titolo del genere, volete che me lo perda?
Ford invece può tenersi pronto per il sequel: Fordever Old.
Ford dice: con un titolo del genere, volete che me lo guardi?
Lascio la visione al finto giovane coautore di questa rubrica.



The Divergent Series: Allegiant

"Mi dispiace, Shailene, ma sono già promesso a Katniss Kid!"

Cannibal dice: Oh, finalmente una bella (?) cannibalata come si deve!
Il terzo e penultimo capitolo di una young adult saga non fenomenale ma caruccia, con protagonista l'ottima Shailene Woodley, arriva alla faccia dei vecchi Fordacci cattivi, che tanto possono consolarsi pensando all'Oscar vinto da Stallone...
Hey, un momento, quale Oscar???
Ford dice: terzo e penultimo - meno male - capitolo dell'ennesima saga teen di questi ultimi anni, che ho snobbato felicemente assegnando visioni e recensioni a Julez, che ha dedicato il giusto spazio ai primi due capitoli nel corso delle sue sessioni da stirata selvaggia.
E mentre io prendo la macchina per dirigermi a Casale per stirare il Cannibale, ho già prenotato per la visione - e la recensione - la signora Ford.



Weekend

"In questa immagine siamo più romantici di Ford e Cannibal!"




Cannibal dice: Pellicola romantica gay del... 2011. E in Italia esce solo adesso?
Per caso ci voleva il passaggio in Senato del disegno di legge sulle unioni civili per permettere che fosse distribuita?
Ford dice: sempre curiose le tempistiche della distribuzione italiana.
Non sarà che la politica ha finito per "suggerire" il recupero di questa pellicola?




Un nuovo giorno

"Se sapevo che questa festa l'aveva organizzata Ford, venivo in canotta."

Cannibal dice: Altra pellicola a tematica gay. Cos'è successo? L'Italia, con un ritardo oserei dire fordiano, ha scoperto solo ora l'esistenza degli “uomini sessuali”? È davvero un nuovo giorno!
Ford dice: in Italia abbiamo dovuto attendere il duemilasedici per scoprire l'esistenza cinematografica dei film a tematica gay.
Tra una cinquantina d'anni, forse, qualcuno scoprirà anche le Blog Wars. E chissà, potrebbe anche scegliere di girarci una trilogia, quantomeno.



domenica 6 settembre 2015

Divergent/Insurgent

Regia: Neil Burger (Divergent), Robert Schwentke (Insurgent)
Origine: USA
Anno: 2014 (Divergent), 2015 (Insurgent)
Durata: 139' (Divergent), 119' (Insurgent)




La trama (con parole mie): ormai, qui al Saloon, quando si incontrano proposte di bassa lega ma non abbastanza tamarre per il sottoscritto, ci si rivolge a Julez come se fosse la Mrs. Wolf del Cinema che non intendo affrontare, pronta a risolvere il problema di una visione che potrebbe risultare potenzialmente indigesta.
In questo caso i titoli sono addirittura due, shakerati dalla suddetta Julez - che non è maniacale come il sottoscritto, quando si tratta di recensire - e dedicati a due dei film teen tra le decine uscite negli ultimi anni, pronti a cavalcare l'onda del successo di collane di romanzi indirizzati - almeno sulla carta - proprio agli adolescenti.
Si tratterà di nuovi e rinunciabili prodotti in stile Hunger Games, o di qualcosa a sorpresa valido?






Quando ho approcciato, nel mio solito momento stiro, a questa saga, non avevo nessunissima aspettativa. Neanche quella che mi sale sempre di fronte a film fantasy, fracassoni, fantascientifici o di botte. 
Ho pensato: “Toh, una cagata che MrFord non vedrà e che posso guardare tra il piegare una maglietta ed un bodino di AleLeo”.
Rispetto alla prima pellicola devo ammettere che, al contrario delle attese, il lavoro di Neil Burger è riuscito a dare adito ad una riflessione sulla mia personalità che non mi aspettavo da un filmetto teen fantasy ambientato in un futuro distopico. 
L’ambientazione di Divergent, Insurgent e quella che sarà di Allegiant poi, è legata ad una società che, a fronte di un passato in cui gli uomini hanno scatenato una guerra fratricida, ha diviso il popolo in cinque fazioni a seconda della famiglia di origine o delle proprie attitudini personali: Candidi (votati alla sincerità e responsabili della giustizia), Eruditi (gli intellettuali), Pacifici (vivono una vita semplice e coltivano la terra), Abneganti (sono al potere poiché ragionano con un’ottica altruista e lavorano per il bene di tutti), Intrepidi (sono i coraggiosi e di fatto rappresentano la forza militare della società).
Al di fuori di queste 5 fazioni esistono coloro che non hanno una sola caratteristica dominante e che di fatto, a causa della propria poliedricità, sono inascrivibili ad una singola fazione, e finiscono così per minare il principio di ordine e disciplina previsto dalla legge: i Divergenti.
Sfido chiunque veda la prima pellicola della saga, o legga il libro da cui il film è tratto, a non immaginarsi nella situazione della protagonista Beatrix (detta Tris) e a non pensare di essere senza dubbio un divergente: a me, quantomeno, è successo. 
Ma la realtà è che, come nel film, sono pochi i veri divergenti. Io non lo sono mica. Senza dubbio posso essere un pò questo e un pò quello, ma non MOLTO questo e MOLTO quello. 
Probabilmente dovessi sottopormi al test a cui vengono sottoposti tutti gli adolescenti della società qui mostrata ne uscirei Candida. 
Non che mi freghi niente della legge ma non so mentire neanche se ne va della mia vita.
Insomma. Non siamo mica tutti speciali veramente.
Allo stesso modo, neanche il film lo è. 
Il primo dei due è un po’ meglio, Shailene Woodley è stranamente in parte (non è tra le attrici che mi colpiscono per le loro interpretazioni), si fa la conoscenza con la struttura della società e la trama, seppur risibile, regge i suoi centotrentanove minuti grazie anche alla storia d’amore tormentata tra Tris e Four (la regia vi omaggia di un’immagine tratta dal momento più hot del film).




Con il secondo l’effetto curiosità svanisce e la situazione si fa noiosa. 
Talmente noiosa che non ricordo cosa succeda, quale sia il fulcro della storia. 
Qualcosa tipo il ricostruire dopo la distruzione.
Ma proprio… vuoto!
Insomma per farla breve, se lo guardate è un MEH, se non lo guardate non vi perdete niente.
Piuttosto immaginate il risultato del vostro test e vi sarete goduti il meglio del film.



Julez



"Wanna hear your beating heart tonight
before the bleeding sun comes alive
I want to make the best of what is left, hold tight
and hear my beating heart one last time
before daylight."
Ellie Goulding - "Beating heart" - 




giovedì 19 marzo 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): devo ammettere che, nonostante le recenti uscite di Paul Thomas Anderson e Michael Mann, ormai approccio il giovedì dedicato ai nuovi titoli in sala con un certo timore, e non certo perchè condivido questa rubrica con il mio sempre più scombinato rivale Cannibal Kid, quanto perchè il numero e soprattutto la qualità dei titoli proposti risultano essere decisamente preoccupanti.
E questo, purtroppo per voi e per noi, non sarà un giovedì da meno.

"Chi ha cucinato questo schifo!?" "E' stato Peppa: farebbe di tutto per compiacere Shailene."
La solita commedia - Inferno

"Preghiamo di non incontrare mai da vicino le bottigliate di Ford!"
Cannibal dice: Il Nongiovane mi è sempre stato simpatico, nonostante un soprannome che vedrei benissimo per Mr. Ford. Da qualche tempo a questa parte però ha stufato persino me. I soliti idioti hanno ormai fatto il loro tempo, così come probabilmente anche i due soliti idioti della blogosfera, Cannibal e Ford. Sarebbe ora che quei due lasciassero spazio a una nuova coppia di blogger cinematografici rivali più giovani e freschi!
Ford dice: non ho mai sopportato il Nongiovane, in qualsiasi sua incarnazione. Solo il pensiero di questo film mi fa inorridire neanche avessi letto l'ennesimo parere astruso espresso dal mio antagonista. Salto con grande piacere.



The Divergent Series - Insurgent

"Tranquilla: ti proteggo io da quello stalker di Peppa Kid!"
Cannibal dice: Sììì! Nuovo capitolo della migliore saga young adult in circolazione, dopo quella mitica di Hunger Games, ovviamente. Confermatissima come protagonista la cotta adolescenziale di Pensieri Cannibali 2014, Shailene Woodley, per quella che si preannuncia come una bella cannibalata coi fiocchi. Ciliegina sulla torta: percepisco già il nervoso salire in Mr. Ford... Cosa chiedere di più a un film solo?
Ford dice: il primo Divergent, che prometteva di essere una merdina teen con i fiocchi degna del mio rivale, venne saltato senza rimorso alcuno.
Non credo che il destino di questo secondo capitolo sarà diverso.



Chi è senza colpa

"Il post sbronza dopo essere usciti con Ford è sempre durissimo. Soprattutto per il Cucciolo."
Cannibal dice: Chi è senza colpa? Di certo non Ford. Ma avete visto quest'anno che giudizi penosi sta dando su TUTTI i film?
Quanto a questo, di sicuro lo spaccerà come un Capolavoro imprescindibile quando in realtà è...
Lo scoprirete con la mia recensione.
Ford dice: ecco il primo - e forse unico - film interessante della settimana, nonostante i titolisti italiani abbiano davvero dato fondo al loro peggio per evitare che la gente possa sentirsi invogliata ad andarlo a vedere.
Ad ogni modo: crime, Tom Hardy e Gandolfini. Direi che gli ingredienti per una solida pellicola fordiana ci sono tutti.
E spero che, come al solito, Peppa spari il suo solito parere sconclusionato.



Una nuova amica

"Sto provando a bere whisky invece che vino come quel troglodita di Ford, ma proprio non ce la faccio!"
Cannibal dice: Io ho una nuova nemica, si chiama Mrs. Ford. Dopo l'ottima doppietta Nella casa + Giovane e bella ho anche un nuovo amico, si chiama Francois Ozon e il suo nuovo film con protagonista Romain Duris dal tema trans un po' alla Almodovar promette bene.
Ford dice: Ozon mi è sempre piaciuto, almeno fino alla radical pippa Giovane e bella. Si riprenderà con questa sua nuova fatica, o mi toccherà aggiungerlo alla lista di ex grandi registi persi sulla via del cannibalesimo come Malick? Ai posteri l'ardua sentenza.


Bekas

Ford e Cannibal in gita nel deserto.
Cannibal dice: Film su due bambini iracheni fissati con i supereroi. In un sol colpo, la bambinata fordianata supereroica finto autoriale della settimana. E forse del secolo.
Ford dice: un tempo, probabilmente, sarei corso a recuperare questo film come prodotto di nicchia autoriale della settimana. Ma un tempo sarei stato forse anche più d'accordo con il mio antagonista, quindi è probabilmente un bene che le cose siano cambiate. Per il momento, dunque, lascio questo Bekas quasi in fondo alla lista.


Latin Lover

"Peppa, Ford mi ha pagato per farti da gigolò per una sera."
Cannibal dice: Non ho mai visto film di Cristina Comencini. Sarà che il fatto di aver girato la pellicola tratta da quella fordianata di Va' dove ti porta il cuore mi ha sempre bloccato il cuore. E le cose non sono destinate a cambiare. Tra le numerose uscite di questa settimana, Latin Lover con il suo trailer agghiacciante è quella che mi attira di meno.
Ford dice: lo stato di salute del Cinema italiano si avvicina ormai pericolosamente a quello mentale di Cannibal. Passo oltre sperando, un giorno, di poter dimenticare l'agghiacciante trailer di questo film.



La prima volta di mia figlia

"Il diario segreto di Katniss Kid è davvero imbarazzante!"
Cannibal dice: Esordio alla regia di Riccardo Rossi, caratterista del cinema e della tv italiani che non mi ha mai entusiasmato, ma nemmeno mai infastidito. Sembra una commedia abbastanza adolescenziale non troppo malviagia e, chissà, magari un giorno potrei anche conderle un'occhiata. Nel frattempo aspetto ancora la prima volta di una recensione sensata di Ford in questo 2015.
Ford dice: Riccardo Rossi mi è sempre stato discretamente simpatico, ma non abbastanza per correre a vedere quella che mi pare una commediola simpatica ma decisamente più adatta al mio antagonista.



Fino a qui tutto bene

"Ford e Cannibal hanno annunciato il ritiro: festeggiamo!"
Cannibal dice: Commedia tardoadolescenziale italiana. Mi ispira di più il film di Riccardo Rossi. E ho detto tutto.
Ford dice: fino a qui tutto male. Per me e per il Cinema italiano. E ho detto tutto.



Vergine giurata

"Ford, ti scaglio contro la maledizione dei radical chic: ora dovrai sorbirti i pareri di Cannibal fino ai centrotre anni suonati!"
Cannibal dice: I film con Alba Rohrwacher sono troppo radical-chic persino per me, figuriamoci per Ford... Dopo la visione di Vergine giurata si dovrebbe guardare le intere saghe di Rocky e Rambo almeno 2 volte per riprendersi.
Ford dice: giuro che un film così radical chic non lo vedrei neppure se me lo chiedesse Jennifer Lawrence. In ginocchio.



N-Capace

Piuttosto che rischiare di incontrare Ford, Cannibal trova soluzioni d'alloggio molto alternative.
Cannibal dice: Questo film non lo vedrò probabilmente mai, però ringrazio l'autrice per avermi dato un nuovo insulto da usare contro il mio blogger nemico. Ford, sei proprio n-capace!
Ford dice: ed ecco finalmente il documentario che spiega il perchè degli strampalati giudizi cinematografici di Cannibal Kid. Era ora!



Il segreto

Quello che resta di Pensieri Cannibali dopo la lotta contro i piccoli fordiani.
Cannibal dice: Ambientato nei quartieri spagnoli di Napoli, potrebbe essere una specie di versione documentaristica e junior (visto che parla di bambini) di Gomorra - La serie. Potenzialmente interessante, solo che si preannuncia una visione troppo impegnata per me. E io sono un superficialone, questo non è un segreto. Così come non è un segreto che Ford è n-capace. :)
Ford dice: in mezzo ad una serie di proposte oscene, questo documentario potrebbe risultare abbastanza interessante, specie per darmi un tono rispetto al mio superficiale antagonista. Potrei dunque farci più di un pensiero.



SmoKings

"Quei due scoppiati di Ford e Cannibal non hanno proprio capito come si fanno i soldi."
Cannibal dice: Documentario che parla di un sito di vendita online di sigarette. Ad averci pensato io...
Quello sì che è un business, altroché i blog cinematografici!
Ford dice: non ho mai fumato una sigaretta in vita mia, dunque, nonostante si tratti di un documentario, credo proprio passerò oltre. Che si intossichi pure Peppa.


lunedì 8 settembre 2014

Colpa delle stelle

Regia: Josh Boone
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 126'




La trama (con parole mie): Hazel e Gus sono due adolescenti colpiti da forme diverse di tumore, la prima rimasta segnata nel fisico e nell'approccio alla vita, più "difensivista", ed il secondo arrembante e pronto a cogliere l'attimo dopo un osteosarcoma che gli ha portato via la gamba destra.
Conosciutisi ad un gruppo di sostegno per malati e da subito legati, i due costruiscono giorno dopo giorno una storia d'amore fondata sugli interessi comuni e non: uno di questi è un romanzo che li porta a viaggiare fino ad Amsterdam per incontrare l'autore dell'opera, per quello che potrebbero ricordare come il momento migliore delle loro brevi vite.
Una volta tornati negli States, però, il Destino sarà pronto a chiedere il tributo alle loro malattie, finendo per portarli a fronteggiare quello che avevano temuto dal primo giorno: il fatto che uno di loro possa morire lasciando inevitabilmente l'altro.







Sono davvero felice. Da tempo, infatti, non mi capitava di avere così tanta voglia di massacrare di bottigliate un film da prima a durante a dopo la visione come è capitato con questo Colpa delle stelle.
Fin dai primi passaggi del trailer, infatti, avevo subodorato la classica americanata alla melassa degna delle stroncature delle grandi occasioni, che neppure alcune recensioni sorprendentemente positive erano riuscite ad intaccare: e fin dai primi minuti, in bilico tra sigarette non fumate e voce off più irritante che nel più irritante dei Malick, sono stato felice di trovare conferma delle mie aspettative, neanche Moccia avesse deciso di dedicarsi all'avventura a stelle e strisce in pieno stile Muccino.
Curioso come, qualche mese fa, con l'uscita in sala di Alabama Monroe, ben più di un blogger era rimasto indignato rispetto al presunto sfruttamento del dolore provocato dalla perdita di un figlio, mentre ora (quasi) tutti corrono ad applaudire questa caramella pietista gigante che vomita banalità sul cancro mascherandosi da cosa figa e simpatica pronta a giocare con battute e gag neanche fossimo tornati a Gran Torino: ma vaffanculo, dico io.
Due adolescenti innamorati volano ad Amsterdam ben consci del fatto che potrebbero schiattare da un momento all'altro e che fanno, invece che ammazzarsi di canne e scopare fino allo sfinimento? Vanno dritti alla casa di Anna Frank - davvero un colpo basso da Oscar - per un primo bacio strappalacrime che fa sembrare Tre metri sopra il cielo una specie di filmone da Festival di Cannes dopo essere stati giustamente bastonati dall'autore del romanzo che tanto li ha fatti sentire speciali e vicini - interpretato da un Willem Defoe che parte a mille e si riduce, nel finale, alla peggiore delle macchiette, vergogna anche per lui -.
Se non altro, nel corso di quello che dovrebbe essere il passaggio simbolo della pellicola, ho potuto tornare con la mente al Randall di Clerks e Clerks 2, pronto a confondere la già citata Frank con la Keller, pensando fosse "sorda, cieca e muta".
Sia ringraziato Kevin Smith.
Neppure Lars Von Trier, quest'anno, era riuscito nell'impresa di farmi incazzare così tanto, e rimanere a bocca aperta di fronte ad una vera e propria immondizia buonista che non solo con il Cinema c'entra poco - agghiaccianti i protagonisti, terribile la struttura, che risparmia sulla sceneggiatura inserendo spezzoni da video musicale per spingere la colonna sonora di fatto occupando con la stessa metà del tempo destinato ai dialoghi -, ma che mercifica la malattia trasformandola in una sorta di simpatica amica con la quale prima o poi si finisce a dover dare appuntamento per un the delle cinque un pò più prolungato degli altri.
L'unica a salvarsi da un tracollo clamoroso e completo è Laura Dern, il cui ruolo risulta più profondo ed interessante rispetto al resto del cast, pronta ad incarnare la volontà di una madre che sfrutta l'esperienza traumatica della malattia della figlia per poter aiutare altre famiglie trovatesi nella stessa situazione: ma è una consolazione misera rispetto a quella che è una versione da fighette di Noi siamo infinito che potrebbe piacere giusto a pusillanimi come Cannibal Kid o Kekkoz, che nonostante siano decisamente radical finiscono per abboccare alla più classica trappola hollywoodiana strappalacrime e zuccherosa neanche fossero i più ingenui tra gli spettatori.
E come se tutto questo non bastasse, l'agonia si prolunga per due ore suonate, sfruttando un crescendo che dovrebbe lasciare senza fiato per il dolore ma che di fatto ha finito per sbigottire gli occupanti di casa Ford, incerti se concedersi una liberatoria risata di fronte a tutta questa immondizia o sgranare gli occhi rispetto all'evidenza degli intenti biechi del regista e degli sceneggiatori, pronti a sfruttare una materia perfetta per un prodotto da stupro sentimentale e culturale come il romanzo da cui è tratto il film - romanzo che non ho letto e che non mi sogno, a questo punto, neppure di aprire -.
Non si confonda, dunque, questa merda al caramello per coraggio di affrontare la malattia, o la morte.
E non mi si venga a raccontare la stronzata di alcuni infiniti che sono più grandi di altri.
Se a diciotto anni mi fossi ammalato di cancro, sarei stato incazzato con dio, le stelle e tutte le puttanate di film come questo.
E avrei cercato di scopare il più possibile e divertirmi il più possibile prima che le luci si potessero spegnere, altro che cerchi romantici da Banca Mediolanum costruita intorno a te.
E sono incazzato anche con film come questo, che ricattano tutti gli spettatori, dai più tecnici a quelli occasionali, quasi come se si avesse paura di parlare male di qualcosa che riguarda la malattia.
Come se, criticandoli, ci si tirasse addosso la sfortuna.
Vaffanculo, dico io, di nuovo.
E non alle stelle, che probabilmente se ne fregano, come è giusto che sia di piccoli esseri insignificanti come noi.
Ma a quelli come Josh Boone, che se avessi un figlio adolescente malato e finissi per guardare questa roba, andrei a cercare per gonfiarlo come una zampogna.
E per chiudere, e per chi non avrà mai il coraggio di scriverlo, dirlo, o anche solo pensarlo, lo dico io: Colpa delle stelle è una cagata pazzesca.
E se anche fossi malato, mi farei novantadue minuti di applausi.



MrFord



"So open your eyes and see
the way our horizons meet
and all of the lights will lead
into the night with me
and I know these scars will bleed
but both of our hearts believe
all of these stars will guide us home."
Ed Sheeran - "All of the stars" - 




 
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