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giovedì 10 marzo 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): Notte degli Oscar e strascichi di quest'ultima alle spalle, torniamo su binari decisamente più convenzionali con una settimana dall'hype minore rispetto alle ultime, difesa quasi esclusivamente dal ritorno in sala dei Fratelli Coen. Riusciranno i due pestiferi registi e produttori a rendere il prossimo weekend degno di essere vissuto, cinematograficamente parlando? O dovremo rassegnarci alle solite cannibalate senza ritegno e dal discutibile valore, un pò come le opinioni del mio antagonista e co-conduttore Cannibal Kid?
Tra qualche giorno la risposta. Intanto, ecco quanto i due rivali per antonomasia della blogosfera hanno avuto da (ri)dire in proposito.



"Quante volte te lo devo dire!? Tu e Cannibal potete anche provarci, ma invecchierete anche voi come tutti gli altri!"

Ave, Cesare!

"Agli ordini, Cannibal! Ho pronto un bello spogliarello solo per te!"

Cannibal dice: Non sono mai stato un coeniano. Certo non quanto uno che ha preso il suo nome dal cocktail preferito dal protagonista di uno dei film più sopravvalutati nella storia del cinema. Negli ultimi tempi se non altro però riesco a tollerarli di più, grazie all'ultimo discreto A proposito di Davis e alla serie tv Fargo, in cui comunque mettono il becco giusto come produttori. Questo nuovo Ave, Cesare! si preannuncia come la loro classica commedia nonsense che difficilmente mi farà ridere manco fosse una battuta fordiana, ma un tentativo, visto il super cast, direi che posso farlo.
Ford dice: non è un mistero che io abbia sempre amato i Coen, ed attenda ogni loro nuovo lavoro con una certa trepidazione.
Onestamente, però, occorre ammettere che di tanto in tanto i due fratellini si siano concessi lavori di "svago" non particolarmente clamorosi in termini di qualità cinematografica. Questo Ave, Cesare!, purtroppo, mi pare uno di questi.
Ma lieto di essere smentito, ovviamente.


Forever Young

"Mi sa tanto che dovrai allenarti di più, se vuoi sfidare Ford ad un match di wrestling!"

Cannibal dice: Con un titolo del genere, volete che me lo perda?
Ford invece può tenersi pronto per il sequel: Fordever Old.
Ford dice: con un titolo del genere, volete che me lo guardi?
Lascio la visione al finto giovane coautore di questa rubrica.



The Divergent Series: Allegiant

"Mi dispiace, Shailene, ma sono già promesso a Katniss Kid!"

Cannibal dice: Oh, finalmente una bella (?) cannibalata come si deve!
Il terzo e penultimo capitolo di una young adult saga non fenomenale ma caruccia, con protagonista l'ottima Shailene Woodley, arriva alla faccia dei vecchi Fordacci cattivi, che tanto possono consolarsi pensando all'Oscar vinto da Stallone...
Hey, un momento, quale Oscar???
Ford dice: terzo e penultimo - meno male - capitolo dell'ennesima saga teen di questi ultimi anni, che ho snobbato felicemente assegnando visioni e recensioni a Julez, che ha dedicato il giusto spazio ai primi due capitoli nel corso delle sue sessioni da stirata selvaggia.
E mentre io prendo la macchina per dirigermi a Casale per stirare il Cannibale, ho già prenotato per la visione - e la recensione - la signora Ford.



Weekend

"In questa immagine siamo più romantici di Ford e Cannibal!"




Cannibal dice: Pellicola romantica gay del... 2011. E in Italia esce solo adesso?
Per caso ci voleva il passaggio in Senato del disegno di legge sulle unioni civili per permettere che fosse distribuita?
Ford dice: sempre curiose le tempistiche della distribuzione italiana.
Non sarà che la politica ha finito per "suggerire" il recupero di questa pellicola?




Un nuovo giorno

"Se sapevo che questa festa l'aveva organizzata Ford, venivo in canotta."

Cannibal dice: Altra pellicola a tematica gay. Cos'è successo? L'Italia, con un ritardo oserei dire fordiano, ha scoperto solo ora l'esistenza degli “uomini sessuali”? È davvero un nuovo giorno!
Ford dice: in Italia abbiamo dovuto attendere il duemilasedici per scoprire l'esistenza cinematografica dei film a tematica gay.
Tra una cinquantina d'anni, forse, qualcuno scoprirà anche le Blog Wars. E chissà, potrebbe anche scegliere di girarci una trilogia, quantomeno.



martedì 17 novembre 2015

Pride

Regia: Matthew Warchus
Origine: UK, Francia
Anno: 2014
Durata: 119'






La trama (con parole mie): siamo nella Londra della lotta per i diritti dell'era tatcheriana, e Joe, giovane aspirante fotografo chiuso dalla famiglia incontra Mark, attivista più che emancipato pronto a lottare con tutte le forze per esprimere se stesso e la sua libertà. Assieme a lui e ad un ristretto gruppo di compagni di manifestazione fonderanno un movimento che finirà per diventare uno degli sponsor più importanti della lotta del Sindacato dei minatori, legandosi ad una comunità gallese che sulla carta non ha nulla a che spartire con gay, lesbiche ed alternativi assortiti.
Al primo incontro tra i due gruppi, le differenze e gli ostacoli da superare parranno insormontabili, ma un passo dopo l'altro l'aggregazione e l'umanità finiranno per dare vita ad una delle realtà più intense ed efficaci di un'era senza dubbio difficile per tutto quello che riguardava i diritti civili.










Il mio primo contatto con il mondo gay - anche se suona davvero brutto, scritto in questo modo - risale all'estate del novantanove, quando iniziavo l'esperienza all'interno dello storico Virgin Megastore di Piazza Duomo, a Milano.
Fabio, che ancora oggi è uno dei miei più cari amici, allora non viveva qui sotto la Madunina, e dopo esserci incrociati per caso alle visite mediche, dopo il primo giorno di lavoro propose un brindisi a me e a Giorgia, che con noi aveva condiviso quel momento "storico": eravamo tre più o meno ventenni che ancora non sapevano che cosa avrebbero fatto della loro vita, e nel mio caso di un ragazzino che ancora ragionava con una mentalità da quartiere, pur non celando per nulla la volontà di cercare qualcosa oltre, che fossero i confini italiani o in generale della vita di tutti i giorni.
Rimasti soli, Fabio, di punto in bianco, se ne uscì dicendo: "Mi sembri uno che gira per locali, non è che per caso conosci qualche posto figo a Milano, non necessariamente per eterosessuali?", così a freddo che quasi pensai di aver sentito male.
Fino a quel momento, almeno che io sapessi, non avevo mai avuto un confronto così diretto con il concetto di gay, e rimasi più perplesso che altro, fino a quando tutto passò dall'imbarazzo alla condivisione ed allo scherzo: proprio negli anni di Virgin, ad un concerto degli Interpol, ricevetti anche la prima dichiarazione di un altro collega nel frattempo aggiuntosi alla brigata, ed imparai a conoscere da vicino una realtà che, ai tempi in cui andavo a scuola, era considerata distante anni luce dalla vita di tutti i giorni.
Fortunatamente, le epoche segnano il passo ed anche la società - pur se con molte difficoltà - finisce per cambiare ed evolversi: questi cambiamenti, costruiti nel molto piccolo dei rapporti tra persone - probabilmente, se avessi risposto a Fabio in maniera offensiva, le cose sarebbero state molto diverse e più povere, per me come per lui - e nel molto grande da tutti i coraggiosi che si sono battuti per essere quello che sono vengono portati sullo schermo con un cuore grandissimo da Matthew Warchus, che pur sfruttando un modello piuttosto furbo e convenzionale regala allo spettatore una pellicola genuina, sincera, toccante e divertente, interpretata da un gruppo di attori affiatato ed impreziosita da un contesto storico cui, nonostante sia dichiaratamente più "americano" che "british", sono molto legato, ovvero quello delle lotte di classe dell'epoca tatcheriana, forse una delle più buie vissute dai nostri amici anglosassoni.
Pride racconta, ispirandosi ad una storia vera, la formazione di un movimento che riuscì a costruire un legame tra i più improbabili che allora - ma anche oggi, in una certa misura - si potrebbero immaginare: quello tra un gruppo di giovani attivisti gay - e lesbiche - e di una piccola comunità di minatori gallesi che, con ogni probabilità, non avevano mai lasciato il loro paese in tutta la vita, abituati ad una routine di lavoro e sociale che non andava oltre il matrimonio e la birra: il bello è che da confronti come questo, e dal confronto con chi è diverso, per esperienze, inclinazioni e passioni, da noi, si finisce sempre per arricchire il bagaglio che ci portiamo dietro nella nostra vita di viaggiatori e soprattutto di uomini e donne liberi.




MrFord




"If I should fall from grace with god
where no doctor can relieve me
if I'm buried 'neath the sod
and still the angels won't receive me."
The Pogues - "If I should fall from grace with God" -





venerdì 28 agosto 2015

Shortbus

Regia: John Cameron Mitchell
Origine: USA
Anno: 2006
Durata: 101'






La trama (con parole mie): James e Jamie, giovane coppia gay alle prese con i problemi emotivi del primo, prende la decisione di aprire gli orizzonti lasciando che nuove conquiste entrino a far parte della quotidianità. Comunicando con la terapista Sofia i due scoprono che quest'ultima ha vissuto tutta la vita senza essere in grado di avere un orgasmo, finendo per trasformare il rapporto tra specialista e pazienti in amicizia: decisi infatti ad aiutare la donna, i due le mostreranno lo Shortbus, un locale dove si riuniscono i più svariati elementi della comunità underground e non solo di New York all'interno del quale si celebra e festeggia la libertà di amare e fare sesso con chiunque si desideri, e di farlo nel modo più divertito e divertente possibile.
Le vite dei tre, dunque, si incroceranno con quelle della dominatrix Severin, del giovane voyeur Caleb e di Ceth, che sconvolgerà l'equilibrio di James e Jamie mentre Sofia cercherà una nuova strada che la condurrà lontana dal marito.







Questo post partecipa alle celebrazioni del Rainbow Day per il compleanno de La fabbrica dei sogni.




Negli anni in cui fui preda da timidezza da Noi siamo infinito, ricordo che il mio rapporto con il sesso era molto costretto, legato, forse ancora figlio del retaggio cattolico che, volenti o nolenti, noi europei dobbiamo prima o poi affrontare per capire chi siamo e dove stiamo andando: ricordo benissimo un pomeriggio estivo di parecchi anni fa - dovevo avere una quindicina d'anni - in cui una ragazza del parco di quelle da baci sulle panchine e qualche mano allungata ma non troppo mi invitò a casa sua per vedere un film e, quando giunti alla metà non le ero ancora saltato addosso, mi disse candidamente: "Se vuoi ti dico come finisce".
Beata gioventù. Capitasse oggi, penso, potrebbe finire a lingua in bocca già sulla porta.
Il bello, comunque, del sesso - come della vita -, è che non si finisce mai di imparare, ed essendo un linguaggio molto intimo finisce per mostrare molto di chi siamo e di chi abbiamo di fronte - o sotto, o sopra, o dove volete -: ai tempi dell'uscita in sala di Shortbus ero in un periodo di piena rivoluzione della mia esistenza, al principio di una delle fasi più wild - ed occasionali, parlando in termini di compagne di letto - del mio viaggio.
Fin dalla prima visione, e da quella sequenza d'apertura legata, più che ai numeri ed alle posizioni a letto provate da Sofia e dal marito, all'autopompino di James, ho voluto un gran bene a Shortbus, portato sullo schermo dal John Cameron Mitchell di Hedwig - che avevo adorato ai tempi dei tempi -, una grande, divertita, divertente - anche nei suoi risvolti drammatici - dichiarazione d'amore al sesso come espressione della nostra identità, qualcosa per la quale non abbiamo nulla di cui vergognarci, ma della quale godere come fosse un'incarnazione della Libertà come concetto, che si parli di fisicità, sentimento, pensiero, individualità.
E dunque, dai primi dubbi sul voyeur Caleb alla preoccupazione per le inclinazioni autodistruttive dello stesso James, perfino i pensieri più negativi vengono buttati fuori come l'aria durante uno sforzo fisico sfruttando il principio secondo il quale, inevitabilmente, una volta veicolata bene l'energia non si può che stare meglio, anche se stanchi e stremati, e proprio venendo - nel senso letterale del termine - tutto si apra in un meraviglioso momento estatico in grado di farci volteggiare in aria o sprofondare nel più pacifico e profondo dei sonni.
Shortbus è tutto questo e molto altro, è una poesia d'amore a New York e l'inno americano cantato nel culo del proprio partner, è la gioia di mostrare le proprie inclinazioni, perversioni, fantasie senza la paura di essere giudicati, o stare facendo qualcosa che possa causare male a chi ci sta intorno, a noi stessi o al prossimo: un inno alla vita ed alle scopate che è un barbarico YAWP all'indirizzo di chi ancora nega, o seppellisce, o finge non esistano pulsioni selvatiche e profonde, e profondamente umane, come quella del desiderio.
Dovesse mai capitarvi di sentire che la strada è perduta, che l'orizzonte è troppo stretto ed oscuro in termini fisici o sentimentali, allora mollate gli ormeggi, toglietevi tutti i vestiti e godetevi visioni come questa: può essere che, almeno a tratti, vi faccia male, ma alla fine vi verrà una tale voglia di gridare di piacere da farvi dimenticare qualsiasi ferita precedente.




MrFord




Partecipano all'iniziativa arcobaleno:
http://incentralperk.blogspot.com/2015/08/weekend.html Lisa Costa Weekend
http://insidetheobsidianmirror.blogspot.com/2015/08/otto-or-up-with-dead-people.html
http://nonceparagonecinema.blogspot.com/2015/08/rainbow-day-pride-2014.html
http://www.pensiericannibali.com/2015/08/priscilla-la-vagina-piu-o-meno-del.html
http://lafabricadeisogni.blogspot.com/2015/08/rainbow-day-la-moglie-del-soldato.html
http://bollalmanacco.blogspot.com/2015/08/rainbow-day-cruising-1980.html
http://www.delicatamenteperfido.com/2015/08/dallas-buyers-club-recensione.html
http://solaris-film.blogspot.com/2015/08/rainbow-day-i-segreti-di-brokeback.html
http://directorcult.blogspot.com/2015/08/rainbow-day-appropriate-behavior.html
http://castellodiif.blogspot.com/2015/08/e-adesso-sta-con-lei.html




"We are from heat
the electric one
does it shock you to see, he left us the sun?
the atoms in the air
organisms in the sea
the Sun, and yes, man
are made of the same things."
Pharrell Williams - "Freedom!" -





venerdì 17 aprile 2015

The normal heart

Regia: Ryan Murphy
Origine: USA
Anno: 2014
Durata:
132'





La trama (con parole mie): siamo nei primi anni ottanta quando la comunità gay di New York comincia a rendersi conto dell'avvenuta esplosione di una nuova, pericolosa e terribile epidemia che pare continuare a crescere ed essere legata all'attività sessuale. Ned Weeks, attivista e scrittore, decide di iniziare a sensibilizzare non solo le masse ed il governo, ma anche chi, come lui, è omosessuale, lottando senza quartiere in modo che questo morbo possa essere immediatamente isolato e studiato.
Accanto agli amici di una vita guidati dal deciso Bruce Miles e dalla dottoressa Emma Brookner, Weeks prosegue per anni la sua guerra incurante delle scarse doti di diplomatico che mostra, delle amicizie che si incrinano e dei rischi - politici e non - che si assume.
Sostenuto anche dall'amore del compagno Felix, Ned si troverà a superare ogni confine arrivando perfino ad attirare su di lui le antipatie della comunità di cui fa parte, senza per questo rinunciare affinchè il mondo conosca tutti i rischi legati alla diffusione dell'HIV.








Il mio rapporto con Ryan Murphy è sempre stato piuttosto altalenante: il produttore di Nip/Tuck, Glee ed American Horror Story, infatti, è stato in grado, in questi anni, di regalare al sottoscritto ottime soddisfazioni così come di guadagnarsi le bottigliate delle grandi occasioni, ed ogni volta che approccio una sua creatura parto sempre con la guardia alta, per evitare di trovarmi a gestire delusioni troppo cocenti.
Non è il caso di The normal heart, forse la cosa migliore mai portata sullo schermo dall'autore nativo di Indianapolis, un'opera sentita e toccante legata a doppio filo a quelli che sono stati gli anni della realizzazione, da parte del mondo - e non solo di chi era ed è omosessuale - dell'esistenza dell'AIDS, che imperversò selvaggiamente proprio a partire dai primi scampoli di eighties e finì per spazzare via un'intera generazione, o quantomeno segnarla nel profondo.
Sfruttando un cast in ottima forma e costituito da grossi nomi - da Marc Ruffalo e Taylor Kitsch ad una serie di volti noti del piccolo schermo, Matt Bomer e Jim Parsons in primis -, Murphy porta in scena la vera e propria lotta che alcuni esponenti della comunità gay di New York intrapresero affinchè scattasse l'allerta per una malattia che ancora non si conosceva affatto, e che spesso finì per essere sottovalutata o messa in secondo piano rispetto ad una scopata clandestina o che non si era prevista: in questo senso, i personaggi di Ned Weeks e Bruce Miles risultano tra i più interessanti che il piccolo e grande schermo abbiano mai regalato al pubblico riguardo queste tematiche.
Il primo, donchisciottesco e poco diplomatico, talmente deciso a portare a vanti la sua lotta da rendersi nemiche anche le persone al suo fianco, ed il secondo, apparentemente più deciso e forte eppure sempre pronto a mediare, a cercare una soluzione in grado di accordare le parti in causa senza danneggiare eccessivamente l'una o l'altra; il primo dedito ad una storia lunga e molto intensa, il secondo legato a diversi partners, tutti amati e tutti ugualmente destinati a scomparire sotto il suo peso - e quello della malattia -; il primo senza mezze misure, tutto per i sogni in grande e la lotta senza quartiere, il secondo pronto a trovare sempre l'accordo migliore, pur essendo un soldato di professione.
Difficile, nel corso della visione, non trovare momenti in cui prendere le parti di uno o dell'altro, così come non rimanere toccati dalla realtà di voluta disinformazione che probabilmente costò la vita a migliaia di uomini in quel periodo, ed allo stesso tempo non notare le critiche neppure troppo velate mosse alla stessa comunità gay dall'opera, come pronta a riconoscere, almeno in alcuni frangenti, la scarsa combattività dei suoi membri nel perorare una causa che toccava da vicino tutti loro - e non solo, ovviamente -.
L'unica pecca che rende The normal heart "solo" un buon prodotto e non un cult totale è data dal fatto di essere giunto a seguito di pellicole come Philadelphia o Behind the candelabra, decisamente su un altro livello sia dal punto di vista tecnico che emotivo: resta comunque un lavoro più che pregevole, socialmente molto impegnato e coinvolgente, che ricorda più Milk o Dallas Buyers Club che non i classici citati poco sopra.
Restano, comunque, le importanti riflessioni legate alla necessità di lottare per i propri diritti, il proprio riconoscimento, la propria identità - che sia sessuale, razziale o qualunque altro fattore vogliate considerare in merito -, ed una passione grande come quella di Ned, protagonista non sempre piacevole e senza dubbio scomodo, charachter in grado di irritare profondamente eppure assolutamente perfetto come compagno di lotta.
Credo, infatti, che sia sempre grazie a personalità di questo calibro che la Storia prenda direzioni nuove, e che cambiamenti importanti - soprattutto in termini sociali - vengano applicati alle nostre società: senza i Ned Weeks pronti a stringere i denti ed andare avanti anche in barba ai compagni pronti ad abbandonarli, probabilmente ora saremmo ancora qui a chiederci per quale ragione un misterioso morbo finisca per essere così presente e distruggere dall'interno le nostre comunità.
Un morbo che non ha avuto e non ha distinzioni legate a gusti sessuali, razza o credo.
E che, paradossalmente e tristemente, risulta essere molto più democratico di molti dei politici che cercarono di tenerlo sotto silenzio.




MrFord




"Give me time
to realize my crime
let me love and steal
I have danced
inside your eyes
how can I be real
do you really want to hurt me
do you really want to make me cry."
Culture Club - "Do you really want to hurt me?" -




giovedì 20 novembre 2014

Thursday's child

La trama (con parole mie): alle spalle le settimane dei lanci delle nuove pellicole di Nolan, dei Dardenne e targate Marvel, ecco sopraggiungere un weekend che promette, al contrario dei precedenti, di affossare senza se e senza ma l'umore di ogni cinefilo che si rispetti. Purtroppo per chi ne capisce di Cinema, infatti - e non sto parlando del mio rivale e co-conduttore della rubrica Cannibal Kid, ovviamente -, torna sul grande schermo una delle teen-saghe più inutili del passato recente, Hunger Games, che vale e varrà la pena solo ed esclusivamente grazie alla presenza sempre più che ben accetta di Jennifer Lawrence.
Per il resto, sarà probabilmente noia.

Cannibal e Ford tra una quarantina d'anni, ancora nel pieno del loro idillio bromantico.
Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I


Cannibal dice: Jennifer Lawrence si è lasciata con Chris Martin?
Libidine.
Arriva un nuovo capitolo di Hunger Games?
Doppia libidine.
Ford odierà questo episodio della saga young adult teen fantasy preferita dal sottoscritto ancor più dei precedenti splendidi capitoli?
Libidine coi fiocchi!
Ford dice: se non ci fosse di mezzo Jennifer Lawrence, credo avrei abbandonato la serie teen più inutile degli ultimi anni più o meno dalla metà del primo film. Poco male: vorrà dire che mi rifarò gli occhi con lei preparando le consuete bottigliate.

"Peppa Kid, stavolta ti infilzo come un pollo allo spiedo!"
Scusate se esisto!


Cannibal dice: Scusate se Ford esiste, ma non ci posso far niente. Dio, o più probabilmente Satana, l'ha creato e quindi ce lo dobbiamo tenere. Così come ci dobbiamo tenere queste commedie italiane che, soprattutto a ridosso del periodo natalizio, si affollano sempre più numerose nei multisala. Di film con protagonista Paola Cortellesi ne ho visti un paio, Sotto una buona stella e Nessuno mi può giudicare, che mi sono sembrati meno male del previsto, però la voglia di vedermi questo è comunque a livelli bassini. Molto bassini.
Ford dice: scusate se Cannibal esiste, prometto che prima o poi riuscirò a mettere fine a tutte le vostre sofferenze, e anche alle sue. Nel frattempo, cercherò di risparmiarmene evitando come la peste quest'ennesima robetta italiana.

"Ford, Cannibal: non siamo per niente soddisfatti delle vostre opinioni a proposito del nostro film. Proprio per niente."
I toni dell'amore - Love Is Strange


Cannibal dice: Love Is Strange parla della relazione tra due uomini anziani. No, non è la storia di Ford e Cannibal. Io sono giovane! I due protagonisti sono invece John Lithgow, uno degli attori più inquietanti di sempre qui alle prese con un ruolo almeno apparentemente più dolce, e Alfred Molina, che di solito non mi piace ma che qui chissà non mi sorprenda. A meno che non affoghi nel buonismo e negli stereotipi, potrebbe trattarsi di una commedia romantica davvero singolare e da non perdere.
Ford dice: pensavate si trattasse dell'atteso film a tematica gay con protagonisti Ford e Cannibal? Ancora no! Per quello dovremo attendere che il Cucciolo smetta di temermi e decida di dividere il set con il sottoscritto.
Nel frattempo questa potrebbe perfino essere la sorpresa della settimana.

"Ford, sei contento di esserti finalmente sposato con la tua nemesi?" "Peccato che qui in Italia si siano dovuti aspettare cinquant'anni!"
My Old Lady


Cannibal dice: In una settimana che vede arrivare il film young adult più atteso dell'anno, da me e non solo, ecco che arriva anche il film old adult più atteso dell'anno, da Ford e da lui solo. Fin dal titolo, My Old Lady si preannuncia come il trionfo della terza età. My Old Ford, lo so che sei eccitato per questa pellicola, ma attento a non farti venire un infarto!
Ford dice: ennesimo film sul filone terza età che nonostante si adatti al sottoscritto pare più una robetta per signore buona per Katniss Kid piuttosto che una figata expendable perfetta per il vecchio Ford. Non resta, dunque, che saltare anche questa volta a piè pari. Magari sulla schiena del Cannibale.

"Mamma, mettiti il cuore in pace: sei troppo giovane per Ford, al massimo puoi avere qualche speranza con Cannibal!"
These Final Hours


Cannibal dice: Dall'Australia, terra prediletta del mio blogger rivale che finge di esserci stato anche se io non ci credo, arriva questo film fantascientifico/psicologico che spero possa stare più dalle parti di Another Earth che non dalla robe apocalittiche alla Michael Bay. Sento forte puzza di fordianata, e non è un buon odore, però qualche sorpresina ce la potrebbe riservare.
Ford dice: l'Australia, terra prediletta del sottoscritto, sforna quella che potrebbe rivelarsi la tamarrata della settimana. Buon per me, e spero male per Cannibal, che se lo sciropperà auspicandosi il meglio e finirà per trovarsi di fronte la più classica delle da lui tanto odiate fordianate.

"Quello stronzo di Ford mi ha preferito Jennifer Lawrence: ma come si permette!?"
Adieu Au Langage - Addio al linguaggio


Cannibal dice: Il maestro della Nouvelle Vague Jean-Luc Godard ha 80 suonati, eppure li porta meglio di quel vecchio rimba di James-Luc Fordard. Questo suo nuovo esperimento cinematografico si preannuncia come qualcosa di troppo radical-chic persino per me, però allo stesso tempo potrebbe essere una visione affascinante. E soprattutto potrebbe portare alla definitiva esplosione della testa (vuota) dell'autore di WhiteRussian.

Ford dice: Godard ha tutto il mio rispetto, davvero. Un grande della Nouvelle Vague, e del Cinema. Ma fin troppo radical chic da sempre. E se con l'età, di norma, si peggiora, figuratevi cosa potrebbe significare buttarsi a capofitto in quella che pare essere una delle visioni regine del radicalchicchismo di quest'anno. La lascio volentieri a Radical Kid. E spero sia un addio.

"Questo film sarà una vera prigione, per quel tamarro di Ford. Sarà contento Peppa."

domenica 2 febbraio 2014

Colpo di fulmine - Il mago della truffa


Regia: Glenn Ficarra, John Requa
Origine: USA
Anno:
2009
Durata:
98'




La trama (con parole mie): Steven Russell, poliziotto dalla vita integerrima ed esemplare, a seguito di un incidente d'auto decide di scoprire le carte della sua esistenza dichiarando finalmente la sua omosessualità ed abbandonando famiglia e forze dell'ordine per dedicarsi alla libertà e alla truffa, campo che gli permette di eccellere e distinguersi più di quanto non abbia mai fatto.
Finito in carcere, l'uomo conosce Philip Morris, giovane detenuto anch'egli omosessuale, e tra i due nasce un amore destinato a cambiare le esistenze di entrambi, segnando di fatto la condotta più o meno lecita di Russell, che pur di vivere accanto all'uomo della sua vita finirà per portare all'estremo le sue abilità uniche nel raggiro, l'inganno e l'arte della fuga.





A volte capita che prodotti decisamente interessanti - vuoi per la pessima distribuzione italiana, colpevole di avere, in questo caso, anche snaturato il titolo originale e decisamente più evocativo I love you Philip Morris - ci passino sotto il naso senza essere notati e vengano riscoperti piacevolmente a distanza di anni, un pò come una banconota ritrovata piegata in qualche pantalone abbandonato da tempo nell'armadio: è proprio il caso di questa frizzante e dolceamara commedia carceraria con protagonisti Jim Carrey e Ewan McGregor, interessante critica alla società della forma tipica degli States benestanti in mano ai self made men pronti a mostrare ad ogni occasione il loro potere economico, politico e sociale.
Glenn Ficarra e John Requa, che più di recente hanno conosciuto gli onori della cronaca grazie al riuscito Crazy, stupid, love costruiscono una pellicola veloce ed arguta, che pesca a piene mani dall'esempio - pur superiore - del Prova a prendermi spielberghiano e consegna al pubblico un charachter tra i migliori della carriera di Jim Carrey, un personaggio geniale quanto caotico, travolgente nelle scelte di vita - la soddisfazione di vivere un'esistenza libero dai dettami della società "imposta" - quanto nei sentimenti - il legame con Philip Morris - eppure preda dei propri vizi e dei demoni quanto e più delle sue appena citate virtù.
Interessante, in questo senso, scoprire che, come l'Abagnale interpretato da Di Caprio in Prova a prendermi, anche Steven Russell sfodera una gamma potenzialmente infinita di risorse intellettive e di prontezza di spirito - emblematico, oltre alle numerose fughe dagli istituti di pena, il caso della sua pur breve carriera di direttore finanziario -, quasi il messaggio fosse una volta ancora quello passato attraverso una dichiarazione d'amore incondizionata per il talento, per quanto messo all'opera in campi non propriamente leciti.
Liberamente tratto dalla reale esistenza di Russell, Colpo di fulmine - Il mago della truffa è un ottimo esempio di pellicola in grado di combinare elementi autoriali, un piglio veloce da visione più che godibile, ottime interpretazioni ed una colonna sonora non solo azzeccata, ma anche in grado di regalare una panoramica degli anni che videro il protagonista districarsi - in tutti i sensi - dalle catene della Legge: e naturalmente, per quanto criticabile possa essere - ma lo è davvero? - la sua condotta, ci si ritrova tutti lì, a tifare spudoratamente per questo incredibile criminale pieno di risorse, pronto ad ogni sfida a giocare una posta sempre più alta, fino a realizzare addirittura l'impensabile per riguadagnare la vita senza limiti e lontano non solo dalle costrizioni, ma anche dalla volontà sociale di tenere al guinzaglio i suoi membri.
In questo senso trovano una dimensione addirittura poetica le immagini delle nuvole riferite alla giovinezza di Russell stesso, che con la scoperta della sua omosessualità divengono più che altro simboli di una battaglia contro il sistema che, seppur destinata, nella normalità dei casi, ad essere inesorabilmente persa, continua ad essere dichiarata dallo spirito di un uomo che non conosce catene o forzature, nell'amore così come rispetto alla fedina penale.
E per quanto possa risultare da molti punti di vista criticabile, mi sento di sostenere pienamente il charachter di Jim Carrey, trascinato da un'abilità, un intelletto ed una passione che, probabilmente, neppure le persone che lo hanno amato di più - l'ex moglie, il primo storico fidanzato, il candido Philip Morris - sono riusciti a percepire e vivere davvero appieno: considerato come, a volte, finisce per funzionare il nostro mondo, sarebbe forse più utile dare spazio a qualche genio preda di un pò troppe sregolatezze che a burocrati apparentemente rispettosi di ogni codice pronti a nascondere in modi ben peggiori dei più abili truffatori la loro vera natura di approfittatori.


MrFord



"I'm in the mood, the rhythm is right,
move to the music, we can roll all night.
oooh, oooh, slow ride - oooh, oooh ...
slow ride, take it easy - Slow ride, take it easy
slow down, go down, got to get your lovin' one more time
hold me, roll me, slow ridin' woman you're so fine."
The Foghat - "Slow ride" - 




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