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lunedì 19 dicembre 2016

Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali (Tim Burton, UK/Belgio/USA, 2016, 127')




Se guardo indietro ai tempi in cui il mio rapporto con il Cinema era solo ed esclusivamente quello definito dall'intrattenimento, sono pochi i registi che, in tempi non sospetti in cui la passione da cinefilo non era ancora esplosa, già riuscivano a colpire il mio immaginario di spettatore: Kubrick a parte, uno di questi era senza dubbio Tim Burton.
Vissuto con grande emozione come penso molti degli adolescenti degli anni novanta tra Edward mani di forbice e Beetlejuice, ho (quasi) sempre finito per amare i lavori del buon Tim, fatta eccezione, forse, per Sleepy Hollow e il pessimo Planet of the apes: ripensando, poi, a quando confezionò quello che a mio parere è il suo lavoro più maturo, splendido e completo, Big Fish, non posso che provare un brivido lungo la schiena e nel cuore.
Peccato che, come molti altri mostri sacri, con l'età Burton abbia deciso di tornare su binari decisamente più commerciali e biechi di quanto non avesse mai fatto - e che, probabilmente, ai tempi della sua giovinezza lo portarono ad allontanarsi dalla Disney, dove mosse i primi passi -, inanellando una serie di opere di poco conto ed uno degli abomini d'autore più clamorosi dell'ultimo decennio, Alice in Wonderland.
Proprio a causa delle ultime fatiche del regista di Burbank, le mie aspettative per questo nuovo Miss Peregrine erano piuttosto basse, senza contare una durata sulla carta decisamente importante - quasi due ore e dieci - ed un target che, ormai, mi vede inevitabilmente troppo vecchio, così come i Fordini troppo giovani: visione alle spalle, purtroppo, non posso che trovarmi a confermare i timori della vigilia.
Non che, rispetto al già citato scempio in Wonderland, Miss Peregrine sia mal realizzato, ed ammetto che per i primi venti minuti ho finito addirittura per essere sorpreso in positivo: peccato che, di contro, risulti smaccatamente derivativo - Del Toro e tutti gli Orphanage del mondo dovrebbero ricordare a Burton che è sempre meglio avere idee proprie piuttosto che pescarle a piene mani da altri -, decisamente e come già anticipato troppo lungo, per nulla riconducibile allo stile del suo autore - fatta eccezione per le smorfiette di Eva Green, che fa di tutto per rendersi odiosa come l'ultimo Depp - ed incapace di smuovere qualsiasi emozione in uno spettatore, a prescindere dall'età.
Un vero peccato, perchè almeno per quanto riguarda i giovani protetti della "protagonista" gli spunti per fare bene non mancavano di certo, nonostante alla fine rimangano seppelliti sotto una quantità esagerata di compromessi con la grande distribuzione ed attori consumati pronti a pensare, ormai, solo ed esclusivamente al portafoglio - Samuel Jackson, meriteresti il famoso discorsetto dell'Ezechiele -.
Un film, dunque, che non lascia nulla, perde nettamente il confronto con il suo diretto concorrente del periodo - che pur non è niente di trascendentale - Animali fantastici e si inserisce a pieno titolo nel filone dei film teen di questi ultimi anni - da Hunger Games a Percy Jackson, passando per Il mondo di Jonas - abbracciando senza neppure opporre resistenza la loro inutilità, almeno per chi, come il sottoscritto, è stato abituato a pellicole di formazione di ben altro spessore e, soprattutto, ad un Burton che ora pare la pallida, pallidissima copia di se stesso.




MrFord




giovedì 15 dicembre 2016

Thursday's child



La marcia verso le Feste, i banchetti, le bevute e le classifiche di fine anno prosegue inesorabile, e con lei la purtroppo tristemente nota invasione dei Cinepanettoni, giunti in grande quantità per questo weekend che anticipa quello natalizio: fortunatamente per me e per quello sciroccato del mio antagonista Cannibal Kid, co-conduttore della rubrica, un paio di sorprese potenzialmente positive dovrebbero comunque trovare il loro spazio in sala.
La speranza è che non deludano anche quelle.



"Ecco un bell'esemplare di Cannibal Kid: lo centro al volo!"


Rogue One: A Star Wars Story

Ed ecco il perfido Cannibal Kid a capo delle sue truppe imperiali.

Cannibal dice: L'anno scorso Star Wars: Il risveglio della Forza si era rivelato una delle sorprese più piacevoli e clamorose, almeno per quanto mi riguarda. Da non fan della saga di Guerre stellari, inaspettatamente mi aveva gasato parecchio e, almeno a giudicare dai primi trailer, pure questo film spin-off con Felicity Jones non sembra niente male. Che la Forza sia con me e non con Ford (intendo James, non Harrison)!
Ford dice: sono da sempre un fan di Star Wars, e lo scorso anno in questo periodo Il risveglio della Forza si impose come una delle sorprese più belle della stagione. Onestamente, pur rischiando di essere ancora d'accordo con Peppa, spero possa essere lo stesso con Rogue One.





Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

Ed ecco il mostruoso Ford pronto ad entrare nella cameretta di Peppa Kid.

Cannibal dice: Il nuovo film di Tim Burton l'ho già visto e presto ne parlerò. Nel frattempo comincio a sconsigliarlo a Ford, che non è né un ragazzo (se mai lo è stato, lo è stato un secolo fa), né tanto meno è speciale.
Ford dice: Burton, da qualche anno a questa parte, pare l'ombra del mitico autore che negli anni novanta incantava una generazione. A breve vedrò anche questo, anche se l'hype è sotto le scarpe neanche fosse stato acclamato come il film dell'anno da Cannibal.
Alla peggio, voleranno bottigliate.






 The birth of a Nation - Il risveglio di un popolo

"Vi prometto che se sarò eletto, bandirò ufficialmente Cannibal Kid dalla blogosfera, e anche dal mondo!"

Cannibal dice: Pellicola trionfatrice all'ultimo Sundance Film Festival, sembrava lanciata verso i prossimi Oscar. Peccato che, durante la promozione del film, è uscita la storia di un presunto stupro che il regista e protagonista Nate Parker avrebbe commesso quando era al college e così all'improvviso si è parlato più di quello che non della pellicola. Questo The Birth of a Nation resta comunque un lavoro molto ma molto promettente e speriamo si torni a discuterne per le sue qualità cinematografiche e non per altro, come fa sempre quel gossipparo di Ford.

Ford dice: si dice un gran bene di questo film, e un po' meno del suo regista. Un po' come Ford e Cannibal. Personalmente, a prescindere da come finiranno le vicende giudiziarie di Nate Parker, sono curioso. Cinematograficamente, almeno.


Fuga da Reuma Park

"Volevamo fare un film su Ford, ma mi sa che abbiamo sbagliato anche stavolta!"

Cannibal dice: Una volta Aldo, Giovanni e Giacomo facevano ridere, e pure parecchio. Una volta, tanto ma tanto tempo fa, quando Ford era ancora un giovanotto di belle speranze.
Adesso invece il trailer di questo Fuga da Reuma Park (il parco fondato dal mio blogger rivale) è così sconfortante che per tirarmi su il morale sono stato persino tentato di andare a leggermi White Russian.
Ford dice: all'inizio della loro carriera, Aldo, Giovanni e Giacomo erano tra i miei preferiti nel panorama italiano. Penso che cose come Chiedimi se sono felice siano piccole perle, ma ormai da una quindicina d'anni i tre si sono seduti sui fasti di un tempo finendo per sfornare cose sempre più tristi. Questo Fuga da Reuma Park già dal trailer pare tristissimo.
Talmente triste che perfino i presunti titoli radical esaltati da Cannibal paiono una botta di vita.


Poveri ma ricchi

"Ma che fai!? La panna nel White Russian va alla fine, non all'inizio!"

Cannibal dice: A sorpresa, il trailer di Poveri ma ricchi non m'è sembrato nemmeno troppo 'na poracciata. Un pochino sì, ma il giusto. I film di Fausto Brizzi poi sono un mio guilty pleasure italico e De Sica, quando non lavora con Boldi, non è nemmeno troppo terribile, si veda anche la sua partecipazione alla serie Mozart in the Jungle. Se proprio devo mangiare un cinepanettone italiano, quindi, punterei su questo. Se proprio devo, ho detto.
Ford dice: bastano due parole. Cinepanettone italiano. E salto dritto dritto al nuovo anno.


 Natale a Londra – Dio salvi la Regina

Eccezionalmente per le Feste, ceneranno insieme quei due cagnacci di Ford e Cannibal.

Cannibal dice: Lillo & Greg, ovvero l'unica coppia al mondo meno comica di Kid & Ford, si sono recati in Inghilterra in compagnia di Paolo Ruffini?
Te credo che poi quelli hanno votato per la Brexit!
Dio salvi la Regina, e soprattutto salvi chi avrà il coraggio di vedere questo film.
Ford dice: Cinepanettone italiano numero due. Secondo salto al nuovo anno.


Aquarius

"Se dovessi vedere Cannibal che affoga? Col cavolo che mi tuffo a salvarlo!"

Cannibal dice: Pellicola brasiliana che mi pare sia stata abbastanza osannata dalla critica internazionale, sarà una radical-chiccata di quelle che piacciono a me, oppure una di quelle cose pretenziose e inconcludenti che tanto piacciono al losco figuro che scrive su White Russian?
Ford dice: pellicola brasiliana che mi pare sia stata abbastanza osannata dalla critica internazionale: sarà una radicalchiccata di quelle che piacciono al Cannibale, ovvero una schifezza atomica, o uno dei veri film d'autore segnalati dal sottoscritto?



mercoledì 8 ottobre 2014

Sin City - Una donna per cui uccidere

Regia: Robert Rodriguez, Frank Miller
Origine: USA
Anno:
2014
Durata:
102'




La trama (con parole mie): a Sin City le cose non vanno mai per il verso giusto, e anche quando ci vanno, state pur certi che qualcosa finirà per andare storto. E mentre Marv, tra uno scontro e l'altro, osserva Nancy dimenarsi sulla pista, Johnny, giocatore d'azzardo dal talento sopraffino progetta di mettere all'angolo Roark, conscio che la posta in gioco sia ben più alta di qualche pigna di fiches.
E intanto Dwight, pronto a lottare contro i suoi demoni così come contro le ingiustizie, finisce per cadere nella trappola della donna che ha sconvolto la sua vita ed il cuore, Ava, pronta a manovrarlo come un burattino per poi sbarazzarsi di lui.
Ma la vendetta è un piatto che va gustato freddo, e sanguinolento: e così come Dwight stesso risorgerà dalle sue ceneri per togliere di mezzo l'amore della sua vita, Nancy si ispirerà ai ricordi di Hartigan per chiudere i conti con il passato ed il Potere.
Con l'aiuto sempre ben accetto di Marv.






Ricordo, anche se vagamente, il periodo in cui uscì il primo Sin City.
Probabilmente, ai tempi, la speranza dei distributori - e di Frank Miller, che tra graphic novels e diritti cinematografici dev'essersi fatto dei bei soldi - era quella di cavalcare l'onda del successo di Kill Bill e della moda tarantiniana mai davvero passata per dare origine ad un nuovo fenomeno di massa, sfruttando anche soluzioni visive ai tempi per certi versi innovative.
Ricordo anche - e molto meno vagamente del resto - che la visione mi lasciò parecchio indifferente, e che, oltre a non rendere giustizia alle pagine del fumetto, mi parve priva del carattere necessario per assurgere al ruolo di cult: le idee c'erano, il cast anche, eppure l'intera operazione pareva decisamente posticcia, senza dubbio lontana anni luce da cose enormi come Pulp fiction, tanto per rimanere in tema di sesso, violenza e turpiloquio.
Da allora sono passati quasi dieci anni, e onestamente, di un sequel di Sin City non sentiva l'esigenza praticamente nessuno: certo, il cast è stato rinnovato alla grande - soprattutto dal punto di vista femminile, dalla vecchia conoscenza Jessica Alba alla mia favorita Rosario Dawson, che nonostante un pò di vistoso inquartamento fa ancora una figura decisamente notevole, passando per una Eva Green che, non doma del recente sequel altrettanto inutile di 300 mostra generosamente le generose tette per gran parte del suo minutaggio on screen -, l'utilizzo di personaggi in piena rampa di lancio come Gordon-Levitt o vecchie glorie mai dome come Powers Boothe funziona, il fascino dell'hard boiled e delle scelte visive resta, eppure il tutto risulta ancora più inutile e posticcio di quanto non risultasse nei primi Anni Zero.
Nonostante, però, un ritmo decisamente lento e la sensazione che la visione non dia e non tolga assolutamente nulla, quasi come se non esistesse, rispetto al percorso di uno spettatore, non me la sento di volere male a questo film quanto ad altre schifezze che mi è capitato di dover sopportare di recente: certo, è una bieca operazione commerciale - peraltro naufragata, a quanto pare dai primi risultati al botteghino -, non ha alcuna carta in regola per essere in qualche modo ricordato in futuro, è piuttosto sonnolento e slegato nella narrazione - capisco le storie ad incastro, ma decidere di optare per due tronconi quasi distinti funziona proprio male, dal punto di vista della sceneggiatura e dei tempi -, ma a suo modo è quasi innocuo, un giocattolone di serie b finto autoriale buono giusto come fosse una lettura estiva, di quelle che si fanno senza preoccuparsi troppo di chi potrebbe vederci dedicare loro del tempo sotto l'ombrellone, o una bellezza mozzafiato pronta a catturare l'attenzione di qualsiasi maschio presente mantenendo la coscienza di non ricordare nessuno di loro almeno quanto loro non ricorderanno il viso di lei.
Del resto, penso che nessuno tra gli ometti che hanno approcciato quest'ultimo lavoro della premiata - ma neppure troppo - ditta Rodriguez/Miller si sia concentrato troppo sul viso ormai almeno in parte segnato dall'età di Eva Green, distratti non tanto dagli occhi resi smeraldo sul bianco e nero quanto da una delle coppie di tette forse più importanti del panorama cinematografico attuale - anche se Rosario Dawson, in questo caso, avrebbe da dire la sua, senza citare Jennifer Lawrence -.
Sin City - questo secondo capitolo anche più del primo - è un pò così, come quei porno che si guardano quando si ha voglia di sfogarsi un pò e poi finiscono nel dimenticatoio senza neppure passare dal via.
Del resto, se città del peccato deve essere, una sveltina - anche se cinematografica - non scandalizzerà certo nessuno.



MrFord



"Every damn time I walk through that door,
it's the same damn thing
That bitch bends over, 
and I forget my name - ow!"
Kiss - "Domino" - 




domenica 31 agosto 2014

007 Collection

 
La trama (con parole mie): nel mondo della settima arte, pochi personaggi sono noti a livello planetario e perfino tra i non appassionati come James Bond.
Nato dalla penna di Ian Fleming, l'affascinante agente segreto ha conosciuto, nel corso degli anni, incarnazioni ed interpretazioni completamente diverse tra loro, eppure unite dallo stile inconfondibile dell'uomo di punta dei servizi segreti di Sua Maestà.
Dal 27 agosto, in edicola con Il Corriere della sera e La Gazzetta dello sport, sarà possibile collezionare le pellicole che hanno visto 007 conquistarsi un pezzo importante della Storia del Cinema.




Pochi charachters, nel corso della lunga Storia della settima arte, hanno segnato l'immaginario pop quanto James Bond, agente segreto con la licenza di uccidere creato dalla penna di Ian Fleming e celebrato una volta ancora ed una volta di più a cinquant'anni di distanza dalla scomparsa del suo creatore: La Gazzetta dello Sport e Il Corriere della sera segnano dunque questa importante ricorrenza presentando in edicola a soli 9,99€ per uscita ventiquattro dvd dedicati alle gesta di Bond, alle sue indimenticabili auto, ai nemici ed alle ancor più indimenticabili Bond girls, che da Ursula Andress a Eva Green hanno fatto sognare gli spettatori forse anche più di quanto gli Sean Connery, i Roger Moore o i Daniel Craig hanno fatto con le spettatrici.
A partire dall'appena trascorso 27 agosto con il recente e di grande successo Skyfall firmato da Sam Mendes avrete dunque la possibilità di completare una delle collezioni più importanti che il Cinema moderno possa offrire, e di conoscere a fondo le gesta di un personaggio che non ha mai fatto mistero delle sue ombre, usandole come ulteriore strumento di seduzione dell'audience.
La guida all'intera operazione è consultabile a questo indirizzo, in modo da trovarvi pronti a decretare quello che, a vostro insindacabile giudizio, sarà stato l'interprete più adatto, la donna più ammaliante, il gadget più curioso, o semplicemente, il film meglio realizzato.
Materiale ce n'è in abbondanza, e soprattutto, c'è sempre lui.
Bond.
James Bond.
Che con un nome così, non potrà certo deludere.
Parola di Ford.
James Ford.


MrFord



   

venerdì 11 aprile 2014

300 - L'alba di un impero

Regia: Noam Murro
Origine: USA
Anno: 2014
Durata: 102'




La trama (con parole mie): parallelamente alla successione di eventi che porterà Leonida ed i suoi trecento alla morte alle Termopili, Temistocle, generale ateniese responsabile della dipartita del re Dario, si scontra a più riprese in mare e sulla costa con la flotta di Serse capitanata dalla spietata Artemisia, nata in Grecia e rimasta segnata dal destino che un manipolo di opliti disegnò per la sua famiglia.
Con la morte degli spartani, tutte le città stato greche finiranno per mettere mano alle armi e fornire a Temistocle i mezzi per contrastare l'immenso esercito persiano, e la stessa Gorgo, vedova di Leonida, deciderà di prendere il mare per vendicare la morte dell'amato marito.






Ma per quale motivo, vi starete forse chiedendo, il vecchio Ford, che tanto detestò il primo 300 - uno dei film più dannosi e terrificanti della storia recente dei blockbuster da neuroni spenti, che solo il ricordo di Julez ubriaca che risponde a Leonida e agli "AUGH!" dei suoi con "Ma che fanno, gli indiani!?" rende più divertente - ha finito per imbarcarsi nella visione del suo spin off, peraltro neppure diretto da Zack Snyder - che sarà sopravvalutato, ma visivamente almeno riesce a distinguersi più dell'insipido Noam Murro -, limitatosi per l'occasione alla sceneggiatura - e limitato è la parola giusta -, già massacrato praticamente ovunque, nella blogosfera e non?
E' presto detto: la decina dedicata al peggio di fine anno reclama già da ora le sue vittime sacrificali, e a volte l'idea di farsi quattro risate prendendo goduriosamente per il culo una pellicola alletta più dell'impegno mentale, specialmente dopo giornate lavorative passate a fare gli assistenti sociali al servizio di clienti e colleghi.
In questo senso, 300 - L'alba di un impero è stato praticamente perfetto.
Senza neppure perdere un secondo per discutere di Storia o di approccio, della regia ad uso e consumo del 3D e totalmente priva di personalità, del cast appiattito totalmente - anche nei rari casi di attori o attrici degni di nota -, il lavoro di Murro diviene una sorta di divertente parodia di se stesso già dai primi minuti, confusi e scombinati tanto quanto i livelli di narrazione ed i dialoghi - qui in casa Ford ancora ci chiediamo a cosa alludessero con "il fetore negli occhi" di Serse: doveva essere il furore, o al sovrano credutosi divinità persiano puzzavano davvero gli specchi dell'anima!? -.
Con queste premesse - e le incongruenze con 300, nonostante, di fatto, questo L'alba di un impero dovrebbe fungere da approfondimento dello stesso - l'ora e quaranta scarsa è diventata una sorta di tiro al bersaglio all'indirizzo di una croce ben più che rossa, dalla morte di Dario per mano di Temistocle al Mar Egeo, che ricorda più il Pacifico delle tempeste e degli tsunami che non l'azzurro splendore battuto dal vento che ho conosciuto bene in anni di viaggi nelle isole elleniche, passando attraverso la mutazione del già citato Serse al ruolo di Artemisia, che come i migliori cattivi dei cartoni animati anni ottanta - o Darth Vader rispetto ai suoi luogotenenti - si diverte a stare seduta ad aspettare che i sottoposti portino a casa la vittoria non esitando a farli fuori in caso di fallimento.
A questa per nulla indifferente sequela di difetti - e senza che la componente tecnica o critica in tutto e per tutto si scateni - si aggiungono momenti scandalosamente trash come il confronto erotico tra Artemisia e Temistocle, i dialoghi risibili e l'ormai decisamente passata di moda retorica di grana grossa da pseudo guerrieri, buona giusto, probabilmente, ancora per qualche residuato tamarro della prima ondata di fedelissimi di Leonida, che continueranno probabilmente a giocare ai Nativi Americani sull'onda degli AUGH, giunti in soccorso dei pavidi cugini greci anche in questo secondo capitolo proprio nel momento del bisogno.
L'unica cosa che possa remare a favore di 300 - L'alba di un impero è data dal fatto che si tratti, inequivocabilmente ed inesorabilmente, di un film davvero brutto, ma altrettanto innocuo: e nonostante il finale lasci presagire un terzo e conclusivo capitolo, spero davvero che Snyder e soci - Miller compreso, che una volta ritenevo un grande Autore - decidano di mollare il colpo evitando di coprire di ridicolo se stessi ed i loro prodotti una volta per tutte.
E non solo, ma per risparmiare al sottoscritto una tortura.
Non vorrei, infatti, che di fronte ad un nuovo tassello di questo mosaico, mi cominciassero davvero a puzzare forte gli occhi.



MrFord



"Seven seas
swimming them so well
glad to see
my face among them
kissing the tortoise shell."

Echo&The Bunnymen - "Seven seas" - 



mercoledì 4 luglio 2012

Last friday night - The amazing 4th of July edition

La trama (con parole mie): sfruttando l'onda lunga dell'uscita in sala di The amazing Spider Man, primo grande kolossal dell'estate, la consueta rubrica dedicata alle uscite settimanali che riesce nell'impresa di far coesistere i due antagonisti per eccellenza della blogosfera come le anime di Real Madrid - il giovane Cannibale - e Barcellona - il vecchio Ford - nella Spagna del triplete anticipa la sua presenza di un paio di giorni, sfoderando i consigli per le visioni di questo weekend e le consuete scaramucce dei suoi autori.
In attesa di una nuova Blog War e di tornate di proposte più interessanti, cavalchiamo coraggiosamente i cavalloni di quest'oceano non sempre limpido che è la distribuzione italiana neanche fossimo gli ex-presidenti, almeno fino a quando il mio antagonista non finirà casualmente sul fondo trascinato da fantastiche ciabattine di cemento. Ahahahahahahah!


"Che disdetta! Anticipando l'uscita al mercoledì speravo di evitarmi quei due cialtroni di Ford e Cannibale, e invece mi hanno beccato lo stesso!"
The Amazing Spider-Man di Marc Webb

Il consiglio di Cannibal: di certo è meglio di Ford-Man, ma sarà meglio anche dell’Amazing Cannibal-Man? 
Mi dichiaro ufficialmente stufo di varie cose: delle canzoni estive latino-americane, di Mr. Ford (fin troppo scontato), del tiki-taka della puerca Espana che se la canta e se la suona più dei due acerrimi rivali della blogosfera, e dei film di supereroi. 
Questo reboot di Spider-Man mi sembra poi arrivare a troppa poca distanza dai due ottimi film di Sam Raimi (sul terzo, meglio calare un velo pietoso). 
D’altro canto, però, la coppia Andrew Garfield ed Emma Stone promette molto bene e sarà interessante vedere cosa combinerà Marc Webb dopo aver debuttato con la perla indie (500) giorni insieme ora alle prese con una mega produzione. A me comunque i film sui supereroi hanno stufato. Mi sono persino stufato di dirlo!

Il consiglio di Ford: andate a togliere le ragnatele di dosso al Cannibale sempre chiuso nella sua cameretta da Cucciolo eroico. 

Onestamente non nutrivo - e non nutro - particolari speranze rispetto ad un reboot che pare completamente irrispettoso della storia fumettistica del buon, vecchio Spidey e che arriva - come dice perfino il mio odioso rivale - a distanza fin troppo ravvicinata rispetto alla trilogia di Raimi - ottimi i primi due film, orripilante il terzo, e anche qui ci troviamo clamorosamente d'accordo -. Eppure il trailer non mi è sembrato affatto male, il cast mi pare azzeccato e Webb ha dalla sua il buon trascorso di (500) giorni insieme, dunque chissà che non ne esca qualcosa di decente. Se, in ogni caso, dovesse andare male, tenete presente che si tratta, di fatto, solo di un aperitivo in attesa del piatto forte: il Batman di Nolan.
 

"Non ti preoccupare, Spidey! Ti difendo io da quei due bruti di Ford e Cannibal!"
Quell’idiota di nostro fratello di Jesse Peretz

 
Il consiglio di quell’idiota del vostro Cannibal: guardabile, ma non vi cambierà la vita.
Commedia dal sapore più country che indie con un buon cast che ho già visto, con discreto piacere, e ho già abbastanza dimenticato, con discreto dispiacere. La vicenda di questo tizio un po’ tonto (non mi sto riferendo a Ford) e del rapporto con le sue sorelle strappa qualche sorriso, ma non vere risate, e alla fine è un filmetto modesto che non lascia grossi segni. Per un’ora e mezzo di disimpegno estivo ci può anche stare: sempre meglio di un’ora e mezzo su WhiteRussian a leggere le elucubrazioni mentali del mio yo, fratello degenere Ford (no, per fortuna non è mio fratello e no, nonostante la ghiotta occasione, non gli ho nemmeno dato dell’idiota: troppo facile). 
 Recensione prossimamente.

Il consiglio di quell'idiota del vostro Ford: è estate, siate country e provateci. 

Non l'ho ancora visto, ma devo dire che in questa stagione così calda la spinta al relax e ai film da zero neuroni è più forte del solito, dunque un titolo come questo potrebbe quantomeno farmi passare una bella serata tranquillo e divertito lontano dalle solite sparate assurde del mio ben poco illustre collega di rubrica. Che, tanto per specificarlo, idiota non è affatto, visto che per gli appuntamenti fissi come le Blog War o le uscite settimanali continua ad affiancarsi al sottoscritto.
 
"Ma chi sono quei due sul palco, i soliti idioti!?" "Peggio, sono Ford e Cannibal!"


The Way Back di Peter Weir

 Il consiglio di Cannibal: a good way.
Già visto pure questo, d’altra parte è un film che in Italia esce con il solito ritardino di un paio d’anni. 
Sulla lunga e onorevole carriera di Peter Weir vi annoierà abbondantemente Mr. Ford, io mi limito a dire che è il regista de L’attimo fuggente e The Truman Show, e che qui non è ai suoi vertici ma comunque è alle prese con un film storico piuttosto interessante. The Way Back racconta una bella storia, il cast è di ottimo livello (ci sono la mia preferita Saoirse Ronan e un Colin Farrell parecchio bravo), come difetto c’è giusto che è un po’ lungo e noiosetto e per l’estate non è magari la migliore delle visioni. 
Prossimamente la mia recensione (che avevo già scritto tempo fa e mai pubblicato, in attesa dell’uscita nelle sale italiane finalmente giunta). 
Quando ho detto che è un po’ noiosetto, tranquilli comunque che parlo di livelli di noia accettabili e non fordiani uahahah.

Il consiglio di Ford: the way to send Cannibal back to sender. 

Peter Weir è un regista che ho sempre apprezzato, dai suoi esordi in terra d'Australia degli ottimi Picnic ad Hanging Rock e Gli anni spezzati alle grosse produzioni come The Truman Show e Master & Commander: non ho ancora visto questo The way back, ma devo ammettere che, considerati cast ed ambientazione, promette molto bene, e mi fa sperare di trovarmi di fronte ad un bel filmone d'avventura di quelli come si facevano una volta. Lo vedrò al più presto in modo che la mia recensione possa fare fronte a quella del Cannibale, e nel frattempo escogiterò un qualche stratagemma affinchè lo stesso venga spedito in Siberia.

"Se ti becco ancora una volta a leggere WhiteRussian o Pensieri Cannibali, ti faccio passare un brutto quarto d'ora."
Womb di Benedek Fliegauf

Il consiglio di Cannibal: a meno che non siate fan degli incesti, tenetevi pure alla larga.
L’insopportabile Cannibal fa triplete come l’insopportabile Spagna perché ha visto pure questo e vi dice: evitatelo tranquillamente. 
Sarà che è un film lento, uggioso, più adatto all’autunno che a questa carontica estata, ma la sua visione mi ha annoiato parecchio. Eva Green è brava, seppure meno nuda del solito, ed è l’unico motivo per vedere questo Womb. Per il resto, nonostante una bella idea che lo rende una pellicola quasi fantascientifica, è poca cosa e nel finale scade quasi nel ridicolo…Un po’ come quando capitate dalle parti di WhiteRussian del Fordando Torres e, anche quando l’inizio di un post sembra promettente, finisce inevitabilmente nell’involontariamente comico. Starò dicendo sul serio o vorrò solo essere volontariamente comico?

Il consiglio di Ford: tira più un pelo della Green che un carro di Womb.

Nonostante la presenza di una delle attrici di maggiore "presenza" del panorama internazionale, questo film non mi attrae per nulla, se non per il fatto che il mio acerrimo nemico Cannibalotelli pare averlo trovato molto noioso, cosa che, di norma, rende un film decisamente interessante. Ma il sapore autunnale e la prigrizia da goduria estiva potrebbero avere la meglio sulla voglia di sbeffeggiare ancora una volta le sue posizioni in ambito cinematografico, e far finire questo Womb nel dimenticatoio, dove pare stia proprio bene.

"E' inutile insistere, Cucciolo Eroico: ho giurato di rimanere illibata per Ford."
Cena tra amici di Alexandre de La Patellière, Matthieu Delaporte

 

Il consiglio di Cannibal: sempre meglio di una (John) Cena tra nemici con Ford.

Come la Spagna (ribadisco odiosa) lo fa nel calcio, la Francia al cinema continua (e per quanto mi riguarda in maniera tutt’altro che odiosa) a dare soddisfazioni nell’ambito del cinema e pure della commedia, dove vi segnalo il piacevole L’amore dura tre anni, uscito la scorsa settimana. Questa Cena tra amici mi ispira assai meno, però non mi sento di escluderla nemmeno del tutto. Dopo l’esperienza negativa con lo Chef Ford della scorsa settimana, la mia presenza a una cena con qualcosa cucinata dalle sue manine invece la escludo del tutto!

Il consiglio di Ford: io mi farei una pizza davanti alla tv, godendomi un incontro tra Cena e Cannibal. 

Non faccio neppure in tempo a dimenticare il dimenticabile Chef che subito i cugini d'oltralpe tornano alla carica cercando di procurarmi una fastidiosa indigestione della loro settima arte: inutile dire che questo piatto tutt'altro che succulento verrà passato abilmente al Cannibale, che abituato ai suoi fegati umani con Chianti non dovrebbe avere troppi problemi a digerire questa robaccia.

"Hey Cannibale, il tavolo è pronto: manchi solo tu!"



martedì 22 maggio 2012

Dark shadows

Regia: Tim Burton
Origine: Usa
Anno: 2012
Durata: 113'



La trama (con parole mie): Barnabas Collins, immigrato con la famiglia negli Stati Uniti dall'Inghilterra nel pieno del settecento, inizia un burrascoso rapporto d'amore non ricambiato con la strega Angelique, che lo maledice provocando la morte dell'amata del giovane infierendo ulteriormente trasformandolo in vampiro e rinchiudendolo in una cassa solo con il suo dolore e la sete di sangue e vendetta.
Quasi duecento anni dopo, all'inizio dei mitici seventies, Barnabas viene liberato da un gruppo di operai: tornato alla vita, e venuto a sapere che Angelique è ancora l'eminenza grigia dietro gli affari della città che i suoi genitori fondarono, il vampiro decide che è giunto il momento di prendersi cura dei suoi "futuri" parenti ed assaporare la rivincita sognata per così tanto tempo.
Ma la strada perchè tutto possa finalmente compiersi è lunga, e non priva di difficoltà.





A volte capita anche ai migliori di commettere un errore in grado di cancellare come se niente fosse anni e anni di successi: è accaduto al mio adorato Roberto Baggio nella finale dei Mondiali del 1994 con quel rigore mai dimenticato, a Terrence Malick con quella ciucciata gigante di The tree of life, a Don Winslow con l'ultimo Le belve e anche a Tim Burton, con l'agghiacciante Alice in wonderland.
Certo, tra gli scivoloni appena elencati quello del regista di magie come Edward mani di forbice o Big Fish è decisamente il più grave, tanto da rendere difficile credere che lo stesso possa essersi davvero ripreso: onestamente, e in onore del passato, ho cercato di approcciare Dark shadows con il minor numero di pregiudizi possibile - complice un trailer che mi aveva tutto sommato sorpreso in positivo, nonostante la consueta dose di timburtonite deppiana condita con la presenza da me faticosamente digerita di Helena Bonham Carter -, nella speranza di godermelo non come fosse un tentativo dell'autore di tornare alla ribalta ma come se fossimo ancora nel pieno degli anni novanta, ed il vecchio Tim potesse pensare di essere il regista di culto numero uno di quasi una generazione.
Purtroppo neanche le mie migliori disposizioni mentali sono servite per salvare Dark shadows da un destino di scialba mediocrità reso giusto leggermente più intrigante dalla presenza di Eva Green, che continua ad avere argomenti decisamente interessanti da proporre all'audience: la sequenza del sesso con Barnabas, quasi una parodia estremizzata della luna di miele vista in Twilight, resta uno degli episodi meglio riusciti di un film che passa e scivola via quasi fosse la più superflua delle visioni.
Una cosa che potrebbe suonare normale per un regista senza pretese, ma che per Burton ha il sapore amaro di una sconfitta, soprattutto se si considera che l'intera operazione pare un divertissement ad uso e consumo dei suoi protagonisti ed autori, quasi il triangolo Tim-Johnny-Helena, dopo aver visionato la serie da cui è stato tratto questo lavoro in una sera di noia alcoolica avesse deciso di trasformare il tutto in un giochino sul quale costruire il consueto circo di soldi e pubblicità come la migliore delle famiglie felici.
Ed è proprio la famiglia, il perno delle avventure di Barnabas - personaggio, peraltro, anche piuttosto divertente -: quella ormai perduta, quella in qualche modo rappresentata da Angelique e quella dei parenti acquisiti, una squadra di dissociati molto male assortiti.
Peccato che la sceneggiatura sia decisamente poco approfondita, sbrigativa e slegata, alcuni personaggi si perdano per strada - la Hoffman della Bonham Carter - ed altri decisamente promettenti siano letteralmente abbandonati a se stessi - la Carolyn della bravissima Chloe Grace Moretz di Kickass e Hugo Cabret -: proprio in fase di scrittura, in effetti, il film mostra il suo lato peggiore, presentandosi di fatto come un qualsiasi film Dreamworks tutto scenette e poca sostanza, alternando idee divertenti - l'assonanza McDonald's/Mefistofele ed il linguaggio forbito di Barnabas a colloquio con il gruppo hippy - a lunghi momenti di stanca in cui finiscono tutti per apparire come macchiette prive di spessore.
Peccato davvero, perchè tornando indietro nel tempo e ripensando alle numerose perle regalate da Burton in passato - Ed Wood, Mars attacks!, Beetlejuice - suona davvero un pò triste pensare di doversi rifugiare in un paio di gag che funzionano e sul fascino di un'attrice - anche se, occorre ammetterlo, Michelle Pfeiffer ancora si difende nonostante abbia di fronte la già citata Eva Green - e su una sorta di finto alternativismo fuori dagli schemi per poter portare a casa un film che possa - e neppure troppo - funzionare, ignorando charachters che un tempo avrebbero fatto la fortuna - e la gioia - dell'autore di Frankensweenie e dei suoi sostenitori come quello di David Collins, lasciato ai margini per concedere spazio ad inutili esibizioni di effetti, atmosfere e movimenti di macchina.
Probabilmente Burton comincia a soffrire della stessa mancanza di ispirazione di Allen e Scorsese, eppure, tentato dal successo commerciale, insiste nel non riuscire a concepire che una pausa di riflessione e, perchè no, depurazione, potrebbe essere utile perchè possa tornare sul grande schermo senza essere necessariamente il Burton che il pubblico si aspetterebbe, e chissà, arrivare a sorprenderlo con qualcosa di dirompente come Big Fish, ad oggi a mio parere il suo lavoro più grande ed universale.
L'unica consolazione è data dal fatto che, da queste parti, cominciavano a mancare vittime illustri da sacrificare sul sacro bancone delle bottigliate: che, peraltro, per questo pallido tentativo di ripresa, il buon Tim neanche merita.
Ma, nel dubbio, mi tengo pronto: chissà che la prossima sia la volta buona.  


MrFord


"No more Mister Nice Guy
no more Mister Clean
no more Mister Nice Guy
they say he's sick, he's obscene
I got no friends 'cause they read the papers
they can't be seen with me
and I'm feelin' real shot down
and I'm gettin' mean."
Alice Cooper - "No more Mr. Nice Guy" -


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