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sabato 28 dicembre 2013

Ford Awards 2013: i film (N°40-31)

La trama (con parole mie): ed eccoci giunti alla classifica delle classifiche, il premio più importante dei Ford Awards, quello dedicato al meglio uscito in sala dal primo di gennaio ad oggi che sia passato su questi schermi. Iniziamo con le posizioni più basse - ma non per questo meno meritevoli - della classifica, che a mio parere rispetto alle corrispettive dello scorso anno riescono ad avere qualcosa in più, tanto da costringermi a tagliare dalla scelta finale perfino titoli action che in tempi più magri avrebbero fatto certamente la loro porca figura.


N°40: NO - I GIORNI DELL'ARCOBALENO di PABLO LARRAIN


Alle spalle il deludente - almeno per il sottoscritto - Tony Manero ed il troppo autoriale Post mortem Pablo Larrain firma una pellicola di grande importanza sociale, una lezione che gli abitanti del Cile soggiogato da Pinochet diedero al loro dittatore attraverso l'assolutamente democratica via del voto.
Un gioiellino emozionante e visivamente vintage che ho apprezzato anche grazie a più di un pensiero rivolto alla situazione politica - disastrosa - italiana, nella speranza che un giorno o le cose possano cambiare anche per noi.

N°39: ANNA KARENINA di JOE WRIGHT


Joe Wright, che tempo fa era riuscito a colpirmi al cuore con l'ottimo Espiazione, torna in sala con un lavoro tecnicamente incredibile, bellissimo per gli occhi seppur decisamente freddo dal punto di vista delle emozioni: un titolo, comunque, che sarebbe stato davvero difficile non premiare con un inserimento nella top 40, non fosse altro per la sopraffina messa in scena a metà tra il Teatro e l'estetica di Baz Luhrmann.

N°38: NOW YOU SEE ME di LOUIS LETERRIER


Divertissement realizzato benissimo nonchè una delle sorprese più piacevoli della scorsa estate, questo giocattolone che ricorda il gusto per l'illusione di cult decisamente più autoriali come The prestige ha incontrato il favore di Julez, che sicuramente l'avrebbe posto in posizioni più alte in questa classifica facendo scendere, al contrario, qualcuno dei titoli sponsorizzati dal sottoscritto.
Promosso, comunque, come intrattenimento intelligente, e a dispetto della posizione, anche dalla metà più tamarra dei Ford.

N°37: LA MIGLIORE OFFERTA di GIUSEPPE TORNATORE


Sopresa in positivo, questo La migliore offerta, che ha rilanciato ai miei occhi uno dei registi italiani più sopravvalutati di sempre, Giuseppe Tornatore, e che lego al ricordo di uno dei primi giorni passati interamente da solo con il Fordino, che per l'occasione fu ancora più bravo del solito e mi tenne compagnia in una visione emozionante ed a suo modo magica, come raramente riescono a concederne, soprattutto di recente, i prodotti nostrani.



Altra posizione, ed altra più che piacevole sorpresa: considerata la presenza di Nicholas Cage mi sarei aspettato una tamarrata da competizione e di basso livello, e invece il risultato del lavoro di Scott Walker è un ottimo thriller ispirato alla vera storia di uno dei più feroci serial killer del Nord America, responsabile di un numero imprecisato di uccisioni nell'Alaska degli anni ottanta. Finale da brividi ed una Vanessa Hudgens splendida in versione dark, nonchè bravissima.

N°35: GRAVITY di ALFONSO CUARON


Così come per Anna Karenina, l'attesissimo Gravity di Alfonso Cuaron, deludente dal punto di vista di trama ed emozioni, è risultato talmente strabiliante tecnicamente da rendere impossibile una sua esclusione dalla classifica finale dei migliori film usciti in sala: il buon Alfonso, che aveva già lasciato a bocca aperta con il meraviglioso I figli degli uomini - in quel caso anche a livello emotivo -, confeziona una meraviglia registica come raramente se ne sono viste negli ultimi dodici mesi, con piani sequenza da capogiro ed una maestria con la macchina da presa praticamente unica.

N°34: CANI SCIOLTI di BALTHAZAR KORMAKUR


Non poteva mancare, nella classifica fordiana con il best del duemilatredici, qualche tamarrata come si deve nel classico stile Expendables: il nuovo lavoro di Kormakur, che già mi aveva ben disposto con Contraband, è una vera chicca in pieno stile Lansdale con due protagonisti in grande spolvero - soprattutto il Denzellone -, sparatorie, azione, battutacce da cameratismo e amicizia virile e chi più ne ha, più ne metta.
Insomma, una vera manna per gentaglia come me.

N°33: DON JON di JOSEPH GORDON LEVITT


L'esordio dietro la macchina da presa del già lanciato come attore Joseph Gordon Levitt, seppure acerbo, è un divertente e profondo excursus nella commedia romantica in grado di prendere abilmente per il culo il genere senza per questo risultare sguaiato, oltre che un ritratto davvero niente male del triangolo Uomo/Donna/Porno.
Se le premesse sono queste, il futuro anche registico del ragazzo sarà decisamente luminoso.

N°32: STAND UP GUYS - UOMINI DI PAROLA di FISHER STEVENS


Seconda, vera fordata di questa decina, questo Stand up guys, versione old school ancora più old school degli Expendables, è una chicca riuscita a far breccia perfino nel cuore di quel pusillanime del Cannibale, che è stato in grado non solo di sopportarlo, ma di giudicarlo perfino discreto.
Cast delle grandi occasioni, amicizia virile, onore d'altri tempi ed una profondità stemperata da una signorile abilità di prendersi molto, molto per il culo: e neppure il Tempo viene risparmiato.

N°31: THE CONJURING - L'EVOCAZIONE di JAMES WAN




James Wan, che negli anni scorsi era incorso spesso e volentieri nelle peggiori bottigliate by Ford, sorprende con un vintage horror sicuramente derivativo eppure perfettamente funzionale, nonchè una delle pellicole in grado almeno in parte di fare quello che un horror dovrebbe fare - paura - più interessanti degli ultimi anni.
Tecnica pregevole, costruzione interessante ed almeno un paio di sequenze memorabili rese grandi anche solo grazie ad un battito di mani.

TO BE CONTINUED...


MrFord

sabato 3 agosto 2013

Danny the dog

Regia: Louis Leterrier
Origine: USA, Francia, UK
Anno: 2005
Durata:
103'




La trama (con parole mie): Danny, strappato alla madre e ridotto in schiavitù, nonchè costretto a combattere ed aggredire come un cane da guardia dal gangster Bart, incontra per caso l'accordatore di pianoforti cieco Sam, che vive con la figliastra Victoria in un tranquillo appartamento scandendo l'esistenza con la musica.
Allontanatosi dalla vita di sangue e violenza cui è sempre stato abituato, Danny finisce per accarezzare il sogno di potersi costruire una nuova famiglia: ma Bart, alla ricerca del suo mastino perduto, è pronto ad usare qualsiasi mezzo per riportare lo straordinario combattente ai suoi ordini.
Danny dovrà dunque venire a patti con i dolorosi ricordi d'infanzia e battersi per chi ha imparato a volergli bene.





Con l'estate, di norma, il desiderio di svago del sottoscritto - e non solo - tende ad alimentarsi a livelli decisamente fuori scala, che si parli di ambito musicale o cinematografico: rispetto a quest'ultimo, quando si chiama in causa lo spegnimento del cervello, due generi sono principi delle mie serate nel periodo più lebowskiano dell'anno, l'horror e il film di botte.
Da diverso tempo puntavo Danny the dog, che incuriosiva anche Julez e rappresentava la tipica pellicola buona per questo periodo, con poche novità interessanti in sala e nessun Festival all'orizzonte: la presenza di Jet Li, poi, veterano del settore nonchè action hero di tutto rispetto, rappresentava una garanzia di legnate come piacciono a noi vecchi Expendables del Saloon.
Devo ammettere, però, di essere rimasto almeno in parte deluso dal lavoro di Louis Leterrier prodotto dal da me tanto detestato Luc Besson: laddove, infatti, pensavo di trovare sangue a fiumi ed una montagna di calci rotanti, ho scoperto un film incentrato sul concetto di Famiglia mascherato da pellicola da battaglia, con un Bob Hoskins irritante e disgustoso quasi al livello de Il viaggio di Felicia ed un Jet Li in forma attoriale - addirittura più che fisica - strepitosa, bravissimo nel rendere al meglio un personaggio a metà tra l'uomo ed il bambino, timido nei rapporti con le persone quanto inarrestabile una volta messo in moto dal suo padre padrone.
Certo, dovrei essere contento che un film di botte sfoggi un background tutto sommato discreto dal punto di vista della profondità dei personaggi ed un messaggio con uno spessore, eppure la mancanza dello spirito tamarro - se escludiamo la parte visiva dedicata ai combattimenti, coreografati davvero niente male - di cose come Transporter e Crank, per non parlare delle perle targate Van Damme figlie degli eighties si è fatta sentire, finendo per spegnere l'entusiasmo tutto forma e niente sostanza del sottoscritto tipico della stagione estiva, sempre in cerca della hit di culto del momento pronta ad essere chiusa in un cassetto non appena tornati alla quotidianità autunnale.
Curiosamente, questa sorta di ibrido cinematografico ha sortito un effetto speculare ed in qualche modo opposto in Julez, che al contrario si aspettava una componente emotiva più pronunciata ed ha finito per rimanere parzialmente delusa proprio a causa della parte più smaccatamente terrena della vicenda, giunta a rovinare il quadro fornito dal rapporto tra Danny/Jet Li e la sua nuova famiglia, formata dall'accordatore di pianoforti cieco Sam e dalla sua figliastra Victoria, entrambi grandi amanti ed appassionati di musica, responsabili inconsapevoli della riscoperta di se stesso - nonchè del drammatico passato che lo portò tra le mani di Bart - di Danny.
Da questo punto di vista il lavoro di Leterrier pare sfruttare l'influenza dei grandi classici dell'action made in Hong Kong, da John Woo in avanti, inserendo con orgoglio l'elemento melò - pur se non romantico - e sfruttandolo come cardine per la costruzione dell'eroe, insolito quanto a suo modo carismatico.
Un film dai molteplici volti, dunque, che potrebbe senza dubbio lasciare l'amaro in bocca a chi si aspetta solo ed esclusivamente sonore mazzate così come a chi spera nel drammone strappalacrime, che comunque riesce ad uscire dalla sua personale "lotta" a testa alta, con tutta la dignità di chi, pur non eccellendo, ha saputo distinguersi e dare un bell'esempio di carattere.
Per un titolo nato ad uso e consumo dell'intrattenimento puro e semplice, direi che è già qualcosa di grande.


MrFord


"I gotta roll, can't stand still
got a flamin' heart, can't get my fill.
eyes that shine, burnin' red
dreams of you all through my head."
Led Zeppelin - "Black dog" -





martedì 23 luglio 2013

Now you see me - I maghi del crimine

Regia: Louis Leterrier
Origine: Francia, USA
Anno: 2013
Durata: 115'




La trama (con parole mie): Daniel Atlas, Henley Reeves, Merritt McKinney e Jack Wilder sono illusionisti di strada specializzati ognuno in un diverso campo. Contattati da un misterioso committente, i quattro vengono messi in condizione di dare il via ad uno show pronto a sbancare non solo l'audience, ma anche importanti istituti di credito ed assicurazioni proprio nel corso degli eventi, live divenendo, di fatto, una sorta di novelli Robin Hood.
Quando il detective dell'FBI Dylan Rhodes viene affiancato dall'investigatrice dell'Interpol Alma Dray ed il caso esplode anche sui media, la corsa contro il tempo per fermare i quattro inafferrabili illusionisti diviene una priorità delle alte sfere delle forze dell'ordine, pronte a rivolgersi perfino ad ex maghi divenuti esperti nello smascherare trucchi ed illusioni come Thaddeus Bradley.
Riusciranno i quattro a farsi beffe di chi da loro la caccia ed ultimare un piano decisamente più ambizioso di quello che sembra? E chi muove le fila alle loro spalle?





L'estate, come si sa, è spesso e volentieri simbolo di disimpegno artistico, fisico e mentale, una sorta di inno alla leggerezza che ci riporta ai tempi magici della scuola in cui da giugno a settembre ci si dimenticava di tutto e di tutti per ritrovarsi in una realtà parallela - quella delle vacanze al mare o in montagna - fatta di amicizie, storie e situazioni in grado di regalare l'illusione di qualcosa di magico.
Louis Leterrier, regista di caratura certo non clamorosa, autore di tamarrate amatissime dal sottoscritto come il primo Transporter e dell'Hulk post-Ang Lee nella sua versione Avengers-style, colpito da non so quale folgorazione, riesce nell'impresa di unire lo spirito di questa stagione ad un film fresco, intelligente, ritmato alla grande nonchè, senza dubbio, riferimento per quanto riguarda l'intrattenimento non soltanto del periodo, ma di questa intera prima parte di duemilatredici.
Sfruttando un cast eterogeneo ed in buona forma, Leterrier mescola elementi che ricordano il rocambolesco incedere della saga di Danny Ocean alle riflessioni sulla magia e la fede che furono alla base di cose decisamente buone come Red lights ed ottime come The prestige: certo non ci troviamo dalle parti del filmone di Nolan, eppure Now you see me conserva - e molto bene - una sua dignità fornendo allo spettatore del sano e robusto divertimento che possa partire dal cervello invece che dalla pancia ed una leggerezza che gli permette di toccare argomenti sicuramente importanti senza per questo risultare appesantito nella struttura e nell'evoluzione.
A partire dai quattro protagonisti - mai troppo approfonditi, eppure in grado di essere definiti perfettamente da poche ma efficaci sequenze - fino ai due detectives incaricati della loro cattura - una coppiata Ruffalo/Laurent che funziona molto più di quanto non mi sarei aspettato -, passando per l'esperto "smascheratore" Bradley interpretato da Morgan Freeman, nessuna sbavatura perviene allo spettatore, che avvicinandosi sempre più - come viene più volte suggerito dai "Quattro cavalieri" - non solo finisce inevitabilmente per essere ingannato come illusionismo e magia vogliono, ma per godersi senza pensieri una caccia agli uomini divertentissima e ben orchestrata, che avrà pure la pecca di non avere davvero nessuna sbavatura ma che, di fatto, rispolvera il concetto dell'heist movie da una nuova prospettiva, aggiungendo alla sua ricetta diverse chicche - il confronto finale con "l'occhio" - e regalando almeno un paio di twist che, forse proprio perchè impegnati "ad avvicinarsi troppo" riescono nell'intento di sorprendere e rendere l'evoluzione dello script ancora più interessante, oltre a creare una piacevole empatia con questi curiosi, improvvisati ed insoliti Robin Hood pronti a rubare ai ricchi per dare ai poveri in nome di una vendetta che non è soltanto quella rispetto ad un loro collega smascherato decenni prima, ma della meraviglia - e della voglia di meravigliarsi - rispetto al cinismo e alla razionalità eccessivi, aspetto ovviamente molto apprezzato dalle parti del Saloon.
Leterrier firma dunque la sua opera migliore ed una delle sorprese più piacevoli di questo periodo, in barba ai santoni dell'autorialità eccessiva - qualcuno ha detto Malick!? - ma anche ai solo presunti tamarri da giocattoloni per bambini grandi - vero, Del Toro!? -: niente male per quattro illusionisti di strada passati in breve tempo ad essere idoli delle folle - chi non starebbe dalla loro parte, in fondo!? - nonchè alfieri della rivincita del sogno sulla realtà e dell'illusione della magia rispetto alle solide fondamenta dei massimi sistemi dell'economia attuale.
Potrebbe essere da folli, pensare che il potere di quest'illusione è necessario come l'aria a noi poveri vagabondi della Frontiera, eppure non può che essere così: in fondo non esiste Denaro in grado di comprare il Tempo, e non esiste Sogno - o illusione, perchè no - che non possa superare un'apparente certezza.
Basta guardare più da vicino, e lasciarsi ingannare.
In fondo il viaggio è sempre più importante della sua destinazione.


MrFord


"I never believed in things that I couldn't see
I said if I can't feel it then how can it be
no, no magic could happen to me
and then I saw you."
America - "You can do magic" - 



giovedì 11 luglio 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): nuova settimana di uscite e nuovo confronto tra me e quello scellerato del mio indisponente collega Peppa Kid, che passati i fasti di Spring breakers torniamo a darcele di santa ragione a proposito di quello che sarà con ogni probabilità uno dei grandi cult dell'estate e non solo.
Di cosa stiamo parlando? Del nuovo film di Clint? Del ritorno degli Expendables? Del definitivo e documentato ritiro di Lars Von Trier dalle scene? Purtroppo nessuno dei tre, ma in tempi di vacche magre come questo ci facciamo bastare anche quella ficata pazzesca che promette di essere l'ultimo lavoro di Del Toro.

 
RoboFord pronto ad abbattere i mostruosi Cannibali.

 
Pacific Rim di Guillermo del Toro


Il consiglio di Cannibal: non sono Pacific né nei confronti di Ford, né nei confronti di questo film
Guillermo del Toro per me è una delle figure più sopravvalutate oggi a Hollywood. Vive di rendita sull’unico buon film che ha fatto, Il labirinto del fauno, comunque nemmeno un capolavoro assoluto, ma ha anche girato porcherie come Mimic e Blade II, mentre Hellboy non è niente di che. Poi gli hanno affidato la realizzazione de Lo Hobbit e non è manco riuscito a portarla a termine e i suoi due nuovi progetti si preannunciano come dei gran flopponi: una nuova versione di Pinocchio (tremo al solo pensiero) a breve, e intanto se ne esce con questo Pacific Rim. Già dal trailer, mi sembra una delle cose peggiori che abbia mai visto in tutta la mia vita. Una cagata robotica al cui confronto la già pessima saga di Transformers sembra una prelibatezza per intenditori.
Se non si rivela uno dei film peggiori dell’anno, potrei seriamente considerarmi deluso. Così come potrei restare deluso se il mio nemico Ford non lo considererà una delle migliori pellicole nella storia del cinema…
Il consiglio di Ford: impossibile essere Pacific nei confronti del mostruoso Cannibal
Dai tempi del primo trailer, questo Pacific Rim è entrato immediatamente a far parte della schiera dei film più attesi dell'anno dal sottoscritto, che come la maggior parte di chi è stato bambino all'epoca dei robottoni giapponesi sogna da trent'anni una cosa fantastica come questa.
Ovviamente il mio rivale la bollerà di antico o roba simile, ma per il sottoscritto si tratta senza dubbio della tamarrata della stagione, e del giocattolone numero uno dell'estate e non solo.
Senza contare che Del Toro è un signor regista quando si parla di fantasy - Il labirinto del fauno e i due Hellboy ne sono la prova -, che le immagini viste finora sono da urlo e, effetti speciali a parte, vedere uomini alla guida di robot giganti fare a cazzotti con mostri enormi venuti da chissà dove in stile Cloverfield è un supercult anche solo sulla carta.

Cannibal Kid dopo aver digerito (male) l'ultimo pippone di Malick.

Now You See Me - I maghi del crimine di Louis Leterrier


Il consiglio di Cannibal: Now you can see this
In mezzo a tante porcatone commerciali in arrivo dall’America, c’è un film che senza tanti clamori si è rivelato uno dei successi dell’estate USA a sorpresa e che potrebbe anche non essere male. Una magia?
Proprio così. Il film parla infatti di un gruppo di maghi che, in tempi di crisi, si reinventano ladri, per il colpo del secolo. Riuscire a chiudere una volta per tutte il blog WhiteRussian?
Purtroppo no. Cercheranno di rapinare una banca di Parigi. Anche se io preferivo un colpo ai danni di Ford, il divertimento dovrebbe comunque essere garantito e il cast è di quelli pieni di idoli cannibali come Jesse Eisenberg, Woody Harrelson e Mélanie Laurent. Sarebbe un crimine ignorarlo.
Il consiglio di Ford: Cannibal can't see Ford
Film che si prospetta caruccio, un divertimento buono giusto per la stagione meno impegnata dell'anno ma che certo non rappresenterà il meglio del meglio di questo duemilatredici, e neppure, in tutta onestà, il meglio del discreto intrattenimento.
Comunque, visto anche il cast, proprio da buttare via non dev'essere, anche se nella settimana di Pacific Rim solo Stallone o Clint avrebbero avuto una chance di scavalcare la tamarratona di Del Toro.

"E così quello è il Cucciolo eroico!?" "E' anche peggio di quanto pensassi!"

Parental Guidance di Andy Fickman


Il consiglio di Cannibal: Fordental Guidance
Questo sembra il classico film per Ford.
Una pellicola action trash su un wrestler travestito?
Ma no, quello sarebbe stato per il vecchio Ford. Il nuovo Ford ha bisogno di una Parental Guidance, una guida a fare il genitore, e chi può dargliela se non due vecchie glorie e suoi quasi coetanei come Billy Crystal e Bette Midler?
Per quanto mi riguarda, di questa commediola famigliare bimbominkiosa ne posso anche fare a meno, sebbene potrebbe non risultare nemmeno troppo malaccio come visione disimpegnata.
Il consiglio di Ford: Parental guidance, ovvero il simbolo che non serve a Pensieri cannibali, il blog giusto giusto per i bimbiminkia.
Seconda commedia senza pretese della settimana, che pare una versione cinematografica della marea di trasmissioni in stile Real Time che negli ultimi anni hanno letteralmente invaso il piccolo schermo.
Onestamente Billy Crystal mi è sempre stato simpatico, ed il risultato non dev'essere neppure così pessimo, ma dovessi scegliere qualcosa da mettere in coda a Pacific Rim opterei per i maghi prima di questo.
Il Cannibale, invece, lo lascio sempre in fondo. Del resto, come fanalino di coda sta proprio alla grande.

Peppa Kid mentre cerca di infastidire il vecchio Ford.

Uomini di parola di Fischer Stevens


Il consiglio di Cannibal: sono un uomo di parola e dico che mi batterò contro Ford fino alla morte!
Ed ecco un altro film perfetto per Ford. Dopo il trash dei robottoni e la commedia famigliare, una pellicola crime action old style con tre attori old school. Se Alan Arkin a livello di carriera ultimamente è messo meglio che mai, lo stesso non si può dire per Al Pacino e Christopher Walken che negli ultimi tempi non sono sempre garanzia di qualità, quindi chissà cosa ne sarà venuto fuori…
Questo Uomini di parola mi attira pochino, ma potrebbe tornarmi utile per massacrare in allegria qualche altro vecchino, visto che prendermela solo con Ford non mi basta!
Il consiglio di Ford: guardatelo, e non ve ne pentirete. Parola di Ford!
Film che, nonostante la pessima traduzione italiana, è una piccola chicca old school giocata sull'amicizia virile ed i vecchi leoni come non ne fanno più, interpretata benissimo dalla premiata ditta Arkin, Pacino e Walken ed incentrata su un'ambientazione che mescola Una notte da leoni, Lock&stock e Gran Torino.
Non sarà il capolavorone del secolo, ma è una pellicola da godersi dal primo all'ultimo minuto, certo non esplosiva o innovativa ma tremendamente tosta e di cuore.
Meglio di così non si potrebbe chiedere.
In caso, poi, voleste saperne di più, qui trovate la mia recensione: http://whiterussiancinema.blogspot.it/2013/04/stand-up-guys.html.
E lasciate perdere l'orrido titolo italiano, che deve aver giusto inventato quel tordo di Peppa Kid!

"E così quello è il Cannibale!?" "Già. Possiamo sistemarlo senza neppure rovinarci il vestito."
Oggetti smarriti di Giorgio Molteni


Il consiglio di Cannibal: Cinema smarrito, quello italiano
Anche questa settimana, non manca il filmetto italiano che nessuno si filerà ma che per obbligo sono costretti a distribuire e io e Ford costretti a commentare. Dopo aver visto l’ennesimo agghiacciante amatoriale trailer, non sto a filarmelo più di tanto nemmeno io, anche perché la mia voglia di cinema italiano, se mai l’ho avuta, ormai è andata smarrita da lungo tempo.
Un po’ come il senno di Ford.
Il consiglio di Ford: gusto per il Cinema smarrito, quello di Cannibal Kid.
Non poteva mancare, tra le uscite della settimana, l'agghiacciante film italiano di turno che non mi sforzo neppure a bersagliare.
Il trailer ci pensa da solo.
Un po’ come il Cucciolo eroico quando snocciola i suoi "illuminati" pareri cinematografici.

"Cannibal, vieni a fare un giro: ti prometto che non guido come Ford!"

domenica 23 settembre 2012

Transporter: extreme

Regia: Louis Leterrier
Origine: Francia, USA
Anno:
2005
Durata:
87'



La trama (con parole mie):  Frank Martin, ex agente delle Forze Speciali specializzato in trasporti "eccezionali", vive un periodo di pausa dal suo consueto impiego a Miami, al soldo della famiglia Billings, per la quale si incarica di scarrozzare il piccolo Jack a scuola e dal dottore.
Quando una banda di mercenari e terroristi decide di rapire il bambino in modo da infettare con un pericoloso virus il padre, al centro della lotta ai cartelli della droga colombiani, Frank torna sulla strada deciso a risolvere la faccenda da par suo.
Ovviamente, per quanto il boss dei criminali Gianni Chellini e la sua amante/guardia del corpo Lola possano mettercela tutta, il piano è inesorabilmente destinato a crollare sotto una raffica di colpi dietro l'altra del buon "autista".




Ringrazio il Cinema, l'alcool, la vita ed il panesalamismo di avermi tirato fuori da quel periodo oscuro di qualche anno fa in cui mi tuffai a capofitto solo ed esclusivamente nell'autorialità, precludendomi per troppo tempo il gusto di godere di pellicole come questa.
Perchè indubbiamente la trilogia dedicata all'autista speciale Frank Martin, figlia di tutto il peggio del trash legato all'action anni ottanta e novanta, non sarebbe mai entrata in casa Ford senza una robusta dose di desiderio di evasione totale dei neuroni: ed ancora oggi, vista con tutta la gioia e la goduria possibili, risulta effettivamente essere un prodotto alle soglie del terrificante, eppure proprio per questo irresistibile agli occhi di un Expendable redento dall'essai come il sottoscritto.
Ricordo quando, ormai un paio d'anni fa, riscoprii il primo capitolo della saga in pieno fervore da visione di Statham alla corte di Sly e soci, riuscendo addirittura a superare il fatto che il tutto fosse scritto e prodotto da Luc Besson, uno dei registi in assoluto meno amati qui al Saloon: con questo secondo giro di giostra le avventure del buon trasportatore si fanno ancora più eccessive, sopra le righe e roboanti, complice un plot al limite del ridicolo che pare confezionato ad hoc per regalare al pubblico sequenze di grande impatto soprattutto per quanto riguarda le coreografie di combattimento - realizzate sfruttando vestiti, armi occasionali ed ambiente circostante con spettacolari risultati -, oltre ad un paio di vere e proprie perle da fantascienza dell'inseguimento in auto - il volo tra gli edifici, la bomba sganciata piroettando attorno ad una gru, il passaggio "sui tetti" -, senza contare un gruppo di criminali che il buon Frank sarà più che lieto di asfaltare e che paiono usciti dai peggiori serial in stile Renegade, dal boss in stile finto padrino interpretato da Alessandro Gassman alla killer o presunta tale con la mania di leccare l'intera faccia di Statham passando attraverso un campionario di sgherri degni del peggior b-movie.
Eppure, nonostante tutto questo, se osservato dal corretto punto di vista - e conviene, perchè non penso che il vecchio Jason possa prendere bene un rifiuto da snob della settima arte - questo Transporter extreme rischia di sfiorare vette alle quali neppure il primo della serie ci aveva abituati - anche se la sequenza sui pedali della bicicletta coperto di grasso ancora resta la numero uno -, mantenendo alti ritmo e dosi di adrenalina, nonchè profondo senso di gasamento in tutto il pubblico, che sia maschile - le scazzottate dell'antieroe solitario sono sempre uno spasso - o femminile - Jason Statham, in completo o a petto nudo, è sempre uno spasso -.
Curiosa la presenza di Matthew Modine, che tutti voi ricorderete in Full metal jacket e che, negli anni, ha subito una brusca frenata all'ascesa della sua carriera. 
Non resta molto da dire, se non che ci troviamo di fronte ad uno dei più grandi eredi della tradizione action nata con gli Stallone, gli Schwarzenegger e i Van Damme e proseguita a suon di imprecazioni dal Bruce Willis della quadrilogia dedicata a McClane: se nel panorama attuale esiste qualcuno in grado di eguagliare le gesta di questi inarrivabili eroi del passato, è senza dubbio questo coriaceo anglosassone dal passato di combattente.
E qui dietro al bancone siamo tutti con lui.


MrFord


"It'll all click when the mortgage clears
all our fears will disappear
now you go to bed
I'm staying here
I've got another level that I want to clear."
The Servant - "Cells" -


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