Visualizzazione post con etichetta fratelli e sorelle. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fratelli e sorelle. Mostra tutti i post

lunedì 12 novembre 2018

White Russian's Bulletin

 


Per la prima volta nelle ultime settimane - e forse mesi - non solo sono incappato in una settimana di visioni più consistente di quanto non fossi abituato a sostenere, ma anche e fortunatamente di sole visioni soddisfacenti: che si parli di serie tv o di lungometraggi destinati alla sala o alla sempre più importante realtà di Netflix, infatti, non ho memoria di sette giorni così interessanti almeno dalla scorsa primavera. Speriamo sia un segno positivo per la corsa fino alle classifiche di fine anno.

MrFord


HILL HOUSE (Netflix, USA, 2018)

 Hill House Poster
 
Il mio rapporto con Mike Flanagan è da sempre stato discontinuo, avendolo molto apprezzato in alcune pellicole e clamorosamente detestato in altre: giunta sugli schermi di casa Ford grazie al tam tam della rete, Hill House aveva un bel banco di prova da superare per poter essere apprezzata, e nonostante i tempi dilatati dei primi due episodi devo ammettere che l'ha fatto e a pieni voti.
Regia elegante e molto tecnica, stupendi passaggi temporali in termini di script, spaventi ben gestiti ed un sottotesto importante per chiunque "senta" la vita ed abbia trascorsi emotivi importanti con Famiglia e fratellanza.
Un plauso allo stupendo episodio cinque, La donna dal collo storto, che riprende un concetto espresso in modo ancora più spaventoso nel meraviglioso cult "nascosto" Lake Mungo di qualche anno fa, e che accanto all'epilogo giustamente molto emotivo rendono Hill House uno dei titoli più interessanti che il piccolo schermo abbia offerto in questo duemiladiciotto.


 


BLACKkKLANSMAN (Spike Lee, USA, 2018, 135')

 BlacKkKlansman Poster

Ho sempre pensato che, quasi fosse un controsenso, i migliori lavori di Spike Lee fossero i suoi film più "da bianco", quelli in cui riusciva ad abbandonare la grande rabbia per le ingiustizie perpetrate nel nome del razzismo negli States per veicolarla in energia pura toccando, paradossalmente, gli stessi temi: parlo de La 25ma ora e Summer of Sam, senza comunque dimenticare quello che per me resta uno dei film di genere più belli degli ultimi venti o trent'anni, Inside man.
E proprio quando l'idea che mi ero fatto era di un regista ormai alle soglie della pensione, il vecchio Spike tira fuori un cocktail che pare mescolare Scorsese e i Coen e che affronta con acume ed ironia nera - ed un main charachter mitico interpretato dal John David Washington di Ballers - questioni ancora non solo spinose, ma terribilmente reali raccontando una storia a quasi lieto fine prima di consegnare all'audience un pugno nello stomaco in chiusura di quelli che fanno male perchè più veri di qualsiasi storia vera portata sullo schermo.
Fight the power, Spike.

 


OUTLAW KING - IL RE FUORILEGGE (David MacKenzie, UK/USA, 2018, 121')

 Outlaw King - Il re fuorilegge Poster

Nella Scozia fangosa, brutta - si fa per dire, considerati gli scenari naturali - sporca e cattiva dei tempi di William Wallace appena giustiziato da Edoardo I Plantageneto, si mosse negli anni successivi alla morte del condottiero celebrato da Mel Gibson un re "operaio" destinato a diventare il primo monarca riconosciuto della patria del whisky per antonomasia.
David MacKenzie, già da queste parti amatissimo per Hell or high water e Starred Up, torna nella terra natia per raccontare un personaggio importante ma fagocitato nei libri di storia dal già citato Wallace, che mescola il Robin Hood di Ridley Scott ad una versione sanguinosa e cattiva dei Secoli Bui - come dovevano essere, del resto - in pieno stile Game of thrones. 
Il risultato forse non è emotivamente d'impatto come i due titoli che ho citato, ma mostra i muscoli di un regista da continuare a tenere d'occhio, grande schermo o Netflix che sia, in grado di girare passaggi pazzeschi - quello d'apertura, in piano sequenza, è una vera chicca - e senza dubbio capace di raccontare una storia senza avere paura di sporcarsi le mani per farlo.

 

mercoledì 16 maggio 2018

Shameless - Stagione 8 (Showtime, USA, 2017)




I Gallagher sono sempre una certezza, in casa Ford.
Sarà perchè, per estrazione sociale, grinta, casino e via discorrendo, ci sentiamo vicini a loro.
O sarà perchè la Famiglia è un tema sempre importante, da queste parti.
Senza contare quel vecchio bastardo "redento" di Frank, uno degli idoli da piccolo schermo del Fordino.
O Lip, uno degli idoli da piccolo schermo neanche fosse un'adolescente di Julez.
O quella sigla che fa ballare ancora, a distanza di otto stagioni, tutto il Saloon.
Certo, siamo lontani dalle annate migliori e magiche di questa scombinata famiglia nata dall'ispirazione di una serie inglese e illuminatasi di vita propria nella Chicago operaia e ai margini degli States, l'impressione è quella del grande spettacolo che si trascina imitando se stesso, il pathos - Lip escluso - è andato drasticamente calando in favore di una guasconeria sopra le righe che allontana la proposta dalla realtà, ma poco importa.
Rivedere Fiona, Carl, Ian, Kev, V, Liam e compagnia è sempre un piacere, come fossero vecchi amici ai quali risparmi ed abbuoni le battute che ricorrono ad ogni uscita, perchè sai che vorrai loro bene sempre e comunque, e che sarai pronto a sorreggerli durante una sbronza colossale o nel momento del bisogno. Sacro e profano. Ugualmente vicini, fratelli, vivi.
Come i Gallagher.
Con questo ottavo giro di giostra, seppellita l'eredità di Monica, troviamo un Frank come mai l'avevamo visto fino ad ora, ugualmente pronto a fregare il sistema ma più lucido, o quantomeno lontano dagli eccessi - almeno parlando di alcool e droghe - che l'avevano caratterizzato da sempre; dal canto suo Ian, con il movimento del Gesù gay, sale alla ribalta forse venendo travolto da fama e "onnipotenza" confermandosi il charachter più vicino a Monica stessa, e mentre Lip cerca la redenzione aiutando gli altri per poter rimanere in pace con se stesso Carl scopre le gioie e soprattutto i dolori del matrimonio, confermandosi uno dei punti di forza della serie e, forse, il personaggio più imprevedibile. E mentre Fiona continua il suo percorso di "borghesizzazione", si osserva Debbie nel suo somigliare inesorabilmente sempre più proprio a Frank, mentre Liam, trattato come una mosca bianca nella sua ricca scuola di bianchi benestanti, trova una dimensione nuova e potenzialmente interessante per il futuro della serie.
Non parliamo, ovviamente e come scrivevo poco sopra, di una stagione memorabile come quelle cui ci avevano abituato i Gallagher, di quelle in cui si finiva con il groppo in gola e il cuore palpitante, e la sensazione che si sia arrivati alla fase discendente del titolo c'è, eppure non è davvero possibile pensare di abbandonare uno dei prodotti che al Saloon abbiamo più amato e sentito nostri degli ultimi anni, sperando che, fino a quando sarà, possa continuare quantomeno mantenendo un livello discreto come quello di questa stagione, facendo leva sull'amore che, ormai, si prova per i protagonisti.
L'idea, poi, di cominciare a pensare ad una conclusione che possa raccontarli al meglio anche rispetto al loro futuro, potrebbe addirittura rendere Shameless degna di una chiusura davvero mitica, come, del resto, mitici sono e saranno sempre i volti che l'hanno caratterizzata.



MrFord



 

lunedì 20 novembre 2017

This is us - Stagione 1 (NBC, USA, 2016)








Con ogni probabilità, se si pensa di vivere una vita piena, pronta a concederci gioie, dolori, amore, morte, crescita, esperienze, la stessa sarà sempre superiore a qualsiasi film, romanzo o canzone possa colpirci da quando arriviamo a quando ce ne andiamo.
Del resto, esistono avvenimenti, casualità, cadute e risalite che provate sulla pelle assumono il valore unico di renderci protagonisti del film incredibile che resta la nostra vita, nella sua semplicità, a prescindere da quanto siamo destinati a combinare su questa palla di fango.
This is us non è certo la migliore serie televisiva che abbia mai visto in termini oggettivi ed assoluti, ma senza ombra di dubbio mi è parsa quella più toccante nel raccontare con sincerità - pur trattandosi, per l'appunto, di un'opera di fiction - la meraviglia assoluta che è e resta l'esistenza quando viene vissuta, specie a partire da quello che è il suo cardine più importante ed ingombrante: la Famiglia.
Che lo si voglia o no, che si tratti di quella che viviamo per questioni di sangue o costruiamo per amore, la Famiglia è la scintilla che accende ed accenderà le braci più roventi sulle quali andremo a camminare, e che regalerà a chiunque i momenti migliori o peggiori che potremo ricordare.
La storia dei Pearson, tra presente e passato, amarezze e grandi gioie, lacrime e speranze, è qualcosa che si sente sottopelle perchè portato sullo schermo con la stessa disarmante sincerità del racconto di un padre, una madre, un nonno, un fratello, una sorella: si ritrovano una colonna sonora - magnifica -, momenti di commozione - a profusione: onestamente penso che This is us abbia conquistato il primato del serial con il più alto numero di lacrime strappate ai Ford da sempre - e divertimento, conquiste e perdite, piccoli e grandi gesti, scelte e destino, e non dovrei aver bisogno di aggiungere altro, considerato che tutti noi conosciamo le sensazioni per averle provate nel corso della nostra vita.
In Jack - il tipico personaggio che uno stronzo come me sogna da sempre di diventare da grande -, Rebecca, Randall, Kevin, Kate, William - il tipico personaggio che uno stronzo come me spera di diventare da vecchio -, c'è tutta la magia dei sentimenti che, più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto sia assurdo negare, fanno parte della vita di tutti noi.
Percorrendo la storia dei Pearson - che, per usare le parole di Jack nell'ultimo episodio di questa folgorante prima stagione, "è solo all'inizio" - mi sono tornati in mente momenti che non potrò mai cancellare dalla memoria: la morte di mia nonna quando avevo undici anni e quella forza che mi si sgretolò tra le mani quando mia madre in lacrime aprì la porta di casa, quella di mio nonno poco prima dei diciotto, il primo bacio e la prima scopata, il giorno del matrimonio, quello in cui incontrai Julez e volai di corsa dal mio capo di allora a complimentarmi per la nuova assunzione, le lacrime sulle note de Il cielo d'Irlanda al funerale del mio amico Emiliano, la nascita del Fordino ed il parcheggio mancato sotto la neve, quella della Fordina con il neo fratellino a correrci incontro nel corridoio dell'ospedale con un mazzo di fiori in mano, i momenti in cui ogni giorno troviamo la magia in piccoli gesti, due notti fa quando la più piccola di casa Ford mi si è addormentata sul petto stringendomi così forte da farmi mancare il fiato, quel terribile ventotto maggio duemilaquattordici quando scoprimmo che quella che sognavamo sarebbe stata la nostra bambina era perduta, il sorriso di AleLeo al nostro ritorno a casa, pronto a salvarci entrambi da un dolore troppo forte.
E in tutto questo, la voglia di essere ancora qui, di vivere questa vita fino in fondo, di costruire una Famiglia che sarà gioie e dolori, ma anche quel qualcosa che ameremo più di qualsiasi altra, sempre e comunque.
"Questa storia d'amore è solo all'inizio", dichiara Jack a Rebecca in chiusura di stagione.
Ed è giusto, umano, vero, straordinariamente bello che sia così.
Perchè questi siamo noi.




MrFord




domenica 15 maggio 2016

Fordini Unchained: ci sono io, ci siamo noi



Qualche sera fa eravamo a tavola, con AleLeo accanto a me pronto a commentare e tempestarci di domande a proposito della serie televisiva del momento - per la precisione, House of cards - e Rebecca nella sua sdraietta con vibrazione e musica di accompagnamento, quando, pronta a chiedere anche lei di mangiare, la più piccola di casa Ford ha fatto sentire la sua voce.
Neppure il tempo per Julez di prepararsi a prenderla che il Fordino, sceso dalla sedia, si è avvicinato accarezzandola e sussurandole a voce bassa: "Non piangere, Rebecca: ci sono io".
Se non fosse che parliamo di un bimbo di poco più di tre anni con una spiccata passione per gli animali, avrei quasi potuto dire che il mio piccoletto potrebbe essere già pronto per fare il genitore.
Ad ogni modo, quello che posso dire è che il primo mese e mezzo con due figli, nonostante il raddoppio degli impegni e della stanchezza, non ha fatto che alimentare la voglia, un giorno, di considerare l'idea di un terzo, resa ancora più forte dalle dimostrazioni d'affetto per la sorella e di "maturità" che il Fordino sta regalando ai suoi vecchi quasi ogni giorno, un pò come quando, con la varicella, ha resistito diligentemente dall'avvicinarsi a lei e toccarla per una settimana, fino alle domande rispetto a quando verrà finalmente il momento in cui potrà giocare con Rebecca - è curiosa la percezione del tempo per i bambini, considerato che un anno, ai loro occhi, appare quasi come dieci ai nostri, a quell'età -.
Dal canto suo la Fordina, che come il fratello è bravissima e dorme il giusto risparmiandoci le notti in bianco di molti genitori, comincia a spalancare occhioni che sembrano tra l'azzurro ed il grigio, e che al momento paiono decisamente più chiari di quelli di AleLeo, a guardare il mondo, a tentare di lanciarsi neanche fosse una base jumper all'indietro quando la si tiene appoggiata alla spalla in posizione quasi eretta: adora le attenzioni e godersela tra le braccia di qualcuno, e vederla stretta alla mamma illumina entrambe anche più di quanto ricordassi rispetto ai primi mesi del Fordino.
Senza dubbio verranno tempi più difficili di questi, e a volte corro con il pensiero a quando entrambi attraverseranno l'adolescenza, e toccherà fare i conti da esterni con quello che ad ognuno di noi pare come un travaglio unico che nessuno è in grado di comprendere, eppure quello che respiro e sento quando sono accanto a loro da una dimensione a tutto, me compreso, e mi fa sperare che il legame profondo che stiamo costruendo ora, anche se non ricorderanno quasi nulla in termini di memoria, possa formare una sorta di imprinting quasi animale che, per tutta la vita, sussurri a bassa voce ad entrambi che, in ogni momento, e fino a quando avremo la forza di goderci questa vita, "ci saremo noi".
Proprio come Ale ha sussurrato a Rebecca.
Proprio quello che voglio che sappiano, e sentano, ogni giorno rispetto a me.
Ora, che si aggrappano alle mie braccia come se non ci fosse nessun posto più sicuro al mondo così come quando penseranno di non averne bisogno.
Noi ci saremo.




MrFord

domenica 8 maggio 2016

Modern Family - Stagione 6

Produzione: ABC
Origine:
USA
Anno:
2015
Episodi:
24







La trama (con parole mie): le vicende dei Pritchett, dei Dunphy e dei Pritchett/Tucker proseguono nella loro irregolare, scombinata quotidianità. Jay e Gloria, impegnati principalmente rispetto alla crescita del piccolo Joe, vedono Manny diventare un adolescente e frequentare le prime ragazze; Tucker e Mitchell affrontano la prima formazione del carattere di Lily, l'idea di adottare un secondo figlio e la perdita del lavoro proprio di Mitchell, che per tanto tempo era stato al contrario la colonna portante, finanziariamente parlando, della famiglia; Phil e Claire, invece, imparano a conoscere i nuovi vicini ed assistono alla crescita di Luke - della stessa età di Manny -, Alex - giunta all'anno del diploma e destinata, prima della famiglia, ad una scuola di alto livello - ed Hailey, alle prese con una cotta che potrebbe cambiarle la vita.
Come gestiranno i piccoli e grandi stress quotidiani i componenti di queste disequilibrate, perfettamente normali famiglie?












Di norma, una delle cose più belle di un viaggio, paradossalmente è costituita dal ritorno a casa.
Personalmente, adoro scoprire luoghi e conoscere persone, percorrere strade e sperimentare cose nuove che mi affascinano o potrebbero piacermi quanto le vecchie, eppure nel corso di ogni avventura della mia vita, il richiamo del rifugio non ha mai smesso di farsi sentire.
Nell'ambito delle serie tv, uno dei titoli che, anno dopo anno, oltre a non aver perso assolutamente smalto pur non rientrando tra i miei generi preferiti - ho sempre detestato non troppo cordialmente le sit com - ha rappresentato sempre più questo concetto è stato Modern Family, pronto a divertire, in parte quasi commuovere e coinvolgere gli occupanti di casa Ford in misura sempre maggiore mano a mano che la famiglia si è allargata, complici le caratterizzazioni dei protagonisti, sempre spassosi ed al sesto giro di giostra ancora in grado di apparire freschi e divertenti come al primo: e da Jay - che continua ad essere il mio personale favorito - all'irresistibile Phil - uno dei comedy charachters più riusciti della Storia del piccolo schermo, almeno negli ultimi vent'anni -, passando per Claire, la coppia Mitchell/Cam, i nuovi vicini dei Dunphy - che paiono i miei vicini ideali, tamarri pieni di sorprese come mi piace intendere che sia l'essenza degli USA - ed ogni personaggio piccolo o grande di questa serie semplice e diretta, pane e salame come dovrebbero essere tutte, leggera quanto basta per divertire ad ogni età ed in tutte le condizioni senza dimenticare, comunque, di approfondire tematiche importanti - se non fondamentali - come quelle della Famiglia e dei legami che si costruiscono giorno per giorno, alimentati da discussioni e malintesi, risate e lacrime, pronti a porre le basi dell'esistenza di ognuno di noi, da quando si è figli a quando si è genitori o nonni.
Sarebbe inutile, per il resto, che analizzassi questa stagione ed i suoi episodi in particolare, o raccontassi quali sono e potrebbero essere le evoluzioni delle vicende di queste tre scombinate eppure clamorosamente normali famiglie: la cosa migliore di Modern Family, infatti, è più che altro quella di trasportare il suo pubblico in un universo che conosce bene perchè, in un modo o nell'altro, l'ha vissuto sulla pelle.
E' lo stesso che ci ha visto almeno una volta detestare i nostri genitori, o amarli alla follia, combattere con fratelli o sorelle per cose che, una volta alle spalle, appariranno come stronzate, prendere cotte e poi prenderne altre, scoprire tutta la fatica, il divertimento e la magia - neanche ci si trovasse in qualche film fantasy - di costruire una famiglia, e vederla crescere un giorno alla volta, dal momento in cui ci pare di essere gli indiscussi protagonisti a quello in cui si spera con tutto il cuore che i protagonisti siano quelli che vengono dopo di noi, e rendono la nostra vita la più straordinaria delle avventure e l'impresa più titanica che si possa immaginare.
E quando rivedo Jay, Cam, Phil, Gloria, Mitchell o Claire penso a me e Julez che decidiamo, nei giorni liberi dal lavoro, chi si alzerà la mattina e chi dopo il riposino per portare all'asilo o andare a prendere il Fordino, al Fordino stesso che un tempo mi stava appoggiato all'avambraccio - un pò come la Fordina oggi - ed ora, quando lo sollevo, ed è aggrappato a me come una scimmietta e parla e scopre il mondo e le emozioni come un bimbo grande.
Ed è solo l'inizio.
Un viaggio che ricorda quanto sia importante tornare al proprio rifugio.
Quello che Modern Family, tra una risata e l'altra, sa comunicare nel miglior modo possibile.




E dato che siamo in un giorno speciale per la Famiglia, la Festa della Mamma, vorrei dedicare questo post alla persona senza la quale le due cose davvero stupefacenti che ho fatto nella mia vita non sarebbero state possibili, e che contribuisce ogni giorno a renderle sempre più incredibili.
Grazie, compagna di tenda. L'isola non esisterebbe senza di te.





MrFord





"Oh and isn't it strange
how a life can be changed
in the flicker of the sweetest smile
we were married in spring
you know I wouldn't change a thing
without that innocent kiss
what a life I'd have missed."
Jamie Lawson - "Wasn't expecting that" - 





Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...