lunedì 1 ottobre 2012

Eva

Regia: Kike Maillo
Origine: Spagna
Anno: 2011
Durata: 94'




La trama (con parole mie): in un futuro prossimo in cui la tecnologia ha portato ad uno sviluppo sempre maggiore della robotica, l'introverso scienziato Alex Garel torna al suo paese natale dopo un'assenza di dieci anni.
Lo scopo del rientro è quello di elaborare la parte emozionale di un prototipo che sia, di fatto, il primo a replicare le sensazioni e la vita dei bambini: il suo arrivo provoca stupore e turbamento nel fratello del giovane, David, anch'egli studioso, e soprattutto nella compagna di quest'ultimo, Lena, che pare avere un legame decisamente più profondo con Alex di quanto i due diano a vedere.
La figlia di David e Lena, Eva, conquista con la sua intelligenza lo zio, che decide di modellare il carattere del robot sul quale sta lavorando proprio sulla bambina: ma i segreti legati all'improvvisa partenza risalente a dieci anni prima dello stesso Alex, i sentimenti che prova per Lana e la natura di Eva porteranno a risvolti decisamente drammatici l'esperimento.




L'indagine sulla coscienza dei robot - o surrogati del genere - è ormai da decenni uno dei grandi classici della fantascienza, alla base di romanzi e film assolutamente mitici, su tutti l'indimenticabile Blade runner.
Eppure sono state molte le pellicole che, nel passato anche recente, sono state in grado di stupire pubblico e critica grazie alla loro profondità, come fu per uno dei titoli più interessanti dello scorso anno, lo splendido e profondo Non lasciarmi di Mark Romanek.
Eva giungeva praticamente con le stesse premesse poche settimane fa in sala, spinto dalle recensioni spesso entusiastiche della critica un pò più cool e fighetta - un nome su tutti, quello del mio antagonista Cannibale - e salutato come il suo erede effettivo: onestamente, non ho trovato male, o mediocre, il lavoro di Maillo, capace di costruire un prodotto in deciso crescendo, fotografato benissimo sui toni del marrone e del verde dell'autunno nonostante un'ambientazione prevalentemente invernale, in grado di far riflettere come di emozionare.
Eppure, guardandomi indietro non soltanto al termine della visione, ma anche nel corso della stessa, ho avuto l'impressione di essere di fronte ad un robot fatto e finito: un'opera studiata minuziosamente a tavolino e senza dubbio priva di quella scintilla in grado di inchiodare allo schermo come se fossimo proiettati direttamente al centro della vicenda.
Tutto, dal cast al comparto tecnico - montaggio non sempre perfetto escluso - porta infatti a pensare che si sia costruito Eva per il semplice scopo di avere una vetrina che permettesse a chi vi aveva lavorato di lanciarsi in un firmamento dalle prospettive di distribuzione ed economiche decisamente maggiori - qualcuno ha detto Hollywood!? - di quelle del mercato spagnolo: e senza dubbio Maillo ed i suoi hanno tutte le carte in regola per poter pensare di muoversi in un ambito internazionale, eppure qualcosa nell'opera che hanno orchestrato è suonato stonato, pur se accademicamente eseguito.
O forse è proprio questo, il problema di Eva: in fondo è difficile approfondire un argomento già trattato in tutte le salse - e alla grande - senza correre il rischio di risultare superflui, e se a questo si aggiungono una sceneggiatura a tratti troppo sbrigativa - e che avrebbe meritato un minutaggio decisamente più abbondante - ed un ritmo che - per quanto questo possa stridere con quello che ho appena scritto a proposito della durata - assume le dimensioni quasi soporifere di certi filmoni d'autore che ci si aspetta già in partenza come vere e proprie martellate nei genitali, il danno è fatto.
In fondo, questo film è il ritratto della sua protagonista - bravissima, tra l'altro, la piccola Claudia Vega -: cattura l'attenzione, si presenta nel migliore dei modi, affascina e porta lo spettatore a muovere un passo dopo l'altro verso di lei, eppure nasconde dei malfunzionamenti che porteranno, nonostante il finale indubbiamente emozionante, e chiedersi se davvero, una volta chiusi gli occhi - e terminata la proiezione - rimanga davvero qualcosa da guardare.
E se Roy Batty, all'apice del già citato Blade Runner, "ha visto cose che noi umani non possiamo neppure immaginare", riesce davvero difficile poter avere la stessa sensazione rispetto alla piccola Eva, che fungerà da ispirazione per i fallimenti del prodigio mancato Alex, che finisce per incarnare clamorosamente il regista: in fondo, questo è un film che racconta la storia di un sognatore mai davvero convinto di poter arrivare fino in fondo.
Lo stesso che dieci anni prima delle vicende narrate era fuggito di fronte ad una realtà che stava diventando troppo grande per qualcuno abituato a vivere ogni giorno costruendo sogni e coscienze, come una sorta di architetto divino: Alex sa bene perchè fugge, così come sa che il suo ritorno non porterà a nulla che non avesse già sperimentato.
Quella spiaggia rimarrà l'idillio infranto di un piccolo robot perduto, "che ha visto cose che noi umani non possiamo immaginare", ma non se ne sarà neppure reso conto.
Perchè la luce si sarà spenta, e l'impressione per noi dall'altra parte dello schermo è che la stessa sia stata troppo fioca, come quella di un autunno che fa rimpiangere l'estate.



MrFord


"Sogna una carne sintetica 
nuovi attributi e un microchip emozionale
sogna di un bisturi amico 
che faccia di lei qualcosa fuori dal normale
sogna una carne sintetica
nuovi attributi e un microchip emozionale
occhi bionici più adrenalina
sensori e ciberbenetica neurale."
Subsonica - "Aurora sogna" -



8 commenti:

  1. a me è piaciuto molto ,sarei stato molto meno parco di bicchieri, certo non può negare le fonti ispiratrici...e quel finale è una rasoiata alla carotide. Mi ha raccontato un mio amico che lo vide a Venezia alla presenza del cast che la piccola Claudia Vega si mise a piangere come una fontana quando il pubblico decretò la sua approvazione con un lungo applauso al film e a loro lì presenti.

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    1. Bradipo, posso capire il tuo discorso, ma a me ha fatto l'effetto di una di quelle canzoni che "non ti arrivano".
      Peccato, perchè comunque non è affatto un brutto film.

      Bravissima, comunque, la piccoletta Vega.

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  2. Irriverent Escapade1 ottobre 2012 09:25

    L'essere un capolavoro mi spiega perche' ho visto e (incredibile) rivisto Blade Runner. Il genere fantascientifico o pseudo tale proprio non fa per me...e quindi Eva cadra' tranquillamente dimenticato dalle mie parti.

    Mi piace, invece, quanto Bradipo mette a fine del suo commento rispetto a Claudia Vega. Forse era tensione che si scioglieva (in un pianto, appunto) io voglio leggerla come sensibilita' genuina e per questo aspetto di vederla in qualche altra pellicola a me piu' congeniale.

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    1. Sorella, Blade runner è proprio di un altro pianeta.
      Spero anche io di rivedere presto la Vega, che promette benissimo.

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    2. ciao Irriverent riguardo alla piccola mi ha spiegato che il pianto era proprio di stupore e di gioia per essere così apprezzata. Mi ha detto che è una bambina molto a modo, non uno di quei mostriciattoli stile Little miss Sunshine, non so se mi sono spiegato...

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    3. Questo non fa che rendere alla piccoletta onore.
      Speriamo che la sua carriera continui così!

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  3. a me è sembrato tutto fuorché un film studiato a tavolino, ma che ha anzi nell'imperfezione i suoi punti di forza e debolezza.
    ford, tieniti le tue porcherie con robottoni come quella roba con hugh jackman che non ricordo più manco come si chiamasse e lascia questi gioiellini a noi che ne capiamo ahaha... :D

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    1. Le porcherie con i robottoni nascono per essere tali, film come questo hanno grandi ambizioni, ma non sempre riescono a sostenerle con la qualità.
      Un pò quello che succede con te! Ahahahahahahah! ;)

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