Regia: Harmony Korine
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 94'
La trama (con parole mie): Faith, Candy, Brit e Cottie, nel pieno del loro anni di college, si ritrovano a dover mettere insieme i soldi in modo da autofinanziarsi le famigerate vacanze di primavera, simbolo di perdizione e divertimento di tutti gli studenti made in USA.
Rapinata una tavola calda in modo da fare cassa, le quattro ragazze partono per la Florida, dove tra una festa e l'altra saranno travolte dall'atmosfera di questo evento quasi iniziatico che rappresenta, in un modo o nell'altro, l'ultimo baluardo della loro giovinezza: finite in carcere a seguito di una retata della polizia ad uno dei tanti party, vengono liberate quando il gangster locale Alien paga loro la cauzione offrendosi di farle diventare il cuore del suo entourage.
Sarà l'inizio di un'avventura che segnerà la crescita e la vita delle "spring breakers".
Non avrei mai pensato di deludere il Cannibale in questo modo.
Fin dall'uscita di Spring breakers, ultimo lavoro del regista di culto Harmony Korine, avevo letto peste e corna delle gesta delle quattro sgrillettate protagoniste accompagnate da un quasi irriconoscibile - ed efficace - James Franco nelle loro decisamente sopra le righe vacanze di primavera, momento magico per ogni universitario statunitense: il tam tam di questi ultimi giorni della blogosfera, in forte controtendenza, mi ha dunque mosso in direzione di questo discusso titolo curioso di scoprire come sarebbe andata ad una pellicola improntata senza ritegno sull'adolescenza - o appena oltre - una volta entrata nel Saloon del vecchio Ford.
Il risultato ha superato ogni previsione: perchè Spring breakers è un fottuto grande film, senza dubbio uno dei più esplosivi dell'ultimo anno nonchè destinato, almeno da queste parti, a guadagnarsi lo status di cult, pur se in modo decisamente unico e personale.
Andando oltre la confezione - curatissima -, l'ottima colonna sonora, le immagini girate alla grande ed in bilico tra il videoclip allucinato e l'ampio respiro di registi come Malick - per quanto mi scocci ammetterlo, il paragone mosso dal mio antagonista in questo senso è perfetto: Spring breakers sta al dubstep quanto i lavori del discusso Terrence alla musica classica -, la fotografia satura e grandiosamente in stile eighties - era dai tempi di Drive che non incontravo un lavoro di questo calibro -, mi sento di affermare che, per quanto a tratti ridondante e perfino irritante, questo gioiellino targato Korine riesce a portare sullo schermo lampi di poesia struggente, dalla meravigliosa sequenza con le ragazze strette attorno ad Alien al pianoforte a bordo piscina con Britney Spears in sottofondo nonchè la camminata "sognante" lungo il pontile che porta la banda degli "Spring breakers forever" al confronto finale con gli avversari: come se non bastasse, il fresco quarantenne Harmony realizza quello che a buon diritto potrebbe essere considerato uno dei film generazionali più importanti dei nostri tempi, perfetto più che nel raccontare il vuoto - o presunto tale - degli adolescenti attuali nel portare sullo schermo l'illusione di ribellione e libertà che ogni decennio vive attraverso i suoi ragazzi, bene o male che finiscano.
Del resto, ad ogni cambio di registro della storia i genitori finiscono per paragonare "i loro tempi" a quelli dei figli, giudicati sempre e comunque in difetto sotto tutti i punti di vista, quando in realtà loro stessi erano stati bersaglio di critiche assolutamente identiche al giro di boa precedente, quasi si trattasse di una catena che nessuno mai riuscirà davvero a spezzare: Korine mostra l'altro lato della barricata grazie a quattro protagoniste per nulla empatiche, assolutamente negative e decisamente lontane da ogni alto proposito che, una volta assaggiato il marcio del mondo ed il lato oscuro della loro rivolta, finiscono per tornare a casa da mamma e papà promettendo di essere migliori nello studio e di cominciare a vivere finalmente secondo le regole, quasi ci fosse un bisogno fisico di guardare nell'abisso per capire che la bambagia è molto più confortevole.
Ed è proprio così, che vanno le cose.
I ribelli con il culo coperto tornano sempre a casa. Ed una decina o poco più di anni dopo finiscono per fare i capi di quelli che, ai tempi, avevano insegnato loro come andava il mondo, o almeno quei pochi che sono sopravvissuti allo stesso: ed è qui che entra in gioco la figura di Alien.
Un antieroe tristemente romantico, pronto a buttarsi a capofitto nel sogno del gangsta a metà tra gli eccessi di Luhrmann e Tarantino - come giustamente ha sottolineato nel corso della visione Julez - ed i modelli scombinati degli Scarface dietro a pellicole come City of God o Gomorra: vederlo correre dietro i capricci di queste piccole principesse in vena di un giro tra i vicoli dove solo il popolo finisce per sporcarsi le mani è qualcosa di crudele e geniale ad un tempo, come se la lotta di classe e le illusioni d'amore fossero pulsioni irresistibili per i ragazzi perduti dei bassifondi che non hanno una scelta, o un posto in cui tornare.
Ci sarebbe molto da scrivere, in questo senso, e occorrerebbe quasi fare un salto indietro di cinquanta e più anni: chi sono i "rebel without a cause"?
I figli delle periferie guidati dalla rivalsa e dalla legge della giungla o quelli delle ville con piscina cui tornare quando i guai bussano alla porta?
Non c'è un tempo, per questo confronto.
Non ci sono decadi, o epoche.
Non ci sono decadi, o epoche.
Ci sono i sogni, e la realtà.
E le "spring breakers forever" sono le sirene che illudono gli sciocchi marinai pronti a comporre ballate sul giorno in cui le porteranno vestite a festa al talamo nuziale.
Un giorno che non arriverà mai.
MrFord
P. S. Giusto per prendermi una rivincita su Peppa Kid, segnalo che il pastore che guida il gruppo di preghiera di Faith ad inizio pellicola altri non è che Jeff Jarrett, storico wrestler di WCW, WWE e TNA dagli anni novanta ad oggi.
"Everytime I try to fly
I fall without my wings
I feel so small
I guess I need you baby
I fall without my wings
I feel so small
I guess I need you baby
and everytime I see you in my dreams
I see your face, it's haunting me
I guess I need you baby."
I see your face, it's haunting me
I guess I need you baby."
Britney Spears - "Everything" -

