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giovedì 13 aprile 2017

Thursday's child







E finalmente, dopo quasi un mese di poco o nulla, si avvicina un fine settimana che promette scintille in sala, almeno per quanto riguarda il sottoscritto e l'hype per il nuovo capitolo di uno dei brand più fordiani al momento in circolazione, Fast and Furious.
La speranza è che, con il ritorno di Vin Diesel e soci, torni a ravvivarsi la rivalità spentissima tra il sottoscritto e Cannibal Kid.


"E così quelli sono Ford e Cannibal: chissà cosa accadrebbe se si scambiassero loro i corpi!?"


Fast & Furious 8

"A Cannibal potrebbe piacere questo film? Cos'è, uno scherzo!?"

Cannibal dice: Saga automobilistica iniziata come cannibale e poi diventata sempre più una fordianata action trash, ma avendo già visto tutti gli altri episodi non mi perderò nemmeno questo. Sebbene le quasi 3 ore di durata mi sembrino un pochino esagerate. Soprattutto per un film che dovrebbe essere fast...
Ford dice: curioso quanto una saga nata sotto una cattivissima stella molto cannibalesca sia divenuta, capitolo dopo capitolo, il volto dell'action trash più figo del Nuovo Millennio fordiano, complici inserimenti di lusso - Statham e The Rock - ed un livello di tamarraggine elevatissimo.
Inutile dire che dalla visione del trailer sono esaltatissimo, e l'hype è a mille. Speriamo bene.

 

Moglie e marito

"Forse lo scambio di corpi tra Ford e Cannibal è troppo eccessivo perfino per un horror."

Cannibal dice: Commedia italiana sullo scambio di corpi che fa molto commedia americana alla Freaky Friday/Tale padre tale figlio, con in più due validi protagonisti come Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak: direi che una visione ci sta tutta. Sperando che non mi capiti mai di scambiare il corpo con Mr. Ford.
Ford dice: le commedie sullo scambio di corpo sono da sempre piuttosto divertenti. Riuscirà ad esserlo anche un prodotto italiano, almeno per gli occupanti del Saloon? Sinceramente, spero di sì. Anche se non ho troppa fiducia.

 

Lasciati andare

"Mi sa tanto che la prossima volta che Ford mi invita fuori a bere farò meglio a declinare."

Cannibal dice: Toni Servillo in un film non diretto da Paolo Sorrentino e che per di più è una commedia? Questa sì che è una cosa inaspettata. Quasi come se Ford si perdesse un Wrestlemania.
Ford dice: Servillo senza Sorrentino ed impegnato in una commedia? Questa storia pare più strana di Cannibal che si guarda Wrestlemania.

 

Personal Shopper

"Sarò abbastanza sobria per uscire a bere con Ford!?"

Cannibal dice: La nuova collaborazione di Olivier Assayas con l'ormai sempre più indie Kristen Stewart promette assai bene, dopo il notevole Sils Maria. Sembra inoltre uno di quei film senza senso e sperimentali che Ford non capirà mai...
Ford dice: Assayas è un regista molto interessante, e che mi è sempre piaciuto, nonostante mi sia perso - almeno per il momento - Sils Maria. Che sia giunto il tempo del recupero per veicolare questa nuova visione e scoprirmi purtroppo di nuovo d'accordo con il mio rivale?

 

Planetarium

"Fuma, fuma: è l'unico modo per sopportare che Cannibal venga a fare il bagno con noi."

Cannibal dice: Singolare pellicola su due (finte?) spiritiste interpretate da Natalie Portman e Lily-Rose Depp, a Venezia non è che avesse scatenato particolari entusiasmi. Però le sue due protagoniste e il suo alone radical-chic capace di tenere lontano Ford lo rendono comunque una visione da affrontare.


Ford dice: cannibalata selvaggia che, nonostante il periodo di incredibile non belligeranza tra noi non me la sento proprio di affrontare. Anche perché, dovesse piacermi questo, la situazione prenderebbe una piega ancora più brutta di quanto già non abbia fatto in questi mesi.

 

Mal di pietra

"E così alla fine Ford non ha resistito, e ha fatto secco Cannibal. Poveretto."

Cannibal dice: Altro film promettente più che altro per la sua protagonista femminile, la (quasi) sempre ottima Marion Cotillard. Peccato che l'ambientazione agricolo/fordiana non mi esalti molto...
Ford dice: film incognita della settimana. Fordianata d'autore o cannibalata da evitare? Sperando che non combacino, inizia la caccia per sperare di recuperarlo.

 

Mothers

E pensare che, un tempo, era un highlander.

Cannibal dice: Film con Remo Girone e... Christopher Lambert?!? Ma questo giusto Ford se lo può guardare.
Ford dice: Remo Girone e Christopher Lambert. E purtroppo non siamo più negli anni ottanta. E non si tratta di un action.

 

mercoledì 22 marzo 2017

Billy Lynn - Un giorno da eroe (Ang Lee, UK/USA/Cina, 2016, 113')


Risultati immagini per billy lynn locandina




E' curioso quanto la guerra, uno degli atti più terribili che l'Uomo possa concepire eppure, tristemente, anche uno dei più reiterati della Storia, continui a venire sfruttata per manipolare le masse, coprire gli interessi di uno Stato - o più di uno -, alimentare ideali più o meno logici, ispirare canzoni, film, romanzi che si battano a favore o contro la stessa, e ad un tempo provochi l'inevitabile allontanamento dalla società che la genera di coloro che si sono trovati a combatterla, fosse "per un ideale, per una truffa o un amore finito male", come cantava De Andrè.
Da E Johnny prese il fucile, M.A.S.H., Full Metal Jacket a Rambo, Apocalypse Now ed American Sniper, solo per citarne alcuni, il reduce o il soldato spesso e volentieri ha finito per diventare l'outsider di una storia che era la sua, una vicenda di miserie umane senza dubbio più che di eroismi e grandi sogni: perchè un soldato non è un eroe, una figura da stigmatizzare o mitizzare.
E' un uomo che ha scelto -  o è stato portato a scegliere - una strada difficile e terribile, che spesso non ha nulla di meglio in cui credere o sperare, e che ritrova se stesso e la propria condizione di equilibrio - se così si può definire - solo accanto a quella che diviene la sua famiglia, ovvero chi al suo fianco condivide la follia, il rischio, il dolore e l'adrenalina della guerra.
Ang Lee, regista premiatissimo che nel corso della sua carriera ha portato sullo schermo film agli antitesi tra loro, torna in sordina - credo che questo sia stato uno dei suoi lavori meno pubblicizzati in assoluto, almeno qui in Italia, ed un flop devastante negli States, forse lontani ad una logica "contro" come questa - per raccontare con un rigore ed un'asciuttezza che in precedenza avevo visto soltanto nel Cinema di Eastwood un'altra storia in grado di far ripensare all'assurdità non solo - o non tanto, putroppo - della guerra, ma anche e soprattutto di quella che è la percezione della stessa all'esterno, in un mondo lontano da quello che i soldati provano sulla pelle, e che finisce per demonizzarli o idealizzarli senza pensare che loro, come la maggior parte di noi che viviamo in contesti sociali "evoluti", siano solo strumenti, come se non bastasse sacrificabili.
Ang Lee che, da non americano, mostra a partire da un romanzo nato per criticare determinati approcci, contesti e strascichi con grande umanità sia il lato in una certa misura "romantico" della guerra - il rapporto tra il protagonista ed il suo mentore al fronte, quel "è inutile cercare di scappare dai proiettili, perchè quello che ti toccherà è già stato sparato il giorno della tua nascita", il cameratismo con i commilitoni - sia quello tristemente reale, dalla strumentalizzazione dei singoli gesti o atti "eroici" - agghiaccianti i confronti con il magnate interpretato da Steve Martin, o tutta la sequenza del concerto durante l'intervallo della partita di football, dai fuochi d'artificio pronti a sconvolgere i soldati abituati a ben altre esplosioni al ballerino che, sul palco, durante l'esibizione pronuncia quel "vaffanculo" che, più che di lotta per la pace, sa di insulto all'intelligenza -, agli egoismi sentimentali - il rapporto di Billy con la sorella, che lotta più per se stessa che non per lui affinchè richieda il congedo, a quello con la cheerleader conosciuta durante l'evento, che trova spazio nel faccia a faccia prima dell'epilogo per uno dei confronti più terribili che possano essere stati pensati per una storia d'amore, o potenziale tale, in un film -.
Così come per The Hurt Locker o Jarhead, ancora una volta si torna a parlare di quanto incida un atto terribile come la guerra sul corpo, la mente e la socialità di chi l'ha combattuta o la combatte: in un certo senso, viene quasi da pensare che per gente come Billy, che a casa, nella cittadina del Texas dove è cresciuto, era solo un cazzone casinista che al fronte è maturato e cresciuto, fugga a combattere mettendo in gioco la propria vita perchè decisa ad allontanarsi da situazioni che potrebbero rivelarsi decisamente più terribili, perchè legate ad una perdita di libertà che fa impallidire quella che viene usata come scusa per essere mandati al macello.
Dalla guerra, vivi o morti, difficilmente si torna.
E forse c'è chi parte per combatterla perchè sa bene che le probabilità di sopravvivere a quella che lo aspetta a casa sarebbero ancora più scarse.




MrFord






martedì 25 ottobre 2016

Cafè Society (Woody Allen, USA, 2016, 96')





Ho sempre considerato Woody Allen un grande del Cinema USA, anche se, in qualche modo, il suo talento come sceneggiatore - soprattutto per quanto riguarda i dialoghi - per quanto mi riguarda ha sempre superato quello come regista, e ho amato alla follia molti dei suoi lavori, dai classici Io e Annie e Manhattan ai più recenti Accordi e disaccordi, Match point e Midnight in Paris.
Quello che non ho mai compreso, almeno a partire dalla metà degli anni novanta ad oggi, è la sua necessità di sfornare, quasi fosse un rito scaramantico, una pellicola a stagione, in barba alla volontà di molti cineasti di completare un'opera solo quando se ne sente intimamente il bisogno: sono molte, infatti, le delusioni cocenti che il regista newyorkese mi ha rifilato in questo senso, dal terribile e sopravvalutato Vicky Christina Barcelona all'orrido Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni, e a quanto pare - non ho ancora avuto il coraggio di recuperarlo - il penultimo Irrational man.
Dunque, come sempre negli ultimi anni, Cafè Society rappresentava una scommessa, l'ennesima ripetizione dell'ormai classica domanda "sarà l'Allen dell'anno buono?": il risultato, seppur non memorabile, quantomeno mi fa affermare che sì, si tratta dell'Allen dell'anno buono, forse confortato da un setting che ormai gli calza a pennello - quello della prima metà del Novecento - e dalla sua abilità di rendere quasi digeribili attori che non sopporto - Jesse Eisenberg - e quasi bravi altri che ritengo cani maledetti - Kristen Stewart -.
Cafè Society, dunque, si inserisce tranquillamente nel filone "carino" della sua produzione accanto a titoli come Magic in the moonlight o Scoop, racconta una storia a metà tra ironia e malinconia, e riesce a strappare risate così come sospiri legati alle opportunità non colte, o, più semplicemente, alle cose che il Destino non ha voluto andassero come avrebbero voluto i loro protagonisti, cui non resta che rifugiarsi nei sogni per accarezzare l'idea di come sarebbero state.
Probabilmente il vecchio Woody sa di giocare in casa, dalla consueta ma rispettosa ironia ebraica alla preferenza per la Grande Mela rispetto a Los Angeles - capisco meno quella per la già citata Kristen Stewart rispetto a Blake Lively, ma questa è un'altra storia -, dai riferimenti al mondo del Cinema dei tempi alle storie d'amore mai risolte, da un protagonista al limite dell'antipatico che si segue con partecipazione minore rispetto al fratello gangster portato sullo schermo come una macchietta grottesca alla capacità di raccontare l'amore - che finisca bene o male, poco importa - e tutte le sue sfumature assurde e quasi ridicole.
Tutto è scritto, diretto e confezionato senza sbavature, come un ingranaggio ben oliato, e forse è proprio per questo che, alla fine, il bello finisce quasi per risultare essere il finale che non vorremmo, in cui tutti - quantomeno i protagonisti - nascondono qualcosa e celano ombre, e finiscono per rifugiarsi nei sogni non tanto per evadere da una realtà che comunque soddisfa e rende felici quanto per pensare ad un'altra possibilità, un'altra vita, un'altra storia.
Un pò come quando, grazie al Cinema, per un'ora e mezza diventiamo qualcuno, visitiamo un'altra epoca, immaginiamo come sarebbero andate le cose se ci fossimo trovati in un altro posto, in un altro momento: del resto, "la materia di cui sono fatti i sogni" è alla base del cocktail che gustiamo grazie alla settima arte, che si tratti di un locale di lusso figlio della Cafè Society o dei loschi traffici dei gangsters dei bassifondi.




MrFord



 

giovedì 4 agosto 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): entrati nel vivo dell'estate e ad un passo dalle - finalmente - vacanze di Cannibal Kid, che spero potrà sparire dalla blogosfera per almeno un paio di settimane, proseguono le uscite in numero limitato perfette per conciliare il tono easy e rilassato della stagione pigra per eccellenza.
Ma saranno anche uscite di qualità, o avremo tutti l'occasione di darci ai recuperi?
Alla sala l'ardua sentenza.

"Siamo più carini di Ford e Cannibal!"
Le sorelle perfette

"Siamo più casalinghe disperate di Ford e Cannibal quando si fanno i bigodini insieme!"
Cannibal dice: Commedia con Tina Fey ed Amy Poehler che ho già visto e devo dire che è molto carina e simpatica. Una pellicola dedicata a noi eterni giovani che non ce la facciamo a crescere. Al contrario di Ford, che fin da quando era un ragazzino era già mort... volevo dire era già vecchio dentro.
Ford dice: titolo che pare fresco e buono per la stagione, nonostante la puzza di fregatura Cannibale sia dietro l'angolo. Spero, sinceramente, che per una volta il mio antagonista non comprometta con il suo nefasto influsso una visione.



Equals

"In questa mensa si mangia da schifo: e non servono neanche il White Russian."
Cannibal dice: Pellicola di fantascienza “umanistica” e dai toni romantici che, rispetto alle nerdate schi-fi amate da Ford, sembra parecchio più cannibale e adatta a me. Complice anche la presenza come protagonisti dei due teen idol Kristen Stewart e Nicholas Hoult, più la regia di un regista indie promettente come Drake Doremus (da non confondere con il rapper). Si astengano i seguaci hardcore, se ne esistono ancora, dell'ormai quasi abbandonato WhiteRussian.
Ford dice: tipico film di fantascienza finto autoriale e finto fantascientifico che potrebbe piacere al mio rivale, considerato anche il fatto che il buon Peppa si fa infinocchiare da un cast a lui congeniale come l'ultimo dei fessi.
Sarà comunque un piacere stroncarlo.



Lights Out – Terrore nel buio

"E chi è quella!? Katniss Kid durante il ciclo!?"
Cannibal dice: Horrorino con Teresa Palmer che sembra una minchionata, però come dire di no in piena estate a un rinfrescante horrorino minchiatona con Teresa Palmer?
Ford dice: piuttosto che spararmi l'ennesimo horrorino cannibalesco, preferisco recuperare qualche cult e sfruttarlo per la rassegna di Notte Horror.


mercoledì 4 febbraio 2015

Still Alice

Regia: Richard Glatzer, Wash Westmoreland
Origine: USA, Francia
Anno:
2014
Durata: 101'





La trama (con parole mie): Alice Howland, madre di tre figli ormai avviati lungo la loro strada, moglie felice e linguista e professoressa di grande successo, comincia a manifestare alcuni disturbi della memoria, inizialmente di poco conto e dunque sempre più allarmanti. 
Effettuate visite ed analisi e scoperta una realtà forse più terribile di quanto si aspettasse - una forma del morbo di Alzheimer che colpisce molto precocemente ed è geneticamente trasmissibile - si prepara, circondata dall'affetto dei suoi cari, all'inevitabile che la attende: i mesi che seguiranno l'inesorabile progredire della malattia saranno i più tristi ma, in un certo senso, anche i più intensi della sua vita, e la porteranno a contatto con le persone che più lei stessa ha amato, dal marito John alla figlia minore Lydia, che dall'essere la più distante finirà per diventare il pilastro di Alice durante la malattia.








Non immagino neppure quanto terribile possa essere una condizione che vede sbriciolarsi la memoria della vita, degli affetti, delle esperienze che abbiamo vissuto, per le quali abbiamo lottato, delle sensazioni che le stesse hanno stimolato.
E non voglio sinceramente immaginarlo.
Così come non voglio parlare di Still Alice in maniera critica, come se fosse il classico film indie in pieno stile Sundance giunto a furor di popolo alla corte degli Oscar.
O dell'interpretazione di Julianne Moore, che seppur interessante, non è a mio avviso tra le migliori della carriera della pur bravissima attrice.
Voglio essere pane e salame, come mi è parso questo film, e volergli bene senza riserve, con trasporto, come ho sentito di volergliene minuto dopo minuto, sofferenza dopo sofferenza, squarci di realtà ben precisi uno dopo l'altro portati sullo schermo da Glatzer e Westmoreland.
Anzi, volendo essere onesti, devo ammettere che questo film è riuscito nella non facile impresa di riportare alla memoria emotiva del sottoscritto uno dei titoli che più amai nel corso del duemilatredici, Questione di tempo, quasi ne fosse una versione dedicata a madri e figlie, piuttosto che a padri e figli: senza calcare troppo sui tasti del pietismo da malattia degenerativa - e l'Alzheimer è, forse, l'espressione più terribile del concetto - questo racconto intimo riesce ad accogliere il suo pubblico senza illusioni o retorica, appoggiandosi ad uno script molto sentito e ad un'onestà di fondo decisamente invidiabile - clamorosamente credibili i litigi a tavola, splendidi gli accenni alla vita dei figli di Alice all'esterno del rapporto con la stessa madre e la sua malattia, dalla ricerca di un figlio della maggiore Anna al tentativo di uscire dagli schemi di Lydia, fino al legame molto stretto di Tom con il padre - come se fossimo stati invitati ad una cena a casa Howland, pronti a gustare il cibo preparato da Alice prima che lei stessa possa dimenticarsi le ricette dei piatti cucinati per tutta una vita.
Una tavolata amara, quella che ci toccherebbe, ma non per questo meno vitale e ribollente di quanto ci si potrebbe aspettare: in fondo, Alzheimer o no, il Tempo resta il nostro avversario più terribile, e per quanto, penso, ognuno di noi si auguri di rimanere lucido e cosciente fino alla fine, il fatto è che giungerà il momento in cui occorrerà deporre le armi, e lasciare che la vita faccia il suo corso.
In questo senso, e grazie ad un finale splendido, Still Alice, più che una pellicola incentrata sulla malattia, mi è parsa un'opera ottima per raccontare il legame tra genitori e figli, dai conflitti alle complicità, fino al testimone che i primi, inevitabilmente, finiscono per passare ai secondi.
Il crescendo d'intensità che viene a crearsi tra i personaggi di Julianne Moore e Kristen Stewart - forse alla sua migliore interpretazione - ricorda - paradossalmente - quanto dei propri gesti, delle esperienze, dei tratti del corpo e dei difetti venga trasmesso ai nostri figli, e quanto importante, anche nei momenti più difficili, quello stesso rapporto si riveli.
Senza dubbio, comunque, il valore della Memoria e quello dell'Esperienza risultano ugualmente fondalmentali, nel corso della visione, ed è impossibile negare quanto ognuno sia definito dal bagaglio accumulato nel corso del proprio viaggio attraverso questa vita: ma c'è qualcosa che va oltre, in Still Alice, e che trova il suo significato più importante e profondo proprio in quello Still.
Ancora.
E ancora.
Come un bicchiere mezzo pieno, o il non volersi fermare.
Neanche quando ci si sente persi.
Perchè c'è qualcosa, in noi, che vive, e regala brividi che nessuna malattia potrà mai fermare.
E che, quando si ha la fortuna di avere dei figli, troverà una nuova strada ben oltre la fine della nostra.
Una Memoria esterna, per usare un termine tecnologico e moderno.
In grado di superare i confini di una vita, e diventare il punto di partenza di un'altra.




MrFord




"And if I had a boat
I'd go out on the ocean
and if I had a pony
I'd ride him on my boat
and we could all together
go out on the ocean
me upon my pony on my boat."
Lyle Lovett - "If I had a boat" - 




martedì 11 dicembre 2012

Breaking dawn - Parte seconda

Regia: Bill Condon
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 115'



La trama (con parole mie): Bella Swann è ormai una vampira. 
E non solo: è anche una delle più potenti al momento in circolazione. 
I Cullen sono al settimo cielo per il suo ingresso nella famiglia, mentre lei stessa e l'ormai marito Edward vedono la figlia Renesmee crescere giorno dopo giorno come mai si sarebbe immaginato, stupiti anche che Jacob, lupo mannaro che fu innamorato di Bella, abbia ricevuto il suo imprinting proprio con la piccola.
A rompere l'equilibrio e la serenità pensano i Volturi, clan di vampiri legati all'Italia nonchè figure d'autorità senza pari tra i succhiasangue: l'esistenza della figlia di Edward e Bella è un rischio per la segretezza della condizione vampirica, e dunque la stessa va eliminata.
I Cullen, scoperta la minaccia, dovranno radunare i loro alleati in vista di una battaglia potenzialmente mortale.




E' la prima volta nella storia del Saloon che mi capita di dispensare bottigliate "al contrario".
Di norma, l'utilizzo dello strumento bottigliatorio è infatti legato alla delusione che nasce da film d'autore dalle notevoli aspettative risultate di fatto tradite una volta giunte alla prova del passaggio sugli schermi di casa Ford: l'ultimo capitolo della saga di Twilight, invece, ribalta la concezione usuale dello strumento stesso.
Da Bill Condon - il regista del sesso sicuro -, considerato lo scempio del capitolo precedente, e da Twilight - inteso come saga - mi aspettavo una conclusione con i controcazzi in quanto a mancanza di qualità e gusto pessimo: e invece che succede?
Breaking dawn - Parte seconda è soltanto un'inutile pellicola per teenagers poco reattive tra un orecchio e l'altro in preda ad una qualche crisi ormonale rispetto al petto nudo di Taylor Lautner o all'indifferenza fatta persona passata per parvenza sexy di Robert Pattinson e poco altro, incapace di regalare allo spettatore lo spettacolo indecoroso che fu il penultimo film uscito lo scorso anno: una terribile delusione per il sottoscritto, che già pensava ad una lotta senza quartiere di Breaking dawn per conquistare almeno la seconda posizione nella classifica dedicata al peggio del 2012 che vedrete a fine anno, come di consueto - il primo posto, inarrivabile ed inattaccabile, è ormai certo -.
Certo, Pattinson e la Stewart sono patetici come sempre, lo script imbarazzante almeno quanto la regia, l'evoluzione della storia elementare e tagliata con l'accetta, eppure manca il guizzo che permette ad un film di vedersi proiettato direttamente nell'Olimpo del peggio senza passare dal via: sarà per quella battaglia finale - registicamente gestita malissimo, tra l'altro - con il suo "trabocchetto", sarà per le aspettative troppo alte che il buon vecchio "Condom" non sarà mai in grado di soddisfare neanche in negativo, ma la sensazione generale derivata dalla visione - più che l'orrore o l'ilarità - è stata l'assoluta apatia.
Considerato che il passaggio sugli schermi di casa Ford è avvenuto nello stesso giorno del ritorno al cocktail del sottoscritto dopo l'intervento alle tonsille, direi che il Jack&Coca che ha troneggiato sul tavolino di fronte al divano è stato l'evento clou di una serata che, al contario, mi aspettavo si potesse tramutare in un unico, clamoroso, gigantesco fuoco d'artificio di bruttezza e raccapriccio in grado di regalare momenti da mandibola slogata per le risate, invece che rischiare di abbattere ogni difesa facendomi finire addormentato secco accanto ai gatti, professionisti nel settore nanna.
Breaking dawn - Parte seconda è stato così deludente e privo di un qualsiasi stimolo da mettermi in difficoltà anche rispetto alla stesura del post, che quando si trattava della Twilight-materia mi aveva sempre regalato momenti da fiumi di parole e vetriolo all'indirizzo di una delle saghe più inutili - letterarie o cinematografiche che fossero - di tutti i tempi: l'unica domanda che sorge spontanea, a conti fatti, riguarda Michael Sheen, che denaro a parte dopo cose interessanti come Il maledetto United o Frost/Nixon non mi capacito di come potrebbe essere finito in mezzo ad una selva di cani maledetti da piccolo e grande schermo come questa.
Per il resto, il nulla.
Se non che, ve lo garantisco, purtroppo per noi uno degli aspiranti più accreditati alla conquista del Ford Award per il peggio dell'anno finisce clamorosamente fuori dalla corsa per il podio: una delusione terribile, che chiude nel peggiore dei modi una cinquina di pellicole che avrebbe senza dubbio meritato un finale da riferimento del settore.



MrFord



"Where in the world's the forgotten? 
They're lost inside your memory
you're dragging in your heart's been broken
'cause we all go down in history 
where in the world did the time go?
It's where your spirit seems to roam
like losing faith to our abandon
or an empty hallway from a broken home."
Green Day - "The forgotten" -


 

mercoledì 14 novembre 2012

Big Wednesday (reprise)

La trama (con parole mie): ancora una volta il gioco delle tre carte dei distributori costringe il sottoscritto e quello scellerato del Cannibale ad anticipare di un giorno la consueta rubrica sulle uscite in sala del meno consueto giovedì. Dopo una settimana abbastanza ricca di proposte, a questo giro ci tocca sperare nel ritorno del regista di In Bruges e prepararci all'invasione delle sale di quello che promette già di essere uno dei film più brutti dell'anno.
Dai, che sapete già di cosa sto parlando!

Ford (a sinistra) e Cannibale (a destra) si sfidano a braccio di ferro in attesa della prossima Blog War.
The Twilight Saga - Breaking Dawn Parte 2 di Bill Condon


Il consiglio di Cannibal: finalmente è finito, yuppie!
Non c’è Expendable che tenga: ecco il film veramente più atteso dell’anno da Mrs. Bella Ford! Il capitolo finale della saga di Twilight arriva tra noi, con la mia blogger rivale che ha già prenotato un intero cinema in modo da poterselo gustare senza interferenze esterne.
Per quanto mi riguarda, credo che questo Breaking Dawn Parte 2 ci regalerà risate (involontarie) superiori a quelle di tutti gli altri capitoli messi insieme, un po’ come gli altrettanto seriosi ed epici post di Ford sanno (in maniera altrettanto involontaria) fare.
Giunta al termine questa ridicola saga, speriamo che Robert Pattinson e Kristen Stewart mi/ci regalino nuove perle, altrimenti dovrò concentrare i miei sfottò unicamente contro la Fordero.
Il consiglio di Ford: era un anno che lo aspettavo!
Ebbene sì, sono felicissimo che esca il capitolo finale della saga di Twilight. Questo principalmente perchè, ad oggi, ho un paio di film che si stanno contendendo il titolo del più brutto dell'anno, e credo che la pellicola - per essere buoni - di Bill Condon possa rompere gli equilibri ed entrare prepotentemente in lizza per il gradino più alto del podio. E poi non esiste che esista una lista del peggio del Cinema senza un
capitolo di una delle saghe più inutili mai realizzate - tanto da far apparire utilissimo perfino il Cannibale -!

"Maledetti! Ford e Cannibale ci hanno seguito fin qui soltanto per stroncare il nostro film!"
7 Psicopatici di Martin McDonagh


Il consiglio di Cannibal: io ne conosco già 1, di psicopatico…
Dal regista del notevole In Bruges è lecito attendersi un’opera seconda altrettanto scoppiettante. Si confermerà?
Curiosità dal set: tra i 7 psicopatici del film doveva esserci Mickey Rourke, che aveva giustamente preferito questo a Expendables 2. Poi però ha litigato con il regista McDonald’s McDonagh e allora al suo posto è stato chiamato McFord. Ma McFord è stato considerato troppo psicopatico per la parte e alla fine è arrivato Woody Harrelson. Il mondo del cinema non può che averne guadagnato.
Il consiglio di Ford: qui siamo in due, gli altri cinque hanno avuto paura e non si sono fatti vedere.
Onestamente da questo film mi aspetto molto, anche perchè il buon McDonagh qualche anno fa era riuscito a lasciarmi strabiliato con quel gioiellino di In Bruges, che ancora oggi mi rivedo con enorme piacere. La speranza è che il ragazzo possa fare addirittura meglio e crescere ancora, al contrario di quel Tardo Kid che continua a rifiutarsi di uscire dal mondo solo apparentemente dorato dell'adolescenza neanche fosse l'ultimo arrivato nel Clan dei Pattinson.

Ed ecco finalmente, in esclusiva per i lettori di WhiteRussian, un'immagine esclusiva del Cucciolo Eroico.
La sposa promessa di Rama Burshtein


Il consiglio di Cannibal: non lo vedo, promesso
Film israeliano di quelli impegnati, di quelli soporiferi, di quelli da Ford, in parole povere.
La protagonista ha vinto la Coppa Volpi di miglior attrice all’ultimo Festival di Venezia e questo film potrebbe non essere nemmeno malaccio, però mi attira davvero ben poco.
A questo punto, a parte 7 Psicopatici, Breaking Dawn rischia di essere la proposta più interessante della settimana. Lì almeno sì che ci sarà da divertirsi a recensirlo!
Il consiglio di Ford: bottiglierò ogni giorno il Cannibale, promesso.
Ovviamente il mio antagonista rifiuterà a priori di buttarsi in una visione troppo realistica e seriosa per il suo spirito da eterno ragazzino, e invece io vi dico che questo rischia di essere, McDonagh a parte, il film più interessante di una settimana al limite dell'imbarazzo - e non parlo solo di Twilight, o del Cucciolo Eroico.

"Mio dio, alla proiezione ci sarà anche il Cannibale: dovremo sorbirci le sue lamentele dal primo all'ultimo minuto!"
Acciaio di Stefano Mordini


Il consiglio di Cannibal: una visione più pesante dell’acciaio
Ed ecco la ciofeca made in Italy settimanale. La prima di una lunga, interminabile serie.
Tra impegno sociale e vicenda adolescenziale, un film che potrebbe anche risultare meglio delle altre proposte nostrane medie. Ma non so se c’ho voglia di cimentarmi. Tanto magari se lo guarderà Ford, immaginando dal titolo che si tratti di un action movie con qualcuno dei suoi idoli repubblicani alla Chuck Norris…
Il consiglio di Ford: non usate l'acciaio sulla testa del Cannibale, le bottiglie danno molta più soddisfazione!
Ed eccoci all'inizio di un'interminabile serie di titoli made in Italy uno più imbarazzante dell'altro, tanto pessimi da riuscire a mettere quasi d'accordo perfino i due nemici più agguerriti della blogosfera.
Piuttosto che spararmi una selezione come quella che i geniali distributori nostrani hanno pensato per questa settimana, mi sa tanto che mi faccio togliere le tonsille una seconda volta! Oppure le faccio togliere al Cannibale!

"Cannibale, è inutile che ti nascondi! Ora vengo lì e ti gonfio di botte!"
Quell’estate di Guendalina Zampagni


Il consiglio di Cannibal: l’estate è finita da un pezzo!!!
Ma perché continuano a uscire pellicole estive? Dopo Un’estate da giganti e in attesa di E la chiamano estate in arrivo la prossima settimana, ecco Quell’estate. Tra un po’ arriverà pure il filmino delle vacanze di Ford? Enno, dai, vi prego. Almeno quello nelle sale non fatelo arrivare.
Questo film peraltro è del 2008. Del 2008! C’hanno messo ben 4 anni per distribuirlo e dovevano proprio attendere l’autunno? Probabilmente non l’avrei visto comunque nemmeno fosse arrivato d’estate, ma lo boicotterei solo per la scelta di farlo arrivare insieme al freddo. La distribuzione cinematografica ha meno senso delle logiche con cui Ford attribuisce bicchieri e bottigliate nei giudizi ai film sul suo blog.
Il consiglio di Ford: l'estate sta finendo. Un pò come il Cannibale.
Proseguiamo come se nulla fosse con la galleria delle uscite inutili della settimana made in Italy: giusto ieri mi lamentavo del trattamento che la nostra distribuzione ha concesso ad Alex De La Iglesia - ultimo di tanti, in questo senso - ed ecco qui un film risalente all'epoca in cui io ero giovane e il Cannibale non era ancora stato concepito che chissà per quale motivo arriva in sala - forse i distributori e le majors avevano paura a lanciare qualcosa nello stesso giorno di Breaking dawn!?!?

"Cannibale, pure io c'ho 'na voglia di tirarti un diretto che non hai idea!"
Vitriol di Francesco Afro De Falco


Il consiglio di Cannibal: mannagg’ a chi te Ford!
Terza proposta italica della settimana (e non è nemmeno finita qua) e questa potrebbe persino concorrere al gran premio di strunzata dell’anno.
“L'avvincente ricostruzione di una vera ricerca documentaristica sulla Napoli esoterica degli ultimi due secoli del secondo millennio,” dice la presentazione su YouTube, per un Codice Da Vinci partenopeo girato con uno stile registico che promette di far rimpiangere The Blair Witch Project. Sono talmente schifato che per l’occasione evito persino commenti al vetriolo nei confronti della Mrs. Ford, ancora convalescente per il suo recentissimo cambio di sesso.
Il consiglio di Ford: altro che vetriolo, qui ci vuole un bel pò di napalm!
Credevate fosse finita con le uscite made in Terra dei cachi più inutili di Riso lesso Kid? E invece no!
Eccoci infatti di fronte ad uno di quei tentativi azzardati che, se prodotti negli USA, rischiano di diventare blockbuster e qui da noi finiscono, in genere, nel posto che gli compete: il dimenticatoio. Non so perchè questa volta non è andata così, ma fatto sta che questa settimana dovremo sorbirci anche questo. O almeno dovrà sorbirselo il Cannibale, perchè io non ci penso neppure.

"Lo so, capo, ha ragione, ho proprio sbagliato a visitare Pensieri Cannibali!"
Il sole dentro di Paolo Bianchini


Il consiglio di Cannibal: il sole ce l’avrà dentro, ma fuori sembra proprio una schifezza
Quarto titolo italiano in una sola settimana (e no, non è ancora finita) e scommetto che tutti insieme non raggiungeranno nemmeno un decimo dell’incasso dell’ultimo capitolo di Tuhailaids.
In questo film ci sono Angela Finocchiaro, Francesco Salvi e Giobbe Covatta tutti insieme allegramente in un unico colpo. Dico solo che ho avuto una paura fo**uta soltanto a guardarmi il trailer. Piuttosto che questo, accetto di vedere un film consigliato da Ford… Mmm, sarò mica pure io uno dei 7 Psicopatici?
Il consiglio di Ford: io lo metterei dentro con il sole, il regista di questo film!
Avete capito bene. Le uscite italiane della settimana non sono ancora finite. A proposito di questa roba inguardabile non voglio sprecare neppure lo spazio che occuperei per insultare un pò il mio antagonista: andate a guardarvi il trailer, e tremate.

Seconda esclusiva della settimana per WhiteRussian: la nuova pubblicità di Ringo!
Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi


Il consiglio di Cannibal: Alì, io me vado a magnà un Babà
Presentato in questi giorni al Festival di Roma, vorrebbe forse essere una versione romanesca di Skins o delle pellicole adolescenziali British tipo Fish Tank? Comunque sia, questo Alì tocca anche la delicata tematica della religione musulmana…
Potrebbe anche essere più interessante delle altre uscite italiane della settimana, non è che ci vada molto, ma lo vedo come un film rischiosissimo.
Lo lascio agli occhi (azzurri o meno che siano) di Ford.
Il consiglio di Ford: io chiamerei Alì per farmi dare una mano a riempire di cazzotti i distributori.
Evidentemente qualcuno ai piani alti comincia a prendere male il fatto che io e perfino il mio normalmente inutile a livello cinematografico avversario continuiamo a spalare merda su (quasi) tutte le uscite italiane, settimana dopo settimana, così ha deciso di punirci con una cinquina da urlo, come se non bastasse Breaking dawn. Non voglio sapere nulla di trame, Festival, possibilità di riscatto e quant'altro. Basta. Un'altra tornata di uscite come questa e prendo in ostaggio il Cannibale fino a quando i distributori rinsaviranno propinandogli solo film russi o con Van Damme.
O russi con Van Damme.

"Cannibale, Ford mi ha promesso che l'ultimo a colpirti sarei stato io!"

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