venerdì 22 dicembre 2017

Ford Awards 2017




Come ogni Natale che si rispetti, è giunto il tempo di tirare le somme e stilare le classifiche con i film e le serie televisive che sono stati protagonisti su questi schermi nel corso degli ultimi dodici mesi.
Non mancheranno le novità: questo sarà il primo anno dai tempi della creazione del blog in cui mancherà la top ten dedicata ai libri letti, considerato che, nonostante la mole di arretrati, il mio nuovo ruolo di casalingo e di conseguenza l'abbandono del pendolarismo ha rallentato e non poco, purtroppo, le letture. Dovessi, comunque, scegliere un vincitore per quei pochi romanzi che sono riuscito a completare, sceglierei Benedizione di Kent Haruf.
Altre novità saranno date dalla chart dedicata ai serial - quelli passati al Saloon, e non usciti necessariamente nel duemiladiciassette -, che passa da venti a trenta posizioni, così come, a seguito di un'attenta riflessione sulla qualità complessiva delle uscite, quella dei film passerà da quaranta a trenta.
Dunque, nei prossimi giorni, troverete la classifica dedicata al peggio dell'anno, quella riferita alle pellicole che non hanno trovato una distribuzione in Italia - o sono state distribuite su canali alternativi come Netflix -, quella delle serie e, per chiudere, dei film usciti in sala negli ultimi dodici mesi con relativi premi.
Chi raccoglierà il testimone, dunque, di Bad Moms, Swiss Army Man, The Young Pope e Captain Fantastic, vincitori dello scorso anno?



MrFord

giovedì 21 dicembre 2017

Thursday's child - Natale a Casa Ford Special Edition







Si avvicina il Natale, e per festeggiare adeguatamente io ed il mio antagonista Cannibal Kid, chiudendo l'anno di questa rubrica in bellezza, abbiamo deciso di invitare nientemeno che la signora Ford, Julez, pronta ad accogliere alla nostra tavola per le Feste perfino il buon, vecchio Peppa Kid.
Come sarà andata?


"Stai alla larga da quei due: sono i Ford. E se finisci nelle loro grinfie sei finito."



COCO

"Caro Peppa, eccoti finalmente in casa Ford."

JuleZ: La Maionchi che doppia un cartone animati per bambini è come Cannibal che viene a cena a casa nostra: un sacrilegio. Come, James? Hai invitato Marco Goi per il cenone natalizio? Oh, CACTUS, devo subito correre a fare la spesa: salmone affumicato, gamberetti, salsa rosa, occorrente per le lasagne e... beh, ovviamente la stricnina. Sarà semplice poi per lui, una volta spedito nell’aldilà, vedere un’anteprima dell’ultimo film della Pixar, ambientato nel mondo delle Calavera (Manny… awwwwww) e dirci se vale la pena portarci i cuccioli nostri. Ovviamente sarà nostra premura fare il contrario di quanto suggerisce lui!
Cannibal Kid: Guarda Julez, verrei a cena da voi soltanto per farti una domanda. Perché hai deciso di rovinarti la vita sposando Mr. Ford? Ti vuoi davvero così male?
E comunque van bene le lasagne e persino la stricnina, ma io il pesce e le cose marine proprio non le mangio e potrei assaggiarle soltanto per poter poi vomitare addosso al tuo maritino.
Riguardo a Coco, dopo il recente acquisto del mio blog da parte della casa di Topolino, che prevede il cambio del nome dal 2018 in Pensieri Disneyani, ho già recensito in anteprima il film e lo consiglio a tutti.
(In realtà non è vero e questo Pixar simil-Tim Burton non mi ispira granché, ma non ditelo a Mickey Mouse che se no annulla l'acquisizione)
Ford: ma sul serio non mangi pesce? Quindi niente grigliate, niente sushi, niente di niente!? Sei più schizzinoso del Doc Manhattan!
Riguardo al film, che dire? Con le produzioni Pixar si va sempre sul sicuro, e spero che l'ambientazione messicana da aldilà possa rendere in tutte le sue potenzialità, e magari consegnare un altro piccolo cult di fine anno, alla facciazza di Cannibal e di Topolino.

THE GREATEST SHOWMAN

"E con questo unico shot, avrai bevuto più di quanto ha fatto Marco Goi in tutta la sua vita."

JuleZ: Cast all stars per un film sul fondatore del Ringling Bros. e Barnum & Bailey Circus. Uno che sarà stato pure il più grande showman (come Ford), ma che di sicuro non aveva occhio alcuno per il marketing. Come cazzo si fa a chiamare un circo con un nome così lungo, impronunciabile e che non rimane assolutamente impresso? Cannibal, prima di morire, dai qualche dritta di PR e SOCIAL MEDIA a questo tizio qua. Anzi, visto che è già bell’e andato, aspetta di mangiare le lasagne.
Cannibal: Ford un grande showman???
Va bene l'amore, ma qui a parlare mi sa che è un inizio di demenza senile. D'altra parte, chi va con lo zoppo...
Io, ancora più dei pesci, odio il circo e quindi questo film musical non parte con i miei massimi favori. Il fatto però che le canzoni siano state composte dagli autori di quelle di La La Land e il cast, a parte Wolverine, mi ispira parecchio, potrebbe renderlo il più grande spettacolo di questo Natale. Giusto dopo le classifiche di fine anno di Pensieri Cannibali.
Ford: il fascino del circo è indiscutibile, a prescindere dal fatto che io possa oppure no essere uno showman. Peccato che non si possa dire lo stesso di questo film che pare davvero troppo patinato e troppo da pubblico occasionale, tanto da farmi quasi apparire più radical di Cannibal. Ma no. Questo è impossibile.

WONDER

"Ciao Peppa, vado anch'io a raggiungere la tribù dei Ford!"

JuleZ 1: che DUE COGLIONI, il solito film americano strappalacrime su un bambino disabile che deve affrontare la vita scolastica che, diamocelo, è dura anche se hai solo i polpacci grossi, figurati il volto sfigurato. Credo che Cannibal andrà a vederlo da solo, al cinema, piangendo per il se stesso ragazzino bullizzato.
JuleZ 2 (quella seria): pensavo proprio oggi, guardando il trailer, che spero che un giorno i miei figli saranno in grado di vedere l’animo di una persona senza badare all’aspetto, che si schierino di fianco a chi è bello dentro, non sentendo la necessità di omologarsi alla triste superficialità dell’adolescenza (e non solo). Ma comunque questo film spaccamaroni non lo guarderò mai. Perché si può parlare di queste cose senza per forza puntare alla lacrima facile.
Cannibal: Un film che mi ispira abbastanza, visto che potrebbe rappresentare una versione odierna di Dietro la maschera, la pellicola con Cher parecchio apprezzata pure da Ford, che quindi sarà in prima fila al cinema a piangere insieme a me. Anche perché lui, a sentire le parole con cui racconta i suoi traumi anni '90, da ragazzino è stato bullizzato ben più di me.
Hey JuleZ, ma com'è che conosco tuo marito meglio di te? Questa cosa è mooolto preoccupante.
Ford: per ricordarmi di Dietro la maschera ho dovuto rispolverare il vecchio post, ma effettivamente l'avevo gradito abbastanza. Peccato che questo Wonder paia invece la classica robetta retorica buona per inaugurare la strada agli Oscar che da Natale porta direttamente alla notte più importante del Cinema ad ampio raggio. La voglia di vederlo è più o meno la stessa di scoprire di andare d'accordo con Cannibal.

FERDINAND

"Questi guidano peggio di Ford! Si salvi chi può!"

JuleZ: la storia di uno con le corna e un animo sensibile? Cannibal, è pronto in tavola. Ah, il toro è doppiato da John Cena? Ford, è pronto anche per te!
Cannibal: JuleZ con la Z, per caso hai seguito lo stesso corso di umorismo di Enrico Brignano che ha fatto anche Ford? E ti hanno pure bocciata?
E in ogni caso hai poco da stare allegra, visto che i Fordini e soprattutto Ford ti trascineranno a forza a vedere questa porcheruola animata che pare sia ancora più buonista delle storielle Disney.
(Mickey, fai conto di non aver mai letto quest'ultima frase, per favore!)
Ford: Con John Cena doppiatore e il Blu Sky Studio di Rio al lavoro io e i Fordini non possiamo che caldeggiare la visione, ovviamente in versione originale. E Cannibal, pensa che io sono addirittura più simpatico!

DICKENS – L’UOMO CHE INVENTÒ IL NATALE

I vecchi Ford ed il finto giovane Cannibal giungono al pranzo di Natale.

JuleZ: Cit. Wikipedia: “Nell’ottobre del millequandovuoi, Ford e Cannibal soffrivano del fallimento dei loro ultimi tre libri. Rifiutati dagli editori, in sei settimane di ispirazione si avvianno a scrivere e autoprodurre un libro che speravano avrebbe tenuto a galla la famiglia Ford e rilanciato la carriera di Cannibal: Un blog per due, Christmas Edition”
Cannibal: Un'idea del genere potrebbe portare alla fine prematura della mia carriera (che comunque chi l'ha detto che ha bisogno di un rilancio?), ma anche all'annegamento totale della famiglia Ford. Quindi, anche se mi spiace parecchio per i fordini, un pochino per JuleZ e per niente per Ford, direi che si può fare!
Ford: sarebbe un'idea quantomeno pericolosa. Anche perchè dovesse rivelarsi azzeccata, come faremmo a superare il trauma io e il Cucciolo Eroico!?

NAPOLI VELATA

"Certo che questo Pensieri Cannibali è proprio 'na strunzata!"

JuleZ: Cannibal, ho una buona e una cattiva notizia per te: quella buona è che ti sollevo dall’incombenza di vedere questa “cagata pazzesca” che mi ha fatto cascare i coglioni dalle prime righe della trama. Quella cattiva è che il motivo per cui non vedrai questo film è che, nelle lasagne che hai appena mangiato c’era la stricnina.
Cannibal: JuleZ, ho una buona e una cattiva notizia per te. Quella buona è che un film di Özpetek, per di più con due ottimi attori come Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi, me lo guardo volentieri. Ma questa forse è più una buona notizia per me.
Quella cattiva è che ho fatto cambio di piatti con Ford, e quindi le lasagne avvelenate sono toccate a lui. Ma questa in fin dei conti è un'ottima notizia per te, ammettilo! ;)
Ford: il fatto che il film sia di Ozpetek non mi pare tutta questa gran garanzia, e mentre del cast salverei giusto Alessandro Borghi, giro al largo e se devo considerare Napoli, penso solo a Gomorra.

COME UN GATTO IN TANGENZIALE

"Mi sa che conciati così siamo credibili come quei tre bloggers."

JuleZ: Esattamente. È così che ci si sente, quando si sta per morire, come te, Cannibal: come un gatto in tangenziale. O come un’attrice della madonna come Paola Cortellesi imbrattata come neanche il peggior Ford tatuato, in un film dal titolo orripilante. O come Amendola con la parrucca bionda. O come Antonio Albanese con la ventiquattr’ore.
Cannibal: Io pensavo che Ford mi odiasse, ma in famiglia quella che mi detesta in realtà mi sa che sei tu. La mia intenzione era quella di fare un post amichevole per Natale, in cui ci si scambiava tenerezze e auguri, invece tu JuleZ l'unica cosa che mi stai augurando è la morte. Morte con sofferenza.
Certo che si vede proprio che sei sposata con James Ford: dire che la Cortellesi è un'attrice della Madonna, quando se la cava appena, è una di quelle sparate degne di tuo marito.
Ford: come un gatto in tangenziale si sarà sentito Manhattan settimana scorsa, perdendosi tra l'altro un botta e risposta come questo all'interno della rubrica. Per fortuna che i Ford non si tirano mai indietro!

50 PRIMAVERE

"Noi più vecchie dei Ford!? Impossibile!"

JuleZ: Lo sapevo, Ford, lo sapevo che tra te e Cannibal c’era una tresca. Sarà la crisi di mezza età, sarà che non mi depilo dal giorno del nostro matrimonio, sarà che tra un po’ compio cinquanta primavere, ma lo sapevo che tra voi due non c’era rancore, odio e competizione. Voi due vi amate. Ecco perché al posto della stricnina hai comprato il sale fino.
Basta! Chiedo il divorzio. Perché delle lasagne così buone, rovinate dall’eccesso di sale, sono un affronto che non posso tollerare.
Cannibal: Ah, ecco spiegato il motivo di tanto odio nei miei confronti. Ti posso però rassicurare JuleZ sul fatto che tra me e Ford non ci sarà mai niente di romantico, e manco di bromantico. Non è il mio tipo e io non sono il suo. La richiesta di divorzio mi sembra comunque la cosa più sensata, anzi l'unica cosa sensata, che hai detto nel corso dell'intero post. Solo che la causa non sono io, ma un altro uomo... Non hai davvero mai notato un certo Sylvester Stallone sgattaiolare via da casa vostra in piena notte?
Ford: neanche troppo caro Cannibal, a dire il vero Stallone viene solo ad allenarsi con me, perchè io nascondo al mondo una tresca con The Rock, che è più vicino alla mia età. Strano che proprio tu non sia al corrente di questi gossip sul mio conto!

mercoledì 20 dicembre 2017

Star Wars Episodio VIII - Gli ultimi Jedi (Rian Johnson, USA, 2017, 152')




Ogni volta che penso a Star Wars e all'impatto che la saga ha avuto su generazioni differenti di fan torno sempre con la mente alle discussioni tra Randall e Dante in Clerks a proposito delle condizioni sindacali dei lavoratori della Morte Nera, o alla lotta verbale in Clerks 2 con protagonisti il già citato Randall ed il giovane Elias, che alla "Galassia lontana lontana" preferisce la Terra di mezzo di Peter Jackson: del resto, l'universo creato da George Lucas è divenuto parte della vita - e forse qualcosa in più - di milioni di fan, nonchè una vera e propria istituzione della cultura pop.
Ma se la prima trilogia è ad oggi intoccabile e la seconda decisamente discontinua, con la terza ed il recente Il risveglio della Forza le aspettative degli appassionati - sottoscritto compreso - si sono fatte sempre più importanti: all'arrivo sul grande schermo di questo Gli ultimi jedi, infatti, l'hype girava pericolosamente così in alto da finire quasi per spaventare chiunque provasse amore per questa spettacolare vicenda e tornasse a viverne le avventure con il desiderio di essere trasportati in un altro mondo come se il tempo dalla fine dei favolosi settanta e dall'inizio degli ancora più favolosi ottanta non fosse mai trascorso.
Rian Johnson, già regista del discreto Looper, raccoglie dunque il testimone da JJ Abrams e conduce lo spettatore attraverso un viaggio che, più che serrare i tempi e spingere l'audience con il fiato corto a quello che dovrebbe essere il capitolo conclusivo, si concentra sulla preparazione delle fondamenta dello stesso e sulle interiorità di Kylo Ren e Rey, due protagonisti dalle potenzialità enormi sia presi singolarmente che, soprattutto, uno accanto all'altra.
Rispetto al capitolo precedente il ritmo rallenta mentre aumenta la componente emotiva - che sfiora le corde della storia d'amore tormentata incontrando il favore incondizionato di Julez -, quasi gli autori volessero imparare a conoscere bene i main charachters prima di lanciarsi nella cavalcata di chiusura di questa nuova trilogia, e diminuiscono sia la componente ironica - che resta sullo sfondo in favore di un capitolo senza dubbio più "dark" del precedente - che quella tamarra e fracassona, sostituita da sequenze d'azione più affini alle atmosfere della pellicola di guerra che non ad un fumettone sopra le righe.
Il risultato è senza dubbio avvincente e costruito con perizia assoluta, nonostante si noti, almeno per quanto mi riguarda, il cosiddetto fenomeno "Le due torri": tanta carne al fuoco, produzione pazzesca, ma la sensazione decisamente ingombrante che si stia assistendo solo ad un gigantesco raccordo.
Un peccato veniale, comunque, che non fa perdere fascino ad un film che rispetta le grandi tradizioni del brand e riporta in gioco un Luke Skywalker sfaccettato, combattuto e non privo di lati oscuri - per citare un vecchio adagio della saga - neanche fossimo tornati ai tempi de L'impero colpisce ancora: accanto a lui, una Rey sempre più colonna portante del Bene nella sua accezione più profonda, una piccola guerriera che riesce nella non facile impresa di far risultare interessante e pronta a scatenare il tifo del pubblico una beniamina, per l'appunto, del Bene stesso.
A fare da contrappeso, il sempre più convincente Kylo Ren di Adam Driver, un cattivo tormentato ed in bilico tra i sentimenti e l'ambizione, che regala una grande sequenza nel confronto tra lui, Stoke e Rey e ruba la scena praticamente a chiunque fatta eccezione per la sua antagonista.
Questa parte di galassia lontana lontana, dunque, finisce per essere più ostica per il grande pubblico e per le serate di stanca - del resto, ho affrontato la visione in sala al termine di una giornata dedicata ad una gara di crossfit festeggiata con cinque gin tonic all'aperitivo natalizio della palestra, quindi non ero propriamente freschissimo e nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali - rispetto alla precedente, ma non per questo meno potente o affascinante: resterà ora da scoprire se, la prossima volta, quella spada laser si spezzerà ancora, o finirà nelle mani di Kylo o di Rey.
Del resto, l'amore è guns and roses. E spade laser, per l'appunto.




MrFord



martedì 19 dicembre 2017

Columbus (Kogonada, USA, 2017, 100')





Io e Julez abbiamo abbandonato Milano per trasferirci in quel di Lodi nel gennaio del duemiladieci: eravamo ancora in quella fase in cui si progetta, i Fordini non erano ancora arrivati e la possibilità che accadesse ci metteva di fronte alla scelta di vivere in un posto con case dai costi sicuramente inferiori a quelle della grande città ed un'atmosfera più vivibile e a misura d'uomo, nonostante i servizi fossero tutti quelli che ci si aspetta di sfruttare e trovare.
Lavorando a Milano e vivendo di pendolarismo, però, ho dovuto aspettare sette anni per cominciare a vivere la mia nuova città, sfruttando il periodo da casalingo che ha caratterizzato gli ultimi dodici mesi: del resto, a volte, basta cambiare velocità - come cantava Battiato - per scoprire sfumature che non riusciamo a notare quando corriamo.
Ma per quale motivo sono qui a scrivere della mia riscoperta di Lodi? In realtà perchè, come un fulmine a ciel sereno, il coreano Kogonada porta sullo schermo una delle sorprese più interessanti di questa fine anno, un film indie di quelli in grado di mettere d'accordo i radical in stile Cannibal e i tamarri più selvaggi come il sottoscritto: personalmente, nella lista delle città che vorrei visitare degli States non è mai stata presente Columbus, nell'Ohio, uno di quei luoghi che ho sempre considerato "tra il nulla e l'addio" più che sulle cartoline in grado di alimentare i sogni di tutti noi da questa parte dell'oceano.
Eppure, con un tono pacato e sottovoce, un ritmo lento che conquista proprio per il suo incedere, nessuna traccia di pretenziosità ma, al contrario, una profonda umanità nella rappresentazione dei protagonisti, il regista coreano regala un piccolo gioiello ancora, purtroppo, non distribuito in Italia: una storia di scoperta di se stessi e degli altri, di superamento del dolore, di crescita, di rapporti complicati e di luoghi che nascondono storie in grado, neanche fossero una canzone o un film, di curare le nostre ferite.
Il legame costruito e narrato dall'autore tra Jim e Casey, uno dei più intensi che non sfoci in una storia d'amore o nel sesso che abbia visto sullo schermo nell'ultimo periodo, passato attraverso gli edifici di Columbus, le storie personali di entrambi, i diversi modi di affrontare ostacoli, gioie e dolori, conquista sequenza dopo sequenza, e mostra come sia possibile portare sullo schermo un grande film senza alzare la voce, sfruttare effetti speciali o scene madri, ma semplicemente raccontando una storia che si aveva la voglia e la necessità di raccontare e rimanendo sinceri nel farlo.
Un plauso va senza ombra di dubbio al già citato Kogonada, delicato ed intimo come non mi capitava di incontrare un autore dai tempi di cose che ho amato tantissimo come Departures, ai suoi due attori protagonisti - che incarnano le tensioni, gli avvicinamenti e le distanze dei loro personaggi neanche fossero loro stessi - e di una città che diviene una rivelazione, come un luogo in cui si arriva per caso, senza amarlo o conoscerlo neppure troppo, e ci si ritrova a considerare parte della propria vita.
In fondo, i luoghi che viviamo sulla pelle possono essere considerati quanto le persone cui ci leghiamo nel corso della nostra esistenza: si lotta, si litiga, si distrugge, si costruisce, si ama, si piange, si balla con la musica al massimo fuori da una macchina in un parcheggio.
Un luogo e una persona sconosciuti diventano un passo alla volta come parte della famiglia.
Quello che accade guardando Columbus.
Che parte sottovoce, quasi con la paura di dichiararsi come un film d'autore, e finisce per lasciarci a bocca aperta, incerti se essere felici come all'arrivo della primavera o piangere come nel cuore del più malinconico degli autunni.



MrFord



lunedì 18 dicembre 2017

Detroit (Kathryn Bigelow, USA, 2017, 143')




Che Kathryn Bigelow avesse attributi che pochi uomini si sognano, in termini professionali, era cosa già nota dagli esordi della sua carriera: personalmente, almeno nella Storia recente della settima arte, ricordo soltanto un'altra regista in grado di lavorare con la stessa intensità e consegnare al pubblico pellicole destinate ad essere ricordate anche dalle future generazioni, Jane Campion.
Ma se l'autrice di Lezioni di piano ha da sempre tenuto un approccio romantico e quasi magico rispetto al Cinema, la Bigelow con i suoi lavori ha messo ben volentieri le mani nel fango, esaltando come pochi altri registi uomini il pubblico, per l'appunto, di sesso maschile: quest'ultimo Detroit, scritto in collaborazione con l'ormai braccio destro Mark Boal, è l'ennesimo step di un percorso che definisce la donna cui dovrò per sempre gratitudine quantomeno per Point Break all'interno di territori muscolosi ed oscuri, adrenalinici e controversi.
E senza dubbio, parlando quantomeno di esecuzione, la Bigelow si conferma un vero e proprio cecchino: il suo lavoro è preciso, minuzioso, tagliente, dirompente. Tiene botta dall'inizio alla fine, neanche i centoquarantatre minuti di durata fossero quarantatre, come un episodio qualsiasi da serie televisiva. Una cosa davvero non comune.
Il comparto tecnico è eccellente, la ricostruzione perfetta, la decisione di riportare alla luce un fatto increscioso e ad oggi ancora poco chiaro legato alle rivolte razziali di Detroit datate millenovecentosessantasette molto interessante - anche perchè, a ben guardare, un certo tipo di tensioni ha solo assunto una forma differente, senza per questo scomparire -, il crescendo, in termini di rabbia e documentazione, giostrato in modo da non risultare retorico o eccessivo - personalmente non condivido alcune opinioni lette in giro rispetto ad una sorta di compiacimento della violenza: pellicole come Diaz o Garage Olimpo sono senza dubbio distanti anni luce, in termini di disturbo causato nello spettatore -: eppure Detroit, pubblicizzato e presentato come uno dei film più importanti di quest'inverno e destinato ad un ruolo da protagonista nella corsa ai grandi premi di inizio anno, ha finito per risultare, ai miei occhi, affetto dallo stesso problema che afflisse, anni fa, il pur convincente The Hurt Locker.
Quello che lo spettatore si trova di fronte, a conti fatti, risulta un ibrido che non tocca abbastanza il cuore perchè troppo soffocato dalla tecnica ed il cervello perchè indiscutibilmente patinato rispetto a quello che si aspetterebbe un pubblico in cerca della chicca autoriale pronta a rompere gli schemi: non parliamo, dunque, di un brutto film, o di qualcosa che non faccia incazzare in diversi passaggi legati alle terribili vicende avvenute all'Algiers in quel luglio del sessantasette, quanto di un prodotto privo di una vera anima, della necessità dei suoi autori di raccontarne la storia.
Da spettatore ed appassionato, mi basta tornare ai già citati - e per una volta, produzioni nostrane prese ad esempio - Diaz e Garage Olimpo per avere la pelle d'oca rispetto all'orrore provocato dalla violenza che si scatena, a partire da scintille che accendono gli animi più oscuri, nell'Uomo, e considerare Detroit decisamente più didascalico di quanto vorrebbe apparire, nonostante il risultato sia oggettivamente eccellente e sia eticamente assurdo pensare di criticare una produzione di questo tipo, che mostra senza schierarsi apertamente, e anzi sottolinea quanto in situazioni estreme anche la più piccola delle stronzate possa innescare eventi drammatici e terrificanti.
In fin dei conti, forse è anche colpa mia, che da questo Detroit mi aspettavo la classica sorpresa di fine anno in grado di sconvolgere le classifiche per poi trovarmi di fronte ad un buon film che comunque non avrà alcuna possibilità di avvicinarsi alla top ten: o forse, semplicemente, a volte la denuncia e la perizia non bastano.
Per raccontare una storia, soprattutto triste come questa, ci vuole partecipazione.
Del resto, come cantava Gaber, "Libertà non è uno spazio libero, Libertà è partecipazione".
Detroit è una storia raccontata da cronisti.
Ben descritta. Ma non raccontata.



MrFord



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